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Invesco S&P 500 Acc (SPXS): analisi (ISIN IE00B3YCGJ38)

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Invesco S&P 500 Acc (SPXS): analisi (ISIN IE00B3YCGJ38)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 13 Giugno 2026

Invesco S&P 500 UCITS ETF Acc (SPXS): analisi completa (ISIN IE00B3YCGJ38)

Scheda completa del colosso sintetico sull’S&P 500: cosa significa replica a swap, perche’ su questo indice il sintetico recupera la ritenuta sui dividendi USA (e rende un pelo di piu’), a quale prezzo (rischio controparte) e la tassazione italiana. Dati di prodotto verificati.

  • TER 0,05% · Replica sintetica (swap) · Accumulazione
  • ~33,8 mld $ · uno dei piu’ grandi
  • Vantaggio fiscale swap sui dividendi USA
  • Sintetico vs fisico (CSPX): come scegliere

Dati di prodotto (ISIN, TER, replica, politica, patrimonio, valuta, domicilio) verificati al 12 giugno 2026. Fonte: justETF (riga verificata) e prospetto Invesco. Composizione di dettaglio non riportata se non verificabile.

L’Invesco S&P 500 UCITS ETF ad accumulazione (ISIN IE00B3YCGJ38, spesso indicato con il ticker SPXS) e’ uno dei piu’ grandi ETF sull’S&P 500 disponibili in Europa: con un patrimonio dell’ordine dei 33,8 miliardi di dollari (al 12 giugno 2026) e un costo annuo (TER) di appena lo 0,05%, e’ un colosso a basso costo. Ma cio’ che lo rende davvero interessante, e che merita una scheda dedicata, e’ una caratteristica tecnica che molti ignorano o temono a torto: e’ un ETF a replica sintetica.

Se cerchi proprio questo fondo, e’ probabile che la tua vera domanda sia: «conviene un S&P 500 sintetico rispetto a uno fisico come il CSPX? Cosa cambia, e che rischio mi prendo?». E’ la domanda giusta, perche’ sull’S&P 500 — a differenza di quasi ogni altro indice — la replica sintetica ha un vantaggio strutturale concreto, legato alla tassazione dei dividendi americani. Questa scheda analizza l’Invesco proprio sotto questo angolo: cosa significa «sintetico», perche’ su questo specifico indice puo’ rendere di piu’, a quale prezzo, e per chi ha senso. Per la guida generale alla scelta tra i cloni dell’S&P 500 rimandiamo al nostro pillar e alla scheda dell’iShares CSPX; qui il filo conduttore e’ la replica.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completoInvesco S&P 500 UCITS ETF Acc
ISINIE00B3YCGJ38
Ticker (indicativo)SPXS
Indice replicatoS&P 500
Costo annuo (TER)0,05%
Metodo di replicaSintetica (swap)
Politica dei proventiAccumulazione (proventi reinvestiti)
Valuta del fondoUSD (dollaro USA)
DomicilioIrlanda
UCITS / armonizzatoSi’ (UCITS, armonizzato)
Patrimonio (AUM)circa 33,8 miliardi di dollari (al 12 giugno 2026)
In sintesi: un colosso (~33,8 mld $) dell’S&P 500 a TER 0,05%, ad accumulazione, ma a replica sintetica. La sua peculiarita’: lo swap recupera parte della ritenuta sui dividendi USA, e storicamente gli ha fatto rendere un pelo piu’ dell’indice.

2. L’indice S&P 500: che cosa compri davvero

Prima dei dettagli tecnici, ricordiamo cosa si compra. L’S&P 500 raccoglie le circa 500 maggiori societa’ statunitensi quotate, pesate per capitalizzazione di borsa: piu’ un’azienda vale, piu’ pesa. Copre da solo circa l’80% del valore dell’intera borsa americana ed e’ universalmente considerato il termometro del mercato USA. Comprare l’Invesco S&P 500, dal punto di vista dell’esposizione, equivale a comprare qualunque altro ETF sullo stesso indice: lo stesso identico paniere di aziende, dagli stessi colossi tecnologici alle stesse banche e societa’ industriali.

