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iShares FTSE All-World (Acc): analisi (ISIN IE00097WZHZ9)

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iShares FTSE All-World (Acc): analisi (ISIN IE00097WZHZ9)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 13 Giugno 2026

iShares FTSE All-World (Acc): analisi completa (ISIN IE00097WZHZ9)

Scheda completa del nuovo ETF di iShares sul FTSE All-World: il piu’ grande emittente al mondo sfida Vanguard sul suo terreno, con replica fisica e TER 0,12% (meta’ del suo stesso MSCI ACWI). Il dilemma del fondo nuovo e minuscolo, i rischi e la tassazione italiana. Dati di prodotto verificati.

  • TER 0,12% · Replica fisica · Accumulazione
  • Indice FTSE All-World (~3.700 aziende)
  • Lancio recente · ~25 mln € · emittente n.1
  • Guida: conviene un ETF nuovo?

Dati di prodotto (TER, replica, politica, patrimonio, valuta, domicilio) verificati al 12 giugno 2026. Fonte: justETF (pagina FTSE All-World ETFs), dati di prodotto verificati. I confronti di TER e patrimonio usano gli altri ETF dello stesso dataset.

L’iShares FTSE All-World UCITS ETF (Acc) e’ una novita’ interessante nel panorama degli ETF azionari mondiali: con questo fondo, iShares — il piu’ grande emittente di ETF al mondo, del gruppo BlackRock — entra sull’indice FTSE All-World, lo stesso che ha reso celebre il Vanguard VWCE. Con un solo strumento compri un pezzo di tutte le principali aziende del pianeta, sviluppati ed emergenti, a replica fisica e con un costo competitivo (0,12%).

La sua nascita genera una domanda specifica: «conviene un ETF nuovo, di un grande emittente ma appena lanciato e ancora minuscolo, o e’ meglio aspettare che cresca — o scegliere un fondo gia’ affermato?». E’ la domanda giusta, perche’ questo iShares ha due facce: da un lato un emittente solidissimo e un costo basso su replica fisica; dall’altro un patrimonio ancora minimo (circa 25 milioni di euro, dato CSV) tipico di un lancio recente. C’e’ anche una curiosita’: iShares offre gia’ un ETF mondo intero, ma sull’indice MSCI ACWI (a 0,20%); con questo fondo aggiunge la versione FTSE All-World a meta’ prezzo. Questa scheda analizza l’iShares FTSE All-World con i dati di prodotto verificati e ha un angolo preciso: il grande emittente che sfida Vanguard sul suo terreno, e il dilemma del fondo nuovo.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completoiShares FTSE All-World UCITS ETF (Acc)
ISINIE00097WZHZ9
Indice replicatoFTSE All-World (~3.700 aziende)
Mercati copertiSviluppati + emergenti (mondo intero)
Costo annuo (TER)0,12%
Metodo di replicaFisica a campionamento
Politica dei proventiAccumulazione (proventi reinvestiti)
Valuta del fondoUSD (dollaro USA)
DomicilioIrlanda
UCITS / armonizzatoSi’ (UCITS, armonizzato)
Patrimonio (AUM)circa 25 milioni di euro (lancio recente, al 12 giugno 2026)
In sintesi: il mondo intero (FTSE All-World) in un ETF iShares fisico ad accumulazione, TER 0,12% — meta’ del suo stesso ETF MSCI ACWI. Ma e’ un lancio recente e minuscolo (~25 mln). La domanda vera: «un fondo nuovo di un grande emittente, o aspettare?».

2. L’indice FTSE All-World: che cosa compri davvero

Partiamo dall’indice, che e’ il cuore di tutto e che questo iShares condivide con il VWCE. Il FTSE All-World raccoglie circa 3.700 aziende di 23 mercati sviluppati e una ventina di mercati emergenti, dalle large cap fino a una fetta di small cap. Pesa ogni societa’ per capitalizzazione corretta per il flottante: piu’ un’azienda vale in borsa, piu’ pesa. Il risultato e’ una fotografia del capitalismo quotato mondiale, dominata dagli Stati Uniti (circa due terzi del peso) e dai giganti della tecnologia americana.

