Approfondimento

iShares Core MSCI Japan IMI Acc: analisi (ISIN IE00B4L5YX21)

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iShares Core MSCI Japan IMI Acc: analisi (ISIN IE00B4L5YX21)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 13 Giugno 2026

iShares Core MSCI Japan IMI UCITS ETF (Acc): analisi completa (ISIN IE00B4L5YX21)

Scheda completa del «core» Giappone piu’ completo: cosa significa l’indice MSCI Japan IMI (small cap incluse), perche’ e’ il fondo di riferimento (grande, economico), il rischio cambio yen (unhedged) e la tassazione italiana. Dati di prodotto verificati e datati.

  • TER 0,12% · fisico · accumulazione (un colosso)
  • Indice MSCI Japan IMI (small cap incluse)
  • Cambio SCOPERTO (unhedged) -> esposto allo yen
  • ETF armonizzato -> 26% con asimmetria

Dati di prodotto (ISIN, TER, replica, politica, patrimonio) tratti dalla riga verificata al 12 giugno 2026. Fonte: justETF (riga verificata) e dati ufficiali del fondo. I confronti TER/patrimonio usano i dati verificati dei fondi dello stesso tema (ETF Giappone). Contenuto informativo, non consulenza finanziaria.

L’iShares Core MSCI Japan IMI UCITS ETF (classe ad accumulazione) e’ uno strumento che investe, in un colpo solo, nell’intero mercato azionario giapponese, replicando l’indice MSCI Japan IMI. E’ a replica fisica (con tecnica di sampling, cioe’ acquista un campione rappresentativo dei titoli) e ad accumulazione (i dividendi vengono reinvestiti automaticamente). Con un patrimonio dell’ordine dei 6,6 miliardi di euro e un costo bassissimo (TER 0,12%), e’ uno dei fondi di riferimento per chi vuole esporsi al Giappone.

Questa scheda lo analizza a fondo con un angolo molto preciso, che lo distingue dagli altri ETF sul Giappone: la sigla «IMI». IMI sta per Investable Market Index, e indica un indice piu’ ampio della media: include non solo le grandi e medie aziende giapponesi (come fa il MSCI Japan «standard»), ma anche le piccole capitalizzazioni (small cap). In pratica, questo ETF cattura una fetta piu’ completa del mercato azionario nipponico. Vediamo cosa significa nel concreto, perche’ e’ il fondo «core» di riferimento, e — punto cruciale per il Giappone — il rischio di cambio sullo yen per l’investitore in euro, oltre alla tassazione italiana.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completoiShares Core MSCI Japan IMI UCITS ETF (Acc)
ISINIE00B4L5YX21
Indice replicatoMSCI Japan IMI (large, mid e small cap)
MercatoGiappone (mercato sviluppato)
Costo annuo (TER)0,12%
Metodo di replicaFisica (sampling)
Politica dei proventiAccumulazione (dividendi reinvestiti)
Cambio (yen)Scoperto (unhedged) – esposizione allo yen
DomicilioIrlanda
UCITS / armonizzatoSi’ (UCITS, armonizzato)
Patrimonio (AUM)circa 6,6 miliardi di euro (al giugno 2026)
In sintesi: il «core» piu’ COMPLETO del Giappone (indice MSCI Japan IMI = small cap incluse). Grande (~6,6 mld €), economico (TER 0,12%), accumulazione. CAMBIO SCOPERTO (unhedged): esposizione allo yen. ETF armonizzato -> 26%.

2. Il mercato giapponese (auto, automazione, riforme)

Partiamo dal mercato. Il Giappone e’ la terza economia del mondo e uno dei grandi mercati azionari sviluppati, con caratteristiche molto particolari. E’ la patria di colossi globali dell’auto (Toyota, Honda), dell’elettronica e dei macchinari (Sony, Keyence), dell’automazione industriale e della robotica (Fanuc, Mitsubishi), oltre a grandi gruppi finanziari e commerciali (le storiche sogo shosha, le case di commercio). E’ un mercato a forte impronta industriale ed esportatrice: molte aziende giapponesi vendono in tutto il mondo, e la loro redditivita’ dipende anche dal cambio dello yen (uno yen debole le aiuta a esportare).

