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Azioni CrowdFundMe (CFM): cosa fa, dividendi e fiscalità

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Azioni CrowdFundMe (CFM): cosa fa, dividendi e fiscalità
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 14 Giugno 2026

CrowdFundMe (CFM): l’azienda del crowdfunding, dividendi e tasse

CrowdFundMe è una delle principali piattaforme italiane di equity crowdfunding — il meccanismo con cui start-up e PMI raccolgono capitali da una platea di piccoli investitori — ed è stata la prima del suo genere a quotarsi a Piazza Affari. Un caso curioso: un’azienda che organizza il crowdfunding ed è essa stessa, in fondo, una scommessa sul settore. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega che cosa fa, perché non paga dividendi e come si tassa l’eventuale guadagno.

  • Settore: piattaforma di equity crowdfunding (crowdinvesting)
  • Mercato: Euronext Growth Milan (EGM) · micro cap · poco liquido
  • ISIN IT0005353575 · ticker CFM · sede a Milano · in Borsa dal 2019
  • Non paga dividendi → ritenuta italiana del 26% + PIR possibile

Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Borsa Italiana – Euronext Growth Milan (elenco dividendi per ISIN, che non riporta distribuzioni) e CrowdFundMe Investor Relations. Contenuto informativo: non è una raccomandazione di acquisto o vendita.

CrowdFundMe è un caso di scuola affascinante perché vive su due piani contemporaneamente. Da un lato è un’azienda quotata come tante, di cui puoi comprare le azioni in Borsa. Dall’altro il suo mestiere è proprio mettere in contatto chi cerca capitali (start-up e PMI) con chi vuole investirvi: gestisce una piattaforma di equity crowdfunding. In un certo senso, comprare la sua azione è una scommessa sulla crescita dell’intero settore del crowdinvesting italiano.

La usiamo per spiegare concetti validi per molte società giovani e di nicchia: perché un’azienda in crescita spesso non distribuisce dividendi, come si tassa la sola plusvalenza, cosa significa comprare un titolo poco liquido dell’Euronext Growth Milan e quando un PIR può azzerare le imposte. Niente giudizi di valore o target di prezzo: solo gli strumenti per ragionare con la tua testa.

Carta d’identità: CrowdFundMe in breve

DenominazioneCrowdFundMe S.p.A.
TickerCFM (Euronext Growth Milan)
ISINIT0005353575
MercatoEuronext Growth Milan (EGM) – mercato non regolamentato
SettorePiattaforma di equity crowdfunding (crowdinvesting)
StatusPMI innovativa · gestore di portali di crowdfunding
Sede e domicilio fiscaleMilano, Italia
Fondata nel2013 · in Borsa dal 2019 (prima del settore a quotarsi)
DimensioneMicro cap · titolo poco liquido

CrowdFundMe è un’azienda italiana fondata a Milano nel 2013 e oggi classificata come PMI innovativa. Gestisce una piattaforma di equity crowdfunding: in pratica permette a start-up e piccole-medie imprese di raccogliere capitali offrendo quote del proprio capitale a una platea di piccoli investitori privati e professionali, che in cambio diventano soci della società finanziata. È stata la prima piattaforma del settore a quotarsi a Piazza Affari, nel 2019.

Il codice ISIN (IT0005353575) è la «targa» internazionale del titolo: il riferimento da usare nel tuo home banking o nella piattaforma del broker, più affidabile del solo nome. Il prefisso «IT» indica una società italiana, con tassazione semplice e possibile inclusione in un PIR. Da notare il mercato: CrowdFundMe è quotata su Euronext Growth Milan (EGM), il listino delle piccole e medie imprese, con regole più leggere del mercato principale e una liquidità tipicamente ridotta. È un dettaglio che pesa molto sul rischio.

Che cosa fa CrowdFundMe: i mestieri dietro l’azione

Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. I ricavi di CrowdFundMe nascono essenzialmente dall’attività di intermediazione nel crowdinvesting:

  • Commissioni sulle campagne di raccolta — quando una start-up o una PMI lancia una campagna di equity crowdfunding sulla piattaforma e raccoglie capitali, CrowdFundMe trattiene una commissione. È il cuore del modello di business.
  • Servizi alle aziende — supporto e consulenza alle società che vogliono raccogliere capitali, dalla preparazione della campagna alla gestione della comunità di investitori.
  • Sviluppo di nuovi strumenti — il settore del crowdinvesting si è ampliato negli anni (per esempio verso il lending o altre forme di raccolta), e la piattaforma cerca di seguirne l’evoluzione.

