Chi smette di lavorare qualche anno prima della pensione di vecchiaia si trova spesso davanti a un «ponte» da coprire. La RITA — Rendita Integrativa Temporanea Anticipata è lo strumento che permette di usare il capitale accumulato nel fondo pensione proprio per questo: incassarlo in forma di rendita fino al raggiungimento della pensione pubblica.
È una delle possibilità più interessanti — e meno conosciute — della previdenza complementare, anche per la tassazione di favore. Vediamo requisiti e funzionamento.
- La RITA eroga il montante del fondo pensione in modo frazionato fino all’età della pensione di vecchiaia.
- Serve cessare l’attività e maturare la vecchiaia entro 5 anni, con 20 anni di contributi obbligatori e 5 anni di previdenza complementare.
- Tassazione agevolata: imposta sostitutiva del 15% che scende fino al 9%.
- È un’erogazione flessibile e revocabile: puoi scegliere quanta parte del montante destinarvi.
Cos'è e a cosa serve
La RITA consiste nell’erogazione frazionata, sotto forma di rendita temporanea, del capitale accumulato nel fondo pensione, dal momento della richiesta fino al conseguimento della pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio. In pratica è un «ponte» che accompagna chi ha lasciato il lavoro fino alla pensione pubblica, attingendo a ciò che ha messo da parte nella previdenza complementare.
Puoi decidere quanta parte del montante destinare alla RITA: l’erogazione può essere totale o parziale, e in molti fondi è revocabile secondo le regole della singola forma pensionistica. Questa flessibilità la distingue dalle altre prestazioni.
I requisiti per accedervi
L’accesso alla RITA richiede il rispetto di condizioni precise. La forma più comune prevede:
- cessazione dell’attività lavorativa;
- maturazione dell’età per la pensione di vecchiaia entro i 5 anni successivi alla cessazione;
- almeno 20 anni di contribuzione nei regimi obbligatori;
- almeno 5 anni di partecipazione alla previdenza complementare.
Esiste anche una variante per chi è inoccupato da oltre 24 mesi, con anticipo dell’accesso fino a 10 anni rispetto alla vecchiaia. Le condizioni vanno sempre verificate con la propria forma pensionistica e con la posizione contributiva nel regime obbligatorio.
La tassazione di favore
Il vantaggio fiscale della RITA è notevole. La parte imponibile è soggetta a un’imposta sostitutiva del 15%, che si riduce dello 0,30% per ogni anno di partecipazione alla previdenza complementare oltre il quindicesimo, fino a un minimo del 9%. È la stessa logica agevolata delle prestazioni pensionistiche complementari, molto più conveniente della tassazione ordinaria IRPEF che si applicherebbe a un reddito da lavoro o ad altre forme di anticipo.
Su un reddito-ponte tassato a IRPEF ordinaria si potrebbe pagare un’aliquota marginale anche del 35-43%. Con la RITA l’imposta sostitutiva parte dal 15% e può scendere al 9%: a parità di importo lordo, resta in tasca molto di più.
Quando ha senso
La RITA è particolarmente utile per chi lascia il lavoro prima della pensione pubblica — per scelta, per accordi di uscita o perché disoccupato — e ha accumulato un montante significativo nella previdenza complementare. Permette di non intaccare altri risparmi e di farlo con un trattamento fiscale di favore.
Va però pianificata: destinare tutto il montante alla RITA significa arrivare alla pensione di vecchiaia con il fondo «svuotato». La scelta tra RITA totale, parziale, e l’eventuale quota in capitale va calibrata sul quadro complessivo. Trovi gli altri tasselli — riscatto, anticipazioni, rendita vs capitale — nell’hub Fondi pensione.
Errori da evitare
- Dare per scontato l’accesso senza verificare i 20 anni di contributi obbligatori e i 5 di previdenza complementare.
- Confondere la RITA con il riscatto: la RITA è un’erogazione frazionata fino alla vecchiaia, con regole e tassazione proprie.
- Destinare tutto il montante alla RITA senza considerare cosa resterà al momento della pensione.
- Ignorare il vantaggio fiscale: usare altri redditi tassati a IRPEF quando la RITA costerebbe il 15-9%.
Quando conviene farsi seguire
Decidere se e quanto destinare alla RITA incide sul reddito dei prossimi anni e sul capitale residuo: è una scelta da pianificare con i numeri alla mano.
Un professionista può simulare l’impatto fiscale e di liquidità delle diverse opzioni sul tuo caso.
La fiscalità degli investimenti si gioca sui dettagli: aliquote, compensazioni, adempimenti esteri e scadenze si sommano in modo poco visibile. Un professionista può leggere la tua situazione e dirti cosa ottimizzare.
Domande frequenti
Cos'è la RITA?
È la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata: l’erogazione frazionata del montante del fondo pensione, sotto forma di rendita, fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia.
Quali requisiti servono per la RITA?
In genere: cessazione dell’attività, maturazione della vecchiaia entro 5 anni, 20 anni di contributi obbligatori e 5 di previdenza complementare. Esiste una variante per chi è inoccupato da oltre 24 mesi.
Come è tassata la RITA?
Con imposta sostitutiva del 15%, ridotta dello 0,30% per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino al minimo del 9%. È molto più conveniente della tassazione IRPEF ordinaria.
Fonti ufficiali
Le regole fiscali cambiano con le leggi di bilancio: verifica sempre la norma vigente nell’anno d’imposta che ti interessa sulle fonti ufficiali.
- COVIP — Commissione di vigilanza sui fondi pensione
- Agenzia delle Entrate — RITA, risoluzione 9/2022
Contenuto informativo, non sostituisce la consulenza di un professionista abilitato sul tuo caso concreto.
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