Approfondimento

Xtrackers MSCI Indonesia ETF: analisi (ISIN LU0476289623)

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Xtrackers MSCI Indonesia ETF: analisi (ISIN LU0476289623)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 13 Giugno 2026

Xtrackers MSCI Indonesia Swap UCITS ETF 1C: analisi completa (ISIN LU0476289623)

Lo storico ETF Indonesia (dal 2010), a replica sintetica. Cos’e’ l’Indonesia come investimento, il confronto onesto con il fratello Amundi (piu’ economico e grande), cosa significa «Swap» e il rischio cambio rupia. Con la fiscalita’ italiana. Dati datati.

  • TER 0,65% · replica sintetica · accumulazione
  • ~34 mln € · attivo dal 2010 (storico)
  • Stesso indice dell’Amundi, ma piu’ caro/piccolo
  • Rischio Paese + cambio rupia: satellite

Dati di prodotto verificati al 12 giugno 2026. Fonte: justETF e documentazione Xtrackers (DWS). Composizione fund-specific non riportata in tabella holdings: i grafici confrontano TER e patrimonio con il fratello del CSV.

L’Xtrackers MSCI Indonesia Swap UCITS ETF e’ lo storico ETF per investire nelle principali aziende quotate dell’Indonesia: lanciato nel 2010, e’ tra i primi strumenti ad aver dato all’investitore europeo accesso a questo mercato emergente, replicando l’indice MSCI Indonesia. E’ un ETF ad accumulazione (i proventi sono reinvestiti), a replica sintetica — come dichiara apertamente la parola «Swap» nel suo nome — domiciliato in Lussemburgo, con un costo annuo (TER) dello 0,65% e un patrimonio di circa 34 milioni di euro al 12 giugno 2026.

In questa scheda lo analizziamo con tre fili conduttori. Primo: cos’e’ l’Indonesia come investimento — un grande mercato emergente, ricco di potenziale ma anche di rischi (rischio Paese, cambio sulla rupia, concentrazione su poche grandi banche). Secondo: il confronto onesto con il fratello Amundi, che replica lo stesso identico indice: a parita’ di esposizione, l’Xtrackers e’ oggi piu’ caro (0,65% contro 0,45%) e piu’ piccolo (~34 contro ~102 milioni), e quindi meno conveniente. Terzo: cosa significa davvero quel «Swap» nel nome — la replica sintetica — e in quali casi questo ETF puo’ comunque avere senso. Vediamo tutto con chiarezza, su uno strumento di nicchia e ad alto rischio.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completoXtrackers MSCI Indonesia Swap UCITS ETF 1C
ISINLU0476289623
Indice replicatoMSCI Indonesia
MercatoIndonesia (mercato emergente)
Costo annuo (TER)0,65% (il piu’ alto dei due)
Metodo di replicaSintetica (swap) — dichiarata nel nome
Politica dei proventiAccumulazione (proventi reinvestiti)
DomicilioLussemburgo
UCITS / armonizzatoSi’ (UCITS, armonizzato)
Patrimonio (AUM)circa 34 milioni di euro (al 12 giugno 2026) — il piu’ piccolo dei due
Data di lancio2010 (storico, lunga serie storica)
Valuta sottostanterupia indonesiana (rischio di cambio)
In sintesi: lo STORICO ETF Indonesia (dal 2010), a replica sintetica («Swap» nel nome). Replica l’MSCI Indonesia come il fratello Amundi, ma e’ piu’ caro (0,65%) e piu’ piccolo (~34 mln): oggi meno conveniente.

2. L’Indonesia come mercato: cosa compri davvero

Partiamo dall’Indonesia come mercato. E’ un Paese imponente: il quarto al mondo per popolazione (oltre 270 milioni di abitanti), con una demografia giovane e una classe media in crescita — la classica «storia di sviluppo» degli emergenti. L’economia poggia su consumi interni in espansione, su un settore bancario sviluppato e redditizio, e su abbondanti risorse naturali (carbone, gas, palma da olio e, sempre piu’ strategicamente, il nichel, materiale chiave per le batterie dei veicoli elettrici, di cui l’Indonesia e’ il primo produttore mondiale).

