Approfondimento

SRL holding di famiglia: PEX e dividendi infragruppo come

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A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 6 Maggio 2026🔄 Aggiornato il 19 Maggio 2026

La SRL holding di famiglia è una struttura societaria che detiene partecipazioni in altre società (tipicamente quella operativa di famiglia) e gestisce i flussi finanziari del nucleo familiare. Il suo vantaggio fiscale principale ruota attorno a due istituti: la participation exemption dell’art. 87 TUIR (PEX) e l’esclusione del 95% dei dividendi infragruppo prevista dall’art. 89 TUIR. Per patrimoni nella fascia 100–300 mila euro, comprendere quando una holding diventa fiscalmente conveniente rispetto alla detenzione diretta da persona fisica è essenziale.

Cos’è una holding di famiglia

La holding di famiglia è una società di capitali (tipicamente SRL) il cui scopo è detenere e gestire partecipazioni in altre società operative riconducibili al nucleo familiare, oltre eventualmente a immobili e strumenti finanziari. La compagine sociale è composta dai membri della famiglia (genitori, figli) e la holding centralizza le decisioni finanziarie, la distribuzione degli utili e i passaggi generazionali. Sul piano civilistico è una normale SRL ai sensi degli artt. 2462 e ss. c.c.; sul piano fiscale è un soggetto IRES (24%) e IRAP (3,9%), salvo che svolga attività meramente di detenzione passiva di partecipazioni (caso in cui IRAP non è dovuta).

L’esclusione del 95% sui dividendi (art. 89 TUIR)

L’art. 89 c. 2 del TUIR stabilisce che i dividendi percepiti da una società di capitali italiana (es. la holding) provenienti da altre società italiane o equipollenti UE concorrono alla formazione del reddito d’impresa solo per il 5% del loro ammontare. Il restante 95% è escluso dalla base imponibile IRES.

La tassazione effettiva sui dividendi che entrano in holding è quindi:

  • 5% concorre al reddito → 5% × 24% IRES = 1,2% di imposta effettiva sul dividendo lordo.

Confronto con la tassazione del dividendo percepito da persona fisica non imprenditore: 26% di imposta sostitutiva (art. 27 DPR 600/1973). La differenza è di circa 25 punti percentuali a favore della holding.

La PEX sulle plusvalenze (art. 87 TUIR)

L’art. 87 TUIR introduce la participation exemption (PEX): le plusvalenze realizzate dalla società holding sulla vendita di partecipazioni in altre società concorrono al reddito d’impresa solo per il 5%, se ricorrono congiuntamente quattro requisiti:

  1. Holding period — ininterrotto possesso della partecipazione dal primo giorno del dodicesimo mese precedente la cessione (12 mesi minimi);
  2. Classificazione — la partecipazione deve essere stata classificata tra le immobilizzazioni finanziarie nel primo bilancio chiuso durante il periodo di possesso;
  3. Residenza fiscale — la partecipata non deve risiedere in Stati a fiscalità privilegiata (black list, salvo dimostrazione contraria);
  4. Esercizio di impresa commerciale — la partecipata deve svolgere effettiva attività commerciale (escluse le società di mero godimento).

Tassazione effettiva della plusvalenza PEX

Plusvalenza PEX: 5% imponibile × 24% IRES = 1,2% di carico effettivo. Confronto con la cessione fatta da persona fisica: imposta sostitutiva del 26% ex art. 5 D.Lgs. 461/1997.

Schema operativo: holding di famiglia con SRL operativa

La struttura tipica prevede:

  • la SRL operativa svolge l’attività produttiva o commerciale, paga IRES e IRAP sul reddito;
  • la holding detiene il 100% (o quota qualificata) della SRL operativa;
  • la SRL operativa distribuisce dividendi alla holding, che li riceve con tassazione effettiva 1,2%;
  • la holding può reinvestire i dividendi accumulati (immobili, altre partecipazioni, strumenti finanziari);
  • i soci persone fisiche prelevano dalla holding solo l’importo necessario per i consumi privati, pagando il 26% solo sull’ammontare prelevato.

