Approfondimento

UBS Nasdaq-100 USD dis: analisi (ISIN IE0003RQ9F90)

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UBS Nasdaq-100 USD dis: analisi (ISIN IE0003RQ9F90)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 13 Giugno 2026

UBS Nasdaq-100 USD dis: analisi completa (ISIN IE0003RQ9F90)

Il Nasdaq 100 fisico a distribuzione al costo piu’ basso del confronto (0,13%): una cedola a TER minimo, il confronto con il gemello ad accumulazione, il tema della dimensione e la tassazione italiana. Dati ufficiali, sempre datati.

  • TER 0,13% · il piu’ basso del confronto
  • Replica fisica · Distribuzione · USD
  • ~23 mln € · Irlanda (fondo piccolo)
  • Cedola a costo minimo: ha senso?

Dati di prodotto (TER, replica, politica, patrimonio, valuta, domicilio) dalla riga CSV verificata al 12 giugno 2026. Fonte: justETF (riga CSV verificata) e documentazione UBS.

L’UBS Nasdaq-100 UCITS ETF USD dis (ISIN IE0003RQ9F90) e’ la versione a distribuzione con cui UBS replica l’indice Nasdaq 100 — le cento maggiori societa’ non finanziarie quotate al Nasdaq, il cuore tecnologico della borsa americana. E’ a replica fisica, quotato in dollari, con un TER dello 0,13% e un patrimonio intorno ai 23 milioni di euro. E’ il gemello a distribuzione dell’UBS Nasdaq ad accumulazione (ISIN IE000SB4G4I4): stesso fondo-famiglia, stesso indice, stesso costo record, ma con i dividendi staccati in contanti invece che reinvestiti.

L’angolo di questa scheda e’ proprio questa combinazione particolare: una cedola a costo minimo. Da un lato c’e’ il TER piu’ basso del confronto, lo 0,13%, meno della meta’ dei grandi storici a 0,30%. Dall’altro c’e’ la politica di distribuzione, che su un indice come il Nasdaq — dal rendimento da dividendo bassissimo — pone una domanda legittima: ha davvero senso una versione «a cedola» di un indice che distribuisce cosi’ poco? In questa pagina rispondiamo, spieghiamo quando la distribuzione conviene e quando no, e affrontiamo il tema della dimensione contenuta del fondo. Per il quadro d’insieme di tutti i Nasdaq rimandiamo al confronto completo; qui il filo conduttore e’ la cedola a TER minimo.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completoUBS Nasdaq-100 UCITS ETF USD dis
ISINIE0003RQ9F90
Indice replicatoNasdaq 100
Costo annuo (TER)0,13% (il piu’ basso del confronto)
Metodo di replicaFisica
Politica dei proventiDistribuzione (cedola periodica)
Valuta del fondoUSD (dollaro USA)
DomicilioIrlanda
UCITS / armonizzatoSi’ (UCITS, armonizzato)
Patrimonio (AUM)circa 23 milioni di euro (al 12 giugno 2026)
Versione ad accumulazioneIE000SB4G4I4 (stesso indice e TER)
In sintesi: il Nasdaq 100 fisico a distribuzione e al TER piu’ basso del confronto (0,13%): una cedola a costo minimo. Gemello della versione acc (IE000SB4G4I4). Fondo piccolo (~23 mln).

2. L’indice Nasdaq 100: che cosa compri (e quanto distribuisce)

L’indice e’ identico per tutti i Nasdaq 100, in versione accumulazione o distribuzione che sia. Il Nasdaq 100 raccoglie le cento maggiori societa’ non finanziarie quotate alla borsa Nasdaq, pesate per capitalizzazione. L’esclusione di banche e assicurazioni e’ la sua firma: ne risulta un indice fortemente sbilanciato sulla tecnologia — software, semiconduttori, internet, cloud, intelligenza artificiale — e dominato da pochi giganti, le «Magnifiche Sette».

Questa impronta spiega due cose centrali per questa scheda. La prima: i rendimenti elevati ma molto volatili, tipici di un indice growth e concentrato. La seconda, cruciale per una versione a distribuzione: le grandi aziende tecnologiche distribuiscono pochissimi dividendi, preferendo reinvestire gli utili nella crescita. Il rendimento da dividendo del Nasdaq 100 e’ storicamente sotto l’1% lordo l’anno. E’ un dato che cambia radicalmente il senso di scegliere una versione «a cedola» di questo indice, come vedremo: la cedola ci sara’, ma sara’ modesta.

