Invesco EQQQ Nasdaq-100 a distribuzione: analisi (ISIN IE0032077012)
Lo storico EQQQ, il Nasdaq 100 piu’ riconoscibile d’Europa, nella versione a distribuzione: perche’ staccare i dividendi cambia la fiscalita’, quando conviene rispetto all’accumulazione, costi e confronto con i cloni. Dati justETF, sempre datati.
- TER 0,30% · Replica fisica · Distribuzione
- ~11,2 miliardi di euro · il Nasdaq 100 piu’ storico
- Angolo: dividendi vs accumulazione
- Fiscalita’ italiana ETF azionario (26%)
Dati di prodotto (TER, patrimonio, replica) tratti da justETF, raccolti il 12 giugno 2026, e possono variare nel tempo. Fonte: justETF (pagina Nasdaq 100 ETFs) e documentazione Invesco.
L’Invesco EQQQ Nasdaq-100 UCITS ETF a distribuzione — il celebre EQQQ — e’ uno dei nomi piu’ riconoscibili dell’intero panorama europeo degli ETF. E’ il Nasdaq 100 «storico»: longevo, scambiatissimo e per molti anni il punto di riferimento assoluto per chi voleva esporsi ai grandi nomi della tecnologia americana. Con un patrimonio dell’ordine di 11,2 miliardi di euro (dato justETF, 12 giugno 2026) resta uno dei piu’ capienti della categoria, anche se nel frattempo la versione ad accumulazione di iShares lo ha superato per dimensione assoluta.
Se sei arrivato qui, pero’, e’ probabile che la tua domanda non sia solo «com’e’ fatto l’EQQQ», ma una piu’ precisa: questa versione stacca i dividendi — conviene rispetto all’accumulazione?. E’ l’angolo di questa scheda. Perche’ sullo stesso identico indice — il Nasdaq 100 — la differenza tra una versione a distribuzione e una ad accumulazione non cambia cosa possiedi, ma cambia profondamente la fiscalita’ e l’esperienza di chi investe. Analizziamo l’EQQQ con dati ufficiali sempre datati, con il filo conduttore della scelta tra incassare le cedole o lasciarle reinvestire.
Anticipiamo la conclusione, perche’ e’ utile averla chiara fin da subito: per chi sta costruendo un patrimonio nel tempo e non ha necessita’ di incassare nulla, la versione ad accumulazione e’ di norma fiscalmente piu’ conveniente; la versione a distribuzione, come questa, ha senso soprattutto per chi desidera un flusso di cassa o apprezza la disciplina di vedere arrivare qualcosa sul conto. Sul Nasdaq 100, dove il dividendo e’ molto basso, la differenza fiscale tra le due versioni e’ contenuta, ma esiste e va capita. Nelle pagine che seguono lo spieghiamo con numeri concreti e senza tecnicismi inutili.
1. Scheda sintetica del fondo
| Nome completo | Invesco EQQQ Nasdaq-100 UCITS ETF (Dist) |
|---|---|
| ISIN | IE0032077012 |
| Ticker | EQQQ |
| Indice replicato | Nasdaq 100 |
| Costo annuo (TER) | 0,30% |
| Metodo di replica | Fisica |
| Politica dei proventi | Distribuzione (dividendi staccati in contanti) |
| Valuta del fondo | EUR |
| Domicilio | Irlanda |
| UCITS / armonizzato | Si’ (UCITS, armonizzato) |
| Patrimonio (AUM) | ~11,2 miliardi di euro (al 12 giugno 2026) |
| Fonte dati | justETF |
2. L’indice Nasdaq 100: che cosa compri davvero
Il cuore di tutto e’ l’indice. Il Nasdaq 100 raccoglie le circa 100 maggiori societa’ non finanziarie quotate sul mercato Nasdaq, pesate per capitalizzazione. A differenza dell’S&P 500, esclude per costruzione il settore finanziario (banche e assicurazioni): il risultato e’ un indice fortemente sbilanciato verso la tecnologia, i semiconduttori, il software, l’e-commerce e i servizi internet. E’ la ragione per cui il Nasdaq 100 e’ diventato il simbolo dell’investimento «sulla tecnologia americana».
