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WisdomTree Broad Commodities ETF: analisi (IE00BKY4W127)

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WisdomTree Broad Commodities ETF: analisi (IE00BKY4W127)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 13 Giugno 2026

WisdomTree Broad Commodities UCITS ETF (USD Unhedged): analisi completa (ISIN IE00BKY4W127)

Il broad standard «dello specialista»: indice Bloomberg Commodity a costo minimo (0,19%), gestito da una casa esperta in materie prime. Cosa significa «unhedged», perche’ il collaterale conta coi tassi alti, il confronto coi broad e la tassazione italiana, piu’ favorevole dell’azionario.

  • TER 0,19% · Replica swap · Accumulazione
  • Unhedged: esposizione piena al dollaro
  • WisdomTree, specialista in commodity
  • Fisco da commodity: minus COMPENSABILI

Dati di prodotto aggiornati al 12 giugno 2026. Fonte: WisdomTree (factsheet ufficiale) e justETF. I TER e i patrimoni dei fondi a confronto sono tratti dalla stessa rilevazione e possono variare nel tempo.

Il WisdomTree Broad Commodities UCITS ETF USD Unhedged Acc (ISIN IE00BKY4W127) e’ un ETF su un paniere ampio di materie prime, ancorato all’indice Bloomberg Commodity, lo standard di riferimento del settore. Costa appena lo 0,19% l’anno (uno dei piu’ economici della categoria, alla pari con l’Invesco) e gestisce un patrimonio dell’ordine di 370 milioni di euro. La sua particolarita’ non sta nell’indice ne’ nel costo, ma in chi lo emette e in due dettagli che molti trascurano: la versione «unhedged» (non coperta dal cambio) e il ruolo del collaterale.

Se cerchi proprio questo prodotto, la tua domanda non e’ «cosa sono le materie prime» in generale, ma piuttosto: cosa cambia scegliere il broad di WisdomTree invece di un altro a parita’ di indice e costo? E cosa significa davvero «unhedged»?. Questa scheda risponde a questo: spiega chi e’ WisdomTree (la casa europea specializzata in materie prime), perche’ la versione non coperta espone pienamente al dollaro, come il rendimento del collaterale incide quando i tassi sono alti, il confronto con i fratelli broad e la fiscalita’ italiana, che per le commodity riserva un vantaggio spesso ignorato.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completoWisdomTree Broad Commodities UCITS ETF USD Unhedged Acc
ISINIE00BKY4W127
Indice replicatoBloomberg Commodity (BCOM)
Costo annuo (TER)0,19%
Metodo di replicaSintetica (futures collateralizzati)
Politica dei proventiAccumulazione (commodity: nessuna cedola)
Valuta del fondoUSD (dollaro USA)
Copertura valutariaNo (unhedged)
EmittenteWisdomTree (specialista in commodity)
DomicilioIrlanda
UCITS / armonizzatoSi’ (UCITS, armonizzato)
Patrimonio (AUM)circa 370 milioni di euro (al 12 giugno 2026)
In sintesi: broad standard sull’indice Bloomberg Commodity a costo minimo (0,19%), dello specialista WisdomTree. Versione «unhedged»: esposizione piena al dollaro. ~370 mln. Fiscalita’ da commodity (minus compensabili).

2. WisdomTree: la casa specializzata in materie prime

Un primo elemento distintivo riguarda chi emette questo prodotto. WisdomTree e’, in Europa, una delle case piu’ specializzate nelle materie prime: nasce dall’esperienza di un emittente pioniere degli strumenti quotati su commodity (gli ETC) e offre una gamma vastissima — dal broad diversificato come questo ai singoli metalli, energia e agricoltura. Non e’ un dettaglio di marketing: significa esperienza concreta nella gestione dei futures, del roll e del collaterale, che sono il vero «mestiere» di un ETF su materie prime, ben piu’ della semplice replica di un indice azionario.

Per l’investitore cio’ si traduce in una gestione collaudata e in un ecosistema coerente: chi vuole costruire un’esposizione articolata alle commodity — magari un broad come nucleo e qualche scommessa specifica come satellite — trova in WisdomTree una gamma completa sotto lo stesso «tetto», con logiche di costruzione omogenee. Questo broad e’ il prodotto «base» di quella gamma: la porta d’ingresso diversificata all’intero comparto, da affiancare eventualmente a strumenti piu’ mirati. La specializzazione dell’emittente e’ un argomento legittimo nella scelta, soprattutto su una classe di attivo tecnica come le materie prime, dove la qualita’ della gestione operativa conta.