Negli ultimi anni l’indice e’ diventato sempre piu’ dominato dai grandi nomi della tecnologia: le cosiddette «Magnifiche Sette» pesano da sole una quota enorme, e il settore tech nel suo complesso supera abbondantemente un terzo del totale. E’ un punto da tenere a mente — comprare l’S&P 500 oggi significa, in larga parte, comprare i giganti tecnologici americani — ma e’ una caratteristica dell’indice, comune a tutti i suoi cloni, fisici o sintetici che siano. La replica non cambia cosa compri, ma come il fondo ottiene quel rendimento.

3. Replica sintetica: che cos’e’ (e perche’ non spaventarsi)

Veniamo al cuore della scheda. Esistono due modi con cui un ETF puo’ «seguire» l’indice. Il primo e’ la replica fisica: il fondo compra davvero le 500 azioni, nei pesi giusti (e’ quello che fa il CSPX). Il secondo e’ la replica sintetica, o a swap, che e’ la strada scelta dall’Invesco: il fondo non possiede direttamente tutte le azioni, ma stipula un contratto (swap) con una o piu’ banche d’affari (le «controparti»), che si impegnano a pagargli esattamente il rendimento dell’indice S&P 500 in cambio del rendimento di un paniere di garanzie depositato dal fondo.

Detta cosi’ suona piu’ complicata e rischiosa, e molti investitori la evitano per istinto. Ma su un indice iper-liquido e «pulito» come l’S&P 500, la replica sintetica e’ una tecnica matura e collaudata, e — sorpresa — su questo specifico indice ha un vantaggio che il fisico non puo’ offrire. Per capirlo bisogna parlare della tassazione dei dividendi americani.

4. Il vantaggio fiscale dello swap sui dividendi USA

Ecco il punto chiave, poco conosciuto ma decisivo. Quando un ETF possiede fisicamente azioni americane, sui dividendi che incassa subisce una ritenuta alla fonte statunitense. Grazie al trattato fiscale tra Irlanda e Stati Uniti, gli ETF irlandesi a replica fisica riducono questa ritenuta dal 30% al 15%: meglio del nulla, ma quel 15% sui dividendi e’ comunque un costo «invisibile» che erode il rendimento del fondo, anno dopo anno.

Un ETF a replica sintetica sull’S&P 500, invece, sfrutta una particolarita’ della normativa USA (la cosiddetta sezione 871(m) e il trattamento degli swap su indici a larga base): in molti casi lo swap consente di ricevere il rendimento lordo dell’indice, dividendi inclusi, senza subire la ritenuta del 15% che colpisce i fisici. Su un indice che rende circa l’1,2-1,3% di dividendi l’anno, evitare il 15% di ritenuta vale all’incirca 0,15-0,20 punti percentuali di rendimento extra all’anno. Non e’ una cifra enorme nel singolo anno, ma capitalizzata su decenni fa una differenza reale — ed e’ la ragione per cui, storicamente, i grandi ETF sintetici sull’S&P 500 (Invesco in testa) hanno spesso mostrato un tracking difference negativo, cioe’ hanno reso un pelo piu’ dell’indice teorico al lordo del proprio TER.

Il punto chiave: un fisico irlandese subisce il 15% di ritenuta sui dividendi USA; un sintetico spesso la evita. Su ~1,2-1,3% di dividendi, vale circa 0,15-0,20 punti di rendimento extra l’anno.

5. Il prezzo del vantaggio: il rischio di controparte

Il vantaggio fiscale non e’ gratis: il prezzo si chiama rischio di controparte. Se la banca con cui il fondo ha stipulato lo swap fallisse, in teoria il fondo potrebbe non incassare la parte di rendimento promessa. E’ un rischio reale ma fortemente mitigato dalle regole UCITS, che impongono limiti stringenti: l’esposizione netta verso una singola controparte non puo’ superare il 10% del patrimonio del fondo, e nella pratica i grandi ETF a swap mantengono garanzie (collateral) che coprono — spesso sovra-coprono — l’esposizione, ribilanciandole di continuo. Molti emittenti, inoltre, usano piu’ controparti per diversificare.

In condizioni normali, quindi, il rischio di controparte di un ETF sintetico grande e ben gestito e’ molto contenuto, e per molti investitori e’ un prezzo accettabile in cambio del vantaggio fiscale sui dividendi. Ma e’ giusto conoscerlo: a differenza del fisico, dove «possiedi le azioni», con il sintetico una piccola fetta del tuo rendimento dipende dalla solidita’ di un contratto con una banca. Non e’ un difetto dell’Invesco in particolare — e’ la natura della replica sintetica — ed e’ la ragione per cui chi privilegia la massima semplicita’ concettuale preferisce comunque il fisico, accettando di rendere quei pochi centesimi in meno.

