Approfondimento

First Trust Nasdaq Cybersecurity (CYBR): analisi (ISIN IE00BF16M727)

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First Trust Nasdaq Cybersecurity (CYBR): analisi (ISIN IE00BF16M727)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 13 Giugno 2026

First Trust Nasdaq Cybersecurity (CYBR): analisi completa (ISIN IE00BF16M727)

Scheda completa di uno dei tre grandi ETF cyber «puri» d’Europa: come e’ costruito il suo indice Nasdaq CTA (e perche’ il metodo conta quanto il costo), cosa compri, dimensione, rischi del tematico e tassazione italiana. Dati di prodotto verificati, sempre datati.

  • TER 0,60% · Replica fisica · Accumulazione
  • ~1,2 mld € · 3o del comparto · liquido
  • Cyber «puro» con metodo large-cap
  • Indice Nasdaq CTA: regole di selezione disciplinate

Dati di prodotto (ISIN, TER, replica, politica, patrimonio, domicilio) aggiornati al 12 giugno 2026. Fonte: justETF (riga CSV verificata, 12 giugno 2026). Composizione fund-specific non riportata perche’ non verificabile dal dato di riga; i grafici confrontano TER e patrimonio con gli altri ETF cyber del medesimo dataset.

Il First Trust Nasdaq Cybersecurity UCITS ETF — ticker CYBR — e’ uno dei tre grandi ETF «cyber puri» disponibili per gli investitori europei, con oltre un miliardo di euro di patrimonio. Replica un indice costruito da Nasdaq, e proprio nelle regole di costruzione di quell’indice sta la sua particolarita’: un metodo di selezione che tende a privilegiare aziende un po’ piu’ grandi e consolidate rispetto al tipico ETF tematico, affollato di mid-cap speculative.

Se cerchi proprio il CYBR, la domanda interessante non e’ «cos’e’ la cybersicurezza», ma una piu’ tecnica e trascurata: come viene costruito l’indice che il fondo replica, e perche’ questo cambia il profilo di rischio? Sul tema cyber esistono diversi ETF apparentemente simili, ma sotto il cofano usano regole di selezione differenti, che producono panieri con personalita’ diverse. Questa scheda analizza il CYBR con i dati di prodotto verificati e con un angolo preciso: il metodo dell’indice come criterio di scelta tanto importante quanto il costo. Per il leader di dimensione (L&G), il fondo dal perimetro piu’ ampio (iShares LOCK) e quello dalla purezza piu’ estrema (WisdomTree) rimandiamo alle schede fratelle.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completoFirst Trust Nasdaq Cybersecurity UCITS ETF
ISINIE00BF16M727
TickerCYBR
Indice replicatoNasdaq CTA Cybersecurity Index
Costo annuo (TER)0,60%
Metodo di replicaFisica
Politica dei proventiAccumulazione (proventi reinvestiti)
DomicilioIrlanda
UCITS / armonizzatoSi’ (UCITS, armonizzato)
Patrimonio (AUM)circa 1.205 milioni di euro (al 12 giugno 2026)
CategoriaCybersicurezza «pura» (metodo large-cap)
In sintesi: uno dei tre grandi ETF cyber «puri» (~1,2 mld), a replica fisica e accumulazione. Il suo indice Nasdaq CTA privilegia aziende piu’ grandi e liquide: profilo meno speculativo. TER 0,60%, tra i piu’ alti del comparto.

2. L’indice Nasdaq CTA Cybersecurity: cosa compri

Il fondo replica il Nasdaq CTA Cybersecurity Index, costruito in collaborazione con la Consumer Technology Association. L’indice seleziona aziende di tutto il mondo classificate come fornitrici di prodotti e servizi di cybersicurezza, ma applica una serie di filtri di ammissibilita’ che ne definiscono la personalita’: soglie minime di capitalizzazione e di liquidita’ di scambio, e un criterio per cui l’azienda deve essere effettivamente classificata nel settore della sicurezza informatica. Il risultato e’ un paniere di poche decine di titoli, prevalentemente statunitensi, con una presenza relativamente maggiore di nomi piu’ grandi e affermati.

