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Fidelity Global Technology Fund: analisi (ISIN LU0099574567)

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Fidelity Global Technology Fund: analisi (ISIN LU0099574567)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 13 Giugno 2026

Fidelity Global Technology Fund: analisi e costi (ISIN LU0099574567)

Scheda onesta del piu’ diffuso fondo attivo sul settore tecnologico globale: cosa contiene davvero, quanto costa (1,89% l’anno) e il confronto trasparente con l’ETF equivalente. Dati ufficiali Fidelity, sempre datati, con il costo al centro del ragionamento.

  • Oneri correnti 1,89% · nessuna performance fee
  • Benchmark: MSCI ACWI Information Technology
  • Confronto onesto vs ETF tech (~0,25%)
  • Fisco: fondo armonizzato estero, 26%

Dati ufficiali aggiornati al 31 dicembre 2025 (composizione, settori, costi). Fonte: factsheet ufficiale Fidelity International e Morningstar. Il TER dell’ETF di confronto e’ indicativo. I costi possono variare; verifica sempre il KID aggiornato.

Il Fidelity Funds – Global Technology Fund e’ uno dei fondi comuni a gestione attiva piu’ diffusi in Italia tra chi vuole puntare sul settore tecnologico globale tramite le grandi reti di consulenza. E’ un fondo azionario settoriale che investe in aziende tecnologiche di tutto il mondo — da Taiwan Semiconductor a Microsoft, da ASML a Samsung — con un gestore in carne e ossa che sceglie i titoli cercando di battere il mercato. La domanda che conta, e a cui questa scheda vuole rispondere con onesta’, e’ una sola: vale la pena pagare il costo di un fondo attivo come questo, oppure conviene un ETF sullo stesso settore?

Partiamo da un dato di fatto, perche’ su questo sito crediamo nella trasparenza dei costi: questo fondo costa (oneri correnti) circa il 1,89% l’anno, mentre un ETF che replica lo stesso settore tecnologico mondiale costa intorno allo 0,25%. E’ una differenza enorme, che si accumula anno dopo anno e che il gestore deve recuperare battendo l’indice prima di creare valore per te. Analizziamo il fondo con dati ufficiali sempre datati, ne riconosciamo i pregi (e ne ha), ma mettiamo il costo e il confronto con l’alternativa passiva al centro del ragionamento. Nessun elogio: solo i numeri per decidere con cognizione.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completoFidelity Funds – Global Technology Fund A-Euro
ISINLU0099574567
TipoFondo comune attivo (SICAV UCITS, Lussemburgo)
Societa di gestioneFidelity International
GestoreHyunho Sohn (dal 2013)
CategoriaAzionari settore tecnologia
BenchmarkMSCI ACWI Information Technology Index
Oneri correnti (OCF)1,89% l’anno
di cui commissione di gestione1,50% l’anno
Commissione di performanceNessuna
Commissione di ingressoFino al 5,25% (variabile per rete)
Politica dei proventiDistribuzione (classe A-Euro)
Valuta del fondoEuro (EUR)
Patrimonio (AUM)circa 28 miliardi di euro
Numero di posizionicirca 107
Data di lancio1 settembre 1999
Rischio (SRI)elevato (area 5-6 su 7)
In sintesi: grande fondo attivo sul settore tecnologico mondiale, davvero diverso dall’indice (prima posizione TSMC). Costo elevato: 1,89% l’anno contro ~0,25% di un ETF settoriale. Fisco: fondo armonizzato estero, plusvalenze al 26%.

2. Cos’e’ e chi lo gestisce

Il Fidelity Global Technology e’ un comparto della SICAV lussemburghese Fidelity Funds, gestito da Fidelity International, una delle piu’ grandi case di gestione attiva al mondo. La classe analizzata qui e’ la A-Euro (ISIN LU0099574567), la piu’ comune presso le reti italiane. Il fondo e’ nato nel 1999, ha un patrimonio molto rilevante (dell’ordine dei 28 miliardi di euro) ed e’ quindi tutt’altro che un prodotto di nicchia: e’ un colosso del suo segmento.

