Longino & Cardenal (LON): food premium B2B, dividendi e fisco
Longino & Cardenal è una nicchia molto particolare della Borsa italiana: distribuisce cibi ricercati e rari ai ristoranti e agli alberghi di alta gamma. È un titolo dell’Euronext Growth Milan, il mercato delle PMI. Questa scheda non ti dice se comprarlo: ti spiega che cosa fa l’azienda, perché è un titolo da crescita più che da dividendo, come si tassano plusvalenza e cedola, e quali rischi porta con sé un titolo del listino Growth.
- Settore: distribuzione food premium B2B (Ho.Re.Ca.)
- Mercato: Euronext Growth Milan (EGM), non regolamentato
- ISIN IT0005337073 · ticker LON
- Sede in Italia → ritenuta 26% + accesso ai PIR
Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Borsa Italiana – Euronext Growth Milan e Longino & Cardenal Investor Relations. Contenuto informativo: non è una raccomandazione di acquisto o vendita.
Longino & Cardenal è un caso interessante per chi vuole imparare a leggere un’azione «di nicchia»: un distributore di food d’alta gamma, specializzato nel portare ingredienti rari e ricercati nelle cucine dei ristoranti e degli alberghi di lusso. È un modello di business molto diverso da quello di un produttore o di una grande catena, e capirlo è la chiave per non leggere il titolo in modo ingenuo. La quotazione è sull’Euronext Growth Milan, il mercato delle piccole e medie imprese.
Useremo Longino anche come caso di scuola per spiegare una situazione molto comune nell’EGM: un titolo che non punta sul dividendo, ma sulla crescita. In questi casi la fiscalità più rilevante è quella della plusvalenza, non quella della cedola, e il PIR diventa uno strumento particolarmente adatto. Niente giudizi di valore o target di prezzo: solo gli strumenti per ragionare con la tua testa.
Carta d’identità: Longino in breve
| Denominazione | Longino & Cardenal S.p.A. |
|---|---|
| Ticker | LON (Euronext Growth Milan) |
| ISIN | IT0005337073 |
| Mercato | Euronext Growth Milan (EGM) – mercato non regolamentato |
| Indice | FTSE Italia Growth |
| Settore | Distribuzione di food premium per la ristorazione (B2B) |
| Sede e domicilio fiscale | Italia (provincia di Milano) |
| In Borsa dal | 2018 (quotazione su AIM Italia, oggi EGM) |
| Profilo dividendo | Titolo orientato alla crescita; cedola non ricorrente |
Longino & Cardenal è un distributore specializzato di alimenti ricercati: la sua attività consiste nel selezionare, importare e consegnare ingredienti rari e di altissima qualità — dai pesci pregiati ai tartufi, dalle carni selezionate a prodotti introvabili — alle cucine dei ristoranti stellati, degli hotel di lusso e della ristorazione di fascia alta. È un mestiere di nicchia, fortemente B2B (business-to-business), in cui contano la selezione, la logistica e i rapporti con una clientela esigente. Dal 2018 è quotata sull’Euronext Growth Milan, il listino dedicato alle PMI.
Il codice ISIN (IT0005337073) è la «targa» internazionale del titolo: è il riferimento da usare nel tuo home banking o nella piattaforma del broker, più affidabile del solo nome. Il prefisso «IT» ti dice subito una cosa che pesa sulla fiscalità: è una società italiana, con tutto ciò che ne consegue in termini di tassazione semplice e di possibile accesso al PIR.
Che cosa fa Longino & Cardenal: i mestieri dietro l’azione
Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. I ricavi di Longino & Cardenal nascono dalla distribuzione di prodotti alimentari di pregio, con alcune caratteristiche che ne fanno un modello particolare:
- Selezione e importazione — l’azienda individua e importa ingredienti rari da tutto il mondo, costruendo un assortimento che i singoli ristoranti non riuscirebbero a procurarsi da soli.
