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Vanguard FTSE 250 (VMID): analisi (ISIN IE00BKX55Q28)

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Vanguard FTSE 250 (VMID): analisi (ISIN IE00BKX55Q28)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 13 Giugno 2026

Vanguard FTSE 250 (VMID): analisi completa (ISIN IE00BKX55Q28)

Scheda completa dell’ETF sul «vero» Regno Unito domestico: perche’ il FTSE 250 (mid cap) e’ l’opposto del FTSE 100 «globale», il rischio cambio sterlina diretto, la cedola piu’ alta, il costo (vs iShares) e la tassazione italiana. Dati verificati e datati.

  • TER 0,10% · fisico · distribuzione (~3,7%)
  • FTSE 250 = il Regno Unito DOMESTICO (mid cap)
  • Rischio cambio sterlina DIRETTO (doppio colpo)
  • Molto piu’ economico dell’iShares FTSE 250

Dati verificati al 12 giugno 2026 (TER, patrimonio, rendimento, politica). Fonte: justETF (dati verificati) e factsheet Vanguard. Il rendimento da dividendo oscilla nel tempo: verifica sempre il factsheet aggiornato.

Il Vanguard FTSE 250 UCITS ETF — quotato con il ticker VMID — investe nelle 250 societa’ «mid cap» della Borsa di Londra: le aziende che stanno subito sotto i 100 colossi del FTSE 100, per dimensione. E’ un ETF molto diverso dai piu’ noti prodotti sul FTSE 100, e capirne la differenza e’ fondamentale: mentre il FTSE 100 e’ un paniere di multinazionali globali, il FTSE 250 e’ il modo piu’ diretto per scommettere sulla «vera» economia interna del Regno Unito.

Questo e’ l’angolo centrale della scheda. Il FTSE 250 e’, in larga parte, fatto di aziende domestiche: catene di negozi, costruttori di case, societa’ immobiliari, fondi di investimento britannici, aziende di servizi che ricavano i loro soldi dentro il Regno Unito. E’ l’opposto del FTSE 100 «globale»: dove il «footsie» fattura per il 70% all’estero ed e’ poco sensibile alle vicende interne britanniche, il FTSE 250 vive di consumi interni, salute dell’economia UK e fiducia post-Brexit. Questa scheda lo analizza a fondo con un angolo dedicato: cosa significa davvero investire nel Regno Unito «domestico», il rischio di cambio sulla sterlina (qui ben piu’ diretto), la maggiore cedola e il maggiore rischio rispetto al FTSE 100. E spiega un confronto cruciale: tra i due ETF sul FTSE 250 (questo Vanguard e l’iShares), il costo cambia tantissimo.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completoVanguard FTSE 250 UCITS ETF (Dist)
ISINIE00BKX55Q28
TickerVMID
Indice replicatoFTSE 250 (mid cap, Regno Unito domestico)
Costo annuo (TER)0,10% (vs 0,40% dell’iShares concorrente)
Metodo di replicaFisica
Politica dei proventiDistribuzione (cedola, di norma trimestrale)
Rendimento da dividendocirca 3,7% lordo (il piu’ alto tra gli ETF UK)
Valuta del fondoGBP (esposizione diretta alla sterlina)
DomicilioIrlanda
UCITS / armonizzatoSi’ (UCITS, armonizzato)
Patrimonio (AUM)circa 1,7 miliardi di euro (al giugno 2026)
Numero di titolicirca 250
In sintesi: il «vero» Regno Unito DOMESTICO — le 250 mid cap sotto il FTSE 100, che ricavano DENTRO il Regno Unito. L’opposto del FTSE 100 «globale». Piu’ ciclico, piu’ sensibile a Brexit/consumi UK, con rischio cambio sterlina DIRETTO (il «doppio colpo»). Cedola alta (~3,7%), TER 0,10% (vs 0,40% iShares). Posizione satellite, non «core».

2. FTSE 100 vs FTSE 250: globale vs domestico

Per capire il VMID bisogna afferrare la differenza tra i due grandi indici di Londra, perche’ e’ enorme e quasi nessuno la considera. Il FTSE 100 raccoglie le 100 maggiori aziende: multinazionali globali (Shell, BP, AstraZeneca, HSBC, Unilever) che ricavano oltre il 70% del fatturato fuori dal Regno Unito. Comprarlo significa esporsi al petrolio mondiale, alla farmaceutica globale, alle materie prime — molto piu’ che all’economia britannica. Il FTSE 250, invece, raccoglie le 250 aziende «medie» subito sotto: imprese piu’ piccole e, soprattutto, molto piu’ domestiche. Si stima che il FTSE 250 generi una quota nettamente maggiore dei ricavi dentro il Regno Unito rispetto al FTSE 100. E’ il vero termometro dell’economia interna britannica: i consumi delle famiglie, il mercato immobiliare, i servizi, la fiducia delle imprese locali.

