Recordati (REC): profilo, dividendi e tasse, spiegati a chi investe
Recordati è la farmaceutica italiana del FTSE MIB nota per i farmaci per le malattie rare e per una storia di dividendi che cresce da anni. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega che cosa fa davvero l’azienda, come e quanto paga i dividendi, come vengono tassati e quali rischi specifici corri quando metti una singola azione del settore farmaceutico in portafoglio.
- Settore: Salute · Farmaceutica (malattie rare e specialty)
- Dividendo esercizio 2024: 1,27 €/azione (acconto + saldo)
- ISIN IT0003828271 · ticker REC · FTSE MIB
- Sede a Milano → ritenuta italiana del 26%
Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Recordati Investor Relations e comunicati societari ufficiali (dividendi per esercizio), Borsa Italiana – Euronext Milan (dati di quotazione). Contenuto informativo: non è una raccomandazione di acquisto o vendita.
Quando si parla di «azioni Recordati» si pensa a un titolo difensivo: un’azienda farmaceutica con utili stabili e una cedola che cresce con regolarità. Ma dietro al dividendo c’è un modello di business molto particolare — i farmaci per le malattie rare — che ha logiche di prezzo, brevetti e regolazione completamente diverse da quelle di un colosso del petrolio o di una banca. Capire questi pezzi, e capire la fiscalità del dividendo e della plusvalenza, è il modo serio di avvicinarsi al titolo. Qui trovi tutto in chiave didattica e fiscale, senza giudizi di valore né target di prezzo.
Useremo Recordati per spiegare concetti che valgono per qualsiasi azione italiana — come si legge la storia di un dividendo, come funziona lo stacco della cedola, la differenza fra tassare un dividendo e tassare una plusvalenza — ma anche per illustrare i rischi tipici di un titolo farmaceutico: la scadenza dei brevetti, la regolazione dei prezzi dei medicinali e la dipendenza da pochi prodotti ad alto margine.
Carta d’identità: Recordati in breve
| Denominazione | Recordati Industria Chimica e Farmaceutica S.p.A. |
|---|---|
| Ticker | REC (Euronext Milan) |
| ISIN | IT0003828271 |
| Mercato | Euronext Milan (ex Borsa Italiana) – segmento blue chip |
| Indice | FTSE MIB |
| Settore | Salute – Farmaceutica (malattie rare e specialty & primary care) |
| Sede e domicilio fiscale | Milano, Italia |
| Fondata nel | 1926 (famiglia Recordati) |
| Controllo | Da agosto 2018 il pacchetto di controllo è del fondo CVC Capital Partners |
Recordati è una farmaceutica «di specialità»: non produce i grandi farmaci di massa, ma si concentra su due mondi a sé. Da un lato c’è la specialty & primary care, cioè medicinali per patologie diffuse (cardiovascolari, urologiche, dell’apparato respiratorio) venduti soprattutto in Europa; dall’altro c’è il business delle malattie rare, farmaci «di nicchia» per patologie che colpiscono pochissimi pazienti ma con prezzi e margini molto elevati. È uno dei pochi titoli del FTSE MIB del comparto salute, ed è storicamente considerato un titolo «difensivo».
Il codice ISIN (IT0003828271) è la «targa» internazionale del titolo: è il riferimento che usi quando cerchi l’azione nel tuo home banking o nella piattaforma del broker, ed è più affidabile del semplice nome, perché evita confusioni con altri strumenti collegati. Una particolarità di Recordati è l’assetto di controllo: dal 2018 la maggioranza è in mano al fondo di private equity CVC Capital Partners. Sapere chi controlla un’azienda è il primo riflesso utile quando leggi una scheda come questa, perché incide sulle scelte di dividendo, di debito e di crescita.
Che cosa fa Recordati: i mestieri dietro l’azione
Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. I ricavi di Recordati nascono da due «mestieri» molto diversi tra loro, con dinamiche di prezzo e di rischio quasi opposte:
- Specialty & Primary Care — i farmaci per patologie comuni (area cardiovascolare, urologia, raffreddore e tosse con marchi da banco molto noti). È la parte più «di volume», meno rischiosa ma anche più esposta alla concorrenza dei generici quando i brevetti scadono.
- Rare Diseases (malattie rare) — farmaci per patologie che colpiscono pochissimi pazienti nel mondo (per esempio i disturbi del ciclo dell’urea, la cistinosi, la sindrome di Cushing). Sono prodotti ad altissimo prezzo unitario e margine elevato, spesso protetti da regimi speciali per i «farmaci orfani».