3. Il rapporto con il gemello ad accumulazione

Il primo punto da chiarire e’ il rapporto con il gemello ad accumulazione (ISIN IE000SB4G4I4). Sono due linee dello stesso prodotto UBS: stesso indice (Nasdaq 100), stessa replica fisica, stesso TER record (0,13%), stesso emittente. L’unica differenza e’ cosa succede ai dividendi: nella versione ad accumulazione vengono reinvestiti automaticamente dentro il fondo; in questa versione a distribuzione vengono staccati in contanti sul tuo conto, di norma con cadenza periodica.

Non si tratta quindi di due fondi «migliore» e «peggiore», ma di due politiche per esigenze diverse. La scelta tra le due non cambia il rendimento lordo complessivo dell’indice: cambia il quando incassi i dividendi e, di conseguenza, il quando paghi le imposte. E’ una decisione che dipende interamente dalla tua situazione — fase di accumulo o di rendita — e che, su un indice a dividendo cosi’ basso, ha conseguenze pratiche piu’ contenute di quanto avrebbe su un ETF azionario ad alto dividendo. Ma il principio resta, e vale la pena capirlo a fondo.

Un dettaglio operativo: poiche’ le due linee condividono indice, replica e costo, passare dall’una all’altra non e’ una scelta «di prodotto» ma «di esigenza». Se oggi sei in accumulo e domani vorrai una rendita, non sei costretto a scegliere ora per sempre: molti investitori usano l’accumulazione in fase di crescita e poi, avvicinandosi al decumulo, valutano linee a distribuzione. Va pero’ ricordato che vendere una linea per comprarne un’altra realizza la plusvalenza e fa scattare il 26%: il passaggio non e’ «gratis» dal punto di vista fiscale. Per questo conviene scegliere fin dall’inizio la politica piu’ coerente con il proprio orizzonte, piuttosto che cambiare a meta’ strada.

Da capire: acc e dist sono due linee dello stesso prodotto, identiche tranne che per i dividendi: reinvestiti (acc) o staccati in contanti (dist). Stesso indice, stessa replica, stesso TER 0,13%.

4. La distribuzione su un indice a dividendo bassissimo

Entriamo nel merito della distribuzione su un indice a dividendo bassissimo. Il Nasdaq 100 rende in dividendi meno dell’1% lordo l’anno: significa che, su 10.000 euro investiti, la cedola lorda annua e’ dell’ordine di 70-80 euro, dai quali va tolto il 26% di imposta. Parliamo di poche decine di euro netti l’anno: una rendita simbolica, non un flusso su cui si possa contare per vivere o integrare il reddito in modo significativo.

Questo rende la versione a distribuzione del Nasdaq adatta a un pubblico molto specifico: chi, per ragioni psicologiche o di abitudine, vuole vedere arrivare qualcosa sul conto, anche se poco; oppure chi sta costruendo, pezzo dopo pezzo, un portafoglio orientato alla rendita e include il Nasdaq come componente di crescita che pero’ vuole mantenere «coerente» con la logica distributiva del resto del portafoglio. Per la stragrande maggioranza degli investitori in fase di accumulo, invece, una cedola cosi’ piccola non giustifica la rinuncia al vantaggio fiscale dell’accumulazione: per loro la versione ad accumulazione dello stesso UBS sarebbe piu’ efficiente.

Da ricordare: il Nasdaq rende in dividendi meno dell’1% lordo: la cedola e’ simbolica, poche decine di euro netti su 10.000 investiti. Non e’ uno strumento da rendita.

5. Il costo (0,13%): una cedola al prezzo piu’ basso del segmento

Sul costo, questo UBS condivide con il gemello ad accumulazione un primato: il TER dello 0,13%, il piu’ basso del nostro confronto, meno della meta’ dei grandi Nasdaq storici (EQQQ, iShares) fermi allo 0,30%. E’ un elemento notevole, perche’ le versioni a distribuzione tendono talvolta a costare un po’ di piu’ delle corrispondenti ad accumulazione: qui invece la cedola arriva al prezzo piu’ competitivo del segmento.

