UBS Nasdaq-100 USD acc: analisi completa (ISIN IE000SB4G4I4)
Il Nasdaq 100 fisico al costo piu’ basso del confronto (0,13%): perche’ il TER conta tanto su orizzonti lunghi, cosa significa replica fisica, i rischi e la tassazione italiana. Dati ufficiali, sempre datati.
- TER 0,13% · il piu’ basso del confronto
- Replica fisica · Accumulazione · USD
- ~326 mln € · Irlanda
- Fisico vs sintetici: il confronto sul netto
Dati di prodotto (TER, replica, politica, patrimonio, valuta, domicilio) dalla riga CSV verificata al 12 giugno 2026. Fonte: justETF (riga CSV verificata) e documentazione UBS.
L’UBS Nasdaq-100 UCITS ETF USD acc (ISIN IE000SB4G4I4) e’ la versione in dollari, ad accumulazione, con cui UBS replica l’indice Nasdaq 100 — le cento maggiori societa’ non finanziarie quotate al Nasdaq, il cuore tecnologico della borsa americana. Su un solo strumento concentri Apple, NVIDIA, Microsoft, Amazon e gli altri giganti tech, con un patrimonio intorno ai 326 milioni di euro.
Cio’ che rende questa scheda diversa dalle altre sul Nasdaq 100 e’ un numero: il TER dello 0,13% l’anno. E’ il piu’ basso del nostro confronto, meno della meta’ dei grandi Nasdaq «storici» come l’EQQQ di Invesco o l’iShares, fermi allo 0,30%. Su un indice dove i prodotti piu’ famosi costano piu’ del doppio, un fisico a 0,13% e’ una vera rottura di prezzo. In questa pagina spieghiamo perche’ il costo, su un orizzonte lungo, conta molto piu’ di quanto si creda, cosa significa che questo ETF e’ a replica fisica (a differenza dei sintetici del confronto) e quando il prezzo piu’ basso e’ davvero il criterio giusto — e quando no. Per il quadro d’insieme di tutti i Nasdaq rimandiamo al confronto completo; qui il filo conduttore e’ il costo.
1. Scheda sintetica del fondo
| Nome completo | UBS Nasdaq-100 UCITS ETF USD acc |
|---|---|
| ISIN | IE000SB4G4I4 |
| Indice replicato | Nasdaq 100 |
| Costo annuo (TER) | 0,13% (il piu’ basso del confronto) |
| Metodo di replica | Fisica |
| Politica dei proventi | Accumulazione (proventi reinvestiti) |
| Valuta del fondo | USD (dollaro USA) |
| Domicilio | Irlanda |
| UCITS / armonizzato | Si’ (UCITS, armonizzato) |
| Patrimonio (AUM) | circa 326 milioni di euro (al 12 giugno 2026) |
| Versione a distribuzione | IE0003RQ9F90 (stesso indice, cedola) |
2. L’indice Nasdaq 100: che cosa compri davvero
L’indice e’ identico per tutti i Nasdaq 100, fisici o sintetici. Il Nasdaq 100 raccoglie le cento maggiori societa’ non finanziarie quotate alla borsa Nasdaq, pesate per capitalizzazione. L’esclusione di banche e assicurazioni e’ la sua firma: ne risulta un indice fortemente sbilanciato sulla tecnologia — software, semiconduttori, internet, cloud, intelligenza artificiale — e dominato da pochi giganti, le «Magnifiche Sette», che pesano da soli una quota enorme.
Questa impronta spiega i rendimenti spettacolari ma molto volatili dell’indice e la sua concentrazione estrema. Comprare il Nasdaq 100, qualunque ETF si scelga, e’ una scommessa marcata sulla continuata leadership tecnologica americana. E’ il punto da interiorizzare prima di ogni discorso su costo o replica: il rischio principale non e’ nella «confezione» dell’ETF, ma in cosa contiene. Detto questo, a parita’ di indice, scegliere la confezione piu’ economica e’ una delle pochissime «leve» davvero sotto il controllo dell’investitore — e questo UBS la spinge al massimo.