Questo e’ il punto da interiorizzare: due ETF «cyber puri» possono contenere aziende simili, ma il modo in cui le selezionano e le pesano cambia il prodotto finale. Le soglie di liquidita’ e dimensione del Nasdaq CTA tendono a tenere fuori le micro-cap piu’ speculative e a dare un’impronta leggermente piu’ «large-cap» al portafoglio. E’ una differenza sottile ma reale, che si riflette nel comportamento del fondo: meno esposto alle scommesse su nomi minimi e ancora privi di utili, e percio’ un filo meno volatile, a parita’ di tema, rispetto a un cyber che pesca piu’ in basso nella scala dimensionale.

Conviene anche ricordare cosa non e’ questo indice: non e’ un paniere ampio e diversificato come l’S&P 500, ma una selezione tematica ristretta di aziende accomunate da un mestiere — proteggere sistemi, reti e dati. La logica «passiva» del replicare un indice a basso costo qui convive con una scelta tutt’altro che passiva: decidere che la cybersicurezza meriti uno spazio dedicato in portafoglio, oltre a quello che gia’ ottieni indirettamente da un indice tecnologico globale. E’ una scommessa attiva travestita da prodotto passivo, ed e’ giusto saperlo prima di comprare.

3. Il metodo dell’indice: il criterio sottovalutato

L’angolo decisivo di questa scheda e’ il metodo di selezione dell’indice, un fattore che quasi nessuno guarda ma che incide quanto e piu’ del TER. Sul tema cyber, la scelta dell’ETF non si riduce a «quale costa meno»: ogni fondo replica un indice diverso, con regole diverse su come definire un’azienda «di cybersicurezza», su quante includerne, su come pesarle (per capitalizzazione, in modo equipesato, o con tetti). Queste regole determinano se il fondo sara’ piu’ concentrato o piu’ diffuso, piu’ large-cap o piu’ mid-cap, piu’ o meno «puro».

Il Nasdaq CTA, con i suoi filtri di ammissibilita’, produce un paniere relativamente disciplinato: aziende che superano soglie minime di dimensione e liquidita’, il che riduce la presenza dei nomi piu’ fragili e illiquidi. Per l’investitore che vuole esposizione al cyber ma diffida delle micro-cap iperspeculative, questo metodo e’ un punto a favore. Per chi invece cerca proprio la coda piu’ aggressiva del settore — le piccole aziende ad altissima crescita potenziale — un indice cosi’ filtrato puo’ risultare meno «esplosivo». Conoscere il metodo, quindi, e’ il modo per scegliere il fondo coerente con cio’ che davvero vuoi: e’ un criterio che merita almeno la stessa attenzione che si dedica al costo annuo.

Un esempio concreto della differenza che fa il metodo: due fondi cyber possono entrambi possedere lo stesso grande produttore di firewall, ma se uno pesa i titoli per capitalizzazione e l’altro li equipesa, il primo sara’ dominato dai due-tre nomi maggiori, il secondo dara’ piu’ spazio alle aziende medie. Il primo seguira’ da vicino le sorti dei giganti del settore; il secondo sara’ piu’ esposto alla parte mobile e rischiosa del comparto. Nessuno dei due e’ «giusto» in assoluto: sono due scommesse diverse sullo stesso tema. Il CYBR, con il suo metodo orientato alle aziende ammissibili per dimensione e liquidita’, si colloca dal lato piu’ prudente di questo spettro — ed e’ una scelta consapevole di chi lo costruisce, non un dettaglio tecnico irrilevante.

Da capire: due ETF «cyber puri» possono contenere aziende simili ma selezionarle con regole diverse. Le soglie di dimensione e liquidita’ del Nasdaq CTA danno al CYBR un’impronta piu’ large-cap e meno speculativa. Il metodo conta quanto il TER.

4. Il costo: nella fascia alta del comparto

Sul costo il CYBR si colloca nella fascia alta: con un TER del 0,60%, e’ il secondo piu’ caro del comparto, dietro solo al L&G (0,69%) e ben sopra l’iShares LOCK (0,40%) o l’Invesco (0,35%). Su 10.000 euro sono circa 60 euro l’anno di commissione di gestione: non poco, su un orizzonte lungo e su un capitale crescente. Su un settore di nicchia dove la concorrenza non ha ancora compresso i costi come sull’S&P 500, le differenze di TER sono ampie e contano, perche’ il costo e’ uno dei pochissimi elementi certi di un investimento per il resto pieno di incognite.