Questa specializzazione e’ la sua forza e il suo limite. Forza, perche’ negli anni del boom del cloud e dell’intelligenza artificiale ha prodotto rendimenti spettacolari, trainato dalle «Magnifiche Sette». Limite, perche’ il Nasdaq 100 e’ molto piu’ concentrato e volatile dell’S&P 500: poche decine di titoli, quasi tutti tecnologici, determinano gran parte del risultato. Comprare l’EQQQ significa scommettere, in modo dichiarato, sulla continuazione della leadership tecnologica USA — una tesi che finora ha pagato lautamente, ma che non e’ una garanzia.
3. Perche’ l’EQQQ e’ speciale: storia e riconoscibilita’
Cosa rende l’EQQQ speciale rispetto agli altri cloni del Nasdaq 100? Soprattutto la storia e la riconoscibilita’. L’EQQQ e’ uno dei piu’ longevi ETF Nasdaq disponibili agli europei: per anni e’ stato il modo per comprare il Nasdaq 100 in un singolo strumento, ed e’ rimasto un punto di riferimento per liquidita’ e familiarita’. Molti investitori conoscono il ticker «EQQQ» prima ancora di sapere cosa sia il Nasdaq 100.
Sul piano sostanziale, pero’, conviene essere onesti: l’indice replicato e’ identico a quello di tutti gli altri Nasdaq 100. L’EQQQ non contiene aziende diverse, ne’ in pesi diversi, rispetto al clone di iShares, Amundi o Xtrackers. La sua «storia» e’ un valore di affidabilita’ e di liquidita’, non un vantaggio di rendimento. Chi sceglie l’EQQQ lo fa per la rassicurazione del nome consolidato e per la profondita’ del mercato — fattori legittimi, ma da non confondere con una superiorita’ del prodotto in se.
4. L’angolo: questa e’ la versione a distribuzione
Ed eccoci all’angolo che conta: questa e’ la versione a distribuzione. Significa che i dividendi incassati dalle aziende del Nasdaq 100 non restano dentro il fondo, ma vengono staccati in contanti e accreditati sul tuo conto, di norma a cadenza periodica. Per il Nasdaq 100 si tratta di importi modesti — il rendimento da dividendo dell’indice e’ storicamente basso, ben sotto l’1% lordo, perche’ le aziende tecnologiche tendono a reinvestire gli utili anziche’ distribuirli — ma il meccanismo c’e’ ed e’ fiscalmente rilevante.
La versione gemella ad accumulazione (stesso indice, stesso emittente) fa l’opposto: reinveste automaticamente quei dividendi dentro il fondo, senza che passino dal tuo conto. La differenza sembra cosmetica, ma in Italia ha un effetto concreto: ogni cedola incassata e’ tassata subito al 26%, mentre nell’accumulazione il reinvestimento avviene al lordo e l’imposta arriva solo alla vendita finale. Su orizzonti lunghi, e con l’effetto dell’interesse composto, questo differimento e’ un vantaggio matematico dell’accumulazione.
5. A chi serve davvero la distribuzione?
Allora a chi serve la distribuzione, se l’accumulazione e’ fiscalmente piu’ efficiente? La risposta dipende dall’obiettivo. Chi e’ in fase di accumulo del capitale — costruisce un patrimonio per il futuro e non ha bisogno di incassare nulla — di norma fa meglio con l’accumulazione, per non subire il prelievo del 26% a ogni stacco e lasciare lavorare l’intero capitale. Sul Nasdaq 100, dove la cedola e’ minima, il «danno» della distribuzione e’ contenuto, ma la logica resta a favore dell’accumulazione.
La distribuzione, invece, ha senso per chi vuole una rendita periodica e preferisce vedere il denaro arrivare sul conto senza dover vendere quote, o per chi apprezza la disciplina psicologica di un flusso di cassa visibile. Va detto con chiarezza, pero’, che sul Nasdaq 100 la cedola e’ cosi’ piccola da rendere l’EQQQ a distribuzione una scelta poco efficiente per chi cerca davvero reddito: esistono ETF azionari ad alto dividendo molto piu’ adatti allo scopo. Qui la distribuzione e’ piu’ una preferenza di stile che una vera strategia di rendita.