Questa differenza ha una conseguenza decisiva sul rapporto con la sterlina, ed e’ opposta a quella del FTSE 100. Il «footsie» ha un rapporto inverso con la sterlina (una sterlina debole gonfia i ricavi esteri delle multinazionali e tende ad alzare l’indice). Il FTSE 250, fatto di aziende che incassano in sterline dentro il Regno Unito, ha invece un rapporto piu’ diretto: quando l’economia britannica va bene e la sterlina si rafforza, tende a salire; quando il Regno Unito soffre (e la sterlina si indebolisce), tende a scendere. Per l’investitore in euro, questo rende il VMID una scommessa doppia: sull’andamento delle aziende britanniche e sul cambio euro/sterlina, che possono rafforzarsi o indebolirsi insieme. E’ un punto cruciale che cambia completamente il profilo di rischio rispetto al FTSE 100.

C’e’ anche una differenza di composizione settoriale che rafforza il punto. Il FTSE 100 e’ dominato da energia, farmaceutica, banche internazionali e materie prime — settori globali e «difensivi». Il FTSE 250, invece, e’ molto piu’ pesato verso settori ciclici e domestici: consumi discrezionali, immobiliare, servizi finanziari interni, industria. E’ la ragione per cui i due indici, pur essendo entrambi «britannici», si comportano spesso in modo divergente: ci sono stati anni in cui il FTSE 100 saliva (trainato dal petrolio e dalla sterlina debole) mentre il FTSE 250 scendeva (per l’incertezza sull’economia interna), e viceversa. Chi pensa di «comprare il Regno Unito» con un FTSE 100 ottiene in realta’ tutt’altra cosa rispetto a chi compra un FTSE 250: e’ la distinzione piu’ importante, e piu’ fraintesa, di tutto l’universo degli ETF britannici.

Da capire: il FTSE 100 e’ «globale» (rapporto INVERSO con la sterlina); il FTSE 250 e’ DOMESTICO (rapporto DIRETTO). Per l’investitore in euro il VMID e’ una scommessa doppia: aziende britanniche + cambio euro/sterlina, che si muovono spesso insieme.

3. Comprare la «vera» economia interna britannica

Cosa significa, in pratica, comprare la «vera» economia britannica? Il FTSE 250 e’ popolato da aziende che raccontano la vita quotidiana del Regno Unito: catene di distribuzione e retail, costruttori di case («housebuilders», molto sensibili al mercato immobiliare e ai tassi), societa’ immobiliari (REIT), investment trust britannici (fondi quotati, una specialita’ di Londra), aziende di servizi industriali e finanziari, qualche nome dei media e del tempo libero. E’ un mondo molto piu’ variegato e ciclico del FTSE 100, e molto piu’ legato a come «gira» l’economia interna: se le famiglie britanniche spendono, se il mercato delle case e’ vivace, se la fiducia e’ alta, il FTSE 250 ne beneficia; se il Regno Unito entra in difficolta’, ne soffre per primo.

E’ proprio per questo che il FTSE 250 e’ stato il vero «barometro della Brexit». Dopo il referendum del 2016, mentre il FTSE 100 (globale) reggeva grazie alla sterlina debole, il FTSE 250 (domestico) ha sofferto molto di piu’ l’incertezza sull’economia interna. Chi vuole esprimere una view precisa sul Regno Unito — «credo che l’economia britannica si riprendera’», oppure «penso che le aziende domestiche UK siano sottovalutate dopo anni di disaffezione» — trova nel FTSE 250, e quindi nel VMID, lo strumento giusto. Il FTSE 100, troppo «globale», non serve a questo scopo: e’ come voler scommettere sull’Italia comprando un’azienda che fattura ovunque tranne che in Italia. Per il vero Regno Unito, serve il FTSE 250.

