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HSBC S&P 500 Acc (HSPX): analisi (ISIN IE000JZ473P7)

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HSBC S&P 500 Acc (HSPX): analisi (ISIN IE000JZ473P7)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 13 Giugno 2026

HSBC S&P 500 (Acc): analisi completa (ISIN IE000JZ473P7)

Scheda completa dell’HSBC S&P 500: un ETF fisico e ad accumulazione di una grande banca, con la stessa esposizione dei leader ma utile per diversificare l’emittente. Il rischio emittente sugli ETF, costi, dimensione e tassazione italiana. Dati verificati.

  • TER 0,09% · Replica fisica
  • Accumulazione · Valuta USD
  • ~618 mln € · Irlanda (UCITS)
  • Focus: diversificare l’emittente

Dati di prodotto verificati al 12 giugno 2026 (TER, replica, politica, patrimonio, valuta, domicilio). Fonte: justETF (dati di prodotto verificati). I grafici confrontano dati verificati della stessa lista di ETF S&P 500.

L’HSBC S&P 500 UCITS ETF USD (Acc) (ISIN IE000JZ473P7) e’ un ETF a replica fisica e ad accumulazione che investe nelle 500 maggiori aziende quotate negli Stati Uniti. Sull’S&P 500 esistono decine di ETF quasi identici, e i piu’ famosi appartengono a pochi grandi nomi: iShares, Vanguard, SPDR, Invesco. Perche’, allora, considerare la versione di HSBC, una grande banca internazionale meno «di moda» nel mondo degli ETF? La risposta sta in un tema spesso ignorato ma legittimo: la diversificazione dell’emittente.

Molti investitori italiani, costruendo il portafoglio, finiscono per avere tutti i loro ETF presso uno o due emittenti. E’ comodo, ma porta a chiedersi: «e’ saggio concentrare tutto il patrimonio in un’unica casa di gestione? Cosa succede al mio investimento se quell’emittente ha problemi?». Questa scheda usa l’HSBC S&P 500 — un ETF fisico, ad accumulazione, di una grande banca — come occasione per affrontare con chiarezza il tema del rischio emittente sugli ETF, capire perche’ e’ molto piu’ contenuto di quanto si pensi e valutare quando ha senso scegliere un fondo «non di prima fila». Per il confronto generale tra i cloni dell’S&P 500 rimandiamo alla scheda dell’iShares CSPX e al nostro pillar comparativo.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completoHSBC S&P 500 UCITS ETF USD (Acc)
ISINIE000JZ473P7
Indice replicatoS&P 500
Costo annuo (TER)0,09%
Metodo di replicaFisica
Politica dei proventiAccumulazione (proventi reinvestiti)
Valuta del fondoUSD (dollaro USA)
DomicilioIrlanda
UCITS / armonizzatoSi’ (UCITS, armonizzato)
Patrimonio (AUM)circa 618 milioni di euro (al 12 giugno 2026)
In sintesi: un ETF S&P 500 fisico e ad accumulazione di una grande banca (HSBC), TER 0,09% e ~618 mln €. Stessa esposizione dei leader, ma utile per diversificare l’emittente o per comodita’ bancaria.

2. L’indice S&P 500: che cosa compri davvero

Un richiamo veloce sull’indice. L’S&P 500 raccoglie circa 500 grandi societa’ statunitensi quotate, pesate per capitalizzazione di borsa: piu’ un’azienda vale, piu’ pesa nell’indice. Copre da solo intorno all’80% del valore della borsa americana ed e’ il termometro per eccellenza del mercato azionario USA. Comprarlo significa esporsi ai grandi nomi della tecnologia (Apple, Microsoft, NVIDIA, Amazon e le altre «Magnifiche»), che negli ultimi anni hanno trainato l’indice, ma anche concentrare il rischio su pochi colossi e su un solo Paese.

Il punto cruciale per questa scheda e’ che l’HSBC S&P 500 replica lo stesso identico paniere di tutti gli altri ETF sull’indice: le stesse 500 aziende negli stessi pesi. Il rendimento dell’indice e’ uguale per tutti. Cio’ che puo’ differenziare un fondo dall’altro non e’ quindi cosa contiene, ma dettagli come il costo, la dimensione, la politica dei proventi e — appunto — l’emittente che lo gestisce. Tenere a mente che «l’indice e’ lo stesso» e’ la chiave per non sopravvalutare le differenze tra cloni.