Il TER, pero’, non e’ tutto. Su un ETF tematico la qualita’ del metodo dell’indice, l’efficienza di replica e la liquidita’ del fondo incidono sul risultato finale quanto il costo dichiarato. Il CYBR, con oltre un miliardo di patrimonio, e’ abbastanza grande e liquido da avere spread di negoziazione contenuti, e il suo indice piu’ disciplinato puo’ tradursi in un comportamento piu’ regolare. La domanda da porsi e’ se la combinazione «cyber puro + metodo large-cap» valga il sovrapprezzo rispetto a un LOCK piu’ economico ma dal perimetro diverso: dipende da quale esposizione cerchi davvero, non solo dal numero sul TER.

Costo annuo (TER) degli ETF cybersecurity europeiL&G Cyber Security (USPY)0.69%First Trust Nasdaq Cybersec. (CYBR)0.60%WisdomTree Cybersecurity (WCBR)0.45%Rize Cybersecurity & Data Privacy0.45%iShares Digital Security (LOCK)0.40%Invesco Cybersecurity (Kensho)0.35%
Costo annuo (TER) degli ETF cyber UCITS a confronto. Fonte: justETF (riga CSV verificata, 12 giugno 2026). Il CYBR e’ il secondo piu’ caro, dietro al L&G.

5. Dimensione e liquidita’

Con oltre 1,2 miliardi di euro di patrimonio, il CYBR e’ il terzo piu’ grande del comparto, dietro a L&G e iShares LOCK ma nettamente sopra i fondi minori. E’ una dimensione piu’ che sufficiente a garantire liquidita’ adeguata, spread denaro-lettera stretti e nessun rischio pratico di chiusura per masse insufficienti — un pericolo concreto, invece, per i tematici piu’ piccoli, che gli emittenti chiudono regolarmente quando diventano antieconomici da gestire.

Su un settore di nicchia la dimensione non e’ un vezzo: una chiusura forzata ti costringerebbe a vendere in un momento che non scegli tu, con possibili conseguenze fiscali e operative. I tre grandi del comparto (L&G, LOCK, CYBR) sono tutti abbastanza capienti da non porre questo problema, e tra loro la scelta si gioca quindi su altri criteri: il perimetro (puro vs ampio), il metodo dell’indice (large-cap vs mid-cap) e il costo. Il CYBR e’ il «cyber puro a metodo disciplinato»: la sua identita’ nasce proprio dall’incrocio tra purezza tematica e regole di selezione orientate alle aziende piu’ solide.

Patrimonio (mln EUR) degli ETF cybersecurity europeiL&G Cyber Security2828 mlniShares Digital Security1448 mlnFirst Trust Nasdaq Cybersec.1205 mlnWisdomTree Cybersecurity338 mlnRize Cybersec. & Data Privacy103 mlnInvesco Cybersecurity9 mln
Patrimonio dei principali ETF cyber europei (mln EUR). Fonte: justETF (riga CSV verificata, 12 giugno 2026).

6. Narrativa vs fondamentali: la cautela dei tematici

Vale per il CYBR lo stesso avvertimento di fondo che riguarda tutti i tematici: la differenza tra una bella storia e un buon prezzo. La cybersicurezza e’ una narrativa solida — gli attacchi crescono, la spesa in difesa e’ considerata non comprimibile, l’IA amplia la superficie d’attacco — ma una storia vera non garantisce un buon rendimento: conta il prezzo a cui entri. Quando un tema diventa popolare, le valutazioni salgono in anticipo, incorporando gia’ molte aspettative di crescita, ed esponendo a correzioni brusche se la crescita rallenta.

Il metodo piu’ «large-cap» del CYBR attenua in parte questo rischio, perche’ tiene fuori i nomi piu’ piccoli e dai conti piu’ fragili, generalmente i piu’ vulnerabili a un cambio di sentiment. Non lo elimina: anche le grandi aziende di cybersicurezza quotano spesso a multipli ricchi, tipici di un settore di crescita molto seguito. La disciplina giusta resta la stessa per ogni tematico: decidere in anticipo la quota, accumulare con regolarita’ invece di entrare in un colpo solo sull’onda dell’entusiasmo, e non confondere mai l’attrattiva del tema con la convenienza del prezzo a cui lo si compra.

