Approfondimento

BTP 2026: ritenuta 12,5% e calcolo cedola netta

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A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 11 Maggio 2026🔄 Aggiornato il 19 Maggio 2026

I Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) restano nel 2026 lo strumento di investimento a reddito fisso piu’ utilizzato dai risparmiatori italiani con patrimoni tra 100.000 e 300.000 euro. Il motivo principale e’ fiscale: le cedole e le plusvalenze sui titoli di Stato italiani scontano una ritenuta agevolata del 12,5%, contro il 26% applicato alla quasi totalita’ degli altri strumenti finanziari. Capire come si calcola la cedola netta, quanto incide il bollo titoli e come si confronta un BTP con un conto deposito vincolato e’ essenziale per valutare la convenienza reale del rendimento.

Il quadro normativo: art. 26 DPR 600/1973 e regime dei titoli di Stato

L’aliquota agevolata del 12,5% applicata ai titoli di Stato italiani e’ prevista dall’articolo 26 del DPR 29 settembre 1973 n. 600 e dal D.Lgs. 1 aprile 1996 n. 239. Il regime e’ esteso anche ai titoli emessi da Stati appartenenti alla cosiddetta white list e ai titoli equiparati (buoni postali, BOT, CCT, CCTeu, BTP indicizzati, BTP Italia, BTP Futura, BTP Valore). La ritenuta e’ applicata a titolo d’imposta per le persone fisiche residenti che operano fuori dall’esercizio d’impresa: questo significa che il rendimento netto incassato non concorre alla formazione del reddito complessivo e non va indicato in dichiarazione.

Diverso il trattamento delle obbligazioni societarie italiane e delle azioni quotate, che scontano un’aliquota del 26% (art. 26-quater DPR 600/1973 e D.Lgs. 461/1997). La differenza di 13,5 punti percentuali rappresenta in molti casi il driver principale della scelta tra BTP e corporate bond a parita’ di rendimento lordo.

Calcolo della cedola netta di un BTP

I BTP standard pagano cedole semestrali a tasso fisso. La formula per calcolare la cedola netta semestrale e’:

Cedola netta = (Valore nominale × Tasso annuo / 2) × (1 − 0,125)

Su un nominale di 100.000 euro con cedola annua del 4%, la cedola lorda semestrale e’ 2.000 euro, da cui si sottrae la ritenuta del 12,5% (250 euro), per un netto incassato di 1.750 euro a semestre, pari a 3.500 euro annui. A parita’ di rendimento lordo, un’obbligazione bancaria al 4% renderebbe 2.960 euro annui netti, con un differenziale di 540 euro a vantaggio del BTP.

L’imposta di bollo sul deposito titoli

Sul controvalore di mercato dei titoli a fine periodo (o alla data di chiusura del rapporto) si applica un’imposta di bollo dello 0,20% annuo (art. 13 c. 2-ter Tariffa allegata al DPR 642/1972). Su 100.000 euro nominali significa circa 200 euro l’anno, indipendentemente dalla performance del titolo. E’ un costo certo che va sottratto al rendimento lordo per ottenere il rendimento netto effettivo del portafoglio.

BTP Italia, BTP Futura e BTP Valore: le emissioni retail

Dal 2012 il Tesoro ha introdotto strumenti pensati specificamente per il risparmiatore individuale:

  • BTP Italia: cedola semestrale indicizzata all’inflazione italiana (FOI ex tabacchi), durata 4-8 anni, premio fedelta’ a scadenza dello 0,4-0,8%.
  • BTP Futura: cedola fissa step-up (cresce nel tempo), durata 8-16 anni, premio fedelta’ legato alla crescita del PIL nominale.
  • BTP Valore: cedola trimestrale step-up, durata 4-6 anni, premio fedelta’ fisso a scadenza (0,5-0,8% del nominale). Tutti riservati ai sottoscrittori retail nel collocamento iniziale.

Il premio fedelta’ e’ anch’esso tassato al 12,5% ed e’ riconosciuto solo a chi sottoscrive in collocamento e mantiene il titolo fino a scadenza.