3. L’indice Bloomberg Commodity (gemello dell’Invesco)

Il cuore del fondo e’ l’indice Bloomberg Commodity (BCOM), il benchmark piu’ usato al mondo per le materie prime diversificate. Include circa due dozzine di commodity raggruppate in grandi famiglie — energia (petrolio, gas), metalli industriali (rame, alluminio, zinco, nichel), metalli preziosi (oro, argento), agricoltura (grano, mais, soia, zucchero, caffe’) e bestiame — con tetti di peso per famiglia che impediscono a una singola materia prima di dominare il paniere.

Replicando lo stesso indice dell’Invesco, questo WisdomTree e’ di fatto un «gemello» sul piano dei contenuti e del costo: stesso paniere, stesso 0,19%. E’ un punto liberatorio, analogo a quello che si osserva sui grandi ETF azionari: quando indice e costo coincidono, la scelta non si gioca sul rendimento (che sara’ praticamente identico) ma su fattori secondari — l’emittente, la dimensione del fondo, la sua liquidita’ sul tuo broker, la disponibilita’ della linea che preferisci. E’ bene saperlo per non passare ore a confrontare due prodotti che, sul piano economico, faranno la stessa cosa.

4. Futures, roll e contango

Come ogni ETF su materie prime, anche questo non possiede fisicamente metalli o barili di petrolio: si espone tramite contratti futures, che vanno «rollati» a scadenza. Quando un future scade, il fondo lo vende e ne compra uno con scadenza successiva: se i futures lontani costano meno dei vicini (backwardation) il roll aggiunge rendimento, se costano di piu’ (contango) lo erode, anche quando il prezzo spot della materia prima sale. E’ la meccanica fondamentale che spiega perche’ il rendimento di un ETF su commodity puo’ discostarsi dalla variazione dei prezzi che leggi sui giornali.

Replicando il BCOM «di prima generazione», questo fondo usa contratti a scadenza relativamente ravvicinata: la scelta piu’ liquida e «standard», ma anche piu’ esposta al contango rispetto a varianti come il longer dated di L&G o il CMCI di UBS. E’ il classico compromesso del broad standard: massima aderenza al benchmark di riferimento e costo minimo, accettando la sensibilita’ al contango tipica della parte corta della curva. Per chi vuole «le materie prime» nel modo piu’ diretto e diffuso, e’ la configurazione di default; chi cerca un trattamento specifico del roll guarda alle varianti, pagando di piu’.

Da ricordare: il fondo non possiede petrolio o metalli, ma futures da «rollare». In contango il roll erode il rendimento anche se il prezzo spot sale. Su un broad front-month come questo l’effetto puo’ essere piu’ marcato che sulle versioni metodologiche.

5. Il rendimento del collaterale (la voce dimenticata)

C’e’ una componente del rendimento che quasi nessuno considera e che WisdomTree, da specialista, valorizza: il rendimento del collaterale. Quando un fondo si espone alle materie prime tramite futures, non impegna tutto il capitale nei contratti: una parte resta come liquidita’ a garanzia (collaterale). Questa liquidita’ non sta ferma — viene investita in strumenti a brevissimo termine — e genera interessi. Quando i tassi sono bassi, e’ una voce trascurabile; quando i tassi sono alti, puo’ diventare un contributo significativo al rendimento totale.

E’ un punto importante per capire perche’, in periodi di tassi elevati, un ETF su commodity puo’ rendere piu’ della semplice somma «variazione futures + roll»: il collaterale aggiunge un cuscinetto di interessi. E’ anche un motivo per cui il rendimento di un broad commodity non va mai letto guardando solo al prezzo del petrolio o del rame: il risultato finale e’ la somma di tre pezzi — futures, roll e collaterale — e in certi regimi di mercato e’ proprio il terzo a fare la differenza tra un anno deludente e uno discreto, a parita’ di andamento dei prezzi spot.

Tre componenti: rendimento = variazione futures + roll + interessi sul collaterale. Quando i tassi sono alti, il collaterale puo’ fare la differenza tra un anno deludente e uno discreto, a parita’ di prezzi spot.

