Compagnia dei Caraibi (TIME): distributore di spirits, dividendi e fisco
Compagnia dei Caraibi è un distributore italiano di distillati e bevande premium — rum, gin, vodka, whisky e altri spirits di marca — quotato sull’Euronext Growth Milan, il mercato delle PMI. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega che cosa fa l’azienda, perché fare il distributore è un mestiere diverso dal produrre, come si tassano plusvalenza e cedola, e quali rischi porta con sé un titolo del listino Growth.
- Settore: distribuzione di spirits e bevande premium
- Mercato: Euronext Growth Milan (EGM), non regolamentato
- ISIN IT0005453235 · ticker TIME
- Sede in Italia → ritenuta 26% + accesso ai PIR
Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Borsa Italiana – Euronext Growth Milan (elenco dividendi per ISIN) e Compagnia dei Caraibi Investor Relations. Contenuto informativo: non è una raccomandazione di acquisto o vendita.
Compagnia dei Caraibi è un caso interessante per capire un mestiere spesso frainteso in Borsa: quello del distributore. L’azienda non produce gran parte degli alcolici che vende: li seleziona, li importa in esclusiva e li distribuisce sul mercato italiano, costruendone l’immagine e la rete commerciale. Dal rum al gin, dalla vodka al whisky, il suo catalogo riunisce molti marchi premium. È quotata sull’Euronext Growth Milan (con il ticker TIME), il listino dedicato alle piccole e medie imprese.
Useremo Compagnia dei Caraibi come caso di scuola per due cose: capire la differenza tra distribuire e produrre, e affrontare onestamente la situazione di un titolo che ha pagato un dividendo una sola volta e non lo ha più ripetuto. In questi casi la fiscalità più rilevante è quella della plusvalenza, non quella della cedola, e il PIR diventa lo strumento da conoscere. Niente giudizi di valore o target di prezzo: solo gli strumenti per ragionare con la tua testa.
Carta d’identità: Compagnia dei Caraibi in breve
| Denominazione | Compagnia dei Caraibi S.p.A. |
|---|---|
| Ticker | TIME (Euronext Growth Milan) |
| ISIN | IT0005453235 |
| Mercato | Euronext Growth Milan (EGM) – mercato non regolamentato |
| Indice | FTSE Italia Growth |
| Settore | Importazione e distribuzione di spirits e bevande premium |
| Sede e domicilio fiscale | Italia (provincia di Torino) |
| In Borsa dal | 2021 (quotazione su AIM Italia, oggi EGM) |
| Profilo dividendo | Una sola distribuzione storica (2022); cedola non ricorrente |
Compagnia dei Caraibi è un operatore italiano specializzato nell’importazione, sviluppo e distribuzione di distillati, vini e bevande analcoliche premium. Nata negli anni Novanta, ha costruito un catalogo di centinaia di referenze, molte delle quali distribuite in esclusiva sul mercato italiano: rum, gin, vodka, whisky, tequila e altri spirits di marchi internazionali, affiancati anche da progetti propri. È quotata dal 2021 sull’Euronext Growth Milan (ticker TIME), il listino dedicato alle PMI, con tutte le conseguenze di liquidità e rischio che vedremo.
Il codice ISIN (IT0005453235) è la «targa» internazionale del titolo: è il riferimento da usare nel tuo home banking o nella piattaforma del broker, più affidabile del solo nome (e attenzione: il ticker non è un’ovvia sigla del nome, ma TIME). Il prefisso «IT» ti dice subito una cosa che pesa sulla fiscalità: è una società italiana, con la tassazione semplice e il possibile accesso al PIR che vedremo.
Che cosa fa Compagnia dei Caraibi: i mestieri dietro l’azione
Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. I ricavi di Compagnia dei Caraibi nascono dalla distribuzione di bevande, con alcune caratteristiche tipiche di questo mestiere:
- Distribuzione in esclusiva — l’azienda ottiene da produttori internazionali il diritto di vendere i loro marchi in Italia, costruendone la presenza nei bar, nei ristoranti, nell’horeca e nella distribuzione. Il valore sta nella rete commerciale e nella capacità di «far conoscere» i marchi.