3. Il costo (0,13%): perche’ su orizzonti lunghi conta tantissimo
Veniamo al cuore di questa scheda: il costo. Questo UBS ha un TER dello 0,13% l’anno, contro lo 0,30% dei grandi Nasdaq storici (EQQQ, iShares). Sembra una differenza piccola — appena 0,17 punti percentuali — ma su un investimento di lungo periodo e’ tutt’altro che trascurabile. Su 10.000 euro investiti, lo 0,13% costa 13 euro l’anno, contro i 30 di un fondo allo 0,30%: ogni anno paghi 17 euro in meno, e su 50.000 euro la differenza sale a oltre 80 euro annui.
Il vero punto, pero’, e’ l’effetto cumulato. Il costo di un ETF non e’ una spesa una tantum: erode il rendimento ogni singolo anno, e quel denaro mancante non potra’ piu’ comporsi. Su orizzonti di venti o trent’anni, la differenza tra 0,13% e 0,30% — applicata a un capitale che cresce — diventa una somma sorprendentemente grande, che puo’ valere migliaia di euro su importi significativi. E’ la ragione per cui, nel mondo degli ETF indicizzati che replicano lo stesso indice, il costo e’ uno dei pochissimi fattori che predicono in modo affidabile il risultato relativo: a parita’ di paniere, l’ETF piu’ economico tende a battere quello piu’ caro, semplicemente perche’ restituisce all’investitore una fetta piu’ grande del rendimento dell’indice.
C’e’ anche un aspetto psicologico utile nel costo basso: sapere di pagare poco riduce la tentazione di «fare qualcosa», di cambiare prodotto inseguendo l’ultima novita’ o di interrompere il piano. Un costo minimo e’ uno dei pochi vantaggi garantiti in un mondo finanziario fatto di incertezze: nessuno sa quanto rendera’ il Nasdaq nei prossimi anni, ma sai con certezza che con questo ETF pagherai 0,13% invece di 0,30%, ogni anno, qualunque cosa accada ai mercati. E’ un risparmio certo a fronte di un rendimento incerto — esattamente il tipo di vantaggio su cui vale la pena costruire una strategia di lungo periodo, perche’ non dipende dalla fortuna ma da una scelta.
4. Replica fisica: il fondo possiede davvero le azioni
Un secondo tratto distintivo: questo UBS e’ a replica fisica. Significa che il fondo possiede davvero le azioni del Nasdaq 100 (per intero o con un campionamento molto fedele), a differenza dei numerosi Nasdaq sintetici del confronto, che replicano l’indice tramite un contratto swap con una banca. Per molti investitori questa e’ una rassicurazione concreta: «il fondo possiede ciò che dice di possedere», senza la presenza di una controparte contrattuale.
La replica fisica elimina il rischio di controparte dello swap (che nei sintetici e’ reale, seppur limitato dalle regole UCITS) e rende il prodotto piu’ semplice da capire. In cambio, un fisico subisce la ritenuta del 15% sui dividendi americani che un sintetico ben strutturato puo’ evitare: e’ lo «scotto» della trasparenza. Ma su un indice come il Nasdaq, dove i dividendi sono bassissimi (sotto l’1% lordo), quello scotto e’ minimo — pochi punti base — e per molti investitori e’ un prezzo piu’ che accettabile in cambio della semplicita’ e dell’assenza di rischio-controparte. Sommando un TER bassissimo e la replica fisica, questo UBS offre una combinazione difficile da battere per chi vuole il Nasdaq «pulito» e a buon mercato.
Vale la pena aggiungere che, nella pratica, la differenza di qualita’ di replica (il cosiddetto tracking) tra un buon fisico e un buon sintetico sul Nasdaq e’ minima: entrambi seguono l’indice con scostamenti piccoli. La scelta tra fisico e sintetico, quindi, non e’ una questione di «chi segue meglio l’indice» — entrambi lo fanno bene — ma di preferenze: trasparenza e zero rischio-controparte da un lato, possibile piccolo extra-rendimento sui dividendi dall’altro. Chi sceglie questo UBS sta dichiarando, di fatto, di privilegiare semplicita’ e costo minimo rispetto all’inseguimento di una manciata di punti base via swap: una posizione del tutto difendibile.