- Logistica del fresco e del deperibile — gestire prodotti spesso freschissimi e deperibili richiede una catena del freddo e una logistica accurata: è una barriera all’ingresso e un costo importante allo stesso tempo.
- Vendita alla ristorazione di alta gamma (Ho.Re.Ca.) — i clienti sono ristoranti, alberghi e operatori del lusso gastronomico, in Italia e all’estero. È una clientela esigente ma fidelizzata, sensibile alla qualità e al servizio più che al solo prezzo.
La forza di questo modello è il posizionamento: servire la ristorazione di pregio con prodotti che pochi altri sanno procurare crea un valore difficile da replicare. Il rovescio della medaglia è la dipendenza dal ciclo della ristorazione di alta gamma: quando i consumi di lusso e i viaggi rallentano — come si è visto durante la pandemia, che ha colpito duramente ristoranti e alberghi — un distributore così specializzato è tra i primi a risentirne.
Longino & Cardenal è inoltre cresciuta puntando sull’internazionalizzazione, portando il proprio modello oltre i confini italiani. Questo ne allarga il mercato potenziale, ma introduce anche i rischi tipici dell’espansione: costi di sviluppo, gestione di mercati diversi e, per la parte estera, esposizione al cambio. Per l’investitore, capire che si tratta di un’azienda di servizi logistici e commerciali — non di un produttore con marchi propri — è essenziale per leggerne correttamente conti e prospettive.
La nicchia premium B2B: perché è particolare
Ecco l’angolo che rende Longino diversa da molte altre PMI quotate: è una nicchia premium B2B. Non vende al consumatore finale, ma ad altre imprese — ristoranti e hotel — e lo fa in una fascia altissima del mercato. È un posizionamento che ha pregi e difetti precisi, utili da capire prima di guardare al titolo.
Il pregio è la specializzazione: in una nicchia ristretta e ad alto valore aggiunto, la concorrenza è meno feroce che nella distribuzione alimentare di massa, e un fornitore affidabile diventa difficile da sostituire. Il difetto è che la nicchia è, appunto, ristretta: il mercato della ristorazione di lusso ha dimensioni limitate ed è molto sensibile al ciclo economico e al turismo. Inoltre la clientela B2B di fascia alta può essere esigente sui tempi di pagamento, con effetti sul capitale circolante dell’azienda.
Per l’investitore la lezione è che un’azienda «di nicchia» non è di per sé né più sicura né più rischiosa: dipende. La specializzazione protegge dai concorrenti, ma espone di più a un singolo settore di sbocco. È il tipo di valutazione che richiede di guardare oltre la «bella storia» del prodotto raffinato e di chiedersi quanto è ampio e stabile il mercato che l’azienda serve.
Dividendo: un titolo di crescita, non di rendita
Veniamo al dividendo, e qui serve onestà: Longino & Cardenal è un titolo orientato alla crescita, non alla rendita. A differenza di una grande utility, non distribuisce una cedola regolare anno dopo anno; storicamente le distribuzioni sono state sporadiche o assenti, perché un’azienda piccola e in espansione tende a trattenere gli utili per reinvestirli nel proprio sviluppo. Per questo motivo qui non costruiamo una «storia dei dividendi»: non ci sono numeri ricorrenti e affidabili da mettere in fila, e inventarli sarebbe scorretto.
Questo non è un difetto in sé: molte aziende di crescita non pagano dividendi proprio perché ritengono di poter generare più valore reinvestendo i profitti nel business. Il punto, per chi investe, è non aspettarsi una rendita da un titolo come questo: se un dividendo arriverà, sarà un di più occasionale, non la ragione dell’investimento. Chi cerca cedole stabili guarda altrove; chi guarda a Longino punta — consapevolmente — sulla possibile rivalutazione del prezzo nel tempo.
Per inquadrare la differenza tra puntare sulle cedole e puntare sulla crescita del capitale, è utile la guida dividendi o accumulazione: Longino appartiene chiaramente alla seconda famiglia, quella dei titoli in cui il «succo» dell’investimento sta nell’eventuale rivalutazione, non nella rendita periodica. Ed è bene ricordare che un dividendo azionario non è mai un obbligo contrattuale: dipende dagli utili e dalle decisioni del consiglio.
