Caltagirone (CALT): la cassaforte di Francesco Gaetano Caltagirone
Caltagirone S.p.A. è la holding con cui l’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone controlla un gruppo che spazia dal cemento (Cementir) alle grandi opere, dall’editoria (Il Messaggero, Il Mattino) all’immobiliare, fino a importanti partecipazioni finanziarie. Comprarne un’azione non è comprare una singola azienda: è acquistare una fetta di un intero portafoglio. Questa scheda spiega come funziona, perché quota con uno «sconto», come paga e come si tassa.
- Holding di F.G. Caltagirone (cemento, editoria, grandi opere, finanza)
- Dividendo modesto ma in crescita costante
- ISIN IT0003127930 · ticker CALT · FTSE Italia Mid Cap
- Sede a Roma → ritenuta italiana del 26% · PIR ammissibile
Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Caltagirone Investor Relations e Borsa Italiana – Euronext Milan (dividendi per ex-date e dati di quotazione). Contenuto informativo e didattico: non è una raccomandazione di acquisto o vendita.
A differenza di una utility o di una banca, Caltagirone S.p.A. non «fa» un prodotto: è una holding, una società di investimento. Il suo valore dipende da quanto valgono le aziende che possiede. Per questo va letta con occhiali diversi da una normale azione industriale — ed è un ottimo caso per capire due concetti utili a ogni investitore: come si valuta una holding e cos’è lo «sconto sul NAV».
Caltagirone è una delle più note «cassaforti» familiari italiane, controllata da Francesco Gaetano Caltagirone, imprenditore e azionista attivo in molte partite della finanza italiana. Il gruppo ha un’anima industriale forte — soprattutto il cemento e le costruzioni — ma negli ultimi anni è salito agli onori delle cronache anche per le sue mosse da grande socio in colossi come Generali e Mediobanca, dentro il cosiddetto «risiko» finanziario.
Carta d’identità: Caltagirone in breve
| Denominazione | Caltagirone S.p.A. |
|---|---|
| Ticker | CALT (Euronext Milan) |
| ISIN | IT0003127930 |
| Mercato | Euronext Milan (ex Borsa Italiana) |
| Indice | FTSE Italia Mid Cap |
| Settore | Holding di partecipazioni (cemento, editoria, costruzioni, finanza) |
| Sede e domicilio fiscale | Roma, Italia |
| Azionista di controllo | Francesco Gaetano Caltagirone (tramite veicoli dedicati) |
| Partecipazioni quotate | Cementir Holding, Vianini Lavori, Caltagirone Editore e altre |
Caltagirone S.p.A. è una holding di partecipazioni: il suo mestiere è possedere e gestire il controllo di un gruppo di aziende, molte delle quali a loro volta quotate a Piazza Affari. È controllata da Francesco Gaetano Caltagirone, che del gruppo è il regista. A differenza di una holding puramente finanziaria, Caltagirone ha forti radici industriali: produce cemento, costruisce grandi opere, pubblica quotidiani e gestisce immobili.
La distinzione fondamentale è che Caltagirone S.p.A. è la holding di vertice, diversa dalle singole aziende che possiede. Attenzione a non confonderla: esistono più società «Caltagirone» quotate (Caltagirone S.p.A., Caltagirone Editore, Cementir), con codici e ruoli diversi. Comprare un’azione Caltagirone S.p.A. (ISIN IT0003127930) significa comprare la «cassaforte» di vertice, una mid cap italiana del FTSE Italia Mid Cap, non una sua singola controllata.
Che cosa fa: cemento, editoria, opere e finanza
Il «lavoro» di Caltagirone è possedere e far crescere partecipazioni in settori molto diversi tra loro. Il portafoglio è imperniato su alcune controllate industriali quotate e si allarga alla finanza e all’immobiliare. Le posizioni principali:
- Cementir Holding — la gamba più importante: un produttore di cemento e calcestruzzo con presenza internazionale, quotato a Piazza Affari. È spesso la quota più rilevante del valore del gruppo.
- Vianini Lavori e Vianini Industria — le costruzioni e le grandi opere infrastrutturali, e la produzione di manufatti in cemento.
- Caltagirone Editore — l’editoria, con quotidiani storici come Il Messaggero, Il Mattino, Il Gazzettino e Corriere Adriatico, oltre ad attività internet e pubblicitarie.