6. Il costo: l’EQQQ non e’ il piu’ economico
Sul costo, l’EQQQ ha un TER del 0,30% l’anno (dato justETF). E’ un costo allineato ai grandi Nasdaq 100 fisici «storici» (anche iShares sta a 0,30%), ma non e’ il piu’ economico della categoria: diversi concorrenti costano meno. Tra i fisici, BNP Paribas e’ sceso allo 0,14% e Xtrackers allo 0,20%; tra i sintetici, Amundi e Invesco stanno tra lo 0,20% e lo 0,23%. Su 10.000 euro investiti, la differenza tra 0,30% e 0,14% e’ di 16 euro l’anno: poco in assoluto, ma su orizzonti lunghi e capitali importanti non e’ irrilevante.
Il punto da capire e’ che, a parita’ di indice, il costo extra dell’EQQQ si paga per la storia e la liquidita’ del nome, non per un prodotto migliore. Chi da’ priorita’ assoluta al risparmio sui costi guardera’ ai cloni piu’ economici (BNP, Xtrackers, i sintetici); chi privilegia la rassicurazione del marchio consolidato e la profondita’ di scambio accettera’ di pagare qualche centesimo in piu’. Nessuna delle due scelte e’ sbagliata, ma e’ bene saperlo: l’EQQQ non e’ il low-cost della categoria.
Vale anche la pena ricordare che il TER non e’ l’unico costo. Sull’esperienza reale incidono lo spread denaro-lettera in fase di acquisto e vendita, le commissioni del broker e — per chi opera in valuta diversa dall’euro — gli eventuali costi di conversione. Sotto questo profilo la grande liquidita’ dell’EQQQ aiuta a tenere stretti gli spread, compensando in parte il TER piu’ alto. Su un orizzonte pluriennale, comunque, il fattore che pesa di piu’ resta il TER, perche’ si applica ogni anno sull’intero capitale: per questo, a parita’ di tutto il resto, un investitore attento ai costi e in fase di puro accumulo potrebbe preferire un clone piu’ economico, mentre chi privilegia liquidita’ e marchio accettera’ lo 0,30% dell’EQQQ senza drammi.
7. Dimensione e liquidita’ nel panorama Nasdaq 100
Con circa 11,2 miliardi di euro, l’EQQQ resta uno dei piu’ capienti ETF sul Nasdaq 100, anche se la versione ad accumulazione di iShares lo ha superato per dimensione assoluta. Un patrimonio cosi’ grande garantisce spread denaro-lettera stretti, scambi profondi e nessun rischio pratico di chiusura del fondo per scarsa raccolta: vantaggi concreti, soprattutto per chi opera con importi rilevanti. La capienza, inoltre, e’ un segnale di fiducia accumulata negli anni: un fondo che raccoglie miliardi e li mantiene e’ un fondo che il mercato considera affidabile e ben gestito.
La liquidita’ e’ uno dei motivi storici della popolarita’ dell’EQQQ: e’ uno strumento facile da comprare e vendere a prezzi efficienti su Borsa Italiana e sulle principali borse europee, con market maker sempre presenti. Oltre una certa soglia, pero’, la dimensione smette di fare differenza per l’investitore comune: tutti i grandi Nasdaq 100 della categoria sono abbastanza liquidi da non porre problemi a chi compra qualche migliaio di euro. La dimensione diventa un criterio dirimente solo per chi opera con cifre importanti o apprezza la rassicurazione psicologica del fondo piu’ consolidato. Resta il fatto che, tra i Nasdaq 100 a distribuzione, l’EQQQ e’ di gran lunga il piu’ capiente: la versione tedesca di iShares e i sintetici a distribuzione di Amundi e Invesco hanno patrimoni nettamente inferiori. Per chi cerca specificamente un Nasdaq 100 che stacchi cedole e abbia la massima profondita’ di mercato, l’EQQQ Dist e’ una scelta naturale: unisce la riconoscibilita’ del marchio alla liquidita’ piu’ alta della sua sotto-categoria, un punto che bilancia in parte lo svantaggio di costo.
8. Replica fisica e domicilio irlandese
Sul piano tecnico, l’EQQQ adotta una replica fisica: il fondo possiede realmente le azioni del Nasdaq 100, anziche’ ricostruirne il rendimento con un contratto swap. La replica fisica e’ la piu’ intuitiva e trasparente, e azzera il rischio di controparte tipico dei prodotti sintetici. E’ una caratteristica apprezzata da chi preferisce «possedere davvero» cio’ che compra. Il fondo e’ domiciliato in Irlanda ed e’ UCITS armonizzato, lo standard europeo che garantisce regole di diversificazione e tutela.
