Acconti delle imposte 2026: meglio il metodo storico o previsionale?
Contenuto informativo, non consulenza.
Acconti IRPEF e IRES 2026: metodo storico vs previsionale, scadenze e calcoli
Gli acconti delle imposte sui redditi non sono una formalità contabile: sono una decisione finanziaria con conseguenze dirette sulla liquidità dell’impresa o del professionista. Scegliere male tra metodo storico e metodo previsionale significa versare troppo (immobilizzando risorse) o troppo poco (accumulando sanzioni e interessi).
Il quadro normativo di riferimento è l’art. 17 del DPR 7 dicembre 2001, n. 435 per gli acconti IRPEF/IRES, integrato dalle disposizioni del TUIR. Nel 2026 le scadenze ordinarie sono: primo acconto entro il 30 giugno (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%) e secondo acconto entro il 30 novembre.
Metodo storico: calcolo, percentuali e base di riferimento
Il metodo storico usa come riferimento l’imposta dovuta per l’anno precedente (al netto di detrazioni, crediti e ritenute), calcolata secondo le regole vigenti nell’anno di versamento degli acconti.
Le percentuali di acconto per il 2026 sono:
| Imposta | Primo acconto (giugno/luglio) | Secondo acconto (novembre) | Totale acconti |
|---|---|---|---|
| IRPEF (persone fisiche, professionisti, ditte individuali) | 40% del 100% imposta 2025 | 60% del 100% imposta 2025 | 100% |
| IRES (società di capitali) | 40% del 100% imposta 2025 | 60% del 100% imposta 2025 | 100% |
| IRAP | 40% del 100% imposta 2025 | 60% del 100% imposta 2025 | 100% |
Nota: se l’imposta del 2025 è inferiore a determinati importi minimi (attualmente 51,65 euro per IRPEF), l’acconto non è dovuto. L’acconto non è dovuto se l’imposta dell’anno precedente non supera 257,52 euro per le società.
Metodo previsionale: quando usarlo e come documentarlo
Il metodo previsionale permette di versare un acconto pari al 100% dell’imposta stimata per l’anno corrente anziché dell’anno precedente. Conviene quando l’imposta attesa per il 2026 è inferiore a quella del 2025.
Il rischio è la sottostima: se il previsionale risulta inferiore al 100% dell’imposta effettivamente dovuta per il 2026, scatta la sanzione per omesso o insufficiente versamento dell’acconto. La sanzione base è del 30% sull’importo insufficiente, riducibile con ravvedimento operoso.
Una stima previsionale difendibile deve basarsi su:
- Situazione contabile aggiornata al mese precedente al versamento
- Proiezione prudente dei ricavi fino a fine anno (non ottimistica)
- Stima dei costi certi e probabili
- Calcolo delle ritenute già subite e dei crediti d’imposta maturati
- Valutazione di eventi straordinari (cessioni, sopravvenienze, donazioni)
Tre esempi numerici completi
Esempio 1: professionista con reddito in calo nel 2026
Un commercialista ha pagato nel 2025 18.000 euro di IRPEF netta (dopo detrazioni). Nel 2026 ha perso un cliente importante e stima un reddito professionale di 65.000 euro contro i 90.000 del 2025.
Metodo storico (sicuro ma costoso):
- Base: imposta 2025 = 18.000 €
- Primo acconto (40%): 18.000 × 40% = 7.200 € (entro 30 giugno 2026)
- Secondo acconto (60%): 18.000 × 60% = 10.800 € (entro 30 novembre 2026)
- Totale acconti versati: 18.000 €
- Imposta effettiva 2026 (stimata): 65.000 di imponibile → circa 13.500 €
- Credito a saldo 730/2027: circa 4.500 €
Metodo previsionale (con stima documentata):
- Imposta stimata 2026: 13.500 €
- Primo acconto (40%): 13.500 × 40% = 5.400 €
- Secondo acconto (60%): 13.500 × 60% = 8.100 €
- Risparmio di cassa nel 2026: 18.000 – 13.500 = 4.500 €
Esempio 2: impresa con aumento eccezionale nel 2025
Una S.r.l. ha avuto nel 2025 una plusvalenza straordinaria di 120.000 euro che ha gonfiato l’IRES. Nel 2026 il reddito ordinario è atteso a livelli normali.