Da ricordare: con un sintetico una piccola fetta del rendimento dipende dalla solidita’ dello swap con una banca. Le regole UCITS (limite 10%, collateral) lo mitigano fortemente, ma e’ la differenza concettuale rispetto al fisico.

6. Il costo reale: perche’ il solo TER inganna

Sul costo, l’Invesco e’ molto competitivo: il TER e’ dello 0,05%, tra i piu’ bassi della categoria. Va pero’ letto insieme al vantaggio fiscale di cui sopra: il «costo reale» di un ETF non e’ solo il TER, ma il TER meno l’eventuale recupero sui dividendi. Per questo un sintetico con TER 0,05% e zero ritenuta puo’ risultare, nei fatti, piu’ conveniente di un fisico con TER 0,03% che subisce il 15% sui dividendi. E’ il motivo per cui guardare solo al numerino del TER, su questo indice, puo’ ingannare.

Il confronto qui sotto mette in fila i TER dei principali cloni dell’S&P 500 presenti nel nostro elenco verificato. Si vede che le differenze sono di pochi centesimi di punto: la vera partita, come spiegato, non si gioca sul TER ma sul metodo di replica e sul trattamento dei dividendi.

Costo annuo (TER) — Invesco vs altri cloni S&P 500SPDR S&P 500 Acc (IE000XZSV718)0.03%Invesco S&P 500 Acc (SPXS)0.05%Amundi Core S&P 500 Swap (LU1135865084)0.05%iShares Core S&P 500 Acc (CSPX)0.07%HSBC S&P 500 Dist (IE00B5KQNG97)0.09%Xtrackers S&P 500 Swap 1C (LU0490618542)0.15%
TER dei principali cloni S&P 500 del nostro elenco verificato. Differenze di pochi centesimi: la vera partita e’ replica e dividendi, non il TER.

7. Dimensione e liquidita’: un colosso

Un criterio sempre rilevante e’ la dimensione del fondo, che si traduce in liquidita’: un ETF grande e scambiatissimo ha spread denaro-lettera stretti (compri e vendi a prezzi efficienti) e nessun rischio pratico di chiusura per scarso patrimonio. Su questo l’Invesco S&P 500 e’ messo benissimo: con circa 33,8 miliardi di dollari (al 12 giugno 2026) e’ uno dei piu’ grandi ETF sull’S&P 500 in assoluto, addirittura piu’ capiente di molti rivali fisici piu’ celebri. Il grafico mette a confronto il suo patrimonio con quello di altri cloni del nostro elenco.

Una dimensione cosi’ elevata e’ anche un’implicita rassicurazione sulla qualita’ gestionale: un fondo da decine di miliardi e’ seguito da vicino, ha swap con primarie controparti e una gestione del collateral rodata. Per l’investitore comune, la liquidita’ dell’Invesco non pone alcun problema, neppure su importi importanti.

Patrimonio (mln $) — Invesco vs altri cloni S&P 500Invesco S&P 500 Acc (SPXS)33760iShares Core S&P 500 Dist (CSPX-dist)18414SPDR S&P 500 Dist17482Amundi Core S&P 500 Swap Acc14740SPDR S&P 500 Acc14699iShares S&P 500 Swap Acc10910
Patrimonio (in milioni di dollari) di alcuni cloni S&P 500 del nostro elenco, al 12 giugno 2026. Fonte: justETF (riga verificata) e prospetto Invesco.

8. Invesco sintetico o CSPX fisico: come scegliere

Mettiamo allora a fuoco la scelta che conta davvero per chi guarda questo fondo: Invesco sintetico o CSPX fisico?. Non c’e’ una risposta «giusta» universale, ma un compromesso da capire. Il sintetico (Invesco) offre un piccolo vantaggio strutturale di rendimento, grazie al trattamento favorevole dei dividendi USA, al prezzo di un rischio di controparte contenuto ma non nullo. Il fisico (CSPX) offre la massima semplicita’ concettuale — possiedi davvero le azioni — al prezzo di una piccola erosione da ritenuta sui dividendi.