Il domicilio irlandese non e’ un dettaglio: per gli ETF che investono in azioni americane, l’Irlanda gode di un trattato fiscale con gli Stati Uniti che riduce la ritenuta sui dividendi USA dal 30% al 15%, a beneficio del rendimento del fondo. E’ uno dei motivi per cui quasi tutti i grandi ETF azionari americani accessibili agli europei sono domiciliati in Irlanda. Va notato un dettaglio della famiglia: la versione ad accumulazione dell’EQQQ e’ anch’essa irlandese, mentre la storica versione tedesca di iShares (DE) sconta un trattamento meno favorevole sui dividendi USA — un punto a vantaggio dei cloni irlandesi come questo.
9. EQQQ fisico vs i cloni sintetici (la sfumatura fiscale)
Vale la pena un confronto con i cloni sintetici del Nasdaq 100 (Amundi, Invesco swap), perche’ introduce una sfumatura tecnica importante. I sintetici replicano l’indice tramite un contratto swap con una banca, anziche’ comprare le azioni. Sul Nasdaq 100, questo permette in certi casi di migliorare il trattamento fiscale dei dividendi americani: alcuni swap strutturati su indici USA non subiscono la ritenuta sui dividendi, il che puo’ tradursi in un piccolo vantaggio di rendimento netto rispetto alla replica fisica.
In cambio, i sintetici comportano un rischio di controparte: se la banca con cui e’ stipulato lo swap fallisse, il fondo potrebbe subire perdite, sebbene la normativa UCITS imponga garanzie (collaterale) e limiti stringenti che riducono molto il rischio nella pratica. L’EQQQ, scegliendo la replica fisica, rinuncia a quel piccolo vantaggio fiscale per offrire la massima trasparenza e l’assenza di rischio-controparte. E’ un compromesso diverso, non migliore o peggiore in assoluto: dipende da quanto si valuta la trasparenza rispetto a una manciata di punti base di rendimento.
Per l’investitore alle prime armi, la replica fisica dell’EQQQ ha un valore aggiuntivo che va oltre i numeri: la semplicita’ di comprensione. Sapere che il fondo possiede letteralmente le azioni del Nasdaq 100, senza intermediazione di contratti derivati, riduce l’ansia e rende piu’ facile mantenere l’investimento nelle fasi di turbolenza. Non e’ un dettaglio da poco: la disciplina di restare investiti conta, nel lungo periodo, piu’ di qualche punto base di efficienza fiscale. Chi sceglie l’EQQQ fisico paga, in sostanza, una piccola «tassa di trasparenza» in cambio di tranquillita’ e chiarezza — un compromesso che per molti vale la pena.
10. I rischi del Nasdaq 100
I rischi dell’EQQQ sono quelli del Nasdaq 100 in quanto tale, e vanno conosciuti. Il primo e’ la fortissima concentrazione settoriale: e’ un indice dominato dalla tecnologia in senso ampio, con pochissima diversificazione verso settori difensivi (niente finanza per costruzione, poca sanita’ tradizionale, pochi consumi di base). Quando il tech corre, vola; quando corregge, scende piu’ degli indici generalisti.
Il secondo e’ la concentrazione su pochi titoli: una manciata di colossi pesa una quota enorme dell’indice, quindi il destino del Nasdaq 100 e’ legato a poche aziende. Il terzo e’ la volatilita’: storicamente il Nasdaq 100 oscilla piu’ dell’S&P 500, con ribassi anche profondi nelle fasi di stress. Il quarto e’ il rischio di cambio: le aziende quotano in dollari, quindi per l’investitore in euro il risultato dipende anche dal cambio euro/dollaro. Il quinto sono le valutazioni: dopo anni di rialzi, il Nasdaq scambia a multipli elevati, il che storicamente ha implicato rendimenti futuri attesi piu’ contenuti. Nessuno di questi rischi rende l’EQQQ un cattivo strumento, ma e’ un investimento «aggressivo», da inserire con consapevolezza e in giusta proporzione.
