Il social lending (o peer-to-peer lending) promette rendimenti a doppia cifra prestando il proprio denaro direttamente ad altri privati o a piccole imprese, tramite una piattaforma online. È un mondo affascinante ma molto più rischioso di come viene raccontato — e con una tassazione che cambia radicalmente a seconda della piattaforma.
Vediamo come funziona davvero, quali sono i rischi e, soprattutto, come si dichiarano i guadagni.
- Presti denaro tramite una piattaforma e incassi interessi; il rendimento promesso è alto ma non garantito.
- Il rischio principale è il default di chi prende a prestito, oltre a illiquidità e rischio piattaforma.
- Piattaforme italiane regolamentate: ritenuta 26% a titolo d’imposta, fanno da sostituto.
- Piattaforme estere o non autorizzate: interessi in dichiarazione a IRPEF + quadro RW.
Come funziona il social lending
Nel social lending, una piattaforma mette in contatto chi ha denaro da prestare (tu, il prestatore) con chi cerca un finanziamento (privati o piccole imprese). Tu presti somme, spesso frazionate su molti prestiti diversi per diluire il rischio, e in cambio ricevi interessi periodici, di solito più alti di quelli di un conto deposito o di un titolo di Stato. La piattaforma gestisce l’incrocio, la riscossione delle rate e talvolta il recupero crediti, trattenendo una commissione. Il fascino è evidente: rendimenti dichiarati spesso a doppia cifra. Ma quei numeri sono attesi, non garantiti, e nascondono rischi che è bene conoscere prima di versare un euro.
I rischi reali (oltre il rendimento pubblicizzato)
- Rischio di default: chi ha preso a prestito può non restituire. Su prestiti non garantiti, una quota di insolvenze è fisiologica e abbatte il rendimento reale rispetto a quello «pubblicizzato».
- Illiquidità: il capitale è impegnato per la durata dei prestiti. Uscire prima può essere difficile o impossibile, a differenza di un ETF che vendi in Borsa.
- Rischio piattaforma: se la piattaforma stessa fallisce o gestisce male, recuperare i crediti diventa complicato. Non c’è la tutela del Fondo di garanzia dei depositi.
- Assenza di garanzie pubbliche: non è un deposito protetto né un titolo di Stato. È un prestito, con tutto il rischio di credito che comporta.
Il tasso lordo pubblicizzato va sempre depurato di insolvenze, commissioni della piattaforma e tasse. Tra rendimento dichiarato e rendimento effettivamente incassato la distanza può essere ampia: valutare il social lending solo guardando il tasso nominale è l’errore più comune.
La tassazione: dipende dalla piattaforma
È il punto più delicato e meno conosciuto, perché il trattamento fiscale degli interessi cambia completamente a seconda di chi gestisce la piattaforma. La distinzione chiave è tra piattaforme italiane regolamentate ed estere/non autorizzate:
| Tipo di piattaforma | Tassazione degli interessi | A carico tuo |
|---|---|---|
| Italiana regolamentata (intermediario ex art. 106 TUB o istituto di pagamento ex art. 114, vigilato Banca d’Italia) | Ritenuta del 26% a titolo d’imposta | Nulla: la piattaforma fa da sostituto d’imposta |
| Estera o gestore non autorizzato | Interessi al lordo → IRPEF progressiva (Quadro RL) | Dichiarare gli interessi + Quadro RW (monitoraggio) per le piattaforme estere |
| Social lending verso Enti del Terzo Settore | Ritenuta ridotta 12,5% | Nulla, applicata dal portale |
La differenza è enorme: sulle piattaforme italiane regolamentate paghi un 26% secco e non devi fare nulla, perché la piattaforma trattiene e versa per tuo conto. Sulle piattaforme estere, invece, gli interessi ti arrivano al lordo e devi dichiararli tu, dove finiscono tassati con l’aliquota IRPEF del tuo scaglione — che per molti contribuenti è più alta del 26% — oltre all’obbligo di compilare il Quadro RW per il monitoraggio delle attività finanziarie all’estero. Una piattaforma estera «più conveniente» sulla carta può quindi risultare meno vantaggiosa una volta applicata la tassazione progressiva.
A chi può avere senso (e a chi no)
Il social lending non è un sostituto del conto deposito né di un portafoglio di ETF: è un investimento ad alto rischio che, semmai, può avere senso solo come piccola quota satellite di un patrimonio già solido e diversificato, con denaro che puoi permetterti di immobilizzare e, in parte, di perdere. Per chi cerca sicurezza o liquidità è inadatto. Se decidi di provarlo, privilegia piattaforme regolamentate e trasparenti, fraziona molto i prestiti, e tieni conto fin dall’inizio della tassazione: il rendimento che conta è quello netto, dopo insolvenze e tasse. Vista la complessità fiscale, soprattutto con piattaforme estere, vale la pena confrontarsi con un professionista prima di dichiarare.
Errori da evitare
- Valutare il social lending dal tasso lordo pubblicizzato, ignorando insolvenze, commissioni e tasse.
- Trattarlo come un conto deposito: non è protetto dal Fondo di garanzia ed è illiquido.
- Dimenticare il Quadro RW (e l’IRPEF) sugli interessi delle piattaforme estere.
- Concentrare il capitale su pochi prestiti invece di frazionarlo per diluire il rischio di default.
Quando conviene farsi seguire
La tassazione del social lending cambia molto tra piattaforme italiane ed estere: un errore in dichiarazione costa caro.
Un professionista può aiutarti a dichiarare correttamente gli interessi e a compilare il Quadro RW.
La fiscalità degli investimenti si gioca sui dettagli: aliquote, compensazioni, adempimenti esteri e scadenze si sommano in modo poco visibile. Un professionista può leggere la tua situazione e dirti cosa ottimizzare.
Domande frequenti
Come sono tassati gli interessi del social lending?
Sulle piattaforme italiane regolamentate (intermediari ex art. 106 TUB o istituti di pagamento ex art. 114, vigilati da Banca d’Italia) si applica una ritenuta del 26% a titolo d’imposta: la piattaforma fa da sostituto e tu non devi fare nulla. Sulle piattaforme estere o non autorizzate gli interessi vanno dichiarati e sono tassati a IRPEF progressiva.
Devo compilare il Quadro RW per il social lending estero?
Sì: se investi su piattaforme di social lending non residenti in Italia, oltre a dichiarare gli interessi (tassati a IRPEF nel Quadro RL) devi compilare il Quadro RW per il monitoraggio delle attività finanziarie detenute all’estero.
Il social lending è sicuro?
No, è un investimento ad alto rischio: chi prende a prestito può non restituire (default), il capitale è illiquido e non c’è la tutela del Fondo di garanzia dei depositi. Il rendimento pubblicizzato è atteso, non garantito. Semmai può avere senso solo come piccola quota satellite di un patrimonio già diversificato.
Fonti ufficiali
Le regole fiscali cambiano con le leggi di bilancio: verifica sempre la norma vigente nell’anno d’imposta che ti interessa sulle fonti ufficiali.
- Agenzia delle Entrate — dichiarazione e quadri RT/RW
- Banca d'Italia — intermediari finanziari e istituti di pagamento (TUB)
- Normattiva — TUIR (D.P.R. 917/1986)
Contenuto informativo, non sostituisce la consulenza di un professionista abilitato sul tuo caso concreto.
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