Confronto BTP vs conto deposito vincolato

Per un risparmiatore con 100.000 euro che pone a confronto un BTP a 6 anni con cedola 4% e un conto deposito vincolato 6 anni al 3,8%, il calcolo va impostato sul netto:

Strumento Lordo annuo Aliquota Netto annuo Bollo 0,2% Netto effettivo
BTP 6Y cedola 4% 4.000 € 12,5% 3.500 € 200 € 3.300 €
Conto deposito 6Y 3,8% 3.800 € 26% 2.812 € 34,20 €* 2.778 €
Obbligazione bancaria 4% 4.000 € 26% 2.960 € 200 € 2.760 €

*Sul conto deposito il bollo e’ fisso 34,20 € per persone fisiche.

Il differenziale annuo BTP vs conto deposito e’ di 522 euro netti su 100.000 euro investiti, pari a oltre 3.130 euro nei 6 anni di durata. Va tuttavia considerato il rischio prezzo: il BTP, se venduto prima della scadenza, puo’ generare minusvalenze in caso di rialzo dei tassi di mercato. Il conto deposito vincolato, invece, non subisce oscillazioni di prezzo ma e’ coperto dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi solo fino a 100.000 euro per intestatario per banca.

Esempio pratico

Marco, 52 anni, ha 100.000 euro da investire e sottoscrive in collocamento un BTP a 6 anni con cedola annua del 4% (cedole semestrali del 2%) e premio fedelta’ dello 0,6% a scadenza.

Flusso cedolare annuo lordo: 100.000 × 4% = 4.000 €
Ritenuta 12,5%: 4.000 × 0,125 = 500 €
Cedole nette annue: 3.500 €
Bollo annuo: 100.000 × 0,20% = 200 €
Rendimento netto annuo: 3.500 − 200 = 3.300 € (3,30%)

Premio fedelta’ a scadenza: 100.000 × 0,6% = 600 € lordi − 75 € ritenuta = 525 € netti
Totale cedole 6 anni: 3.500 × 6 = 21.000 €
Totale bolli 6 anni: 200 × 6 = 1.200 €
Incasso netto complessivo a scadenza: 21.000 + 525 − 1.200 = 20.325 € oltre al rimborso del capitale.

Tassazione delle plusvalenze e minusvalenze

La differenza tra prezzo di rimborso (o di vendita) e prezzo di acquisto e’ considerata reddito diverso di natura finanziaria (art. 67 c.1 lett. c-ter TUIR) e sconta la medesima aliquota del 12,5% per i titoli di Stato. Le minusvalenze realizzate possono essere compensate con plusvalenze della stessa natura entro i 4 periodi d’imposta successivi. Attenzione: per effetto del meccanismo dell’equalizzatore, le minusvalenze su titoli al 12,5% si utilizzano al 48,08% contro plusvalenze al 26% e viceversa.

Regime dichiarativo, amministrato e gestito: cosa cambia

Il risparmiatore italiano puo’ detenere titoli di Stato in tre regimi fiscali differenti, ciascuno con implicazioni operative significative:

  • Regime dichiarativo: il contribuente raccoglie autonomamente plusvalenze, minusvalenze, dividendi e cedole e li dichiara nel quadro RT del Modello Redditi PF. E’ obbligatorio in caso di custodia all’estero senza opzione amministrato e per i titoli detenuti tramite intermediari esteri.
  • Regime amministrato: l’intermediario italiano (banca, SIM) applica la ritenuta o l’imposta sostitutiva su ogni operazione e gestisce in automatico le minusvalenze pregresse. Non e’ richiesta dichiarazione nel quadro RT. E’ il regime piu’ utilizzato per chi opera con dossier titoli presso banche italiane.
  • Regime gestito: applicabile a gestioni patrimoniali individuali. Le plusvalenze sono tassate sul maturato (non sul realizzato) e i risultati negativi possono essere compensati direttamente dalla gestione. La ritenuta sui titoli di Stato resta del 12,5%.

Per la generalita’ dei risparmiatori 100-300k il regime amministrato e’ lo standard: l’intermediario applica automaticamente la ritenuta agevolata e gestisce lo “zainetto fiscale” delle minusvalenze utilizzabili nei 4 anni successivi.

