Invesco Nasdaq-100 Swap (Acc): analisi (ISIN IE00BNRQM384)
Un Nasdaq 100 sintetico irlandese, alternativa al piu’ grande Amundi: stesso vantaggio swap sui dividendi USA, TER piu’ basso e l’opzione di diversificare emittente e controparte. Rischio swap, costi e tassazione italiana. Dati justETF, sempre datati.
- TER 0,20% · Replica sintetica · Accumulazione
- ~1,95 miliardi di euro · domicilio Irlanda
- Angolo: alternativa ad Amundi (diversificare)
- Fiscalita’ italiana ETF azionario (26%)
Dati di prodotto (TER, patrimonio, replica) tratti da justETF, raccolti il 12 giugno 2026, e possono variare nel tempo. Fonte: justETF (pagina Nasdaq 100 ETFs) e documentazione Invesco.
L’Invesco Nasdaq-100 Swap UCITS ETF Acc e’ un Nasdaq 100 a replica sintetica, ad accumulazione, con un costo competitivo dello 0,20% e domicilio in Irlanda. A prima vista assomiglia molto al piu’ noto e capiente Amundi Core Nasdaq-100 Swap: stessa logica di replica via swap, stesso piccolo vantaggio fiscale sui dividendi americani, costo simile. Ma c’e’ una differenza che lo rende interessante e che e’ l’angolo di questa scheda: e’ un sintetico di un emittente diverso (Invesco anziche’ Amundi) e con domicilio irlandese. Con un patrimonio dell’ordine di 1,95 miliardi di euro (dato justETF, 12 giugno 2026), e’ tra i principali sintetici della categoria, secondo solo all’Amundi Core.
Se sei arrivato qui, forse la tua domanda e’: se voglio un Nasdaq 100 sintetico, scelgo Amundi o Invesco — e ha senso averne piu’ di uno?. E’ un tema poco discusso ma sensato: la diversificazione di emittente e controparte. Analizziamo questo Invesco con dati ufficiali sempre datati, con il filo conduttore della scelta tra sintetici concorrenti e dell’utilita’ (per chi investe somme importanti) di non mettere tutto nelle mani di un solo gestore e di una sola struttura di swap.
1. Scheda sintetica del fondo
| Nome completo | Invesco Nasdaq-100 Swap UCITS ETF Acc |
|---|---|
| ISIN | IE00BNRQM384 |
| Indice replicato | Nasdaq 100 |
| Costo annuo (TER) | 0,20% |
| Metodo di replica | Sintetica (swap) |
| Politica dei proventi | Accumulazione (proventi reinvestiti) |
| Valuta del fondo | EUR |
| Domicilio | Irlanda |
| UCITS / armonizzato | Si’ (UCITS, armonizzato) |
| Patrimonio (AUM) | ~1,95 miliardi di euro (al 12 giugno 2026) |
| Fonte dati | justETF |
2. L’indice Nasdaq 100: che cosa compri davvero
Partiamo dall’indice. Il Nasdaq 100 raccoglie le circa 100 maggiori societa’ non finanziarie quotate sul mercato Nasdaq, pesate per capitalizzazione. Per costruzione esclude banche e assicurazioni, risultando fortemente orientato a tecnologia, semiconduttori, software, e-commerce e servizi internet. E’ il simbolo dell’investimento sulla tecnologia americana in un singolo strumento, trainato negli ultimi anni dal boom del cloud e dell’intelligenza artificiale e dalle «Magnifiche Sette».
Questa specializzazione spiega il profilo di rischio piu’ aggressivo del Nasdaq 100 rispetto all’S&P 500: e’ un indice piu’ concentrato e volatile, dominato da pochi colossi tecnologici. Tutti gli ETF sul Nasdaq 100 — fisici o sintetici, di Invesco o Amundi — replicano lo stesso identico paniere. La differenza tra questo Invesco swap e i suoi concorrenti non e’ in cosa contiene, ma nel metodo di replica (sintetico), nell’emittente e nel domicilio. Capire queste differenze «di confezione» e’ la chiave per scegliere con criterio tra strumenti che, nel contenuto, sono praticamente gemelli.
