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PIMCO GIS Income Fund (classe E EUR Hedged): analisi onesta (ISIN IE00B84J9L26)

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PIMCO GIS Income Fund (classe E EUR Hedged): analisi onesta (ISIN IE00B84J9L26)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 13 Giugno 2026

PIMCO GIS Income Fund (classe E EUR Hedged): analisi onesta (ISIN IE00B84J9L26)

Scheda comparativa del fondo obbligazionario attivo più diffuso in Italia: cos’è, chi lo gestisce, i costi reali e il loro impatto nel reddito fisso, il confronto con l’ETF equivalente, la persistenza dei gestori attivi, il rischio e la fiscalità.

  • Oneri correnti ~1,45% · classe retail E
  • Fondo attivo PIMCO · multisettoriale income
  • vs ETF aggregato (~0,10%) · SRI 3 su 7
  • Fisco: 26% (12,5% pro-quota titoli di Stato)

Dati ufficiali aggiornati a giugno 2026. Fonte: KID PRIIPs PIMCO + Morningstar/cbonds (classe E EUR Hedged Acc). I dati di prodotto possono variare: verifica sempre il KID aggiornato.

Il PIMCO GIS Income Fund (qui nella classe retail E EUR Hedged ad accumulazione, ISIN IE00B84J9L26) è uno dei fondi obbligazionari attivi più diffusi e collocati in Italia dalle reti bancarie e dai promotori. È un fondo «income»: punta a generare un reddito elevato e costante combinando molti segmenti del reddito fisso globale — obbligazioni societarie, debito dei mercati emergenti, titoli legati ai mutui (MBS), high yield e una parte di titoli di Stato — il tutto coperto dal rischio di cambio verso l’euro.

Questa scheda lo analizza con taglio onesto e comparativo: cos’è e come lavora il gestore, quanto costa davvero (oneri correnti reali e impatto sul rendimento), come si confronta con l’ETF obbligazionario aggregato equivalente, cosa dicono i dati sulla persistenza dei gestori attivi (SPIVA), il rischio e — punto cruciale per chi investe dall’Italia — la tassazione. Usiamo solo dati ufficiali e datati; dove non li abbiamo verificati, non li riportiamo.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completoPIMCO GIS Income Fund Class E EUR (Hedged) Accumulation
ISINIE00B84J9L26
TipoFondo comune attivo (sicav UCITS, Irlanda)
Società di gestionePIMCO (PIMCO Global Advisors Ireland)
SegmentoObbligazionario flessibile multisettoriale (income)
Oneri correnti (classe E)circa 1,45% annuo
Commissione di performanceNo (classe E)
Politica dei proventiAccumulazione (esiste anche distribuzione)
Valuta / coperturaEUR Hedged (cambio coperto verso l’euro)
Indicatore di rischio (SRI)3 su 7
Domicilio / UCITSIrlanda · UCITS armonizzato
Data di lancio (classe)30 novembre 2012
In sintesi: grande fondo obbligazionario attivo multisettoriale di PIMCO, coperto in euro. Punto chiave: oneri correnti ~1,45% annuo — circa 14 volte un ETF aggregato equivalente. Nel reddito fisso questo costo erode una quota enorme del rendimento atteso, e i dati SPIVA mostrano che la maggioranza dei gestori attivi non recupera quel divario sul lungo periodo.

2. Che cos’è e come funziona (gestione attiva)

Il PIMCO GIS Income è un fondo comune (sicav UCITS di diritto irlandese) a gestione attiva: a differenza di un ETF, che si limita a replicare un indice, qui un team di gestori — la macchina obbligazionaria di PIMCO, una delle più grandi al mondo nel reddito fisso — decide attivamente quali obbligazioni comprare, in quali segmenti spostarsi, quanta duration prendere e come coprire i rischi. L’obiettivo dichiarato è «massimizzare il reddito corrente coerentemente con una prudente gestione», con l’apprezzamento del capitale come obiettivo secondario.