Negli ultimi anni il Giappone e’ tornato al centro dell’attenzione degli investitori per alcune ragioni strutturali: una lunga stagione di riforme della governance aziendale (le imprese, storicamente «chiuse» e poco generose con gli azionisti, hanno iniziato a migliorare l’efficienza, i buyback e i dividendi), la fine della deflazione e valutazioni considerate piu’ interessanti rispetto agli USA. E’ un mercato che molti usano come diversificazione rispetto alla borsa americana dominata dalla tecnologia: il Giappone offre un mix diverso (industria, auto, automazione) e un’economia con dinamiche proprie.

Un tratto distintivo del mercato giapponese, che lo rende diverso da quello americano, e’ la sua impronta «value» e industriale: dominano aziende mature, spesso con bilanci solidissimi e grandi disponibilita’ di cassa, piu’ che le piattaforme tecnologiche «growth» tipiche degli Stati Uniti. Storicamente questo e’ stato visto come un limite (poca crescita esplosiva), ma negli ultimi anni e’ diventato un punto di interesse: in un mondo dove la borsa americana scambia a valutazioni elevate, il Giappone offre aziende di qualita’ a prezzi piu’ contenuti, con la prospettiva che le riforme della governance «liberino» il valore finora intrappolato (per esempio restituendo agli azionisti la liquidita’ accumulata). E’ una delle tesi piu’ discusse a favore del Giappone, da soppesare con i rischi macro e demografici di cui diremo.

3. Cosa significa «IMI»: il Giappone piu’ completo

Ed eccoci all’angolo distintivo: cosa significa la sigla «IMI»? L’indice MSCI Japan IMI (Investable Market Index) e’ costruito per coprire una porzione piu’ ampia del mercato rispetto al MSCI Japan «standard». Mentre l’indice standard include le grandi e medie aziende (large e mid cap), la versione IMI aggiunge anche le piccole capitalizzazioni (small cap). Il risultato e’ una copertura del mercato azionario giapponese piu’ completa, che arriva a comprendere una quota molto elevata della capitalizzazione investibile del Paese.

Cosa cambia, in pratica, per l’investitore? La differenza non e’ enorme — le small cap pesano relativamente poco sul totale, perche’ l’indice e’ comunque pesato per capitalizzazione, e quindi dominato dalle grandi aziende — ma ha un suo valore. Includere le small cap significa una diversificazione leggermente maggiore e una cattura piu’ fedele dell’«intero» mercato giapponese, comprese le aziende piu’ piccole e domestiche (meno esportatrici, piu’ legate all’economia interna). Per chi vuole il Giappone «completo» in un solo strumento, la versione IMI e’ quindi leggermente preferibile a un indice standard, a parita’ di costo. E’ una sfumatura che pochi notano, ma e’ proprio cio’ che rende questo ETF un «core» particolarmente completo.

C’e’ anche una piccola implicazione di stile: le small cap giapponesi tendono a essere piu’ domestiche (vendono soprattutto sul mercato interno) rispetto alle grandi esportatrici. Includerle, quindi, da’ al fondo una leggera dose in piu’ di esposizione all’economia interna del Giappone, non solo al suo export. E’ un dettaglio, ma per chi crede in una ripresa dei consumi domestici e nella fine della deflazione e’ un piccolo valore aggiunto rispetto a un indice di sole large cap. In ogni caso, la dominanza resta delle grandi aziende: la versione IMI non «stravolge» il profilo del fondo, lo completa.

Da capire: IMI = Investable Market Index, include anche le SMALL CAP (non solo large/mid come il MSCI Japan standard). Copertura piu’ completa del mercato, leggermente piu’ diversificata, a parita’ di costo.

4. Il colosso a costo minimo (~6,6 mld €, TER 0,12%)

Un secondo motivo per cui questo e’ un fondo di riferimento e’ la sua stazza. Con un patrimonio dell’ordine dei 6,6 miliardi di euro, l’iShares Core MSCI Japan IMI e’ uno dei piu’ grandi ETF sul Giappone disponibili agli investitori europei. La dimensione, qui, e’ un punto di forza concreto: un fondo cosi’ capiente e scambiato offre spread denaro-lettera molto stretti (compri e vendi a prezzi efficienti), un’ampia liquidita’ e — soprattutto — nessun rischio pratico di chiusura per scarso patrimonio. E’ il tipo di fondo «consolidato» che da’ meno pensieri sulla sopravvivenza del prodotto nel tempo.

A questo si aggiunge un costo bassissimo: il TER e’ di appena lo 0,12% l’anno, tra i piu’ competitivi per un mercato sviluppato di singolo Paese. Per dare la misura: molti ETF su singoli Paesi «di nicchia» costano lo 0,40-0,60%; qui, grazie alla popolarita’ del Giappone e alla concorrenza tra emittenti, il costo e’ ridotto al minimo. La combinazione «grande + economico + indice IMI completo + accumulazione» fa di questo ETF una delle opzioni piu’ solide e sensate per esporsi al Giappone in modo core, cioe’ come componente strutturale (non «satellite») di un portafoglio geograficamente diversificato.