Comprare il FTSE All-World significa possedere, in proporzione al loro valore, le maggiori aziende del mondo: i colossi tech USA in testa, poi i grandi gruppi europei, giapponesi e, in misura minore (intorno al 10%), le principali societa’ dei mercati emergenti. Vale la pena notare la differenza con l’altro ETF mondo intero di iShares, basato sull’MSCI ACWI: il FTSE All-World ha piu’ titoli (~3.700 contro ~2.700) perche’ include una fetta di small cap, e classifica la Corea del Sud come emergente anziche’ sviluppata. Sono differenze tecniche minori: i due indici «mondo intero» sono quasi equivalenti nei rendimenti reali.

3. L’angolo: iShares sfida Vanguard sul suo terreno

Ed eccoci all’angolo: iShares, il numero uno mondiale degli ETF, entra sul FTSE All-World, il terreno storico del Vanguard VWCE. E’ una mossa significativa. Per anni il FTSE All-World e’ stato quasi sinonimo di VWCE; ora il piu’ grande emittente del settore offre la propria versione, a replica fisica e a un costo dello 0,12% — piu’ basso del VWCE (0,19%) e, curiosamente, anche del suo stesso ETF MSCI ACWI (0,20%). E’ la guerra dei prezzi sull’azionario mondiale che continua, e per l’investitore e’ una buona notizia.

C’e’ pero’ un grande «ma»: il fondo e’ appena nato e minuscolo, circa 25 milioni di euro di patrimonio (dato CSV verificato), contro i 40 miliardi del VWCE. Qui sta il dilemma di questa scheda. Da un lato, alle spalle c’e’ iShares/BlackRock, il colosso assoluto del settore: difficilmente un suo prodotto strategico viene abbandonato, e l’esperienza di replica e’ la migliore sul mercato. Dall’altro, 25 milioni sono pochi: spread denaro-lettera potenzialmente piu’ larghi, liquidita’ ancora sottile, e — almeno in teoria — un rischio di chiusura se il fondo non decollasse. La scommessa di chi lo sceglie oggi e’ che, con il marchio iShares e un costo aggressivo, il fondo cresca rapidamente e si consolidi. E’ una scommessa ragionevole, ma e’ bene farla con consapevolezza.

Perche’ iShares lancia un FTSE All-World quando ha gia’ un MSCI ACWI? Perche’ molti investitori, soprattutto in Europa, sono «affezionati» proprio al FTSE All-World, l’indice reso popolare dal VWCE, e cercano specificamente quell’etichetta. Offrendone una versione propria a costo inferiore, iShares punta a intercettare chi avrebbe comprato il VWCE ma e’ sensibile al prezzo, senza dover convincere nessuno a «passare» all’MSCI ACWI. E’ una mossa di posizionamento intelligente: copre entrambi gli indici mondo intero (ACWI e All-World) e su quest’ultimo attacca il leader sul costo. Per l’investitore, il risultato e’ una scelta in piu’ e una pressione al ribasso sui prezzi dell’intera categoria — di nuovo, una buona notizia.

Da capire: il n.1 mondiale degli ETF entra sul FTSE All-World (l’indice del VWCE), fisico e a 0,12%. Pacchetto eccellente, ma fondo appena nato e minuscolo: e’ il dilemma del fondo nuovo.

4. Il dilemma del fondo nuovo (liquidita’, storia, chiusura)

Approfondiamo il dilemma del fondo nuovo, perche’ e’ una situazione che l’investitore incontra spesso e che vale la pena saper valutare. Un ETF appena lanciato presenta tre incognite. La prima e’ la liquidita’: con poco patrimonio e pochi scambi, gli spread denaro-lettera tendono a essere piu’ larghi, e questo «costo di transazione» nascosto puo’ mangiarsi parte del vantaggio sul TER, soprattutto per chi opera spesso. La seconda e’ il track record: non avendo storia, non si puo’ ancora verificare «sul campo» quanto fedelmente segua l’indice (anche se, con iShares, e’ lecito attendersi un tracking eccellente come sui suoi altri fondi).

La terza e’ il rischio di chiusura: se il fondo non raccoglie capitali, l’emittente potrebbe chiuderlo o fonderlo, costringendoti a vendere in un momento non scelto e magari a realizzare una plusvalenza tassabile. Quest’ultimo rischio, pero’, va calibrato sull’emittente: per un colosso come iShares, che lancia questo fondo come mossa strategica per competere sul FTSE All-World, la probabilita’ di abbandono e’ bassa. La conclusione equilibrata: il dilemma del fondo nuovo e’ reale, ma il peso di iShares lo attenua parecchio. Chi ha pazienza e accetta qualche mese o anno di liquidita’ ancora sottile puo’ ragionevolmente puntare sulla crescita del prodotto; chi vuole la massima liquidita’ fin da subito puo’ preferire un fondo gia’ affermato, e tornare a guardare questo iShares tra qualche anno.