Il gestore Hyunho Sohn, alla guida del fondo dal 2013, adotta un approccio dichiaratamente fondamentale e di valore: cerca aziende tecnologiche di qualita’ con prospettive di crescita sostenibili ma scambiate a prezzi ragionevoli, distinguendo tra titoli di crescita, ciclici e «situazioni speciali». E’ un punto importante e a favore del fondo: il portafoglio non e’ una fotocopia dell’indice. La quota di scostamento attivo (active money) e’ molto alta (oltre il 70%), e questo si vede nella composizione: la prima posizione non e’ un colosso americano ma Taiwan Semiconductor, e pesi come Apple e Microsoft sono molto piu’ bassi che nell’indice. Chi compra questo fondo, insomma, compra davvero una gestione diversa — non un ETF mascherato. La domanda e’ se questa diversita’ produca rendimento netto superiore.

3. Categoria e benchmark

Sul piano della classificazione, Morningstar inserisce il fondo nella categoria «Azionari settore tecnologia». Il parametro di riferimento dichiarato dal gestore e’ l’MSCI ACWI Information Technology Index, cioe’ le aziende tecnologiche dei mercati sviluppati ed emergenti di tutto il mondo. E’ lo stesso «universo» che replicano, a costo bassissimo, gli ETF settoriali sul tech globale: questo rende il confronto particolarmente pulito e onesto. Il benchmark non e’ un vincolo rigido — il gestore puo’ discostarsene ampiamente, ed e’ proprio cio’ che fa — ma serve come metro per misurare se la gestione attiva crea o distrugge valore rispetto al «semplice» indice.

Va detto subito che la classificazione settoriale e’ anche il primo elemento di rischio. Un fondo tecnologico non e’ un fondo diversificato: e’ una scommessa concentrata su un singolo settore, storicamente molto volatile. Negli anni del boom dell’intelligenza artificiale ha regalato rendimenti brillanti, ma in fasi di correzione del tech (come il 2022) puo’ perdere molto piu’ di un indice azionario globale. Vale per il fondo Fidelity esattamente come per qualunque ETF tecnologico: la decisione vera, prima ancora di scegliere lo strumento, e’ quanta tecnologia avere in portafoglio. Un errore comune e’ affiancare un fondo come questo a un ETF azionario globale gia’ pieno di tecnologia (l’S&P 500 e l’MSCI World sono gia’ per oltre un terzo tecnologici): si finisce per raddoppiare l’esposizione allo stesso rischio senza accorgersene. Prima di valutare fondo o ETF, quindi, vale la pena guardare quanto tech c’e’ gia’ nel resto del portafoglio.

4. I costi veri (e perche’ contano)

Eccoci al cuore della questione, e su questo sito non giriamo intorno: il costo. Secondo il documento ufficiale (KID/factsheet), gli oneri correnti (OCF) della classe A-Euro sono pari al 1,89% l’anno, di cui l’1,50% e’ la sola commissione di gestione. A questi si aggiungono i costi di transazione del portafoglio (stimati intorno allo 0,3-0,5%) e, soprattutto, una possibile commissione di ingresso applicata da molte reti (storicamente fino al 5,25%): una zavorra iniziale che riduce subito il capitale investito. La buona notizia e’ che questo fondo, a differenza di altri, non applica commissioni di performance.

Mettiamo il dato in prospettiva. Un ETF settoriale sull’indice MSCI World Information Technology — lo stesso universo — costa indicativamente lo 0,25% l’anno, senza commissioni di ingresso. La distanza e’ di oltre 1,6 punti percentuali all’anno. Non e’ un dettaglio: e’ il margine che il gestore deve recuperare ogni singolo anno, solo per pareggiare l’ETF al netto delle spese. Battere l’indice del tech non basta: bisogna batterlo di almeno l’1,6% l’anno, ogni anno, per anni, perche’ il fondo attivo abbia avuto senso. E’ una soglia alta, e i dati di lungo periodo (ne parliamo tra poco) dicono che la grande maggioranza dei gestori non ci riesce.

Costo annuo: fondo attivo vs ETF settoriale techFidelity Global Technology A (fondo attivo)1.89%ETF MSCI World Information Technology0.25%
Oneri correnti del fondo (1,89%) contro il TER tipico di un ETF settoriale tech (~0,25%). Il gestore deve recuperare oltre 1,6 punti l’anno solo per pareggiare.