5. TER basso vs sintetici: il confronto onesto sul netto
Va fatta pero’ una precisazione onesta, per non vendere il TER basso come una verita’ assoluta. Sul Nasdaq, alcuni sintetici con TER leggermente piu’ alto (per esempio uno swap allo 0,18-0,20%) possono recuperare parte dello svantaggio di costo grazie al vantaggio fiscale sui dividendi USA, che un fisico non ha. Il confronto «giusto» tra un fisico e un sintetico, quindi, non e’ tra i TER nudi, ma tra i rendimenti netti attesi, che includono anche il trattamento dei dividendi.
Detto questo, il vantaggio dello swap sul Nasdaq vale pochi punti base — proprio perche’ i dividendi sono pochi — mentre la differenza di TER tra questo UBS (0,13%) e i grandi storici (0,30%) e’ molto piu’ ampia. Contro i concorrenti fisici, poi, questo UBS vince nettamente sul costo senza alcun «ma». La conclusione equilibrata e’: se vuoi un Nasdaq fisico, questo e’ tra i piu’ economici in assoluto e una scelta eccellente; se sei aperto al sintetico e ragioni in termini di netto, vale la pena confrontarlo con uno swap efficiente, sapendo che le differenze finali saranno comunque piccole. Su un indice cosi’, non si sbaglia di molto in nessuno dei due casi.
6. Accumulazione: perche’ ha senso sul Nasdaq
Questo ETF e’ ad accumulazione: i dividendi incassati vengono reinvestiti automaticamente dentro il fondo, facendone crescere il valore, senza mai transitare per il tuo conto. E’ la scelta naturale per chi e’ in fase di accumulo e vuole far lavorare l’interesse composto senza interruzioni, oltre a essere fiscalmente piu’ efficiente per l’investitore italiano: l’imposta del 26% si paga una sola volta, alla vendita finale, e non a ogni stacco di cedola.
Esiste anche una versione a distribuzione dello stesso UBS (ISIN IE0003RQ9F90), pensata per chi cerca una rendita periodica. Ma, come per ogni Nasdaq, va ricordato che l’indice distribuisce pochissimo: usarlo come strumento «da cedola» ha poco senso. Per la grande maggioranza degli investitori, soprattutto in fase di crescita del capitale, la versione ad accumulazione e’ la scelta piu’ coerente — e qui, abbinata al TER piu’ basso del confronto, e’ particolarmente efficiente.
7. Linea in dollari o in euro? (e il rischio di cambio)
Un dettaglio pratico: questa e’ la linea quotata in dollari. E’ importante non confondere la valuta di quotazione con il rischio di cambio. Le cento aziende del Nasdaq sono americane e fatturano in dollari: l’esposizione economica al dollaro e’ la stessa tu compri una linea in euro o una in dollari. La valuta di negoziazione cambia solo se il tuo broker ti applica o no una commissione di conversione al momento dell’acquisto.
Per l’investitore italiano conviene di norma scegliere la linea quotata in euro sul proprio broker, se disponibile, per evitare i costi di cambio; ma se hai gia’ liquidita’ in dollari o il tuo intermediario non applica conversioni onerose, la linea USD va benissimo. In nessun caso comprare in euro «protegge» dal dollaro: per quello servirebbe una versione a cambio coperto (hedged), che pero’ ha costi propri e sul Nasdaq, indice di lunghissimo periodo, raramente conviene.
8. Dimensione e patrimonio
Con circa 326 milioni di euro di patrimonio, questo UBS e’ un fondo di dimensione media: sufficiente a garantire liquidita’ adeguata e a tenerlo al riparo dal rischio pratico di chiusura per scarso patrimonio che colpisce alcuni fratelli nano del segmento (nel confronto ci sono linee Nasdaq sotto i dieci milioni). Non e’ il colosso da miliardi come i grandi Nasdaq storici, ma e’ un fondo relativamente giovane in crescita, su una soglia gia’ tranquilla per l’investitore comune.