Patrimonio del fondo: il colosso del tema (milioni €)iShares Core MSCI Japan IMI (questo)6587 mlnXtrackers MSCI Japan 1C5349 mlnAmundi Core MSCI Japan5184 mlnAmundi Japan TOPIX331 mlnWisdomTree Japan EUR Hedged99 mln
Patrimonio dei principali ETF Giappone (milioni €): questo e’ tra i piu’ grandi. Dati verificati al giugno 2026. Fonte: justETF (riga verificata) e dati ufficiali del fondo.
Costo annuo (TER): i grandi ETF Giappone (%)iShares Core MSCI Japan IMI (questo)0.12%Xtrackers MSCI Japan 1C0.12%Amundi Core MSCI Japan0.12%Amundi Japan TOPIX0.20%WisdomTree Japan EUR Hedged0.45%
Costo annuo (TER) dei principali ETF Giappone: i «core» costano appena lo 0,12%. Dati verificati al 12 giugno 2026. Fonte: justETF (riga verificata) e dati ufficiali del fondo.

5. Il rischio di cambio sullo yen (unhedged)

Veniamo al punto piu’ importante e specifico del Giappone: il rischio di cambio sullo yen. Questo ETF e’ «unhedged», cioe’ non copre il rischio valutario. Cosa significa? Le aziende giapponesi quotano in yen; per l’investitore italiano, che ragiona in euro, il risultato finale dipende da due fattori: l’andamento delle azioni giapponesi e l’andamento del cambio euro/yen. Se le azioni salgono ma lo yen si indebolisce contro l’euro, il guadagno in euro viene eroso; se lo yen si rafforza, il guadagno e’ amplificato.

Per il Giappone questo non e’ un dettaglio, ma una questione centrale: lo yen e’ storicamente una valuta molto volatile, che negli ultimi anni si e’ fortemente indebolita. Per l’investitore in euro, uno yen debole ha significato che parte dei guadagni della borsa giapponese e’ stata «mangiata» dal cambio. Esiste, proprio per questo, una versione «hedged» (a cambio coperto in euro) degli ETF sul Giappone — che trattiamo in una scheda separata — pensata per chi vuole eliminare questo rischio. Questo ETF, invece, e’ scoperto: si assume il rischio di cambio, nel bene e nel male. E’ una scelta legittima (storicamente, su lunghi orizzonti, le coperture costano e il cambio puo’ andare in entrambe le direzioni), ma va fatta con consapevolezza: chi compra questo fondo scommette anche sullo yen, non solo sulle azioni giapponesi. Per il Giappone, capire la differenza tra versione coperta e scoperta e’ essenziale.

Vale la pena chiarire un equivoco molto comune: la valuta in cui acquisti in borsa (euro o dollaro) non elimina il rischio di cambio. Anche se compri questo ETF in euro su Borsa Italiana, l’esposizione economica sottostante resta allo yen, perche’ le aziende giapponesi quotano e guadagnano in yen. La «linea» di quotazione e’ solo lo sportello in cui scambi le quote; cio’ che conta per il rischio di cambio e’ la valuta in cui operano le aziende sottostanti. L’unico modo per neutralizzare il rischio yen e’ scegliere una versione esplicitamente coperta (hedged), che usa strumenti finanziari per annullare l’effetto del cambio — non basta comprare «in euro». E’ una confusione diffusa che vale la pena sciogliere una volta per tutte, perche’ porta molti a credersi protetti quando non lo sono.

Da capire bene: questo ETF e’ SCOPERTO. Il risultato in euro = andamento azioni + andamento cambio euro/yen. Lo yen e’ volatile e di recente molto debole: ha eroso parte dei guadagni per chi investe in euro. Per coprirsi serve la versione HEDGED.

6. Perche’ investirci (e la scelta coperto/scoperto)

Perche’ un investitore dovrebbe inserire il Giappone in portafoglio, e perche’ proprio con questo ETF? La prima ragione e’ la diversificazione: il Giappone offre un’economia e una borsa con dinamiche diverse da quelle americane ed europee, un mix industriale (auto, automazione, elettronica) che bilancia un portafoglio sbilanciato sulla tecnologia USA. La seconda e’ la tesi sulle riforme: chi crede che il miglioramento della governance aziendale giapponese (piu’ efficienza, buyback, dividendi) e la fine della deflazione possano sostenere il mercato trova nel Giappone un’occasione strutturale.

