Donare ai figli durante la vita è spesso più efficiente fiscalmente che lasciare in eredità dopo la morte. Ma è una scelta irreversibile con implicazioni legali e fiscali importanti che meritano un’analisi approfondita prima di procedere.
Nel 2026 il quadro normativo resta quello fissato dal D.Lgs. 346/1990 (Testo Unico sull’imposta sulle successioni e donazioni), con le franchigie e le aliquote invariate rispetto agli anni precedenti. Eppure molti contribuenti continuano a commettere errori costosi: donano senza atto notarile quando sarebbe obbligatorio, ignorano la quota legittima degli altri eredi, o trascurano le agevolazioni disponibili per la prima casa e per le aziende familiari.
Questa guida analizza ogni aspetto della donazione tra genitori e figli, con esempi numerici concreti, tabelle di sintesi e risposte alle domande più frequenti.
Franchigie 2026: quanto si può donare senza pagare imposte
La franchigia è la soglia entro cui la donazione è completamente esente dall’imposta sulle donazioni. Ogni donatario (chi riceve il bene) ha diritto a una franchigia separata per ogni donante. Le franchigie si calcolano cumulativamente: se il padre ha già donato 400.000 € al figlio cinque anni fa, la franchigia residua è solo 600.000 €.
Tabella: franchigie e aliquote per grado di parentela (2026)
| Rapporto con il donante | Franchigia | Aliquota sull’eccedenza |
|---|---|---|
| Coniuge e figli (discendenti diretti) | 1.000.000 € per beneficiario | 4% |
| Fratelli e sorelle | 100.000 € per beneficiario | 6% |
| Altri parenti fino al 4° grado | Nessuna | 6% |
| Persone con disabilità grave (L. 104/92 art. 3 co. 3) | 1.500.000 € per beneficiario | 4%/6%/8% sull’eccedenza |
| Tutti gli altri soggetti | Nessuna | 8% |
Nota importante: la franchigia di 1 milione di euro per i figli si applica per ciascun genitore. Una coppia con un figlio può quindi donare fino a 2 milioni di euro complessivi senza pagare imposta sulle donazioni (1 milione dal padre + 1 milione dalla madre).
Come funziona il calcolo dell’imposta
L’imposta si calcola solo sulla parte che eccede la franchigia. Non esiste un’imposta proporzionale sull’intera somma: se donazione è 1.200.000 € a un figlio, l’imposta è del 4% solo sui 200.000 € eccedenti la franchigia, pari a 8.000 €.
La base imponibile varia a seconda del bene donato:
- Denaro: l’importo effettivamente trasferito
- Immobili: il valore catastale rivalutato (non il valore di mercato), calcolato moltiplicando la rendita catastale per i coefficienti previsti dalla legge
- Quote societarie: il valore del patrimonio netto proporzionale alla quota, salvo applicabilità dell’esenzione per le aziende di famiglia
- Titoli quotati: la media dei prezzi dell’ultimo trimestre precedente la donazione
Donazione di immobili: imposta ipotecaria e catastale
Donare un immobile è più costoso che donare denaro, perché oltre all’eventuale imposta sulle donazioni si applicano due ulteriori imposte:
- Imposta ipotecaria: 2% sul valore catastale dell’immobile (minimo 200 €)
- Imposta catastale: 1% sul valore catastale dell’immobile (minimo 200 €)
Il totale tra imposta ipotecaria e catastale è dunque il 3% del valore catastale. Queste imposte si applicano sempre, indipendentemente dalla franchigia: anche se la donazione è sotto il milione di euro e non c’è imposta sulle donazioni, ipotecaria e catastale sono comunque dovute.
Agevolazione prima casa
Se il figlio che riceve l’immobile può beneficiare delle agevolazioni prima casa (non è già proprietario di un’altra abitazione nello stesso comune, trasferirà la residenza entro 18 mesi), le imposte ipotecaria e catastale si riducono a importi fissi:
- Imposta ipotecaria: 200 € fissi
- Imposta catastale: 200 € fissi
Il risparmio può essere considerevole: su un immobile con valore catastale di 200.000 €, si passa da 6.000 € (3% di 200.000) a soli 400 € (200 + 200).
Donazioni indirette: quando basta il bonifico
Non tutte le donazioni richiedono un atto notarile. La legge distingue tra:
Donazione diretta (atto notarile obbligatorio)
Quando si trasferisce la proprietà di un bene immobile, di un diritto reale immobiliare, o di beni mobili di valore “rilevante” (la giurisprudenza ha fissato soglie variabili, ma in genere sopra i 10.000-15.000 € conviene tutelarsi). L’atto pubblico davanti al notaio con due testimoni è requisito di validità: senza atto, la donazione è nulla.