3. Replica fisica: trasparente e senza swap

L’HSBC S&P 500 e’ a replica fisica: il fondo compra davvero le azioni dell’indice. Se l’S&P 500 contiene Apple e NVIDIA in certe proporzioni, l’ETF detiene materialmente quelle azioni in quelle proporzioni. E’ l’approccio piu’ intuitivo e trasparente: possiedi, tramite il fondo, un pezzettino reale di ognuna delle 500 aziende. A differenza dei fondi a replica sintetica (che ottengono l’indice tramite contratti swap), qui non c’e’ alcun rischio di controparte legato a un derivato: il valore del fondo e’ garantito da titoli reali in portafoglio.

Questa scelta di replica e’ un punto a favore per chi privilegia la trasparenza e la semplicita’. E’ lo stesso approccio dei grandi ETF S&P 500 piu’ noti (CSPX, Vanguard, SPDR). Sotto questo profilo l’HSBC e’ un ETF «classico» e rassicurante: niente swap, niente meccanismi finanziari da capire, solo un paniere di azioni americane reali. Chi cerca un S&P 500 fisico ma vuole uscire dai soliti due-tre nomi trova qui un’opzione coerente.

4. Il rischio emittente sugli ETF: quanto e’ reale?

Veniamo al cuore dell’angolo: ha senso preoccuparsi del rischio emittente sugli ETF? La preoccupazione e’ comprensibile ma va inquadrata correttamente, perche’ la struttura giuridica degli ETF UCITS la rende molto piu’ teorica che pratica. Un ETF non e’ un conto presso l’emittente: e’ un fondo a patrimonio separato. Le azioni detenute dal fondo (le 500 aziende USA) sono custodite presso una banca depositaria terza e sono segregate rispetto al patrimonio dell’emittente.

Questo significa che, anche nel caso estremo di insolvenza della societa’ di gestione (HSBC Asset Management, iShares o chiunque sia), i titoli del fondo non rientrano nella massa fallimentare dell’emittente: restano di proprieta’ degli investitori del fondo e verrebbero gestiti per il loro conto (di norma trasferendo il fondo a un altro gestore o liquidandolo a valore di mercato). Il rischio reale per l’investitore in ETF fisico, dunque, non e’ il fallimento dell’emittente, ma l’andamento del mercato sottostante. La segregazione patrimoniale e’ una delle ragioni per cui gli ETF UCITS sono considerati strumenti solidi e adatti anche al pubblico retail.

Da capire: gli ETF UCITS sono fondi a patrimonio separato. I titoli sono custoditi presso una banca depositaria terza e segregati: anche se l’emittente fallisse, non rientrerebbero nella massa fallimentare.

5. Diversificare l’emittente: quando ha senso

Se il rischio emittente e’ cosi’ contenuto, perche’ considerare comunque la diversificazione dell’emittente? Per due motivi piu’ pratici che catastrofici. Il primo e’ psicologico e di buon senso: anche se la segregazione protegge il capitale, alcuni investitori preferiscono non avere il 100% del portafoglio presso una sola casa di gestione, per ridurre l’esposizione a qualunque problema operativo, di servizio o reputazionale di un singolo emittente. E’ lo stesso istinto che porta a non tenere tutti i risparmi in un’unica banca.

Il secondo motivo e’ la flessibilita’ fiscale e operativa: avere ETF di emittenti diversi puo’ tornare utile per gestire spostamenti, ribilanciamenti o l’uscita da una posizione senza dover toccare l’intero blocco. Detto questo, va ribadito con onesta’: diversificare l’emittente su due ETF che replicano lo stesso identico indice non aggiunge alcuna diversificazione di mercato — l’esposizione e’ la medesima. Ha senso soprattutto per chi possiede grandi importi e vuole spalmare il rischio operativo, o per chi semplicemente preferisce restare nell’ecosistema della propria banca (e se la banca e’ HSBC, o se il broker offre questo fondo a condizioni migliori, la scelta diventa naturale).

Da ricordare: affiancare due ETF sullo STESSO indice non diversifica il mercato (l’esposizione e’ identica). Diversificare l’emittente ha senso per il rischio operativo/psicologico o per comodita’, non per diversificare l’investimento.