Quanto al perche’ questo ETF: e’ il piu’ completo (indice IMI, small cap incluse), uno dei piu’ grandi e liquidi (~6,6 mld €), a costo minimo (0,12%) e ad accumulazione (efficiente per chi e’ in fase di accumulo). E’ una scelta «core» di qualita’. L’unico vero punto da decidere e’ la valuta: questa versione e’ scoperta (esposta allo yen). Chi vuole eliminare il rischio di cambio dovra’ valutare la versione hedged; chi accetta (o desidera) l’esposizione allo yen trova qui l’opzione di riferimento. Va ricordato che il Giappone, per quanto importante, resta un singolo Paese: in un portafoglio globale e’ una componente, non il tutto (un indice mondiale lo contiene gia’ in parte; questo ETF serve a sovrappesarlo deliberatamente).

Quanto al peso da dargli, vale un criterio di buon senso: in un indice azionario globale il Giappone pesa gia’ una quota non trascurabile (e’ il secondo o terzo mercato sviluppato per capitalizzazione). Aggiungere un ETF dedicato significa sovrappesarlo rispetto a quel peso «naturale», cioe’ fare una scommessa attiva sul fatto che il Giappone fara’ meglio della media. E’ una scelta legittima — molti la fanno proprio in virtu’ della tesi sulle riforme — ma va dosata: una posizione «satellite» contenuta, sopra il nucleo globale, e’ di norma piu’ prudente di una scommessa massiccia su un singolo Paese. Chi non ha una tesi forte sul Giappone puo’ semplicemente lasciarlo nel peso che gli assegna l’indice mondiale, senza un ETF dedicato.

Da ricordare: tesi = diversificare dagli USA-tech + scommessa sulle riforme della governance giapponese. Questo e’ il «core» completo a basso costo. Decisione chiave: valuta (questa versione e’ scoperta -> esposta allo yen).

7. I rischi: cambio, Paese singolo, macro

I rischi di questo ETF sono quelli del Giappone e della sua valuta. Il primo, centrale, e’ il rischio di cambio sullo yen: essendo unhedged, il risultato in euro dipende anche dal cambio euro/yen, una valuta storicamente volatile e di recente molto debole. Il secondo e’ la concentrazione geografica: e’ un indice di un solo Paese, quindi meno diversificato di un indice azionario globale; punta tutto sull’economia e sulla borsa giapponesi. Il terzo e’ la natura ciclica ed esportatrice del mercato: molte aziende giapponesi dipendono dalla domanda globale e dal commercio internazionale, e soffrono nelle fasi di rallentamento mondiale.

Il quarto sono i fattori macro e demografici specifici: il Giappone ha un debito pubblico elevatissimo, una popolazione che invecchia e si riduce, e una banca centrale che ha a lungo perseguito politiche monetarie eccezionali (tassi a zero o negativi) — fattori che influenzano sia le aziende sia lo yen. Il quinto e’ il rischio che le tanto attese riforme della governance procedano piu’ lentamente del previsto. Nessuno di questi rischi rende il Giappone un cattivo investimento — resta un grande mercato sviluppato, utile per diversificare — ma vanno conosciuti, e in particolare va interiorizzato che, comprando questo ETF, si scommette insieme sulle azioni giapponesi e sullo yen.

Da capire bene: rischio CAMBIO sullo yen (unhedged), concentrazione su un solo Paese, natura ciclica/esportatrice, fattori macro/demografici (debito, invecchiamento), rischio che le riforme rallentino. Comprando questo ETF scommetti su azioni E yen.

8. iShares Japan IMI vs gemello dist vs hedged vs TOPIX

Per scegliere con criterio, va collocato tra i suoi «cugini». Il confronto piu’ immediato e’ con il gemello a distribuzione dello stesso indice (MSCI Japan IMI): l’unica differenza e’ la politica dei proventi; per chi e’ in fase di accumulo, questa versione ad accumulazione e’ di norma piu’ efficiente. Il secondo, fondamentale, e’ con la versione «hedged» (a cambio coperto in euro): quella elimina il rischio di cambio sullo yen (al costo di un TER piu’ alto e di un piccolo costo di copertura); questo ETF, invece, e’ scoperto (esposto allo yen). La scelta tra coperto e scoperto e’, per il Giappone, la decisione piu’ importante dopo quella di investirci.

