Tra gli investitori si discute spesso se valga la pena inserire le materie prime in un portafoglio. Non producono reddito, sono volatili e hanno lunghe fasi di stagnazione: eppure hanno una caratteristica preziosa che le altre asset class non offrono. Capire quale aiuta a decidere se e quanto inserirle.
Vediamo il loro ruolo, i pro e i contro.
- Le materie prime hanno storicamente bassa correlazione con azioni e obbligazioni.
- Tendono a comportarsi bene proprio quando l’inflazione sorprende al rialzo.
- Non producono reddito (niente cedole o dividendi) e sono molto volatili.
- Il loro ruolo è di diversificazione in quota contenuta, non di crescita.
Il pregio: bassa correlazione
Il valore principale delle materie prime in un portafoglio non è il loro rendimento atteso (modesto sul lunghissimo periodo), ma il loro comportamento diverso rispetto ad azioni e obbligazioni. Tendono a muoversi in modo poco correlato, e talvolta opposto: quando azioni e obbligazioni soffrono per l’inflazione o per shock dell’offerta (si pensi all’energia), le materie prime spesso salgono. Aggiungere un elemento che «zigzaga» rispetto al resto può ridurre le oscillazioni complessive del portafoglio.
La protezione dall'inflazione
È il loro punto di forza più citato. L’inflazione è, in fondo, l’aumento del prezzo dei beni — e le materie prime sono beni. Storicamente, nelle fasi in cui l’inflazione sorprende al rialzo, le commodity tendono a comportarsi meglio degli asset finanziari tradizionali, che invece soffrono. Per questo una piccola allocazione in materie prime è vista da alcuni come una «assicurazione» contro lo scenario — raro ma doloroso — di inflazione persistente.
La protezione dall’inflazione è una tendenza storica, non una legge. Le materie prime possono anche scendere in fasi inflazionistiche, e salire quando l’inflazione è bassa. Vanno viste come un tassello di diversificazione, non come un interruttore anti-inflazione.
I difetti da accettare
Le materie prime hanno tre difetti strutturali. Primo: non producono reddito — niente cedole, niente dividendi, il guadagno arriva solo dal prezzo. Secondo: sono molto volatili, con oscillazioni che possono essere brutali. Terzo: hanno lunghe fasi di stagnazione o ribasso, durante le quali mettono alla prova la pazienza. Chi le inserisce deve farlo con la consapevolezza che il loro ruolo è di diversificazione, non di motore del rendimento.
Quanto e come
Proprio per questi difetti, le materie prime, quando inserite, lo sono in quota contenuta — una componente «satellite» del portafoglio, non un pilastro. Gli strumenti pratici sono gli ETC (per oro e singole commodity), gli ETF sulle azioni dei produttori (esposizione indiretta, più correlata alle borse) e, per i più esperti, gli ETC su panieri diversificati. Sul ruolo dei satelliti e sul dimensionamento, vedi gli approfondimenti sull’allocazione nell’hub Pianificazione finanziaria.
Vale la pena ricordare che molti investitori hanno già un’esposizione indiretta alle materie prime senza saperlo: un ETF azionario mondiale contiene compagnie petrolifere, minerarie ed energetiche, che riflettono in parte l’andamento delle commodity. Per questo, prima di aggiungere una posizione dedicata, conviene chiedersi se non si stia semplicemente duplicando un’esposizione già presente. La domanda giusta non è «le materie prime mi servono?» in astratto, ma «la quota che ho già, attraverso le azioni, è sufficiente o voglio rafforzarla con uno strumento dedicato?».
Errori da evitare
- Inserire materie prime aspettandosi un rendimento elevato: il loro ruolo è diversificare, non crescere.
- Considerare le commodity una garanzia anti-inflazione: è una tendenza storica, non una certezza.
- Sovrappesarle, dimenticando la loro forte volatilità e le lunghe fasi di stagnazione.
- Confondere l’esposizione diretta (ETC) con quella via azioni dei produttori (più correlata alle borse).
Quando conviene farsi seguire
Decidere se e quanto inserire materie prime è una scelta di allocazione che incide sul profilo del portafoglio.
Un professionista può aiutarti a dimensionare la componente in modo coerente con i tuoi obiettivi.
La fiscalità degli investimenti si gioca sui dettagli: aliquote, compensazioni, adempimenti esteri e scadenze si sommano in modo poco visibile. Un professionista può leggere la tua situazione e dirti cosa ottimizzare.
Per l’esposizione all’intera asset class con un solo strumento, vedi la scheda del WisdomTree Broad Commodities ETC (paniere Bloomberg Commodity).
Domande frequenti
Conviene avere materie prime in portafoglio?
Possono avere senso in quota contenuta per la loro bassa correlazione con azioni e obbligazioni e la protezione storica dall’inflazione. Ma non producono reddito e sono volatili: sono un diversificatore, non un motore di crescita.
Le materie prime proteggono dall'inflazione?
Storicamente tendono a comportarsi bene quando l’inflazione sorprende al rialzo, ma non è una garanzia: vanno viste come un tassello di diversificazione.
Come investire in materie prime?
Con ETC (per oro e singole commodity), ETF sulle azioni dei produttori (esposizione indiretta) o ETC su panieri diversificati, sempre in quota contenuta.
Fonti ufficiali
Le regole fiscali cambiano con le leggi di bilancio: verifica sempre la norma vigente nell’anno d’imposta che ti interessa sulle fonti ufficiali.
Contenuto informativo, non sostituisce la consulenza di un professionista abilitato sul tuo caso concreto.