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Xtrackers Nasdaq 100 Swap 1C: analisi (ISIN IE000472H9T4)

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Xtrackers Nasdaq 100 Swap 1C: analisi (ISIN IE000472H9T4)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 13 Giugno 2026

Xtrackers Nasdaq 100 Swap 1C: analisi completa (ISIN IE000472H9T4)

Il Nasdaq 100 a swap con TER competitivo ma patrimonio minuscolo (~4 mln): quanto conta davvero la dimensione di un ETF, il rischio di liquidazione, perche’ un nano-fondo di un colosso e’ diverso e la tassazione italiana. Dati ufficiali, sempre datati.

  • TER 0,18% · Sintetico (swap) · Acc
  • ~4 mln € · Irlanda (fondo minuscolo)
  • Emittente Xtrackers (DWS)
  • Quanto conta la dimensione di un ETF?

Dati di prodotto (TER, replica, politica, patrimonio, valuta, domicilio) dalla riga CSV verificata al 12 giugno 2026. Fonte: justETF (riga CSV verificata) e documentazione Xtrackers (DWS).

L’Xtrackers Nasdaq 100 Swap UCITS ETF 1C (ISIN IE000472H9T4) e’ una delle proposte di Xtrackers (il marchio ETF di DWS, gruppo Deutsche Bank) per replicare l’indice Nasdaq 100 — le cento maggiori societa’ non finanziarie quotate al Nasdaq, il cuore tecnologico della borsa americana. E’ a replica sintetica (swap), ad accumulazione, quotato in euro, con un TER competitivo dello 0,18%. Ma il dato che balza all’occhio e’ un altro: il patrimonio, appena 4 milioni di euro.

L’angolo di questa scheda e’ proprio questo: il nano-fondo. Sulla carta, l’Xtrackers ha tutto per piacere — un costo tra i piu’ bassi del segmento, la replica sintetica efficiente sui dividendi USA, un grande emittente alle spalle — eppure e’ minuscolo. La domanda legittima dell’investitore diventa allora: quanto conta davvero la dimensione di un ETF? Un fondo cosi’ piccolo va evitato a priori, o ci sono casi in cui ha senso? In questa pagina affrontiamo a fondo il tema della dimensione — spread, rischio di chiusura, la differenza tra un nano-fondo «orfano» e uno appena lanciato da un colosso — perche’ e’ il fattore che davvero distingue questo ETF dai fratelli. Per il quadro d’insieme rimandiamo al confronto completo; qui il filo conduttore e’ la dimensione.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completoXtrackers Nasdaq 100 Swap UCITS ETF 1C
ISINIE000472H9T4
Indice replicatoNasdaq 100
Costo annuo (TER)0,18%
Metodo di replicaSintetica (swap)
Politica dei proventiAccumulazione (proventi reinvestiti)
Valuta del fondoEUR (euro)
DomicilioIrlanda
EmittenteXtrackers (DWS, gruppo Deutsche Bank)
UCITS / armonizzatoSi’ (UCITS, armonizzato)
Patrimonio (AUM)circa 4 milioni di euro (al 12 giugno 2026) — molto piccolo
Sorella a distribuzioneIE000EXUE0G2 (stesso indice, cedola)
In sintesi: il Nasdaq 100 a swap, TER competitivo (0,18%) e grande emittente (Xtrackers/DWS), MA patrimonio minuscolo (~4 mln). Il vero tema e’ la dimensione, non il costo.

2. L’indice Nasdaq 100: che cosa compri davvero

L’indice e’ identico per tutti i Nasdaq 100, grandi o piccoli che siano i fondi che lo replicano. Il Nasdaq 100 raccoglie le cento maggiori societa’ non finanziarie quotate alla borsa Nasdaq, pesate per capitalizzazione. L’esclusione di banche e assicurazioni e’ la sua firma: ne risulta un indice fortemente sbilanciato sulla tecnologia e dominato da pochi giganti, le «Magnifiche Sette». Comprare questo Xtrackers significa comprare lo stesso identico paniere di un EQQQ da miliardi.