La chiave per leggere CrowdFundMe è capire che i suoi ricavi dipendono dal volume di capitali raccolti sulla piattaforma e dal numero di campagne andate a buon fine. È un modello legato a doppio filo alla salute del settore del crowdinvesting: quando aumentano le aziende che cercano capitali e gli investitori disposti a metterli, i ricavi tendono a crescere; nelle fasi di raffreddamento del settore, possono comprimersi.

Trattandosi di una micro cap in un settore ancora relativamente giovane, i numeri in gioco sono piccoli e i risultati possono oscillare parecchio. Per l’azionista questo significa una redditività meno prevedibile rispetto a un’azienda matura e consolidata, e conti che vanno letti con attenzione anno per anno, tenendo d’occhio soprattutto l’andamento delle raccolte sulla piattaforma.

L’angolo: l’azienda del crowdfunding è essa stessa una scommessa

Ecco l’angolo che rende CrowdFundMe un titolo davvero particolare: è un’azienda che organizza il crowdfunding ed è, allo stesso tempo, essa stessa una scommessa sul settore. Comprare le sue azioni significa, in larga parte, prendere posizione sull’idea che il crowdinvesting italiano — la raccolta di capitali da molti piccoli investitori per finanziare start-up e PMI — continui a crescere e a diffondersi.

È una scommessa «meta»: non punti su una singola start-up finanziata sulla piattaforma, ma sulla piattaforma stessa, cioè su chi mette a disposizione gli strumenti per fare crowdfunding. È un modo indiretto per esporsi alla crescita di un fenomeno, simile (con le dovute differenze) a chi, anziché cercare il singolo affare, investe in chi fornisce «i picconi e le pale» a tutti gli altri.

La lezione pratica è che CrowdFundMe va valutata come si valuta un’azienda di servizi finanziari di nicchia: contano i volumi, le commissioni, la capacità di attrarre campagne di qualità e di tenere bassi i costi. La «storia» del crowdfunding è affascinante, ma per l’azionista ciò che conta sono i conti dell’azienda, non l’entusiasmo per il tema.

Non confondere i due piani: la piattaforma e l’azione

È fondamentale non confondere due cose molto diverse. Una è investire tramite la piattaforma di CrowdFundMe: cioè usare il portale per comprare quote di start-up e PMI non quotate. Quest’attività, l’equity crowdfunding vero e proprio, è notoriamente molto rischiosa, perché finanzi aziende giovani che possono fallire, con titoli illiquidi e difficili da rivendere.

L’altra cosa, completamente diversa, è comprare l’azione CrowdFundMe in Borsa: in questo caso non stai finanziando una start-up sulla piattaforma, ma stai diventando socio della società che gestisce la piattaforma. È un’azione quotata a tutti gli effetti, con la sua fiscalità e i suoi rischi di micro cap. Sono due porte d’ingresso al mondo CrowdFundMe completamente distinte, che questa scheda tiene ben separate: qui parliamo solo dell’azione quotata CFM.

Il punto è tutt’altro che accademico, perché confondere i due piani porta a errori di valutazione del rischio. Chi investe in una campagna sulla piattaforma scommette su una singola azienda non quotata, spesso una start-up agli inizi, sapendo che molte di queste falliscono e che rivendere quelle quote è difficile: è un rischio altissimo, concentrato e illiquido. Chi compra l’azione CFM, invece, scommette sulla società che incassa le commissioni su tutte le campagne, qualunque sia il loro esito: è comunque un rischio elevato, ma di natura diversa, perché segue i conti di un’impresa di servizi e non la sorte di una singola start-up. Tenere ben distinti questi due profili è il primo passo per capire che cosa si sta davvero comprando.

Perché CrowdFundMe non paga dividendi

Da qui discende il punto più importante per chi guarda il titolo: ad oggi CrowdFundMe non paga dividendi, e l’elenco di Borsa Italiana non riporta distribuzioni. È il comportamento tipico di un’azienda giovane e in crescita in un settore ancora in sviluppo: le risorse servono a far crescere la piattaforma, ad ampliare i servizi e a consolidare la posizione di mercato, più che a essere restituite agli azionisti sotto forma di cedola.

Questo è un punto che molti investitori alle prime armi fraintendono: cercare in un titolo come questo una rendita da dividendo è un errore di impostazione. Qui, almeno per ora, il motore di un eventuale guadagno è interamente la plusvalenza, cioè la speranza che il titolo si rivaluti se il piano di crescita e il settore del crowdinvesting andranno bene. È una scommessa, non una cedola garantita.

Per chi cerca una rendita periodica, quindi, CrowdFundMe oggi non è il titolo adatto. Le società in crescita possono iniziare a distribuire dividendi più avanti, una volta consolidata la redditività, ma non è qualcosa che si possa dare per scontato. Per capire la differenza tra titoli da dividendo e titoli «da crescita» è utile la guida dividendi o accumulazione.

Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno

Se non c’è dividendo, l’unico modo per guadagnare con CrowdFundMe è venderla a un prezzo più alto di quello d’acquisto: la differenza è una plusvalenza, tassata al 26%. Su questo titolo, in pratica, tutta la fiscalità rilevante per l’investitore passa di qui.

Le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli, fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. È un aspetto importante su una micro cap volatile: se dovessi venderla in perdita, quella minusvalenza non andrebbe sprecata, ma potrebbe abbattere guadagni futuri su altri titoli (vedi capital gain al 26% e compensazione delle minusvalenze).

In «regime amministrato» è la banca a calcolare e versare l’imposta e a gestire le minusvalenze; in «regime dichiarativo» riporti tutto nel quadro RT. Se compri in più momenti a prezzi diversi, il guadagno si calcola sul costo medio ponderato: su un titolo poco liquido, dove anche un piccolo ordine può muovere il prezzo, tenere traccia dei prezzi di carico è ancora più importante.

Se un giorno arrivasse un dividendo: come si tasserebbe

Immaginiamo che, una volta consolidata la redditività, CrowdFundMe decida un giorno di distribuire un dividendo. Come si tasserebbe? Esattamente come per qualsiasi azione italiana: con una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dall’intermediario italiano. Non dovresti dichiarare nulla e riceveresti l’importo già netto.

Esempio ipotetico. Se un giorno CrowdFundMe pagasse un dividendo di 0,10 € su 1.000 azioni, il lordo sarebbe 100 €. La ritenuta del 26% varrebbe 26 €, quindi resterebbero 74 € netti. Oggi, però, questo scenario è puramente teorico: l’azienda non distribuisce nulla.

Il meccanismo si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo. La ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», quindi è secca e non recuperabile con un’aliquota IRPEF più bassa. Trattandosi di una società italiana, non ci sarebbe alcuna complicazione da doppia imposizione estera. Per il quadro generale vedi la tassazione dei dividendi. Ma, ripetiamolo, oggi su CrowdFundMe questa sezione è solo una nozione utile per il futuro.

CrowdFundMe dentro un PIR: il sotto-vincolo delle PMI

CrowdFundMe può stare in un PIR? Sì, ed è qui che la sua natura di micro cap italiana diventa un possibile vantaggio fiscale. Un Piano Individuale di Risparmio «ordinario» deve investire almeno il 70% in strumenti di imprese italiane, e di quel 70% almeno il 30% in società non incluse nel FTSE MIB. Una società quotata su EGM come CrowdFundMe è esattamente il tipo di titolo che riempie quel sotto-vincolo riservato alle aziende più piccole; rientra anche tra i target tipici dei cosiddetti «PIR Alternativi».

Il vantaggio del PIR è particolarmente calzante per un titolo come questo: poiché qui il risultato atteso è tutto nella plusvalenza (non nel dividendo, oggi assente), l’esenzione dal 26% sul capital gain dopo 5 anni è il beneficio più rilevante. Se la scommessa sulla crescita pagasse, l’esenzione fiscale sulla rivalutazione potrebbe valere molto. Attenzione però: il PIR rende l’investimento più efficiente dal punto di vista fiscale, ma non riduce di un centesimo il rischio del titolo, che qui è elevato.

Lo strumento ha regole stringenti: tetti annui e complessivi agli importi, il vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici) e va aperto presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale entro cui CrowdFundMe può convivere con altri titoli italiani. Vantaggi e limiti nella guida ai PIR.

Come si compra CrowdFundMe dall’Italia

Come si compra dall’Italia

Per comprare azioni CrowdFundMe dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker con accesso a Euronext Growth Milan (la gran parte lo offre, ma verifica che il tuo intermediario tratti i titoli EGM). Cerchi il titolo con il codice ISIN IT0005353575 o il ticker CFM e invii un ordine. Attenzione a non confondere l’acquisto dell’azione quotata con l’investimento in una campagna sulla piattaforma: sono due cose diverse. Su una micro cap poco scambiata, l’ordine «con limite» è quasi sempre la scelta più prudente.

Sui costi guarda due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). E tieni presente lo «spread» tra prezzo di acquisto e di vendita: su un titolo illiquido può essere ampio, ed è un costo nascosto quando entri ed esci dalla posizione.

Azione singola o ETF: come decidere il peso

È la domanda che si pone chiunque guardi un titolo come CrowdFundMe: meglio la singola azione o un ETF che la contiene insieme a tante altre? Non c’è una risposta universale, e non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dal tuo orizzonte e da quanta concentrazione e rischio sei disposto a sopportare. Possiamo però mettere in fila le differenze che contano.

