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Azioni Convergenze (CVG): cosa fa, dividendi e fiscalità

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Azioni Convergenze (CVG): cosa fa, dividendi e fiscalità
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 14 Giugno 2026

Convergenze (CVG): profilo, dividendi e tasse, spiegati

Convergenze è una Società Benefit del salernitano, quotata sull’Euronext Growth Milan, che fa due mestieri sotto lo stesso tetto: l’operatore di telecomunicazioni e il fornitore di energia elettrica 100% green. È un raro caso di «dual play» telco + energia. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega che cosa fa, il suo primo dividendo, come viene tassato e quali rischi corri con una singola small cap dell’EGM.

  • Settore: Telecomunicazioni + Energia elettrica 100% green
  • Modello «dual play»: connettività ed energia con un solo operatore
  • ISIN IT0005426215 · ticker CVG · Euronext Growth Milan (EGM)
  • Sede a Salerno (Società Benefit) → ritenuta del 26% + PIR possibile

Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Borsa Italiana – Euronext Growth Milan (elenco dividendi per ISIN) e Convergenze Investor Relations. Contenuto informativo: non è una raccomandazione.

Convergenze è un caso di scuola interessante perché unisce due business che di solito si guardano separatamente: le telecomunicazioni e la vendita di energia elettrica. È quel che si chiama un operatore «dual», che propone al cliente connettività ed energia in un’unica relazione commerciale. In più è una Società Benefit, cioè un’impresa che mette per statuto accanto al profitto anche obiettivi di beneficio comune — qui, l’energia 100% green. Lo spieghiamo in chiave didattica e fiscale, senza giudizi di valore né target di prezzo.

Usiamo Convergenze anche per imparare a leggere una small cap dell’EGM che ha appena iniziato a pagare il dividendo: perché il «primo dividendo» di un’azienda è un passaggio importante ma da maneggiare con cautela, come si tassa la cedola di una società italiana e quando un PIR — in particolare un PIR Alternativo per le PMI — può azzerare quelle imposte.

Carta d’identità: Convergenze in breve

DenominazioneConvergenze S.p.A. Società Benefit
TickerCVG (Euronext Growth Milan)
ISINIT0005426215
MercatoEuronext Growth Milan (EGM) – il mercato delle PMI di Borsa Italiana
SettoreTelecomunicazioni + Energia elettrica 100% green
Sede e domicilio fiscaleSalerno, Italia
FormaSocietà Benefit (obiettivi di beneficio comune per statuto)
Fondata nel2005

Convergenze è un’azienda con sede nel salernitano, fondata nel 2005 e quotata sull’Euronext Growth Milan (EGM), il mercato di Piazza Affari riservato alle piccole e medie imprese. La sua particolarità è operare come operatore tecnologico integrato in due settori distinti: le telecomunicazioni (connettività in fibra e servizi) e la vendita di energia elettrica dichiarata 100% green. È inoltre una Società Benefit, una forma giuridica che impegna l’azienda, per statuto, a perseguire anche finalità di beneficio comune accanto al profitto.

Il codice ISIN (IT0005426215) è la «targa» internazionale del titolo: il riferimento da usare nel tuo home banking o nella piattaforma del broker, più affidabile del semplice nome. Il prefisso «IT» segnala che è una società italiana, con tassazione semplice e possibile accesso al PIR. La sigla EGM ti ricorda che stai guardando una small cap su un mercato meno liquido e meno regolato del listino principale: un dettaglio con conseguenze concrete su rischio e modo di operare.

Che cosa fa Convergenze: i mestieri dietro l’azione

Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. I ricavi di Convergenze nascono da due grandi anime, raramente presenti nella stessa azienda quotata:

  • Telecomunicazioni — connettività a banda ultralarga in fibra, telefonia e servizi digitali per famiglie e aziende del territorio servito.
  • Energia elettrica green — la vendita di energia elettrica dichiarata 100% da fonti rinnovabili a clienti residenziali e business: un mestiere di «utility» del tutto diverso dalla telco.
  • Servizi e infrastrutture — le attività e gli asset (compresa la rete) che fanno da supporto ai due business principali.

La chiave per leggere Convergenze è capire che è un operatore dual: usa la stessa relazione con il cliente per vendergli sia la connessione sia l’energia. L’idea commerciale è quella del «doppio contratto»: un cliente che ha con la stessa azienda internet ed elettricità è più fidelizzato e ha un valore maggiore. È un modello che cerca di sfruttare economie di scopo — la stessa rete commerciale e gli stessi sistemi al servizio di due prodotti — in un’area geografica precisa.