La borsa indonesiana, pero’, e’ fortemente concentrata. L’indice MSCI Indonesia raccoglie un numero relativamente ristretto di grandi aziende, e una quota molto rilevante e’ rappresentata da poche banche di grandi dimensioni, accanto ad alcune societa’ di telecomunicazioni, beni di consumo e materie prime. Comprare questo ETF, dunque, non significa comprare «l’intera economia indonesiana» in modo bilanciato, ma soprattutto le sue grandi banche e poche altre large cap. La performance del fondo dipende quindi in larga misura dall’andamento del settore bancario indonesiano, piu’ che dalla crescita generale del Paese: un punto da interiorizzare prima di investire. Lo stesso vale, ovviamente, per il fratello Amundi, che replica lo stesso indice.

Da capire: l’indice e’ molto concentrato e dominato da poche grandi BANCHE. La performance dipende in larga misura dal settore bancario indonesiano, non dalla crescita generale del Paese.

3. Il confronto onesto con il fratello Amundi

Veniamo al confronto onesto con il fratello Amundi, perche’ e’ il primo elemento di cui tener conto. Sull’MSCI Indonesia esistono due ETF UCITS: questo Xtrackers e l’Amundi. Entrambi replicano lo stesso identico indice con la stessa tecnica (replica sintetica a swap), quindi offrono la stessa esposizione: la differenza di rendimento tra i due, al netto dei costi, e’ minima e imprevedibile. La scelta, di conseguenza, e’ tutta su costo e dimensione.

E qui, va detto con franchezza, l’Xtrackers e’ oggi in svantaggio. Sul costo: il suo TER e’ lo 0,65%, contro lo 0,45% dell’Amundi — quasi la meta’ in piu’. Su 10.000 euro sono 65 euro l’anno contro 45: una differenza di 20 euro l’anno che, su molti anni, si somma. Sulla dimensione: ~34 milioni contro i ~102 dell’Amundi, quindi minore liquidita’, spread potenzialmente piu’ ampi e un rischio di chiusura un po’ meno remoto. A parita’ di indice e di tecnica di replica, dunque, l’Amundi e’ la scelta piu’ efficiente. Sarebbe disonesto nasconderlo: chi cerca semplicemente l’esposizione all’MSCI Indonesia, a parita’ di tutto il resto, oggi fa meglio a guardare al fratello piu’ economico e grande. Vediamo allora se e quando l’Xtrackers conserva comunque una sua ragion d’essere.

La verita’: indice e tecnica identici. A parita’ di esposizione, l’Amundi e’ piu’ efficiente (0,45% vs 0,65%; ~102 vs ~34 mln). Sarebbe disonesto nasconderlo.

4. Quando l’Xtrackers ha comunque senso

Nonostante lo svantaggio di costo e dimensione, l’Xtrackers MSCI Indonesia puo’ avere senso in alcuni casi specifici. Il primo e’ la disponibilita’ sul proprio broker: non tutti gli intermediari offrono entrambi gli ETF, e non sempre con le stesse condizioni di negoziazione; se il proprio broker rende piu’ agevole o economico l’acquisto dell’Xtrackers, il piccolo svantaggio di TER potrebbe essere compensato da minori costi di transazione. Il secondo e’ la preferenza per l’emittente: chi ha gia’ altri ETF Xtrackers in portafoglio puo’ preferire restare nella stessa «casa» per comodita’ di gestione.

Il terzo e’ la storia: essendo attivo dal 2010, l’Xtrackers vanta una serie storica molto piu’ lunga, utile a chi vuole studiare il comportamento dello strumento attraverso diversi cicli di mercato (l’Amundi e’ piu’ recente). E’ un vantaggio piu’ «analitico» che pratico, ma per alcuni investitori conta. Detto questo, va ribadito con chiarezza che si tratta di ragioni di nicchia: per l’investitore «medio» che vuole solo esporsi all’Indonesia, il maggior costo dell’Xtrackers difficilmente viene compensato da questi fattori, e l’Amundi resta la scelta di default piu’ sensata. L’Xtrackers e’ un buon prodotto che replica correttamente l’indice, ma su questo specifico confronto parte un passo indietro.