Rischio prezzo e duration: cosa accade prima della scadenza

Il BTP, come ogni obbligazione a tasso fisso, oscilla in prezzo in funzione dei tassi di mercato. Se i tassi salgono dopo la sottoscrizione, il prezzo del titolo scende; se i tassi scendono, il prezzo sale. La sensibilita’ al rialzo dei tassi e’ misurata dalla duration modificata: un BTP a 6 anni con cedola 4% ha una duration di circa 5,3 anni, il che significa che a un rialzo dei tassi di mercato di 100 punti base (1%) il prezzo perderebbe circa il 5,3%. Su 100.000 euro nominali parliamo di una minusvalenza potenziale di 5.300 euro, da realizzare solo se il titolo viene venduto prima della scadenza.

Portando il BTP a scadenza, invece, il rimborso e’ al 100% del valore nominale (salvo default dello Stato), quindi qualunque oscillazione di prezzo intermedia viene riassorbita. La cedola, intanto, continua a essere pagata regolarmente.

Quando il BTP conviene davvero

La convenienza fiscale del BTP risulta massima quando: (1) l’aliquota IRPEF marginale del risparmiatore e’ alta e l’investimento e’ in regime amministrato o gestito; (2) il rendimento lordo dei BTP e’ vicino o superiore a quello delle obbligazioni corporate di pari durata; (3) l’orizzonte temporale consente di portare il titolo a scadenza, evitando il rischio prezzo; (4) si vuole costruire un portafoglio diversificato che includa esposizione al debito sovrano italiano per ragioni di asset allocation. Per patrimoni 100-300k euro, una quota in BTP compresa tra il 20% e il 40% rappresenta una scelta ricorrente nei portafogli prudenti, da affiancare a strumenti azionari (ETF, fondi), liquidita’ su conti remunerati e, per chi ha orizzonti lunghi, una componente in oro o materie prime per la protezione dall’inflazione.

BTP e successione: un dettaglio fiscale poco conosciuto

Oltre alla tassazione agevolata sulle cedole, i titoli di Stato godono di un’altra agevolazione importante: l’esenzione dall’imposta di successione (art. 12 c.1 lett. h D.Lgs. 346/1990). In un asse ereditario superiore alla franchigia di 1 milione di euro per coniuge e figli, ogni 100.000 euro in BTP si traducono in 4.000 euro risparmiati di imposta di successione (aliquota 4% per parenti in linea retta). Per asse ereditari piu’ rilevanti o eredita’ a favore di soggetti diversi dal coniuge/figli (aliquote 6% e 8%) il risparmio cresce proporzionalmente. Questo aspetto, spesso ignorato in fase di pianificazione, rende i BTP particolarmente interessanti come strumento di trasmissione patrimoniale intergenerazionale.

Domande frequenti

I BTP sono soggetti all’imposta di successione?

I titoli di Stato italiani e gli altri titoli equiparati (BOT, CCT, BTP Italia, Futura, Valore) sono esenti dall’imposta di successione ai sensi dell’art. 12 c.1 lett. h del D.Lgs. 346/1990. L’esenzione vale solo per i titoli pubblici italiani e degli Stati UE, non per le obbligazioni private.

Devo dichiarare le cedole BTP nel 730?

No, se l’investimento e’ detenuto presso un intermediario italiano in regime amministrato. La ritenuta del 12,5% e’ applicata a titolo d’imposta, quindi le cedole non concorrono al reddito complessivo e non vanno indicate nel 730 ne’ nel Modello Redditi PF.

Posso compensare una minusvalenza BTP con un guadagno su un ETF?

Si’, ma con una limitazione: la minusvalenza BTP (aliquota 12,5%) viene utilizzata al 48,08% del suo valore contro plusvalenze tassate al 26% (come avviene per la maggior parte degli ETF). E’ il meccanismo del cosiddetto “equalizzatore” introdotto dal D.L. 66/2014.

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Autore

Andrea Marton

Praticante commercialista in formazione · Milano · Autore e responsabile editoriale

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Avvertenza: i contenuti di Fisco Investimenti hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa. L’autore è un praticante commercialista in formazione, non iscritto all’albo: i contenuti non costituiscono consulenza professionale. Per decisioni operative su casi specifici rivolgersi a un professionista abilitato.

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