- Immobiliare — patrimonio e sviluppo immobiliare (tramite società come Domus Italia).
- Partecipazioni finanziarie — quote rilevanti in grandi gruppi come Assicurazioni Generali e Mediobanca, al centro del «risiko» degli ultimi anni.
La composizione e i pesi del portafoglio cambiano nel tempo: per i dati aggiornati fa sempre fede la documentazione ufficiale dell’azienda. L’elenco serve a dare l’idea del «mestiere» — una holding industriale e finanziaria diversificata — non a fotografare il portafoglio di oggi nei dettagli.
Questa è la chiave per capire il titolo: Caltagirone non guadagna producendo un singolo bene, ma incassando dividendi dalle controllate e facendo crescere (o realizzando) il valore delle partecipazioni. Quando Cementir migliora i conti o le partecipazioni finanziarie si rivalutano, ne beneficia in parte anche la holding; quando un settore soffre, ne risente. È, di fatto, un «fondo» industriale-finanziario concentrato e gestito attivamente dalla famiglia.
C’è poi un tratto distintivo: l’attivismo finanziario. Negli ultimi anni Francesco Gaetano Caltagirone ha avuto un ruolo da protagonista nelle vicende di Generali e Mediobanca, con mosse da grande azionista che hanno fatto notizia. Per l’investitore questo significa che il valore di Caltagirone S.p.A. non dipende solo dai conti del cemento o dell’editoria, ma anche dall’andamento e dalle vicende di queste partecipazioni finanziarie — un fattore in più, e di natura diversa, da tenere a mente.
Comprare Caltagirone = comprare un pezzo di Cementir e degli altri
Ecco il primo angolo da capire. Comprando un’azione Caltagirone non compri «una» azienda: compri una piccola fetta di tutte le sue partecipazioni insieme — il cemento di Cementir, le costruzioni, l’editoria, l’immobiliare e le quote in Generali e Mediobanca. È un modo indiretto di esporti a un paniere molto vario con un solo titolo, comprese partecipazioni (come quelle finanziarie) che da solo gestiresti diversamente.
Il rovescio è che non scegli tu i pesi: la composizione la decide il vertice del gruppo. Quindi «Caltagirone» è sì un paniere, ma un paniere sbilanciato e selezionato da altri. Se vuoi esattamente Cementir, per esempio, puoi comprarla direttamente in Borsa con il controllo preciso che con la holding non hai. Comprare Caltagirone S.p.A. significa delegare la selezione e l’impiego del capitale alla strategia della famiglia.
C’è poi l’effetto «doppio strato»: acquistando Caltagirone compri una holding che a sua volta possiede aziende (alcune delle quali, come Cementir e l’Editore, sono esse stesse holding o sub-holding). I risultati delle partecipate arrivano a te filtrati da più livelli di gestione e di costi. È un esempio estremo di come, nella finanza, la «scatola» attraverso cui investi cambi sia i diritti sia i risultati: con Caltagirone gli strati tra te e le aziende finali sono perfino più di uno.
Vale la pena distinguere bene le due anime del gruppo, perché reagiscono a cose diverse. C’è un’anima industriale e operativa — il cemento, le costruzioni, l’editoria, l’immobiliare — che produce ricavi, utili e dividendi veri, legati all’economia reale e ai cicli dei rispettivi settori. E c’è un’anima finanziaria — le quote in Generali, Mediobanca e altri — il cui valore dipende dalle quotazioni di Borsa e dall’esito di partite societarie. Quando guardi l’azione Caltagirone, stai comprando entrambe insieme: un anno può andare bene la parte industriale e male quella finanziaria, o viceversa. Capire questo «mix» aiuta a non leggere il titolo in modo troppo semplice.
Lo sconto sul NAV: perché vale «meno» dei suoi pezzi
Il secondo concetto è tipico di tutte le holding quotate e si chiama sconto sul NAV (Net Asset Value, il valore netto degli attivi). Se sommi il valore delle partecipazioni di Caltagirone — molte delle quali quotate, quindi con un prezzo di mercato osservabile — togli i debiti e dividi per il numero di azioni, ottieni il «valore teorico» di un’azione. In Borsa Caltagirone vale quasi sempre meno di questo numero, spesso con uno sconto ampio rispetto alla somma delle sue parti.