Quanto pesa il costo su 10 anni

Quanto pesa davvero l’1,89% rispetto allo 0,25%? Immaginiamo 20.000 euro investiti per 10 anni, ipotizzando per semplicita’ lo stesso rendimento lordo del 7% annuo per fondo ed ETF (ipotesi gia’ generosa verso il fondo, che dovrebbe invece battere l’indice). Con il fondo all’1,89%, il capitale netto dopo 10 anni sarebbe di circa 32.700 euro; con l’ETF allo 0,25%, di circa 38.400 euro. La sola differenza di costo «brucia» circa 5.700 euro su 20.000 investiti, oltre un quarto del guadagno. E questo prima di considerare le eventuali commissioni di ingresso. Perche’ il fondo recuperi questo svantaggio, il gestore deve sovraperformare l’indice in modo netto e costante: e’ tecnicamente possibile, statisticamente raro. Il numero, da solo, spiega perche’ il punto di partenza onesto e’ sempre l’ETF.

Da ricordare: oltre agli oneri correnti, molte reti applicano una commissione di ingresso (storicamente fino al 5,25%) che riduce subito il capitale investito. Verifica sempre le condizioni del tuo collocatore.

5. Confronto onesto con l’ETF equivalente

Facciamo il confronto onesto e diretto con l’ETF equivalente, che e’ il vero metro di paragone. Un ETF settoriale come l’Amundi MSCI World Information Technology replica lo stesso settore tecnologico mondiale, a un costo di circa lo 0,25% l’anno, in modo prevedibile e trasparente: non cerca di battere l’indice, e’ l’indice. Il fondo Fidelity, invece, ci prova attivamente — e talvolta ci riesce per qualche anno, talvolta no.

I pro del fondo attivo, va detto con onesta’, esistono: il gestore puo’ evitare i titoli piu’ sopravvalutati, puo’ avere un portafoglio meno concentrato sui due-tre giganti americani (qui TSMC e Samsung pesano molto piu’ che nell’indice), e in fasi di mercato selettive una buona gestione puo’ fare la differenza. Il contro e’ strutturale e noto: il costo dieci volte superiore, l’incertezza sul fatto che questo gestore batta l’indice nei tuoi anni di investimento, e il rischio di cambio gestore. Chi crede nella selezione attiva di un team esperto come quello di Fidelity puo’ legittimamente preferire il fondo; chi vuole la certezza del costo basso e la garanzia di «essere il settore» senza sorprese trovera’ nell’ETF la scelta piu’ razionale. Noi, coerentemente, pensiamo che per la stragrande maggioranza degli investitori l’ETF sia il punto di partenza giusto — ma vogliamo che tu lo scelga sapendo cosa stai confrontando.

6. Il problema della persistenza (dati SPIVA)

C’e’ un argomento che nessuna scheda onesta puo’ omettere: la persistenza. Gli studi piu’ citati del settore (in particolare i report SPIVA di S&P Dow Jones Indices, che da anni misurano i fondi attivi contro i loro indici) arrivano sempre alla stessa conclusione: su orizzonti lunghi — dieci, quindici anni — la grande maggioranza dei fondi a gestione attiva sottoperforma il proprio indice di riferimento, soprattutto al netto delle commissioni. Le percentuali variano per categoria e periodo, ma la direzione e’ stabile e ben documentata: vincere contro l’indice, per anni di fila, e’ l’eccezione, non la regola.

Il motivo e’ in parte aritmetico (l’insieme dei gestori non puo’ battere la media di se stesso, e i costi piu’ alti partono in svantaggio ogni anno) e in parte legato alla difficolta’ di ripetere il successo: un fondo che ha battuto l’indice in un decennio non ha alcuna garanzia di rifarlo nel successivo. Questo non significa che questo fondo Fidelity sia destinato a deludere — anzi, ha un gestore stimato e una storia rispettabile. Significa che la scelta del fondo attivo e’ una scommessa sulla bravura futura di un gestore, con le probabilita’ statistiche che giocano contro, mentre l’ETF non scommette su nessuno: si limita a incassare il rendimento del settore al costo minimo. E’ la ragione di fondo per cui un sito attento ai costi consiglia di partire dal passivo.

Il punto: sul lungo periodo la maggioranza dei fondi attivi sottoperforma il proprio indice al netto dei costi. Scegliere un fondo attivo e’ scommettere sulla bravura futura di un gestore; l’ETF non scommette su nessuno e incassa il settore a costo minimo.

