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Azioni Rino Petino (EGM): cosa fa, dividendi e fiscalità

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Azioni Rino Petino (EGM): cosa fa, dividendi e fiscalità
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

Come aggiorniamo i contenuti
📅 Pubblicato il 14 Giugno 2026

Rino Petino (EGM): profilo, fisco e PIR, spiegati

Rino Petino è una società pugliese della moda e dell’abbigliamento sportivo, sbarcata su Euronext Growth Milan nell’agosto 2025. È una micro-cap del segmento di crescita di Piazza Affari: un tipo di titolo molto diverso dalle grandi azioni da cassettista. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega che cosa fa l’azienda, perché non ha (ancora) una storia di dividendi, come si tassa l’eventuale guadagno e perché una società così piccola si lega al mondo dei PIR e al rischio liquidità del segmento growth.

  • Settore: moda e abbigliamento sportivo · wholesale, retail e franchising
  • Segmento: Euronext Growth Milan (EGM) · micro-cap quotata da agosto 2025
  • ISIN IT0005663429 · mercato EGM · debutto 8 agosto 2025 a 3,00 €
  • Sede a Monopoli (BA) → ritenuta italiana del 26% + PIR/PIR Alternativi

Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Borsa Italiana – Euronext Growth Milan (scheda ISIN, dati di ammissione) e Rino Petino S.p.A. – Investor Relations. Contenuto informativo: non è una raccomandazione di acquisto o vendita.

Rino Petino è un caso di scuola perfetto per imparare a leggere un’azione del segmento di crescita di Piazza Affari, l’Euronext Growth Milan (EGM): una piccola e media impresa con una storia industriale concreta — qui la moda e lo sportswear — ma quotata da pochissimo, con un flottante minuscolo e dimensioni da micro-cap. È un titolo molto diverso da una blue chip: qui non c’è una rendita da dividendo consolidata, e il rischio è di tutt’altra natura.

Qui la usiamo per spiegare concetti validi per qualsiasi PMI quotata sull’EGM: perché una società appena sbarcata in Borsa di norma non distribuisce cedole, come si tassa la sola plusvalenza, perché proprio le piccole imprese italiane sono il «materiale» dei PIR e dei PIR Alternativi e — soprattutto — che cosa significa il rischio liquidità su un titolo che scambia pochissimo. Niente giudizi di valore o target di prezzo: solo gli strumenti per ragionare con la tua testa.

Carta d’identità: Rino Petino in breve

DenominazioneRino Petino S.p.A.
MercatoEuronext Growth Milan (EGM) – Borsa Italiana
ISINIT0005663429
SettoreModa e abbigliamento sportivo · wholesale, retail e franchising
QuotazioneDebutto 8 agosto 2025, prezzo di collocamento 3,00 €
Sede e domicilio fiscaleMonopoli (Bari), Italia
OrigineNata nel 1975 a Locorotondo (Puglia)
ProfiloMicro-cap del segmento di crescita, flottante ridotto

Rino Petino S.p.A. è una società italiana della moda e dell’abbigliamento sportivo, con sede operativa a Monopoli, in provincia di Bari. Nasce nel 1975 come piccolo negozio di articoli sportivi a Locorotondo e nei decenni si è trasformata in un gruppo che distribuisce e vende marchi nazionali e internazionali, sia all’ingrosso (wholesale) sia al dettaglio (retail e franchising). Dall’8 agosto 2025 è quotata sull’Euronext Growth Milan, il mercato di Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese con potenziale di crescita.

Il codice ISIN (IT0005663429) è la «targa» internazionale del titolo: il riferimento da usare nel tuo home banking o nella piattaforma del broker, più affidabile del solo nome. Il prefisso «IT» segnala una cosa che pesa sulla fiscalità: è una società italiana, con sede e domicilio fiscale in Italia, con tutto ciò che ne consegue in termini di tassazione semplice (la ritenuta interna del 26%) e di possibile accesso al PIR. Trattandosi di un titolo del segmento EGM, è bene verificare sempre la scheda aggiornata su Borsa Italiana — inclusi eventuali warrant abbinati alle azioni — prima di operare.