3. Come funziona la replica sintetica (swap)
Ricapitoliamo come funziona la replica sintetica, perche’ e’ il tratto distintivo della categoria a cui questo fondo appartiene. Invece di comprare le 100 azioni del Nasdaq, il fondo stipula un contratto swap con una grande banca: la controparte si impegna a consegnare al fondo il rendimento dell’indice, e il fondo detiene un paniere di titoli a garanzia (collaterale). L’investitore ottiene il rendimento del Nasdaq 100 come se possedesse le azioni, senza che il fondo le possieda davvero. La normativa UCITS regola strettamente questi prodotti, con limiti all’esposizione verso la controparte e obblighi di garanzia.
Il motivo per cui la replica sintetica e’ diffusa proprio sul Nasdaq 100 e’ il trattamento dei dividendi americani: alcuni swap su indici USA non subiscono la ritenuta alla fonte sui dividendi, migliorando di qualche punto base il rendimento lordo rispetto a un fondo fisico (che subisce la ritenuta, sia pure ridotta al 15% per i domicili irlandesi). Sul Nasdaq, dove i dividendi sono bassi, il vantaggio e’ piccolo ma reale. In cambio, il sintetico introduce il rischio di controparte, limitato dalle regole UCITS ma non nullo: e’ il compromesso che lo distingue dai fisici come EQQQ o Xtrackers.
Un chiarimento utile per sgombrare il campo dai pregiudizi: la parola «sintetico» evoca spesso immagini di prodotti speculativi e opachi, ma gli ETF sintetici UCITS sono strumenti regolamentati e diffusissimi, usati dai principali gestori europei proprio sugli indici dove offrono un vantaggio. La replica e’ «sintetica» nel metodo, non nell’esposizione: l’investitore ottiene esattamente il rendimento del Nasdaq 100, le stesse cento aziende negli stessi pesi, con la stessa volatilita’. Cambia solo l’ingegneria con cui quel rendimento viene consegnato. Capirlo permette di valutare il sintetico per quello che e’ — uno strumento con un profilo rischio-rendimento di poco diverso dal fisico — invece di scartarlo per timore di una parola.
4. L’angolo: diversificare emittente e controparte
Ed eccoci all’angolo specifico di questo Invesco: la diversificazione di emittente e controparte. Se hai deciso di usare la replica sintetica sul Nasdaq 100 per il suo vantaggio fiscale, hai gia’ accettato il rischio di controparte. Ma quel rischio dipende da chi e’ la controparte dello swap e da come il gestore struttura il prodotto. Avere tutto il proprio Nasdaq sintetico in un unico fondo di un unico emittente significa concentrare quel rischio in un solo punto. Affiancare un sintetico Invesco a uno Amundi — o sceglierlo come alternativa — permette di distribuire il rischio di controparte e di emittente.
E’ un ragionamento che ha senso soprattutto per chi investe somme importanti: per piccoli importi, il rischio di controparte di un singolo sintetico UCITS e’ gia’ molto contenuto, e la diversificazione tra due sintetici aggiunge poco. Ma su capitali rilevanti, la stessa logica con cui si diversificano gli emittenti delle azioni o delle obbligazioni si puo’ applicare anche agli ETF: non mettere tutto nelle mani di un solo gestore. In questo senso l’Invesco Nasdaq-100 Swap non e’ «meglio» dell’Amundi, ma e’ una valida alternativa che amplia le opzioni — utile sia per chi preferisce Invesco come casa, sia per chi vuole spalmare l’esposizione sintetica su piu’ fornitori.
Va detto con equilibrio: la diversificazione di emittente non e’ una priorita’ per la maggioranza degli investitori, e non bisogna farne un’ossessione. Il rischio di controparte di un ETF sintetico UCITS ben costruito e’ gia’ basso grazie ai vincoli normativi (collaterale, tetti di esposizione, rivalutazione frequente). Spalmare l’esposizione su due gestori e’ una raffinatezza che ha senso quando le cifre in gioco sono tali da rendere apprezzabile anche una riduzione marginale di un rischio gia’ contenuto. Per un investitore con un portafoglio ordinario, scegliere uno solo tra Invesco e Amundi e’ perfettamente ragionevole: l’importante e’ aver capito che, se un domani si volesse aggiungere un secondo sintetico, l’Invesco e’ un’opzione naturale e affidabile.