7. Composizione: un portafoglio diverso dall’indice

Il portafoglio conferma la natura attiva del fondo. In testa non c’e’ un gigante americano ma Taiwan Semiconductor (TSMC), il colosso dei chip che produce i microprocessori piu’ avanzati al mondo, seguito da Microsoft, Apple e Alphabet con pesi piu’ contenuti rispetto all’indice. Compaiono nomi che un ETF settoriale a forte impronta americana tipicamente sottopesa, come Samsung ed Ericsson. E’ la prova concreta che il gestore fa scelte proprie: il valore (o il danno) di queste scelte si misura nel rendimento netto contro l’indice, anno dopo anno.

Questo posizionamento ha una logica dichiarata: il gestore predilige aziende di qualita’ con valutazioni ragionevoli, evitando i titoli che giudica troppo cari. In teoria, questo dovrebbe proteggere il fondo nelle fasi di sgonfiamento delle valutazioni piu’ tirate; in pratica, significa anche che il fondo puo’ restare indietro rispetto all’indice nelle fasi in cui sono proprio i titoli piu’ costosi a correre di piu’ (come spesso accade nelle fasi euforiche del tech). E’ il tipico compromesso di una gestione value: piu’ difensiva nei ribassi, potenzialmente piu’ lenta nei rialzi trainati dalla speculazione. Un profilo legittimo, ma che va capito: chi compra questo fondo non compra «il tech» in senso neutro, compra una certa idea di come investire nel tech.

#SocietàPaesePeso
1Taiwan Semiconductor (TSMC)Semiconduttori8.20%
2MicrosoftSoftware5.60%
3AppleHardware/consumer tech4.80%
4AlphabetInternet/comunicazioni4.50%
5AmazonE-commerce/cloud3.70%
6Samsung ElectronicsHardware/semiconduttori2.90%
7EricssonReti/telecom2.70%
8AccentureServizi IT2.50%
9ASML HoldingApparecchiature semicond.2.40%
10SalesforceSoftware/cloud2.30%
Prime 10 posizioni del fondo (al 31 dicembre 2025)Taiwan Semiconductor (TSMC)8.2%Microsoft5.6%Apple4.8%Alphabet4.5%Amazon3.7%Samsung Electronics2.9%Ericsson2.7%Accenture2.5%ASML Holding2.4%Salesforce2.3%
Pesi delle prime 10 posizioni. Fonte: factsheet ufficiale Fidelity International e Morningstar, dati al 31 dicembre 2025.

8. Ripartizione settoriale

Pur essendo un fondo «tecnologico», la sua esposizione e’ piu’ sfumata dell’etichetta: la tecnologia in senso stretto pesa circa due terzi del portafoglio, ma il gestore include posizioni in comunicazioni (dove ricade Alphabet) e in beni di consumo discrezionali (dove pesa Amazon), tipiche del «digitale» in senso ampio. Compaiono anche piccole quote di industria e finanza, segno che il gestore va a cercare la tecnologia anche dove non e’ formalmente classificata come tale.

E’ un altro segno delle scelte attive del gestore rispetto a un indice settoriale puro, che per definizione conterrebbe solo titoli classificati «Information Technology». Per l’investitore questo significa due cose: da un lato una diversificazione interna leggermente maggiore rispetto a un ETF settoriale stretto; dall’altro la consapevolezza che il fondo, includendo Alphabet, Amazon e simili, finisce per sovrapporsi ancora di piu’ a un comune ETF azionario globale, gia’ pieno di questi stessi nomi. E’ un motivo in piu’ per controllare le sovrapposizioni con il resto del portafoglio prima di sottoscriverlo.

Ripartizione settoriale del fondo (al 31 dicembre 2025)Tecnologia (Information Technology)67.1%Comunicazioni12.0%Beni di consumo discrezionali8.6%Industria4.1%Finanza4.0%
Ripartizione per settore del fondo. Fonte: factsheet ufficiale Fidelity International e Morningstar, dati al 31 dicembre 2025.

9. Il rischio (SRI)

L’indicatore sintetico di rischio (SRI) del fondo, su scala da 1 a 7, e’ tipicamente elevato (area 5-6), coerente con la natura azionaria e settoriale del prodotto. Significa volatilita’ alta e possibilita’ concreta di forti oscillazioni: un fondo tecnologico puo’ guadagnare il 30% in un anno e perderne il 25% in un altro. La concentrazione settoriale amplifica sia i rialzi sia i ribassi rispetto a un indice azionario diversificato.