Donazione indiretta (bonifico con causale)
Per somme di denaro, è sufficiente un bonifico bancario con causale esplicita come “donazione da [nome donante] a [nome donatario]”. Non è richiesto l’atto notarile. Tuttavia:
- Se l’importo è significativo e si vuole documentazione certa della data (opponibile a terzi), si può ricorrere a una scrittura privata autenticata dal notaio
- Se vi sono altri potenziali eredi che potrebbero contestare la donazione in futuro, l’atto notarile offre maggiore certezza giuridica
- Per importi molto elevati, la Guardia di Finanza potrebbe contestare la natura del bonifico in assenza di documentazione: la causale chiara riduce questo rischio
La quota legittima: il rischio che molti sottovalutano
Il diritto italiano tutela alcuni eredi (legittimari) garantendo loro una quota minima del patrimonio del defunto. I legittimari sono: coniuge, figli e, in assenza di figli, ascendenti.
Il problema è che le donazioni fatte in vita rientrano nel calcolo della quota legittima. Alla morte del donante, gli eredi che si ritengono lesi possono esercitare l’azione di riduzione entro 10 anni dall’apertura della successione, chiedendo la restituzione dei beni donati (o del loro valore).
Come si calcola la lesione di legittima
Il calcolo segue questo schema:
- Si determina il relictum (patrimonio lasciato alla morte)
- Si somma il donatum (valore delle donazioni effettuate in vita, rivalutato)
- Si deduce il passivo ereditario
- Sul totale si calcola la quota di legittima spettante a ciascun legittimario
- Se quanto ricevuto (per successione + donazioni precedenti) è inferiore alla quota di legittima, c’è lesione
Esempio: Padre con 3 figli dona 800.000 € al primo figlio e muore senza altri beni. La quota di legittima totale dei figli è 3/4 del patrimonio, cioè 600.000 € (3/4 di 800.000). Ogni figlio ha diritto ad almeno 200.000 €. Il secondo e il terzo figlio possono agire in riduzione contro il primo figlio per recuperare il loro legittimo.
Donazione di azienda o quote SRL: l’esenzione dell’art. 3 co. 4-ter
Una delle agevolazioni più potenti del sistema tributario italiano è l’esenzione totale dall’imposta sulle donazioni per il trasferimento di aziende e quote societarie a familiari, prevista dall’art. 3 comma 4-ter del D.Lgs. 346/1990.
Condizioni per l’esenzione
- Il beneficiario deve essere un discendente o il coniuge del donante
- Per le quote di SRL o SpA: il beneficiario deve acquisire (o già detenere) il controllo della società (più del 50% dei diritti di voto)
- Il beneficiario deve proseguire l’attività aziendale per almeno 5 anni dalla data del trasferimento
- Il beneficiario deve rendere una dichiarazione in atto di voler proseguire l’attività
Cosa succede se le condizioni non vengono rispettate
Se il beneficiario cede l’azienda o le quote entro 5 anni, decade dall’agevolazione e deve versare l’imposta che avrebbe dovuto pagare al momento della donazione, maggiorata di sanzioni e interessi. È quindi fondamentale pianificare con attenzione prima di utilizzare questa agevolazione.
3 esempi numerici
Esempio 1: Donazione di 500.000 € in contanti a un figlio
Padre dona 500.000 € al figlio tramite bonifico bancario con causale “donazione”.
- Franchigia disponibile: 1.000.000 € (mai utilizzata in precedenza)
- Importo che supera la franchigia: 0 €
- Imposta sulle donazioni: 0 €
- Costo notarile (se si fa atto): circa 2.000-4.000 € (facoltativo per denaro)
- Costo totale: praticamente zero (solo il bonifico)
Nota: Se lo stesso padre avesse già donato 700.000 € in precedenza, la franchigia residua sarebbe di 300.000 €, e i 200.000 € eccedenti sarebbero tassati al 4% = 8.000 €.
Esempio 2: Donazione di un immobile del valore di 300.000 € (valore catastale 120.000 €)
Madre dona al figlio un appartamento. È la prima donazione tra questi soggetti.
- Imposta sulle donazioni: 0 € (valore catastale 120.000 € < franchigia 1.000.000 €)
- Imposta ipotecaria: 2% × 120.000 = 2.400 €
- Imposta catastale: 1% × 120.000 = 1.200 €
- Se si applica agevolazione prima casa: ipotecaria 200 € + catastale 200 € = 400 € totali
- Onorario notarile: circa 2.500-4.000 € (obbligatorio per gli immobili)
- Totale senza agevolazione prima casa: circa 3.600 € + notaio
- Totale con agevolazione prima casa: circa 400 € + notaio
Esempio 3: Donazione di quote SRL al 100% (valore patrimonio netto 1.500.000 €)
Imprenditore dona la totalità delle quote della propria SRL al figlio che già lavora in azienda. Applicazione art. 3 co. 4-ter.