- IRES 2025 (inclusa plusvalenza): 52.000 €
- Acconti storici 2026 (storico): 52.000 × 100% = 52.000 €
- IRES stimata 2026 senza plusvalenza: 18.000 €
- Acconti previsionali 2026: 18.000 €
- Risparmio versamenti nel 2026: 34.000 € di liquidità mantenuta in azienda
- Rischio sottostima: se il reddito 2026 supera le previsioni, bisogna ricalcolare il secondo acconto a novembre
Esempio 3: nuovo contribuente, primo anno con acconti
Una persona fisica ha aperto attività a fine 2024, quindi nel 2025 ha il primo anno pieno. IRPEF 2025 risultante: 4.200 euro. Nel 2026 deve versare il primo acconto storico.
- Base storica: 4.200 €
- Primo acconto (40%): 4.200 × 40% = 1.680 € entro 30 giugno 2026
- Soglia minima: l’acconto è dovuto perché 4.200 > 51,65 €
- Secondo acconto (60%): 4.200 × 60% = 2.520 € entro 30 novembre 2026
Casi particolari ed eccezioni
Regime forfettario e acconti
I contribuenti in regime forfettario versano l’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi 5 anni). Gli acconti seguono le stesse regole storiche/previsionali ma calcolati sulla sostitutiva. La prima annualità in regime forfettario generalmente non genera acconti (se non c’era reddito nell’anno precedente sotto questo regime). Il passaggio da regime ordinario a forfettario cambia la base di calcolo degli acconti e va gestito con attenzione.
Contribuenti in perdita
Se la dichiarazione 2025 chiude in perdita (imposta = zero), con il metodo storico gli acconti 2026 sono zero. Con il metodo previsionale, se si stima una perdita anche nel 2026, gli acconti sono ugualmente zero. Attenzione: la perdita fiscale non è sempre uguale alla perdita contabile; verificare le variazioni fiscali in aumento.
Cedolare secca su affitti
I redditi da locazione tassati con cedolare secca (21% o 10%) seguono le stesse regole di acconto IRPEF, ma con base di calcolo separata (solo la cedolare secca dell’anno precedente). L’acconto si versa con codice tributo specifico (1840 per primo acconto cedolare, 1841 per secondo).
Acconti per l’addizionale regionale e comunale IRPEF
Le addizionali regionali e comunali IRPEF non hanno acconti separati: vengono versate come saldo nell’anno successivo. L’eccezione è l’addizionale comunale al 30% versata come acconto (art. 1, co. 3 bis, D.Lgs. 360/1998 — testo vigente).
Proroga o differimento scadenze
Il Governo ha il potere di prorogare le scadenze degli acconti con decreto. Nel 2023 e 2024 ci sono state proroghe per alcune categorie. Verificare sempre lo scadenzario dell’Agenzia delle Entrate prima di versare, senza fare affidamento sulle scadenze ordinarie come date certe.
Come impostare la decisione: checklist operativa
- Confrontare la dichiarazione 2025 con l’andamento 2026 al mese di giugno/luglio
- Verificare se ci sono eventi non ripetibili nel 2025 (plusvalenze, sopravvenienze, entrate straordinarie)
- Calcolare l’imposta stimata 2026 con margine di sicurezza del 5-10%
- Se il previsionale è scelto, documentare la base di calcolo in un file interno datato
- Verificare le addizionali regionali/comunali applicabili
- Coordinare gli acconti IRPEF/IRES con IVA, INPS e altri versamenti dello stesso mese
- Ricalcolare il secondo acconto a settembre/ottobre se i numeri del 2026 si discostano dalle stime di giugno
Per le imprese strutturate, la scelta degli acconti va coordinata con la gestione del calcolo IRPEF 2026 e con la pianificazione complessiva delle uscite fiscali dell’anno.
Domande frequenti
Se verso troppo con il metodo storico, recupero il credito?
Sì. L’eccedenza degli acconti rispetto all’imposta effettiva genera un credito d’imposta che emerge in dichiarazione. Il credito può essere: (a) compensato con altri tributi nel modello F24 nell’anno successivo; (b) portato in detrazione nell’anno successivo come riduzione del saldo; (c) rimborsato dall’Agenzia delle Entrate entro i termini ordinari. Il rimborso diretto è il percorso più lento. La compensazione in F24 è la soluzione più rapida per chi ha altri tributi da versare.
Cosa succede se non verso il primo acconto?