Questa doppia natura ha conseguenze sui conti. La telco è capital intensive (la fibra va costruita e mantenuta), mentre la vendita di energia è un’attività a margini sottili ma a volumi importanti, esposta all’andamento dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità. Per l’azionista significa che Convergenze non è una scommessa lineare: è il mix di un business infrastrutturale e di uno di commercializzazione energetica, ognuno con dinamiche e rischi propri.

La natura di Società Benefit e l’impronta «green» dell’energia sono parte dell’identità del titolo. Per un investitore attento ai temi di sostenibilità possono essere un elemento di interesse; sul piano puramente finanziario, però, restano una caratteristica da valutare insieme a tutto il resto, non un sostituto dell’analisi dei conti e dei rischi.

Il «dual play»: telco più energia green

Ecco l’angolo che rende Convergenze un titolo particolare: il «dual play» telco più energia. La maggior parte degli operatori quotati fa una cosa sola — o le telecomunicazioni, o l’energia. Convergenze prova a tenere insieme i due mondi, vendendo allo stesso cliente la connessione internet e l’elettricità verde. È una scommessa sull’idea che il «cliente unico» valga più di due clienti separati.

Il potenziale vantaggio è la fidelizzazione: chi ha con la stessa azienda internet e luce tende a restare più a lungo e a generare ricavi su due fronti, ammortizzando i costi commerciali su un fatturato più ampio. È la stessa logica che spinge i grandi gruppi a offrire pacchetti «tutto compreso». Per un operatore locale, riuscire a farlo bene in una zona precisa può essere un modo per difendersi dalla concorrenza dei giganti nazionali.

Il rovescio della medaglia è la complessità: gestire bene due business molto diversi — uno infrastrutturale e uno di commercializzazione energetica — richiede competenze e organizzazione doppie, e ognuno dei due ha i suoi rischi. La vendita di energia, in particolare, è esposta alla volatilità dei prezzi all’ingrosso e ha margini strutturalmente sottili. La domanda chiave su un titolo così è se la diversificazione «dual» crei davvero più valore di quanto costi in termini di complessità gestionale.

Storia e politica dei dividendi

Dividendo Convergenze per azione, per esercizio (€)20240.02 €20250.02 €
Dividendo per azione per esercizio. Il primo dividendo riguarda l’esercizio 2024 (stacco 2025). Fonte: Borsa Italiana e Convergenze IR.

La storia dei dividendi di Convergenze è breve ma significativa: l’azienda ha distribuito il primo dividendo della sua storia sull’esercizio 2024, pari a 0,02 € per azione, confermando poi lo stesso importo per l’esercizio 2025. Il «primo dividendo» di un’azienda non è un dettaglio: segnala che il management ritiene la società abbastanza solida e redditizia da poter restituire una parte degli utili agli azionisti, dopo anni in cui le risorse erano probabilmente tutte reinvestite nella crescita.

Va però letto con prudenza, proprio perché è recente. Una sola o due distribuzioni non fanno ancora una «politica dei dividendi» consolidata: bisognerà vedere se l’azienda riuscirà a renderla regolare e a farla crescere nel tempo, oppure se si tratterà di un gesto occasionale legato a un anno particolarmente buono. Il dividendo di un’azione, ricordiamolo, non è un obbligo contrattuale: dipende dagli utili e dalle decisioni dell’assemblea, e su una small cap in crescita può facilmente essere sospeso per dare priorità agli investimenti.

Per inquadrare la logica di chi punta sulle cedole rispetto a chi preferisce far crescere il capitale è utile la guida dividendi o accumulazione. E attenzione a non sopravvalutare una cedola appena nata: un rendimento da dividendo costruito su una storia di un solo anno va preso con le molle, e in generale un rendimento molto alto può essere un segnale d’allarme — la cosiddetta «dividend trap» — più che un’occasione.

Stacco, record date e pagamento: come funziona

Per incassare un dividendo non basta «possedere l’azione»: conta possederla nei giorni giusti. Il calendario di ogni cedola ruota intorno a tre date che valgono per qualsiasi azione, non solo per Convergenze:

  • Data di stacco (ex-date) — il giorno in cui l’azione comincia a quotare «senza» il dividendo. Da quel momento il prezzo, in teoria, si abbassa di un importo pari alla cedola: nessun «trucco» per incassare e rivendere subito guadagnandoci.
  • Record date — il giorno in cui si fotografa chi sono gli azionisti aventi diritto, tipicamente il giorno lavorativo successivo allo stacco.
  • Data di pagamento — il giorno in cui il denaro arriva sul conto, già al netto della ritenuta del 26%.