Una conseguenza pratica di tutto questo riguarda chi vive di rendita o costruisce un portafoglio per incassare flussi periodici: un titolo come Longino, da solo, non serve a quello scopo. Va inquadrato per ciò che è, cioè una possibile fonte di guadagno in conto capitale su orizzonti lunghi, accettando però che quel guadagno possa anche non arrivare e che, nel frattempo, non ci sia una cedola a «pagarti l’attesa». È una distinzione semplice ma decisiva per scegliere il titolo giusto rispetto al proprio obiettivo.
Plusvalenze: qui si gioca la partita fiscale
Poiché su un titolo come Longino il risultato atteso è soprattutto la rivalutazione del prezzo, è qui che si gioca la partita fiscale più importante. Se un giorno vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è una plusvalenza e viene tassata al 26%.
La buona notizia è che le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli, fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. Se usi un broker in «regime amministrato» è la banca a fare tutti i calcoli e i versamenti per te; in «regime dichiarativo» devi riportare tutto nel quadro RT della dichiarazione. I dettagli e gli esempi sono in guida al capital gain al 26% e in compensazione delle minusvalenze.
Ricorda infine che, se compri in più momenti a prezzi diversi, il guadagno si calcola sul costo medio ponderato: tieni traccia dei prezzi di carico, perché determinano quanta plusvalenza (e quindi quanta tassa) emergerà alla vendita. Su un titolo di crescita come Longino, in cui il grosso del risultato è atteso proprio dalla rivalutazione, questa è la voce fiscale da tenere d’occhio.
Come si tassa il dividendo, se e quando arriva
E se un dividendo, occasionalmente, arrivasse? La regola è semplice e identica a quella di qualsiasi azione italiana. Trattandosi di una società italiana, l’eventuale dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconterebbe una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker: riceveresti l’importo già netto, senza dover dichiarare nulla.
Il meccanismo tecnico si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo. È un’imposta «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», quindi non la recuperi nemmeno se hai un’aliquota IRPEF più bassa: il 26% è secco, uguale per tutti. Essendo Longino una società italiana, non c’è alcun problema di doppia imposizione estera. Per il quadro completo vedi la tassazione dei dividendi. Va sottolineato ancora una volta, però: su questo titolo il dividendo è un’ipotesi occasionale, non una caratteristica dell’investimento.
Longino dentro un PIR: l’angolo delle PMI
Il vantaggio del PIR è particolarmente adatto a un titolo come questo: se mantieni l’investimento per almeno 5 anni, le plusvalenze e i dividendi sono esenti da imposta. Su un titolo di crescita, dove il risultato atteso è soprattutto la rivalutazione del prezzo, l’esenzione del 26% sulla plusvalenza può valere molto: è esattamente il caso per cui il «contenitore» PIR è stato pensato.
Lo strumento ha però regole stringenti: tetti annui e complessivi agli importi, il vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici), e va aperto presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale entro cui Longino può convivere con altri titoli italiani. Vantaggi e limiti nella guida ai PIR.
Come si compra Longino dall’Italia
Come si compra dall’Italia
Per comprare azioni Longino dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker con accesso all’Euronext Growth Milan (lo offre gran parte degli intermediari, ma verifica: non è scontato come per le big del FTSE MIB). Cerchi il titolo con l’ISIN IT0005337073 o il ticker LON e invii un ordine.
Su un titolo EGM, poco scambiato, l’ordine con limite di prezzo è spesso più prudente di quello «a mercato»: fissa il prezzo massimo che sei disposto a pagare ed evita brutte sorprese quando gli scambi sono pochi. Sui costi guarda due voci: le commissioni di negoziazione e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo, per giunta su un mercato a liquidità ridotta: ne parliamo qui sotto.