Con la singola azione scegli esattamente la scommessa — qui, il settore del crowdinvesting italiano — senza pagare commissioni di gestione annue. In cambio concentri tutto su un solo titolo, per di più una micro cap illiquida: se l’azienda va male, non c’è nulla in portafoglio che compensi. Con un ETF — per esempio sul settore tecnologico/finanziario o sull’intero mercato — possiedi una piccola fetta di molte società: rinunci alla scommessa mirata e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma diluisci il rischio del singolo emittente.

Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una piccola quota satellite ad alto rischio di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati: una posizione contenuta, che puoi permetterti di vedere oscillare bruscamente. Per ragionare sul peso e sulla dimensione di un titolo vedi large, mid e small cap; per leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.

I rischi di una micro cap del fintech

CrowdFundMe è una micro cap del fintech sull’Euronext Growth Milan, ad alto rischio e poco liquida. È una società giovane in un settore ancora in sviluppo: gli scambi sono ridotti, lo spread tra acquisto e vendita può essere ampio e il prezzo reagisce in modo brusco alle notizie. Comprare una sola azione non è diversificare.

I rischi specifici di CrowdFundMe sono marcati. Il primo è la dipendenza dal settore: i ricavi sono legati ai volumi di raccolta sulla piattaforma, e un raffreddamento del crowdinvesting italiano si tradurrebbe direttamente in meno commissioni. Il secondo è la scarsa liquidità tipica di EGM: gli scambi possono essere così rari che vendere quando vuoi, e al prezzo che vorresti, non è garantito.

Il terzo è il rischio competitivo e regolatorio: il crowdfunding è un settore in evoluzione, con altri operatori e con regole europee e nazionali che cambiano nel tempo e possono influenzare il modello di business. Il quarto è la dimensione: una micro cap ha meno risorse, meno diversificazione interna e una maggiore sensibilità a singole vicende aziendali rispetto a una grande società.

Tutti questi fattori si traducono nel rischio più concreto: la possibilità di perdere una quota rilevante del capitale investito. Su una micro cap illiquida del fintech non è uno scenario teorico. Per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo vedi large, mid e small cap. La regola di fondo, qui più che mai, è una sola: investi su CrowdFundMe solo la parte di portafoglio che saresti sereno di vedere oscillare bruscamente o perdere.

Domande frequenti

Che cosa fa CrowdFundMe?

È una società italiana fondata nel 2013 e quotata su Euronext Growth Milan dal 2019. Gestisce una piattaforma di equity crowdfunding, che permette a start-up e PMI di raccogliere capitali da una platea di piccoli investitori. È stata la prima piattaforma del settore a quotarsi a Piazza Affari.

Comprare azioni CrowdFundMe equivale a investire nelle start-up della piattaforma?

No. Comprare l’azione CFM in Borsa significa diventare socio della società che gestisce la piattaforma. Investire in una campagna sulla piattaforma, invece, significa comprare quote di una singola start-up non quotata: sono due cose diverse, con rischi e fiscalità distinti.

CrowdFundMe paga dividendi?

No. L’elenco di Borsa Italiana non riporta distribuzioni: è il comportamento tipico di un’azienda giovane in un settore in crescita, che reinveste i capitali. Oggi l’eventuale guadagno passa solo dalla rivalutazione del titolo.

Come si tassa il guadagno su CrowdFundMe?

Tramite la plusvalenza: la differenza tra prezzo di vendita e di acquisto è tassata al 26% e può essere compensata con eventuali minusvalenze su altri titoli. Essendo una società italiana, non c’è doppia imposizione estera.

Le azioni CrowdFundMe si possono mettere in un PIR?

Sì. Essendo una micro cap italiana fuori dal FTSE MIB, riempie il sotto-vincolo del 30% di un PIR ordinario ed è un target tipico dei PIR Alternativi. Detenuta 5 anni beneficia dell’esenzione fiscale, qui rilevante soprattutto sulle plusvalenze. Il PIR però non riduce il rischio, elevato, del titolo.

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Questa scheda ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria o fiscale, né una raccomandazione o un invito a comprare o vendere il titolo. Non contiene giudizi di valutazione, target di prezzo o segnali operativi. I dati societari e i dividendi sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo: verifica sempre i documenti aggiornati dell’emittente e di Borsa Italiana prima di qualsiasi decisione. Investire in singole azioni comporta rischi elevati, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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Avvertenza: i contenuti di Fisco Investimenti hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa. L’autore è un praticante commercialista in formazione, non iscritto all’albo: i contenuti non costituiscono consulenza professionale. Per decisioni operative su casi specifici rivolgersi a un professionista abilitato.