Questa impronta spiega i rendimenti spettacolari ma volatili dell’indice e la sua concentrazione estrema. E’ il punto da interiorizzare prima di ogni discorso su dimensione o costo: il rischio principale non e’ nella «confezione» dell’ETF — neppure nella sua taglia — ma in cosa contiene. La concentrazione tecnologica del Nasdaq vale per il fondo da 4 milioni esattamente come per quello da 10 miliardi. Detto questo, la dimensione introduce alcuni rischi e considerazioni aggiuntivi, specifici, che e’ giusto valutare con attenzione: e’ il tema di questa scheda.

3. Perche’ la dimensione di un ETF conta

Veniamo al cuore: perche’ la dimensione di un ETF conta? Ci sono due motivi concreti. Il primo e’ la liquidita’ e gli spread: un fondo molto piccolo tende ad avere scambi piu’ sottili, e questo puo’ tradursi in uno spread piu’ ampio tra il prezzo di acquisto e quello di vendita (il «denaro-lettera»). In pratica, comprare e vendere un nano-fondo puo’ costare qualche frazione di punto in piu’ rispetto a un colosso liquidissimo. Va detto, pero’, che per gli ETF la liquidita’ non dipende solo dal patrimonio: esiste un meccanismo di creazione e rimborso delle quote, gestito dai market maker, che garantisce una liquidita’ «di fondo» legata a quella dei titoli sottostanti — e i titoli del Nasdaq 100 sono tra i piu’ liquidi al mondo.

Il secondo motivo, piu’ serio, e’ il rischio di chiusura (liquidazione): se un ETF resta troppo piccolo troppo a lungo, l’emittente puo’ decidere di chiuderlo perche’ non economicamente sostenibile. In quel caso il fondo viene liquidato e ti viene rimborsato il valore delle quote — non perdi il capitale, ma la liquidazione e’ un evento fiscale: realizza eventuali plusvalenze (tassate al 26%) in un momento che non scegli tu, e ti costringe a reinvestire altrove, con possibili costi e tempi morti. E’ lo svantaggio piu’ concreto di un fondo piccolo, e il motivo per cui molti investitori, a parita’ di tutto, preferiscono i fondi piu’ grandi e consolidati.

Un terzo aspetto, piu’ sottile, riguarda la permanenza nel tempo. Quando si costruisce un portafoglio di lungo periodo, si spera di poter tenere lo stesso strumento per anni senza dover intervenire. Un fondo piccolo introduce un’incertezza su questo fronte: se venisse chiuso tra qualche anno, saresti costretto a ricominciare, scegliere un sostituto, riavviare il piano — un fastidio gestionale, oltre al gia’ citato realizzo fiscale. Per molti investitori il valore della «tranquillita’ del non doverci pensare» giustifica da solo la preferenza per un fondo grande e stabile, anche a costo di qualche centesimo di TER in piu’. E’ una considerazione soggettiva ma del tutto legittima, e spesso decisiva nella scelta tra un nano-fondo e un colosso a parita’ di indice.

Da ricordare: un fondo troppo piccolo rischia spread piu’ ampi e, soprattutto, la chiusura (liquidazione). Non perderesti il capitale, ma la liquidazione realizza le imposte in un momento non scelto da te.

4. Non tutti i nano-fondi sono uguali

C’e’ pero’ una distinzione fondamentale, troppo spesso ignorata: non tutti i nano-fondi sono uguali. Un conto e’ un ETF piccolo e in declino, magari di un emittente di nicchia, che ha perso patrimonio e rischia concretamente la chiusura: quello e’ da evitare. Un conto diverso e’ un ETF piccolo perche’ appena lanciato da un grande emittente come Xtrackers (DWS), che lo ha messo a catalogo proprio per raccogliere masse nel tempo. In questo secondo caso, il fondo e’ piccolo «per ora», ma ha alle spalle un colosso che ha tutto l’interesse a farlo crescere e che gode di un mercato liquidissimo sui sottostanti.

Per capire in quale categoria ricade questo Xtrackers servirebbe guardare la tendenza del patrimonio (in crescita o in calo?) e l’eta’ del fondo, dati che vanno verificati sul factsheet aggiornato prima di investire. Il principio, pero’, e’ chiaro: 4 milioni di patrimonio sono pochi e impongono prudenza, ma il fatto che dietro ci sia un grande emittente con una gamma Nasdaq consolidata e’ un elemento che attenua (non azzera) il rischio. Non e’ un nano-fondo «orfano»: e’ una linea giovane di una grande casa. La cautela resta doverosa, ma il giudizio non puo’ essere lo stesso che si darebbe a un fondo in liquidazione di un emittente marginale.

