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Fidelity Sustainable Water & Waste: analisi (ISIN LU1892829828)

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Fidelity Sustainable Water & Waste: analisi (ISIN LU1892829828)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 13 Giugno 2026

Fidelity Sustainable Water & Waste Fund: analisi (ISIN LU1892829828)

Scheda onesta e comparativa del fondo acqua + rifiuti (ESG) attivo di Fidelity: costi reali, impatto a 10 anni, confronto con l’ETF tematico acqua, persistenza dei gestori (SPIVA) e fiscalita’ del fondo armonizzato estero. Dati ufficiali, sempre datati.

  • Oneri correnti 1.90% · gestione attiva ESG
  • Temi: acqua + rifiuti/circolare
  • Confronto con l’ETF tematico acqua
  • Fiscalita’: 26% redditi di capitale

Dati di prodotto ufficiali (al giugno 2026 o data piu’ recente del factsheet). Fonte: factsheet ufficiale Fidelity International e Morningstar. I TER degli ETF di confronto sono indicativi. Verifica sempre il KID e la classe prima di investire.

Il Fidelity Funds – Sustainable Water & Waste Fund e’ un fondo tematico che unisce due filiere ambientali: l’acqua (servizi idrici, depurazione, tecnologie) e la gestione dei rifiuti ed economia circolare (raccolta, riciclo, valorizzazione degli scarti). E’ un fondo a gestione attiva con impronta «sostenibile» (ESG), lanciato a fine 2018: piu’ recente rispetto ai grandi fondi tematici acqua storici, e con un perimetro piu’ ampio. La classe retail in euro e’ la A-ACC-EUR (ISIN LU1892829828), ad accumulazione.

Lo analizziamo con taglio onesto e comparativo, da sito che privilegia l’efficienza. La domanda che conta non e’ «e’ un fondo su temi importanti» (lo e’), ma «vale il suo costo rispetto a un ETF sullo stesso tema?». Per rispondere mettiamo a fuoco i costi veri con un esempio a dieci anni, il confronto diretto con l’ETF tematico acqua, il problema della persistenza dei gestori (i dati SPIVA), il rischio e la fiscalita’ italiana del fondo armonizzato estero. Ogni dato di prodotto e’ ufficiale e datato; cio’ che non abbiamo potuto verificare, non lo scriviamo. L’obiettivo non e’ elogiare ne’ demolire il fondo, ma metterti in condizione di scegliere con cognizione di causa, numeri alla mano, tra una soluzione attiva costosa e un’alternativa passiva a basso costo che replica esposizioni simili.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completoFidelity Funds – Sustainable Water & Waste Fund A-ACC-EUR
ISINLU1892829828
Societa' di gestioneFidelity International
TipoFondo comune (SICAV) a gestione ATTIVA, ESG
Categoria MorningstarAzionari settore Acqua
TemiAcqua + gestione rifiuti/economia circolare
Oneri correnti (OCF)1.90%
Politica dei proventiAccumulazione (classe A)
Valuta della classeEUR
DomicilioLussemburgo
UCITS / armonizzatoSi’
Data di lancio (classe)31 ottobre 2018
In sintesi: fondo tematico acqua + rifiuti (ESG) a gestione attiva, oneri correnti 1.90% l’anno. Costruzione distintiva, ma esposizione in larga parte sovrapposta a quella di ETF tematici a una frazione del costo.

2. Cos’e’ e chi lo gestisce

Il fondo investe a livello globale (mercati emergenti compresi) in aziende attive in due aree complementari. La prima e’ la filiera dell’acqua: utility idriche, trattamento e depurazione, infrastrutture, tecnologie per la misurazione e il risparmio. La seconda e’ la gestione dei rifiuti e l’economia circolare: raccolta e smaltimento, riciclo, recupero di materiali, tecnologie per ridurre gli sprechi. L’idea di fondo e’ che acqua e rifiuti siano due facce della stessa medaglia ambientale, sostenute da trend strutturali di lungo periodo (urbanizzazione, scarsita’ di risorse, normative ambientali sempre piu’ severe). La classe A-ACC-EUR e’ ad accumulazione.