C’e’ anche un fenomeno tipico da tenere a mente: il momento in cui un fondo settoriale raccoglie piu’ denaro coincide quasi sempre con il picco di entusiasmo per quel tema, cioe’ proprio quando i prezzi sono piu’ alti. Gli investitori tendono a entrare dopo i grandi rialzi, attratti dai rendimenti passati, e a uscire dopo i crolli: e’ il classico comportamento pro-ciclico che, sui tematici, fa si’ che il rendimento effettivo medio dell’investitore risulti spesso inferiore a quello del fondo stesso. Il metodo piu’ disciplinato del CYBR non protegge da questo errore di comportamento: l’unica difesa e’ un piano deciso a freddo e seguito con costanza.

Da ricordare: una storia vera non garantisce un buon rendimento. Sui tematici popolari si rischia di comprare una narrativa eccellente a un prezzo gia’ elevato. Conta cosa paghi, non quanto e’ bella la storia.

7. La sovrapposizione con la tecnologia che gia’ possiedi

Un nodo da non sottovalutare e’ la sovrapposizione con cio’ che gia’ possiedi. Le aziende di cybersicurezza sono in larga parte tecnologiche e statunitensi. Se in portafoglio hai gia’ un S&P 500, un Nasdaq 100 o un MSCI World, una parte della tua esposizione e’ gia’ investita nel software e nella tecnologia americana, e talvolta proprio nei grandi nomi della sicurezza informatica. Aggiungere il CYBR significa quindi rafforzare un’area che hai gia’, non aggiungere un mattone davvero scorrelato.

Proprio perche’ il CYBR, per via del metodo dell’indice, pesca tra le aziende cyber piu’ grandi — quelle piu’ facilmente presenti anche negli indici ampi — questa sovrapposizione puo’ essere persino piu’ marcata che su un fondo concentrato sulle mid-cap. Per questo il CYBR va inteso come una scommessa di convinzione «satellite», da affiancare a un nucleo gia’ diversificato e da tenere entro una quota contenuta. L’esercizio utile prima di comprarlo: verificare quanta cybersicurezza gia’ si possiede dentro il proprio ETF azionario principale, per non illudersi di diversificare quando in realta’ si sta concentrando.

8. Replica fisica e domicilio irlandese

Sul piano tecnico il CYBR adotta una replica fisica: possiede direttamente le azioni delle societa’ dell’indice, senza derivati ne’ controparte swap. E’ il metodo piu’ trasparente e generalmente preferito, perche’ elimina il rischio di controparte tipico della replica sintetica. Il fondo e’ domiciliato in Irlanda, e’ UCITS armonizzato (quindi soggetto alle regole europee di tutela del risparmiatore e alla fiscalita’ agevolata per gli italiani) e investe in larga parte in azioni americane.

Il domicilio irlandese non e’ un dettaglio: per i fondi che detengono azioni statunitensi, l’Irlanda beneficia di un trattato fiscale con gli Stati Uniti che riduce la ritenuta sui dividendi americani, a vantaggio del rendimento del fondo. Per un ETF di crescita come questo, dove i dividendi pesano poco rispetto al guadagno in conto capitale, l’effetto e’ marginale ma reale e gia’ incorporato nel risultato. La dimensione superiore al miliardo, inoltre, garantisce una buona efficienza operativa e spread di negoziazione contenuti.

9. Accumulazione: la scelta naturale per un growth

Il CYBR e’ un ETF ad accumulazione: gli eventuali dividendi delle societa’ in portafoglio — modesti, trattandosi in prevalenza di aziende di crescita — vengono reinvestiti automaticamente nel fondo, facendone crescere il valore, senza passare per il tuo conto e senza generare tassazione durante il possesso. E’ la scelta tipicamente piu’ efficiente per chi e’ in fase di accumulo e non cerca una rendita periodica.

Per un tematico di crescita la questione accumulazione-vs-distribuzione e’ quasi accademica: il rendimento atteso e’ quasi tutto in conto capitale, non nelle cedole. L’accumulazione evita di dover reinvestire a mano dei dividendi minimi e rimanda l’imposta alla vendita, lasciando lavorare per intero l’interesse composto. Una versione a distribuzione, su un fondo simile, avrebbe scarso senso pratico per la maggioranza degli investitori.