Un modo utile di guardare al Nasdaq 100 e’ considerarlo non un sostituto di un indice azionario globale, ma una scommessa tematica concentrata sulla tecnologia americana, da affiancare a una base piu’ diversificata. Molti investitori lo usano come «motore di crescita» di un portafoglio che ha gia’ un nucleo globale o sull’S&P 500: il Nasdaq aggiunge spinta nelle fasi favorevoli al tech, ma anche oscillazioni piu’ ampie. Dimensionare bene questa componente — non lasciarla diventare la totalita’ del portafoglio — e’ la differenza tra usarla con intelligenza e trasformarla in una scommessa imprudente su un singolo settore di un singolo Paese.
11. Tassazione italiana
Sul piano fiscale, l’EQQQ e’ un ETF azionario UCITS armonizzato domiciliato in Irlanda: valgono le regole degli ETF azionari. Le plusvalenze alla vendita sono tassate al 26%; non si applica il 12,5%, riservato ai titoli di Stato white list. Essendo a distribuzione, pero’, entra in gioco un secondo fronte fiscale: ogni dividendo staccato e’ tassato al 26% nel momento in cui viene pagato, riducendo la somma che resta disponibile per il reinvestimento.
Vale la consueta asimmetria fiscale: il guadagno alla vendita e’ «reddito di capitale», le perdite sono «redditi diversi». In pratica non puoi compensare un guadagno su questo ETF con minusvalenze pregresse; le minusvalenze che generi finiscono nello «zainetto fiscale», utilizzabili solo contro redditi diversi (plusvalenze su azioni singole, certificati, ETC) entro quattro anni. Anche i dividendi incassati, essendo reddito di capitale, non sono compensabili con minusvalenze: e’ un limite tipicamente sottovalutato delle versioni a distribuzione.
Sugli adempimenti, con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca, che applica le imposte sui dividendi e sulle plusvalenze e l’imposta di bollo dello 0,2% annuo, senza obblighi nel quadro RW. Con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu: quadro RW, IVAFE (0,2%) e tassazione di plusvalenze e dividendi. Proprio perche’ a distribuzione, l’EQQQ richiede di gestire la fiscalita’ delle cedole anno per anno: un motivo in piu’ per preferire l’accumulazione a chi vuole semplicita’ e differimento.
Esempio pratico
Un esempio numerico. Investi 10.000 euro nell’EQQQ a distribuzione. Nel corso degli anni incassi, poniamo, 250 euro complessivi di dividendi: su questi paghi il 26% di imposta, cioe’ 65 euro, subito a ogni stacco. Poi rivendi le quote a 14.000 euro: la plusvalenza e’ di 4.000 euro, tassata al 26% per 1.040 euro. Se avessi scelto la versione ad accumulazione, quei dividendi sarebbero stati reinvestiti al lordo, senza il prelievo annuale del 26%, e avrebbero contribuito di piu’ alla crescita composta: a parita’ di indice, l’accumulazione tende a lasciare in tasca leggermente di piu’ nel lungo periodo. Ricorda che il risultato in euro dipende anche dal cambio euro/dollaro nel periodo.
12. EQQQ Dist vs EQQQ Acc: quale scegliere
Riassumendo il confronto interno alla stessa famiglia: la versione a distribuzione (questa) stacca dividendi tassati al 26% subito; la versione ad accumulazione li reinveste al lordo, differendo l’imposta alla vendita. A parita’ di indice, costo e replica, la differenza e’ tutta qui. Per chi accumula capitale nel lungo periodo, l’accumulazione e’ di norma piu’ efficiente, perche’ ogni euro di dividendo non tassato resta investito e continua a generare rendimento composto.
La distribuzione resta sensata per chi cerca un flusso di cassa o apprezza la disciplina di una cedola visibile, ma sul Nasdaq 100 — con un dividendo cosi’ basso — il «vantaggio» della rendita e’ minimo. La scelta, in sostanza, non e’ sul prodotto ma su cosa vuoi farne: crescita silenziosa o cedole in tasca. Vale la pena ribadire che il rendimento lordo dell’indice e’ identico nelle due versioni: chi sceglie la distribuzione non guadagna «di piu’», incassa semplicemente in modo diverso, scontando prima l’imposta.