Azione singola o ETF: come decidere il peso
È la domanda che si pone chiunque guardi un titolo come Longino: meglio la singola azione o un ETF che la contiene insieme a tante altre? Non c’è una risposta universale, e non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dal tuo orizzonte e da quanta concentrazione sei disposto a sopportare. Possiamo però mettere in fila le differenze che contano.
Con la singola azione scegli esattamente l’azienda su cui puntare — qui, una scommessa mirata su una nicchia premium della distribuzione alimentare — e non paghi commissioni di gestione annue. In cambio concentri tutto su un solo titolo: se Longino attraversa una fase difficile, non c’è nulla in portafoglio che compensi. Con un ETF — per esempio sui beni di consumo o sull’intero mercato — possiedi una piccola fetta di molte società: rinunci alla scommessa mirata e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma ottieni diversificazione automatica.
Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una quota satellite di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati: una posizione contenuta, di cui conosci bene rischi e fiscalità, accanto a un nucleo più stabile. Per ragionare sul peso di un titolo e sulla sua dimensione vedi large, mid e small cap; per imparare a leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.
I rischi di un titolo EGM
Il primo rischio specifico è quello del mercato EGM. L’Euronext Growth Milan è un sistema multilaterale di negoziazione, non un mercato regolamentato in senso stretto: gli obblighi informativi sono più leggeri, gli analisti che seguono il titolo sono pochi e gli scambi possono essere sottili. In pratica, quando vorrai vendere potresti trovare meno compratori, con uno spread più ampio e movimenti di prezzo più bruschi.
Il secondo è la dipendenza dalla ristorazione di alta gamma: un mercato di sbocco ristretto e molto sensibile al ciclo economico e al turismo. Una crisi dei consumi di lusso o un altro shock come la pandemia — che svuotò ristoranti e alberghi — colpisce direttamente un distributore così specializzato. Il terzo è il capitale circolante: gestire prodotti deperibili e una clientela B2B richiede di anticipare costi e magazzino, con tensioni di cassa possibili. Il quarto è la dimensione contenuta: una piccola azienda ha meno cuscinetti per assorbire un anno difficile.
Tutti questi fattori si sommano al rischio più banale ma più importante: quello di prezzo. Il valore di un’azione oscilla ogni giorno e può restare sotto il prezzo d’acquisto per anni, e su un titolo EGM le oscillazioni tendono a essere più ampie che su una blue chip. Per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo vedi large, mid e small cap. La regola di fondo resta una: una posizione su Longino va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse valore.
Domande frequenti
Che cosa fa Longino & Cardenal?
È un distributore specializzato di alimenti rari e di alta gamma per la ristorazione di lusso (ristoranti stellati, hotel). Importa, gestisce la logistica del fresco e vende a una clientela B2B esigente, in Italia e all’estero.
Longino & Cardenal paga dividendi?
È un titolo orientato alla crescita più che alla rendita: le distribuzioni sono state sporadiche o assenti, perché un’azienda piccola e in espansione tende a reinvestire gli utili. Non aspettarti una cedola regolare: se arriva, è occasionale.
Come si tassa il guadagno su Longino?
La plusvalenza (la differenza tra prezzo di vendita e di acquisto) è tassata al 26% e può essere compensata con minusvalenze pregresse. Su un titolo di crescita come questo è la voce fiscale più rilevante, più del dividendo.
Le azioni Longino si possono mettere in un PIR?
Sì, ed è un caso ideale: essendo una PMI italiana dell’EGM, fuori dal FTSE MIB, rientra nel sotto-vincolo del 30% di un PIR ordinario e nell’ambito dei PIR Alternativi (PIR PMI). Detenuta 5 anni, l’eventuale plusvalenza è esente da imposta.
Che cos'è l'Euronext Growth Milan e perché conta?
È il mercato di Borsa Italiana dedicato alle PMI: non è regolamentato come il listino principale, ha obblighi informativi più leggeri e liquidità più bassa. Per l’investitore significa scambi più sottili, spread più ampi e volatilità maggiore.
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