6. Il costo: intermedio ma basso

Sul fronte del costo, l’HSBC S&P 500 ha un TER dello 0,09% l’anno: leggermente piu’ alto dei fondi piu’ economici della categoria (che arrivano allo 0,03%), ma ancora su livelli molto bassi in assoluto. Quanto pesa davvero questa differenza? Su 10.000 euro investiti, 0,09% sono 9 euro l’anno, contro i 3 euro di un fondo allo 0,03%: una differenza di 6 euro l’anno. E’ una cifra modesta, ma sul lunghissimo periodo e con importi grandi puo’ sommarsi, quindi va valutata.

Il grafico colloca l’HSBC tra gli ETF S&P 500 della stessa lista verificata ordinati per costo. Il messaggio e’ duplice: da un lato l’HSBC non e’ il piu’ economico; dall’altro, lo 0,09% resta un costo basso che non pregiudica la convenienza del fondo. Chi sceglie l’HSBC per motivi di diversificazione dell’emittente o di comodita’ bancaria accetta consapevolmente di pagare qualche euro in piu’ l’anno rispetto ai cloni piu’ economici: un prezzo spesso ragionevole per la flessibilita’ che ottiene, ma da soppesare se l’unica priorita’ e’ il costo minimo.

Costo annuo (TER): HSBC tra gli ETF S&P 500SPDR S&P 500 (Dist)0.03%SPDR S&P 500 (Acc)0.03%UBS Core S&P 500 (Acc)0.03%Xtrackers S&P 500 4C (Acc)0.03%UBS Core S&P 500 (Dist)0.03%Xtrackers S&P 500 4D (Dist)0.03%Xtrackers S&P 500 Swap II 1C0.04%Xtrackers S&P 500 Swap II 1D0.04%HSBC S&P 500 (Acc)0.09%
TER degli ETF S&P 500 a confronto, dati verificati al 12 giugno 2026. Fonte: justETF (dati di prodotto verificati).

7. La dimensione: un fondo di taglia media

La dimensione dell’HSBC S&P 500 (Acc) e’ di circa 618 milioni di euro (al 12 giugno 2026): una taglia media, solida ma nettamente inferiore ai colossi dello stesso indice, che gestiscono decine di miliardi. Va precisato che HSBC offre anche una versione a distribuzione dell’S&P 500 molto piu’ capiente; questa specifica classe ad accumulazione e’ piu’ giovane e quindi piu’ contenuta nelle masse.

Perche’ la dimensione conta? Un fondo molto grande tende ad avere spread denaro-lettera piu’ stretti, maggiore liquidita’ e un rischio praticamente nullo di chiusura. Un fondo da 618 milioni e’ del tutto adeguato per l’investitore comune e per un piano di accumulo di lungo periodo, ma chi cerca la massima liquidita’ su importi molto grandi potrebbe preferire i fondi-colosso. Il grafico mostra chiaramente il divario di taglia con i fondi piu’ grandi della categoria: utile per avere le proporzioni corrette, senza interpretarlo come un difetto, perche’ 618 milioni restano un patrimonio robusto.

Patrimonio (mln EUR): la taglia dell'HSBC (Acc) vs i colossi dello stesso indiceInvesco S&P 500 (SPXS)33760 mlniShares Core S&P 500 (Dist)18414 mlnSPDR S&P 500 (Dist)17482 mlnAmundi Core S&P 500 Swap (Acc)14740 mlnSPDR S&P 500 (Acc)14699 mlniShares S&P 500 Swap (Acc)10910 mlnInvesco S&P 500 (Dist)8812 mlnHSBC S&P 500 (Dist)7967 mlnHSBC S&P 500 (Acc)618 mln
Patrimonio in milioni di euro: l’HSBC (Acc) a confronto con i fondi piu’ grandi dello stesso indice. Dati verificati al 12 giugno 2026. Fonte: justETF (dati di prodotto verificati).

8. Accumulazione e valuta in dollari

L’HSBC S&P 500 di questa scheda e’ ad accumulazione: i dividendi delle 500 aziende non vengono distribuiti in contanti, ma reinvestiti automaticamente dentro il fondo, facendone crescere il valore. Per l’investitore italiano in fase di accumulo e’ di norma la scelta fiscalmente piu’ efficiente, perche’ rinvia la tassazione dei proventi al momento della vendita, lasciando lavorare per intero l’interesse composto.