C’e’ anche un’osservazione di mercato che gioca a favore di questo fondo: i lanci di iShares sui prodotti «core» tendono a crescere in fretta, perche’ l’emittente li promuove attivamente, li rende disponibili su moltissime piattaforme e li sostiene con la propria rete di market maker (che migliora la liquidita’ e stringe gli spread anche quando il patrimonio e’ ancora modesto). In altre parole, un ETF iShares «piccolo» non e’ come un ETF piccolo di un emittente di nicchia: ha alle spalle una macchina che ne facilita la crescita e ne sostiene la negoziabilita’ fin dai primi mesi. Questo non azzera i rischi del fondo nuovo, ma li ridimensiona ulteriormente, e spiega perche’ molti investitori sono disposti a entrare presto su questi prodotti invece di aspettare anni.

Da ricordare: un ETF appena nato ha liquidita’ sottile (spread piu’ larghi), nessuno storico di tracking e un rischio teorico di chiusura. Il peso di iShares attenua molto quest’ultimo, ma i primi due restano finche’ il fondo non cresce.

5. Il costo

Sul piano del costo annuo (TER), questo iShares FTSE All-World si colloca allo 0,12% (dato CSV verificato): un valore aggressivo, nella fascia bassa della categoria, in linea con lo SPDR ACWI e piu’ basso del VWCE (0,19%). E’ interessante che sia meta’ del costo del «fratello» iShares MSCI ACWI (0,20%): segno che iShares usa il nuovo prodotto FTSE All-World come arma competitiva sul prezzo. Su 10.000 euro investiti, lo 0,12% significa circa 12 euro l’anno.

Resta valida la solita avvertenza, che per un fondo nuovo e piccolo pesa doppio: il TER non e’ l’unico costo. Contano anche lo spread denaro-lettera (piu’ largo finche’ il fondo e’ poco liquido) e il tracking. Il «costo vero» e’ la somma di TER, spread e tracking; lo 0,12% e’ un ottimo punto di partenza, ma nei primi tempi lo spread potrebbe ridurne il vantaggio rispetto a un fondo gia’ grande e liquidissimo. Man mano che il patrimonio cresce, questo svantaggio tende a sparire. In ogni caso, su questa categoria la concorrenza ha gia’ compresso i costi al punto che sono tutti convenienti: la differenza di pochi centesimi di punto raramente e’ il fattore davvero decisivo.

Costo annuo (TER) degli ETF «mondo intero» a confrontoXtrackers FTSE All-World (Acc)0.07%iShares FTSE All-World (Acc) — questo0.12%SPDR MSCI ACWI (Acc)0.12%Invesco FTSE All-World (Acc)0.15%Vanguard FTSE All-World (VWCE)0.19%iShares MSCI ACWI (Acc)0.20%Amundi MSCI ACWI (Acc)0.45%
Costo annuo (TER) degli ETF mondo intero. Questo iShares (0,12%) costa meta’ del suo stesso MSCI ACWI. Dati CSV verificati.

6. Replica fisica e domicilio irlandese

Sul piano tecnico, questo iShares adotta una replica fisica a campionamento ottimizzato: invece di comprare tutte le ~3.700 azioni del FTSE All-World, acquista un sottoinsieme accuratamente scelto che ne riproduce fedelmente il comportamento. E’ la norma per gli indici molto ampi e globali, ed e’ un punto a favore rispetto agli ETF sintetici: il fondo possiede davvero le azioni, senza derivati ne’ rischio di controparte. iShares e’ inoltre il piu’ grande gestore di ETF al mondo, con la replica piu’ rodata del settore.

Il fondo e’ domiciliato in Irlanda, e’ UCITS armonizzato e ad accumulazione: i dividendi delle aziende sottostanti vengono reinvestiti automaticamente dentro il fondo. Il domicilio irlandese non e’ un dettaglio: per gli ETF che investono in azioni americane (circa due terzi di un indice mondiale), l’Irlanda gode di un trattato fiscale con gli Stati Uniti che riduce la ritenuta sui dividendi americani dal 30% al 15%, a vantaggio silenzioso del rendimento del fondo. Sommando replica fisica, domicilio irlandese, costo basso ed emittente n.1, il «pacchetto tecnico» di questo iShares e’ eccellente: l’unico vero punto debole, oggi, e’ la dimensione.