Da capire: un fondo piccolo in declino di un emittente di nicchia e’ diverso da una linea appena lanciata da un colosso come Xtrackers (DWS) su titoli liquidissimi. Verifica sul factsheet se il patrimonio cresce o cala.

5. Il costo (0,18%): ottimo sulla carta, ma…

Sul costo, questo Xtrackers ha un TER dello 0,18% l’anno: molto competitivo, tra i piu’ bassi del segmento e meno della meta’ dei grandi Nasdaq storici (EQQQ, iShares) fermi allo 0,30%. E’ uno dei motivi per cui, sulla carta, e’ un prodotto attraente: paga poco e replica l’indice in modo efficiente. Su 10.000 euro, lo 0,18% costa 18 euro l’anno, contro i 30 di un fondo allo 0,30%.

Il paradosso del nano-fondo e’ proprio questo: il costo dichiarato (TER) e’ ottimo, ma il costo «nascosto» della dimensione — spread piu’ ampi in negoziazione e, soprattutto, il rischio di una liquidazione che ti costringe a reinvestire — puo’ erodere parte di quel vantaggio. Per chi compra e tiene a lungo senza muoversi, lo spread iniziale incide poco e il TER basso premia; ma il rischio-chiusura resta. La valutazione corretta, quindi, non e’ «TER basso, quindi conviene», ma «TER basso a fronte di un rischio dimensionale da pesare»: e’ un trade-off personale, non una verita’ assoluta.

Costo annuo (TER) — questo ETF e' tra i piu' economiciUBS Nasdaq (fisico)0.13%Xtrackers Nasdaq Swap 1C (questo)0.18%Invesco Nasdaq Swap (Dist)0.20%Amundi Nasdaq Swap USD0.23%Deka Nasdaq (fisico)0.25%iShares Nasdaq (DE) / EQQQ0.30%
Costo annuo (TER) di questo ETF a confronto con i fratelli Nasdaq 100: tra i piu’ bassi. Fonte: justETF (riga CSV verificata) e documentazione Xtrackers (DWS), dati al 12 giugno 2026.

6. La replica sintetica (swap)

Questo Xtrackers e’ a replica sintetica (swap): non possiede direttamente le cento azioni, ma detiene un paniere di garanzia (collaterale) e stipula con una banca un contratto che gli versa il rendimento del Nasdaq 100, dividendi inclusi. Sui mercati USA lo swap ha un pregio noto: consente di ricevere i dividendi americani al lordo della ritenuta alla fonte (il 15% che colpisce gli ETF fisici irlandesi), migliorando di pochi punti base il rendimento netto.

Il rovescio della medaglia e’ il rischio di controparte (se la banca dello swap fallisse), che pero’ la normativa UCITS limita molto: massimo 10% del patrimonio per controparte, di norma molto meno grazie a collaterale e resettaggi frequenti. E’ un rischio reale ma contenuto e regolamentato. Su un nano-fondo, peraltro, il tema dello swap si somma a quello della dimensione: l’investitore deve essere a suo agio con entrambi (replica sintetica e taglia piccola) per scegliere questo prodotto con serenita’. Chi vuole la massima semplicita’ trovera’ nel confronto Nasdaq fisici e molto piu’ grandi.

7. Dimensione e patrimonio: il dato in prospettiva

Mettiamo il dato in prospettiva con un grafico. Con circa 4 milioni di euro, questo Xtrackers e’ tra i fondi piu’ piccoli dell’intero confronto Nasdaq: una frazione minima rispetto ai colossi da miliardi e ben sotto anche dei fratelli «medi» da qualche centinaio di milioni. E’ una taglia che, oggettivamente, lo colloca nella fascia in cui il tema della sostenibilita’ del fondo va posto con serieta’.

Questo non significa automaticamente «da scartare», per le ragioni viste (e’ una linea giovane di un grande emittente, su sottostanti liquidissimi), ma impone una scelta consapevole. Chi privilegia la tranquillita’ dimensionale e non vuole nemmeno pensare al rischio di una liquidazione futura ha, nello stesso confronto, alternative Nasdaq molto piu’ capienti a costi comparabili. Chi invece e’ attratto dal TER basso e dalla replica sintetica efficiente, e accetta consapevolmente il rischio dimensionale tenendo d’occhio l’evoluzione del patrimonio, puo’ considerarlo — sapendo che, se il fondo non crescesse, una chiusura resta uno scenario possibile.