C’e’ anche un aspetto piu’ generale, valido per chi gia’ detiene questo ETF da anni. Chi acquisto’ l’Xtrackers quando era l’unica o la principale opzione sull’Indonesia non ha necessariamente motivo di cambiare ora, anche se nel frattempo e’ arrivato un fratello piu’ economico. Vendere per passare all’Amundi significa realizzare l’eventuale plusvalenza e pagare subito il 26%, anticipando un’imposta che, restando investiti, sarebbe rimasta differita: il piccolo risparmio annuo di TER (0,20 punti) potrebbe richiedere molti anni per compensare il costo fiscale immediato del «cambio». Per questo, su un investitore gia’ dentro, la scelta non e’ automatica e va valutata caso per caso. Il confronto a sfavore dell’Xtrackers riguarda soprattutto chi deve ancora entrare: per lui, partire dall’Amundi e’ di norma piu’ sensato.

5. Cosa significa «Swap»: la replica sintetica

Soffermiamoci sul tratto che l’Xtrackers dichiara apertamente nel proprio nome: lo «Swap», cioe’ la replica sintetica. Invece di comprare direttamente le azioni indonesiane, il fondo ottiene il rendimento dell’indice tramite un contratto swap con una controparte finanziaria, che si impegna a corrispondere al fondo la performance dell’MSCI Indonesia. Sui mercati di nicchia e poco accessibili come quello indonesiano, questa e’ spesso la tecnica piu’ pratica ed efficiente: accedere direttamente al mercato locale e’ costoso e complicato, mentre lo swap garantisce il rendimento dell’indice in modo pulito e a costi contenuti.

Il rovescio della medaglia e’ il rischio di controparte: se la controparte dello swap fallisse, il fondo potrebbe subirne le conseguenze. E’ un rischio mitigato dalle regole UCITS (garanzie obbligatorie e limiti stringenti all’esposizione verso la controparte) e largamente gestito nella pratica, ma non azzerato. Per l’investitore, il messaggio e’ di consapevolezza, non di allarme: la replica sintetica e’ legittima, regolata e diffusa, e proprio per mercati come l’Indonesia e’ spesso la scelta piu’ sensata. Va sottolineato che su questo fronte i due ETF (Xtrackers e Amundi) sono equivalenti: entrambi a replica sintetica, entrambi con lo stesso tipo di rischio di controparte. Lo «Swap» nel nome dell’Xtrackers e’ solo piu’ esplicito, ma non lo distingue dal fratello sul piano della tecnica.

Vale la pena aggiungere perche’, proprio per un mercato come l’Indonesia, la replica sintetica sia cosi’ diffusa e spesso preferibile. I mercati emergenti «di frontiera» o di nicchia possono avere restrizioni all’accesso per gli investitori esteri, costi di transazione elevati, tasse locali sulle operazioni e una liquidita’ non sempre adeguata a un grande fondo che debba comprare e vendere azioni fisiche in continuazione. Lo swap aggira queste frizioni: la controparte si fa carico di replicare l’indice, e il fondo «compra» semplicemente quel rendimento. Il risultato e’ spesso un tracking piu’ fedele e costi operativi piu’ contenuti rispetto a una replica fisica su un mercato difficile. Non e’ un caso che, proprio sui mercati emergenti di singolo Paese, gli ETF sintetici siano la norma piu’ che l’eccezione: e’ una scelta tecnica razionale, non una scorciatoia. L’importante, per l’investitore, e’ esserne consapevole e sapere che il rischio aggiuntivo (la controparte) e’ reale ma regolato e, nella pratica, contenuto.

6. L’Indonesia come mercato emergente: tesi e rischi

L’Indonesia e’ un mercato emergente, e questo ne definisce il profilo. Dal lato delle opportunita’: gli emergenti offrono potenziale di crescita superiore ai mercati sviluppati, partendo da livelli di reddito piu’ bassi; l’Indonesia, con la sua popolazione giovane, la classe media in ascesa e le risorse strategiche (il nichel per le batterie EV), e’ uno degli esempi piu’ citati di questa tesi di sviluppo di lungo periodo.

Dal lato dei rischi, gli emergenti sono piu’ volatili e fragili. C’e’ il rischio Paese (instabilita’ politica, cambiamenti normativi, governance meno rodata, dipendenza dai capitali esteri che possono affluire e defluire rapidamente); c’e’ il rischio settoriale, qui accentuato dalla concentrazione sulle banche; e c’e’, soprattutto, il rischio di cambio sulla rupia. Le aziende sono valutate in rupia indonesiana, mentre il tuo investimento e’ in euro: se la rupia si svaluta contro l’euro, una parte del guadagno della borsa locale puo’ essere erosa. Le valute emergenti tendono a essere deboli e volatili, e nel lungo periodo molte hanno mostrato tendenza alla svalutazione: il rischio di cambio e’ quindi una componente concreta e potenzialmente penalizzante del rendimento, da mettere in conto. Investire in Indonesia significa accettare un profilo ben piu’ aggressivo di un ETF su un mercato sviluppato: e’ una scommessa da piccola posizione satellite, non un mattone «core».