Che cosa fa Rino Petino: i mestieri dietro l’azione

Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. I ricavi di Rino Petino nascono da più anime, tutte dentro al mondo della moda e dello sport, ma con logiche diverse:

  • Wholesale (rappresentanza e distribuzione) — l’azienda funge da agenzia di rappresentanza e distributore di marchi nazionali e internazionali sul territorio italiano (e a Malta): nel tempo ha lavorato con nomi come adidas (per decenni, in esclusiva su Puglia e Basilicata), Colmar, Lacoste, il gruppo Oberalp e altri brand di abbigliamento e attrezzatura sportiva. È il mestiere storico che ha fatto conoscere la famiglia Petino.
  • Retail e franchising — gestione diretta di punti vendita mono-marca per conto di marchi terzi (tra cui adidas, Mango, Carpisa, Yamamay), a supporto dei loro progetti di sviluppo territoriale nel Centro e Sud-Est Italia. È la parte più legata alla vendita al consumatore finale (B2C).
  • Distribuzione multicanale e servizi digitali — dal 2016 l’azienda ha investito in digitalizzazione (portali B2B, CRM, gestione dei dati) per servire in modo integrato negozianti e clienti finali.

La chiave per leggere Rino Petino è capire che si tratta di un intermediario specializzato della moda sportiva: non possiede marchi propri di grande scala, ma vive della capacità di distribuire e far vendere bene i marchi di altri, sia all’ingrosso sia nei negozi. È un modello che funziona finché l’azienda mantiene buoni accordi di rappresentanza e una rete di punti vendita efficiente, ma che dipende dalle scelte dei brand-partner: quando un grande marchio decide di internalizzare la distribuzione o di cambiare partner, i ricavi possono spostarsi in fretta.

Lo dimostra la sua stessa storia: per decenni adidas è stato il partner-cardine in alcune regioni, fino all’uscita dalla partnership wholesale con il marchio a inizio anni Venti. L’azienda ha reagito diversificando i marchi distribuiti e i formati di vendita. Per l’azionista questo significa una cosa precisa: il valore non sta in un singolo contratto, ma nella capacità del gruppo di rinnovare di continuo il proprio portafoglio di brand e di canali. È un business di relazioni e di esecuzione commerciale, più che di prodotto proprietario.

Va infine ricordato il profilo dimensionale: parliamo di una realtà regionale-nazionale, radicata nel Sud Italia, con dimensioni da micro-impresa quotata. Non è un colosso del lusso né un retailer globale: è una PMI familiare che ha scelto la Borsa per raccogliere capitali e darsi visibilità. Tenere a mente la scala dell’azienda è essenziale per non confondere il suo titolo con quello di nomi ben più grandi del settore moda.

Che cos’è l’Euronext Growth Milan (EGM)

Ecco il primo concetto-chiave per chi guarda questo titolo: Rino Petino non è quotata sul mercato principale di Borsa Italiana, ma sull’Euronext Growth Milan (EGM, l’ex AIM Italia). È il segmento dedicato alle piccole e medie imprese con potenziale di crescita, pensato per consentire anche a società di dimensioni contenute di raccogliere capitali in Borsa con regole più snelle rispetto al listino principale.

Cosa cambia, in pratica, per l’investitore? Tre cose. La prima è la quantità di informazioni: le società EGM hanno obblighi informativi più leggeri rispetto a quelle del mercato principale, quindi documenti e dati pubblici sono spesso meno numerosi. La seconda è la liquidità: gli scambi sono in genere molto ridotti, perché il flottante (la quota di azioni effettivamente in circolazione) è piccolo. La terza è il profilo di rischio: le PMI in crescita sono per loro natura più fragili e volatili delle grandi aziende mature.

Per Rino Petino tutto questo è amplificato dai numeri della quotazione: al debutto dell’8 agosto 2025 il collocamento ha riguardato una quota molto contenuta del capitale, con un flottante attorno al 10% e una capitalizzazione iniziale dell’ordine di pochi milioni di euro. È, a tutti gli effetti, una micro-cap. Non è un difetto in sé — molte storie di crescita iniziano così — ma è un’informazione che cambia radicalmente il modo in cui un risparmiatore prudente dovrebbe avvicinarsi al titolo, come vedremo nelle sezioni sui rischi e sulla liquidità.

Perché Rino Petino (per ora) non paga dividendi

Veniamo al punto che molti cercano per primo: Rino Petino, a oggi, non ha una storia di dividendi e non comunica una politica di distribuzione consolidata. E non è un caso. La società è quotata da pochissimo — debutto nell’agosto 2025 — e si è rivolta al mercato proprio per raccogliere capitali da reinvestire nella crescita, non per redistribuirli agli azionisti.