Patrimonio (milioni di euro) — questo ETF e' tra i piu' piccoliAmundi Nasdaq Swap USD499 mlnUBS Nasdaq fisico (Acc)326 mlnDeka Nasdaq (fisico)97 mlnXtrackers Nasdaq Swap 1C (questo)4 mln
Patrimonio in milioni di euro: questo ETF e’ tra i piu’ piccoli del confronto. Fonte: justETF (riga CSV verificata) e documentazione Xtrackers (DWS), dati al 12 giugno 2026.

8. Accumulazione (e la sorella a distribuzione)

Questo ETF e’ ad accumulazione (la sigla «1C»): i dividendi incassati attraverso lo swap vengono reinvestiti automaticamente dentro il fondo, facendone crescere il valore senza transitare per il tuo conto. E’ la scelta naturale per chi e’ in fase di accumulo e vuole far lavorare l’interesse composto senza interruzioni, oltre a essere fiscalmente piu’ efficiente per l’investitore italiano: l’imposta del 26% si paga una sola volta, alla vendita, e non a ogni stacco di cedola.

Esiste anche una sorella a distribuzione (ISIN IE000EXUE0G2, sigla «1D»), con le stesse caratteristiche ma che stacca i dividendi in contanti. Va ricordato pero’ che il Nasdaq distribuisce pochissimo (sotto l’1% lordo l’anno), quindi la cedola sarebbe minuscola: per la maggior parte degli investitori l’accumulazione e’ la scelta piu’ coerente. Curiosamente, anche la sorella a distribuzione condivide con questa il tratto piu’ delicato — la dimensione minuscola del patrimonio — quindi tra le due la scelta si gioca sulla politica dei proventi, non sul profilo dimensionale, che resta il punto da valutare in entrambi i casi.

9. Nasdaq 100 vs S&P 500 e indice mondiale: che ruolo dargli

Una domanda utile prima di comprarlo: in cosa il Nasdaq 100 si distingue dall’S&P 500 o da un indice mondiale? La differenza e’ il grado di concentrazione tecnologica. L’S&P 500 contiene 500 societa’ USA di ogni settore, finanziari compresi, con il tech intorno a un terzo. Il Nasdaq 100 esclude i finanziari e si limita a cento titoli: e’ una versione amplificata della scommessa sul growth americano.

Il ruolo naturale del Nasdaq 100 in un portafoglio e’ quello di satellite aggressivo, non di nucleo: una porzione contenuta che accentua l’esposizione al tech sopra una base diversificata. Chi possiede gia’ un ampio indice globale deve sapere che ci sara’ una forte sovrapposizione: Apple, Microsoft e NVIDIA sono ai primi posti anche del mondiale. Aggiungere un Nasdaq non «diversifica», concentra. Una scelta legittima, ma consapevole. Per orientarsi resta utile il confronto degli ETF Nasdaq 100.

10. Perche’ un ETF passivo (ma «passivo» non vuol dire «diversificato»)

Vale la pena ricordare perche’ un ETF passivo a basso costo sia uno strumento sensato. Invece di pagare un gestore attivo perche’ scelga «i titoli tech vincenti» — cosa che la maggioranza dei gestori, alla lunga e al netto delle commissioni, non riesce a fare meglio dell’indice — ci si limita a comprare l’intero paniere a costo bassissimo. I fondi tematici tech attivi costano spesso l’1,5-2% l’anno: una zavorra enorme rispetto allo 0,18% di questo ETF.

C’e’ pero’ la precisazione cruciale e propria del Nasdaq 100: questo non e’ un indice diversificato come un MSCI World. E’ un indice settoriale e di stile, concentratissimo sul growth tecnologico. Comprarlo «passivamente» e’ efficiente sui costi, ma non risolve la concentrazione: stai comunque facendo una scommessa direzionale precisa. Il passivo riguarda il come compri (replicando l’indice a basso costo), non il cosa compri (l’esposizione concentrata al tech USA). Tenere distinti i due piani aiuta a usare lo strumento con consapevolezza.