6. «Unhedged»: l’esposizione piena al dollaro

Veniamo all’altra parola chiave del nome: «unhedged», cioe’ non coperta dal cambio. Questo fondo e’ denominato in dollari e non neutralizza l’oscillazione del cambio euro/dollaro: per l’investitore in euro, il risultato finale dipende anche da come si muove il dollaro nel periodo. Va detto che, per le materie prime, questo non e’ un’anomalia ma quasi la norma: le commodity sono prezzate in dollari a livello globale, quindi l’esposizione al dollaro e’ in larga parte intrinseca alla classe di attivo, coperta o meno.

La versione unhedged comporta dunque due fonti di oscillazione sovrapposte: il prezzo delle materie prime e il cambio euro/dollaro. In alcuni periodi le due si sommano (entrambe a favore o entrambe contro), in altri si compensano. Esistono versioni «hedged» che provano a neutralizzare il cambio, ma comportano un costo di copertura e, sulle commodity, una certa inefficacia, perche’ il legame tra prezzo delle materie prime e dollaro e’ strutturale. Per molti investitori di lungo periodo la scelta unhedged e’ ragionevole: accetta l’esposizione al dollaro come parte della natura dell’asset, senza pagare i costi e le complicazioni della copertura. Ma e’ una scelta da fare consapevolmente, sapendo che il dollaro aggiunge volatilita’.

Da ricordare: versione non coperta = doppia oscillazione (prezzo commodity + cambio euro/dollaro). Per le commodity, prezzate in dollari, l’esposizione al dollaro e’ intrinseca: la copertura ha costi e, qui, efficacia limitata.

7. Confronto con i fratelli broad commodity

Vediamo come si colloca tra i fratelli broad commodity. Sul costo, questo WisdomTree e’ tra i piu’ economici con lo 0,19%, alla pari con l’Invesco e battuto solo dall’L&G All Commodities (0,15%); le versioni metodologiche (Amundi 0,30%, L&G longer dated 0,30%, UBS CMCI 0,34%) costano di piu’ per le loro logiche sofisticate sul roll o sui pesi. Sul costo, dunque, e’ nella fascia migliore della categoria.

Sul patrimonio, questo fondo e’ piu’ piccolo dei principali: circa 370 milioni di euro, nettamente sotto l’Invesco (~3,5 mld) e gli altri «metodologici». Non e’ un problema di solidita’ — 370 milioni sono una dimensione piu’ che adeguata, lontana dalle soglie critiche — ma significa una liquidita’ in negoziazione tendenzialmente inferiore a quella del colosso Invesco, con spread potenzialmente un filo piu’ ampi su importi grandi. Per l’investitore comune la differenza e’ marginale; per chi muove cifre importanti o cerca la massima liquidita’, il fondo piu’ grande resta preferibile. La scelta tra questo WisdomTree e l’Invesco, a parita’ di indice e costo, e’ quindi soprattutto una questione di emittente preferito e di dimensione.

Costo annuo (TER) dei broad commodity europeiWisdomTree Broad Commodities (questo)0.19%Invesco Bloomberg Commodity0.19%Amundi Equal-weight ex-Agri0.30%L&G Longer Dated All Commodities0.30%UBS BBG CMCI0.34%L&G All Commodities0.15%
Costo annuo (TER) dei broad commodity del confronto. Fonte: WisdomTree (factsheet ufficiale) e justETF, dati al 12 giugno 2026.
Patrimonio (mln EUR) dei broad commodity europeiInvesco Bloomberg Commodity3539Amundi Equal-weight ex-Agri1563L&G Longer Dated All Commodities959UBS BBG CMCI757WisdomTree Broad Commodities (questo)367L&G All Commodities358
Patrimonio in milioni di euro. Fonte: WisdomTree (factsheet ufficiale) e justETF, al 12 giugno 2026.

8. Materie prime e inflazione

Ricordiamo a cosa serve un broad commodity: diversificazione e protezione dall’inflazione. Storicamente le commodity hanno avuto bassa correlazione con azioni e obbligazioni e tendono a salire quando l’inflazione accelera per shock dei prezzi delle materie prime — comportandosi come un’assicurazione che ripaga proprio quando il resto del portafoglio soffre. E’ questa decorrelazione situazionale, piu’ che il rendimento atteso, la vera utilita’ di un tassello di materie prime.