- Ampiezza del catalogo — centinaia di referenze tra rum, gin, vodka, whisky, tequila, soft drink e altro: un assortimento ampio che la rende un interlocutore importante per chi acquista spirits.
- Marchi propri e partnership — accanto alla distribuzione di marchi terzi, l’azienda sviluppa anche progetti e accordi propri, che possono offrire margini diversi rispetto alla pura rivendita.
La forza di questo modello è la rete e il portafoglio di marchi: avere in esclusiva spirits ricercati e una distribuzione capillare crea valore. Il punto debole, tipico dei distributori, è la dipendenza dai fornitori: se un produttore decide di cambiare distributore o di gestire in proprio il mercato italiano, l’azienda può perdere un marchio importante. Inoltre la distribuzione spesso lavora con margini percentuali più sottili rispetto a chi produce, e richiede di tenere magazzino e anticipare costi.
Il settore degli spirits, inoltre, è legato ai consumi fuori casa (bar, ristoranti, locali): un canale che può soffrire molto in fasi di crisi o, come si è visto durante la pandemia, di chiusure forzate. Per l’investitore, capire che Compagnia dei Caraibi è un’azienda commerciale e logistica — non un grande produttore con marchi propri dominanti — è essenziale per leggerne correttamente conti e prospettive.
Distribuire non è produrre: perché conta
Ecco un angolo utile per capire il titolo: la differenza tra distribuire e produrre. Sono due mestieri diversi, con economie diverse, ed è un errore comune confonderli quando si guarda a un’azienda di bevande.
Un produttore possiede i propri marchi, ne controlla la ricetta e l’immagine, e tende ad avere margini più alti ma anche costi industriali e investimenti più pesanti. Un distributore come Compagnia dei Caraibi, invece, vive della capacità di portare sul mercato i marchi altrui: ha investimenti industriali più leggeri, ma margini spesso più sottili e, soprattutto, una dipendenza dai contratti con i produttori. Il valore di un distributore sta nelle relazioni, nelle esclusive e nella rete: asset reali, ma meno «tangibili» e potenzialmente più fragili di una fabbrica o di un marchio di proprietà.
Per l’investitore la lezione è che, leggendo i conti di un distributore, conta capire quanto sono solide e durevoli le esclusive su cui si regge il business: la perdita di un marchio importante può pesare molto. Non è un giudizio negativo — la distribuzione è un mestiere legittimo e talvolta molto redditizio — ma è una chiave di lettura necessaria per non scambiare un distributore per un produttore, due cose che il mercato valuta in modo diverso.
Dividendo: una distribuzione isolata, non una politica
Veniamo al dividendo, con la consueta onestà: secondo l’elenco dividendi di Borsa Italiana, Compagnia dei Caraibi ha distribuito una sola volta una cedola — circa 0,065 € per azione, staccata nel maggio 2022 — e da allora non risultano ulteriori distribuzioni. Un singolo dividendo non è una politica di dividendo: è un episodio. Per questo qui non costruiamo una «storia dei dividendi»: una serie fatta di un solo punto non è una serie, e disegnarla come una tendenza sarebbe fuorviante.
Per chi investe, il messaggio è chiaro: da un titolo come questo non bisogna aspettarsi una rendita regolare. Una PMI in crescita tende a trattenere gli utili per reinvestirli, e il fatto che il dividendo del 2022 non sia stato ripetuto è coerente con questo: può dipendere dalle scelte di investimento, dall’andamento degli utili o dalla volontà di rafforzare l’azienda. In ogni caso, un dividendo azionario non è mai un obbligo contrattuale: dipende dagli utili e dalle decisioni del consiglio, e su una piccola società può mancare del tutto.