E’ un fondo a impronta sostenibile (ESG): integra criteri ambientali e sociali nella selezione dei titoli. E’ bene distinguere il fondo dalle sue classi: oltre alla A esistono classi Y e istituzionali, con costi piu’ bassi ma soglie o canali riservati. Per il piccolo risparmiatore il riferimento e’ la classe A-ACC-EUR, con oneri correnti dell’1,90%. Verifica sempre quale classe ti viene effettivamente proposta, perche’ il costo cambia in modo sostanziale: confrontare la classe sbagliata con un ETF puo’ falsare la valutazione.

3. Categoria: acqua + rifiuti, un perimetro piu’ ampio

Morningstar inserisce il fondo nella categoria azionari settore Acqua (Sector Equity Water), pur avendo il prodotto una componente «rifiuti» che lo rende un po’ piu’ ampio di un puro fondo idrico. La concorrenza diretta sono gli ETF tematici sull’acqua (e, per la parte rifiuti, gli ETF sull’economia circolare), che replicano indici specializzati a costi molto piu’ bassi.

Rispetto ai fondi tematici acqua «storici», che si concentrano sulle utility idriche e sulle tecnologie per l’acqua, questo fondo aggiunge la dimensione dei rifiuti e del riciclo. E’ un elemento di reale differenziazione: non e’ esattamente la stessa cosa di un puro fondo acqua, ne’ di un puro ETF idrico. Per l’investitore questo significa una scelta in piu’ da fare con consapevolezza: vuoi un’esposizione «acqua pura» (piu’ difensiva, dominata dalle utility) o una piu’ ampia che include anche la gestione dei rifiuti (con un profilo leggermente diverso)? La risposta dipende dalle tue preferenze, non dalla bravura presunta del gestore.

Detto questo, anche qui vale un’avvertenza: i grandi nomi delle utility idriche e dei servizi ambientali compaiono in molti prodotti tematici diversi, attivi e passivi. Una parte rilevante del portafoglio di questo fondo coincide quindi, di fatto, con cio’ che si troverebbe in un ETF acqua o ambiente a una frazione del costo. Lo spazio per una differenziazione che valga l’1,90% e’ percio’ piu’ stretto di quanto il nome del fondo lasci immaginare, pur restando la combinazione acqua+rifiuti un tratto distintivo reale.

Va aggiunto che entrambe le filiere — acqua e rifiuti — sono relativamente difensive e regolate: molte aziende sono utility o servizi essenziali, con ricavi stabili. Questo rende il tema meno volatile di tecnologia o energia pulita, ma anche a crescita piu’ moderata: un contesto in cui un costo fisso elevato pesa in proporzione ancora di piu’ sul rendimento atteso.

Un’osservazione utile riguarda la logica «acqua + rifiuti». Le due filiere condividono una stessa narrazione ambientale e una clientela in parte sovrapposta (utility, enti pubblici, industria), e nelle intenzioni del gestore dovrebbero offrire una diversificazione interna: quando una delle due e’ in difficolta’, l’altra puo’ compensare. E’ un’idea sensata. Ma e’ anche replicabile, in larga misura, combinando due ETF tematici distinti — uno sull’acqua e uno sull’economia circolare — a un costo complessivo molto inferiore. Il fondo offre la comodita’ di un unico prodotto «chiavi in mano»; l’investitore fai-da-te puo’ ottenere un risultato simile assemblando i mattoncini passivi, risparmiando oltre un punto percentuale di costo annuo.

4. I costi veri (oneri correnti)

Il fattore decisivo per un fondo attivo e’ il costo. Gli oneri correnti della classe A-ACC-EUR sono pari all’1,90% l’anno, di cui la quota principale e’ la commissione di gestione e il resto sono spese amministrative, di banca depositaria e di revisione. E’ un livello alto, in linea con gli altri grandi fondi tematici attivi. Possono inoltre esserci commissioni di ingresso/uscita applicate dal collocatore, da verificare caso per caso.

