Approfondimento

Azioni Franchi Umberto Marmi (FUM): cosa fa, dividendi e fiscalità

in
Azioni Franchi Umberto Marmi (FUM): cosa fa, dividendi e fiscalità
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

Come aggiorniamo i contenuti
📅 Pubblicato il 14 Giugno 2026

Franchi Umberto Marmi (FUM): il marmo di Carrara in Borsa, dividendi e tasse

Franchi Umberto Marmi commercia e lavora il marmo di Carrara di pregio — la pietra bianca più celebre al mondo — che vende a clienti del lusso, dell’architettura e dell’arredo in tutto il pianeta. È una delle poche aziende che permette di comprare in Borsa l’esposizione a un materiale pregiato, quotata su Euronext Growth Milan. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega che cosa fa, quanto e come ha pagato i dividendi, come si tassano e quali rischi specifici comporta.

  • Settore: materiali di pregio · marmo di Carrara (estrazione/commercio/lavorazione)
  • Dividendo esercizio 2024: 0,10 €/azione (storico reale, incl. calo)
  • ISIN IT0005335754 · ticker FUM · Euronext Growth Milan
  • Sede a Carrara → ritenuta italiana del 26% + PIR/PIR Alternativi

Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Franchi Umberto Marmi Investor Relations (dividendi per esercizio) e Borsa Italiana – Euronext Growth Milan (ISIN/elenco dividendi). Contenuto informativo: non è una raccomandazione di acquisto o vendita.

Il marmo di Carrara è un bene di lusso prima ancora che un materiale da costruzione: lo stesso bianco usato da Michelangelo è oggi richiesto dalle grandi griffe, dagli studi di architettura e dall’arredo di alta gamma di tutto il mondo. Franchi Umberto Marmi è una delle aziende che presidiano questa filiera — dalla cava al blocco lavorato — ed è quotata su Euronext Growth Milan (EGM), il mercato di Borsa Italiana per le PMI. Qui la raccontiamo in chiave didattica e fiscale, senza giudizi di valore né target di prezzo.

Useremo FUM anche come «caso di scuola» per imparare a leggere una PMI che paga dividendi: come si legge uno storico di cedole che cresce e poi rientra, che cosa cambia fiscalmente tra dividendo e plusvalenza, perché una piccola società italiana come questa è il tipo di titolo che i PIR cercano, e quali rischi specifici — concentrazione su una materia prima, liquidità ridotta — comporta investire su un titolo EGM.

Carta d’identità: FUM in breve

DenominazioneFranchi Umberto Marmi S.p.A.
TickerFUM (Euronext Growth Milan)
ISINIT0005335754
MercatoEuronext Growth Milan (EGM) – mercato di Borsa Italiana per le PMI
SettoreMateriali di pregio – marmo di Carrara
Sede e domicilio fiscaleCarrara (Massa-Carrara), Italia
ControlloFamiglia Franchi / Bernardo S.r.l. (azionista di riferimento)
In Borsa dal2020 (quotazione su Euronext Growth Milan)
Mercati di sboccoForte componente di export, in particolare Medio Oriente, Asia, Nord America

Franchi Umberto Marmi è un’azienda di Carrara specializzata nel commercio e nella lavorazione del marmo bianco di Carrara di alta qualità. Non è solo un’estrattrice: il gruppo presidia la filiera del marmo di pregio, dall’approvvigionamento dei blocchi in cava fino alla selezione, alla lavorazione e alla vendita a una clientela internazionale di fascia alta — marchi del lusso, studi di architettura, arredo e grandi progetti immobiliari di prestigio.

Il codice ISIN (IT0005335754) è la «targa» internazionale del titolo: il riferimento da usare nel tuo home banking o nella piattaforma del broker, più affidabile del solo nome. Il prefisso «IT» segnala una cosa che pesa sulla fiscalità: FUM è una società italiana, fiscalmente semplice (niente doppia imposizione estera) e con possibile accesso ai PIR. Attenzione al mercato: non è sul FTSE MIB, ma su Euronext Growth Milan, il listino delle PMI, dove gli scambi sono più sottili e l’informativa societaria meno fitta che per una blue chip.