Il costo, su un ETF indicizzato, conta moltissimo nel lungo periodo: erode il rendimento ogni singolo anno e quel denaro mancante non potra’ piu’ comporsi. Su 10.000 euro, lo 0,13% costa 13 euro l’anno contro i 30 di un fondo allo 0,30%: 17 euro risparmiati ogni anno, che su decenni e a capitale crescente diventano una somma rilevante. A parita’ di indice e di replica fisica, l’ETF piu’ economico tende a battere quello piu’ caro, semplicemente perche’ restituisce all’investitore una fetta piu’ grande del rendimento. Da questo punto di vista, chi vuole una cedola dal Nasdaq qui la ottiene senza pagare il «premio di prezzo» dei prodotti piu’ blasonati: un punto a favore non banale di questa linea.

Costo annuo (TER) — questo ETF e' il piu' basso del confrontoUBS Nasdaq dist (questo)0.13%Xtrackers Nasdaq Swap 1D0.18%Invesco Nasdaq Swap (Dist)0.20%Amundi Nasdaq Swap USD0.23%Deka Nasdaq (fisico, Dist)0.25%iShares Nasdaq (DE) / EQQQ0.30%
Costo annuo (TER) di questo ETF a confronto con i fratelli Nasdaq 100: e’ il piu’ basso. Fonte: justETF (riga CSV verificata) e documentazione UBS, dati al 12 giugno 2026.

6. Replica fisica: il fondo possiede davvero le azioni

Come il gemello, questo UBS e’ a replica fisica: il fondo possiede davvero le azioni del Nasdaq 100 (per intero o con un campionamento molto fedele), a differenza dei numerosi Nasdaq sintetici del confronto, che replicano l’indice tramite un contratto swap. Per molti investitori e’ una rassicurazione concreta: «il fondo possiede ciò che dice di possedere», senza la presenza di una controparte contrattuale e quindi senza il rischio di controparte tipico dello swap.

In cambio, un fisico subisce la ritenuta del 15% sui dividendi americani che un sintetico ben strutturato puo’ attenuare. Ma su un indice come il Nasdaq, dove i dividendi sono bassissimi, quello «scotto» e’ minimo — pochi punti base — e per molti e’ un prezzo piu’ che accettabile in cambio della trasparenza. Nel caso di una versione a distribuzione, peraltro, quei dividendi americani — gia’ nettati della ritenuta alla fonte — sono proprio quelli che ti arrivano sul conto come cedola, dove subiranno poi il 26% italiano. La replica fisica rende il meccanismo particolarmente lineare e facile da capire.

Vale la pena aggiungere che, nella pratica, la differenza di qualita’ di replica (il cosiddetto tracking) tra un buon fisico e un buon sintetico sul Nasdaq e’ minima: entrambi seguono l’indice con scostamenti piccoli. La scelta tra fisico e sintetico, quindi, non e’ una questione di «chi segue meglio l’indice» — entrambi lo fanno bene — ma di preferenze: trasparenza e zero rischio-controparte da un lato, possibile piccolo extra-rendimento sui dividendi dall’altro. Scegliendo questo UBS fisico privilegi semplicita’ e costo minimo, una posizione del tutto difendibile su un indice dove, in ogni caso, le differenze finali sono piccole.

7. Dimensione e patrimonio: il punto debole

Va affrontato con onesta’ il tema della dimensione: con circa 23 milioni di euro di patrimonio, questo UBS a distribuzione e’ un fondo piccolo. E’ una cifra che, pur non essendo allarmante, e’ vicina alla fascia in cui un ETF puo’ iniziare a porre qualche interrogativo: la versione ad accumulazione dello stesso prodotto, ben piu’ capiente, raccoglie evidentemente la gran parte degli investitori, lasciando alla linea a distribuzione una nicchia ridotta.

Perche’ la dimensione conta? Un fondo piccolo rischia spread piu’ ampi tra denaro e lettera (paghi di piu’ a comprare e vendere) e, nei casi di patrimonio troppo basso e in calo, la chiusura anticipata da parte dell’emittente, con rimborso forzato in un momento che non scegli tu. A 23 milioni non siamo in zona di pericolo imminente, soprattutto trattandosi di una linea di un grande emittente come UBS con alle spalle la versione gemella molto piu’ grande, ma e’ un fattore da tenere d’occhio. Chi privilegia la massima liquidita’ e tranquillita’ dimensionale potrebbe preferire un Nasdaq a distribuzione piu’ capiente, o passare alla versione ad accumulazione dello stesso UBS, decisamente piu’ grande.