Il terzo confronto e’ sull’indice: oltre al MSCI Japan (standard e IMI) esistono ETF sul TOPIX (l’indice della Borsa di Tokyo, molto ampio) e — meno comuni in versione UCITS — sul Nikkei 225 (un indice storico ma costruito in modo peculiare). Il MSCI Japan IMI di questo ETF e’ un’ottima sintesi «da manuale» del mercato (ampia, pesata per capitalizzazione, small cap incluse). Il quarto e’ con gli indici globali (MSCI World, FTSE All-World), il mattone «core» del portafoglio: quelli contengono gia’ il Giappone nella sua proporzione naturale; questo ETF serve a sovrappesarlo deliberatamente. In sintesi, tra gli ETF Giappone, questo e’ il «core» piu’ completo e a basso costo, in versione ad accumulazione e scoperta — l’opzione di riferimento per chi accetta il rischio yen.

9. Struttura, replica fisica e costi

Riassumiamo la struttura tecnica. L’iShares Core MSCI Japan IMI UCITS ETF (Acc) e’ un fondo UCITS (lo standard europeo, con tutele per il risparmiatore e patrimonio separato da quello dell’emittente), domiciliato in Irlanda — un dettaglio che ha vantaggi fiscali sulla ritenuta dei dividendi azionari «esteri». La replica e’ fisica con tecnica di sampling (il fondo acquista un campione rappresentativo dell’indice, anziche’ ogni singolo titolo: un approccio collaudato e accurato per gli indici ampi, che riduce i costi mantenendo un buon tracking). La politica e’ ad accumulazione: i dividendi sono reinvestiti automaticamente, con i vantaggi del differimento fiscale.

Il costo annuo (TER) e’ di appena lo 0,12%, tra i piu’ bassi per un mercato sviluppato di singolo Paese. La dimensione — circa 6,6 miliardi di euro — e’ un punto di forza (ampia liquidita’, nessun rischio di chiusura). La caratteristica distintiva resta l’indice IMI (small cap incluse, copertura piu’ completa). In sintesi tecnica: un fondo solido, trasparente, grande, economico e completo — un «core» di qualita’ per il Giappone. L’unico elemento da decidere consapevolmente e’ la valuta: questa versione e’ scoperta (esposta allo yen).

10. Tassazione italiana

Sul piano fiscale, l’iShares Core MSCI Japan IMI e’ un ETF azionario UCITS armonizzato domiciliato in Irlanda. Valgono le regole degli ETF azionari armonizzati. Le plusvalenze realizzate alla vendita sono tassate al 26%: non si applica l’aliquota agevolata del 12,5%, riservata ai titoli di Stato della white list. L’intera plusvalenza sconta il 26% pieno.

Vale la consueta asimmetria fiscale: i guadagni sono «redditi di capitale», le perdite sono «redditi diversi». In pratica, non puoi compensare un guadagno su questo ETF con minusvalenze pregresse di altri fondi armonizzati; le minusvalenze che generi finiscono nello «zainetto fiscale» e si recuperano solo contro «redditi diversi» (azioni singole, certificati, ETC) entro quattro anni. E’ un limite comune a tutti gli ETF azionari armonizzati.

La scelta dell’accumulazione ha il consueto vantaggio: i dividendi reinvestiti internamente non generano tassazione durante il possesso, e il 26% si applica solo alla vendita, differendo l’imposta. Un punto specifico del Giappone: il rischio di cambio sullo yen incide sul risultato economico (e quindi sulla plusvalenza tassabile in euro), ma non cambia le regole fiscali: si tassa al 26% la plusvalenza espressa in euro, comprensiva dell’effetto cambio. Sugli adempimenti: con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca (26% e bollo 0,2% annuo), senza obblighi nel quadro RW. Con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu: quadro RW (monitoraggio), IVAFE (0,2%) e tassazione delle plusvalenze, oltre alla gestione del rischio di cambio sullo yen.