Che cosa fa Franchi Umberto Marmi: i mestieri dietro l’azione

Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. I ricavi di Franchi Umberto Marmi nascono dal marmo di Carrara, lungo una filiera con alcune caratteristiche precise:

  • Approvvigionamento e commercio di blocchi — l’accesso al marmo di Carrara di qualità, selezionato e commercializzato verso clienti di alto profilo. La capacità di garantire materiale pregiato in modo continuativo è uno degli asset chiave dell’azienda.
  • Lavorazione e prodotti — il marmo non viene solo venduto grezzo: la lavorazione (lastre, lavorati su misura) aggiunge valore e marginalità rispetto al semplice blocco da cava.
  • Export verso il lusso e l’architettura — una quota rilevante delle vendite è realizzata all’estero, verso mercati come Medio Oriente, Asia e Nord America, dove il marmo bianco di Carrara è un simbolo di prestigio per edifici, hotel, residenze e progetti di design.

La chiave per leggere FUM è capire che vende un materiale di pregio, non un prodotto di consumo qualsiasi. Il marmo di Carrara ha un nome riconosciuto in tutto il mondo e una disponibilità limitata: è questo a giustificare prezzi e margini superiori a quelli di una pietra comune. Per l’azionista significa che il valore dell’azienda è legato sia alla domanda di lusso e di grandi progetti, sia alla capacità di continuare ad accedere a materiale di alta qualità.

Questa natura ha una conseguenza pratica. Da un lato, il marchio «Carrara» e la specializzazione su una materia prima scarsa e desiderata sono un vantaggio competitivo difficile da replicare. Dall’altro, è un’azienda fortemente concentrata su un solo materiale e su grandi commesse, e questo la rende sensibile sia all’andamento dell’edilizia di pregio sia a singoli progetti importanti. La diversificazione di un colosso industriale, qui, non c’è.

La forte vocazione all’export dà a FUM apertura internazionale ma la espone a due rischi tipici: l’andamento dei cambi e i cicli della domanda di costruzioni e arredo di lusso, che possono rallentare nelle fasi di incertezza o di rialzo dei tassi. Su questi rischi torniamo nell’ultima sezione.

Il marmo come bene di lusso: l’angolo del titolo

Ecco l’angolo che rende FUM un titolo particolare: è uno dei rari modi per comprare in Borsa l’esposizione a un materiale di lusso. Non si tratta di moda né di gioielli, ma di una pietra — il marmo bianco di Carrara — che da secoli è sinonimo di prestigio, dalla scultura classica all’architettura contemporanea. Investire in FUM significa, in larga parte, scommettere sul fatto che il mondo continuerà a desiderare quel marmo per i suoi edifici e i suoi oggetti più esclusivi.

Va però messo subito un paletto, per onestà: investire in FUM non è «possedere del marmo». È possedere quote di un’azienda con i suoi conti, la sua dipendenza da una materia prima e dalle grandi commesse, e la sua liquidità di Borsa ridotta. Il fascino del materiale non deve far dimenticare che si tratta di una PMI quotata su un mercato di crescita, con meno scambi, oscillazioni di prezzo più brusche e un’informativa più snella rispetto a una blue chip.

La lezione pratica è distinguere il valore del materiale dal valore dell’azione. Il prestigio del marmo di Carrara è una buona premessa, ma il prezzo a cui compri il titolo, i margini reali, la solidità dei conti, l’indebitamento e la liquidità degli scambi contano altrettanto. È il modo serio di avvicinarsi a un titolo legato a un bene di lusso: lasciarsi attrarre dalla storia, ma decidere guardando i numeri.

Storia e politica dei dividendi

Dividendo Franchi Umberto Marmi per azione, per esercizio (€) — storico reale20200.241 €20210.250 €20220.290 €20230.159 €20240.100 €
Dividendo per azione per esercizio (anno di competenza). Fonte: FUM Investor Relations / Borsa Italiana. Importi reali, non stime: la cedola è cresciuta fino all’esercizio 2022 ed è poi rientrata.

A differenza di molte PMI di Euronext Growth Milan, Franchi Umberto Marmi ha una storia di dividendi reale e di importo non trascurabile. La cedola viene pagata una volta l’anno. Dalla quotazione la remunerazione è cresciuta fino all’esercizio 2022 (0,29 € per azione) per poi rientrare negli esercizi successivi: 0,159 € sul 2023 e 0,10 € sul 2024. Sono numeri tratti dai documenti societari e dall’elenco dividendi di Borsa Italiana, non importi «indicativi».