La valuta del fondo e’ il dollaro. Attenzione a non confondere la valuta del fondo con il rischio di cambio: anche una linea quotata in euro su Borsa Italiana lascerebbe l’esposizione economica al dollaro, perche’ le 500 aziende sottostanti restano americane. La valuta di denominazione e’ un’etichetta contabile; per l’investitore in euro il rischio di cambio euro/dollaro c’e’ sempre, in entrambe le direzioni. Chi acquista sul proprio broker dovrebbe verificare se esiste una linea in euro per evitare costi di conversione, ricordando che l’esposizione valutaria non cambia.

9. Dove e come si compra (borsa e valuta)

Un’ultima nota pratica riguarda dove e come acquistare questo ETF. Uno stesso fondo puo’ essere quotato su piu’ borse e, talvolta, in valute di negoziazione diverse, con codici di negoziazione (ticker) differenti. Prima di comprare conviene verificare sul proprio broker se l’HSBC S&P 500 (Acc) e’ disponibile su Borsa Italiana o su un mercato europeo comodo, e in quale valuta viene negoziato. Acquistare una linea in euro, dove disponibile, evita i costi di conversione valutaria che alcuni broker applicano sugli acquisti in dollari.

Ribadiamo il concetto chiave, perche’ e’ fonte di equivoci ricorrenti: la valuta di negoziazione (euro o dollaro) non cambia l’esposizione economica. Comprando in euro un ETF S&P 500 si resta comunque esposti al dollaro, perche’ le 500 aziende sottostanti sono americane. La scelta della valuta di negoziazione e della borsa incide solo sui costi operativi di acquisto, non sul rischio di cambio ne’ sul rendimento dell’investimento.

10. Il vantaggio del domicilio irlandese

L’HSBC S&P 500 di questa scheda e’ domiciliato in Irlanda, e non e’ un dettaglio burocratico: per gli ETF che investono in azioni americane il domicilio irlandese e’ un vantaggio fiscale «silenzioso» ma concreto. L’Irlanda ha un trattato fiscale con gli Stati Uniti che riduce la ritenuta alla fonte sui dividendi americani dal 30% al 15%. Questo significa che il fondo trattiene meno imposta sui dividendi delle 500 aziende, a vantaggio del rendimento finale dell’investitore.

E’ uno dei motivi per cui quasi tutti i grandi ETF azionari USA accessibili agli europei — compresi i leader come il CSPX — sono domiciliati in Irlanda. Per l’investitore e’ un beneficio gia’ incorporato nel rendimento del fondo, che non richiede alcun adempimento. Il domicilio irlandese, unito alla replica fisica, rende l’HSBC un ETF S&P 500 «standard» sotto ogni profilo strutturale: stessa esposizione, stesso trattamento dei dividendi americani, stessa solidita’ giuridica dei concorrenti piu’ noti. In altre parole, scegliere l’HSBC non comporta alcuna rinuncia tecnica rispetto ai leader: e’ un fondo costruito con gli stessi standard, semplicemente di un emittente diverso e con un costo leggermente superiore.

11. Perche’ un indice cosi’ semplice batte i gestori attivi

Vale la pena ricordare perche’ un ETF cosi’ semplice ed economico sull’S&P 500 — sia esso di HSBC, iShares o di chiunque altro — sia diventato uno degli strumenti piu’ raccomandati. La ragione e’ una delle evidenze piu’ solide della finanza: nel lungo periodo, la grande maggioranza dei gestori attivi — i fondi che cercano di battere il mercato selezionando i titoli — non riesce a fare meglio del semplice indice S&P 500, soprattutto al netto delle loro commissioni, molto piu’ alte (spesso l’1,5-2% l’anno contro lo 0,09% di questo ETF).

Il motivo e’ quasi aritmetico: il mercato e’ fatto da tutti gli investitori e non possono battere tutti la media; i costi piu’ alti dei gestori attivi partono in svantaggio ogni anno. Cosi’, anno dopo anno, il modesto ETF che si limita a comprare l’intero indice supera la maggior parte dei professionisti pagati per batterlo. E’ la ragione di fondo del successo dell’investimento «passivo»: un ETF S&P 500 non promette di battere il mercato, promette di essere il mercato a costo minimo. Per l’investitore comune e’ un punto liberatorio: non serve essere bravi a selezionare i titoli, basta comprare l’indice e tenerlo nel tempo. E in questa logica, la scelta dell’emittente specifico (HSBC o un altro) e’ del tutto secondaria rispetto alla decisione di investire.