Per chi ha un orizzonte molto lungo e vuole spremere ogni centesimo di rendimento netto, accettando un rischio tecnico ben regolato, l’Invesco e’ una scelta razionale e popolare. Per chi privilegia la tranquillita’ di «avere le azioni» e non vuole pensare a controparti e swap, il fisico resta perfetto. In entrambi i casi si compra lo stesso indice: la differenza di rendimento attesa e’ di frazioni di punto l’anno. La scelta della replica e’ una sfumatura tecnica, importante da capire ma non drammatica: molto meno importante della decisione di investire nell’S&P 500 e di quanta America avere in portafoglio.

La risposta: sintetico = massimo rendimento netto + rischio controparte contenuto; fisico = semplicita’ concettuale. Stesso indice, differenza di frazioni di punto: nessuno dei due e’ un errore.

9. Linee di quotazione: euro o dollaro?

Un aspetto pratico che genera confusione e’ che lo stesso ETF puo’ essere quotato su piu’ borse, in valute diverse, con codici di negoziazione diversi. L’Invesco S&P 500 e’ negoziabile in dollari sui mercati di Londra e in euro su Borsa Italiana e su Xetra: non sono fondi diversi, ma «sportelli» dello stesso identico fondo, con lo stesso ISIN e lo stesso patrimonio. Per l’investitore italiano conviene di solito acquistare la linea quotata in euro, per evitare i costi di conversione valutaria che alcuni broker applicano sugli acquisti in dollari.

Attenzione pero’ a un equivoco molto diffuso: comprare la linea in euro non elimina il rischio di cambio. Le 500 aziende sottostanti restano americane e i loro ricavi sono in dollari, quindi l’esposizione economica al biglietto verde e’ identica qualunque sia la valuta di negoziazione. La scelta euro/dollaro incide solo sui costi di conversione del singolo acquisto, non sul rischio valutario di fondo. Per neutralizzare davvero il cambio servirebbe una versione «hedged» (a cambio coperto), che pero’ ha un costo di copertura e su un orizzonte lungo non e’ affatto detto convenga: e’ una scelta a se’, da valutare separatamente.

Da ricordare: comprare la linea in euro NON elimina il rischio di cambio: le aziende restano americane e quotano in dollari. La linea in euro serve solo a evitare i costi di conversione di alcuni broker.

10. Perche’ un indice cosi’ semplice batte i gestori attivi

Vale la pena ricordare perche’ un ETF cosi’ semplice ed economico sull’S&P 500 sia uno degli strumenti piu’ raccomandati al mondo, sintetico o fisico che sia. La ragione e’ una delle evidenze piu’ solide della finanza: nel lungo periodo la grande maggioranza dei gestori attivi — i fondi «con il pilota», che cercano di battere il mercato selezionando i titoli — non riesce a fare meglio del semplice indice, soprattutto al netto delle commissioni, che sui fondi attivi sono molto piu’ alte (spesso l’1,5-2% l’anno contro lo 0,05% di questo ETF).

Il motivo e’ quasi aritmetico: il mercato e’ fatto da tutti gli investitori e non possono battere tutti la media; i costi piu’ alti dei gestori attivi partono in svantaggio ogni anno. Cosi’, anno dopo anno, il modesto ETF che si limita a replicare l’intero indice supera la maggior parte dei professionisti pagati per batterlo. E qui l’Invesco aggiunge un tocco in piu’: non solo «e’» il mercato a costo minimo, ma grazie alla replica sintetica tende a incassarne il rendimento lordo, recuperando una parte della ritenuta sui dividendi che gli altri perdono.

11. I rischi (dell’indice e del sintetico)

Riassumiamo i rischi, che sono in parte quelli dell’S&P 500 in quanto tale e in parte specifici della replica sintetica. I rischi dell’indice: la concentrazione geografica (un solo Paese, gli USA), la concentrazione su pochi titoli e sul settore tecnologico (se i grandi nomi tech deludono, l’indice ne risente in modo amplificato), il rischio di cambio (le aziende quotano in dollari, quindi per l’investitore in euro conta anche il cambio euro/dollaro) e le valutazioni storicamente elevate della borsa americana.

Il rischio specifico di questo fondo e’ il gia’ discusso rischio di controparte legato allo swap: reale ma fortemente mitigato da regole UCITS, limiti di esposizione e collateral. Chi non e’ a suo agio con questo meccanismo ha ottime alternative fisiche sullo stesso indice (a partire dal CSPX). Nessuno di questi rischi rende l’Invesco un cattivo investimento — resta uno dei pilastri piu’ solidi e capienti per esporsi all’America — ma vanno conosciuti, soprattutto l’idea, semplicistica, che «sintetico = pericoloso»: su un indice come l’S&P 500 e con un fondo di queste dimensioni, e’ una tecnica matura e regolata.