Quel rientro della cedola è la lezione più importante dello storico, e va guardato in faccia: dopo gli anni di crescita, l’azienda ha ridotto il dividendo, in linea con utili più contenuti e con scelte di prudenza finanziaria (l’indebitamento netto è aumentato nel periodo). È la prova concreta che il dividendo di un’azione, a differenza della cedola di un titolo di Stato, non è un obbligo contrattuale: dipende dagli utili e dalle decisioni dell’assemblea. Su una PMI legata a una sola materia prima questo è ancora più vero.

Il messaggio per chi investe è duplice: i dividendi di FUM sono reali e storicamente generosi, e proprio per questo non vanno dati per scontati nel loro importo. Un rendimento da dividendo molto alto, anzi, a volte è un campanello d’allarme più che un’occasione — è il fenomeno della «dividend trap» — soprattutto se la cedola di un anno particolarmente ricco viene proiettata sul futuro come se fosse garantita. Per la logica di chi punta sulle cedole rispetto a chi preferisce far crescere il capitale, vedi dividendi o accumulazione.

Stacco, record date e pagamento: come funziona

Per incassare un dividendo non basta «possedere l’azione»: conta possederla nei giorni giusti. Il calendario di ogni cedola ruota intorno a tre date che valgono per qualsiasi azione:

  • Data di stacco (ex-date) — il giorno in cui l’azione comincia a quotare «senza» il dividendo. Da quel momento il prezzo si abbassa, in teoria, di un importo pari alla cedola.
  • Record date — il giorno in cui si fotografa chi sono gli azionisti aventi diritto, tipicamente il giorno lavorativo successivo allo stacco.
  • Data di pagamento — il giorno in cui il denaro arriva sul conto, già al netto della ritenuta del 26%.

FUM pubblica ogni anno il calendario con le date precise. Il punto da ricordare è concettuale: comprare l’azione il giorno prima dello stacco solo «per prendere il dividendo» non crea valore, perché il prezzo si aggiusta da solo. Su un titolo poco liquido, anzi, il movimento intorno allo stacco può essere meno «pulito» che su una blue chip: un motivo in più per non fare giochini di breve sulla cedola.

Quanto rende il dividendo e come si tassa

Il rendimento da dividendo (dividend yield) si calcola dividendo la cedola annua per il prezzo dell’azione. È un valore che cambia ogni giorno con il prezzo, quindi qui non ne diamo uno «ufficiale»: trovi la formula spiegata passo-passo nella guida al rendimento da dividendi.

Sul piano fiscale FUM è semplice, perché è una società italiana: il dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconta una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker. Non devi dichiarare nulla e ricevi l’importo già netto.

Esempio. Possiedi 1.000 azioni FUM e incassi il dividendo da 0,10 € ad azione: il lordo è 100 €. La ritenuta del 26% vale 26 €, quindi ti restano 74 € netti. Lo stesso meccanismo si applica a qualsiasi importo di cedola.

Il meccanismo tecnico si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo, così il dividendo non concorre al tuo reddito IRPEF e non va riportato in dichiarazione. È un vantaggio di semplicità, ma ha un risvolto: poiché la ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», non puoi recuperarla nemmeno se hai un’aliquota IRPEF più bassa. Il 26% è secco.

Il caso si complica solo per le azioni di società con sede all’estero, dove entrano in gioco una ritenuta estera e il tema della doppia imposizione. Per FUM, società di Carrara, non è un problema: è uno dei motivi per cui — pur essendo una piccola azienda — è «fiscalmente semplice». Per il quadro completo vedi la tassazione dei dividendi italiani ed esteri.

Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno

Se un giorno vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è una plusvalenza e viene tassata al 26%, come il dividendo. Le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e quindi possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli.

Le minusvalenze restano utilizzabili per compensare guadagni futuri fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. Su un titolo volatile e poco liquido come una small cap, questo aspetto è particolarmente rilevante. In «regime amministrato» è la banca a fare i calcoli e i versamenti; in «regime dichiarativo» riporti tutto nel quadro RT (vedi capital gain al 26% e compensazione delle minusvalenze).