5. Il costo: competitivo (e sotto l’Amundi)
Sul costo, l’Invesco Nasdaq-100 Swap ha un TER dello 0,20% l’anno (dato justETF). E’ competitivo e leggermente piu’ basso del concorrente diretto Amundi Core (0,22%): a parita’ di logica sintetica, qui si risparmiano un paio di centesimi di punto. Su 10.000 euro la differenza con Amundi e’ di appena 2 euro l’anno — quasi nulla — ma e’ comunque un punto a favore dell’Invesco per chi guarda al dettaglio. Rispetto ai grandi fisici «storici» (EQQQ, iShares a 0,30%), il risparmio e’ piu’ netto.
Come per tutti i sintetici, al TER conviene idealmente aggiungere il piccolo vantaggio fiscale sui dividendi USA: il «costo netto effettivo» tenuto conto del risparmio sulla ritenuta e’ di fatto ancora piu’ contenuto. Solo il BNP Paribas fisico (0,14%) e’ nettamente piu’ economico in TER puro, ma e’ un fisico e quindi non gode del vantaggio sui dividendi dello swap. Il confronto «vero», ancora una volta, non si fa solo sul TER ma sul rendimento netto stimato: e qui i sintetici ben costruiti come questo Invesco partono leggermente avvantaggiati sui dividendi.
6. Dimensione e liquidita’
Con circa 1,95 miliardi di euro, l’Invesco Nasdaq-100 Swap e’ tra i principali sintetici della categoria, secondo solo all’Amundi Core (oltre il doppio). Un patrimonio di questo ordine garantisce spread stretti, liquidita’ adeguata e nessun rischio pratico di chiusura del fondo per scarsa raccolta. E’ un sintetico «maturo» e affidabile, non un fondo di nicchia, negoziabile a prezzi efficienti sulle principali borse europee e su Borsa Italiana, anche per importi rilevanti.
Rispetto all’Amundi Core, la minore dimensione e’ l’unico vero svantaggio relativo, ma per l’investitore comune e’ poco rilevante: oltre una certa soglia la liquidita’ e’ piu’ che sufficiente. Anzi, proprio chi vuole diversificare l’emittente puo’ vedere positivamente l’esistenza di un secondo sintetico capiente e ben gestito: amplia le opzioni e permette di spalmare l’esposizione sintetica su piu’ fornitori senza scendere a compromessi sulla liquidita’. La crescita del patrimonio segnala inoltre una fiducia crescente del mercato verso il prodotto, un ulteriore elemento di rassicurazione per chi lo sceglie come alternativa ad Amundi.
7. UCITS e domicilio irlandese (cosa cambia sul sintetico)
Sul piano formale, il fondo e’ UCITS armonizzato e domiciliato in Irlanda. Questo e’ un dettaglio che lo distingue dall’Amundi Core, domiciliato in Lussemburgo. Va detto subito che, per un sintetico, il domicilio conta meno che per un fisico: il vantaggio sui dividendi USA deriva dalla struttura dello swap, non dal trattato fiscale del Paese di domicilio. Quindi la differenza di domicilio tra Invesco (Irlanda) e Amundi (Lussemburgo) non si traduce, sui sintetici, in un vantaggio fiscale concreto come accadrebbe sui fisici.
Per l’investitore italiano entrambi i domicili sono pienamente «standard» e non comportano complicazioni: la tassazione in Italia e’ identica e gli adempimenti non cambiano. Alcuni investitori, per abitudine o preferenza, si trovano piu’ a loro agio con il domicilio irlandese, ormai diventato lo standard de facto degli ETF azionari USA in Europa. E’ una preferenza legittima ma, sul piano sostanziale del sintetico, ininfluente: cio’ che conta e’ la qualita’ della struttura swap e la solidita’ della controparte, non la sigla del Paese.