Attenzione: le aziende sono valutate in rupia, il tuo investimento e’ in euro. Una svalutazione della rupia puo’ erodere il guadagno della borsa locale. Variabile decisiva.

7. I numeri a confronto: TER e patrimonio

I due grafici qui sotto sintetizzano visivamente il confronto tra i due ETF sull’MSCI Indonesia, sui due soli parametri che — a parita’ di indice — fanno la differenza: il costo e la dimensione. Sul TER, l’Xtrackers (0,65%) si colloca sopra l’Amundi (0,45%); sul patrimonio, e’ nettamente piu’ piccolo (~34 contro ~102 milioni). Sono numeri verificati che raccontano una storia univoca: a parita’ di esposizione, il fratello Amundi e’ oggi piu’ efficiente. Tenere a mente che si tratta comunque di due ETF sullo stesso paniere di aziende indonesiane, con la stessa tecnica di replica: la scelta tra loro non cambia cosa si possiede, ma solo a quale costo e con quale solidita’ dimensionale lo si possiede.

Costo annuo (TER): i due ETF MSCI Indonesia a confrontoXtrackers MSCI Indonesia Swap (questo, 0,65%)0.65%Amundi MSCI Indonesia (0,45%)0.45%
Costo annuo (TER) dei due ETF MSCI Indonesia. Dati al 12 giugno 2026, fonte: justETF e documentazione Xtrackers (DWS).
Patrimonio (mln EUR): l'Xtrackers e' il piu' piccoloAmundi MSCI Indonesia (102 mln)102 mlnXtrackers MSCI Indonesia Swap (questo, 34 mln)34 mln
Patrimonio (AUM): l’Xtrackers e’ il piu’ piccolo. Dati al 12 giugno 2026, fonte: justETF e documentazione Xtrackers (DWS).

8. Per chi e’ (e per chi non e’)

Per chi e’ adatto questo ETF? Per l’investitore consapevole che ha gia’ un portafoglio diversificato e vuole aggiungere una piccola scommessa mirata sull’Indonesia, credendo nella sua tesi di sviluppo di lungo periodo e accettandone i rischi tipici degli emergenti. Per questo profilo, una posizione contenuta — pochi punti percentuali del portafoglio — puo’ avere senso come «satellite» ad alto potenziale e alto rischio. Tra i due ETF, pero’, chi non ha ragioni specifiche per preferire l’Xtrackers (disponibilita’ sul broker, preferenza per l’emittente) trovera’ nel fratello Amundi un’opzione piu’ economica.

Non e’ adatto, invece, a chi cerca un investimento tranquillo e diversificato, a chi ha un orizzonte breve o non puo’ tollerare forti oscillazioni (qui amplificate dal rischio Paese, dalla concentrazione bancaria e dal cambio sulla rupia). E’ bene ricordare che chi possiede gia’ un ETF sui mercati emergenti globali ha probabilmente gia’ una quota di Indonesia: aggiungere questo ETF significa sovrappesare deliberatamente il Paese, scelta che ha senso solo con una convinzione specifica. La domanda da porsi: «credo davvero nell’Indonesia al punto da volerla sovrappesare, e sono disposto a tollerarne la volatilita’?». Se si’, tra i due ETF la scelta efficiente e’ di norma l’Amundi; se no, un buon ETF emergenti globale e’ piu’ che sufficiente.

9. I rischi: Paese, concentrazione, cambio, taglia

Riassumiamo i rischi, elevati e tipici di un ETF su un singolo Paese emergente. Il primo e’ il rischio Paese: instabilita’ politica, cambiamenti normativi, governance meno rodata. Il secondo e’ la concentrazione: l’indice e’ dominato da poche grandi banche, per cui la performance dipende molto dal settore bancario indonesiano. Il terzo e’ il rischio di cambio sulla rupia, potenzialmente penalizzante per l’investitore in euro.