Ai rischi di mercato si aggiungono il rischio di cambio (gran parte delle aziende quota in dollari e in altre valute, quindi il risultato in euro dipende anche dai tassi di cambio) e il rischio gestore, tipico dei fondi attivi: l’eventuale uscita o cambio del gestore puo’ modificare lo stile e i risultati del fondo, una variabile che semplicemente non esiste in un ETF. Sono rischi che vanno conosciuti prima, non scoperti dopo un anno difficile.

10. Tassazione italiana

Veniamo alla fiscalita’ italiana, spesso fraintesa per i fondi comuni. Il Fidelity Global Technology e’ un fondo comune di diritto estero «armonizzato» (UCITS, domiciliato in Lussemburgo). Per l’investitore italiano i guadagni sono tassati come redditi di capitale al 26%. Non si applica l’aliquota agevolata del 12,5%, riservata ai titoli di Stato e assimilati white list: solo la quota di portafoglio eventualmente investita in tali titoli governativi beneficerebbe del 12,5% pro-quota, circostanza marginale per un fondo azionario tecnologico come questo.

Attenzione al punto piu’ importante e penalizzante: come per gli ETF armonizzati, vale l’asimmetria fiscale. I guadagni sul fondo sono «redditi di capitale», ma le minusvalenze che eventualmente realizzi vendendo in perdita sono «redditi diversi» e non sono compensabili con i guadagni di altri fondi o ETF armonizzati. Finiscono nello «zainetto fiscale», utilizzabili solo contro redditi diversi (plusvalenze su azioni singole, certificati, ETC) entro quattro anni. E’ un limite identico a quello degli ETF, non un vantaggio ne’ uno svantaggio relativo: in questo, fondo ed ETF si equivalgono.

Sugli adempimenti: detenendo il fondo tramite un collocatore italiano in regime amministrato (le reti delle banche-rete operano cosi’), fa tutto l’intermediario, che applica anche l’imposta di bollo dello 0,2% annuo e non richiede la compilazione del quadro RW. La classe A-Euro analizzata e’ storicamente a distribuzione di proventi: gli eventuali dividendi staccati sono tassati al 26% al momento dell’incasso, un dettaglio che per chi e’ in fase di accumulo rende meno efficiente la versione a distribuzione rispetto a una equivalente ad accumulazione.

Esempio pratico

Esempio. Investi 20.000 euro nel fondo e dopo alcuni anni rivendi a 28.000: la plusvalenza e’ di 8.000 euro, tassata al 26% per 2.080 euro. Se quell’anno avevi minusvalenze pregresse da un altro fondo o ETF, non puoi usarle per ridurre questa imposta: l’asimmetria dei redditi di capitale lo impedisce. La tassazione, su questo, e’ identica a quella di un ETF tecnologico equivalente: cio’ che cambia tra fondo ed ETF non e’ il fisco, ma il costo annuo che erode il rendimento prima ancora di arrivare al fisco.

Da ricordare: fondo armonizzato estero, plusvalenze al 26%, asimmetria delle minusvalenze identica agli ETF. Con intermediario italiano fa tutto la banca, niente quadro RW. La classe A-Euro e’ a distribuzione: i proventi staccati sono tassati al 26% all’incasso.

11. Per chi ha senso e per chi no

Per chi puo’ avere senso. Per l’investitore che crede nella capacita’ di selezione di un team di gestione esperto e affermato come quello di Fidelity, che apprezza un portafoglio tecnologico meno appiattito sui due-tre giganti americani (qui TSMC, Samsung ed Ericsson pesano molto piu’ che nell’indice) e che accetta consapevolmente di pagare un costo elevato in cambio della possibilita’ di sovraperformare. Anche chi investe esclusivamente tramite la propria banca-rete e non ha accesso comodo agli ETF puo’ trovarlo come l’opzione tecnologica disponibile.

Per chi probabilmente non ha senso. Per l’investitore attento ai costi e di lungo periodo, per cui la differenza tra 1,89% e 0,25% l’anno e’ difficile da giustificare alla luce dei dati di persistenza. Per chi vuole semplicemente «esserci» nel settore tecnologico al costo minimo, senza scommettere sulla bravura futura di un gestore, un ETF settoriale fa lo stesso lavoro in modo piu’ economico e prevedibile. E per chi vuole evitare le commissioni di ingresso e la complessita’ delle classi multiple, l’ETF resta lo strumento piu’ lineare. La nostra posizione, trasparente: il fondo non e’ «da evitare», ma deve dimostrare di valere il sovrapprezzo — e l’onere della prova, statisticamente, e’ tutto dalla sua parte.