È un comportamento del tutto normale per una PMI in fase di sviluppo: i soldi raccolti con la quotazione tipicamente vanno a finanziare nuovi punti vendita, nuovi accordi di distribuzione, l’espansione commerciale. Distribuire una cedola, in questa fase, significherebbe sottrarre risorse alla crescita. Per questo molte società EGM non pagano dividendi per anni dopo lo sbarco in Borsa, e quando iniziano lo fanno con importi contenuti. Su Rino Petino, a oggi, non esiste una serie storica di cedole da mostrare: e per onestà, dove non c’è un dato verificato, in questa scheda non inventiamo numeri.

La conseguenza pratica è semplice e va capita bene: il motore di un eventuale guadagno su questo titolo è quasi interamente la plusvalenza — la speranza che il valore delle azioni salga se l’azienda cresce — non la rendita da cedola. Per chi cerca un flusso periodico di reddito, una micro-cap neo-quotata come questa è il titolo sbagliato. Per capire la differenza tra titoli da dividendo e titoli «da crescita» è utile la guida dividendi o accumulazione: Rino Petino, oggi, appartiene chiaramente alla seconda famiglia, e per giunta nella sua versione più rischiosa.

Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno

Se non c’è dividendo, l’unico modo per guadagnare con Rino Petino è venderla a un prezzo più alto di quello d’acquisto: la differenza è una plusvalenza, tassata al 26%. Su questo titolo, in pratica, tutta la fiscalità rilevante per l’investitore passa di qui.

La buona notizia è che le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli, fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. Questo aspetto è particolarmente importante su un titolo rischioso come una micro-cap: se dovessi venderla in perdita, quella minusvalenza non andrebbe sprecata, ma potrebbe abbattere guadagni futuri su altri titoli (vedi capital gain al 26% e compensazione delle minusvalenze).

In «regime amministrato» è la banca a calcolare e versare l’imposta sulle plusvalenze e a gestire le minusvalenze; in «regime dichiarativo» riporti tutto nel quadro RT. Ricorda infine che, se compri in più momenti a prezzi diversi — frequente su un titolo volatile che si è tentati di mediare — il guadagno si calcola sul costo medio ponderato: tenere traccia dei prezzi di carico è ancora più importante per sapere quanta plusvalenza (o minusvalenza) emergerà alla vendita. Attenzione anche agli eventuali warrant abbinati alle azioni in fase di IPO: hanno una loro fiscalità e un loro ISIN distinto, da trattare separatamente.

Se un giorno arrivasse un dividendo: come si tasserebbe

Immaginiamo che, in futuro, a crescita consolidata, Rino Petino decida di iniziare a distribuire un dividendo. Come si tasserebbe? Esattamente come per qualsiasi azione italiana: con una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dall’intermediario italiano. Non dovresti dichiarare nulla e riceveresti l’importo già netto.

Esempio puramente ipotetico. Se un giorno Rino Petino pagasse un dividendo di 0,10 € su 1.000 azioni, il lordo sarebbe 100 €. La ritenuta del 26% varrebbe 26 €, quindi resterebbero 74 € netti. Oggi, però, questo scenario è del tutto teorico: la società è neo-quotata, non ha una storia di cedole e non comunica una politica di distribuzione. Il numero qui sopra serve solo a spiegare il meccanismo, non descrive alcun dividendo reale annunciato.

Il meccanismo si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo. La ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», quindi è secca e non recuperabile con un’aliquota IRPEF più bassa. Trattandosi di una società italiana (sede e domicilio fiscale a Monopoli), non ci sarebbe alcuna complicazione da doppia imposizione estera: niente ritenute straniere, niente quadro RW, niente crediti d’imposta da recuperare. Per il quadro generale vedi la tassazione dei dividendi. Ma, ripetiamolo, oggi su Rino Petino questa sezione è solo una nozione utile per il futuro.

Rino Petino, PIR e PIR Alternativi: il posto delle micro-cap

Rino Petino può stare in un PIR? Sì, ed è qui che la sua natura di micro-cap italiana diventa rilevante dal punto di vista fiscale. Un Piano Individuale di Risparmio «ordinario» deve investire almeno il 70% in strumenti di imprese italiane, e di quel 70% almeno il 30% in società non incluse nel FTSE MIB e nemmeno nel FTSE Mid Cap. Una piccola società EGM come Rino Petino, lontana anni luce dai grandi panieri, è esattamente il tipo di titolo che riempie quel sotto-vincolo riservato alle imprese più piccole.