11. I rischi: indice, swap e dimensione

I rischi vanno letti su due piani. Il primo, di gran lunga il piu’ importante, e’ quello dell’indice: il Nasdaq 100 e’ concentrato, tecnologico e volatile. Un solo Paese (gli USA), un solo macro-settore (la tecnologia), pochi titoli che pesano enormemente. Vola nelle fasi di euforia tech, ma nelle correzioni perde molto piu’ di un indice ampio: lo si e’ visto nella bolla dot-com e nel 2022. Va trattato come componente aggressiva, non come unico mattone del portafoglio.

Il secondo piano e’ specifico dello strumento, e qui si sommano due fattori. C’e’ il rischio di controparte dello swap (reale ma limitato dalle regole UCITS) e c’e’, con particolare rilievo, il rischio dimensionale: spread potenzialmente piu’ ampi e soprattutto la possibilita’ di una liquidazione futura se il fondo non crescesse, con relativo realizzo fiscale forzato. Restano poi il consueto rischio di cambio sul dollaro e la concentrazione sui titoli in cima. E’ il profilo di rischio piu’ «articolato» del confronto: non drammatico, ma da valutare con piena consapevolezza.

12. Per chi ha senso (e per chi no) questo ETF

Tiriamo le fila su per chi ha senso proprio questo ETF. Puo’ essere considerato dall’investitore che e’ espressamente attratto dal TER basso (0,18%) e dalla replica sintetica efficiente sui dividendi USA, e che accetta consapevolmente il rischio dimensionale, impegnandosi a monitorare l’evoluzione del patrimonio del fondo nel tempo. Per chi ragiona in ottica di rendimento netto e si fida del fatto che dietro ci sia un grande emittente intenzionato a far crescere la linea, e’ un’opzione difendibile, purche’ con gli occhi aperti.

E’ meno indicato per chi vuole semplicemente «mettere a posto» il Nasdaq nel portafoglio e non pensarci piu’: per quel profilo, un fondo da 4 milioni introduce un’incertezza (la possibile chiusura) di cui si puo’ fare a meno scegliendo, nello stesso confronto, un Nasdaq molto piu’ capiente a costo simile. E’ poco adatto a chi non e’ a suo agio con la replica sintetica e a chi vuole il Nasdaq come unico investimento (troppo concentrato). In questi casi, il confronto completo aiuta a individuare l’alternativa piu’ tranquilla.

13. Tassazione italiana

Sul piano fiscale, questo Xtrackers e’ un ETF azionario UCITS armonizzato: per l’investitore italiano valgono le regole standard, identiche a quelle di qualunque altro Nasdaq 100. Le plusvalenze alla vendita sono tassate al 26%; non si applica il 12,5%, riservato ai titoli di Stato white list. Il vantaggio fiscale dello swap riguarda la tassazione americana sui dividendi dentro il fondo, non la tua tassazione italiana, che resta il 26% pieno sul guadagno.

Vale la consueta asimmetria fiscale: il guadagno e’ «reddito di capitale», la perdita e’ «reddito diverso». Non puoi compensare la plusvalenza di questo ETF con minusvalenze pregresse; le minusvalenze che generi finiscono nello «zainetto fiscale» e restano utilizzabili solo contro redditi diversi (azioni singole, certificati, ETC) entro quattro anni.

Un’avvertenza specifica per un nano-fondo: in caso di liquidazione del fondo da parte dell’emittente, l’operazione equivale fiscalmente a una vendita, e quindi realizza l’eventuale plusvalenza con tassazione al 26% nell’anno della chiusura — anche se tu non avevi intenzione di vendere. E’ un rischio in piu’ legato proprio alla dimensione. Sugli adempimenti ordinari, con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca (bollo 0,2%, niente RW); con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu (quadro RW, IVAFE, plusvalenze in dichiarazione).

Esempio pratico

Un esempio numerico. Investi 10.000 euro in questo Xtrackers e, dopo alcuni anni, il valore sale a 15.000 euro. Nello scenario normale, se vendi tu, la plusvalenza di 5.000 euro e’ tassata al 26%, cioe’ 1.300 euro, non riducibili con minusvalenze pregresse. Ma immagina che, per la dimensione troppo piccola, l’emittente decida di liquidare il fondo quando il valore e’ a 13.000 euro: la chiusura realizza la plusvalenza di 3.000 euro e ti fa pagare il 26% (780 euro) in quel momento, anche se tu non volevi vendere, costringendoti poi a reinvestire altrove. E’ lo svantaggio concreto del nano-fondo: non la perdita del capitale, ma un realizzo fiscale e operativo forzato. Ricorda infine che il risultato in euro dipende anche dal cambio euro/dollaro nel periodo.