C’e’ una caratteristica del FTSE 250 che vale la pena conoscere, perche’ lo rende un indice particolare: la forte presenza di investment trust, ovvero fondi di investimento quotati in borsa, una tradizione tipicamente britannica. Una quota non trascurabile del FTSE 250 e’ fatta proprio da questi veicoli, che a loro volta investono in azioni, immobili, infrastrutture o private equity. Significa che, comprando il VMID, in parte si comprano «fondi dentro un fondo»: un livello di diversificazione interna in piu’, ma anche una struttura un po’ meno «pura» di altri indici azionari. E’ un dettaglio tecnico che spiega in parte la generosita’ di dividendi dell’indice (molti investment trust distribuiscono molto) e la sua sensibilita’ all’andamento dei mercati e dei tassi britannici. Un altro elemento da conoscere e’ il peso degli housebuilder, i grandi costruttori di case quotati a Londra: un settore molto «britannico», ciclico e legato a doppio filo ai tassi della Bank of England e alla salute del mercato immobiliare interno — quando i tassi salgono e il mattone rallenta, questi titoli soffrono parecchio, trascinando l’indice.

Da ricordare: il FTSE 250 = retail, housebuilder, immobiliare, investment trust, servizi — il barometro dell’economia interna UK e della Brexit. La scelta per chi ha una VIEW precisa sul Regno Unito, non sulle multinazionali globali.

4. Il costo: qui il TER fa davvero la differenza

C’e’ un punto pratico fondamentale, che distingue nettamente i due ETF disponibili sul FTSE 250: il costo. Il Vanguard VMID ha un TER dello 0,10%, bassissimo. Il principale concorrente — l’iShares FTSE 250 — costa invece lo 0,40%: quattro volte tanto. Su un indice meno «standard» del FTSE 100, dove la concorrenza ha compresso meno i prezzi, questa differenza e’ tutt’altro che trascurabile. Su 10.000 euro investiti, lo 0,10% sono 10 euro l’anno, lo 0,40% sono 40 euro: ogni anno, per lo stesso identico indice.

Su orizzonti lunghi, una differenza di costo di 0,30 punti percentuali l’anno e’ significativa e si accumula: e’ denaro che esce dal tuo rendimento per nulla, visto che i due ETF replicano lo stesso identico paniere (le 250 aziende del FTSE 250). A differenza del FTSE 100 — dove tutti i cloni costano poco e la scelta tra loro e’ quasi indifferente — qui il costo e’ un vero criterio di scelta: a parita’ di indice, il Vanguard VMID e’ nettamente piu’ conveniente dell’iShares, e per chi vuole investire nel FTSE 250 e’ la scelta di default sul piano del costo. E’ uno dei rari casi, tra gli ETF UK, in cui il TER fa davvero la differenza.

Perche’ questa differenza cosi’ marcata, quando sul FTSE 100 i costi sono tutti allineati al minimo? La ragione e’ la minore concorrenza: il FTSE 250 e’ un indice piu’ di nicchia, meno richiesto del «footsie», e con meno prodotti che se lo contendono. Dove la concorrenza e’ debole, i costi restano piu’ alti. L’iShares FTSE 250 e’ un fondo storico, lanciato quando le alternative scarseggiavano; il Vanguard VMID e’ arrivato dopo, applicando la filosofia low cost della casa e abbattendo il prezzo. Per l’investitore di oggi la lezione e’ pratica: sugli indici «di nicchia» come il FTSE 250, a differenza dei grandi benchmark, vale la pena confrontare con attenzione i costi, perche’ le differenze possono essere enormi e incidere in modo sostanziale sul rendimento di lungo periodo. A parita’ di tutto il resto — stesso indice, stessa replica fisica, stesso domicilio irlandese — il VMID e’ semplicemente la versione piu’ efficiente.

Costo annuo (TER): i due ETF FTSE 250 a confrontoVanguard FTSE 250 (VMID)0.10%iShares FTSE 2500.40%
Costo annuo (TER) dei due ETF FTSE 250: il Vanguard VMID costa un quarto dell’iShares, per lo stesso indice. Fonte: justETF (dati verificati) e factsheet Vanguard, dati al 12 giugno 2026.