Va detto senza idealizzare: nessun ETF su commodity e’ una copertura perfetta dall’inflazione, e la correlazione e’ reale ma rumorosa. La protezione funziona soprattutto contro l’inflazione inattesa — quella che il mercato non aveva gia’ prezzato — che e’ esattamente la piu’ dannosa per un portafoglio tradizionale. Per questo le materie prime restano uno dei pochi strumenti che, in determinati scenari, fanno il loro mestiere quando tutto il resto va male: e’ per questo che, pur con rendimenti attesi modesti, conservano un ruolo nei portafogli ben costruiti.

9. Prezzo spot vs rendimento del fondo

Vale la pena fissare un concetto che ricorre in tutta questa analisi: la distinzione tra «prezzo che vedo sui giornali» e «rendimento del mio ETF». Il prezzo del petrolio o del rame nelle notizie e’ il prezzo spot, per consegna immediata. Il tuo ETF, invece, guadagna o perde sulla somma di tre componenti gia’ incontrate: la variazione dei futures, il rendimento da roll (negativo in contango, positivo in backwardation) e il rendimento del collaterale. Aggiungi, per la versione unhedged, l’effetto del cambio euro/dollaro, e hai il quadro completo.

La conseguenza pratica e’ che giudicare questo ETF guardando solo a «quanto e’ salito il petrolio» e’ profondamente fuorviante. In un anno il prezzo spot puo’ salire ma il fondo rendere poco (contango pesante), oppure il prezzo spot puo’ essere fermo ma il fondo guadagnare grazie a backwardation e collaterale. Il giudizio corretto su un broad commodity va dato su orizzonti lunghi, tenendo conto del regime della curva attraversato e del livello dei tassi: e’ una valutazione di processo, non di scommessa azzeccata sul prezzo di una singola materia prima.

10. A cosa serve in portafoglio

A cosa serve in portafoglio? Come ogni broad commodity, e’ uno strumento di diversificazione e protezione, da usare come satellite e non come nucleo. La versione di WisdomTree e’ indicata per chi vuole il broad standard al minor costo, apprezza la specializzazione dell’emittente sulle materie prime e accetta consapevolmente l’esposizione piena al dollaro della versione unhedged.

Restano i limiti della classe: le materie prime non generano reddito, sono volatili e su orizzonti molto lunghi non sovraperformano le azioni. Per questo l’ETF va inserito con un peso contenuto — spesso il 5-10% del portafoglio — e mantenuto con disciplina attraverso i cicli, ribilanciando verso la quota target invece di inseguire i rialzi. Chi si aspetta rendimenti azionari da uno strumento sulle materie prime sta usando l’attrezzo sbagliato; chi lo usa come stabilizzatore a basso costo lo usa per quello che e’.

Il ruolo giusto: stabilizzatore e copertura, non crescita. Peso contenuto (spesso 5-10%), mantenuto con disciplina attraverso i cicli.

11. Per chi ha senso (e per chi no)

Per chi ha senso, in concreto, questo ETF? Ha senso per l’investitore di lungo periodo gia’ diversificato — con un nucleo di azioni globali ed eventualmente obbligazioni — che vuole aggiungere un tassello di decorrelazione e protezione, preferisce il broad standard al minor costo e apprezza affidarsi a un emittente specializzato in materie prime. La versione unhedged e’ adatta a chi accetta l’esposizione al dollaro come parte della natura dell’asset, senza pagare i costi della copertura.

Non ha senso, invece, per chi cerca crescita patrimoniale (le azioni sono lo strumento giusto), per chi non sopporta forti oscillazioni — qui amplificate dal cambio — o per chi vuole assolutamente neutralizzare il dollaro (in tal caso esistono versioni hedged, con i loro costi). Non ha senso neppure per chi vuole scommettere su una singola commodity: per quello esistono ETC specifici, di cui WisdomTree stessa offre un’ampia gamma. Questo broad e’, esplicitamente, la scelta di chi vuole l’intera classe «materie prime» in modo diversificato, economico e senza fronzoli, come componente di un portafoglio bilanciato.

12. Gli errori piu’ comuni da evitare

Concludiamo l’analisi pratica con gli errori piu’ comuni. Il primo, specifico, e’ sottovalutare l’effetto del cambio: scegliere la versione unhedged senza rendersi conto che il dollaro aggiunge una seconda fonte di oscillazione, e poi sorprendersi quando il rendimento in euro diverge da quello in dollari. Il secondo e’ dargli un peso eccessivo: per quanto economico, resta una commodity volatile e va tenuto come satellite, non come nucleo del portafoglio.