Vantaggi e limiti della holding di famiglia

Aspetto Detenzione diretta persona fisica Tramite holding di famiglia
Tassazione dividendo 26% sostitutiva 1,2% IRES effettiva
Tassazione plusvalenza cessione quote 26% sostitutiva 1,2% IRES effettiva (con requisiti PEX)
Reinvestimento utili Su patrimonio netto fiscale già tassato Su utili lordi (effetto leva fiscale)
Passaggio generazionale Donazione/successione singole partecipazioni Trasferimento quote holding (compatto)
Costi gestione annuali 0 5.000–10.000 € (commercialista, bilancio, CCIAA)
Imposta sostitutiva 26% per consumo 0 (già pagata) Dovuta sul prelievo

Il vantaggio della holding emerge quando i dividendi non vengono integralmente prelevati: più gli utili restano in holding e vengono reinvestiti, maggiore è il differenziale di tassazione accumulato.

Conferimento delle partecipazioni in holding

Per creare una holding di famiglia partendo da partecipazioni già detenute personalmente dai soci, si utilizzano solitamente:

  • Conferimento ex art. 177 c. 2 TUIR (scambio di partecipazioni) — le quote sono conferite nella holding e il valore fiscale viene determinato in base all’incremento di patrimonio netto della conferitaria, in regime di neutralità fiscale a determinate condizioni;
  • Conferimento ex art. 175 TUIR — regime realizzativo con possibilità di affrancamento;
  • Conferimento ex art. 177 c. 2-bis TUIR — introdotto dalla legge bilancio 2018, applicabile anche a partecipazioni non qualificate purché la holding sia controllata dal conferente.

Esempio pratico

La famiglia Rossi possiede il 100% di Rossi SRL, società operativa con utile netto annuo di 100.000 €. Confrontiamo due strutture:

Caso A — Detenzione diretta dei genitori (50% ciascuno):

  • Rossi SRL distribuisce 100.000 € di dividendo;
  • Imposta sostitutiva 26%: 100.000 × 26% = 26.000 €;
  • Netto disponibile per la famiglia: 74.000 €.

Caso B — Holding di famiglia (Holding SRL detiene 100% Rossi SRL):

  • Rossi SRL distribuisce 100.000 € alla Holding;
  • 5% imponibile in Holding (5.000 €) × 24% IRES = 1.200 €;
  • Restano nella Holding: 98.800 €.

Se la famiglia preleva solo 30.000 € annui per i consumi (e reinveste il resto): 30.000 × 26% = 7.800 € di sostitutiva sul prelievo soci. Imposta totale (1.200 + 7.800) = 9.000 € contro i 26.000 € del caso A. Risparmio annuo: 17.000 €, che restano nella holding reinvestibili.

Il vantaggio diventa rilevante se i 17.000 € annui non prelevati possono essere reinvestiti per più anni: l’effetto composto sul medio termine (5–10 anni) supera ampiamente i 5.000–10.000 €/anno di costi di gestione della holding.

Test di operatività: la trappola da evitare

Una delle insidie principali per le holding di famiglia è la disciplina delle società di comodo (art. 30 L. 724/1994 e successive modificazioni), che colpisce le società il cui valore dell’attivo non genera ricavi sufficienti rispetto a coefficienti predeterminati. Per superare il test occorre dimostrare che i ricavi effettivi superino quelli minimi calcolati applicando ai valori dell’attivo le seguenti percentuali:

  • 2% per partecipazioni in altre società e crediti finanziari;
  • 6% per immobili (5% se A/10 strumentali, 4% per immobili abitativi);
  • 15% per gli altri beni.

Se la holding non genera ricavi sufficienti (cosa non rara, dato che i dividendi non sono ricavi ma proventi finanziari), è soggetta a:

  • reddito minimo presunto, calcolato applicando ai valori dell’attivo coefficienti analoghi e tassato al 24% IRES;
  • IRES maggiorata al 34,5% (24% + 10,5%) sul reddito imponibile;
  • impossibilità di chiedere il rimborso IVA;
  • limitazioni al riporto delle perdite.