L’omissione o il ritardo del primo acconto genera una sanzione del 30% sull’importo non versato, oltre agli interessi di mora (tasso legale annuo). Con ravvedimento operoso si può ridurre la sanzione: 1/10 del 30% (= 3%) se si regolarizza entro 30 giorni; 1/9 (= 3,33%) entro 90 giorni; 1/8 (= 3,75%) entro un anno. Gli interessi si calcolano in giorni al tasso del 2,5% annuo per il 2026. Il ravvedimento non è possibile se è già stato notificato un atto di accertamento.
Il secondo acconto di novembre può essere rateizzato?
In linea generale no, non esiste una rateizzazione legale automatica per il secondo acconto di novembre. Esistevano proroghe e rateizzazioni straordinarie introdotte per categorie specifiche in anni passati (es. contribuenti ISA). Attualmente, senza specifici decreti, il secondo acconto va versato in un’unica soluzione entro il 30 novembre. I soggetti ISA possono aver beneficiato di proroghe in passato; verificare sempre le circolari dell’Agenzia delle Entrate vigenti per l’anno di riferimento.
Come si calcola l’acconto IRAP nel 2026?
L’IRAP segue le stesse regole degli acconti IRPEF/IRES: metodo storico (base = IRAP 2025) o previsionale (base = IRAP stimata 2026). Per le persone fisiche professionisti e imprenditori individuali senza dipendenti, l’IRAP è stata abolita dall’1 gennaio 2022 (L. 234/2021). Per le società e gli studi professionali con dipendenti, l’IRAP rimane dovuta. Il versamento avviene con F24 con i codici tributo IRAP specifici per region.
Come scelgo il metodo previsionale per la prima rata e lo storico per la seconda?
Non è obbligatorio usare lo stesso metodo per entrambe le rate. È possibile versare il primo acconto con metodo storico e rivalutare il secondo acconto a novembre con il previsionale se i dati dell’anno si confermano inferiori alle previsioni. Importante: il secondo acconto deve comunque coprire il totale degli acconti dovuti meno quanto già versato a giugno. Se a novembre risulta che la stima previsionale totale è inferiore allo storico, versare la differenza (secondo – primo) con il metodo previsionale è corretto e documentabile.
Gli acconti influenzano l’ISA (Indici Sintetici di Affidabilità)?
Gli ISA misurano l’affidabilità fiscale del contribuente su variabili di bilancio e reddituali, non direttamente sul versamento degli acconti. Tuttavia, se un contribuente dichiara un reddito molto inferiore alle aspettative ISA, può emergere una discrepanza. Ottenere un punteggio ISA elevato (8 o superiore) permette di beneficiare di acconti ridotti: la percentuale di acconto scende al 90% anziché 100% per i contribuenti con punteggio alto (norma introdotta per incentivare la compliance). Verificare il punteggio ISA prima di determinare il metodo e la percentuale di acconto.
Cosa devo conservare per dimostrare la scelta del previsionale?
Non esiste un modulo ufficiale da presentare all’Agenzia delle Entrate per scegliere il previsionale. La scelta si manifesta con il versamento di un importo inferiore allo storico. Per difendersi in caso di contestazione, è necessario conservare: (a) stampa della situazione contabile aggiornata al mese del versamento; (b) foglio Excel o calcolo interno con la proiezione dell’imposta annua; (c) qualsiasi documento che giustifichi la riduzione (disdette clienti, bilancio infrannuale, perizia). Questi documenti vanno conservati per almeno 5 anni.
Esistono acconti aggiuntivi per alcune categorie di impresa?
Sì. Le imprese del settore bancario, assicurativo e petrolifero sono soggette ad IRES con aliquota maggiorata (addizionale) e possono avere regole di acconto specifiche. Alcune cooperative a mutualità prevalente hanno acconti ridotti. I soggetti IRES che si trovano nel primo anno di attività non versano acconti se non c’è imposta nell’anno precedente. Le holding di partecipazioni con regime consolidato calcolano gli acconti sulla base dell’imponibile consolidato.
Acconti IRPEF per professionisti e imprenditori individuali: peculiarità
Per i professionisti iscritti a casse previdenziali private (avvocati, medici, commercialisti, ingegneri, ecc.) gli acconti IRPEF seguono le stesse regole generali ma con una complessità aggiuntiva: il reddito professionale può variare molto da un anno all’altro a causa di incassi irregolari, crediti inesigibili, entrate straordinarie (es. parcelle arretrate incassate in un anno solo).
