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Azioni High Quality Food (HQF): cosa fa, dividendi e fiscalità

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Azioni High Quality Food (HQF): cosa fa, dividendi e fiscalità
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 14 Giugno 2026

High Quality Food (HQF): filiera del food per la ristorazione, dividendi e fisco

High Quality Food è un operatore della filiera agro-alimentare di qualità: produce, trasforma e distribuisce prodotti food, soprattutto per il canale della ristorazione (Ho.Re.Ca.). È un giovane titolo dell’Euronext Growth Milan, il mercato delle PMI, quotato dal 2022. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega che cosa fa l’azienda, perché una quotazione recente porta più incertezza, come si tassano plusvalenza e cedola, e quali rischi porta con sé un titolo del listino Growth.

  • Settore: filiera agro-alimentare di qualità (Ho.Re.Ca.)
  • Mercato: Euronext Growth Milan (EGM), non regolamentato
  • ISIN IT0005450694 · ticker HQF · in Borsa dal 2022
  • Sede in Italia → ritenuta 26% + accesso ai PIR

Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Borsa Italiana – Euronext Growth Milan e High Quality Food Investor Relations. Contenuto informativo: non è una raccomandazione di acquisto o vendita.

High Quality Food è un caso utile per imparare a leggere una matricola della Borsa: una società arrivata sul mercato di recente (la quotazione è del 2022), piccola e in una fase ancora iniziale come public company. L’azienda opera lungo la filiera del cibo di qualità — dalla produzione alla trasformazione alla distribuzione — con un’attenzione particolare al canale della ristorazione, l’Ho.Re.Ca. (alberghi, ristoranti, catering). È quotata sull’Euronext Growth Milan, il listino dedicato alle PMI.

Useremo High Quality Food come caso di scuola per due cose: capire perché una IPO recente richiede più cautela (storia breve, pochi dati, base di azionisti ancora in formazione) e affrontare onestamente la situazione di un titolo che oggi non si caratterizza per il dividendo. In questi casi la fiscalità più rilevante è quella della plusvalenza, e il PIR diventa lo strumento da conoscere. Niente giudizi di valore o target di prezzo: solo gli strumenti per ragionare con la tua testa.

Carta d’identità: HQF in breve

DenominazioneHigh Quality Food S.p.A.
TickerHQF (Euronext Growth Milan)
ISINIT0005450694
MercatoEuronext Growth Milan (EGM) – mercato non regolamentato
IndiceFTSE Italia Growth
SettoreFiliera agro-alimentare di qualità (produzione, trasformazione, distribuzione)
Sede e domicilio fiscaleItalia
In Borsa dal2022 (quotazione su Euronext Growth Milan)
Profilo dividendoTitolo giovane, orientato alla crescita; cedola non ricorrente

High Quality Food è un gruppo del settore agro-industriale di qualità, costruito attorno all’idea di integrare lungo un’unica filiera la produzione, la trasformazione e la commercializzazione di prodotti alimentari. Il suo mercato di sbocco principale è il canale Ho.Re.Ca. (hotel, ristoranti, catering), in Italia e all’estero, con un’offerta che spazia su molte categorie di prodotto. È quotata dal 2022 sull’Euronext Growth Milan, il listino dedicato alle PMI: una matricola recente, ancora in fase di costruzione del proprio percorso in Borsa.

Il codice ISIN (IT0005450694) è la «targa» internazionale del titolo: è il riferimento da usare nel tuo home banking o nella piattaforma del broker, più affidabile del solo nome. Il prefisso «IT» ti dice subito una cosa che pesa sulla fiscalità: è una società italiana, con la tassazione semplice e il possibile accesso al PIR che vedremo.

Che cosa fa High Quality Food: i mestieri dietro l’azione

Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. I ricavi di High Quality Food nascono dalla filiera del cibo di qualità, con un modello che cerca di presidiare più passaggi:

  • Produzione e trasformazione — l’azienda lavora prodotti alimentari lungo la filiera, puntando su un posizionamento di qualità e, nelle sue dichiarazioni, su sostenibilità ed economia circolare.
  • Ampia gamma di prodotti food — l’offerta abbraccia diverse categorie alimentari (dai salumi e formaggi all’ittico, dai prodotti freschi a pasta, conserve, oli e condimenti), pensate per le esigenze della ristorazione.
  • Distribuzione al canale Ho.Re.Ca. — il cliente tipico è l’operatore della ristorazione (alberghi, ristoranti, catering), servito con prodotti e, in alcuni casi, materiali di consumo e soluzioni per il confezionamento.