La crescita di Recordati passa in larga parte da acquisizioni: l’azienda compra portafogli di prodotti o intere società per allargare il proprio catalogo, soprattutto nelle malattie rare. È un modello che richiede capitale e debito, ma che permette di aggiungere subito ricavi e margini senza dover scoprire da zero una nuova molecola. Per l’azionista significa che la crescita non dipende solo dalla ricerca interna, ma anche dalla capacità del management di comprare bene e integrare le aziende acquisite.
Questa struttura ha una conseguenza pratica: Recordati è un titolo «difensivo» perché la domanda di farmaci non segue il ciclo economico — la gente si cura anche in recessione — ma non è privo di rischi. La sua redditività dipende da pochi farmaci ad alto margine e dalla durata dei loro brevetti: il giorno in cui un prodotto chiave perde l’esclusiva e arriva il generico, i ricavi di quel farmaco possono crollare in fretta. Capire questo equilibrio aiuta a non leggere il titolo come una «rendita garantita».
Sul piano geografico Recordati è prima di tutto europea (Italia, Francia, Germania, Spagna e altri mercati), ma il business delle malattie rare la rende sempre più globale, perché quei farmaci si vendono in tutto il mondo. Questa internazionalizzazione la espone, come ogni multinazionale, alle politiche sanitarie e ai sistemi di rimborso dei singoli Paesi: chi compra Recordati compra anche una scommessa su come gli Stati decideranno di pagare i farmaci nei prossimi anni.
Malattie rare: il cuore (e il rischio) del modello
Il business delle malattie rare merita una sezione a parte, perché è ciò che distingue Recordati dalla farmaceutica «normale» e perché ne spiega sia la solidità sia i rischi. Un farmaco «orfano» è un medicinale destinato a una patologia che colpisce pochissime persone: proprio perché il mercato è minuscolo, i regolatori (in Europa l’EMA, negli Stati Uniti la FDA) concedono incentivi e periodi di esclusiva commerciale più lunghi, per rendere conveniente svilupparli.
Per l’azionista questo si traduce in due facce della stessa medaglia. Da un lato i farmaci rari hanno prezzi e margini molto alti e una concorrenza ridotta, perché spesso sono l’unica terapia disponibile: è la fonte della redditività e della stabilità del titolo. Dall’altro lato c’è una forte concentrazione: una quota importante dei profitti può dipendere da un pugno di prodotti, e il valore dell’azienda è sensibile alla scadenza dei loro brevetti, all’arrivo di concorrenti e alle scelte dei sistemi sanitari su quanto rimborsare terapie così costose. È un modello redditizio ma «fragile ai bordi», molto diverso da quello di un’utility o di una banca.
Storia e politica dei dividendi
Recordati è uno dei titoli italiani con la storia di dividendo più regolare e crescente: la cedola complessiva è salita di anno in anno, da 1,05 € per l’esercizio 2020 a 1,27 € per l’esercizio 2024 (+5,8% sull’anno precedente). Per un’azienda farmaceutica con utili stabili, questa progressione è uno dei motivi per cui il titolo è apprezzato dai cassettisti.
Una particolarità utile da conoscere: Recordati paga il dividendo in due tranche, un acconto a novembre e un saldo a maggio dell’anno successivo. Per l’esercizio 2024, per esempio, il totale di 1,27 € è stato distribuito con 0,60 € di acconto nel novembre 2024 e 0,67 € di saldo nel maggio 2025. Quando leggi i comunicati, attento a non confondere il «dividendo dell’esercizio» con il singolo importo staccato in una data: il dato che conta per il rendimento è il totale annuo.
Attenzione però all’idea che la cedola sia «sicura per definizione». Anche in un’azienda solida come Recordati il dividendo non è un obbligo contrattuale: dipende dagli utili, dal debito contratto per le acquisizioni e dalle decisioni del consiglio. Una storia di crescita passata non garantisce quella futura. Un rendimento da dividendo molto alto, anzi, a volte è un campanello d’allarme più che un’occasione: è il fenomeno della «dividend trap». Se ti interessa la logica di chi punta sulle cedole rispetto a chi preferisce far crescere il capitale, la mettiamo a confronto in dividendi o accumulazione.
Stacco, record date e pagamento: come funziona
Per incassare un dividendo non basta «possedere l’azione»: conta possederla nei giorni giusti. Il calendario di ogni cedola ruota intorno a tre date che è utile conoscere, perché valgono per qualsiasi azione:
- Data di stacco (ex-date) — il giorno in cui l’azione comincia a quotare «senza» il dividendo. Da quel momento il prezzo si abbassa, in teoria, di un importo pari alla cedola: per questo non esiste un «trucco» per incassare il dividendo e rivendere subito guadagnandoci.
- Record date — il giorno in cui si fotografa chi sono gli azionisti aventi diritto. Cade tipicamente il giorno lavorativo successivo allo stacco.