Per l’investitore italiano l’accumulazione ha un beneficio fiscale concreto: i proventi reinvestiti non vengono tassati anno per anno, ma solo al momento della vendita. Questo differimento — apparentemente piccolo — su orizzonti lunghi e’ tutt’altro che trascurabile, perche’ lascia lavorare l’intero capitale, imposte comprese, fino alla fine. Su un fondo a distribuzione, invece, ogni provento pagato sconterebbe subito il 26%, riducendo la somma reinvestibile. Per chi e’ in fase di accumulo e non ha bisogno di una rendita, la versione ad accumulazione del CYBR e’ quindi la scelta non solo piu’ comoda ma anche fiscalmente piu’ efficiente.

10. Per chi ha senso (e per chi no)

A chi si addice il CYBR? E’ la scelta naturale per chi vuole una esposizione «cyber pura» — non diluita da pagamenti o identita’ come nel LOCK — ma con un metodo di selezione disciplinato, che riduce il peso delle micro-cap piu’ speculative. E’ il «cyber puro per chi preferisce i nomi consolidati»: un compromesso tra purezza tematica e prudenza dimensionale, in un fondo grande e liquido. Per l’investitore convinto del tema ma diffidente verso le scommesse sui nomi minuscoli, e’ un’opzione coerente.

Non si addice, invece, a chi cerca la massima reattivita’ al tema attraverso le aziende piu’ piccole e ad alta crescita potenziale (per quello esistono fondi piu’ concentrati o equipesati), ne’ a chi vuole minimizzare i costi (il TER del 0,60% e’ tra i piu’ alti). E, come ogni tematico, non si addice a chi entra mosso solo dai titoli di giornale, senza un piano su quanto pesarlo e per quanto tenerlo. La regola pratica resta: un satellite tematico si compra con una tesi chiara, una quota predefinita e contenuta, e un orizzonte lungo — oppure non si compra affatto.

11. I rischi di un ETF tematico

Riassumiamo i rischi, piu’ marcati che per un indice ampio. Il primo e’ la concentrazione: poche decine di titoli, un solo settore, in larga parte negli Stati Uniti. Un singolo grande nome che delude puo’ pesare molto, e l’intero comparto puo’ muoversi all’unisono nei momenti di stress. Il metodo large-cap del CYBR attenua un po’ l’esposizione ai nomi piu’ fragili, ma non cancella la concentrazione settoriale di fondo.

Il secondo e’ il rischio di valutazione: una narrativa popolare comprata a multipli elevati e’ esposta a correzioni brusche. Il terzo e’ il rischio di cambio: investendo soprattutto in aziende in dollari, per l’investitore in euro il risultato dipende anche dall’andamento euro/dollaro. Il quarto e’ la gia’ citata sovrapposizione con la tecnologia che probabilmente gia’ possiedi.

Un rischio piu’ sottile e’ quello legato allo stile dell’investitore: i tematici, per via della loro volatilita’ e del legame con narrazioni mediatiche forti, inducono a comprare dopo i rialzi e a vendere dopo i ribassi, distruggendo valore. Nessuno di questi rischi rende il CYBR da evitare — e’ uno strumento legittimo e ben costruito — ma vanno conosciuti, e il piu’ insidioso resta la tentazione di confondere una bella storia con un buon prezzo d’ingresso.

12. Tassazione italiana

Sul piano fiscale il CYBR e’ un ETF azionario UCITS armonizzato domiciliato in Irlanda: per l’investitore italiano valgono le regole degli ETF azionari. Le plusvalenze alla vendita sono tassate al 26%; non si applica il 12,5%, aliquota riservata ai soli titoli di Stato ed equiparati in white list, che qui non c’entrano: e’ un fondo di azioni, non di obbligazioni governative.

Vale la consueta asimmetria fiscale: il guadagno e’ «reddito di capitale», le perdite sono «redditi diversi». In pratica non puoi compensare un guadagno su questo ETF con minusvalenze pregresse; le eventuali minusvalenze finiscono nello «zainetto fiscale», utilizzabili solo contro redditi diversi (plusvalenze su azioni singole, certificati, ETC) ed entro quattro anni. E’ un limite importante proprio sugli strumenti volatili come i tematici, dove i saliscendi sono frequenti.

Essendo ad accumulazione, il fondo non distribuisce proventi durante il possesso e non genera tassazione fino alla vendita: il 26% si applica solo al disinvestimento, differendo il prelievo e lasciando lavorare l’interesse composto. Sugli adempimenti, con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca, che applica anche l’imposta di bollo dello 0,2% annuo, e non devi indicare nulla nel quadro RW. Con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu: quadro RW, IVAFE (0,2%) e tassazione delle plusvalenze in dichiarazione.