Per evitare lo status di non operatività si possono presentare istanze di disapplicazione ai sensi dell’art. 30 c. 4-bis (oggettive circostanze) oppure svolgere attività complementari (gestione tesoreria infragruppo, locazione immobili a terzi, servizi di consulenza alle partecipate) per generare ricavi sufficienti.

Passaggio generazionale tramite holding

La holding di famiglia è uno strumento privilegiato per il passaggio generazionale dell’impresa, soprattutto in combinazione con l’esenzione dell’art. 3 c. 4-ter D.Lgs. 346/1990, che esonera dall’imposta di successione e donazione il trasferimento di partecipazioni di controllo a coniuge e discendenti, a condizione che gli eredi proseguano l’attività per almeno 5 anni. La struttura tipica prevede:

  • conferimento delle partecipazioni operative in holding;
  • donazione delle quote della holding ai figli, con o senza riserva di usufrutto;
  • esenzione totale dall’imposta sulla donazione (art. 3 c. 4-ter);
  • continuità gestionale grazie alla holding che resta titolare delle quote operative.

Holding e tutela patrimoniale

Oltre ai vantaggi fiscali, la holding offre una separazione patrimoniale tra patrimonio personale dei soci e patrimonio della società operativa. Eventuali rischi commerciali, legali o di responsabilità civile della SRL operativa restano confinati alla società stessa; la holding (e il patrimonio personale dei soci) è protetta. Questa funzione difensiva ha più valore quanto più l’attività operativa è esposta a rischi (responsabilità professionale, contenziosi, debito bancario).

Quando la holding non conviene

La holding di famiglia non è sempre la scelta giusta: va evitata o valutata con cautela quando:

  • i dividendi sono integralmente prelevati ogni anno: il vantaggio della differita si annulla;
  • la società operativa è piccola (utili sotto 30.000–40.000 €/anno): il differenziale non copre i costi;
  • la holding rischia di essere considerata società non operativa (art. 30 L. 724/1994), con conseguente disciplina penalizzante (reddito minimo presunto, IRES maggiorata, ecc.) — particolarmente rischioso se la holding detiene solo immobili o partecipazioni di puro godimento;
  • la holding è usata per finalità elusive: l’art. 10-bis L. 212/2000 (abuso del diritto) sanziona strutture prive di sostanza economica.

Domande frequenti

Quanti soci servono per costituire una holding di famiglia?

Tecnicamente una SRL può avere anche un solo socio (SRL unipersonale, art. 2462 c. 2 c.c.), ma una holding di famiglia ha senso con almeno due membri della famiglia (es. coniugi, oppure genitori e figli) per supportare il passaggio generazionale e diversificare la titolarità delle quote.

La holding di famiglia paga sempre l’IRAP?

No: se l’attività della holding consiste esclusivamente nella detenzione di partecipazioni e nella riscossione di dividendi (mera attività statica), può non essere considerata soggetto passivo IRAP per assenza di organizzazione autonoma (Cass. SU 9451/2016 e prassi consolidata). Se invece la holding esercita anche servizi attivi (consulenza, prestiti, gestione immobiliare), l’IRAP del 3,9% si applica.

Cosa succede se non rispetto il holding period di 12 mesi per la PEX?

La plusvalenza realizzata sulla cessione di quote prima dei 12 mesi di possesso non beneficia dell’esenzione del 95%: concorre integralmente alla base imponibile IRES (24%) come reddito d’impresa ordinario. La pianificazione delle cessioni va quindi calendarizzata con cura, contando dal primo giorno del dodicesimo mese precedente la vendita.

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Autore

Andrea Marton

Praticante commercialista in formazione · Milano · Autore e responsabile editoriale

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Avvertenza: i contenuti di Fisco Investimenti hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa. L’autore è un praticante commercialista in formazione, non iscritto all’albo: i contenuti non costituiscono consulenza professionale. Per decisioni operative su casi specifici rivolgersi a un professionista abilitato.

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