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Azioni Masi Agricola (MASI): cosa fa, dividendi e fiscalità

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Azioni Masi Agricola (MASI): cosa fa, dividendi e fiscalità
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 14 Giugno 2026

Masi Agricola (MASI): il brand del vino in Borsa, dividendi e fisco

Masi Agricola è uno dei nomi più storici del vino italiano quotati in Borsa: il marchio dell’Amarone e della Valpolicella legato alla famiglia Boscaini. È un titolo dell’Euronext Growth Milan, il mercato delle PMI. Questa scheda non ti dice se comprarlo: ti spiega che cosa fa l’azienda, com’è fatta la sua storia di dividendi (irregolare e con interruzioni), come viene tassata e quali rischi porta con sé un titolo del listino Growth.

  • Settore: vino · cantina storica (Amarone, Valpolicella)
  • Mercato: Euronext Growth Milan (EGM), non regolamentato
  • ISIN IT0004125677 · ticker MASI
  • Sede in Veneto → ritenuta 26% + accesso ai PIR

Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Borsa Italiana – Euronext Growth Milan (elenco dividendi per ISIN) e Masi Agricola Investor Relations. Contenuto informativo: non è una raccomandazione di acquisto o vendita.

Masi Agricola è un caso interessante per chi vuole imparare a leggere un’azione: un brand storico, conosciuto da chiunque ami il vino italiano — l’Amarone della Valpolicella — ma quotato non sul listino principale, bensì sull’Euronext Growth Milan, il mercato dedicato alle piccole e medie imprese. La forza del marchio e la dimensione contenuta dell’azienda convivono in un unico titolo, e capire questa combinazione è la chiave per non leggerlo in modo ingenuo.

Useremo Masi anche come caso di scuola per spiegare un concetto che vale per molte PMI quotate: come si legge una storia di dividendi irregolare e con interruzioni, senza inventare regolarità che non ci sono. E parleremo, come sempre, di fiscalità del dividendo, plusvalenza, PIR e dei rischi tipici del mercato Growth. Niente giudizi di valore o target di prezzo: solo gli strumenti per ragionare con la tua testa.

Carta d’identità: Masi in breve

DenominazioneMasi Agricola S.p.A.
TickerMASI (Euronext Growth Milan)
ISINIT0004125677
MercatoEuronext Growth Milan (EGM) – mercato non regolamentato
IndiceFTSE Italia Growth
SettoreVino – cantina storica (Amarone, Valpolicella, Ripasso)
Sede e domicilio fiscaleGargagnago di Valpolicella (Verona), Italia
Azionisti di riferimentoFamiglia Boscaini
In Borsa dal2015 (quotazione su AIM Italia, oggi EGM)

Masi Agricola è una delle cantine più conosciute del Veneto: il suo nome è legato all’Amarone della Valpolicella e alla tecnica dell’appassimento delle uve, una tradizione secolare che l’azienda ha contribuito a portare nel mondo. È controllata dalla famiglia Boscaini, che ne guida lo sviluppo da generazioni. Dal 2015 è quotata, ma — ed è un punto da tenere a mente — non sul mercato principale: le sue azioni si scambiano sull’Euronext Growth Milan, il listino dedicato alle PMI, con tutte le conseguenze di liquidità e rischio che vedremo.

Il codice ISIN (IT0004125677) è la «targa» internazionale del titolo: è il riferimento da usare nel tuo home banking o nella piattaforma del broker, più affidabile del solo nome. Il prefisso «IT» ti dice subito una cosa che pesa sulla fiscalità: è una società italiana, con tutto ciò che ne consegue in termini di tassazione semplice del dividendo e di possibile accesso al PIR.