13. Per chi ha senso l’EQQQ a distribuzione
L’EQQQ a distribuzione e’ adatto a chi vuole esporsi alla tecnologia americana e preferisce vedere arrivare qualcosa sul conto, magari per abitudine o per disciplina, accettando il trattamento fiscale meno efficiente sulle cedole. E’ adatto anche a chi privilegia il marchio storico e la massima liquidita’ e non bada al centesimo di TER, scegliendo la rassicurazione del nome piu’ consolidato della categoria.
Non e’ la scelta ideale per chi punta alla massima efficienza fiscale (meglio l’accumulazione), ne’ per chi cerca il clone piu’ economico (meglio BNP Paribas allo 0,14% o Xtrackers allo 0,20%), ne’ per chi vuole davvero una rendita da dividendi (meglio un ETF azionario ad alto dividendo, con cedole ben piu’ generose). Conoscere queste alternative aiuta a capire quando l’EQQQ Dist e’ la risposta giusta — e quando non lo e’. La regola d’oro resta: scegliere lo strumento in funzione dell’obiettivo, non del nome piu’ famoso.
14. Conclusione
L’Invesco EQQQ Nasdaq-100 a distribuzione e’ un ETF solido, longevo e liquido per esporsi ai grandi nomi della tecnologia americana: il marchio piu’ riconoscibile della categoria, con un patrimonio di tutto rispetto. Ma la domanda che porta molti a confrontarlo — «meglio incassare i dividendi o reinvestirli?» — ha una risposta abbastanza netta per il Nasdaq 100: per chi e’ in fase di accumulo, l’accumulazione e’ di norma piu’ efficiente, perche’ evita il prelievo del 26% sulle cedole e sfrutta meglio l’interesse composto.
La versione a distribuzione resta una scelta legittima per chi desidera un flusso di cassa o la disciplina di una cedola visibile, ma sul Nasdaq 100 — dove il dividendo e’ minimo — e’ piu’ una preferenza di stile che una vera strategia di rendita. Va anche ricordato che l’EQQQ non e’ il clone piu’ economico: si paga qualche centesimo in piu’ per la storia e la liquidita’ del nome. Sul piano fiscale e’ un normale ETF azionario: 26% su plusvalenze e dividendi, asimmetria delle minusvalenze, quadro RW solo se detenuto tramite broker estero. Per impostare bene il peso del Nasdaq nel portafoglio e scegliere tra accumulazione e distribuzione vale la pena approfondire con le nostre guide dedicate o con un professionista.
Domande frequenti
L'EQQQ a distribuzione conviene rispetto all'accumulazione?
Dipende dall’obiettivo. Per chi accumula capitale e non ha bisogno di incassare, l’accumulazione e’ di norma piu’ efficiente: evita il prelievo del 26% a ogni cedola e sfrutta meglio l’interesse composto. La distribuzione ha senso per chi vuole un flusso di cassa, ma sul Nasdaq 100 la cedola e’ minima.
Che cos'e' esattamente l'EQQQ?
E’ lo storico e piu’ riconoscibile ETF europeo sul Nasdaq 100, gestito da Invesco, a replica fisica. Questa versione (ISIN IE0032077012) e’ a distribuzione: stacca i dividendi in contanti. Esiste anche la gemella ad accumulazione.
L'EQQQ e' il Nasdaq 100 piu' economico?
No. Il TER e’ dello 0,30%, allineato ai grandi fisici storici ma piu’ alto di diversi concorrenti: BNP Paribas sta allo 0,14%, Xtrackers allo 0,20%, i sintetici Amundi/Invesco tra 0,20% e 0,23%. Si paga qualche centesimo in piu’ per la storia e la liquidita’ del nome.
Quanto sono tassati i dividendi dell'EQQQ in Italia?
I dividendi staccati sono tassati al 26% nel momento in cui vengono pagati, come reddito di capitale, e non sono compensabili con minusvalenze pregresse. Le plusvalenze alla vendita sono anch’esse al 26%. Con intermediario italiano fa tutto la banca; con broker estero servono RW e IVAFE.
Il Nasdaq 100 e' piu' rischioso dell'S&P 500?
Si’, tipicamente. Il Nasdaq 100 esclude i finanziari ed e’ molto piu’ concentrato sulla tecnologia, quindi piu’ volatile e legato a poche grandi aziende. Storicamente oscilla di piu’ dell’S&P 500, con potenziali rendimenti piu’ alti ma anche ribassi piu’ profondi.