12. Per chi e’ adatto (e per chi no)

Tiriamo le somme su «per chi e’ adatto» questo fondo. L’Invesco S&P 500 ad accumulazione ha senso, in particolare, per l’investitore con orizzonte lungo in fase di accumulo che vuole massimizzare il rendimento netto e non e’ spaventato dalla replica sintetica: e’ un colosso liquido, economico, e il meccanismo dello swap gli regala un piccolo extra strutturale anno dopo anno. E’ anche una scelta sensata per chi vuole diversificare l’emittente rispetto a iShares o Vanguard, restando sullo stesso indice.

Non e’ invece la scelta ideale per chi prova disagio all’idea che una parte del rendimento dipenda da un contratto con una banca: per quel profilo, un clone fisico sullo stesso indice (come il CSPX di iShares o lo SPDR fisico) e’ piu’ rassicurante, a costo di rendere quei pochi centesimi in meno. Non e’ adatto, infine, a chi cerca una rendita periodica: questa e’ la versione ad accumulazione, che reinveste i dividendi; per incassare cedole esiste la versione a distribuzione dello stesso Invesco. In ogni caso, la decisione piu’ importante non e’ quale clone scegliere, ma quanta esposizione all’America e ai suoi giganti tecnologici si vuole avere in portafoglio.

13. Replica, costi e domicilio irlandese

Sul piano tecnico, l’Invesco S&P 500 (ISIN IE00B3YCGJ38) adotta una replica sintetica a swap, e’ UCITS armonizzato, ad accumulazione (i dividendi delle 500 aziende, circa l’1,2-1,3% lordo, sono reinvestiti automaticamente nel fondo) e ha un TER dello 0,05%. La valuta del fondo e’ il dollaro USA ed e’ domiciliato in Irlanda. Esistono linee di quotazione in euro su Borsa Italiana, comode per evitare i costi di conversione di alcuni broker; l’esposizione economica al dollaro resta comunque identica.

Il domicilio irlandese non e’ un dettaglio: combinato con la replica sintetica, e’ proprio cio’ che consente l’efficienza fiscale sui dividendi americani descritta sopra. La politica ad accumulazione, infine, e’ la scelta naturale per chi e’ in fase di accumulo e non ha bisogno di incassare cedole: i dividendi lavorano dentro il fondo per intero, senza passare per il tuo conto e senza tassazione fino alla vendita.

14. Tassazione italiana

Sul piano fiscale, l’Invesco S&P 500 e’ un ETF azionario UCITS armonizzato domiciliato in Irlanda: per l’investitore italiano valgono le regole degli ETF azionari, identiche a quelle di un clone fisico come il CSPX. Attenzione a non confondere due piani diversi: il vantaggio fiscale del sintetico riguarda la tassazione dentro il fondo (la ritenuta USA sui dividendi, che lo swap aiuta a evitare); la tua tassazione italiana di investitore, invece, e’ la stessa di qualunque altro ETF azionario.

Le plusvalenze alla vendita sono tassate al 26%; non si applica il 12,5%, riservato ai titoli di Stato white list. Vale la consueta asimmetria fiscale: il guadagno e’ «reddito di capitale», le perdite sono «redditi diversi», quindi non puoi compensare un guadagno su questo ETF con minusvalenze pregresse; le minusvalenze che eventualmente generi finiscono nello «zainetto fiscale», utilizzabili solo contro redditi diversi (azioni singole, certificati, ETC) entro quattro anni.

La classe ad accumulazione offre il consueto vantaggio del differimento: non distribuendo dividendi, non genera tassazione durante il possesso, e il 26% si applica solo alla vendita, lasciando lavorare l’interesse composto. Sugli adempimenti, con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca, che applica anche l’imposta di bollo dello 0,2% annuo, e non devi indicare nulla nel quadro RW. Con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu: quadro RW, IVAFE (0,2%) e tassazione delle plusvalenze, oltre al rischio di cambio sul dollaro.