Il fondo è multi-settore: non si concentra su un solo tipo di obbligazione, ma spazia su corporate investment grade, high yield, debito emergente, titoli cartolarizzati (MBS/agency) e governativi, ruotando l’esposizione in base alla view del gestore. È esattamente questa flessibilità il presunto valore aggiunto rispetto a un indice statico — e, allo stesso tempo, ciò che lo rende difficile da confrontare con un singolo ETF.

La classe qui analizzata è E EUR Hedged ad accumulazione: «E» è la classe retail (quella che arriva al cliente finale tramite le reti, con commissioni più alte rispetto alle classi istituzionali); «EUR Hedged» significa che il fondo, pur investendo in larga parte in attivi in dollari e altre valute, copre il rischio di cambio verso l’euro; «accumulazione» significa che le cedole non vengono distribuite ma reinvestite (esiste anche una versione a distribuzione, con cedola periodica, molto usata da chi cerca reddito).

3. Chi lo gestisce: PIMCO

PIMCO (Pacific Investment Management Company) è uno dei maggiori gestori obbligazionari al mondo, con un track record lungo e una struttura di ricerca imponente. Il fondo Income è la sua strategia-bandiera nel reddito fisso flessibile: dimensioni molto grandi, ampia diversificazione, capacità di muoversi su segmenti che un investitore retail difficilmente raggiungerebbe da solo (debito emergente, cartolarizzati, strumenti complessi). La macchina di analisi del credito di PIMCO è una delle più grandi del settore, e questo è il principale argomento a favore di chi sceglie di pagare per la gestione attiva: la capacità, almeno teorica, di selezionare gli emittenti migliori e di evitare quelli in difficoltà prima che il mercato se ne accorga.

Questo è il lato positivo dell’attivo: competenza, accesso a mercati di nicchia, gestione dinamica della duration e del rischio di credito. In un decennio segnato da cambi di regime dei tassi — dai minimi storici al rapido rialzo del 2022 e oltre — la capacità di un gestore di accorciare o allungare la duration al momento giusto può, in linea di principio, fare la differenza. È esattamente ciò che un indice statico non può fare: l’ETF subisce i movimenti dei tassi, il gestore attivo prova ad anticiparli.

Il lato da soppesare, come per ogni fondo attivo, è il costo (vedi sotto) e la domanda chiave: questo valore aggiunto, al netto delle commissioni, batte stabilmente un semplice ETF obbligazionario? La risposta — onesta — è «non in modo garantito né continuativo», ed è il cuore di questa scheda. Anche il miglior gestore parte ogni anno con un handicap di oltre un punto percentuale di costi da recuperare prima ancora di iniziare a generare valore.

4. Categoria e benchmark (perché è difficile da confrontare)

Sul piano della categoria, il fondo si colloca tra gli obbligazionari flessibili/multisettoriali globali. Non insegue un singolo benchmark in modo rigido: PIMCO lo gestisce con ampia discrezionalità, usando indici aggregati globali solo come riferimento generale. Questo è un punto importante per il confronto: poiché il fondo cambia esposizione nel tempo, paragonarlo a un ETF significa confrontarlo con la categoria «obbligazionario globale diversificato», non con un indice identico.

L’ETF che usiamo come pietra di paragone nella nostra analisi è il Vanguard Global Aggregate Bond UCITS ETF (EUR Hedged): un ETF aggregato globale coperto in euro, che racchiude titoli di Stato e societari investment grade di tutto il mondo. Non è identico al PIMCO Income (che prende più rischio di credito e va anche su high yield ed emergenti), ma è il sostituto «passivo» più ragionevole per chi vuole un’esposizione obbligazionaria globale diversificata e coperta in euro, a costo minimo.

Va detto con onestà che il confronto non è perfetto in nessuna direzione. Da un lato, il PIMCO Income prende più rischio di credito dell’ETF aggregato (high yield, emergenti): in fasi di mercato favorevoli al credito può quindi rendere di più, ma in una crisi del credito può anche scendere di più. Dall’altro, proprio perché assume rischi aggiuntivi, parte del suo eventuale extra-rendimento non è «bravura del gestore» ma semplice premio per il maggior rischio — qualcosa che un investitore potrebbe replicare, se volesse, affiancando all’ETF aggregato una piccola quota di ETF high yield o emergenti, a costo molto inferiore. Tenere a mente questa scomposizione (quanto del rendimento è abilità e quanto è solo più rischio) è essenziale per giudicare se il fondo «vale» il suo prezzo.