12. Conclusione

Il Fidelity Global Technology e’ un fondo serio, grande e ben gestito, con uno stile davvero attivo e un gestore stimato: non e’ uno di quei «finti attivi» che copiano l’indice facendosi pagare caro. Ma resta un fondo a gestione attiva con un costo dell’1,89% l’anno, contro lo 0,25% di un ETF sullo stesso settore tecnologico mondiale. Questa distanza di costo e’ il fatto centrale, e i dati di lungo periodo sulla persistenza dei gestori attivi suggeriscono prudenza: battere l’indice del tech, anno dopo anno e al netto delle spese, e’ l’eccezione.

La scelta, in definitiva, dipende da cosa credi: se sei convinto che questo team sapra’ sovraperformare nei tuoi anni di investimento, il fondo e’ una scelta legittima; se preferisci la certezza del costo basso e del risultato di settore, l’ETF e’ la via piu’ razionale. In entrambi i casi, la decisione piu’ importante viene prima: quanta tecnologia mettere in portafoglio, dato che e’ un settore concentrato e volatile. Sul piano fiscale e’ un normale fondo armonizzato estero: 26% sulle plusvalenze, asimmetria delle minusvalenze come per gli ETF, niente RW con intermediario italiano. Per impostare bene il peso del tech e scegliere lo strumento giusto, vale la pena approfondire con le nostre schede sugli ETF di settore e, se serve, con un consulente indipendente che ti aiuti a valutare i costi reali del tuo portafoglio complessivo.

Domande frequenti

Conviene di piu' il Fidelity Global Technology o un ETF tecnologico?

Dipende da cosa cerchi. Il fondo costa circa l’1,89% l’anno e prova a battere l’indice; un ETF sullo stesso settore costa circa lo 0,25% e si limita a replicarlo. Sul lungo periodo la maggioranza dei fondi attivi sottoperforma il proprio indice al netto dei costi (dati SPIVA), quindi per molti investitori l’ETF e’ il punto di partenza piu’ razionale. Il fondo ha senso per chi crede nella selezione attiva del gestore ed e’ disposto a pagarne il costo.

Quanto costa davvero il fondo?

Gli oneri correnti (OCF) della classe A-Euro sono l’1,89% l’anno (di cui 1,50% di commissione di gestione), piu’ i costi di transazione e, presso molte reti, una commissione di ingresso storicamente fino al 5,25%. Non applica commissioni di performance. Un ETF settoriale equivalente costa circa lo 0,25% senza ingresso.

Come e' tassato in Italia?

E’ un fondo armonizzato estero (UCITS, Lussemburgo): plusvalenze tassate come redditi di capitale al 26%. Le minusvalenze sono redditi diversi e non sono compensabili con i guadagni di altri fondi/ETF (asimmetria fiscale, identica agli ETF). Con un collocatore italiano in regime amministrato fa tutto la banca e non serve il quadro RW.

Il fondo replica semplicemente l'indice tecnologico?

No: e’ un fondo davvero attivo. La quota di scostamento dall’indice e’ alta (oltre il 70%) e la composizione e’ diversa — la prima posizione e’ Taiwan Semiconductor, mentre Apple e Microsoft pesano meno che nell’indice. Questo e’ un pregio (non e’ un ETF mascherato), ma comporta il rischio che la gestione sottoperformi l’indice.

Quali sono i rischi principali?

E’ un fondo azionario settoriale: rischio elevato (SRI tipicamente 5-6 su 7), alta volatilita’ e concentrazione su un solo settore storicamente molto oscillante. Si aggiungono il rischio di cambio (titoli in dollari e altre valute) e il rischio gestore, tipico dei fondi attivi e assente negli ETF.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.

↑ Confronto completo: Fondi comuni vs ETF: la guida onesta

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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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Avvertenza: i contenuti di Fisco Investimenti hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa. L’autore è un praticante commercialista in formazione, non iscritto all’albo: i contenuti non costituiscono consulenza professionale. Per decisioni operative su casi specifici rivolgersi a un professionista abilitato.