La logica di un modello così è presidiare più anelli della catena del valore: chi controlla produzione, trasformazione e distribuzione punta a margini migliori e a un rapporto più diretto con il cliente finale. Il rovescio della medaglia è la complessità gestionale: integrare attività diverse richiede capacità organizzativa e capitali, e per una società ancora giovane è una sfida impegnativa.

Il canale Ho.Re.Ca., inoltre, è legato all’andamento dei consumi fuori casa e del turismo: un settore che può crescere bene in fasi favorevoli, ma che soffre molto in fasi di crisi o, come si è visto durante la pandemia, di chiusure. Per l’investitore, capire che HQF è un’azienda di filiera rivolta alla ristorazione — e non un produttore di marchi di largo consumo venduti al supermercato — è essenziale per leggerne correttamente conti e prospettive.

Una matricola recente: perché serve cautela

Ecco un angolo importante per questo titolo: HQF è una matricola recente, quotata solo dal 2022. È una caratteristica che cambia il modo in cui un investitore prudente dovrebbe guardarla, e che vale per qualsiasi azienda da poco arrivata in Borsa.

Una società quotata da poco ha, per definizione, una storia breve come public company: pochi bilanci da analizzare con il pubblico, una base di azionisti ancora in formazione, meno «track record» di come il management si comporta nei confronti del mercato e degli azionisti di minoranza. Spesso, inoltre, una parte importante del capitale resta in mano ai soci fondatori: il flottante — cioè la quota di azioni effettivamente scambiabili sul mercato — può essere ridotto, con effetti sulla liquidità e sulla volatilità del titolo.

Per l’investitore la lezione è che una IPO recente non è né un bene né un male in sé: semplicemente, richiede più cautela e più studio. Con meno dati storici a disposizione, è più difficile valutare la solidità e la ripetibilità dei risultati, e conviene dare più peso alla qualità del progetto industriale e dei conti che alla «storia» della quotazione. È il classico caso in cui la prudenza e il dimensionamento contenuto della posizione contano più che altrove.

C’è anche un aspetto pratico legato alla quotazione su un mercato per PMI come l’EGM: il prezzo di collocamento in fase di IPO non è una garanzia di valore. Molte matricole, nei mesi e negli anni successivi allo sbarco in Borsa, si muovono parecchio rispetto al prezzo iniziale, in un senso o nell’altro, man mano che il mercato «impara» a conoscere l’azienda e a metterne alla prova i risultati. Per chi investe, questo significa che il momento dell’acquisto e l’orizzonte temporale contano molto: comprare una matricola pensando di rivenderla subito in guadagno è un atteggiamento speculativo, ben diverso dall’accompagnarne lo sviluppo su più anni accettandone le incognite.

Dividendo: un titolo giovane, orientato alla crescita

Veniamo al dividendo, con la consueta onestà: High Quality Food è una società giovane e orientata alla crescita, e non si caratterizza per la distribuzione di una cedola regolare. È tipico di una matricola: un’azienda da poco quotata e in fase di sviluppo tende a trattenere le risorse per investirle nel proprio progetto, più che a distribuirle agli azionisti. Per questo qui non costruiamo una «storia dei dividendi»: non c’è una serie ricorrente e affidabile da mettere in fila, e inventarla sarebbe scorretto.

Per chi investe, il messaggio è chiaro: da un titolo come questo non bisogna aspettarsi una rendita. Chi cerca cedole stabili guarda altrove; chi guarda a HQF lo fa — consapevolmente — scommettendo sulla possibile crescita del business e su un’eventuale rivalutazione del prezzo nel tempo, accettando l’incertezza tipica di una piccola azienda da poco quotata. In generale, un dividendo azionario non è mai un obbligo contrattuale: dipende dagli utili e dalle decisioni del consiglio, e su una matricola può mancare del tutto.

Per inquadrare la differenza tra puntare sulle cedole e puntare sulla crescita del capitale, è utile la guida dividendi o accumulazione: HQF appartiene chiaramente alla seconda famiglia, quella dei titoli in cui il «succo» dell’investimento sta nell’eventuale rivalutazione, non nella rendita periodica. Va inquadrata così, accettando che quel guadagno possa anche non arrivare e che, nel frattempo, non ci sia una cedola a «pagare l’attesa».

Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno

Poiché su un titolo come HQF il risultato atteso è soprattutto la rivalutazione del prezzo, è qui che si gioca la partita fiscale più importante. Se un giorno vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è una plusvalenza e viene tassata al 26%.

La buona notizia è che le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli, fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. Se usi un broker in «regime amministrato» è la banca a fare tutti i calcoli e i versamenti per te; in «regime dichiarativo» devi riportare tutto nel quadro RT della dichiarazione. I dettagli e gli esempi sono in guida al capital gain al 26% e in compensazione delle minusvalenze.

Esempio. Compri 2.000 azioni a 1,00 € (2.000 €) e dopo qualche anno le vendi a 1,30 € (2.600 €): la plusvalenza è 600 €. L’imposta del 26% vale 156 €, quindi il guadagno netto è 444 €. Se avessi minusvalenze pregresse ancora in compensazione, potresti usarle per abbattere quei 600 € imponibili. I prezzi sono inventati a scopo puramente illustrativo.

Ricorda infine che, se compri in più momenti a prezzi diversi, il guadagno (o la perdita) si calcola sul costo medio ponderato: tieni traccia dei prezzi di carico, perché determinano quanta plusvalenza (e quindi quanta tassa) emergerà alla vendita. Su un titolo di crescita come questo è questa la voce fiscale da tenere d’occhio, più di quella del dividendo.

Come si tassa il dividendo, se e quando arriva

E se un dividendo, in futuro, venisse distribuito? La regola è quella di qualsiasi azione italiana. Trattandosi di una società italiana, l’eventuale dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconterebbe una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker: riceveresti l’importo già netto, senza dover dichiarare nulla.

Il meccanismo si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato. È un’imposta «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», quindi non la recuperi nemmeno con un’aliquota IRPEF più bassa: il 26% è secco, uguale per tutti. Essendo HQF una società italiana, non c’è alcun problema di doppia imposizione estera. Per il quadro completo vedi la tassazione dei dividendi. Resta inteso, però, che oggi il dividendo non è la cifra di questo titolo: è un’ipotesi futura, non una caratteristica attuale dell’investimento.

HQF dentro un PIR: l’angolo delle PMI

HQF e i PIR: qui l’angolo fiscale è forte. High Quality Food è una PMI italiana quotata sull’Euronext Growth Milan, fuori dal FTSE MIB: è esattamente il tipo di società che i Piani Individuali di Risparmio cercano. Un PIR «ordinario» deve investire almeno il 70% in imprese italiane, e di quel 70% almeno il 30% in società non incluse nel FTSE MIB: HQF può rientrare proprio in quel sotto-vincolo più difficile da riempire. Esistono inoltre i PIR Alternativi (o PIR PMI), pensati apposta per le piccole e medie imprese come quelle dell’EGM.

Il vantaggio del PIR è particolarmente adatto a un titolo come questo: se mantieni l’investimento per almeno 5 anni, le plusvalenze e i dividendi sono esenti da imposta. Su un titolo di crescita, dove il risultato atteso è soprattutto la rivalutazione del prezzo, l’esenzione del 26% sulla plusvalenza può valere molto. Resta valido il principio di buon senso: il PIR è un’agevolazione fiscale, non protegge dal rischio di mercato, che su una matricola PMI è reale.

Lo strumento ha però regole stringenti: tetti annui e complessivi agli importi, il vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici), e va aperto presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale entro cui HQF può convivere con altri titoli italiani. Vantaggi e limiti nella guida ai PIR.

Come si compra HQF dall’Italia

Come si compra dall’Italia

Per comprare azioni HQF dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker con accesso all’Euronext Growth Milan (lo offre gran parte degli intermediari, ma verifica: non è scontato come per le big del FTSE MIB). Cerchi il titolo con l’ISIN IT0005450694 o il ticker HQF e invii un ordine.

Su un titolo EGM, poco scambiato, l’ordine con limite di prezzo è spesso più prudente di quello «a mercato»: fissa il prezzo massimo che sei disposto a pagare ed evita brutte sorprese quando gli scambi sono pochi. Sui costi guarda due voci: le commissioni di negoziazione e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo, per giunta una matricola su un mercato a liquidità ridotta: ne parliamo qui sotto.

Azione singola o ETF: come decidere il peso

È la domanda che si pone chiunque guardi un titolo come HQF: meglio la singola azione o un ETF che la contiene insieme a tante altre? Non c’è una risposta universale, e non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dal tuo orizzonte e da quanta concentrazione sei disposto a sopportare. Possiamo però mettere in fila le differenze che contano.