Esempio pratico

Un esempio numerico. Investi 10.000 euro nel CYBR e, dopo qualche anno, rivendi a 15.500: la plusvalenza e’ di 5.500 euro, tassata al 26% per 1.430 euro. Trattandosi di un ETF, quei 1.430 euro non sono riducibili con minusvalenze pregresse maturate su altri ETF. Sul fronte costi, il TER dello 0,60% su un capitale medio di 12.500 euro nel periodo equivale a circa 75 euro l’anno: un po’ meno del leader L&G, ma sensibilmente piu’ del LOCK o dell’Invesco. Ricorda che il risultato in euro dipende anche dal cambio euro/dollaro nel periodo.

Da ricordare: 26% sulle plusvalenze, nessun 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze, imposta differita grazie all’accumulazione. RW/IVAFE solo se detenuto tramite broker estero. Aliquota identica a qualunque altro ETF cyber: l’emittente non cambia l’imposta.

13. Conclusione

Il First Trust Nasdaq Cybersecurity (CYBR) e’ uno dei tre grandi ETF «cyber puri» d’Europa, e si distingue per il metodo del suo indice: regole di selezione che privilegiano le aziende piu’ grandi e liquide, dando al fondo un profilo un po’ meno speculativo del tipico tematico mid-cap. E’ il «cyber puro per chi preferisce i nomi consolidati», grande e liquido, a fronte di un TER tra i piu’ alti del comparto.

Cio’ che conta davvero, pero’, non e’ tanto la scelta dell’etichetta, quanto due decisioni piu’ profonde: capire come e’ costruito l’indice che compri (il metodo conta quanto il costo, e qui orienta verso le large-cap), e quanto pesare un tema cosi’ affascinante in portafoglio, consapevoli che lo compri a valutazioni spesso ricche e che ti sovrapponi alla tecnologia che gia’ detieni. Trattalo come una scommessa di convinzione, di taglia contenuta, accanto a un nucleo ben diversificato. Sul piano fiscale e’ un normale ETF azionario: 26% sulle plusvalenze, asimmetria delle minusvalenze, vantaggio dell’accumulazione, quadro RW solo se detenuto tramite broker estero. La lezione di fondo: guarda sotto il cofano dell’indice, non solo l’etichetta e il TER.

Domande frequenti

Cosa distingue il CYBR dagli altri ETF cyber?

Il metodo del suo indice (Nasdaq CTA Cybersecurity): regole di ammissibilita’ su dimensione e liquidita’ che privilegiano aziende piu’ grandi e consolidate, riducendo il peso delle micro-cap speculative. E’ un cyber «puro» ma con un’impronta piu’ large-cap rispetto a fondi che pescano piu’ in basso nella scala dimensionale.

CYBR o iShares LOCK: quale scegliere?

Dipende da cosa cerchi. Il CYBR e’ cyber «puro» (solo cybersicurezza) con metodo large-cap, ma costa di piu’ (0,60% contro 0,40%). Il LOCK ha un perimetro piu’ ampio (anche identita’ e pagamenti) ed e’ piu’ economico. Scegli prima il perimetro e il metodo che vuoi, poi confronta i costi.

E' un buon modo per diversificare il portafoglio?

No, non in senso classico. E’ un ETF settoriale concentrato in poche decine di titoli, quasi tutti tech e americani, che si sovrappongono a cio’ che gia’ possiedi se hai un indice tech o globale. Va inteso come una scommessa tematica «satellite» di taglia contenuta.

Acc o dist: il CYBR distribuisce dividendi?

No, e’ ad accumulazione: i pochi dividendi vengono reinvestiti automaticamente nel fondo, senza tassazione durante il possesso. Per un tematico di crescita e’ la scelta naturale, dato che il rendimento atteso e’ quasi tutto in conto capitale e non nelle cedole.

Come e' tassato in Italia?

Come un normale ETF azionario armonizzato: plusvalenze al 26%, niente 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze (non compensabili con i guadagni su ETF). Essendo ad accumulazione, l’imposta si paga solo alla vendita. Con intermediario italiano fa tutto la banca; con broker estero servono quadro RW e IVAFE.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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