Il quarto e’ la volatilita’ intrinseca degli emergenti, amplificata dai flussi di capitale esteri. Il quinto e’ il rischio di controparte della replica sintetica (swap), mitigato dalle regole UCITS ma non azzerato. Il sesto, qui piu’ rilevante che sul fratello, e’ il rischio legato alla taglia: con ~34 milioni, l’Xtrackers e’ piu’ piccolo dell’Amundi, con spread potenzialmente piu’ ampi e un rischio di chiusura un po’ meno remoto (anche se la lunga storia del fondo e’ un elemento di stabilita’). Nessuno di questi rende l’Indonesia un cattivo investimento — la tesi di crescita e’ reale — ma vanno conosciuti e dimensionati: e’ uno strumento da piccola quota satellite, speculativa e di lungo periodo.

Da ricordare: ETF su singolo Paese emergente, ad alto rischio. Rischio Paese, concentrazione bancaria, cambio rupia, taglia ridotta. Solo come piccola quota satellite.

10. Tassazione italiana

Sul piano fiscale, l’Xtrackers MSCI Indonesia e’ un ETF azionario UCITS armonizzato (domiciliato in Lussemburgo): valgono le regole degli ETF azionari per l’investitore italiano. Le plusvalenze alla vendita sono tassate al 26%; non si applica il 12,5%, riservato ai titoli di Stato white list. Trattandosi di azioni di societa’ indonesiane, l’intero rendimento e’ soggetto a questa aliquota.

Vale la consueta asimmetria fiscale: il guadagno e’ «reddito di capitale», le perdite sono «redditi diversi». In pratica non puoi compensare un guadagno su questo ETF con minusvalenze pregresse; le eventuali minusvalenze (probabili, vista la volatilita’) finiscono nello «zainetto fiscale», utilizzabili solo contro redditi diversi (plusvalenze su azioni singole, certificati o ETC) entro quattro anni. Su uno strumento cosi’ volatile, questa asimmetria e’ un’insidia concreta.

La classe ad accumulazione offre il vantaggio del differimento: non distribuendo proventi, il fondo non genera tassazione durante il possesso, e il 26% si applica solo alla vendita. Sugli adempimenti, con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca (bollo 0,2% incluso) e non serve il quadro RW. Con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu: quadro RW, IVAFE (0,2%) e tassazione delle plusvalenze in dichiarazione. Sul rendimento finale in euro incide anche il cambio euro/rupia, indipendente dalla fiscalita’. Va notato che, sul piano fiscale, i due ETF (Xtrackers e Amundi) sono identici: la scelta tra loro non cambia un centesimo di imposta.

Esempio pratico

Un esempio numerico — costo e cambio. Investi 6.000 euro in questo ETF. Sul piano dei costi, lo 0,65% di TER significa circa 39 euro l’anno, contro i circa 27 euro che pagheresti sull’Amundi (0,45%) per lo stesso importo: una differenza modesta in valore assoluto, ma che a parita’ di indice gioca a sfavore. Sul piano del rendimento, se la borsa indonesiana sale del 25% in valuta locale ma la rupia si svaluta del 12% contro l’euro, il tuo guadagno reale in euro e’ molto piu’ contenuto del 25% lordo, eroso dal cambio sfavorevole. Sul risultato netto si applica poi il 26% sulla plusvalenza (dovuto solo alla vendita, grazie all’accumulazione). L’esempio mostra le due verita’: a parita’ di indice il costo piu’ alto e’ uno svantaggio concreto, e su un singolo Paese emergente il cambio e’ una variabile decisiva quanto la borsa locale.

Da ricordare: 26% sulle plusvalenze, nessun 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze, imposta differita grazie all’accumulazione. Fiscalmente identico all’Amundi. Sul rendimento incide anche il cambio euro/rupia. RW/IVAFE solo con broker estero.

11. Conclusione

L’Xtrackers MSCI Indonesia Swap e’ lo storico ETF per esporsi all’Indonesia: attivo dal 2010, con una lunga serie storica e una replica sintetica (lo «Swap» del nome) sensata per un mercato di nicchia come questo. Replica correttamente l’MSCI Indonesia ed e’ un prodotto solido. Ma sul confronto diretto con il fratello Amundi — che replica lo stesso identico indice con la stessa tecnica — l’Xtrackers e’ oggi in svantaggio: piu’ caro (0,65% contro 0,45%) e piu’ piccolo (~34 contro ~102 milioni). A parita’ di esposizione, l’Amundi e’ la scelta piu’ efficiente.