- Valore delle quote: 1.500.000 €
- Imposta ordinaria: (1.500.000 – 1.000.000) × 4% = 20.000 €
- Imposta con esenzione art. 3 co. 4-ter: 0 € (risparmio 20.000 €)
- Costo notarile: circa 3.000-5.000 €
- Condizione: il figlio deve mantenere il controllo e l’attività per 5 anni
Donazione vs. eredità: conviene donare adesso?
Il confronto dipende da molti fattori: il tipo di bene, il numero di eredi, la presenza di debiti, la struttura del patrimonio. Ecco un confronto diretto per un patrimonio di 800.000 € in denaro trasferito a un unico figlio:
Tabella: confronto donazione vs. eredità per un patrimonio di 800.000 €
| Voce | Donazione in vita | Eredità post-mortem |
|---|---|---|
| Imposta sulle donazioni/successioni | 0 € (sotto franchigia 1M) | 0 € (sotto franchigia 1M) |
| Costi di trasferimento (notaio) | € 2.000-4.000 (se atto) | Dichiarazione di successione + eventuali costi |
| Effetto sull’IRPEF del figlio | Nessuno (denaro ricevuto non è reddito) | Nessuno |
| Rischio contestazione da altri eredi | Sì (azione di riduzione entro 10 anni) | Dipende da testamento e quote legittime |
| Protezione patrimoniale | Alta (bene già fuori dal patrimonio del donante) | Bassa (bene esposto a creditori del donante fino alla morte) |
| Reversibilità | No (salvo accordo o ingratitudine) | — |
| Pianificazione successoria | Richiede coordinamento con il testamento | Testamento può organizzare tutto |
| Tempistica dei benefici per il figlio | Immediata | Dopo decesso + pratiche successorie (6-18 mesi) |
Conclusione pratica: per patrimoni sotto il milione di euro trasferiti ai figli, il risparmio fiscale diretto è analogo. La donazione in vita conviene principalmente per la protezione patrimoniale (il bene donato non è aggredibile dai creditori del donante, salvo revocatoria) e per la pianificazione anticipata. L’eredità è più flessibile perché il testamento può essere modificato fino alla morte.
Procedura operativa: come si fa una donazione
Per beni mobili di valore ridotto (denaro, piccoli regali), non è richiesta alcuna formalità. Per importi significativi o per immobili e quote societarie, la procedura è:
- Scelta del notaio: la donazione di immobili e le donazioni indirette che si vogliono documentare richiedono un notaio
- Perizia del bene (se necessaria): per immobili o aziende, il valore deve essere determinato
- Atto pubblico con testimoni: la donazione richiede due testimoni presenti durante l’atto notarile
- Registrazione: l’atto viene registrato all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni; le imposte vengono liquidate in questa fase
- Trascrizione (per immobili): l’atto viene trascritto nei registri immobiliari per renderlo opponibile a terzi
FAQ: domande frequenti sulla donazione ai figli
Qual è la franchigia per donazione ai figli nel 2026?
La franchigia è di 1.000.000 € per ciascun figlio, per ciascun genitore donante. Una coppia può donare complessivamente fino a 2 milioni di euro a ogni figlio senza pagare imposta sulle donazioni.
Devo fare l’atto notarile per donare denaro al figlio?
No, per le donazioni di denaro non è obbligatorio l’atto notarile. È sufficiente un bonifico bancario con causale “donazione”. L’atto notarile è obbligatorio per gli immobili e consigliabile per importi elevati o in presenza di potenziali contestazioni.
Una donazione fatta 10 anni fa rientra nella franchigia residua?
Sì. Le donazioni precedenti tra gli stessi soggetti si cumulano per il calcolo della franchigia, senza limite temporale. Se il padre ha donato 600.000 € al figlio nel 2016, la franchigia residua per donazioni future è 400.000 €.
Posso revocare una donazione?
La donazione è in linea di principio irrevocabile. Esistono due eccezioni: la revoca per ingratitudine (comportamenti gravemente scorretti del donatario) e la revoca per sopravvenienza di figli (se il donante non aveva figli e ne nascono dopo la donazione). Entrambe richiedono un provvedimento giudiziale.
Cosa succede se dono di più a un figlio rispetto agli altri?