La dimensione conta soprattutto «in negativo»: sotto certe soglie un fondo rischia spread piu’ ampi (costi di transazione piu’ alti) e, nei casi peggiori, la chiusura anticipata con rimborso forzato. Questo UBS e’ ampiamente al riparo da entrambi i problemi. Va notato pero’ un piccolo controcanto: a parita’ di tutto, i grandi storici da miliardi offrono spread ancora piu’ stretti e una liquidita’ superiore — un vantaggio che alcuni pagano volentieri con uno 0,30% di TER. Per chi privilegia il costo, comunque, la dimensione di questo UBS e’ piu’ che adeguata, e il risparmio di TER ripaga ampiamente la (modesta) differenza di liquidita’.
9. Nasdaq 100 vs S&P 500 e indice mondiale: che ruolo dargli
Una domanda utile prima di comprarlo: in cosa il Nasdaq 100 si distingue dall’S&P 500 o da un indice mondiale? La differenza e’ il grado di concentrazione tecnologica. L’S&P 500 contiene 500 societa’ USA di ogni settore, finanziari compresi, con il tech intorno a un terzo. Il Nasdaq 100 esclude i finanziari e si limita a cento titoli del Nasdaq: e’ una versione amplificata della scommessa sul growth americano.
Il ruolo naturale del Nasdaq 100 in un portafoglio e’ quello di satellite aggressivo, non di nucleo: una porzione contenuta che accentua l’esposizione al tech sopra una base diversificata. Chi possiede gia’ un ampio indice globale deve sapere che ci sara’ una forte sovrapposizione: Apple, Microsoft e NVIDIA sono ai primi posti anche del mondiale. Aggiungere un Nasdaq non «diversifica», concentra. Una scelta legittima, ma consapevole. Per orientarsi resta utile il confronto degli ETF Nasdaq 100.
10. Perche’ un ETF passivo (ma «passivo» non vuol dire «diversificato»)
Vale la pena ricordare perche’ un ETF passivo a basso costo sia uno strumento cosi’ sensato. Invece di pagare un gestore attivo perche’ scelga «i titoli tech vincenti» — cosa che la maggioranza dei gestori, alla lunga e al netto delle commissioni, non riesce a fare meglio dell’indice — ci si limita a comprare l’intero paniere a costo bassissimo. I fondi tematici tech attivi costano spesso l’1,5-2% l’anno: una zavorra enorme rispetto allo 0,13% di questo ETF, che si accumula impietosamente e parte ogni anno in svantaggio.
C’e’ pero’ una precisazione cruciale e propria del Nasdaq 100: questo non e’ un indice diversificato come un MSCI World. E’ un indice settoriale e di stile, concentratissimo sul growth tecnologico. Comprarlo «passivamente» e’ efficiente sui costi, ma non risolve la concentrazione: stai comunque facendo una scommessa direzionale precisa. Il passivo riguarda il come compri (a basso costo, replicando l’indice), non il cosa compri (l’esposizione concentrata al tech USA). Tenere distinti i due piani aiuta a usare lo strumento con consapevolezza.
11. Il domicilio irlandese e il vantaggio fiscale «di sistema»
Un aspetto tecnico che vale la pena chiarire e’ il domicilio irlandese, che non e’ un dettaglio burocratico. Per gli ETF che investono in azioni americane, l’Irlanda gode di un trattato fiscale con gli Stati Uniti che riduce la ritenuta alla fonte sui dividendi USA dal 30% al 15%. E’ uno dei motivi per cui quasi tutti i grandi ETF azionari USA accessibili agli europei sono domiciliati in Irlanda: un beneficio «silenzioso» gia’ incorporato nel rendimento del fondo, di cui beneficia anche questo UBS pur essendo a replica fisica.