Da ricordare: 26% sulle plusvalenze, niente 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze, imposta differita con l’accumulazione. Attenzione al realizzo forzato in caso di liquidazione. RW/IVAFE solo con broker estero.

14. Conclusione

L’Xtrackers Nasdaq 100 Swap 1C e’ un prodotto interessante e contraddittorio: ha un TER competitivo (0,18%), una replica sintetica efficiente sui dividendi USA e un grande emittente alle spalle, ma e’ un nano-fondo da appena 4 milioni di euro. Il suo vero tema non e’ il costo o la replica, ma la dimensione: spread potenzialmente piu’ ampi e, soprattutto, il rischio di una liquidazione futura che realizzerebbe le imposte in un momento non scelto da te.

La distinzione chiave e’ che non si tratta di un nano-fondo «orfano» in declino, ma di una linea giovane di un colosso come Xtrackers (DWS) su sottostanti liquidissimi: la cautela e’ doverosa, ma il giudizio non e’ lo stesso di un fondo in liquidazione. Per chi privilegia la tranquillita’ dimensionale, il confronto offre Nasdaq molto piu’ capienti a costi simili; per chi accetta consapevolmente il rischio della taglia, tenendo d’occhio l’evoluzione del patrimonio, puo’ essere considerato. La regola pratica e’ semplice: se non sei disposto a controllare ogni tanto se il fondo sta crescendo o rischia la chiusura, scegli un Nasdaq grande e dimenticatene; se invece sei un investitore attento che monitora il portafoglio, il rischio dimensionale di questo Xtrackers e’ gestibile e il TER basso ti ripaga. Sul piano fiscale resta un normale ETF azionario italiano: 26% sulle plusvalenze, asimmetria delle minusvalenze, attenzione al realizzo forzato in caso di chiusura, rischio di cambio sul dollaro, quadro RW solo con broker estero. Per valutare le alternative, parti dal confronto completo degli ETF Nasdaq 100.

Domande frequenti

Un ETF da 4 milioni di euro e' troppo piccolo per investirci?

E’ un fondo piccolo e impone prudenza: i rischi sono spread potenzialmente piu’ ampi e, soprattutto, una possibile chiusura futura se non cresce. Non perderesti il capitale (verresti rimborsato), ma una liquidazione realizza le imposte in un momento non scelto da te. Va valutato caso per caso, guardando se il patrimonio cresce o cala.

Tutti i nano-fondi sono da evitare?

No. Un fondo piccolo e in declino di un emittente di nicchia e’ diverso da una linea appena lanciata da un colosso come Xtrackers (DWS) su titoli liquidissimi: il primo e’ rischioso, il secondo e’ piccolo «per ora» ma ha alle spalle chi ha interesse a farlo crescere. La cautela resta, ma il giudizio cambia.

Cosa succede se l'ETF viene liquidato?

Ti viene rimborsato il valore delle quote: non perdi il capitale. Ma la liquidazione equivale fiscalmente a una vendita, quindi realizza eventuali plusvalenze con il 26% nell’anno della chiusura, anche se non volevi vendere, e ti costringe a reinvestire altrove con possibili costi e tempi morti.

La replica sintetica (swap) e' rischiosa?

C’e’ un rischio di controparte (se la banca dello swap fallisse), ma la normativa UCITS lo limita molto: massimo 10% del patrimonio per controparte, di norma molto meno. In cambio si ottiene un piccolo vantaggio fiscale sui dividendi USA. Su questo fondo, pero’, il tema dimensione pesa piu’ di quello dello swap.

Come e' tassato in Italia?

Come un normale ETF azionario armonizzato: plusvalenze al 26%, niente 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze. Essendo ad accumulazione, l’imposta si paga alla vendita — o in caso di liquidazione del fondo. Con intermediario italiano fa tutto la banca; con broker estero servono quadro RW e IVAFE.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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