Convergenze pubblica il calendario con le date precise di ogni distribuzione. Il punto da ricordare è concettuale: comprare un’azione il giorno prima dello stacco solo «per prendere il dividendo» non crea valore, perché il prezzo si aggiusta da solo. Su una small cap poco liquida, inseguire lo stacco può essere controproducente, perché gli scambi ridotti rendono più difficile entrare e uscire ai prezzi desiderati.

Quanto rende il dividendo e come si tassa

Il rendimento da dividendo (dividend yield) si calcola dividendo la cedola annua per il prezzo dell’azione. Cambia ogni giorno con il prezzo, quindi qui non ne diamo uno «ufficiale»: la formula è spiegata passo-passo nella guida al rendimento da dividendi. Quello che possiamo fissare è la regola fiscale, che invece non cambia.

Sul piano fiscale Convergenze è semplice, perché è una società italiana: il dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconta una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker. Non devi dichiarare nulla e ricevi l’importo già netto.

Esempio. Possiedi 3.000 azioni Convergenze e l’azienda distribuisce un dividendo di 0,02 € ad azione: il lordo è 60 €. La ritenuta del 26% vale 15,60 €, quindi ti restano 44,40 € netti. Lo stesso meccanismo si applica a ogni dividendo, qualunque ne sia l’importo.

Il meccanismo si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo, così il dividendo non concorre al tuo reddito IRPEF e non va riportato in dichiarazione. Comodo, ma con un risvolto: poiché la ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», non puoi recuperarla nemmeno se hai un’aliquota IRPEF più bassa. Il 26% è secco, uguale per tutti. Trattandosi di una società italiana, non c’è il tema della doppia imposizione estera (vedi la tassazione dei dividendi italiani ed esteri).

Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno

Se un giorno vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è una plusvalenza e viene tassata al 26%, come il dividendo. Le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli.

Le minusvalenze restano utilizzabili per compensare guadagni futuri fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. Su una small cap volatile questo è importante: una perdita realizzata non va sprecata. In «regime amministrato» è la banca a fare i calcoli e i versamenti; in «regime dichiarativo» riporti tutto nel quadro RT. Dettagli ed esempi in guida al capital gain al 26% e in compensazione delle minusvalenze.

Ricorda l’asimmetria fiscale tipica delle azioni: i dividendi non possono essere usati per recuperare le minusvalenze, mentre le plusvalenze sì. E quando compri lo stesso titolo in più momenti a prezzi diversi, il guadagno si calcola sul costo medio ponderato: tenere traccia dei prezzi di carico ti evita sorprese alla vendita.

Convergenze dentro un PIR (e i PIR Alternativi)

Convergenze può stare in un PIR? Sì, ed è proprio il tipo di titolo per cui questi strumenti sono nati. Un PIR «ordinario» deve investire almeno il 70% in imprese italiane, e di quel 70% almeno il 30% in società non incluse nel FTSE MIB. Una small cap dell’EGM come Convergenze riempie esattamente quel sotto-vincolo riservato alle aziende più piccole. Esistono inoltre i PIR Alternativi, pensati per convogliare risparmio verso le PMI: le società EGM ne sono il bersaglio naturale.

Il vantaggio fiscale è notevole: se mantieni l’investimento per almeno 5 anni, plusvalenze e dividendi sono esenti da imposta. Su un titolo come Convergenze, dove il dividendo è appena nato e il risultato atteso è in larga parte nella crescita, l’esenzione del 26% sull’eventuale plusvalenza dopo 5 anni è il beneficio potenzialmente più rilevante. È bene ricordare, però, che il PIR rende l’investimento più efficiente sul piano fiscale ma non riduce di un centesimo il rischio del titolo, qui elevato.

Lo strumento ha regole stringenti: tetti annui e complessivi agli importi, il vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici) e va aperto presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale entro cui Convergenze può convivere con altri titoli italiani. Vantaggi e limiti nella guida ai PIR.

Come si compra Convergenze dall’Italia

Come si compra dall’Italia

Per comprare azioni Convergenze dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker con accesso all’Euronext Growth Milan: la maggior parte lo offre, ma è bene verificarlo, perché qualche piattaforma limita l’operatività sui titoli EGM meno liquidi. Cerchi il titolo con l’ISIN IT0005426215 o il ticker CVG e invii un ordine. Su una small cap poco liquida, l’ordine «con limite» (in cui fissi il prezzo massimo che accetti) è quasi sempre più prudente dell’ordine «a mercato».

Sui costi guarda due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). E tieni d’occhio lo spread tra prezzo di acquisto e di vendita: su titoli poco scambiati può essere ampio e rappresentare un costo nascosto.

Azione singola o ETF: come decidere il peso

È la domanda che si pone chiunque guardi un titolo come Convergenze: meglio la singola azione o un ETF che la contiene insieme a tante altre? Non c’è una risposta universale, e non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dal tuo orizzonte e da quanta concentrazione sei disposto a sopportare.