Questo spiega anche perche’, tra i fisici, lo «scotto» della ritenuta sui dividendi americani sia gia’ dimezzato rispetto al 30% pieno che subirebbe un fondo domiciliato in un Paese senza trattato. La replica fisica paga quel 15% residuo (che un sintetico puo’ attenuare), ma su un indice a dividendo bassissimo come il Nasdaq l’effetto e’ minimo. Sommando domicilio vantaggioso, TER minimo e replica fisica trasparente, questo UBS si colloca tra le scelte piu’ pulite ed efficienti del segmento per l’investitore europeo.
12. I rischi: quelli dell’indice e quelli dello strumento
I rischi vanno letti su due piani. Il primo, di gran lunga il piu’ importante, e’ quello dell’indice: il Nasdaq 100 e’ concentrato, tecnologico e volatile. Un solo Paese (gli USA), un solo macro-settore (la tecnologia), pochi titoli che pesano enormemente. Vola nelle fasi di euforia tech, ma nelle correzioni perde molto piu’ di un indice ampio: lo si e’ visto nella bolla dot-com e nel 2022. Va trattato come componente aggressiva, non come unico mattone del portafoglio.
Il secondo piano e’ specifico dello strumento. La buona notizia, per questo UBS, e’ che la replica fisica elimina il rischio di controparte tipico dei sintetici. Restano il consueto rischio di cambio sul dollaro, che agisce in entrambe le direzioni sul risultato in euro, e la concentrazione sui titoli in cima: comprando «100 aziende», gran parte del rendimento dipende da una manciata di colossi. Nessuno di questi rischi rende l’ETF inadatto — resta uno strumento eccellente per la quota growth di un portafoglio — ma vanno conosciuti prima di investire.
13. Per chi ha senso (e per chi no) questa versione
Per chiudere il cerchio, vediamo per chi ha senso proprio questa versione. E’ la scelta quasi ideale per l’investitore che vuole il Nasdaq 100 a replica fisica (preferisce che il fondo possieda davvero le azioni, senza controparte di swap), ragiona in ottica di lungo periodo, predilige l’accumulazione e da’ grande peso al costo minimo. Per questo profilo, lo 0,13% di TER unito alla replica fisica e’ una combinazione difficile da battere tra tutti i Nasdaq disponibili in Europa.
E’ meno indicata per chi vuole massimizzare il rendimento netto accettando la replica sintetica (uno swap efficiente puo’ insidiarlo grazie al trattamento dei dividendi USA), per chi cerca la massima liquidita’ su importi molto grandi (i giganti storici da miliardi offrono spread ancora piu’ stretti) e per chi cerca una rendita da cedola (il Nasdaq distribuisce pochissimo, e questa e’ comunque la versione ad accumulazione). Non e’ infine pensata per chi vuole il Nasdaq come unico investimento: troppo concentrato. In questi casi, il confronto completo aiuta a trovare l’alternativa piu’ adatta.
14. Tassazione italiana
Sul piano fiscale, questo UBS e’ un ETF azionario UCITS armonizzato: per l’investitore italiano valgono le regole standard, identiche a quelle di qualunque altro Nasdaq 100, fisico o sintetico. Le plusvalenze alla vendita sono tassate al 26%; non si applica il 12,5%, riservato ai titoli di Stato white list. Il TER piu’ basso del confronto, attenzione, riguarda il costo del fondo, non la tua tassazione, che resta il 26% pieno sul guadagno come per ogni altro Nasdaq.
Vale la consueta asimmetria fiscale: il guadagno e’ «reddito di capitale», la perdita e’ «reddito diverso». Non puoi compensare la plusvalenza di questo ETF con minusvalenze pregresse; le minusvalenze che generi finiscono nello «zainetto fiscale» e restano utilizzabili solo contro redditi diversi (azioni singole, certificati, ETC) entro quattro anni. E’ un limite strutturale degli ETF armonizzati.
L’accumulazione aggiunge il vantaggio del differimento: non distribuendo nulla, il fondo non genera tassazione durante il possesso, e il 26% scatta solo alla vendita. Sugli adempimenti, con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca, che applica anche l’imposta di bollo dello 0,2% annuo: non devi compilare il quadro RW. Con un broker estero in regime dichiarativo, invece, te ne occupi tu: quadro RW, IVAFE (0,2%) e calcolo delle plusvalenze in dichiarazione.