Esempio: l’effetto del cambio yen

Un esempio sul rischio di cambio. Investi 10.000 euro in questo ETF, e dopo un anno la borsa giapponese (in yen) e’ salita del 10%. Verrebbe da pensare a un guadagno del 10% — ma non e’ detto. Se nel frattempo lo yen si e’ indebolito del 10% contro l’euro, il guadagno in euro viene quasi annullato dal cambio: in euro, ti ritrovi piu’ o meno al punto di partenza, nonostante la borsa abbia fatto bene. Viceversa, se lo yen si fosse rafforzato del 10%, il tuo guadagno in euro sarebbe stato amplificato, intorno al 20%. E’ la dimostrazione concreta di cosa significa «unhedged»: il risultato dipende da azioni piu’ cambio. Chi vuole eliminare questa variabile deve guardare alla versione hedged (a cambio coperto). Quanto alla tassazione, e’ sul risultato in euro: se rivendi a 12.000 euro, la plusvalenza di 2.000 euro (comprensiva dell’effetto cambio) e’ tassata al 26%, cioe’ 520 euro, non compensabili con minusvalenze su altri ETF.

Da ricordare: ETF armonizzato -> 26% sulle plusvalenze (calcolate in euro, effetto cambio incluso), asimmetria minus/plus (4 anni), accumulazione = differimento. Bollo 0,2%; RW/IVAFE solo con broker estero.

11. Conclusione

L’iShares Core MSCI Japan IMI UCITS ETF (Acc) e’ una delle opzioni piu’ solide e complete per esporsi al mercato azionario giapponese: grande (~6,6 mld €), economico (TER 0,12%), ad accumulazione e — grazie all’indice IMI — particolarmente completo, perche’ include anche le small cap oltre alle grandi e medie aziende. E’ il fondo «core» di riferimento per chi vuole il Giappone «intero» in un solo strumento, come componente strutturale di un portafoglio diversificato.

La decisione piu’ importante, dopo quella di investire nel Giappone, riguarda la valuta: questa versione e’ scoperta (unhedged), quindi esposta al rischio di cambio sullo yen — una valuta storicamente volatile e di recente molto debole, che per l’investitore in euro puo’ erodere o amplificare i guadagni. Chi vuole eliminare questo rischio deve valutare la versione hedged (in scheda separata); chi accetta o desidera l’esposizione allo yen trova qui l’opzione di riferimento. Restano i rischi tipici di un singolo Paese (concentrazione geografica, natura ciclica ed esportatrice, fattori macro/demografici). Sul piano fiscale e’ un normale ETF azionario armonizzato: 26% sulle plusvalenze (calcolate in euro, effetto cambio incluso), asimmetria delle minusvalenze, vantaggio del differimento grazie all’accumulazione, RW/IVAFE solo se detenuto tramite broker estero. Per impostare il peso del Giappone — e la scelta coperto/scoperto — vale la pena confrontare questa scheda con la versione hedged, con il gemello a distribuzione e con gli ETF sul TOPIX.

Domande frequenti

Cosa significa la sigla «IMI» in questo ETF?

IMI sta per Investable Market Index: un indice piu’ AMPIO del MSCI Japan «standard». Oltre alle grandi e medie aziende, include anche le PICCOLE capitalizzazioni (small cap), per una copertura piu’ completa del mercato giapponese. La differenza non e’ enorme (le small cap pesano poco), ma rende il fondo un «core» piu’ completo a parita’ di costo.

Questo ETF copre il rischio di cambio sullo yen?

No, e’ «unhedged» (scoperto). Le aziende quotano in yen, quindi per l’investitore in euro il risultato dipende anche dal cambio euro/yen. Lo yen e’ storicamente volatile e di recente molto debole: questo puo’ erodere o amplificare i guadagni. Chi vuole eliminare il rischio deve guardare alla versione hedged (a cambio coperto), in scheda separata.

Perche' e' considerato un fondo di riferimento per il Giappone?

Perche’ e’ grande (~6,6 mld €, ampia liquidita’, nessun rischio di chiusura), molto economico (TER 0,12%), ad accumulazione e con l’indice IMI piu’ completo (small cap incluse). E’ la combinazione «grande + economico + completo» che ne fa un «core» di qualita’ per esporsi al Giappone.

MSCI Japan IMI o TOPIX: che differenza c'e'?

Sono entrambi indici ampi del mercato giapponese. Il MSCI Japan IMI e’ costruito da MSCI e include large, mid e small cap; il TOPIX e’ l’indice della Borsa di Tokyo, anch’esso molto ampio. Per l’investitore comune sono alternative valide e simili: l’IMI e’ un’ottima sintesi «da manuale» del mercato.

Come e' tassato in Italia?

Come un normale ETF azionario armonizzato: plusvalenze al 26% (calcolate in euro, effetto cambio incluso), niente 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze (non compensabili con altri ETF; 4 anni). Essendo ad accumulazione, l’imposta si paga solo alla vendita (differimento). Con broker estero servono RW e IVAFE.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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