Gli altri figli possono esercitare l’azione di riduzione dopo la morte del donante (entro 10 anni dall’apertura della successione) se la donazione ha leso la loro quota di legittima. Per evitare questo rischio, è fondamentale pianificare le donazioni tenendo conto dell’intero patrimonio e del numero di legittimari.
Le donazioni fatte ai figli si considerano acconti sulla futura eredità?
Di regola sì: si tratta della cosiddetta collazione. Alla morte del donante, le donazioni ricevute dai figli vengono “imputate” alla loro quota ereditaria, salvo che il donante abbia espressamente dispensato il figlio dalla collazione nell’atto di donazione o nel testamento.
Quanto costa donare una quota di SRL al figlio?
Se si applicano le condizioni dell’art. 3 co. 4-ter (controllo + continuità per 5 anni), l’imposta sulle donazioni è zero, indipendentemente dal valore. Restano i costi notarili (1.500-5.000 € circa) e le spese di registro. Se le condizioni non sono soddisfatte, si applica la franchigia di 1 milione e poi il 4% sull’eccedenza.
Donare la casa ai figli conviene rispetto a lasciarla in eredità?
Per immobili di valore moderato (sotto il milione in termini catastali) la differenza fiscale è minima: in entrambi i casi l’imposta di successione/donazione è zero. La differenza principale sta nelle imposte ipotecarie e catastali (sempre dovute in caso di donazione, 3% del valore catastale salvo prima casa) e nella protezione patrimoniale anticipata che la donazione offre. Per immobili di pregio o più immobili da trasferire, è fondamentale un’analisi caso per caso.
Il patto di famiglia: un’alternativa strutturata alla donazione
Introdotto dal D.L. 14/2006, il patto di famiglia è uno strumento specifico per il trasferimento di aziende o partecipazioni societarie all’interno della famiglia, alternativo (o complementare) alla donazione ordinaria.
Con il patto di famiglia, l’imprenditore assegna l’azienda o le quote a uno o più discendenti, mentre gli altri legittimari vengono liquidati con una somma di denaro (o altro bene) in via definitiva. Il vantaggio cruciale è che i beni trasferiti con patto di famiglia sono definitivamente sottratti alla collazione e all’azione di riduzione: gli altri eredi non potranno mai contestare il trasferimento, a condizione di aver ricevuto la loro liquidazione al momento della stipula.
Il patto di famiglia richiede obbligatoriamente l’atto notarile e la partecipazione di tutti i legittimari esistenti al momento della stipula. È particolarmente indicato quando:
- L’azienda rappresenta la parte preponderante del patrimonio familiare
- Ci sono più figli e solo uno gestirà l’impresa
- Si vuole “blindare” il trasferimento contro future contestazioni
Aspetti fiscali delle rendite e dei frutti dopo la donazione
Un aspetto spesso trascurato riguarda la tassazione dei redditi generati dal bene donato dopo il trasferimento. Una volta che la donazione è perfezionata:
- Affitti dell’immobile donato: i canoni di locazione sono tassati in capo al figlio (IRPEF o cedolare secca), non più in capo al genitore. Se il figlio è in uno scaglione IRPEF più basso del genitore, si ottiene un risparmio fiscale annuale
- Dividendi delle quote SRL donate: i dividendi vengono percepiti dal figlio; se il figlio è socio persona fisica, si applica la ritenuta del 26%
- Plusvalenza futura sull’immobile donato: se il figlio vende l’immobile entro 5 anni dalla donazione, la plusvalenza è tassata come reddito diverso. La base di costo per il calcolo è il valore dichiarato nell’atto di donazione
Errori più comuni da evitare
- Ignorare la collazione: donare a un figlio senza dispensa dalla collazione può creare squilibri alla successione
- Non tracciare le donazioni precedenti: la franchigia è cumulativa; senza documentazione si rischia di applicare la franchigia due volte
- Fare donazioni di immobili senza atto notarile: sono nulle e non trasferiscono la proprietà
- Dimenticare ipotecaria e catastale: chi dona un immobile non deve pagare solo l’eventuale imposta sulle donazioni ma anche le imposte sui trasferimenti immobiliari
- Non verificare la quota legittima degli altri figli: una donazione generosa al primogenito può esporre alla revoca da parte dei fratelli
- Cedere le quote SRL prima dei 5 anni: si perde l’esenzione e si pagano imposta + sanzioni
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Disclaimer: questo articolo ha finalità informative generali e non costituisce consulenza fiscale o legale. Le norme in materia di successioni e donazioni sono soggette a interpretazioni dell’Amministrazione finanziaria e della giurisprudenza. Per situazioni specifiche è sempre necessario rivolgersi a un professionista abilitato (commercialista, notaio o avvocato).
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