Il principio di cassa vale per i professionisti: il reddito imponibile è quello effettivamente incassato nell’anno. Questo significa che se nel 2025 un avvocato ha incassato un grosso saldo di causa che non riceverà nel 2026, il metodo storico genera acconti sproporzionati. Il previsionale è lo strumento corretto, ma richiede una stima realistica degli incassi previsti.
Un’altra peculiarità riguarda le ritenute d’acconto subite: i professionisti ricevono compensi al netto di una ritenuta del 20% trattenuta dal committente. Queste ritenute scalano dall’imposta dovuta. Se nel 2026 le ritenute subite aumentano (più committenti che trattengono) rispetto al 2025, il saldo finale sarà minore e anche il metodo storico potrebbe portare a versare più acconti del necessario.
La soluzione corretta è sempre la stessa: stimare l’imposta netta del 2026 tenendo conto di ricavi, costi, ritenute subite, contributi alla cassa previdenziale (deducibili IRPEF) e detrazioni. Solo con questa stima completa si può decidere se usare il previsionale e a quale importo.
Gestione degli acconti in presenza di operazioni straordinarie
Alcune operazioni straordinarie possono modificare radicalmente l’imposta di un anno senza essere strutturali:
- Plusvalenza su vendita di immobile o partecipazione: genera reddito aggiuntivo una tantum nell’anno della vendita. L’anno successivo non si ripete. Il metodo storico genererebbe acconti gonfiati sull’imposta di quell’anno eccezionale
- Cessazione di attività durante l’anno: se l’imprenditore cessa l’attività a luglio 2026, il reddito dell’anno sarà parziale. Il metodo storico applicato sull’intero 2025 sarebbe eccessivo; il previsionale, documentato con la data di cessazione, è la scelta corretta
- Inizio attività durante l’anno: chi inizia l’attività nel 2026 non ha base storica → acconti non dovuti per il primo anno (imposta precedente = zero)
- Fusione o scissione societaria: l’imposta base per il calcolo degli acconti va individuata tenendo conto delle modifiche alla struttura societaria; alcune circolare ministeriali hanno chiarito come trattare questi casi
In tutti questi casi, documentare il previsionale con atti ufficiali (rogito di vendita, verbale di cessazione, delibera societaria) rafforza la difesa in caso di contestazione dell’acconto ridotto.
Coordinate con IVA e contributi: il budget fiscale annuale
Per un’impresa o un professionista, la gestione degli acconti non può essere isolata dagli altri versamenti dell’anno. La pressione fiscale complessiva include:
- IVA: liquidazioni mensili o trimestrali + saldo annuale
- Ritenute sui dipendenti: versamenti mensili entro il 16 del mese successivo
- Contributi INPS artigiani/commercianti o contributi a casse private: rate trimestrali o annuali
- IRAP: acconti e saldo con le stesse scadenze IRES/IRPEF
- IMU su immobili strumentali: giugno e dicembre
Il mese di giugno è il più pesante per la liquidità: si concentrano il saldo IRPEF/IRES dell’anno precedente, il primo acconto dell’anno corrente, il saldo IRAP, e spesso contributi e IVA. Fare una pianificazione delle uscite fiscali da gennaio permette di accantonare gradualmente gli importi e non trovarsi in crisi di cassa a giugno.
La scelta del metodo previsionale per il primo acconto può alleggerire giugno, ma va compensata con una gestione attenta del secondo acconto di novembre. Il risparmio di giugno non è gratuito: se la stima previsionale era troppo ottimistica, a novembre si dovrà versare un importo più alto del previsto.
Per collegare questo tema a una decisione concreta, parti da questi approfondimenti collegati.
Area fisco Calcolatori fiscali Ravvedimento operoso 2026 Come scegliere il commercialista Guide pilastro
- DPR 7 dicembre 2001, n. 435 — acconti IRPEF/IRES
- DPR 22 dicembre 1986, n. 917, artt. 3, 17 — TUIR, calcolo imposta
- D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241 — versamenti unitari F24
- Circolare AdE n. 27/E del 2023 — proroghe e chiarimenti acconti
- D.Lgs. 5 novembre 2024, n. 173 — Testo unico sanzioni tributarie (ravvedimento)
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