Patrimonio (milioni di euro) — questo ETF e' tra i piu' piccoliAmundi Nasdaq Swap USD499 mlnUBS Nasdaq fisico (Acc)326 mlnDeka Nasdaq (fisico, Dist)97 mlnUBS Nasdaq dist (questo)23 mln
Patrimonio in milioni di euro: questo ETF e’ tra i piu’ piccoli del confronto. Fonte: justETF (riga CSV verificata) e documentazione UBS, dati al 12 giugno 2026.

8. Nasdaq 100 vs S&P 500 e indice mondiale: che ruolo dargli

Una domanda utile prima di comprarlo: in cosa il Nasdaq 100 si distingue dall’S&P 500 o da un indice mondiale? La differenza e’ il grado di concentrazione tecnologica. L’S&P 500 contiene 500 societa’ USA di ogni settore, finanziari compresi, con il tech intorno a un terzo. Il Nasdaq 100 esclude i finanziari e si limita a cento titoli: e’ una versione amplificata della scommessa sul growth americano.

Il ruolo naturale del Nasdaq 100 in un portafoglio e’ quello di satellite aggressivo, non di nucleo: una porzione contenuta che accentua l’esposizione al tech sopra una base diversificata. Chi possiede gia’ un ampio indice globale deve sapere che ci sara’ una forte sovrapposizione: Apple, Microsoft e NVIDIA sono ai primi posti anche del mondiale. Aggiungere un Nasdaq non «diversifica», concentra. Una scelta legittima, ma consapevole. Per orientarsi resta utile il confronto degli ETF Nasdaq 100.

9. Il domicilio irlandese e il vantaggio fiscale «di sistema»

Un aspetto tecnico utile e’ il domicilio irlandese del fondo, che non e’ un dettaglio burocratico. Per gli ETF che investono in azioni americane, l’Irlanda gode di un trattato fiscale con gli Stati Uniti che riduce la ritenuta alla fonte sui dividendi USA dal 30% al 15%. E’ uno dei motivi per cui quasi tutti i grandi ETF azionari USA accessibili agli europei sono domiciliati in Irlanda: un beneficio «silenzioso» gia’ incorporato nei dividendi che, in questa versione a distribuzione, ti arrivano poi sul conto.

Nel caso specifico di una linea a distribuzione, la sequenza e’ lineare: le aziende americane pagano i dividendi, il fondo irlandese li incassa scontando il 15% di ritenuta alla fonte (anziche’ il 30% pieno), e poi te li gira come cedola, dove subiranno il 26% italiano. Il domicilio irlandese, quindi, lavora a tuo favore prima che la cedola arrivi a casa tua, riducendo l’erosione fiscale «americana». E’ lo stesso meccanismo che avvantaggia il gemello ad accumulazione, solo che li’ i dividendi restano dentro il fondo invece di essere distribuiti.

10. Perche’ un ETF passivo (ma «passivo» non vuol dire «diversificato»)

Vale la pena ricordare perche’ un ETF passivo a basso costo sia uno strumento cosi’ sensato. Invece di pagare un gestore attivo perche’ scelga «i titoli tech vincenti» — cosa che la maggioranza dei gestori, alla lunga e al netto delle commissioni, non riesce a fare meglio dell’indice — ci si limita a comprare l’intero paniere a costo bassissimo. I fondi tematici tech attivi costano spesso l’1,5-2% l’anno: una zavorra enorme rispetto allo 0,13% di questo ETF.

C’e’ pero’ la precisazione cruciale e propria del Nasdaq 100: questo non e’ un indice diversificato come un MSCI World. E’ un indice settoriale e di stile, concentratissimo sul growth tecnologico. Comprarlo «passivamente» e’ efficiente sui costi, ma non risolve la concentrazione: stai comunque facendo una scommessa direzionale precisa. Il passivo riguarda il come compri (replicando l’indice a basso costo), non il cosa compri (l’esposizione concentrata al tech USA). Tenere distinti i due piani aiuta a usare lo strumento con consapevolezza.