Esempio pratico
Un esempio numerico. Investi 10.000 euro in questo UBS Nasdaq e, dopo alcuni anni, rivendi a 16.000 euro: la plusvalenza e’ di 6.000 euro, tassata al 26%, cioe’ 1.560 euro di imposta. Trattandosi di un ETF, quei 1.560 euro non sono riducibili con minusvalenze pregresse. Sul fronte costi, lo 0,13% di TER avra’ inciso molto meno dello 0,30% di un Nasdaq storico: su quei 10.000 euro, parliamo di 17 euro l’anno risparmiati, che su molti anni e a capitale crescente diventano una somma ben piu’ grande, gia’ incorporata nel maggior valore finale del fondo. Ricorda infine che il risultato in euro dipende anche dal cambio euro/dollaro nel periodo.
15. Conclusione
L’UBS Nasdaq-100 USD acc e’ una delle scelte piu’ efficienti per esporsi al Nasdaq 100: replica fisica (possiede davvero le azioni, niente rischio di controparte) e, soprattutto, il TER piu’ basso del confronto, allo 0,13%, meno della meta’ dei grandi storici a 0,30%. Su un indice dove la confezione conta meno del contenuto, scegliere quella piu’ economica e’ una delle poche leve davvero sotto il controllo dell’investitore, e su orizzonti lunghi quel risparmio si traduce in un vantaggio concreto.
L’unico «ma» onesto e’ che, contro i sintetici efficienti, parte del vantaggio di costo puo’ essere riassorbito dal trattamento dei dividendi USA — ma sul Nasdaq il divario e’ piccolo, e contro i fisici concorrenti questo UBS vince nettamente. Sul piano fiscale resta un normale ETF azionario italiano: 26% sulle plusvalenze, asimmetria delle minusvalenze, vantaggio dell’accumulazione, rischio di cambio sul dollaro, quadro RW solo con broker estero. Se cerchi il Nasdaq fisico al costo minimo, e’ difficile fare meglio; per confrontarlo con le alternative parti dal confronto completo degli ETF Nasdaq 100.
Domande frequenti
Perche' questo UBS costa cosi' poco rispetto all'EQQQ o all'iShares?
Perche’ ha un TER dello 0,13% contro lo 0,30% dei grandi Nasdaq storici: e’ il piu’ economico del confronto. UBS ha scelto di competere aggressivamente sul prezzo. Sullo stesso indice, a parita’ di replica fisica, un costo piu’ basso si traduce su orizzonti lunghi in un rendimento netto migliore.
Replica fisica o sintetica: cosa cambia per questo ETF?
Questo UBS e’ fisico: possiede davvero le azioni del Nasdaq, quindi niente rischio di controparte tipico degli swap. In cambio subisce la ritenuta del 15% sui dividendi USA, che un sintetico puo’ attenuare; ma sul Nasdaq i dividendi sono bassissimi, quindi lo svantaggio e’ minimo.
Il TER piu' basso garantisce il rendimento migliore?
A parita’ di indice e di tipo di replica, l’ETF piu’ economico tende a battere quello piu’ caro, perche’ restituisce all’investitore una fetta piu’ grande del rendimento. Tra fisico e sintetico, pero’, va guardato il rendimento netto complessivo (dividendi inclusi), non solo il TER nudo.
Comprando la linea in euro evito il rischio di cambio sul dollaro?
No. La valuta di negoziazione non cambia l’esposizione economica: le aziende del Nasdaq sono americane e quotano in dollari, quindi sei comunque esposto all’euro/dollaro. La linea in euro serve solo a evitare i costi di conversione di alcuni broker.
Come e' tassato in Italia?
Come un normale ETF azionario armonizzato: plusvalenze al 26%, niente 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze. Essendo ad accumulazione, l’imposta si paga solo alla vendita. Il TER basso riguarda il costo del fondo, non la tua tassazione. Con intermediario italiano fa tutto la banca; con broker estero servono quadro RW e IVAFE.