C’è un’asimmetria fiscale importante per chi compra singole azioni: i dividendi non possono essere usati per recuperare le minusvalenze, mentre le plusvalenze sì. Ricorda infine che, se compri lo stesso titolo in più momenti a prezzi diversi, il guadagno si calcola sul costo medio ponderato: tieni traccia dei prezzi di carico, perché determinano quanta plusvalenza emergerà alla vendita.

FUM dentro un PIR: il vantaggio della PMI

FUM può stare in un PIR? Sì, ed è qui che la sua natura di PMI italiana diventa un vantaggio fiscale. Un Piano Individuale di Risparmio «ordinario» deve investire almeno il 70% in strumenti di imprese italiane, e di quel 70% almeno il 30% in società non incluse nel FTSE MIB. Una piccola società quotata su Euronext Growth Milan come Franchi Umberto Marmi è esattamente il tipo di titolo che riempie quel sotto-vincolo del 30%, e che i PIR Alternativi (dedicati proprio alle PMI) cercano.

Il vantaggio del PIR è doppio su un titolo come FUM, perché qui c’è sia un dividendo storicamente consistente sia il potenziale di rivalutazione: se mantieni l’investimento per almeno 5 anni, sia le plusvalenze sia i dividendi sono esenti da imposta. L’esenzione del 26% sulla cedola, ripetuta per anni, e quella sull’eventuale guadagno alla vendita possono incidere in modo concreto sul rendimento netto.

Attenzione però: il PIR rende l’investimento più efficiente dal punto di vista fiscale, ma non riduce di un centesimo il rischio del titolo, qui legato a una sola materia prima e a una società di piccole dimensioni. Lo strumento ha inoltre regole stringenti: tetti agli importi, il vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici) e va aperto presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale entro cui FUM può convivere con altri titoli italiani. Vantaggi e limiti nella guida ai PIR.

Come si compra Franchi Umberto Marmi dall’Italia

Come si compra dall’Italia

Per comprare azioni Franchi Umberto Marmi dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker con accesso a Euronext Growth Milan (la maggior parte lo offre, ma verifica: non tutti i broker danno accesso al mercato delle PMI). Cerchi il titolo con l’ISIN IT0005335754 o il ticker FUM e invii un ordine: «a mercato» per eseguire subito, oppure «con limite» per fissare il prezzo massimo che sei disposto a pagare.

Su un titolo poco liquido come questo l’ordine con limite è quasi sempre la scelta più prudente: con pochi scambi, un ordine «a mercato» rischia di eseguire a un prezzo peggiore del previsto. Sui costi guarda due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo — qui per giunta una small cap: ne parliamo qui sotto.

Azione singola o ETF: come decidere il peso

È la domanda che si pone chiunque guardi un titolo come FUM: meglio la singola azione o un ETF che la contiene insieme a tante altre? Non c’è una risposta universale, e non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dal tuo orizzonte e da quanta concentrazione sei disposto a sopportare. Possiamo però mettere in fila le differenze che contano.

Con la singola azione scegli esattamente l’azienda su cui puntare — qui una specifica filiera del marmo di pregio — incassi il suo dividendo e non paghi commissioni di gestione annue. In cambio concentri tutto su un solo titolo, per di più una small cap legata a una materia prima e poco liquida: se FUM attraversa una fase difficile, non c’è nulla in portafoglio che compensi. Con un ETF — per esempio sui materiali, sull’edilizia o sull’intero mercato — possiedi una piccola fetta di molte società: rinunci alla scommessa mirata e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma ottieni diversificazione automatica.

Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una quota satellite di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati: una posizione contenuta, di cui conosci bene rischi e fiscalità, accanto a un nucleo più stabile. Su una small cap concentrata su un materiale questa logica è quasi obbligata. Per ragionare sul peso e sulla dimensione di un titolo vedi large, mid e small cap; per leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.

I rischi di una small cap legata a una materia prima

FUM è una small cap quotata su Euronext Growth Milan, concentrata su una sola materia prima. Rispetto a una blue chip ha scambi più sottili (bassa liquidità), flottante ridotto, prezzo più volatile e informativa meno fitta. In più, dipende quasi interamente dal marmo di Carrara e da grandi commesse: comprare una sola azione così non è diversificare.