5. I costi veri (oneri correnti e impatto nel reddito fisso)

Veniamo al punto più importante e meno raccontato: quanto costa davvero. La classe E EUR Hedged ad accumulazione ha oneri correnti (ongoing charges) pari a circa l’1,45% annuo. È un costo tipico delle classi retail dei grandi fondi attivi: comprende la commissione di gestione, i costi amministrativi e operativi. A questo vanno aggiunti gli eventuali costi di ingresso/uscita applicati dal collocatore (spesso presenti nelle reti) e i costi di transazione interni.

Mettiamo l’1,45% a confronto con il TER di un ETF obbligazionario aggregato equivalente: il Vanguard Global Aggregate Bond UCITS ETF (EUR Hedged) costa circa lo 0,10% annuo. La differenza è enorme: il fondo costa circa quattordici volte l’ETF. E qui sta il problema specifico del reddito fisso.

Nell’azionario, dove ci si aspetta rendimenti di lungo periodo del 6-8% annuo, un costo dell’1,5% «pesa» ma lascia comunque spazio al rendimento. Nell’obbligazionario il rendimento atteso è strutturalmente più basso (oggi, su un buon aggregato globale, dell’ordine del 3-4% lordo): un costo dell’1,45% può mangiarsi un terzo o più del rendimento lordo. È questa l’erosione da costi, ed è molto più severa nel reddito fisso che nelle azioni. Per battere stabilmente l’ETF, il gestore PIMCO non deve solo essere bravo: deve generare, ogni anno, oltre 1,35 punti percentuali di extra-rendimento solo per pareggiare il divario di costo. È una soglia alta.

Costo annuo: fondo attivo vs ETF aggregato (oneri correnti / TER)PIMCO GIS Income E (oneri correnti)1.45%ETF aggregate globale EUR hedged (TER)0.10%
Confronto oneri correnti del fondo vs TER di un ETF aggregato equivalente. Fonte: KID PRIIPs PIMCO + Morningstar/cbonds (classe E EUR Hedged Acc) e factsheet ETF.

6. L’erosione da costi: un esempio numerico su 10 anni

Un esempio numerico (semplificato). Ipotizziamo 10.000 euro investiti per 10 anni e un rendimento lordo del 4% annuo, identico per fondo ed ETF (ipotesi di scuola: serve solo a isolare l’effetto dei costi).

Con l’ETF (costo 0,10%/anno) i costi cumulati nei 10 anni sono circa 116 euro. Con il fondo (oneri correnti 1,45%/anno) i costi cumulati salgono a circa 1.592 euro. La differenza — quasi 1.500 euro su 10.000 investiti — è dovuta esclusivamente ai costi, a parità di rendimento lordo. Tradotto: il fondo, per consegnarti lo stesso netto dell’ETF, deve sovraperformare il mercato di quel margine ogni anno, in modo persistente. La matematica dei costi nel reddito fisso è impietosa proprio perché il rendimento di partenza è basso.

Costo cumulato su 10 anni (10.000 euro, 4% lordo/anno)Costo cumulato fondo (1,45%/anno)1592 euroCosto cumulato ETF (0,10%/anno)116 euro
Costo cumulato (ipotesi di scuola: stesso rendimento lordo 4%/anno, isola il solo effetto dei costi).

7. Confronto onesto con l’ETF obbligazionario equivalente

Il confronto onesto con l’ETF non è «fondo cattivo, ETF buono». È un confronto di probabilità e costi. L’ETF aggregato globale (come il nostro Vanguard Global Aggregate Bond UCITS ETF (EUR Hedged)) ti dà, a costo minimo e in modo trasparente, il rendimento del mercato obbligazionario globale diversificato coperto in euro. Il fondo PIMCO ti offre la possibilità di battere quel mercato grazie alla gestione attiva, ma a un costo molto più alto e senza garanzie.