Con la singola azione scegli esattamente l’azienda su cui puntare, incassi il suo dividendo specifico e non paghi commissioni di gestione annue. In cambio concentri tutto su un solo titolo, per di più una small cap: se Convergenze attraversa una fase difficile, non c’è nulla in portafoglio che compensi. Con un ETF — per esempio sull’energia, sulle telecomunicazioni o sull’intero mercato — possiedi una piccola fetta di molte società: rinunci alla scommessa mirata e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma ottieni diversificazione. Le micro-cap EGM come Convergenze raramente entrano nei grandi ETF.

Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una quota satellite di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati: una posizione contenuta, di cui conosci bene rischi e fiscalità, accanto a un nucleo più stabile. Su una small cap questa logica è quasi obbligata. Per ragionare sul peso e sulla dimensione di un titolo vedi large, mid e small cap; per leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.

I rischi di una small cap EGM

Convergenze è una small cap quotata sull’EGM: rischio elevato. L’Euronext Growth Milan è un mercato pensato per le PMI, con requisiti più leggeri e liquidità spesso ridotta. Comprare una sola azione, per giunta poco scambiata, concentra il rischio: se va male, non c’è nient’altro a compensare, e vendere ai prezzi voluti può non essere immediato.

Oltre al rischio generale di concentrazione, Convergenze porta con sé rischi specifici. Il primo è la doppia esposizione settoriale: gestire insieme telco ed energia significa essere esposti a due mercati diversi, ognuno con i propri rischi: la concorrenza dei grandi operatori nelle telecomunicazioni e la volatilità dei prezzi all’ingrosso nell’energia, dove i margini sono strutturalmente sottili.

Il secondo è la natura capital intensive della parte telco: la rete in fibra va finanziata e mantenuta. Il terzo è la liquidità: sull’EGM gli scambi giornalieri possono essere modesti e il flottante ridotto, con spread più ampi e prezzi più volatili. Il quarto è il rischio tipico delle piccole imprese a forte impronta territoriale: la dipendenza dalla salute economica dell’area servita e dalle persone chiave dell’azienda.

Tutti questi fattori si sommano al rischio più banale ma più importante: quello di prezzo. Il valore di un’azione oscilla ogni giorno e può restare sotto il prezzo d’acquisto per anni, e su una small cap le oscillazioni tendono a essere più ampie. Per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo vedi large, mid e small cap. La regola di fondo resta una sola: una posizione su Convergenze va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse valore.

Domande frequenti

Che cosa fa Convergenze?

È un operatore tecnologico integrato del salernitano, quotato sull’Euronext Growth Milan, attivo in due settori: le telecomunicazioni (connettività in fibra) e la vendita di energia elettrica 100% green. È una Società Benefit ed è un raro caso di operatore «dual» telco + energia.

Convergenze paga dividendi?

Sì. Ha distribuito il primo dividendo della sua storia sull’esercizio 2024, pari a 0,02 € per azione, confermato per l’esercizio 2025. Essendo una distribuzione molto recente, non è ancora una politica consolidata: il dividendo dipende dagli utili e dalle decisioni dell’assemblea.

Quante tasse si pagano sul dividendo Convergenze?

Il 26%, trattenuto direttamente dall’intermediario italiano come ritenuta a titolo d’imposta. Su un dividendo di 0,02 € lordi per azione, ti restano circa 0,0148 € netti. Essendo una società italiana, non c’è doppia imposizione estera.

Le azioni Convergenze si possono mettere in un PIR?

Sì, ed è il tipo di titolo per cui i PIR sono nati: essendo una small cap fuori dal FTSE MIB, riempie il sotto-vincolo del 30% di un PIR ordinario e rientra tra i bersagli dei PIR Alternativi dedicati alle PMI. Detenuta 5 anni, beneficia dell’esenzione fiscale. Il PIR però non riduce il rischio del titolo.

Cosa significa che Convergenze è un operatore «dual»?

Significa che vende allo stesso cliente due servizi diversi — la connessione internet e l’energia elettrica green — sfruttando la stessa relazione commerciale per fidelizzarlo. Il vantaggio è un cliente più «legato»; lo svantaggio è la complessità di gestire bene due business molto diversi.

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Questa scheda ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria o fiscale, né una raccomandazione o un invito a comprare o vendere il titolo. Non contiene giudizi di valutazione, target di prezzo o segnali operativi. I dati societari e i dividendi sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo: verifica sempre i documenti aggiornati dell’emittente e di Borsa Italiana prima di qualsiasi decisione. Investire in singole azioni comporta rischi elevati, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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