Oltre al rischio generale di concentrazione e a quelli tipici dell’EGM, FUM porta con sé rischi specifici. Il primo è la dipendenza da un’unica materia prima: l’accesso al marmo di Carrara di qualità e l’andamento del suo prezzo sono variabili decisive, e l’azienda non ha la diversificazione di un grande gruppo industriale.

Il secondo è la ciclicità dell’edilizia e dell’arredo di lusso: gran parte della domanda viene da grandi progetti immobiliari e di design, sensibili ai cicli economici, ai tassi d’interesse e alla salute dei mercati esteri di sbocco. Il terzo è il rischio di cambio, data la forte componente di export. Il quarto è il rischio liquidità: su un titolo EGM gli scambi ridotti possono rendere difficile comprare o vendere quantità rilevanti senza muovere il prezzo. A questi si aggiunge l’attenzione all’indebitamento, da monitorare nei bilanci.

Tutti questi fattori si sommano al rischio più banale ma più importante: quello di prezzo. Il valore di un’azione oscilla ogni giorno e può restare sotto il prezzo d’acquisto a lungo, e su una small cap i movimenti tendono a essere più ampi. Per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo vedi large, mid e small cap e, per distinguere i settori più o meno sensibili al ciclo, azioni difensive e cicliche. La regola di fondo resta una sola: una posizione su FUM va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse valore.

Domande frequenti

Che cosa fa Franchi Umberto Marmi?

È un’azienda di Carrara specializzata nel commercio e nella lavorazione del marmo bianco di Carrara di pregio, venduto a una clientela internazionale del lusso, dell’architettura e dell’arredo. È quotata su Euronext Growth Milan, il mercato di Borsa Italiana per le PMI.

Franchi Umberto Marmi paga dividendi?

Sì, una volta l’anno, con una storia reale: la cedola è cresciuta fino a 0,29 € sull’esercizio 2022, per poi rientrare a 0,159 € sul 2023 e 0,10 € sul 2024. Sono importi tratti dai documenti societari, non stime, e mostrano che il dividendo può variare con gli utili.

Quante tasse si pagano sul dividendo FUM?

Il 26%, trattenuto direttamente dall’intermediario italiano come ritenuta a titolo d’imposta. Su 0,10 € lordi ti restano 0,074 € netti per azione. Essendo una società italiana, non c’è doppia imposizione estera.

Le azioni Franchi Umberto Marmi si possono mettere in un PIR?

Sì, ed è un vantaggio: essendo una PMI italiana fuori dal FTSE MIB, riempie il sotto-vincolo del 30% di un PIR ordinario ed è adatta ai PIR Alternativi. Detenuta 5 anni, dividendi e plusvalenze sono esenti da imposta. Il PIR però non riduce il rischio del titolo.

Quali sono i rischi principali di FUM?

È una small cap quotata su Euronext Growth Milan, concentrata sul solo marmo di Carrara e su grandi commesse: bassa liquidità, flottante ridotto, prezzo volatile, dipendenza da una materia prima, ciclicità dell’edilizia di lusso, rischio di cambio e indebitamento da monitorare.

Esplora il settore

Questa è una delle schede del settore Costruzioni e materiali: vedi tutte le aziende del comparto a confronto, con dividendi e fiscalità.

Azioni · Costruzioni e materiali · Indice «Azioni e dividendi»

Questa scheda ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria o fiscale, né una raccomandazione o un invito a comprare o vendere il titolo. Non contiene giudizi di valutazione, target di prezzo o segnali operativi. I dati societari e i dividendi sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo: verifica sempre i documenti aggiornati dell’emittente e di Borsa Italiana prima di qualsiasi decisione. Investire in singole azioni comporta rischi elevati, inclusa la possibile perdita del capitale.
AM
Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

Scopri di più → · LinkedIn

Avvertenza: i contenuti di Fisco Investimenti hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa. L’autore è un praticante commercialista in formazione, non iscritto all’albo: i contenuti non costituiscono consulenza professionale. Per decisioni operative su casi specifici rivolgersi a un professionista abilitato.