C’è di più: proprio le PMI quotate sull’EGM sono il terreno d’elezione dei PIR Alternativi, una variante pensata apposta per convogliare risparmio verso l’economia reale e le piccole imprese non quotate o quotate sui mercati di crescita. I PIR Alternativi hanno tetti di investimento più elevati e vincoli di concentrazione diversi, ma lo stesso beneficio fiscale di fondo: detenuti per almeno 5 anni, esentano dal 26% sui redditi prodotti, comprese le plusvalenze. Per un titolo come questo, dove il guadagno atteso è tutto nella rivalutazione e non nella cedola, l’esenzione sul capital gain è il beneficio che conta davvero.

Attenzione però a non farsi abbagliare dal vantaggio fiscale: il PIR (ordinario o alternativo) rende l’investimento più efficiente dal punto di vista delle imposte, ma non riduce di un centesimo il rischio del titolo, che qui è elevato. Lo strumento ha inoltre regole stringenti: tetti annui e complessivi, il vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici — un vincolo da pesare con cura su un titolo poco liquido, che potrebbe essere difficile da vendere quando serve) e va aperto presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale entro cui una micro-cap come Rino Petino può convivere con altri titoli italiani. Vantaggi e limiti nella guida ai PIR.

Come si compra Rino Petino dall’Italia

Come si compra dall’Italia

Per comprare azioni Rino Petino dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker con accesso all’Euronext Growth Milan: non tutti gli intermediari online danno accesso ai titoli EGM, quindi conviene verificarlo prima. Cerchi il titolo con l’ISIN (IT0005663429, verificandolo aggiornato su Borsa Italiana) e invii un ordine. Su un titolo poco liquido come questo, l’ordine con limite di prezzo è quasi sempre obbligatorio: un ordine «a mercato» rischia di essere eseguito a un prezzo molto lontano da quello che vedi, perché gli scambi sono pochi e lo spread tra denaro e lettera può essere ampio.

Tieni presente anche il lotto minimo di negoziazione: su molti titoli EGM, Rino Petino inclusa, gli ordini si inviano per multipli di un numero minimo di azioni, non per singola azione. Sui costi guarda due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo — qui, per giunta, una micro-cap neo-quotata e poco scambiata.

Il rischio liquidità del segmento growth

Il rischio liquidità è il rischio più importante su un titolo EGM come Rino Petino. Con un flottante minuscolo e scambi ridotti, può essere difficile comprare o — soprattutto — vendere le azioni al prezzo desiderato e nel momento desiderato.

La liquidità è la facilità con cui puoi trasformare un’azione in contanti senza muovere il prezzo. Su una grande azione del FTSE MIB scambi milioni di pezzi al giorno e l’operazione è quasi immediata. Su una micro-cap EGM come Rino Petino, con un flottante intorno al 10% del capitale, può succedere il contrario: in certe giornate gli scambi sono pochissimi, lo spread tra il prezzo in acquisto (denaro) e quello in vendita (lettera) è largo, e un singolo ordine un po’ grande può far oscillare la quotazione in modo brusco.

Le conseguenze pratiche sono due. In acquisto, rischi di pagare un prezzo più alto di quello «giusto» semplicemente perché non ci sono abbastanza venditori. In vendita — il caso più insidioso — potresti non trovare compratori al prezzo che vorresti, ed essere costretto a svendere o ad aspettare. Questo è un punto delicato proprio in combinazione con il PIR: se hai messo il titolo in un PIR per l’esenzione a 5 anni ma poi devi liquidare, la scarsa liquidità può rendere l’uscita lenta o costosa.

La regola operativa che ne deriva è quella già citata: solo ordini con limite, importi contenuti, e la consapevolezza che il prezzo che vedi sullo schermo potrebbe non essere quello a cui riesci davvero a operare. La scarsa liquidità non è un dettaglio tecnico: è una caratteristica strutturale del segmento di crescita, e va messa in conto prima di comprare, non scoperta dopo.

Azione singola o ETF: come decidere il peso

È la domanda che si pone chiunque guardi un titolo come Rino Petino: meglio la singola azione o un fondo/ETF che la contiene insieme a tante altre? Non c’è una risposta universale, e non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dal tuo orizzonte e da quanta concentrazione e rischio sei disposto a sopportare. Possiamo però mettere in fila le differenze che contano.

Con la singola azione scegli esattamente la scommessa su cui puntare — qui, la crescita di una specifica micro-cap pugliese della moda — senza pagare commissioni di gestione annue. In cambio concentri tutto su un solo titolo, neo-quotato e poco liquido: se la storia non decolla, non c’è nulla in portafoglio che compensi, e le perdite possono essere severe. Con un fondo o ETF — per esempio sulle small cap italiane o tramite un PIR diversificato — possiedi una piccola fetta di molte società: rinunci alla scommessa mirata e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma diluisci enormemente il rischio del singolo emittente.

Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una quota satellite — anzi, su una micro-cap EGM, una piccola quota «ad alto rischio» — di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati. Su un titolo come Rino Petino questa logica è quasi obbligata: una posizione contenuta, che puoi permetterti di vedere oscillare bruscamente o restare illiquida, accanto a un nucleo stabile. Per ragionare sul peso e sulla dimensione di un titolo vedi large, mid e small cap; per leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.

I rischi di una micro-cap neo-quotata

Rino Petino è una micro-cap neo-quotata, ad alto rischio. È una piccola società del segmento di crescita, con flottante minuscolo e scambi ridotti: è tra le azioni più rischiose tra quelle trattate in queste schede. Una micro-cap può perdere gran parte del proprio valore con grande rapidità.

I rischi specifici di Rino Petino sono marcati. Il primo è il rischio dimensionale e di liquidità, già descritto: una micro-cap con flottante ridotto è difficile da scambiare e molto volatile. Il secondo è il rischio di concentrazione del business: l’azienda vive di accordi di rappresentanza e gestione di marchi terzi, e la perdita di un partner importante — come già accaduto in passato con la fine della partnership wholesale con un grande brand — può incidere in fretta sui ricavi.

Il terzo è il rischio di settore: la moda e il retail dipendono dai consumi, dalla stagionalità, dalla concorrenza dell’e-commerce e dalle mode che cambiano. Il quarto è il rischio informativo: come tutte le società EGM, Rino Petino ha obblighi di trasparenza più leggeri rispetto alle quotate del mercato principale, quindi per l’investitore è più difficile reperire dati aggiornati e approfonditi. A questo si aggiunge il controllo familiare concentrato, tipico delle PMI quotate, e la presenza di azioni a voto plurimo, che concentrano il potere di voto nelle mani dei soci storici.

Tutti questi fattori si traducono nel rischio più concreto: la possibilità di perdere una quota rilevante del capitale investito, e di non riuscire a uscire facilmente quando lo si desidera. Su una micro-cap neo-quotata non è uno scenario teorico, ma una possibilità reale, da mettere in conto prima di comprare. Per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo vedi large, mid e small cap. La regola di fondo, qui più che mai, è una sola: investi su un titolo come Rino Petino solo la parte di portafoglio che saresti sereno di vedere dimezzata — o peggio — e che non ti serve a breve.

Domande frequenti

Che cosa fa Rino Petino?

È una società italiana della moda e dell’abbigliamento sportivo, con sede a Monopoli (BA). Opera nel wholesale (rappresentanza e distribuzione di marchi come Colmar, Lacoste, il gruppo Oberalp e, storicamente, adidas) e nel retail/franchising (gestione di negozi mono-marca per brand come adidas, Mango, Carpisa, Yamamay).

Rino Petino paga dividendi?

No, a oggi non ha una storia di dividendi né una politica di distribuzione annunciata. È quotata da agosto 2025 e si è rivolta al mercato per raccogliere capitali da reinvestire nella crescita: in questa fase l’eventuale guadagno dipende dalla plusvalenza, non dalla cedola.

Cos'è l'Euronext Growth Milan su cui è quotata Rino Petino?

È il segmento di Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese con potenziale di crescita (ex AIM Italia), con regole più snelle, obblighi informativi più leggeri e titoli generalmente meno liquidi e più rischiosi rispetto al mercato principale.

Come si tassa il guadagno su Rino Petino?

Tramite la plusvalenza: la differenza tra prezzo di vendita e di acquisto è tassata al 26% e può essere compensata con eventuali minusvalenze su altri titoli entro il quarto anno. Essendo una società italiana, non c’è doppia imposizione estera.

Le azioni Rino Petino si possono mettere in un PIR?

Sì. Essendo una micro-cap italiana del segmento EGM, riempie il sotto-vincolo riservato alle imprese più piccole di un PIR ordinario ed è il tipico titolo dei PIR Alternativi. Detenuta 5 anni beneficia dell’esenzione dal 26%, qui rilevante soprattutto sulle plusvalenze. Il PIR però non riduce il rischio, alto, del titolo, e la scarsa liquidità può complicare l’uscita.

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Questa scheda ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria o fiscale, né una raccomandazione o un invito a comprare o vendere il titolo. Non contiene giudizi di valutazione, target di prezzo o segnali operativi. I dati societari e i dividendi sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo: verifica sempre i documenti aggiornati dell’emittente e di Borsa Italiana prima di qualsiasi decisione. Investire in singole azioni comporta rischi elevati, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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