11. I rischi: quelli dell’indice e quelli dello strumento

I rischi vanno letti su due piani. Il primo, di gran lunga il piu’ importante, e’ quello dell’indice: il Nasdaq 100 e’ concentrato, tecnologico e volatile. Un solo Paese (gli USA), un solo macro-settore (la tecnologia), pochi titoli che pesano enormemente. Vola nelle fasi di euforia tech, ma nelle correzioni perde molto piu’ di un indice ampio: lo si e’ visto nella bolla dot-com e nel 2022. Va trattato come componente aggressiva, non come unico mattone del portafoglio.

Il secondo piano e’ specifico dello strumento. La replica fisica elimina il rischio di controparte tipico dei sintetici. Restano il consueto rischio di cambio sul dollaro (le aziende sono americane, quindi sei esposto all’euro/dollaro) e la concentrazione sui titoli in cima. C’e’ poi, in misura piu’ marcata che altrove, il tema della dimensione contenuta del fondo (23 milioni), gia’ discusso: non un pericolo imminente, ma un fattore da monitorare rispetto a linee piu’ capienti. Nessuno di questi rischi rende l’ETF inadatto, ma vanno conosciuti prima di investire.

12. Per chi ha senso (e per chi no) questa versione

Tiriamo le fila su per chi ha senso proprio questa versione. E’ adatta all’investitore che vuole esposizione al Nasdaq 100 a replica fisica, da’ grande peso al costo minimo e — per ragioni di rendita, abitudine o coerenza con un portafoglio impostato a distribuzione — preferisce incassare i (pochi) dividendi piuttosto che reinvestirli. Per questo profilo, l’UBS dist e’ quasi unico: una cedola al TER piu’ basso del segmento, cosa che altri prodotti a distribuzione non offrono.

E’ invece meno indicata per chi e’ in fase di accumulo e vuole massimizzare la crescita: per lui il gemello ad accumulazione (stesso indice, stessa replica, stesso TER) e’ piu’ efficiente, perche’ differisce l’imposta. E’ poco adatta a chi cerca una rendita sostanziosa (il Nasdaq non e’ un indice da rendita) e a chi privilegia la massima dimensione e liquidita’ del fondo (qui il patrimonio e’ piccolo). In tutti questi casi, il confronto completo aiuta a individuare l’alternativa piu’ adatta, a partire dalla versione ad accumulazione dello stesso UBS.

13. Tassazione italiana

Sul piano fiscale, questo UBS e’ un ETF azionario UCITS armonizzato: per l’investitore italiano valgono le regole standard, identiche a quelle di qualunque altro Nasdaq 100. Le plusvalenze alla vendita sono tassate al 26%; non si applica il 12,5%, riservato ai titoli di Stato white list. In piu’, trattandosi della versione a distribuzione, ogni dividendo staccato e’ tassato al 26% nell’anno in cui viene pagato: e’ la differenza fiscale chiave rispetto al gemello ad accumulazione.

Vale la consueta asimmetria fiscale: il guadagno e’ «reddito di capitale», la perdita e’ «reddito diverso». Non puoi compensare la plusvalenza di questo ETF con minusvalenze pregresse; le minusvalenze che generi finiscono nello «zainetto fiscale» e restano utilizzabili solo contro redditi diversi (azioni singole, certificati, ETC) entro quattro anni. Anche i dividendi distribuiti, in quanto reddito di capitale, non sono compensabili: vengono tassati al 26% pieno.

Sugli adempimenti, con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca, che applica anche l’imposta di bollo dello 0,2% annuo e la ritenuta sui dividendi: non devi compilare il quadro RW. Con un broker estero in regime dichiarativo, invece, te ne occupi tu: quadro RW, IVAFE (0,2%), tassazione delle plusvalenze e dei dividendi incassati. La distribuzione, in regime dichiarativo, aggiunge quindi un piccolo onere gestionale in piu’ rispetto all’accumulazione, oltre allo svantaggio del differimento perso — un motivo in piu’, per chi e’ in accumulo, per preferire la versione ad accumulazione dello stesso UBS.