Perché? Per i costi della struttura, le tasse latenti che emergerebbero vendendo le partecipazioni, la presenza di più livelli di holding (che moltiplicano l’effetto sconto) e la prudenza con cui il mercato sconta il controllo saldissimo della famiglia e la natura «strategica» — non sempre orientata al rendimento immediato — di alcune partecipazioni finanziarie. Lo sconto sul NAV è un’arma a doppio taglio: comprare a sconto può sembrare un affare, ma lo sconto può restare ampio per anni. Non è un «errore» destinato a correggersi da solo.
Caltagirone, come altre holding, può usare il buyback per ridurre lo sconto, riacquistando azioni proprie quando quotano sotto il NAV. Ma la chiusura dello sconto non è mai garantita: dipende dalla fiducia del mercato e dalle prospettive delle partecipate. La lezione pratica resta: non confondere «sconto» con «occasione automatica». Va valutato insieme alla qualità del portafoglio e dell’allocazione del capitale nel tempo.
Dividendo modesto ma in crescita
A differenza di altre holding più «avare» di cedola, Caltagirone ha aumentato il dividendo in modo costante negli ultimi anni: dai 0,07 € per azione del 2021 si è passati a 0,27 € nel 2025, con un percorso di crescita marcato. È un segnale di solidità e di volontà di remunerare di più gli azionisti, sostenuto dai buoni risultati delle controllate industriali e dai flussi di dividendi che la holding incassa dalle partecipate quotate.
Va però ricordato che il dividendo di Caltagirone, pur in crescita, resta modesto in valore assoluto e che, come per ogni holding, la cedola non è il motore principale del titolo. Una parte importante del potenziale guadagno è legata alla crescita del valore delle partecipazioni e alla possibile riduzione dello sconto sul NAV. Il dividendo è un complemento gradito, non la ragione principale per cui si guarda a una holding di questo tipo.
Come sempre, la cedola non è garantita: dipende dagli utili della holding, che a loro volta dipendono dai risultati delle controllate e dalle vicende delle partecipazioni finanziarie. A differenza di una cedola obbligazionaria, il dividendo azionario non è un obbligo contrattuale. Per la differenza tra chi cerca cedole e chi preferisce la crescita del capitale, vedi dividendi o accumulazione.
Quanto rende il dividendo e come si tassa
Il rendimento da dividendo (dividend yield) si calcola dividendo la cedola annua per il prezzo dell’azione. Su Caltagirone è strutturalmente contenuto, data la natura di holding: la formula è spiegata nella guida al rendimento da dividendi.
Sul piano fiscale Caltagirone è semplice, perché è una società italiana con sede a Roma: il dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconta una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker. Non devi dichiarare nulla e ricevi l’importo già netto. La sede romana, come quella di Eni, non cambia nulla rispetto a una qualsiasi società italiana: conta che il domicilio fiscale sia in Italia, non in quale città.
Il meccanismo tecnico è quello del «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo, così il dividendo non concorre al tuo reddito IRPEF e non va riportato in dichiarazione. Il quadro completo è in la tassazione dei dividendi italiani ed esteri.
Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno
Su una holding come Caltagirone, dove buona parte del potenziale guadagno è legato alla crescita del valore e alla chiusura dello sconto sul NAV, la plusvalenza conta molto. Se vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è tassata al 26%. Le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze realizzate su altri titoli entro il quarto anno successivo (vedi capital gain al 26% e compensazione delle minusvalenze).
C’è un’asimmetria fiscale che gioca a favore di un titolo con forte componente di capital gain: i dividendi non possono recuperare le minusvalenze, mentre le plusvalenze sì. È un dettaglio utile in una holding, dove il guadagno principale che speri di realizzare è quello in conto capitale.
Va ricordato il criterio del costo medio ponderato quando compri lo stesso titolo in più momenti a prezzi diversi: tieni traccia dei prezzi di carico, perché determinano quanta plusvalenza (e quindi quanta tassa) emergerà alla vendita. In regime amministrato ci pensa la banca, ma sapere come funziona ti aiuta a non avere sorprese.