Per inquadrare la differenza tra puntare sulle cedole e puntare sulla crescita del capitale, è utile la guida dividendi o accumulazione: Compagnia dei Caraibi appartiene chiaramente alla seconda famiglia, quella dei titoli in cui il «succo» dell’investimento sta nell’eventuale rivalutazione, non nella rendita periodica. Chi compra questo titolo lo fa — consapevolmente — scommettendo sulla crescita del business, non per incassare una cedola.
Una conseguenza pratica: chi costruisce un portafoglio pensando a flussi di cassa periodici non trova qui ciò che cerca. Il titolo va inquadrato per ciò che è, cioè una possibile fonte di guadagno in conto capitale su orizzonti lunghi, accettando però che quel guadagno possa anche non arrivare e che, nel frattempo, non ci sia una cedola a «pagare l’attesa». È una distinzione semplice ma decisiva per scegliere il titolo giusto rispetto al proprio obiettivo, ed è il motivo per cui un singolo dividendo del passato non va scambiato per una promessa di rendita futura.
Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno
Poiché su un titolo come Compagnia dei Caraibi il risultato atteso è soprattutto la rivalutazione del prezzo, è qui che si gioca la partita fiscale più importante. Se un giorno vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è una plusvalenza e viene tassata al 26%.
La buona notizia è che le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli, fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. Se usi un broker in «regime amministrato» è la banca a fare tutti i calcoli e i versamenti per te; in «regime dichiarativo» devi riportare tutto nel quadro RT della dichiarazione. I dettagli e gli esempi sono in guida al capital gain al 26% e in compensazione delle minusvalenze.
Ricorda infine che, se compri in più momenti a prezzi diversi, il guadagno si calcola sul costo medio ponderato: tieni traccia dei prezzi di carico, perché determinano quanta plusvalenza (e quindi quanta tassa) emergerà alla vendita. Su un titolo orientato alla crescita come questo, in cui il grosso del risultato è atteso proprio dalla rivalutazione, è questa la voce fiscale da tenere d’occhio.
Come si tassa il dividendo, quando c’è
E se un dividendo tornasse, occasionalmente, a essere distribuito? La regola è quella di qualsiasi azione italiana. Trattandosi di una società italiana, l’eventuale dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconterebbe una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker: riceveresti l’importo già netto, senza dover dichiarare nulla.
Il meccanismo si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato. È un’imposta «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», quindi non la recuperi nemmeno con un’aliquota IRPEF più bassa: il 26% è secco, uguale per tutti. Essendo Compagnia dei Caraibi una società italiana, non c’è alcun problema di doppia imposizione estera. Per il quadro completo vedi la tassazione dei dividendi. Ma, di nuovo: su questo titolo il dividendo è stato finora un episodio isolato, non una caratteristica dell’investimento.
Compagnia dei Caraibi dentro un PIR
Il vantaggio del PIR è particolarmente adatto a un titolo come questo: se mantieni l’investimento per almeno 5 anni, le plusvalenze e i dividendi sono esenti da imposta. Su un titolo di crescita, dove il risultato atteso è soprattutto la rivalutazione del prezzo, l’esenzione del 26% sulla plusvalenza può valere molto. Resta valido il principio di buon senso: il PIR è un’agevolazione fiscale, non protegge dal rischio di mercato, che su una PMI è reale.
Lo strumento ha regole stringenti: tetti annui e complessivi agli importi, il vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici), e va aperto presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale entro cui questo titolo può convivere con altri titoli italiani. Vantaggi e limiti nella guida ai PIR.
Come si compra Compagnia dei Caraibi dall’Italia
Come si compra dall’Italia
Per comprare azioni Compagnia dei Caraibi dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker con accesso all’Euronext Growth Milan (lo offre gran parte degli intermediari, ma verifica: non è scontato come per le big del FTSE MIB). Cerchi il titolo con l’ISIN IT0005453235 o il ticker TIME e invii un ordine.
Su un titolo EGM, poco scambiato, l’ordine con limite di prezzo è spesso più prudente di quello «a mercato»: fissa il prezzo massimo che sei disposto a pagare ed evita brutte sorprese quando gli scambi sono pochi. Sui costi guarda due voci: le commissioni di negoziazione e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo, per giunta su un mercato a liquidità ridotta: ne parliamo qui sotto.