Il confronto con l’alternativa passiva e’ netto: un ETF tematico acqua costa tipicamente intorno allo 0,49% l’anno, cioe’ circa un quarto del fondo. La differenza supera 1,3 punti percentuali l’anno: una somma che il fondo trattiene a prescindere dal risultato, e che la gestione attiva deve recuperare con la sola selezione titoli solo per pareggiare l’ETF. Su un tema relativamente difensivo e a crescita moderata, un costo cosi’ elevato pesa in proporzione ancora di piu’.

Gli oneri correnti sono un costo ricorrente e silenzioso, prelevato ogni anno dal patrimonio del fondo: riducono il valore della quota senza alcun addebito visibile sul conto. Non includono nemmeno i costi di transazione interni del gestore. Proprio perche’ invisibili e ripetuti, sono il fattore che incide di piu’ sul risultato di lungo periodo. Un esempio del meccanismo: due strumenti con lo stesso 6% lordo in un anno consegnano circa il 5,5% netto (ETF allo 0,49%) contro il 4,1% netto (fondo all’1,90%); ripetuto per molti anni, l’interesse composto allarga molto la forbice a sfavore del fondo.

Costo annuo a confronto: fondo attivo vs ETF (oneri correnti / TER)Fidelity Sustainable Water & Waste (fondo attivo)1.90%ETF tematico acqua (tipico)0.49%ETF azionario globale ampio (es. 0,20%)0.20%
Oneri correnti del fondo (1.90%) contro il TER tipico di un ETF tematico acqua e di un ETF azionario globale ampio. Dati ufficiali e indicativi.

5. L’impatto del costo su 10 anni

Esempio numerico a 10 anni

L’impatto su dieci anni. Con 10.000 euro e un rendimento lordo ipotetico del 6% annuo (solo illustrativo), l’ETF tematico acqua allo 0,49% lascerebbe a fine periodo circa 17.000 euro, mentre il fondo all’1,90% si fermerebbe intorno a 14.900 euro: una differenza di circa 2.100 euro dovuta al solo costo, a parita’ di rendimento lordo. Detto altrimenti: una fetta importante del guadagno potenziale viene mangiata dalle commissioni. Per battere l’ETF, il gestore deve aggiungere oltre un punto l’anno di sovraperformance, con costanza, per un decennio.

Da ricordare: a parita’ di rendimento lordo, oltre un punto di costo in piu’ l’anno erode migliaia di euro su un decennio. Il costo e’ certo; la sovraperformance no.

6. Il confronto onesto con l’ETF tematico

Eccoci al cuore della decisione. Il Fidelity Sustainable Water & Waste non e’ perfettamente sovrapponibile a un ETF acqua puro: aggiunge la componente rifiuti/economia circolare e ha un’impronta ESG. E’ una differenza reale, che va riconosciuta con onesta’. Ma resta da capire se essa giustifichi una differenza di costo cosi’ marcata: parliamo di un fondo che costa circa quattro volte un ETF. La domanda corretta non e’ «quale dei due e’ migliore in assoluto», ma «quale esposizione voglio davvero, e quanto sono disposto a pagarla».

L’ETF offre trasparenza (composizione pubblicata ogni giorno) e liquidita’ intraday, oltre al costo basso; per la parte rifiuti esistono inoltre ETF dedicati all’economia circolare. Chi vuole replicare l’esposizione «acqua + rifiuti» del fondo puo’ in larga parte farlo combinando uno o due ETF tematici a basso costo. Per approfondire l’alternativa passiva, vedi la nostra guida agli ETF sull’acqua.

Per onesta’, la contropartita teorica della gestione attiva: un gestore puo’ bilanciare in modo dinamico le due filiere, applicare i criteri ESG con maggiore selettivita’ e includere aziende fuori indice. E’ un margine reale ma sottile, perche’ gli universi sono relativamente ristretti e largamente condivisi. E qualunque vantaggio deve comunque superare un costo dell’1,90% l’anno: una barriera alta. La storia dei dati di categoria non rende probabile che il maggior costo si traduca, nel tempo, in un risultato migliore per l’investitore.