- Data di pagamento — il giorno in cui il denaro arriva sul conto, già al netto della ritenuta del 26%.
Per Recordati queste date si ripetono due volte l’anno (acconto a novembre, saldo a maggio): l’azienda pubblica ogni anno il calendario finanziario con le date esatte. Il punto da ricordare è concettuale: comprare un’azione il giorno prima dello stacco solo «per prendere il dividendo» non crea valore, perché il prezzo si aggiusta da solo. Il dividendo distribuisce utili reali nel tempo, non è un’occasione di guadagno immediato.
Quanto rende il dividendo e come si tassa
Il rendimento da dividendo (dividend yield) si calcola dividendo la cedola annua per il prezzo dell’azione: se per esempio il titolo valesse 45 € e il dividendo fosse 1,27 €, il rendimento lordo sarebbe circa il 2,8%. È un valore che cambia ogni giorno con il prezzo, quindi qui non ne diamo uno «ufficiale»: trovi la formula spiegata passo-passo nella guida al rendimento da dividendi.
Sul piano fiscale Recordati è semplice, perché è una società italiana: il dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconta una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker. Non devi dichiarare nulla e ricevi l’importo già netto.
Il meccanismo tecnico si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo, così il dividendo non concorre al tuo reddito IRPEF e non va riportato in dichiarazione. È un vantaggio di semplicità non da poco, ma ha un risvolto: poiché la ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», non puoi recuperarla nemmeno se hai un’aliquota IRPEF più bassa. Il 26% è secco, uguale per tutti.
Il caso si complica solo per le azioni di società con sede all’estero, dove entra in gioco una ritenuta estera e il tema della doppia imposizione. Per Recordati, società milanese, non è un problema: è uno dei motivi per cui è un titolo «fiscalmente semplice». Per il quadro completo vedi la tassazione dei dividendi italiani ed esteri e, per i casi esteri, i dividendi esteri e la doppia imposizione.
Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno
Se un giorno vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è una plusvalenza e viene tassata al 26%, come il dividendo. La buona notizia è che le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e quindi possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli.
Le minusvalenze restano utilizzabili per compensare guadagni futuri fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. Se usi un broker in «regime amministrato» è la banca a fare tutti i calcoli e i versamenti per te; in «regime dichiarativo» devi riportare tutto nel quadro RT della dichiarazione. I dettagli e gli esempi sono in guida al capital gain al 26% e in compensazione delle minusvalenze.
C’è un’asimmetria fiscale importante per chi compra singole azioni come Recordati: i dividendi non possono essere usati per recuperare le minusvalenze, mentre le plusvalenze sì. In altre parole, se hai accumulato perdite in passato, le abbatti solo vendendo altri titoli in guadagno, non incassando cedole. È una delle differenze tecniche che rendono la gestione di un portafoglio di azioni più «manuale» rispetto a un ETF ad accumulazione, dove la tassazione scatta solo al momento della vendita.
Va ricordato infine il criterio con cui si calcola il guadagno quando hai comprato lo stesso titolo in più momenti a prezzi diversi: si usa il costo medio ponderato. Tieni quindi traccia dei prezzi di carico, perché determinano quanta plusvalenza (e quindi quanta tassa) emergerà alla vendita. In regime amministrato ci pensa la banca, ma sapere come funziona ti aiuta a non avere sorprese.
Recordati dentro un PIR: quando l’esenzione è possibile
Il vantaggio del PIR è notevole sul piano fiscale: se mantieni l’investimento per almeno 5 anni, le plusvalenze e i dividendi sono esenti da imposta. Su un titolo da dividendo crescente come Recordati, l’esenzione del 26% sulla cedola, ripetuta per anni, può incidere parecchio: è la differenza tra incassare 1,27 € lordi e vederne arrivare 0,9398 € netti per ogni azione. Su orizzonti lunghi e importi consistenti, è un risparmio tutt’altro che simbolico.
Lo strumento ha però regole stringenti: esiste un tetto annuo e complessivo agli importi investibili, il vincolo dei 5 anni va rispettato (vendere prima fa decadere i benefici, con recupero delle imposte), e va aperto presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è quindi un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale dentro cui Recordati può convivere con altri titoli italiani. Per capire se fa al caso tuo, vantaggi e limiti sono spiegati nella guida ai PIR.
Come si compra Recordati dall’Italia
Come si compra dall’Italia
Per comprare azioni Recordati dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker che dia accesso a Euronext Milan (praticamente tutti). Cerchi il titolo con il codice ISIN IT0003828271 o il ticker REC e invii un ordine: «a mercato» per eseguire subito al prezzo corrente, oppure «con limite» per fissare il prezzo massimo che sei disposto a pagare.