8. Accumulazione: perche’ su questo fondo ha senso
Questa versione e’ ad accumulazione: i (pochi) dividendi del Nasdaq 100 vengono reinvestiti automaticamente dentro il fondo. E’ la politica ideale per chi e’ in fase di accumulo del capitale: il reinvestimento avviene al lordo e l’imposta italiana del 26% si applica solo alla vendita finale, differendo il prelievo e lasciando lavorare l’interesse composto su tutto il capitale.
L’abbinamento sintetico + accumulazione e’, dal punto di vista dell’efficienza, una delle combinazioni piu’ interessanti sul Nasdaq 100: il sintetico massimizza il rendimento lordo (niente ritenuta sui dividendi USA), l’accumulazione massimizza il differimento fiscale italiano. Per l’investitore di lungo periodo orientato alla crescita, e che ha compreso e accettato il rischio di controparte, e’ una scelta razionale — e questo Invesco la offre a un TER leggermente piu’ basso dell’alternativa Amundi, con il valore aggiunto di diversificare l’emittente.
Conviene aggiungere una nota sul comportamento dell’accumulazione nel tempo: poiche’ il capitale cresce in silenzio e l’imposta arriva tutta alla vendita, alla fine potresti trovarti una plusvalenza — e quindi un’imposta in valore assoluto — piu’ grande di quanto avresti accumulato con una versione a distribuzione. Non e’ uno svantaggio, anzi e’ il segno che il differimento ha funzionato e che il tuo capitale e’ cresciuto di piu’. E’ bene aspettarselo per non farsi sorprendere dall’imposta finale, che e’ la contropartita naturale di anni di crescita non tassata.
9. I rischi del Nasdaq 100 (e dello swap)
Oltre al rischio di controparte (limitato dalle regole UCITS ma presente), i rischi di questo ETF sono quelli del Nasdaq 100 in quanto tale. Il primo e’ la fortissima concentrazione settoriale: un indice dominato dalla tecnologia, senza finanziari, con poca diversificazione difensiva. Quando il tech corre vola, quando corregge scende piu’ degli indici generalisti. Il secondo e’ la concentrazione su pochi titoli: una manciata di colossi pesa una quota enorme dell’indice.
Il terzo e’ la volatilita’: storicamente il Nasdaq 100 oscilla piu’ dell’S&P 500, con ribassi anche profondi. Il quarto e’ il rischio di cambio: le aziende quotano in dollari, quindi per l’investitore in euro il risultato dipende anche dal cambio euro/dollaro. Il quinto sono le valutazioni elevate dopo anni di rialzi. Paradossalmente, proprio la diversificazione di emittente che e’ l’angolo di questo fondo aiuta a gestire uno di questi rischi: chi affianca due sintetici di gestori diversi riduce la dipendenza da una singola struttura swap, pur restando esposto agli stessi rischi di mercato del Nasdaq.
Come per ogni esposizione concentrata, la regola d’oro e’ il dimensionamento: il Nasdaq 100 dovrebbe quasi sempre essere una componente di un portafoglio diversificato, affiancata a una base piu’ ampia (un azionario globale o l’S&P 500), non l’unico mattone. In dosi misurate, la volatilita’ e la concentrazione del Nasdaq sono tollerabili e storicamente ben remunerate; sovrappesate, possono trasformare un buon investimento in una scommessa imprudente su un singolo settore di un singolo Paese. La scelta tra Invesco e Amundi, o tra sintetico e fisico, conta molto meno di quanto pesa il Nasdaq sul totale del capitale.
10. Tassazione italiana
Sul piano fiscale italiano, l’Invesco Nasdaq-100 Swap e’ un ETF azionario UCITS armonizzato: valgono le regole degli ETF azionari, indipendentemente dalla replica sintetica. Le plusvalenze alla vendita sono tassate al 26%; non si applica il 12,5%, riservato ai titoli di Stato white list. Attenzione: il vantaggio fiscale del sintetico riguarda i dividendi americani dentro il fondo (ritenuta USA), non la tassazione italiana del tuo guadagno, che resta al 26% come per qualunque ETF azionario.