Un confronto equilibrato deve riconoscere anche i limiti dell’ETF: replicando l’indice, ne eredita la concentrazione e non offre alcuna protezione discrezionale nelle fasi negative. Ma sono caratteristiche trasparenti e prevedibili: sai esattamente cosa compri e a che costo. Con il fondo attivo paghi un sovrapprezzo consistente per una possibilita’ incerta che la statistica non rende probabile; cio’ che ottieni in cambio, semmai, e’ una specifica combinazione tematica (acqua + rifiuti) e un filtro ESG — non una promessa di rendimento superiore.

7. Il problema della persistenza (dati SPIVA)

I rapporti SPIVA (S&P Indices Versus Active) misurano da anni quanti fondi attivi battono il loro indice. Il risultato e’ costante in tutte le aree e categorie: sul lungo periodo (dieci anni e oltre) la grande maggioranza dei fondi attivi sottoperforma il proprio benchmark, soprattutto al netto delle commissioni. La causa principale e’ quasi aritmetica: il costo piu’ alto parte in svantaggio ogni anno.

Il secondo problema e’ la persistenza: anche i pochi gestori che battono il mercato in un periodo raramente lo rifanno nel successivo. Questo rende molto difficile scegliere in anticipo il vincitore. Va inoltre ricordato che questo fondo e’ relativamente giovane (lanciato a fine 2018): un track record breve dice ancora meno sulla capacita’ del gestore di battere l’indice nel lungo periodo, e va interpretato con prudenza, evitando di estrapolare il risultato di pochi anni iniziali.

L’avvertenza pratica e’ la solita: non lasciarti ipnotizzare dal rendimento assoluto passato. La domanda corretta e’ se il fondo abbia reso piu’ del suo indice di riferimento, al netto dei costi, e con costanza. E’ un confronto molto piu’ esigente, ed e’ esattamente cio’ che le statistiche SPIVA misurano in modo sistematico. Quando valuti questo o qualunque fondo attivo, pretendi sempre il confronto col benchmark, non il solo rendimento assoluto.

Un’ulteriore cautela riguarda i prodotti a etichetta ESG/sostenibile: l’impronta «verde» e’ un potente argomento di vendita, e molti investitori scelgono questi fondi anche per ragioni di valori, oltre che di rendimento. E’ una motivazione legittima, ma va tenuta distinta dalla valutazione finanziaria: il fatto che un fondo sia sostenibile non lo rende automaticamente piu’ redditizio, ne’ giustifica di per se’ un costo piu’ alto. Esistono peraltro numerosi ETF tematici con criteri ESG a costi molto inferiori, per chi voglia coniugare valori ed efficienza. La sostenibilita’, insomma, non e’ un buon motivo per rinunciare alla disciplina sui costi.

Evidenza chiave: SPIVA mostra che sul lungo periodo la grande maggioranza dei gestori attivi sottoperforma il proprio indice. Il track record breve del fondo (dal 2018) dice ancora poco e va interpretato con prudenza.

8. Il rischio (indicatore SRI)

Sul rischio, il KID colloca il fondo nella parte medio-alta della scala sintetica (SRI). Pur essendo un tema relativamente difensivo, restano rischi rilevanti. Il primo e’ la concentrazione tematica: e’ un fondo monotematico (acqua + rifiuti), quindi piu’ volatile e meno diversificato di un azionario globale. Il secondo e’ il rischio regolatorio, tipico di utility e servizi ambientali: tariffe, concessioni e regole ambientali sono fissate dalle autorita’ e possono cambiare.

Il terzo e’ il rischio di cambio (molte aziende quotano fuori dall’area euro) e l’esposizione anche ai mercati emergenti, che aggiunge volatilita’. A questi si aggiunge, trattandosi di un prodotto attivo, il rischio gestore: il risultato dipende dalle scelte di un team, che possono far divergere il fondo dal benchmark anche in negativo — cosa che un ETF, per costruzione, non fa. Un punto chiave: pagare l’1,90% l’anno non riduce il rischio, semmai aggiunge questa fonte di incertezza, e l’alto costo erode comunque il rendimento sia nelle fasi buone sia in quelle cattive. Va considerato anche il rischio specifico ESG: i criteri di sostenibilita’ restringono l’universo e possono far divergere il fondo dal mercato, in un senso o nell’altro.