Patrimonio (mld €) dei principali ETF mondo interoVanguard FTSE All-World (VWCE)40.00 mldiShares MSCI ACWI (Acc)28.00 mldSPDR MSCI ACWI (Acc)13.10 mldInvesco FTSE All-World (Acc)3.20 mldAmundi MSCI ACWI EUR (Acc)2.20 mldiShares FTSE All-World (Acc) — questo0.03 mld
Patrimonio dei principali ETF mondo intero (mld €). Questo iShares e’ tra i piu’ piccoli. Dati: justETF (pagina FTSE All-World ETFs), dati di prodotto verificati, al 12 giugno 2026.

7. Perche’ comprare tutto il mondo batte i gestori attivi

Vale la pena ricordare perche’ un ETF che si limita a comprare tutto il mercato mondiale sia uno strumento cosi’ raccomandato. La ragione e’ una delle evidenze piu’ solide della finanza: nel lungo periodo, la grande maggioranza dei gestori attivi non riesce a fare meglio del semplice indice, soprattutto al netto delle commissioni, molto piu’ alte (spesso l’1,5-2% l’anno contro lo 0,12% di questo ETF).

Il motivo e’ quasi aritmetico: il mercato e’ fatto da tutti gli investitori, non possono battere tutti la media, e i costi piu’ alti partono in svantaggio ogni anno. Comprare tutto il mondo e tenerlo elimina la scommessa — quasi sempre perdente — di indovinare il Paese o il settore giusto. E’ la ragione di fondo del successo dell’investimento passivo e di prodotti come questo: non promettono di battere il mercato, promettono di essere il mercato a costo minimo. Che a offrirlo sia il piu’ grande emittente al mondo, su un indice collaudato e a un costo basso, e’ semplicemente la conferma di quanto questa logica sia ormai mainstream.

8. Accumulazione o distribuzione?

Questo iShares e’ nella versione ad accumulazione: i dividendi delle aziende mondiali — un rendimento lordo da dividendo nell’ordine dell’1,5-2% l’anno per un indice globale — vengono reinvestiti dentro il fondo invece di essere staccati. Per l’investitore italiano in fase di accumulo e’ di norma la scelta fiscalmente piu’ efficiente, grazie al differimento d’imposta: i dividendi reinvestiti non vengono tassati subito; il 26% si applica solo alla vendita finale, lasciando lavorare per intero l’interesse composto.

Se cercassi una rendita periodica, dovresti orientarti su ETF mondo intero a distribuzione (Vanguard VWRL, Invesco FWIA): questo iShares FTSE All-World, almeno per ora, e’ disponibile nella versione ad accumulazione. La scelta tra accumulazione e distribuzione riguarda le tue esigenze (crescita o rendita) e l’efficienza fiscale, non il rendimento dell’indice: per chi e’ in accumulo — il profilo tipico di chi punta su un fondo nuovo a basso costo per il lungo periodo — l’accumulazione e’ la piu’ adatta.

9. I rischi di un ETF azionario globale

I rischi sono quelli di qualunque indice azionario globale. Il primo, paradossale per un fondo «mondiale», e’ la concentrazione sugli Stati Uniti e sulla tecnologia: pesando per capitalizzazione, il FTSE All-World dedica circa due terzi all’America e una fetta enorme ai pochi giganti tech. Comprare «il mondo» significa, di fatto, comprare in larga parte gli Stati Uniti e i loro colossi tecnologici.

Il secondo e’ il rischio di cambio: le aziende quotano in valute estere — dollaro su tutte — quindi per l’investitore in euro il risultato finale dipende anche dall’andamento dei cambi (il fondo e’ denominato in dollari, ma la valuta del fondo e’ un’etichetta contabile e non cambia il rischio). Il terzo e’ il normale rischio di mercato: e’ un fondo interamente azionario, soggetto a oscillazioni anche forti nel breve; va inteso come investimento di lungo termine (almeno 8-10 anni). Si aggiunge, specifico di questo fondo, il gia’ discusso rischio legato alla giovane eta’ e alla dimensione minima (liquidita’ sottile, possibile chiusura), molto attenuato dal peso di iShares ma da non ignorare. Infine il rischio comportamentale: la diversificazione da’ una falsa sensazione di tranquillita’, ma anche un indice globale puo’ perdere il 30-40% in una crisi.