Vale la consueta asimmetria fiscale: il guadagno alla vendita e’ «reddito di capitale», le perdite sono «redditi diversi». In pratica non puoi compensare un guadagno su questo ETF con minusvalenze pregresse; le minusvalenze finiscono nello «zainetto fiscale», utilizzabili solo contro redditi diversi (plusvalenze su azioni singole, certificati, ETC) entro quattro anni. La classe ad accumulazione offre il vantaggio del differimento: nessuna tassazione durante il possesso, 26% solo alla vendita.
Sugli adempimenti, con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca, che applica l’imposta sulle plusvalenze e il bollo dello 0,2% annuo, senza obblighi nel quadro RW. Con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu: quadro RW, IVAFE (0,2%) e tassazione delle plusvalenze. La natura sintetica e il domicilio irlandese non cambiano nulla di questi adempimenti italiani: per il fisco e’ un normalissimo ETF azionario armonizzato.
Esempio pratico
Un esempio numerico. Investi 10.000 euro nell’Invesco Nasdaq-100 Swap (Acc) e, dopo qualche anno, rivendi a 14.000 euro: la plusvalenza e’ di 4.000 euro, tassata al 26% per 1.040 euro. Essendo ad accumulazione, durante il possesso non hai pagato nulla. Se avessi scelto il concorrente Amundi Core Swap, la tassazione italiana sarebbe stata identica: la scelta tra i due sintetici non cambia un centesimo di imposta in Italia. La differenza tra Invesco e Amundi si gioca su due punti minuscoli: il TER (0,20% vs 0,22%) e la diversificazione di emittente — non sul fisco. Ricorda che il risultato in euro dipende anche dal cambio euro/dollaro.
11. Invesco o Amundi? Il confronto tra sintetici
Tiriamo le somme sul confronto chiave: Invesco Nasdaq-100 Swap o Amundi Core Nasdaq-100 Swap?. Sono due sintetici molto simili: stessa logica swap, stesso vantaggio sui dividendi USA, stessa accumulazione, costi vicinissimi (0,20% Invesco contro 0,22% Amundi). Le differenze sono marginali: l’Amundi e’ nettamente piu’ grande (il sintetico piu’ capiente della categoria, oltre il doppio dell’Invesco), mentre l’Invesco e’ leggermente piu’ economico e domiciliato in Irlanda anziche’ in Lussemburgo.
Per la maggior parte degli investitori, la scelta tra i due e’ quasi indifferente: entrambi fanno bene il loro mestiere. L’Amundi puo’ attrarre chi privilegia la massima dimensione e liquidita’; l’Invesco chi cerca il TER piu’ basso o vuole un emittente diverso per diversificare (magari affiancandolo proprio a un Amundi). Non e’ una scelta in cui si possa sbagliare: la sostanza — esposizione sintetica al Nasdaq 100 con vantaggio sui dividendi — e’ identica. Vale la pena ribadirlo: l’energia mentale e’ meglio spesa sul peso da dare al Nasdaq nel portafoglio che sulla scelta tra due sintetici quasi gemelli.
Un criterio pratico per chi proprio vuole decidere: se cerchi la massima dimensione e liquidita’ e non hai altri sintetici, l’Amundi Core e’ la scelta «di default»; se vuoi il TER piu’ basso, il domicilio irlandese, o stai gia’ usando un Amundi e vuoi un secondo fornitore, l’Invesco e’ la risposta. In entrambi i casi ottieni la stessa esposizione sintetica al Nasdaq 100 con il vantaggio sui dividendi USA. Verifica sempre l’ISIN al momento dell’acquisto, perche’ ogni emittente ha piu’ linee (Acc/Dist, valute diverse) e il solo nome puo’ trarre in inganno: qui la versione ad accumulazione e’ la IE00BNRQM384.