Con la singola azione scegli esattamente l’azienda su cui puntare — qui, una scommessa mirata su una giovane società della filiera food — e non paghi commissioni di gestione annue. In cambio concentri tutto su un solo titolo, per giunta una matricola: se HQF attraversa una fase difficile, non c’è nulla in portafoglio che compensi. Con un ETF — per esempio sui beni di consumo, sull’agroalimentare o sull’intero mercato — possiedi una piccola fetta di molte società: rinunci alla scommessa mirata e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma ottieni diversificazione automatica.

Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una piccola quota satellite di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati: una posizione contenuta, di cui conosci bene rischi e fiscalità, accanto a un nucleo più stabile. Su una matricola, «contenuta» è la parola chiave. Per ragionare sul peso vedi large, mid e small cap; per leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.

I rischi di una matricola EGM

Matricola su mercato non regolamentato. HQF è una piccola società quotata da poco su un listino pensato per le PMI: storia breve, liquidità bassa, flottante ridotto, informativa meno fitta rispetto al mercato principale, e nessun dividendo ricorrente. Comprare una sola azione, per giunta su un mercato così, non è diversificare.

Il primo rischio specifico è quello della IPO recente: una storia breve come public company, pochi bilanci pubblici da analizzare e una base di azionisti ancora in formazione rendono più difficile valutare la solidità dei risultati. Il secondo è il mercato EGM: un sistema multilaterale di negoziazione con obblighi informativi più leggeri, pochi analisti e scambi sottili; quando vorrai vendere potresti trovare meno compratori, con uno spread più ampio e movimenti di prezzo più bruschi.

Il terzo è il legame con la ristorazione: il canale Ho.Re.Ca. dipende dai consumi fuori casa e dal turismo, e soffre in fasi di crisi o di chiusure. Il quarto è la complessità della filiera integrata: presidiare produzione, trasformazione e distribuzione richiede capitali e capacità gestionale, e per una piccola azienda giovane è una sfida impegnativa, spesso accompagnata dall’uso del debito. Il quinto è la dimensione contenuta: pochi cuscinetti per assorbire un anno difficile.

Tutti questi fattori si sommano al rischio più banale ma più importante: quello di prezzo. Il valore di un’azione oscilla ogni giorno e può restare sotto il prezzo d’acquisto per anni, e su una matricola EGM le oscillazioni tendono a essere più ampie che su una blue chip. Per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo vedi large, mid e small cap. La regola di fondo resta una: una posizione su HQF va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse valore.

Domande frequenti

Che cosa fa High Quality Food?

È un gruppo della filiera agro-alimentare di qualità che integra produzione, trasformazione e distribuzione di prodotti food, con focus sul canale della ristorazione (Ho.Re.Ca.). È quotata sull’EGM dal 2022.

High Quality Food paga dividendi?

È un titolo giovane e orientato alla crescita: non si caratterizza per una cedola regolare, perché una matricola in sviluppo tende a reinvestire le risorse. Non aspettarti una rendita da questo titolo.

Come si guadagna su HQF?

L’eventuale guadagno arriva soprattutto dalla rivalutazione del prezzo: la plusvalenza (differenza tra prezzo di vendita e di acquisto) è tassata al 26% e può essere compensata con minusvalenze pregresse. È la voce fiscale più rilevante per un titolo di crescita.

Le azioni HQF si possono mettere in un PIR?

Sì, ed è un caso adatto: essendo una PMI italiana dell’EGM, fuori dal FTSE MIB, rientra nel sotto-vincolo del 30% di un PIR ordinario e nei PIR Alternativi (PIR PMI). Detenuta 5 anni, l’eventuale plusvalenza è esente da imposta.

Perché una IPO recente come HQF richiede più cautela?

Perché ha una storia breve come società quotata: pochi bilanci pubblici, base di azionisti in formazione, spesso flottante ridotto. Con meno dati storici è più difficile valutarne la solidità, e conviene una posizione contenuta.

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Questa scheda ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria o fiscale, né una raccomandazione o un invito a comprare o vendere il titolo. Non contiene giudizi di valutazione, target di prezzo o segnali operativi. I dati societari e i dividendi sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo: verifica sempre i documenti aggiornati dell’emittente e di Borsa Italiana prima di qualsiasi decisione. Investire in singole azioni comporta rischi elevati, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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