Che cosa fa Masi Agricola: i mestieri dietro l’azione

Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. I ricavi di Masi Agricola nascono essenzialmente dalla produzione e dalla vendita di vino di qualità, con alcune caratteristiche che vale la pena conoscere:

  • Vini di fascia alta — il cuore del business: Amarone, Ripasso, Valpolicella e altri vini premium, venduti con un posizionamento di prezzo elevato. La marginalità dipende molto dalla capacità di mantenere alto il valore percepito del marchio.
  • Export — una quota molto rilevante delle vendite avviene fuori Italia, in particolare verso mercati dove il vino italiano di pregio è apprezzato. Questo espone l’azienda al cambio, ai dazi e all’andamento dei consumi internazionali.
  • Tenute e ospitalità — oltre alla produzione, Masi valorizza il legame con il territorio attraverso le tenute, l’enoturismo e attività legate all’esperienza del marchio.

Il vino è un prodotto agricolo: i risultati dipendono dalle annate, dal clima, dal costo delle materie prime (vetro, tappi, trasporti) e dall’andamento dei consumi, che possono cambiare con le mode e con il ciclo economico. Per un’azienda di fascia alta come Masi conta moltissimo la capacità di difendere il proprio posizionamento di prezzo: se il marchio resta forte, i margini si difendono; se i consumi premium rallentano, anche un brand storico può soffrire.

Un dato che emerge guardando i bilanci recenti — senza entrare nei numeri puntuali, che cambiano ogni anno — è che la redditività di Masi può variare parecchio da un esercizio all’altro: è tipico di un’azienda di nicchia, in cui i volumi sono relativamente contenuti e ogni fattore (cambio, costi, andamento di un singolo mercato) pesa di più. Per l’investitore significa che il titolo va letto su orizzonti lunghi, guardando alla solidità del marchio più che al singolo trimestre.

Il valore (e i limiti) di un brand

Ecco l’angolo che rende Masi diversa da molte altre PMI quotate: il brand. Pochi titoli dell’Euronext Growth Milan hanno alle spalle un marchio così riconosciuto dal grande pubblico. Per un investitore questo è affascinante, ma proprio per questo va maneggiato con prudenza: la notorietà di un vino non coincide automaticamente con un buon investimento azionario.

Il valore di un brand sta nella capacità di vendere a prezzi più alti della concorrenza e di fidelizzare i clienti: in questo Masi ha una posizione forte, costruita in decenni. Il limite è che un marchio, per quanto prestigioso, non protegge da tutto: non mette al riparo da un’annata difficile, da un calo dei consumi di vino, da un cambio sfavorevole o dalla bassa liquidità del titolo in Borsa. In altre parole, comprare l’azione Masi non è come comprare una bottiglia di Amarone: si compra un’azienda, con i suoi conti e i suoi rischi, non semplicemente un’etichetta prestigiosa.

È una lezione che vale per qualunque «azione che conosci»: il fatto di amare un prodotto o un marchio è un pessimo criterio, da solo, per decidere se investire. La simpatia per il brand può essere un punto di partenza per studiare l’azienda, mai il punto d’arrivo. La narrazione e i numeri vanno tenuti distinti: è il modo serio di avvicinarsi anche a un titolo «di cuore» come Masi.

Storia e politica dei dividendi

Dividendo Masi Agricola per azione, per anno di stacco (€)20160.09 €20170.09 €20180.10 €20190.10 €20220.08 €20230.06 €20240.03 €
Dividendo ordinario per azione, anno di stacco. Negli anni 2020 e 2021 non risulta distribuzione (anni saltati nell’elenco di Borsa Italiana). Fonte: Borsa Italiana – elenco dividendi ISIN IT0004125677.

La storia dei dividendi di Masi è un ottimo esempio di cedola irregolare e con interruzioni, e la riportiamo esattamente com’è, senza addolcirla. Nei primi anni da società quotata l’azienda ha distribuito importi nell’ordine di 0,09–0,10 € per azione (dal 2016 al 2019). Poi, negli anni segnati dalla pandemia, l’elenco di Borsa Italiana non registra distribuzioni: il dividendo, in pratica, è saltato.