Il terzo e’ il timing sbagliato: comprare dopo un grande rialzo (quando le materie prime fanno notizia) e vendere nel panico dopo un crollo trasforma uno stabilizzatore in una macchina da perdite. Il quarto, tipicamente italiano, e’ ignorare il vantaggio fiscale: molti non sanno che le plusvalenze su un ETF commodity sono compensabili con le minusvalenze pregresse, e pagano imposte evitabili usando lo zainetto fiscale. Conoscere questi quattro punti — attenzione al cambio, peso contenuto, disciplina sui cicli, compensazione fiscale — vale piu’ di qualunque previsione sul prezzo del petrolio.

13. I rischi

I rischi sono quelli, accentuati, della classe materie prime. Il primo e’ la volatilita’: i prezzi delle commodity oscillano violentemente per ragioni geopolitiche, climatiche, di domanda industriale (rallentamento cinese) e speculative; ribassi a doppia cifra in pochi mesi non sono rari. Il secondo e’ il rischio di cambio, qui particolarmente rilevante per la versione unhedged: l’esposizione al dollaro e’ piena, quindi un dollaro debole puo’ erodere il rendimento in euro anche con prezzi delle commodity stabili.

Il terzo e’ il gia’ visto effetto roll / contango, che su un broad front-month come questo puo’ essere piu’ marcato che sulle versioni metodologiche. Il quarto e’ la natura ciclica: le materie prime attraversano lunghi supercicli e altrettanto lunghe fasi piatte, e tenerle nei periodi sbagliati puo’ significare anni di rendimento deludente. Nessuno di questi e’ un difetto del fondo: e’ la natura dell’asset, da conoscere prima di comprare. La buona notizia e’ che un peso contenuto e la disciplina di ribilanciamento rendono questi rischi gestibili nel contesto di un portafoglio diversificato.

14. Struttura, replica e domicilio

Sul piano tecnico, il fondo si espone alle materie prime tramite una struttura a futures/swap collateralizzata, soluzione fisiologica sulle commodity dove la replica fisica e’ impraticabile. E’ domiciliato in Irlanda, e’ UCITS armonizzato, denominato in dollari USA, non coperto dal cambio e ad accumulazione. Il TER e’ dello 0,19%, tra i piu’ bassi della categoria.

Come tutte le strutture sintetiche, comporta un piccolo rischio di controparte, mitigato dalle garanzie collaterali e dai limiti UCITS. Va ricordato che l’ETF e’ ad accumulazione solo per forma: le materie prime non distribuiscono ne’ dividendi ne’ cedole, quindi non c’e’ nulla da reinvestire. Tutto il rendimento passa per la variazione di prezzo dei futures (piu’ roll e collaterale), e quindi per la plusvalenza — con le conseguenze fiscali favorevoli che vediamo ora.

15. Tassazione italiana: il vantaggio nascosto

Veniamo alla fiscalita’, dove le materie prime giocano in un campionato diverso dall’azionario. Questo e’ un ETF su commodity (non investe in azioni, ma in futures su materie prime): per il Fisco italiano i suoi guadagni sono «redditi diversi», non «redditi di capitale». L’aliquota resta il 26% sulle plusvalenze (non si applica il 12,5%, riservato ai titoli di Stato white list), ma cambia la cosa piu’ importante: la compensabilita’.

Negli ETF azionari vale la nota asimmetria: la plusvalenza e’ reddito di capitale, la minusvalenza e’ reddito diverso, e le due non si compensano. Negli ETF/ETC su commodity come questo, sia le plusvalenze sia le minusvalenze sono redditi diversi: di conseguenza le plusvalenze possono essere compensate con minusvalenze pregresse presenti nel tuo «zainetto fiscale» (per esempio minus su azioni singole, certificati, altri ETC), entro i quattro anni di validita’. A parita’ di aliquota, una plusvalenza compensabile vale di piu’ di una che non lo e’: e’ un vantaggio concreto e spesso ignorato.

