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Xtrackers MSCI Brazil ETF 1C: analisi (ISIN LU0292109344)

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Xtrackers MSCI Brazil ETF 1C: analisi (ISIN LU0292109344)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 13 Giugno 2026

Xtrackers MSCI Brazil UCITS ETF 1C: analisi completa (ISIN LU0292109344)

Scheda completa dell’ETF piu’ economico sull’MSCI Brazil: quando l’indice e’ identico, conviene il piu’ a buon mercato anche se piu’ piccolo? Il trade-off costo/liquidita’, cos’e’ il Brasile, i rischi di cambio (real) e la tassazione italiana. Dati di prodotto verificati.

  • TER 0,25% · fisico · accumulazione
  • Il piu’ economico sull’MSCI Brazil
  • Ma piu’ piccolo: trade-off costo/liquidita’
  • ETF armonizzato → 26% + differimento

Dati di prodotto (TER, replica, politica, patrimonio, valuta, domicilio) verificati alla riga CSV justETF del 12 giugno 2026. Fonte: justETF (riga verificata) e factsheet Xtrackers (DWS). Le condizioni possono variare: verifica sempre il KIID/KID.

L’Xtrackers MSCI Brazil UCITS ETF 1C e’ un fondo che investe nelle principali aziende quotate del Brasile: replica l’indice MSCI Brazil, ad accumulazione (i dividendi sono reinvestiti) e a replica fisica. Il costo annuo (TER) e’ dello 0,25% e il patrimonio e’ di circa 208 milioni di dollari. Lo offre Xtrackers, il marchio di ETF di DWS (gruppo Deutsche Bank).

Questa scheda lo analizza con un angolo molto pratico, perche’ la vera domanda di chi cerca questo fondo e’ quasi sempre la stessa. Sullo stesso identico indice (MSCI Brazil) esiste un «gemello» molto piu’ grande, l’iShares MSCI Brazil (di cui parliamo a parte): stessa esposizione, stesse aziende. La differenza tra i due sta in due numeri: questo Xtrackers costa meno (TER 0,25% contro lo 0,31% dell’iShares), ma e’ anche molto piu’ piccolo (208 milioni contro quasi 4 miliardi). La domanda vera, allora, e’: su un mercato emergente «di nicchia», conviene il fondo piu’ economico se e’ anche molto piu’ piccolo?. E’ la domanda giusta, e questa scheda le dedica il filo conduttore. Vedremo anche cosa significa davvero investire in Brasile (un emergente «da materie prime»), i rischi specifici e la tassazione italiana, con i dati di prodotto verificati.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completoXtrackers MSCI Brazil UCITS ETF 1C
ISINLU0292109344
Indice replicatoMSCI Brazil
MercatoBrasile (mercato emergente)
Costo annuo (TER)0,25% (il piu’ basso sull’MSCI Brazil)
Metodo di replicaFisica
Politica dei proventiAccumulazione (dividendi reinvestiti)
Valuta del fondoUSD (esposizione economica al real brasiliano)
DomicilioLussemburgo
EmittenteXtrackers (DWS / Deutsche Bank)
Patrimonio (AUM)circa 208 milioni di dollari (al giugno 2026)
In sintesi: il Brasile (MSCI Brazil) al COSTO PIU’ BASSO (TER 0,25%, vs 0,31% del colosso iShares stesso indice), ad accumulazione. Ma molto piu’ piccolo (208 mln) → trade-off costo vs liquidita’. Emergente «da materie prime», cambio sul real. ETF armonizzato → 26%.

2. Cos’e’ il mercato brasiliano (materie prime e banche)

Prima della scelta, capiamo cos’e’ il mercato azionario brasiliano, perche’ ha una struttura concentrata e peculiare che vale identica per questo Xtrackers e per il gemello iShares (replicano lo stesso indice). Il Brasile e’ la grande potenza economica del Sud America, ricchissima di risorse naturali, e la sua borsa lo rispecchia. Tre blocchi dominano. Le materie prime: il Brasile e’ tra i maggiori produttori mondiali di minerale di ferro (con Vale) e di petrolio (con Petrobras, in parte statale). Le banche: pochi grandi istituti molto redditizi. E un terzo blocco piu’ eterogeneo (consumi, utility, banche digitali).