12. Per chi ha senso (e per chi no)

Per chi ha senso l’HSBC S&P 500 (Acc)? E’ una scelta ragionevole per l’investitore che gia’ possiede ETF S&P 500 di altri emittenti e vuole diversificare la casa di gestione; per chi e’ cliente HSBC o trova questo fondo a condizioni migliori sul proprio broker; per chi preferisce un fondo fisico (niente swap) ad accumulazione e non considera lo 0,09% un costo proibitivo. E’ un ETF «classico» e affidabile, semplicemente meno pubblicizzato dei leader di mercato.

Non e’ invece la scelta piu’ indicata per chi cerca il costo minimo assoluto (esistono cloni allo 0,03%) o la massima liquidita’ dei fondi-colosso. E va ribadito che, se l’obiettivo e’ diversificare il mercato, affiancare due ETF sullo stesso S&P 500 non serve: l’esposizione e’ identica. L’HSBC ha senso per diversificare l’emittente o per comodita’, non per diversificare l’investimento. Come sempre, la decisione piu’ importante resta a monte: quanta America avere in portafoglio e con quale orizzonte.

13. L’HSBC nella famiglia degli ETF S&P 500

Per collocare l’HSBC nella «famiglia» degli ETF S&P 500: sullo stesso indice convivono fondi fisici e sintetici, di taglia molto diversa e con TER che vanno dallo 0,03% allo 0,15%. L’HSBC si posiziona come fondo fisico, ad accumulazione, di taglia media e con un costo intermedio (0,09%). Non punta a essere il piu’ economico ne’ il piu’ grande: la sua proposta di valore e’ essere un’alternativa solida e fisica di un emittente diverso dai soliti leader, utile a chi vuole spalmare il rischio-emittente o resta nell’ecosistema della propria banca.

La lezione generale, valida ben oltre questo fondo, e’ che sull’S&P 500 la scelta non si gioca sul rendimento (identico per tutti i cloni) ma su pochi assi pratici: fisico o sintetico, accumulazione o distribuzione, dimensione/liquidita’, costo e — per chi ci tiene — l’emittente. L’HSBC e’ una tessera in piu’ che amplia la scelta su quest’ultimo asse. Capire che questi sono i veri criteri di scelta evita di perdere tempo a inseguire un «vincitore» tra fondi che, sul piano dell’esposizione, sono gemelli.

14. I rischi: dell’indice e specifici del fondo

I rischi dell’HSBC S&P 500 sono essenzialmente quelli dell’indice S&P 500, comuni a tutti i suoi cloni: concentrazione geografica su un solo Paese (gli USA); concentrazione su pochi titoli e su un settore (la tecnologia, che da sola supera un terzo dell’indice); rischio di cambio euro/dollaro; valutazioni storicamente elevate dopo anni di forti rialzi. Sono rischi di mercato che riguardano chiunque investa nell’S&P 500.

Sul piano del singolo fondo, i due elementi da tenere presenti sono il costo intermedio (0,09%, piu’ alto dei cloni piu’ economici) e la taglia media (618 milioni), meno liquida dei fondi-colosso. Il rischio emittente, come abbiamo visto, e’ molto contenuto grazie alla segregazione patrimoniale tipica degli ETF UCITS: i titoli del fondo sono separati dal patrimonio della societa’ di gestione. Nessuno di questi elementi e’ un «deal-breaker», ma vanno conosciuti per scegliere consapevolmente.

15. Tassazione italiana

Sul piano fiscale, l’HSBC S&P 500 e’ un ETF azionario UCITS armonizzato domiciliato in Irlanda: per l’investitore italiano valgono le regole degli ETF azionari, identiche a quelle di qualunque altro clone dell’S&P 500 (la scelta dell’emittente, dal punto di vista fiscale, e’ del tutto indifferente). Le plusvalenze alla vendita sono tassate al 26%; non si applica il 12,5%, riservato ai titoli di Stato white list.

Vale la consueta asimmetria fiscale: il guadagno e’ «reddito di capitale», le perdite sono «redditi diversi». In pratica non puoi compensare un guadagno su questo ETF con minusvalenze pregresse; le minusvalenze che eventualmente generi finiscono nello «zainetto fiscale», utilizzabili solo contro redditi diversi (plusvalenze su azioni singole, certificati o ETC) entro quattro anni.