Caltagirone dentro un PIR: l’esenzione e il vincolo del 30%
Il vantaggio del PIR è fiscale: se mantieni l’investimento per almeno 5 anni, le plusvalenze e i dividendi sono esenti da imposta. Su una holding con dividendo in crescita e forte potenziale di capital gain, l’esenzione del 26% può valere parecchio sul lungo periodo, sia sulla cedola sia sul guadagno in conto capitale.
Lo strumento ha regole stringenti: tetti annui e complessivi agli importi, il vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici), e va aperto presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale dentro cui Caltagirone può convivere con altri titoli italiani. Vantaggi e limiti sono nella guida ai PIR.
Come si compra Caltagirone dall’Italia
Come si compra dall’Italia
Per comprare azioni Caltagirone dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker che dia accesso a Euronext Milan (praticamente tutti). Cerchi il titolo con il codice ISIN IT0003127930 o il ticker CALT e invii un ordine: «a mercato» per eseguire subito, oppure «con limite» per fissare il prezzo massimo. Essendo una mid cap meno scambiata di una blue chip, l’ordine «con limite» è spesso preferibile.
Sui costi fai attenzione a due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare la holding non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo: ne parliamo qui sotto.
I rischi specifici di una holding come Caltagirone
I rischi specifici di una holding come Caltagirone sono: lo sconto sul NAV, ampio e che può restare tale per anni; la presenza di più livelli di holding, che allontanano l’azionista dalle aziende finali e moltiplicano costi e sconto; e la ciclicità di alcuni business, in particolare il cemento e le costruzioni, legati agli investimenti in infrastrutture e al settore edilizio.
Un rischio specifico e attuale è quello legato all’attivismo finanziario: le grandi partecipazioni in Generali e Mediobanca espongono il titolo all’esito di battaglie societarie e di operazioni di finanza straordinaria, il cui valore non dipende dai conti industriali del gruppo. Si aggiunge la governance familiare, con il controllo saldo che riduce il peso dei piccoli azionisti. Come per ogni azione, la posizione va dimensionata in base a quanto saresti sereno di vederla oscillare: per ragionare sul peso di un singolo titolo vedi large, mid e small cap, e per leggere i conti di un’azienda l’analisi fondamentale.
Domande frequenti
Che cos'è Caltagirone S.p.A.?
È la holding di vertice con cui Francesco Gaetano Caltagirone controlla un gruppo attivo nel cemento (Cementir), nelle grandi opere (Vianini), nell’editoria (Il Messaggero, Il Mattino), nell’immobiliare e con importanti partecipazioni finanziarie (Generali, Mediobanca). Comprare un’azione significa acquistare una fetta di questo portafoglio.
Come si tassa il dividendo di Caltagirone?
Con il 26%, trattenuto direttamente dall’intermediario italiano come ritenuta a titolo d’imposta, perché Caltagirone è una società italiana con sede a Roma. Su 0,27 € lordi per azione ti restano 0,1998 € netti. Nessuna ritenuta estera, a differenza di una holding come Exor.
Le azioni Caltagirone si possono mettere in un PIR?
Sì: essendo italiana e fuori dal FTSE MIB, può riempire anche il sotto-vincolo del 30% del PIR ordinario riservato alle società non incluse nei grandi indici. Detenuta 5 anni, beneficia dell’esenzione fiscale su plusvalenze e dividendi.
Perché Caltagirone in Borsa vale meno della somma delle sue partecipazioni?
È il cosiddetto sconto sul NAV, tipico delle holding e accentuato dalla presenza di più livelli societari: costi di struttura, tasse latenti, controllo familiare saldo e natura «strategica» di alcune partecipazioni finanziarie fanno sì che il titolo quoti sotto il valore teorico dei suoi attivi.
Caltagirone paga un dividendo alto?
Il dividendo è cresciuto molto negli ultimi anni (da 0,07 a 0,27 € per azione tra il 2021 e il 2025), ma resta modesto in valore assoluto e non è il motore principale del titolo: come per ogni holding, gran parte del potenziale guadagno è legata alla crescita del valore delle partecipazioni e alla riduzione dello sconto sul NAV.
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Questa è una delle schede del settore Holding e investimenti: vedi tutte le aziende del comparto a confronto, con dividendi e fiscalità.
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