Sugli adempimenti vale la regola generale: con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca, che applica anche l’imposta di bollo dello 0,2% annuo, e non devi indicare nulla nel quadro RW. Con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu: quadro RW, IVAFE (0,2%) e tassazione delle plusvalenze in dichiarazione, oltre al rischio di cambio sul dollaro — particolarmente rilevante qui, data la natura unhedged. Attenzione a non confondere questo ETF su commodity con un ETF azionario tematico (per esempio sulle societa’ minerarie o energetiche), che seguirebbe la fiscalita’ azionaria, senza compensabilita’ delle plusvalenze.

Esempio pratico

Un esempio numerico. Supponi di avere nello «zainetto fiscale» 2.500 euro di minusvalenze pregresse. Investi 10.000 euro in questo ETF e dopo qualche anno rivendi a 13.500: la plusvalenza e’ di 3.500 euro. Trattandosi di un prodotto su commodity (reddito diverso), puoi compensare la plusvalenza con le minusvalenze in giacenza: tassi al 26% solo i 1.000 euro residui, cioe’ 260 euro, invece dei 910 euro che pagheresti senza compensazione. Con un ETF azionario, a parita’ di numeri, avresti pagato l’intero 26% sui 3.500 euro senza poter usare lo zainetto. Ricorda che, essendo unhedged, il risultato in euro dipende anche dal cambio euro/dollaro del periodo.

Da ricordare: ETF su commodity = redditi diversi. Aliquota 26% (niente 12,5%), ma le plusvalenze sono COMPENSABILI con minusvalenze pregresse — vantaggio che gli ETF azionari non hanno. RW/IVAFE solo se detenuto tramite broker estero.

16. Conclusione

Il WisdomTree Broad Commodities USD Unhedged (IE00BKY4W127) e’ il broad standard «dello specialista»: replica l’indice di riferimento Bloomberg Commodity a un costo minimo (0,19%, alla pari con l’Invesco), gestito da una delle case europee piu’ esperte sulle materie prime. Le sue due parole chiave sono «broad» (paniere ampio e diversificato) e «unhedged» (esposizione piena al dollaro, normale per le commodity ma da conoscere).

Rispetto all’Invesco, gemello per indice e costo, la differenza pratica e’ soprattutto la dimensione (questo fondo e’ piu’ piccolo) e l’emittente: la scelta tra i due e’ marginale e dipende dal broker e dalle preferenze. In entrambi i casi valgono le regole della classe: niente reddito, alta volatilita’, peso contenuto (di norma 5-10%) come stabilizzatore, attenzione al cambio per la versione non coperta e al rendimento del collaterale quando i tassi sono alti. Sul piano fiscale c’e’ il vantaggio delle commodity — plusvalenze compensabili con le minusvalenze pregresse, a differenza degli ETF azionari. Per calibrare il peso e sfruttare la compensazione, vale la pena approfondire con le nostre guide dedicate o con un professionista.

Domande frequenti

Cosa significa «unhedged»?

Non coperto dal cambio. Il fondo e’ in dollari e non neutralizza l’oscillazione euro/dollaro: per l’investitore in euro il risultato dipende anche dal dollaro. Per le commodity, prezzate in dollari a livello globale, l’esposizione al dollaro e’ in larga parte intrinseca, coperta o meno.

Che differenza c'e' con il broad di Invesco?

Pochissima sul piano economico: stesso indice (Bloomberg Commodity) e stesso costo (0,19%), quindi rendimento praticamente identico. Le differenze sono la dimensione (l’Invesco e’ molto piu’ grande e liquido) e l’emittente. La scelta tra i due e’ marginale.

Cos'e' il rendimento del collaterale?

Gli interessi che il fondo matura sulla liquidita’ tenuta a garanzia dei futures. Quando i tassi sono bassi e’ trascurabile; quando sono alti puo’ aggiungere un contributo significativo al rendimento totale, oltre a variazione futures e roll.

Come e' tassato in Italia?

Come prodotto su commodity: plusvalenze e minusvalenze sono entrambe «redditi diversi», quindi le plusvalenze sono COMPENSABILI con minusvalenze pregresse nello zainetto fiscale. Aliquota 26% (niente 12,5%). E’ un vantaggio che gli ETF azionari non hanno. RW/IVAFE solo se detenuto tramite broker estero.

Quanto dovrei metterne in portafoglio?

Poco: le materie prime sono uno stabilizzatore, non un motore di crescita. Nei portafogli ben costruiti pesano in genere il 5-10%. Servono a diversificare e proteggere da certi scenari inflattivi, non a generare rendimenti azionari.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.
AM
Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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