Essendo ad accumulazione, l’HSBC non distribuisce dividendi e quindi non genera tassazione durante il possesso: il 26% si applica solo alla vendita, differendo l’imposta. Sugli adempimenti: con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca, che applica anche l’imposta di bollo dello 0,2% annuo, e non devi indicare nulla nel quadro RW. Con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu: quadro RW, IVAFE (0,2%) e tassazione delle plusvalenze in dichiarazione, oltre al rischio di cambio sul dollaro.

Esempio pratico

Un esempio numerico. Investi 10.000 euro nell’HSBC S&P 500 (Acc) e dopo qualche anno rivendi a 13.500: la plusvalenza e’ di 3.500 euro, tassata al 26% per 910 euro. Quei 910 euro non sono riducibili con minusvalenze pregresse derivanti da altri ETF. Se avessi scelto il «gemello» di iShares o Vanguard sullo stesso indice, la tassazione sarebbe stata identica: la scelta dell’emittente non cambia un centesimo d’imposta. Sul costo, lo 0,09% dell’HSBC ti sarebbe costato circa 9 euro l’anno contro i 3 euro di un fondo allo 0,03%: una differenza modesta ma reale. Il risultato in euro dipende anche dal cambio euro/dollaro.

Da ricordare: 26% sulle plusvalenze, asimmetria sulle minusvalenze, imposta differita grazie all’accumulazione. La scelta dell’emittente non cambia un centesimo d’imposta.

16. Conclusione

L’HSBC S&P 500 UCITS ETF (Acc) e’ un ETF fisico e ad accumulazione che offre la stessa esposizione all’S&P 500 dei cloni piu’ famosi, con un costo intermedio (0,09%) e una taglia media (618 milioni). La sua proposta di valore non e’ essere il piu’ economico o il piu’ grande, ma rappresentare un’alternativa solida di un emittente diverso dai soliti leader: utile a chi vuole spalmare il rischio-emittente, a chi e’ nell’ecosistema HSBC o a chi trova questo fondo a condizioni migliori sul proprio broker.

L’occasione e’ utile per chiarire un punto importante: il rischio emittente sugli ETF UCITS e’ molto contenuto grazie alla segregazione patrimoniale, e diversificare l’emittente su due ETF dello stesso indice non aggiunge diversificazione di mercato. Cio’ che conta davvero resta a monte: quanta esposizione all’America vuoi avere, se l’S&P 500 deve essere il nucleo o solo una parte di un portafoglio globale, l’orizzonte temporale. Sul piano fiscale e’ un normale ETF azionario (26%, asimmetria delle minusvalenze, vantaggio dell’accumulazione, quadro RW solo con broker estero). Per il confronto completo tra i cloni dell’S&P 500 rimandiamo al nostro pillar comparativo e alle schede dedicate.

Domande frequenti

Perche' scegliere l'HSBC S&P 500 invece di iShares o Vanguard?

Soprattutto per diversificare l’emittente, per comodita’ se si e’ clienti HSBC o se il broker lo offre a condizioni migliori, e perche’ e’ un fondo fisico ad accumulazione. L’esposizione all’indice e’ identica agli altri cloni: la scelta riguarda l’emittente, non il mercato.

C'e' un rischio se l'emittente dell'ETF fallisce?

Il rischio e’ molto contenuto: gli ETF UCITS sono fondi a patrimonio separato. I titoli del fondo sono custoditi presso una banca depositaria terza e segregati dal patrimonio dell’emittente, quindi non rientrano in un’eventuale massa fallimentare. Il vero rischio per l’investitore e’ l’andamento del mercato, non l’emittente.

Quanto costa e quant'e' grande?

Il TER e’ dello 0,09% l’anno (intermedio: piu’ alto dei cloni allo 0,03%, ma comunque basso) e il patrimonio di questa classe ad accumulazione e’ di circa 618 milioni di euro, una taglia media.

E' a replica fisica o sintetica?

Fisica: il fondo compra davvero le 500 azioni dell’indice, senza swap. E’ l’approccio piu’ trasparente, lo stesso dei grandi ETF S&P 500 come il CSPX.

Come e' tassato in Italia?

Come un normale ETF azionario armonizzato: plusvalenze al 26%, niente 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze. Essendo ad accumulazione, l’imposta si paga solo alla vendita. La tassazione e’ identica a quella degli altri cloni; l’emittente non cambia l’imposta.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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