Esempio pratico

Un esempio numerico. Supponi di avere 10.000 euro in questo UBS a distribuzione. Con un rendimento da dividendo del Nasdaq intorno allo 0,7-0,8% lordo, in un anno la cedola lorda sarebbe di circa 70-80 euro: tassata al 26%, ti arrivano netti circa 52-59 euro. Una cifra modesta, e quel 26% pagato subito non potra’ piu’ lavorare per te. Se invece rivendi le quote con una plusvalenza di 5.000 euro, paghi il 26% su 5.000, cioe’ 1.300 euro di imposta, non riducibili con minusvalenze pregresse. Confronta con il gemello ad accumulazione: stesso 26% sulla plusvalenza finale, ma niente 26% annuale sulla cedola, perche’ i dividendi sarebbero rimasti a lavorare dentro il fondo. Su orizzonti lunghi, e’ il differimento — non la dimensione della cedola — a fare la differenza a favore dell’accumulazione. Il risultato in euro dipende anche dal cambio euro/dollaro nel periodo.

Da ricordare: 26% sulle plusvalenze E sui dividendi distribuiti, niente 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze. La distribuzione perde il differimento dell’accumulazione. RW/IVAFE solo con broker estero.

14. Conclusione

L’UBS Nasdaq-100 USD dis e’ un prodotto particolare e ben posizionato: offre una cedola al costo piu’ basso del confronto (TER 0,13%), a replica fisica e quindi senza rischio di controparte. E’ la scelta quasi unica per chi vuole una distribuzione dal Nasdaq senza pagare il «premio di prezzo» dei prodotti a distribuzione piu’ blasonati. Il suo limite e’ la dimensione contenuta (23 milioni) e il fatto, comune a ogni Nasdaq, che l’indice distribuisce pochissimo: la cedola e’ simbolica.

Per la maggior parte degli investitori in fase di accumulo, la versione ad accumulazione dello stesso UBS — stesso indice, stessa replica, stesso TER, ma molto piu’ capiente e fiscalmente piu’ efficiente — e’ la scelta piu’ razionale. Questa versione a distribuzione ha senso per chi vuole espressamente una rendita visibile o la coerenza con un portafoglio impostato a cedole. Sul piano fiscale resta un normale ETF azionario italiano: 26% sulle plusvalenze e sui dividendi, asimmetria delle minusvalenze, rischio di cambio sul dollaro, quadro RW solo con broker estero. Per scegliere con criterio tra accumulazione e distribuzione e tra le varie linee, parti dal confronto completo degli ETF Nasdaq 100.

Domande frequenti

Che differenza c'e' tra questo UBS dist e la versione acc?

Sono due linee dello stesso prodotto: stesso indice (Nasdaq 100), stessa replica fisica, stesso TER record (0,13%). L’unica differenza e’ che questa versione stacca i dividendi in contanti (tassati subito al 26%), mentre la versione acc li reinveste dentro il fondo (tassati solo alla vendita). Per chi e’ in accumulo, l’acc e’ di norma piu’ efficiente.

Ha senso una cedola dal Nasdaq?

Poco, in termini di rendita: il Nasdaq distribuisce meno dell’1% lordo l’anno, quindi la cedola e’ simbolica (poche decine di euro netti su 10.000 investiti). Ha senso solo come preferenza — volere una rendita visibile o coerenza con un portafoglio a distribuzione — non come fonte di reddito significativa.

Il TER e' davvero il piu' basso anche per la versione a distribuzione?

Si: 0,13%, lo stesso del gemello ad accumulazione e il piu’ basso del confronto. E’ notevole, perche’ le versioni a distribuzione a volte costano un po’ di piu’. Chi vuole una cedola dal Nasdaq qui la ottiene senza pagare il premio di prezzo dei prodotti piu’ blasonati.

Il fondo e' troppo piccolo?

Con 23 milioni e’ un fondo piccolo: non in pericolo imminente, soprattutto essendo una linea di un grande emittente con la versione gemella molto piu’ grande, ma e’ un fattore da monitorare (spread piu’ ampi, possibile chiusura se il patrimonio calasse). Chi cerca la massima liquidita’ puo’ preferire la versione acc, ben piu’ capiente.

Come e' tassato in Italia?

Come un normale ETF azionario armonizzato: plusvalenze al 26%, niente 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze. In piu’, essendo a distribuzione, ogni dividendo e’ tassato al 26% nell’anno di pagamento. Con intermediario italiano fa tutto la banca; con broker estero servono quadro RW e IVAFE.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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