Esempio pratico

Un esempio numerico. Investi 10.000 euro nell’Invesco S&P 500 e, dopo qualche anno, rivendi a 14.000: la plusvalenza e’ di 4.000 euro, tassata al 26% per 1.040 euro. Trattandosi di un ETF, quei 1.040 euro non sono riducibili con minusvalenze pregresse. Sul piano della tua imposta italiana, la cifra sarebbe identica a quella di un clone fisico come il CSPX: la scelta della replica non cambia un centesimo della tassazione a tuo carico. Cio’ che il sintetico ti fa risparmiare e’ invece «nascosto» nel maggior rendimento del fondo, dovuto al recupero della ritenuta sui dividendi. Ricorda che il risultato in euro dipende anche dal cambio euro/dollaro nel periodo.

Da ricordare: 26% sulle plusvalenze, niente 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze, imposta differita grazie all’accumulazione. La tua tassazione italiana e’ identica a quella di un fisico: il vantaggio del sintetico sta nel rendimento del fondo. RW/IVAFE solo con broker estero.

15. Conclusione

L’Invesco S&P 500 UCITS ETF Acc (SPXS, ISIN IE00B3YCGJ38) e’ uno degli ETF piu’ grandi, economici ed efficienti per esporsi alla borsa americana: oltre 33 miliardi di patrimonio, TER 0,05%, ad accumulazione. La sua peculiarita’ — la replica sintetica — non e’ un difetto da evitare, ma una scelta tecnica con un vantaggio concreto su questo specifico indice: il recupero della ritenuta sui dividendi americani, che storicamente gli ha permesso di rendere un pelo piu’ dell’indice teorico, al prezzo di un rischio di controparte contenuto e ben regolato.

La domanda «sintetico o fisico?» ha quindi una risposta sfumata: l’Invesco e’ la scelta di chi vuole massimizzare il rendimento netto e accetta il meccanismo dello swap; il CSPX fisico e’ la scelta di chi privilegia la semplicita’ concettuale. In entrambi i casi si compra lo stesso indice, con differenze di rendimento di frazioni di punto. Sul piano della tua tassazione italiana e’ un normale ETF azionario: 26%, asimmetria delle minusvalenze, vantaggio dell’accumulazione, rischio di cambio sul dollaro, quadro RW solo se detenuto tramite broker estero. Per scegliere tra le tante varianti dell’S&P 500 e impostare bene il peso dell’America nel tuo portafoglio, vale la pena approfondire con le nostre guide dedicate o con un professionista.

Domande frequenti

L'Invesco S&P 500 e' sintetico: e' pericoloso?

No, non piu’ di quanto lo sia qualunque grande ETF a swap regolato. La replica sintetica comporta un rischio di controparte (se la banca dello swap fallisse), ma le regole UCITS impongono limiti stringenti e i grandi ETF mantengono garanzie che coprono l’esposizione. Su un indice iper-liquido come l’S&P 500 e con un fondo da decine di miliardi, e’ una tecnica matura e collaudata.

Perche' un sintetico sull'S&P 500 puo' rendere piu' di un fisico?

Per la tassazione dei dividendi USA. Un ETF fisico irlandese subisce una ritenuta del 15% sui dividendi americani; uno sintetico, grazie al trattamento degli swap su indici a larga base, in molti casi riceve il rendimento lordo dell’indice senza quella ritenuta. Vale circa 0,15-0,20 punti di rendimento extra l’anno, che capitalizzati fanno una differenza reale.

Invesco S&P 500 o iShares CSPX: quale scegliere?

Dipende dalle preferenze. L’Invesco (sintetico) offre un piccolo vantaggio di rendimento netto al prezzo di un rischio di controparte contenuto; il CSPX (fisico) offre la massima semplicita’ concettuale al prezzo di una piccola erosione da ritenuta. Stesso indice, differenza di rendimento di frazioni di punto: nessuno dei due e’ un errore.

Qual e' il costo dell'Invesco S&P 500?

Il TER e’ dello 0,05% l’anno, tra i piu’ bassi della categoria. Ma su questo indice il TER da solo inganna: contando il recupero della ritenuta sui dividendi, il «costo reale» di un sintetico efficiente puo’ risultare inferiore a quello di un fisico con TER nominalmente piu’ basso.

Come e' tassato in Italia?

Come un normale ETF azionario armonizzato: plusvalenze al 26%, niente 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze. Essendo ad accumulazione, l’imposta si paga solo alla vendita. La tassazione italiana e’ identica a quella di un clone fisico: il vantaggio del sintetico sta nel rendimento del fondo, non nella tua imposta. Con intermediario italiano fa tutto la banca; con broker estero servono RW e IVAFE.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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