L’Xtrackers conserva senso solo per ragioni specifiche: migliore disponibilita’ sul proprio broker, preferenza per l’emittente, o l’interesse «analitico» per la sua lunga storia. Per l’investitore «medio» che vuole solo l’Indonesia, queste ragioni difficilmente compensano il costo piu’ alto. Resta comunque uno strumento di nicchia e ad alto rischio, da usare come piccola posizione satellite: i rischi (Paese, concentrazione sulle banche, cambio sulla rupia, taglia, controparte dello swap) sono importanti e vanno dimensionati. Sul piano fiscale e’ un normale ETF azionario, identico al fratello: 26% sulle plusvalenze, asimmetria delle minusvalenze, differimento grazie all’accumulazione, quadro RW solo con broker estero. Chi possiede gia’ un ETF emergenti globale ha una quota di Indonesia al suo interno; aggiungere questo fondo significa sovrappesarla. Come sempre, prima di investire conviene leggere il KID/KIID, confrontare le condizioni sul proprio broker e dimensionare la posizione con grande prudenza.

In sintesi, l’Xtrackers MSCI Indonesia e’ un esempio istruttivo di come, nel mondo degli ETF, l’ordine di arrivo sul mercato non garantisca un vantaggio permanente. E’ stato un pioniere, ha dato per anni accesso a un mercato altrimenti difficile, e svolge ancora bene il suo compito; ma la concorrenza successiva, con prodotti piu’ economici, ne ha eroso la convenienza relativa. Per l’investitore la morale e’ duplice: da un lato, conviene sempre confrontare i prodotti disponibili su uno stesso indice prima di scegliere, perche’ il «nome storico» non e’ necessariamente il piu’ conveniente; dall’altro, una volta investito, non bisogna inseguire ogni minima differenza di costo, perche’ i costi del «cambio» — fiscali e di transazione — possono superare il risparmio. Buon senso ed equilibrio, qui come sempre, valgono piu’ dell’ottimizzazione ossessiva di un decimale di TER.

Domande frequenti

Conviene questo Xtrackers o l'Amundi MSCI Indonesia?

Replicano lo STESSO indice con la STESSA tecnica (swap), quindi l’esposizione e’ identica. La scelta e’ su costo e dimensione, e l’Amundi e’ avanti: costa meno (0,45% contro 0,65%) ed e’ piu’ grande (~102 contro ~34 mln). A parita’ di indice, l’Amundi e’ piu’ efficiente; l’Xtrackers ha senso solo per ragioni specifiche.

Cosa significa «Swap» nel nome?

Indica la replica sintetica: il fondo ottiene il rendimento dell’indice tramite un contratto swap con una controparte, anziche’ comprare direttamente le azioni indonesiane. E’ una tecnica sensata per un mercato di nicchia, regolata (UCITS), con un rischio di controparte mitigato ma non azzerato. Anche l’Amundi e’ a replica sintetica.

Quando ha comunque senso scegliere l'Xtrackers?

Se il tuo broker lo offre a condizioni migliori, se preferisci l’emittente (magari hai gia’ altri ETF Xtrackers), o se ti interessa la sua lunga serie storica (attivo dal 2010). Sono ragioni di nicchia: per l’investitore medio, il costo piu’ alto difficilmente viene compensato, e l’Amundi resta la scelta di default.

Quanto pesa il rischio di cambio?

Molto. Le aziende sono valutate in rupia indonesiana; il tuo investimento e’ in euro. Se la rupia si svaluta contro l’euro, una parte del guadagno della borsa locale puo’ essere erosa. Le valute emergenti tendono a essere deboli e volatili: e’ una variabile decisiva quanto l’andamento della borsa indonesiana.

Come e' tassato in Italia?

Come un normale ETF azionario: plusvalenze al 26%, niente 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze. Essendo ad accumulazione, l’imposta si paga solo alla vendita. Con intermediario italiano fa tutto la banca; con broker estero servono quadro RW e IVAFE. Sul piano fiscale e’ identico all’Amundi. Sul rendimento incide anche il cambio euro/rupia.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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Avvertenza: i contenuti di Fisco Investimenti hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa. L’autore è un praticante commercialista in formazione, non iscritto all’albo: i contenuti non costituiscono consulenza professionale. Per decisioni operative su casi specifici rivolgersi a un professionista abilitato.