Ci sono fasi in cui un gestore obbligazionario abile aggiunge valore — per esempio gestendo bene la duration in un anno di rialzo dei tassi, o evitando i settori in difficoltà. PIMCO è tra i candidati più credibili a riuscirci. Ma il dato strutturale resta: pochi fondi attivi battono il mercato in modo persistente al netto dei costi, e proprio nell’obbligazionario il margine di costo da recuperare è ampio. La scelta razionale, per la maggior parte degli investitori, è partire dall’ETF a basso costo come componente «core» del reddito fisso, e considerare un fondo attivo solo se si ha una ragione specifica per credere in quel gestore e si è consapevoli del costo.

8. La persistenza dei gestori attivi (dati SPIVA)

Qui entra in gioco il concetto più importante e più ignorato: la persistenza. Gli studi SPIVA (S&P Indices Versus Active), che da anni misurano quanti fondi attivi battono il proprio indice di riferimento, mostrano un pattern stabile e ben documentato: su orizzonti lunghi (10 anni e oltre), la grande maggioranza dei fondi obbligazionari a gestione attiva sottoperforma il benchmark al netto dei costi. Non è un dato puntuale di un singolo anno: è una regolarità che si ripete edizione dopo edizione, in Europa come negli Stati Uniti.

La ragione è in larga parte matematica, non un giudizio sulla bravura dei gestori. Il mercato nel suo complesso è la somma di tutti i partecipanti; al lordo dei costi, l’insieme dei gestori attivi ottiene grosso modo il rendimento del mercato; al netto dei costi (più alti per gli attivi), in media restano sotto. E i pochi che battono il mercato in un decennio non sono necessariamente gli stessi che lo battono nel decennio successivo: la «persistenza dei vincitori» è scarsa. Questo non significa che il PIMCO Income sottoperformerà di sicuro — significa che la probabilità a priori, per un fondo attivo retail con oneri dell’1,45%, è sfavorevole. È un’informazione che chi vende il fondo raramente mette in primo piano, ed è esattamente ciò che questa scheda vuole renderti chiaro.

Da ricordare: su 10 anni la maggioranza dei fondi obbligazionari attivi sottoperforma il benchmark al netto dei costi (SPIVA). Non è un giudizio sui gestori: è in gran parte matematica dei costi. E i pochi che battono il mercato in un decennio raramente sono gli stessi nel successivo.

9. I rischi (tasso, credito, complessità)

Attenzione: SRI 3 su 7. Il valore oscilla con i tassi (il 2022 fu molto negativo per gli obbligazionari) e con il credito (esposizione anche a high yield ed emergenti). La copertura del cambio riduce il rischio valutario ma ha un costo implicito che si somma agli oneri correnti.

Sul piano del rischio, la classe E EUR Hedged ha un indicatore sintetico SRI pari a 3 su 7 (rischio medio-basso). I rischi principali sono quelli tipici di un obbligazionario multisettoriale: il rischio di tasso (se i tassi salgono, il valore scende: lo si è visto duramente nel 2022, anno nero per quasi tutti gli obbligazionari), il rischio di credito (il fondo prende esposizione anche su high yield ed emergenti, quindi su emittenti meno solidi, in cambio di rendimento), e la complessità degli strumenti usati (cartolarizzati, derivati per la copertura e la gestione).

La copertura del cambio verso l’euro elimina gran parte del rischio valutario sugli attivi in dollari, ma ha un costo implicito (legato al differenziale dei tassi tra le valute) che si somma agli oneri correnti. È uno strumento più articolato e meno trasparente di un ETF aggregato: il rovescio della medaglia della gestione attiva multisettoriale. Per l’investitore va capito che il «3 su 7» indica un rischio contenuto ma non nullo, e che il comportamento del fondo nelle crisi dipende da come il gestore ha posizionato il credito.