5. Perche’ investire nel FTSE 250

Perche’ un investitore italiano dovrebbe interessarsi proprio al FTSE 250? Ci sono tesi precise, tutte diverse da quelle del FTSE 100. La prima e’ la scommessa contrarian sul Regno Unito domestico: dopo la Brexit e anni di disaffezione internazionale, le aziende britanniche «interne» sono considerate da molti sottovalutate; chi crede in una ripresa dell’economia UK puo’ usare il FTSE 250 per esprimerla in modo molto piu’ «puro» del FTSE 100. La seconda e’ la diversificazione per dimensione: le mid cap hanno storicamente, su orizzonti lunghi, un potenziale di crescita superiore alle grandi aziende (il cosiddetto «premio dimensionale»), pur con maggiore volatilita’.

La terza tesi e’ il reddito: il FTSE 250 ha storicamente una cedola anche piu’ generosa del FTSE 100 (il VMID rende intorno al 3,7% lordo, contro il ~3% del VUKE), grazie alla presenza di molti investment trust e societa’ immobiliari che distribuiscono molto. Va detto, con grande onesta’, che il FTSE 250 e’ una scommessa piu’ rischiosa e «di nicchia» del FTSE 100: piu’ volatile, piu’ ciclica, piu’ esposta a un singolo Paese e alla sua valuta. Non e’ un mattone «core», ne’ un sostituto di un indice globale: e’ una posizione satellite tematica, da dosare con criterio, per chi ha una vera convinzione sull’economia interna britannica. Comprarlo «perche’ e’ Regno Unito» senza capirne la natura domestica e ciclica sarebbe un errore.

Va anche detto, per completezza, che molti investitori usano il FTSE 250 in abbinamento al FTSE 100, non in alternativa. I due indici, insieme, formano la stragrande maggioranza del mercato azionario di Londra (e infatti l’indice FTSE All-Share li comprende entrambi, piu’ le small cap). Chi vuole il Regno Unito «completo» puo’ tenere entrambi, oppure preferire direttamente un ETF sull’All-Share; chi invece vuole sovrappesare deliberatamente la componente domestica — perche’ ritiene che le mid cap britanniche siano sottovalutate o che l’economia interna sia destinata a riprendersi — aggiunge una dose «extra» di FTSE 250 con il VMID. E’ la logica del satellite tematico: un piccolo «tilt» mirato sopra un nucleo piu’ diversificato. La cosa importante e’ la consapevolezza: il FTSE 250 non e’ una versione «piu’ piccola» del FTSE 100, e’ un’esposizione diversa, con un profilo di rischio e rendimento tutto suo, che va scelta per ragioni precise.

Rendimento da dividendo: FTSE 250 vs FTSE 100 (lordo)Vanguard FTSE 250 (VMID)3.70%iShares FTSE 2503.49%Vanguard FTSE 100 (VUKE)3.02%iShares Core FTSE 100 (ISF)2.89%
Rendimento da dividendo (lordo): il FTSE 250 rende anche piu’ del FTSE 100, ma e’ piu’ rischioso. Fonte: justETF (dati verificati) e factsheet Vanguard, dati al 12 giugno 2026.

6. I rischi (volatilita’, cambio diretto, immobiliare)

Riassumiamo i rischi, che sono piu’ marcati di quelli del FTSE 100. Il primo e’ la maggiore volatilita’ e ciclicita’: le mid cap domestiche oscillano piu’ delle grandi multinazionali globali, e dipendono dalla salute dell’economia interna britannica (consumi, immobiliare, tassi). Il secondo, decisivo per l’investitore in euro, e’ il rischio di cambio sulla sterlina, qui diretto: poiche’ le aziende incassano in sterline dentro il Regno Unito, un indebolimento della sterlina erode il valore in euro dell’investimento — e tende ad accadere proprio quando l’economia UK soffre (un «doppio colpo»: scendono le azioni e scende la valuta).

Il terzo e’ la concentrazione su un singolo Paese e sul suo ciclo politico: il FTSE 250 e’ molto piu’ sensibile del FTSE 100 alle vicende interne britanniche (politica economica, Brexit e i suoi strascichi, tassi della Bank of England, mercato immobiliare). Il quarto e’ l’esposizione agli housebuilder e all’immobiliare: una fetta importante dell’indice e’ legata al mattone britannico, vulnerabile a tassi alti e a rallentamenti del mercato delle case. Il quinto, di prodotto, e’ la scelta del clone giusto: l’iShares FTSE 250 costa quattro volte il VMID per lo stesso indice (vedi sopra). Nessuno di questi rischi rende il FTSE 250 un cattivo investimento, ma ne fanno una scommessa consapevole sull’economia interna UK, non un tranquillo mattone globale: va trattato come un satellite tematico, dosato con criterio.