Da ricordare: «mondo intero» non significa «equilibrato»: pesando per capitalizzazione, circa due terzi e’ Stati Uniti e una fetta enorme sono pochi giganti tech.

10. Come inserirlo: PAC o PIC

Sul piano pratico, le due strade classiche per inserire in portafoglio un ETF mondo intero sono il PIC (un’unica somma versata in una volta) e il PAC (versamenti periodici). Per un fondo nuovo e piccolo come questo iShares, una cautela sul PAC: nei primi tempi, finche’ la liquidita’ e’ sottile, gli spread denaro-lettera possono incidere proporzionalmente di piu’ su acquisti mensili di importo modesto. Verifica gli spread effettivi sulla tua borsa prima di impostarci sopra un piano di lungo periodo.

In generale il PAC e’ adatto a chi accumula da reddito (disciplina e mediazione del prezzo), il PIC a chi dispone gia’ di una somma con orizzonte lungo. In entrambi i casi valgono due regole d’oro: orizzonte lungo (almeno 8-10 anni) e nessuna fretta di vendere nei ribassi. Una nota specifica per questo fondo: trattandosi di un lancio recente, ha senso anche tenere d’occhio la crescita del patrimonio nei prossimi trimestri. Se, come e’ probabile per un prodotto iShares, il fondo si consolida rapidamente, gli spread si stringono e molti dei suoi «ma» odierni svaniscono — rendendolo, a quel punto, un ottimo concorrente diretto del VWCE a costo inferiore.

11. Per chi e’ (e per chi no)

Per chi e’ adatto questo iShares FTSE All-World? E’ una scelta interessante per chi vuole un ETF mondo intero fisico, di un grande emittente, a basso costo, ed e’ disposto a puntare su un prodotto nuovo scommettendo sulla sua crescita: il marchio iShares e il TER 0,12% sono argomenti solidi. E’ adatto a chi accumula nel lungo periodo e non ha bisogno di liquidare a breve, quindi non e’ penalizzato da una liquidita’ ancora sottile.

Non e’ invece la scelta per chi vuole la massima liquidita’ e dimensione fin da subito (in quel caso il VWCE, l’iShares ACWI o lo SPDR ACWI, gia’ enormi, sono piu’ indicati), ne’ per chi vuole il TER piu’ basso in assoluto (lo Xtrackers FTSE All-World e’ a 0,07%, ma anch’esso piccolo). E non e’ per chi vuole escludere gli emergenti (servirebbe un MSCI World). La regola d’oro resta: la scelta dell’azionario globale come strategia conta molto piu’ del singolo fondo. Un ETF mondo intero come questo puo’ fare da nucleo unico della parte azionaria del portafoglio; tieni solo presente che, oggi, e’ un nucleo «giovane», che da’ il meglio a chi ha la pazienza di accompagnarne la crescita.

12. Tassazione italiana

Sul piano fiscale, questo e’ un ETF azionario UCITS armonizzato domiciliato in Irlanda: per l’investitore italiano valgono le regole degli ETF azionari, identiche a quelle del VWCE o di qualunque ETF mondo intero. Le plusvalenze alla vendita sono tassate al 26%; non si applica il 12,5%, riservato ai titoli di Stato white list, che un ETF azionario globale non contiene.

Vale la consueta asimmetria fiscale: il guadagno e’ «reddito di capitale», le perdite sono «redditi diversi». In pratica non puoi compensare un guadagno su questo ETF con minusvalenze pregresse; le minusvalenze che eventualmente generi finiscono nello «zainetto fiscale», utilizzabili solo contro redditi diversi (plusvalenze su azioni singole, certificati o ETC) ed entro quattro anni. Una nota legata alla dimensione: se il fondo (oggi piccolo) venisse chiuso e dovessi vendere, una plusvalenza eventuale verrebbe tassata in quel momento, senza poterla differire — un piccolo rischio fiscale in piu’ rispetto a un fondo gia’ consolidato.

La classe ad accumulazione offre il consueto vantaggio: non distribuendo dividendi, non genera tassazione durante il possesso, e il 26% si applica solo alla vendita. Sugli adempimenti, con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca, che applica anche l’imposta di bollo dello 0,2% annuo, e non devi indicare nulla nel quadro RW. Con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu: quadro RW, IVAFE (0,2%) e tassazione delle plusvalenze in dichiarazione.