C’è poi un rischio meno ovvio ma reale: quello legato proprio alla discrezionalità del gestore. In un ETF sai esattamente cosa possiedi (l’indice); in un fondo flessibile multisettoriale, la composizione cambia nel tempo secondo le scelte del team. Questo significa che il profilo di rischio che acquisti oggi può non essere lo stesso tra un anno, e che una scelta sbagliata sul posizionamento — per esempio troppo credito a rischio prima di una crisi — può penalizzare il fondo proprio quando vorresti che la parte obbligazionaria del portafoglio ti protegga. La gestione attiva è un’arma a doppio taglio: può aggiungere valore, ma introduce anche un rischio di esecuzione che l’indice non ha.

10. Tassazione italiana (26%, con 12,5% pro-quota sui titoli di Stato)

La tassazione è un capitolo decisivo e spesso frainteso. Il PIMCO GIS Income è un fondo comune di diritto estero armonizzato (UCITS irlandese): per il fisco italiano i suoi proventi sono redditi di capitale, tassati di norma al 26%.

C’è però un’agevolazione che riguarda la componente in titoli di Stato di Paesi white list: la quota di rendimento del fondo attribuibile a quei titoli governativi è tassata al 12,5% anziché al 26%, pro-quota. Poiché il PIMCO Income è multisettoriale e detiene solo una parte (variabile) in governativi white list, l’aliquota effettiva è una media ponderata tra il 12,5% (parte titoli di Stato white list) e il 26% (tutto il resto: corporate, high yield, emergenti, cartolarizzati). In pratica, essendo il fondo prevalentemente esposto al credito, gran parte del rendimento sconta il 26% pieno: l’agevolazione incide poco rispetto a un fondo puramente governativo.

Vale poi, come per gli ETF, l’asimmetria fiscale più penalizzante del reddito fisso: i proventi del fondo sono «redditi di capitale» e non sono compensabili con eventuali minusvalenze pregresse (che sono «redditi diversi», nello zainetto fiscale per 4 anni). Le minus generate vendendo in perdita restano «redditi diversi» difficili da recuperare. Sugli adempimenti: con un intermediario italiano in regime amministrato è la banca a fare da sostituto d’imposta e ad applicare l’imposta di bollo dello 0,2% annuo, senza obbligo di quadro RW; con un collocamento estero in regime dichiarativo te ne occupi tu (quadro RW e IVAFE 0,2%). Essendo la classe ad accumulazione, l’imposta è differita al momento della vendita.

Esempio pratico

Esempio fiscale (semplificato). Supponiamo che, vendendo dopo alcuni anni, tu realizzi una plusvalenza di 1.000 euro. Se il fondo avesse in media il 30% del portafoglio in titoli di Stato white list e il 70% in altri attivi, l’aliquota effettiva sarebbe circa 30% × 12,5% + 70% × 26% = ~21,95%, cioè circa 220 euro di imposta (netto ~780). Se la componente governativa white list fosse minima, l’aliquota tenderebbe al 26% pieno (260 euro, netto 740). È un calcolo pro-quota che dipende dalla composizione effettiva del fondo nel tempo: la riportiamo come logica, non come cifra esatta, perché la quota governativa varia con la gestione. Il punto pratico: non aspettarti il 12,5% «da titoli di Stato» su tutto, perché questo è un fondo di credito multisettoriale.

Da ricordare: redditi di capitale al 26%; 12,5% solo sulla quota pro-rata in titoli di Stato white list. Essendo un fondo di credito multisettoriale, la componente governativa è limitata e l’aliquota effettiva tende al 26%. Minusvalenze (redditi diversi) NON compensabili con questi proventi.

11. Per chi ha senso e per chi no

Per chi può avere senso. Per l’investitore che desidera una gestione attiva e diversificata del reddito fisso globale affidata a una casa di primo piano, che vuole accedere a segmenti complessi (emergenti, cartolarizzati) senza gestirli in proprio, e che — soprattutto — è pienamente consapevole del costo dell’1,45% e accetta che il fondo possa non battere un semplice ETF. Può avere senso anche nella versione a distribuzione per chi cerca una cedola periodica e mette il flusso di reddito davanti all’efficienza fiscale e di costo.