7. Replica, costi e il vantaggio del domicilio irlandese

Sul piano tecnico, il VMID adotta una replica fisica (possiede davvero le azioni del FTSE 250), e’ domiciliato in Irlanda, e’ UCITS armonizzato e a distribuzione (stacca i dividendi, di norma trimestralmente, con un rendimento intorno al 3,7% lordo — il piu’ alto tra gli ETF UK che trattiamo). Il costo annuo (TER) e’ dello 0,10%, bassissimo e nettamente inferiore all’iShares concorrente (0,40%). La valuta del fondo e’ la sterlina (GBP); e qui, a differenza del FTSE 100, l’esposizione alla sterlina e’ anche economica e diretta (le aziende incassano in sterline), non solo «di facciata».

Il domicilio irlandese non e’ un dettaglio: l’Irlanda gode di un’ampia rete di trattati fiscali che riduce le ritenute sui dividendi esteri incassati dal fondo, a vantaggio del rendimento — un beneficio rilevante per un ETF da reddito come il VMID. La replica fisica e’ la piu’ diretta e trasparente: il fondo possiede realmente le 250 aziende mid cap, senza derivati di mezzo. Vanguard, fedele alla sua filosofia, offre tutto questo a un costo minimo, che e’ uno dei principali punti di forza del VMID rispetto all’alternativa iShares.

8. Tassazione italiana

Sul piano fiscale, il VMID e’ un ETF azionario UCITS armonizzato domiciliato in Irlanda: per l’investitore italiano valgono le regole degli ETF azionari, identiche a quelle dei prodotti sul FTSE 100. Le plusvalenze alla vendita sono tassate al 26%; non si applica il 12,5%, riservato ai titoli di Stato white list (questo e’ un ETF azionario, non obbligazionario).

Vale la consueta asimmetria fiscale: il guadagno e’ «reddito di capitale», le perdite sono «redditi diversi». In pratica non puoi compensare un guadagno su questo ETF con minusvalenze pregresse; le minusvalenze finiscono nello «zainetto fiscale», utilizzabili solo contro redditi diversi (azioni singole, certificati, ETC) entro quattro anni. Essendo a distribuzione, inoltre, i dividendi che stacca — e il VMID ne stacca parecchi, dato il rendimento elevato (~3,7%) — sono tassati al 26% a ogni stacco (di norma trimestrale), riducendo la somma reinvestibile: per chi e’ in fase di accumulo, va messo in conto questo attrito fiscale (sul FTSE 250 non esiste pero’ una versione fisica ad accumulazione altrettanto diffusa, quindi la distribuzione e’ la norma per chi vuole esporsi all’indice).

Sugli adempimenti, con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca (applica il 26% su plusvalenze e dividendi, e il bollo dello 0,2% annuo) e non devi indicare nulla nel quadro RW; con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu: quadro RW, IVAFE (0,2%) e tassazione di plusvalenze e dividendi. Va ricordato che, per l’investitore in euro, oltre alle imposte conta molto il rischio di cambio sulla sterlina, qui particolarmente rilevante data la natura domestica dell’indice: il risultato finale in euro dipende anche dall’andamento del cambio euro/sterlina, in entrambe le direzioni.

Esempio: il «doppio colpo» del cambio

Un esempio sul «doppio colpo» del cambio. Immagina di investire 10.000 euro nel VMID. In uno scenario positivo, l’economia britannica si riprende: le mid cap salgono del 15% e la sterlina si rafforza del 5% sull’euro. Per te, in euro, il guadagno e’ amplificato: le due cose si sommano. Ma vale anche il contrario, ed e’ il rischio specifico del FTSE 250: in uno scenario negativo, il Regno Unito entra in difficolta’, le mid cap domestiche perdono il 15% e la sterlina si indebolisce del 5%. Per te, in euro, la perdita e’ amplificata dal cambio: subisci sia il calo delle azioni sia la svalutazione della valuta. E’ il «doppio colpo» tipico di un indice domestico comprato in valuta estera, e spiega perche’ il VMID e’ una scommessa piu’ rischiosa del FTSE 100 (dove invece la sterlina debole, paradossalmente, aiuta l’indice). Sul piano fiscale, infine, un eventuale guadagno alla vendita sarebbe tassato al 26%, senza possibilita’ di compensarlo con minusvalenze pregresse su altri ETF: la consueta asimmetria.