Esempio pratico

Un esempio numerico. Investi 10.000 euro in questo iShares FTSE All-World e, dopo qualche anno, rivendi a 15.000: la plusvalenza e’ di 5.000 euro, tassata al 26% per 1.300 euro. Trattandosi di un ETF, quei 1.300 euro non sono riducibili con minusvalenze pregresse su altri ETF. Se avessi scelto il VWCE (stesso indice) o l’iShares MSCI ACWI, la tassazione sarebbe stata identica: il vantaggio di questo iShares e’ nel costo annuo (0,12% contro 0,19-0,20%), non nella fiscalita’. Tieni presente, vista la dimensione ancora piccola del fondo, il rischio teorico di una chiusura che ti forzerebbe a realizzare la plusvalenza. Ricorda che il risultato in euro dipende anche dai cambi.

Da ricordare: 26% sulle plusvalenze, nessun 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze, imposta differita grazie all’accumulazione. Il vantaggio di questo iShares e’ nel costo, non nella fiscalita’. Attenzione al rischio di chiusura (fondo piccolo). RW/IVAFE solo se broker estero.

13. Conclusione

L’iShares FTSE All-World (Acc) e’ una proposta promettente: il piu’ grande emittente di ETF al mondo entra sul FTSE All-World, l’indice del VWCE, con un prodotto a replica fisica, domicilio irlandese e un costo basso (0,12%), meta’ del suo stesso ETF MSCI ACWI. Il «pacchetto tecnico» e’ eccellente; l’unico vero limite, oggi, e’ la dimensione ancora minima (~25 milioni), tipica di un lancio recente, con la liquidita’ sottile e il rischio (attenuato dal peso di iShares) che ne conseguono.

Cio’ che conta davvero resta la decisione di investire nell’azionario globale e tenerlo per anni: la scelta del singolo fondo conta molto meno. Chi accumula nel lungo periodo e accetta di accompagnare la crescita di un fondo nuovo di un grande emittente puo’ trovarci un ottimo concorrente del VWCE a costo inferiore; chi vuole la massima liquidita’ fin da subito puo’ preferire un fondo gia’ affermato e tornare a guardare questo iShares tra qualche anno. Sul piano fiscale e’ un normale ETF azionario: 26% sulle plusvalenze, asimmetria delle minusvalenze, vantaggio dell’accumulazione, rischio di cambio, quadro RW solo se detenuto tramite broker estero. Per decidere se puntare su un fondo nuovo o gia’ grande, vale la pena approfondire con le nostre guide dedicate o con un professionista.

Domande frequenti

Conviene un ETF nuovo come questo iShares, o uno gia' grande?

Dipende dal tuo orizzonte. Il fondo e’ di un grande emittente (iShares), fisico e a basso costo (0,12%), ma ancora piccolo (~25 mln): liquidita’ sottile e spread potenzialmente larghi all’inizio. Chi accumula a lungo e scommette sulla crescita puo’ sceglierlo; chi vuole liquidita’ massima subito puo’ preferire VWCE o iShares ACWI.

Che differenza c'e' con l'iShares MSCI ACWI?

L’indice e il costo. Questo segue il FTSE All-World (~3.700 titoli, con small cap) e costa 0,12%; l’iShares MSCI ACWI segue l’MSCI ACWI (~2.700 titoli) e costa 0,20% ma e’ enorme (~28 mld). I due indici «mondo intero» sono quasi equivalenti; questo nuovo fondo costa meta’, ma e’ minuscolo.

E' a replica fisica?

Si’, a campionamento ottimizzato: il fondo possiede davvero un campione rappresentativo delle azioni dell’indice, senza derivati ne’ rischio di controparte. iShares e’ il piu’ grande gestore di ETF al mondo, con la replica piu’ rodata del settore.

25 milioni sono pochi? Rischia la chiusura?

Sono pochi, tipici di un lancio recente: comportano liquidita’ sottile e spread potenzialmente larghi, e un rischio teorico di chiusura. Ma il peso di iShares lo attenua molto: difficilmente un suo prodotto strategico viene abbandonato. Chi lo sceglie scommette sulla crescita del fondo.

Come e' tassato in Italia?

Come un normale ETF azionario armonizzato: plusvalenze al 26%, niente 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze. Essendo ad accumulazione, l’imposta si paga solo alla vendita. Con intermediario italiano fa tutto la banca (piu’ bollo 0,2%); con broker estero servono quadro RW e IVAFE.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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