9. La fiscalita’ italiana del fondo

Sul piano fiscale, il Fidelity Sustainable Water & Waste e’ un fondo comune di diritto estero armonizzato (UCITS lussemburghese). I proventi — guadagni in conto capitale alla vendita ed eventuali proventi distribuiti — sono redditi di capitale tassati al 26%. Sulla quota eventualmente investita in titoli di Stato ed equiparati di Paesi white list si applica, pro-quota, il 12,5%; in un fondo azionario tematico questa componente e’ di norma trascurabile.

Il punto delicato, identico agli ETF, e’ l’asimmetria delle minusvalenze. La plusvalenza sul fondo e’ reddito di capitale, le perdite sono redditi diversi: percio’ non puoi compensare un guadagno sul fondo con minusvalenze pregresse presenti nel tuo zainetto fiscale; e una minusvalenza realizzata vendendo il fondo finisce tra i redditi diversi, usabile solo contro plusvalenze «diverse» (azioni singole, certificati, ETC) entro quattro anni — mai contro i guadagni di altri fondi o ETF. La classe ad accumulazione ha un vantaggio: non distribuendo proventi, non genera tassazione durante il possesso, e il 26% si applica solo alla vendita, differendo l’imposta e lasciando lavorare l’interesse composto.

Va chiarito un equivoco diffuso: il regime fiscale dei fondi comuni armonizzati esteri e’ del tutto analogo a quello degli ETF UCITS, minusvalenze comprese. Non esiste un «trattamento di favore» del fondo che ne giustifichi il costo superiore. Sugli adempimenti: con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca (imposte, bollo dello 0,2% annuo, niente quadro RW); con un canale estero in dichiarativo te ne occupi tu (quadro RW, IVAFE 0,2%, liquidazione delle imposte).

Esempio fiscale

Esempio. Investi 10.000 euro nella classe A-ACC-EUR ad accumulazione e rivendi dopo qualche anno a 13.000: la plusvalenza di 3.000 euro e’ tassata al 26%, cioe’ 780 euro, non riducibili con minusvalenze pregresse. La tassazione e’ analoga a quella di un ETF azionario; cio’ che cambia in modo sostanziale, e a sfavore del fondo, e’ il costo annuo dell’1,90% contro lo 0,49% circa di un ETF acqua, che incide molto di piu’ sul risultato finale di qualunque differenza fiscale (che qui non c’e’).

Da ricordare: 26% sui proventi (12,5% pro-quota solo sulla minima parte governativa white list); minusvalenze = redditi diversi non compensabili con i guadagni del fondo. Nessun vantaggio fiscale rispetto a un ETF, ma costo molto piu’ alto.

10. Per chi ha senso e per chi no

Per chi puo’ avere senso. Per chi cerca specificamente un’esposizione combinata ad acqua e rifiuti/economia circolare con un filtro ESG, apprezza questa particolare costruzione tematica e crede nella capacita’ del team Fidelity di selezionare meglio della media, accettando consapevolmente un costo dell’1,90%. O per chi opera tramite una rete che distribuisce questo prodotto. La combinazione acqua+rifiuti e l’impronta ESG sono gli argomenti piu’ solidi a favore del fondo.

Per chi probabilmente non ha senso. Per l’investitore autonomo e attento ai costi, l’1,90% annuo e’ difficile da giustificare di fronte a un ETF tematico acqua (eventualmente combinato con un ETF economia circolare) che costa una frazione, e’ piu’ trasparente e che — statisticamente — la maggioranza dei gestori non riesce a battere in modo persistente. Se l’obiettivo e’ esporsi a questi temi in modo efficiente, l’approccio passivo e’ lo strumento piu’ coerente.

Una riflessione di buon senso, valida per il fondo come per l’ETF: un’esposizione monotematica come acqua e rifiuti dovrebbe essere, per la maggioranza degli investitori, un satellite contenuto e non il cuore del portafoglio. Decidere quanto peso dare al tema, e quale combinazione si desidera, conta piu’ della scelta del veicolo; ma quando si decide il veicolo, il costo dell’1,90% e’ un argomento difficile da ignorare a fronte di alternative passive molto piu’ economiche.