Da ricordare: 26% su plusvalenze e dividendi (essendo a distribuzione), asimmetria sulle minusvalenze. Per l’investitore in euro pesa molto il rischio di cambio sulla sterlina, qui DIRETTO (doppio colpo nelle fasi negative). RW/IVAFE solo con broker estero; bollo 0,2%.

9. Conclusione

Il Vanguard FTSE 250 (VMID) e’ lo strumento per chi vuole scommettere sul «vero» Regno Unito domestico: non le multinazionali globali del FTSE 100, ma le 250 aziende «medie» che vivono dell’economia interna britannica — retail, costruttori di case, immobiliare, investment trust, servizi. E’ l’opposto del FTSE 100 «globale»: piu’ domestico, piu’ ciclico, piu’ sensibile alla Brexit, ai consumi UK e — punto cruciale — al cambio sulla sterlina, qui diretto, con il rischio del «doppio colpo» per l’investitore in euro.

Ha una cedola anche piu’ generosa del FTSE 100 (~3,7% lordo) e un costo bassissimo (0,10%), nettamente inferiore all’iShares concorrente (0,40% per lo stesso indice): sul FTSE 250, a differenza del FTSE 100, il costo e’ un vero criterio di scelta, e il VMID vince. Ma va capito per quello che e’: una scommessa consapevole sull’economia interna britannica, piu’ rischiosa e «di nicchia» del FTSE 100, da trattare come una posizione satellite tematica — non come mattone «core» globale, ne’ come sostituto di un indice mondiale. Sul piano fiscale e’ un normale ETF azionario: 26% su plusvalenze e dividendi (essendo a distribuzione), asimmetria delle minusvalenze, bollo 0,2%, RW solo con broker estero, piu’ il forte rischio di cambio sulla sterlina. Per capire se — e in che dose — il Regno Unito domestico possa avere un posto nel tuo portafoglio, vale la pena approfondire con le nostre altre schede (sul FTSE 100 e sull’All-Share) o con un professionista.

Domande frequenti

Che differenza c'e' tra il FTSE 250 (VMID) e il FTSE 100?

Enorme. Il FTSE 100 e’ fatto di multinazionali globali che ricavano il 70% all’estero (poco «britanniche» nei fatti). Il FTSE 250 e’ fatto di 250 aziende «medie» molto piu’ DOMESTICHE, che ricavano dentro il Regno Unito: e’ il vero termometro dell’economia interna britannica. Il VMID e’ la scelta per chi vuole scommettere sul Regno Unito «vero», non sulle multinazionali globali del «footsie».

Il VMID e' piu' rischioso del FTSE 100?

Si’. E’ piu’ volatile e ciclico (mid cap domestiche), piu’ esposto a un singolo Paese e al suo ciclo politico (Brexit, consumi UK, immobiliare), e ha un rischio di cambio DIRETTO sulla sterlina: per l’investitore in euro, se l’economia UK soffre, spesso scendono insieme sia le azioni sia la sterlina (il «doppio colpo»). E’ una scommessa consapevole, una posizione satellite, non un mattone «core».

Meglio il Vanguard VMID o l'iShares FTSE 250?

Sul piano del costo, nettamente il Vanguard VMID: TER 0,10% contro lo 0,40% dell’iShares, per lo STESSO indice (quattro volte tanto). A differenza del FTSE 100, dove i costi sono tutti bassi e quasi indifferenti, sul FTSE 250 il costo e’ un vero criterio di scelta. Il VMID e’ la scelta di default per chi vuole il FTSE 250 a costo minimo.

Quanto rende la cedola del FTSE 250?

Il VMID ha un rendimento da dividendo intorno al 3,7% lordo, anche superiore al FTSE 100 (~3%), grazie alla presenza di molti investment trust e societa’ immobiliari britanniche generosi di dividendi. E’ a distribuzione trimestrale. Attenzione: in Italia ogni cedola e’ tassata al 26% a ogni stacco, e il dividendo non e’ garantito (puo’ essere tagliato nelle crisi).

Come e' tassato in Italia?

Come un normale ETF azionario armonizzato: plusvalenze al 26%, niente 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze. Essendo a distribuzione, anche i dividendi sono tassati al 26% a ogni stacco. Con intermediario italiano fa tutto la banca (bollo 0,2%); con broker estero servono RW e IVAFE. Per l’investitore in euro pesa molto anche il rischio di cambio sulla sterlina.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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