Azione singola o ETF: come decidere il peso
È la domanda che si pone chiunque guardi un titolo come Compagnia dei Caraibi: meglio la singola azione o un ETF che la contiene insieme a tante altre? Non c’è una risposta universale, e non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dal tuo orizzonte e da quanta concentrazione sei disposto a sopportare. Possiamo però mettere in fila le differenze che contano.
Con la singola azione scegli esattamente l’azienda su cui puntare — qui, una scommessa mirata su un distributore di spirits — e non paghi commissioni di gestione annue. In cambio concentri tutto su un solo titolo: se l’azienda attraversa una fase difficile, non c’è nulla in portafoglio che compensi. Con un ETF — per esempio sui beni di consumo, sul comparto beverage o sull’intero mercato — possiedi una piccola fetta di molte società: rinunci alla scommessa mirata e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma ottieni diversificazione automatica.
Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una quota satellite di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati: una posizione contenuta, di cui conosci bene rischi e fiscalità, accanto a un nucleo più stabile. Per ragionare sul peso di un titolo e sulla sua dimensione vedi large, mid e small cap; per imparare a leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.
I rischi di un titolo EGM
Il primo rischio specifico è quello del mercato EGM. L’Euronext Growth Milan è un sistema multilaterale di negoziazione, non un mercato regolamentato in senso stretto: gli obblighi informativi sono più leggeri, gli analisti che seguono il titolo sono pochi e gli scambi possono essere sottili. In pratica, quando vorrai vendere potresti trovare meno compratori, con uno spread più ampio e movimenti di prezzo più bruschi.
Il secondo è la dipendenza dai contratti di distribuzione: la perdita di un marchio importante in esclusiva può incidere sui ricavi. Il terzo è il legame con i consumi fuori casa (bar, ristoranti), un canale che può soffrire in fasi di crisi o di chiusure. Il quarto è la dimensione contenuta, con margini di distribuzione spesso sottili e necessità di tenere magazzino: una piccola azienda ha meno cuscinetti per assorbire un anno difficile.
Tutti questi fattori si sommano al rischio più banale ma più importante: quello di prezzo. Il valore di un’azione oscilla ogni giorno e può restare sotto il prezzo d’acquisto per anni, e su un titolo EGM le oscillazioni tendono a essere più ampie che su una blue chip. Per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo vedi large, mid e small cap. La regola di fondo resta una: una posizione su questo titolo va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse valore.
Domande frequenti
Che cosa fa Compagnia dei Caraibi?
È un distributore italiano di spirits e bevande premium (rum, gin, vodka, whisky, tequila e altro): importa e vende, spesso in esclusiva, marchi internazionali sul mercato italiano. Non è principalmente un produttore, ma un distributore.
Compagnia dei Caraibi paga dividendi?
Secondo l’elenco di Borsa Italiana ha distribuito un dividendo una sola volta (circa 0,065 € per azione nel 2022) e non lo ha più ripetuto. Non è un titolo da rendita: non aspettarti una cedola regolare.
Qual è il ticker di Compagnia dei Caraibi?
Il ticker di Borsa è TIME (ISIN IT0005453235), non una sigla del nome. Conviene cercare il titolo con l’ISIN per evitare confusioni.
Come si tassa il guadagno su questo titolo?
La plusvalenza (differenza tra prezzo di vendita e di acquisto) è tassata al 26% e può essere compensata con minusvalenze pregresse. Essendo orientato alla crescita più che al dividendo, è questa la voce fiscale più rilevante.
Le azioni Compagnia dei Caraibi si possono mettere in un PIR?
Sì, ed è un caso adatto: essendo una PMI italiana dell’EGM, fuori dal FTSE MIB, rientra nel sotto-vincolo del 30% di un PIR ordinario e nei PIR Alternativi. Detenuta 5 anni, l’eventuale plusvalenza è esente da imposta.
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