Sui costi fai attenzione a due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo: ne parliamo qui sotto.
Azione singola o ETF: come decidere il peso
È la domanda che si pone chiunque guardi un titolo come Recordati: meglio comprare la singola azione o un ETF che la contiene insieme a tante altre? Non c’è una risposta «giusta» universale, e soprattutto non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dal tuo orizzonte temporale e da quanta concentrazione sei disposto a sopportare. Possiamo però mettere in fila le differenze che contano davvero.
Con la singola azione scegli esattamente l’azienda su cui puntare, incassi il suo dividendo specifico e non paghi commissioni di gestione annue. In cambio, però, concentri tutto su un solo titolo: se Recordati subisce la scadenza di un brevetto chiave o un taglio dei rimborsi, non c’è nulla in portafoglio che compensi. Con un ETF — per esempio un fondo sul settore farmaceutico o sull’intero mercato — possiedi una piccola fetta di centinaia di società: rinunci alla «scommessa mirata» e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma ottieni diversificazione automatica. Recordati, da sola, pesa pochissimo dentro un indice mondiale.
Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una quota satellite di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati: una posizione contenuta, di cui conosci bene rischi e fiscalità, accanto a un nucleo più stabile. Per ragionare sul peso di un titolo vedi large, mid e small cap; per imparare a leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.
I rischi specifici di una singola azione farmaceutica
Oltre al rischio generale di concentrazione, un’azione farmaceutica come Recordati porta con sé rischi specifici del settore. Il primo è la scadenza dei brevetti: quando un farmaco perde l’esclusiva, arrivano i generici e il prezzo (e i ricavi) di quel prodotto possono crollare in pochi mesi. Poiché parte importante dei profitti dipende da pochi farmaci ad alto margine, la cosiddetta «scogliera brevettuale» (patent cliff) è il rischio numero uno per chi investe nel comparto.
Il secondo è la regolazione dei prezzi: i farmaci, soprattutto quelli per malattie rare ad alto costo, sono pagati in larga parte dai sistemi sanitari pubblici, che possono tagliare i rimborsi o negoziare prezzi più bassi. Una decisione politica può ridurre i ricavi di un prodotto senza che l’azienda possa farci nulla. Il terzo è il rischio regolatorio e di pipeline: lo sviluppo di nuovi farmaci è incerto, e una bocciatura dell’EMA o della FDA, o un problema di sicurezza su un prodotto, possono pesare molto sul titolo. Il quarto è il rischio legato alle acquisizioni e al debito: Recordati cresce comprando, e un’acquisizione pagata troppo o finanziata con troppo debito può deludere.
Tutti questi fattori si sommano al rischio più banale ma più importante: quello di prezzo. Il valore di un’azione oscilla ogni giorno e può restare sotto il prezzo d’acquisto per anni. Recordati è considerata un titolo difensivo, perché la domanda di farmaci è poco sensibile al ciclo economico: per capire la differenza con le azioni cicliche vedi azioni difensive e cicliche, e per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo large, mid e small cap. La regola di fondo resta una sola: una posizione su Recordati va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse valore.
Domande frequenti
Ogni quanto Recordati paga il dividendo?
Due volte l’anno: un acconto a novembre e il saldo a maggio dell’anno successivo. Per l’esercizio 2024 il totale è stato di 1,27 € per azione (0,60 € di acconto + 0,67 € di saldo).
Quante tasse si pagano sul dividendo Recordati?
Il 26%, trattenuto direttamente dall’intermediario italiano come ritenuta a titolo d’imposta. Su 1,27 € lordi ti restano circa 0,94 € netti per azione.
Le azioni Recordati si possono mettere in un PIR?
Sì, rientrano nella quota del 70% di imprese italiane di un PIR ordinario, ma non nel sotto-vincolo del 30% riservato alle società fuori dal FTSE MIB. Detenute 5 anni, beneficiano dell’esenzione fiscale.
Il dividendo di Recordati è cresciuto negli anni?
Sì: dal dividendo per l’esercizio 2020 (1,05 €) a quello per l’esercizio 2024 (1,27 €) la cedola è aumentata ogni anno. Ma una crescita passata non garantisce quella futura: il dividendo dipende da utili e decisioni del consiglio.
Qual è il rischio principale di un'azione farmaceutica come Recordati?
La scadenza dei brevetti (patent cliff): quando un farmaco chiave perde l’esclusiva, arrivano i generici e i suoi ricavi possono calare in fretta. Si aggiungono la regolazione dei prezzi e il rischio legato alle acquisizioni.
Esplora il settore
Questa è una delle schede del settore Salute: vedi tutte le aziende del comparto a confronto, con dividendi e fiscalità.