12. Per chi ha senso questo ETF
L’Invesco Nasdaq-100 Swap (Acc) e’ adatto a chi vuole il Nasdaq 100 ad accumulazione, a costo contenuto, sfruttando il vantaggio fiscale dello swap sui dividendi americani — avendo compreso e accettato il rischio di controparte. E’ particolarmente indicato per chi cerca un’alternativa all’Amundi Core, sia perche’ preferisce Invesco come emittente, sia perche’ vuole diversificare la controparte affiancando due sintetici di gestori diversi (scenario sensato soprattutto su capitali importanti).
Non e’ la scelta ideale per chi e’ a disagio con i derivati e preferisce la trasparenza assoluta della replica fisica (meglio EQQQ o Xtrackers), ne’ per chi cerca il TER puro piu’ basso in assoluto (il BNP fisico e’ a 0,14%, ma e’ fisico e non gode del vantaggio sui dividendi). Per chi ha gia’ scelto la via del sintetico e vuole un secondo fornitore o semplicemente il sintetico irlandese piu’ economico, questo Invesco e’ un’opzione di prim’ordine.
13. Conclusione
L’Invesco Nasdaq-100 Swap (Acc) e’ un sintetico efficiente e ben costruito: costo competitivo (0,20%, leggermente sotto l’Amundi), accumulazione, domicilio irlandese e il tipico piccolo vantaggio fiscale dello swap sui dividendi americani. Il suo valore distintivo, pero’, e’ nel ruolo di alternativa al piu’ grande Amundi Core: per chi preferisce Invesco o per chi vuole diversificare la controparte affiancando due sintetici di gestori diversi.
La domanda «Invesco o Amundi?» ha una risposta rilassante: sono praticamente equivalenti, e non si sbaglia con nessuno dei due. L’Amundi vince sulla dimensione, l’Invesco sul TER e sull’opzione di diversificare l’emittente. Sul piano fiscale italiano e’ un normale ETF azionario: 26% sulle plusvalenze, asimmetria delle minusvalenze, vantaggio del differimento grazie all’accumulazione, quadro RW solo se detenuto tramite broker estero. Il vantaggio del sintetico riguarda i dividendi USA dentro il fondo, non la tua dichiarazione. Per dosare bene il peso del Nasdaq nel portafoglio e decidere tra sintetico e fisico vale la pena approfondire con le nostre guide dedicate o con un professionista.
Domande frequenti
Invesco Nasdaq-100 Swap o Amundi Core Swap: quale scegliere?
Sono due sintetici quasi gemelli: stesso vantaggio swap sui dividendi USA, accumulazione, costi vicinissimi. L’Amundi e’ piu’ grande e liquido; l’Invesco e’ leggermente piu’ economico (0,20% vs 0,22%) e irlandese. Non si sbaglia con nessuno dei due; l’Invesco e’ utile anche per diversificare l’emittente.
Ha senso avere due ETF sintetici sul Nasdaq di emittenti diversi?
Su capitali importanti puo’ avere senso, per distribuire il rischio di controparte e di emittente su piu’ fornitori. Per piccoli importi aggiunge poco, perche’ il rischio di controparte di un singolo sintetico UCITS e’ gia’ molto contenuto. E’ la stessa logica con cui si diversificano azioni e obbligazioni.
Il domicilio irlandese dell'Invesco e' un vantaggio sul sintetico?
No, non concreto. Su un sintetico il vantaggio sui dividendi USA deriva dalla struttura dello swap, non dal trattato fiscale del domicilio. Quindi, a differenza dei fisici, qui Irlanda o Lussemburgo non fanno differenza fiscale. La tassazione italiana e’ comunque identica.
Come e' tassato in Italia?
Come un normale ETF azionario armonizzato: plusvalenze al 26%, niente 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze. Essendo ad accumulazione, l’imposta si paga solo alla vendita. La natura sintetica non cambia gli adempimenti. Con intermediario italiano fa tutto la banca; con broker estero servono RW e IVAFE.
Il sintetico e' piu' rischioso del fisico?
Aggiunge il rischio di controparte (dipendi da una banca per lo swap), limitato dalle regole UCITS con garanzie e tetti di esposizione. In cambio offre un piccolo vantaggio fiscale sui dividendi USA. E’ un compromesso tra efficienza (sintetico) e trasparenza (fisico).