Attenzione infine al momento dell’acquisto: i temi ambientali attirano capitali nelle fasi di maggiore attenzione mediatica e politica, che spesso coincidono con valutazioni gia’ elevate. Costruire l’esposizione in modo graduale e dimensionato, senza inseguire il tema nel picco dell’entusiasmo, e’ una regola di prudenza che vale a prescindere dal veicolo scelto e che incide sul risultato finale piu’ di quasi ogni altra decisione.

11. Conclusione

Il Fidelity Sustainable Water & Waste e’ un fondo tematico con una costruzione interessante e distintiva — la combinazione di acqua e gestione dei rifiuti, con filtro ESG — che lo differenzia dai puri fondi acqua. Ma va valutato per cio’ che e’: un veicolo a gestione attiva che costa l’1,90% l’anno per esporsi a temi accessibili anche tramite ETF a una frazione del prezzo e con piena trasparenza. La specificita’ della combinazione e l’impronta ESG sono argomenti reali, ma non bastano da soli a giustificare un costo quasi quadruplo, e il track record ancora breve invita alla prudenza.

Sul piano fiscale e’ un normale fondo armonizzato estero: 26% sui proventi (12,5% pro-quota solo sulla minima parte governativa white list), con la stessa asimmetria delle minusvalenze degli ETF e nessun vantaggio rispetto a questi. La nostra conclusione, da sito orientato all’efficienza, e’ che per la maggioranza degli investitori un ETF tematico acqua (eventualmente affiancato da un ETF sull’economia circolare per replicare la parte rifiuti) sia la scelta piu’ razionale; il fondo attivo ha senso solo per chi cerca consapevolmente quella specifica combinazione tematica e crede nel valore aggiunto della gestione, costo compreso. Prima di decidere, leggi sempre il KID aggiornato, verifica quale classe ti viene proposta e valuta lo strumento nel contesto del tuo portafoglio complessivo, eventualmente con un consulente indipendente.

Domande frequenti

Quanto costa il Fidelity Sustainable Water & Waste rispetto a un ETF?

Gli oneri correnti della classe A-ACC-EUR sono l’1,90% l’anno, contro lo 0,49% circa di un ETF tematico acqua: il fondo costa circa quattro volte tanto. Su dieci anni, a parita’ di rendimento lordo, la differenza vale circa 2.000 euro su 10.000 investiti.

In cosa si differenzia da un fondo o ETF acqua puro?

Oltre alla filiera dell’acqua, include anche la gestione dei rifiuti e l’economia circolare (raccolta, riciclo, recupero materiali), con un filtro ESG. E’ un’esposizione piu’ ampia di un puro fondo idrico: un elemento di reale differenziazione, da valutare in base a cosa cerchi, non una garanzia di rendimento migliore.

Conviene il fondo o l'ETF su questi temi?

I dati SPIVA mostrano che sul lungo periodo la grande maggioranza dei fondi attivi sottoperforma il proprio indice, a causa dei costi. Per replicare l’esposizione acqua+rifiuti si possono combinare uno o due ETF tematici a basso costo: per la maggioranza degli investitori e’ la scelta piu’ razionale ed efficiente.

Il track record breve e' un problema?

Va interpretato con prudenza: il fondo e’ del 2018, quindi un periodo relativamente breve dice poco sulla capacita’ del gestore di battere l’indice nel lungo periodo. Evita di estrapolare il risultato dei primi anni come se fosse una garanzia per il futuro.

Come e' tassato in Italia?

E’ un fondo comune di diritto estero armonizzato: proventi tassati al 26% (12,5% pro-quota solo sulla eventuale parte in titoli di Stato white list, trascurabile in un fondo tematico). Le minusvalenze sono redditi diversi non compensabili con i guadagni del fondo: stessa asimmetria degli ETF. La classe ad accumulazione differisce l’imposta alla vendita.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.

↑ Confronto completo: Fondi comuni vs ETF: la guida onesta

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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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Avvertenza: i contenuti di Fisco Investimenti hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa. L’autore è un praticante commercialista in formazione, non iscritto all’albo: i contenuti non costituiscono consulenza professionale. Per decisioni operative su casi specifici rivolgersi a un professionista abilitato.