Quando è ripreso, gli importi sono stati prima simili e poi calanti: 0,08 € (2022), 0,06 € (2023) e 0,03 € (2024). È una traiettoria in discesa, coerente con anni di utili più contenuti, e va letta proprio così: una PMI del vino non ha la regolarità di una grande utility, e il dividendo segue da vicino l’andamento dei profitti. Questi numeri sono tutti reali e tratti dall’elenco dividendi di Borsa Italiana; non li «raddrizziamo» in una curva crescente che non esiste.

Il messaggio per chi investe è netto: su un titolo come Masi il dividendo non è garantito né stabile. Può calare, e può persino saltare un anno, come è accaduto. A differenza della cedola di un titolo di Stato, il dividendo azionario non è mai un obbligo contrattuale: dipende dagli utili e dalle decisioni del consiglio. Chi guarda a Masi pensando soprattutto alla rendita farebbe bene a ridimensionare le aspettative; per capire la differenza tra cedole e crescita del capitale è utile la guida dividendi o accumulazione.

Stacco, record date e pagamento: come funziona

Per incassare un dividendo non basta «possedere l’azione»: conta possederla nei giorni giusti. Il calendario di ogni cedola ruota attorno a tre date che vale la pena conoscere, perché valgono per qualsiasi azione:

  • Data di stacco (ex-date) — il giorno in cui l’azione comincia a quotare «senza» il dividendo. Da quel momento il prezzo si abbassa, in teoria, di un importo pari alla cedola.
  • Record date — il giorno in cui si fotografa chi sono gli azionisti aventi diritto, di norma il giorno lavorativo successivo allo stacco.
  • Data di pagamento — il giorno in cui il denaro arriva sul conto, già al netto della ritenuta del 26%.

Masi pubblica ogni anno, con l’approvazione del bilancio, le date precise dello stacco e del pagamento (quando il dividendo c’è). Il punto da ricordare è concettuale: comprare un’azione il giorno prima dello stacco solo «per prendere il dividendo» non crea valore, perché il prezzo si aggiusta da solo. Il dividendo distribuisce utili reali nel tempo, non è un’occasione di guadagno immediato — tanto più su un titolo poco liquido, dove tentare giochi di brevissimo termine è particolarmente rischioso.

Quanto rende il dividendo e come si tassa

Il rendimento da dividendo (dividend yield) si calcola dividendo la cedola annua per il prezzo dell’azione: è un valore che cambia ogni giorno con il prezzo, quindi qui non ne diamo uno «ufficiale». Trovi la formula spiegata passo-passo nella guida al rendimento da dividendi. Su Masi, vista la cedola contenuta e calante degli ultimi anni, il rendimento è in genere modesto: il titolo non è pensato per chi cerca una rendita stabile.

Sul piano fiscale Masi è semplice, perché è una società italiana: il dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconta una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker. Non devi dichiarare nulla e ricevi l’importo già netto.

Esempio. Possiedi 1.000 azioni Masi e incassi un dividendo di 0,03 € ad azione: il lordo è 30 €. La ritenuta del 26% vale 7,80 €, quindi ti restano 22,20 € netti. Lo stesso meccanismo si applica a qualsiasi importo distribuito.

Il meccanismo tecnico si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo, così il dividendo non concorre al tuo reddito IRPEF e non va riportato in dichiarazione. È un vantaggio di semplicità, ma con un risvolto: poiché la ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», non la recuperi nemmeno se hai un’aliquota IRPEF più bassa. Il 26% è secco, uguale per tutti. Trattandosi di una società italiana non c’è alcun problema di doppia imposizione estera: per il quadro completo vedi la tassazione dei dividendi.

Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno

Se un giorno vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è una plusvalenza e viene tassata al 26%, come il dividendo. Su un titolo come Masi, in cui la cedola è piccola e altalenante, l’eventuale guadagno arriva soprattutto dalla rivalutazione del prezzo: per questo la fiscalità della plusvalenza è spesso più rilevante di quella del dividendo.

La buona notizia è che le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli, fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. In «regime amministrato» è la banca a fare i calcoli per te; in «regime dichiarativo» riporti tutto nel quadro RT. I dettagli sono in capital gain al 26% e in compensazione delle minusvalenze.

C’è un’asimmetria importante per chi compra singole azioni: i dividendi non possono essere usati per recuperare minusvalenze pregresse, mentre le plusvalenze sì. Ricorda infine che, se compri in più momenti a prezzi diversi, il guadagno si calcola sul costo medio ponderato: tieni traccia dei prezzi di carico, perché determinano quanta plusvalenza (e quindi quanta tassa) emergerà alla vendita.

Masi dentro un PIR: l’angolo delle PMI

Masi e i PIR: qui l’angolo fiscale è interessante. Masi Agricola è una PMI italiana quotata sull’Euronext Growth Milan, fuori dal FTSE MIB: è esattamente il tipo di società che i Piani Individuali di Risparmio cercano. Un PIR «ordinario» deve investire almeno il 70% in imprese italiane, e di quel 70% almeno il 30% in società non incluse nel FTSE MIB: Masi può rientrare proprio in quel sotto-vincolo più difficile da riempire. Esistono inoltre i PIR Alternativi (o PIR PMI), pensati apposta per le piccole e medie imprese come quelle dell’EGM.

Il vantaggio del PIR è notevole: se mantieni l’investimento per almeno 5 anni, le plusvalenze e i dividendi sono esenti da imposta. Su un titolo come Masi, dove il grosso del risultato atteso è la rivalutazione del prezzo più che la cedola, l’esenzione del 26% sulla plusvalenza può valere molto. Ed è proprio sulle PMI dell’EGM che il PIR esprime il suo senso più pieno.

Lo strumento ha però regole stringenti: tetti annui e complessivi agli importi, il vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici), e va aperto presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale entro cui Masi può convivere con altri titoli italiani. Vantaggi e limiti nella guida ai PIR.

Come si compra Masi dall’Italia

Come si compra dall’Italia

Per comprare azioni Masi dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker con accesso all’Euronext Growth Milan (lo offre gran parte degli intermediari, ma verifica: non è scontato come per le big del FTSE MIB). Cerchi il titolo con l’ISIN IT0004125677 o il ticker MASI e invii un ordine.

Su un titolo EGM, poco scambiato, l’ordine con limite di prezzo è spesso più prudente di quello «a mercato»: fissa il prezzo massimo che sei disposto a pagare ed evita brutte sorprese quando gli scambi sono pochi. Sui costi guarda due voci: le commissioni di negoziazione e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo, per giunta su un mercato a liquidità ridotta: ne parliamo qui sotto.

Azione singola o ETF: come decidere il peso

È la domanda che si pone chiunque guardi un titolo come Masi: meglio la singola azione o un ETF che la contiene insieme a tante altre? Non c’è una risposta universale, e non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dal tuo orizzonte e da quanta concentrazione sei disposto a sopportare. Possiamo però mettere in fila le differenze che contano.

Con la singola azione scegli esattamente l’azienda su cui puntare — qui, una scommessa mirata su una cantina di prestigio — e non paghi commissioni di gestione annue. In cambio concentri tutto su un solo titolo: se Masi attraversa una fase difficile, non c’è nulla in portafoglio che compensi. Con un ETF — per esempio sui beni di consumo o sull’intero mercato — possiedi una piccola fetta di molte società: rinunci alla scommessa mirata e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma ottieni diversificazione automatica. Un puro «ETF sul vino», in pratica, quasi non esiste.

Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una quota satellite di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati: una posizione contenuta, di cui conosci bene rischi e fiscalità, accanto a un nucleo più stabile. Per ragionare sul peso di un titolo e sulla sua dimensione vedi large, mid e small cap; per imparare a leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.

I rischi di un titolo EGM

Euronext Growth Milan = mercato non regolamentato. Masi è una piccola società quotata su un listino pensato per le PMI: liquidità bassa, flottante ridotto (gran parte delle azioni è in mano alla famiglia), informativa meno fitta rispetto al mercato principale. Comprare una sola azione, per giunta su un mercato così, non è diversificare.

Il primo rischio specifico è quello del mercato EGM. L’Euronext Growth Milan è un sistema multilaterale di negoziazione, non un mercato regolamentato in senso stretto: gli obblighi informativi sono più leggeri, gli analisti che seguono il titolo sono pochi e gli scambi possono essere sottili. In pratica, quando vorrai vendere potresti trovare meno compratori, con uno spread più ampio e movimenti di prezzo più bruschi.

Il secondo è il flottante ridotto: con la famiglia Boscaini saldamente al controllo, le azioni effettivamente scambiabili sul mercato sono poche, e questo amplifica la volatilità. Il terzo è il business del vino premium: dipende dalle annate, dai costi, dalle mode di consumo e — per la forte componente export — dal cambio e dai dazi; un rallentamento dei consumi di lusso può colpire anche un marchio storico. Il quarto è la dimensione contenuta: una piccola azienda ha meno cuscinetti per assorbire un anno difficile rispetto a una grande società diversificata.

Tutti questi fattori si sommano al rischio più banale ma più importante: quello di prezzo. Il valore di un’azione oscilla ogni giorno e può restare sotto il prezzo d’acquisto per anni, e su un titolo EGM le oscillazioni tendono a essere più ampie che su una blue chip. Per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo vedi large, mid e small cap. La regola di fondo resta una: una posizione su Masi va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse valore.

Domande frequenti

Che cosa fa Masi Agricola?

È una storica cantina veneta della famiglia Boscaini, conosciuta per l’Amarone della Valpolicella e per la tecnica dell’appassimento. Produce e vende vini di fascia alta, con una forte componente di export.

Masi Agricola paga dividendi?

Sì, ma in modo irregolare e con interruzioni. Ha distribuito circa 0,09–0,10 € per azione dal 2016 al 2019, non ha distribuito nel 2020 e 2021, poi 0,08 € (2022), 0,06 € (2023) e 0,03 € (2024), in calo. Tutti i dati sono dell’elenco dividendi di Borsa Italiana.

Quante tasse si pagano sul dividendo Masi?

Il 26%, trattenuto direttamente dall’intermediario italiano come ritenuta a titolo d’imposta. Su 0,03 € lordi ti restano circa 0,022 € netti per azione. Essendo una società italiana, non c’è doppia imposizione estera.

Le azioni Masi si possono mettere in un PIR?

Sì. Essendo una PMI italiana dell’EGM, fuori dal FTSE MIB, rientra nel sotto-vincolo del 30% di un PIR ordinario e nell’ambito dei PIR Alternativi (PIR PMI). Detenuta 5 anni, beneficia dell’esenzione fiscale su dividendi e plusvalenze.

Comprare l'azione Masi è come investire in un buon vino?

No. Comprare l’azione significa comprare un’azienda, con i suoi conti, i suoi margini e i rischi del mercato EGM (bassa liquidità, flottante ridotto). La notorietà del marchio è un punto di partenza per studiarla, non un motivo sufficiente per investire.

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Questa scheda ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria o fiscale, né una raccomandazione o un invito a comprare o vendere il titolo. Non contiene giudizi di valutazione, target di prezzo o segnali operativi. I dati societari e i dividendi sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo: verifica sempre i documenti aggiornati dell’emittente e di Borsa Italiana prima di qualsiasi decisione. Investire in singole azioni comporta rischi elevati, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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