Per chi probabilmente non conviene. Per l’investitore che vuole semplicemente esporsi al mercato obbligazionario globale al minor costo possibile: per lui l’ETF aggregato a basso costo (come il Vanguard Global Aggregate Bond UCITS ETF (EUR Hedged)) è la scelta più razionale, perché parte da un vantaggio di costo che la gestione attiva fatica a recuperare in modo persistente. E per chi è sensibile alla complessità e alla trasparenza: un ETF che replica un indice è molto più leggibile di un fondo multisettoriale gestito attivamente.

12. Conclusione

Il PIMCO GIS Income è un buon fondo nel suo genere, gestito da una delle migliori case obbligazionarie al mondo, con una strategia flessibile e ben diversificata. Ma «buon fondo» non significa «scelta giusta per te». Il nodo è il costo: oneri correnti dell’1,45% annuo nel reddito fisso sono un ostacolo serio, perché erodono una quota molto ampia di un rendimento atteso già contenuto, e i dati sulla persistenza (SPIVA) mostrano che la maggioranza dei gestori attivi non riesce a compensare quel divario sul lungo periodo.

Il nostro taglio, da sito pro-efficienza, è questo: parti dall’ETF obbligazionario a basso costo come componente core del reddito fisso, e considera un fondo attivo come il PIMCO Income solo se hai una ragione precisa per credere nel gestore e sei consapevole di ciò a cui rinunci in termini di costo e trasparenza. Se questa scheda ti ha aiutato a confrontare onestamente il fondo con il suo ETF equivalente e a capire costi, persistenza e fiscalità, ha fatto il suo lavoro. Per il giusto mix tra fondi e ETF e per gli aspetti fiscali, vale la pena approfondire con le nostre guide o con un professionista.

Domande frequenti

Quanto costa il PIMCO GIS Income Fund classe E?

La classe E EUR Hedged ad accumulazione (IE00B84J9L26) ha oneri correnti di circa l’1,45% annuo, più eventuali costi di ingresso/uscita del collocatore. È un costo tipico delle classi retail dei grandi fondi attivi: circa quattordici volte il TER di un ETF obbligazionario aggregato equivalente (~0,10%). Nel reddito fisso questa differenza pesa moltissimo, perché il rendimento atteso di partenza è basso.

Conviene rispetto a un ETF obbligazionario?

Dipende. L’ETF aggregato globale (come il Vanguard Global Aggregate Bond UCITS ETF (EUR Hedged)) ti dà il rendimento del mercato a costo minimo e in modo trasparente. Il PIMCO Income offre la possibilità di batterlo grazie alla gestione attiva, ma a costo molto più alto e senza garanzie. I dati SPIVA mostrano che la maggioranza dei fondi obbligazionari attivi sottoperforma il benchmark sul lungo periodo, al netto dei costi. Per la maggior parte degli investitori, l’ETF a basso costo è la base più razionale.

È un fondo rischioso?

Ha un indicatore di rischio SRI pari a 3 su 7 (medio-basso). I rischi principali sono il tasso d’interesse (il 2022 fu un anno molto negativo per gli obbligazionari) e il credito (il fondo prende esposizione anche su high yield ed emergenti). La copertura del cambio in euro riduce il rischio valutario, ma ha un costo implicito. È uno strumento più complesso e meno trasparente di un ETF aggregato.

Come è tassato in Italia?

È un fondo UCITS estero armonizzato: i proventi sono redditi di capitale, tassati al 26%, con l’aliquota agevolata del 12,5% solo sulla quota pro-rata investita in titoli di Stato white list. Essendo un fondo di credito multisettoriale, la componente governativa è limitata, quindi l’aliquota effettiva tende verso il 26%. Le eventuali minusvalenze sono redditi diversi non compensabili con questi proventi. Bollo/IVAFE 0,2% annuo.

Qual è la differenza tra la classe ad accumulazione e quella a distribuzione?

La classe ad accumulazione reinveste le cedole (imposta differita alla vendita, più efficiente per l’interesse composto); quella a distribuzione paga una cedola periodica (molto usata da chi cerca reddito, ma fiscalmente meno efficiente perché ogni distribuzione è tassata subito). La scelta dipende dall’obiettivo: crescita del capitale o flusso di reddito.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.

↑ Confronto completo: Fondi comuni vs ETF: la guida onesta

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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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