Il baricentro resta inconfondibile: materie prime e banche fanno la parte del leone. Questo rende il Brasile un mercato dal forte carattere ciclico e «value»: tende a fare bene quando le materie prime salgono (ferro, petrolio) e l’economia globale «gira», e soffre quando le commodity crollano o il Paese attraversa turbolenze. E’ un’economia legata al ciclo delle commodity, alla domanda della Cina e alle vicende politiche ed economiche interne. Detto questo — che vale identico per i due gemelli — torniamo al cuore di questa scheda: costo contro dimensione.

Da ricordare: Brasile = Vale (ferro) + Petrobras (petrolio, in parte statale) + grandi banche. Emergente «value»/commodity, ciclico e generoso di dividendi. Composizione identica al gemello iShares (stesso indice).

3. Accumulazione: il differimento sui dividendi brasiliani

Vale la pena soffermarsi sulla politica ad accumulazione di questo fondo, perche’ su un mercato come il Brasile — dai dividendi storicamente generosi (banche e Petrobras distribuiscono molto) — la scelta tra accumulazione e distribuzione ha un impatto concreto. Nella versione ad accumulazione, come questo Xtrackers, i dividendi non arrivano sul tuo conto: vengono reinvestiti automaticamente dentro il fondo, facendone crescere il valore. Il vantaggio e’ duplice: nessun gesto da compiere (l’interesse composto lavora da solo) e, soprattutto, nessuna tassazione fino alla vendita.

E’ qui che l’accumulazione conviene rispetto alla distribuzione: un ETF a distribuzione stacca i dividendi in contanti, ma ogni stacco e’ tassato subito al 26%, un’erosione che si ripete e riduce la somma reinvestibile. La versione ad accumulazione differisce l’imposta alla vendita finale, lasciando lavorare per intero l’interesse composto. Per chi e’ in fase di accumulo — vuole far crescere il capitale, non incassare una rendita — e’ di norma la scelta fiscalmente piu’ efficiente. Su questo punto, peraltro, l’Xtrackers e il gemello iShares (anch’esso ad accumulazione) si equivalgono: la differenza tra i due resta quella di costo e dimensione. Va aggiunto che il differimento e’ tanto piu’ prezioso quanto piu’ lungo e’ l’orizzonte d’investimento e quanto piu’ generoso e’ il flusso di dividendi reinvestiti: sul Brasile, mercato storicamente «da cedola», e’ un vantaggio tutt’altro che teorico.

Da capire: su un mercato «da dividendi» come il Brasile, l’accumulazione (questa versione) reinveste le cedole SENZA tassarle subito → differimento. Una versione a distribuzione paga il 26% a ogni stacco.

4. Il piu’ economico sull’MSCI Brazil (quanto vale)

Veniamo al tratto distintivo di questo ETF: e’ il piu’ economico sull’MSCI Brazil. Il TER e’ dello 0,25%, contro lo 0,31% del gemello iShares e lo 0,65% dell’Amundi sintetico (solo il Franklin costa meno, ma replica un indice diverso, l’FTSE Brazil). Su un mercato emergente «di nicchia», dove i costi tendono a essere piu’ alti che sui grandi indici globali, qualche centesimo di punto in meno l’anno e’ un vantaggio reale. Per chi sceglie tra i due gemelli sullo stesso indice MSCI Brazil — con esposizione e fisco identici — il costo diventa uno dei pochi elementi realmente distintivi, e qui gioca a favore dell’Xtrackers.

Ma il risparmio va misurato per quello che e’: lo 0,06% di differenza rispetto all’iShares vale circa sei euro l’anno ogni diecimila investiti. Una cifra piccola, che su un orizzonte lungo aiuta, ma che — come vedremo — puo’ essere facilmente annullata da spread di negoziazione piu’ larghi su un fondo molto piu’ piccolo. E su uno strumento volatile come un emergente single-country, dove le oscillazioni di prezzo sono nell’ordine delle decine di punti percentuali, sei euro l’anno di TER risparmiato sono poca cosa rispetto a cio’ che conta davvero (se e quanto esporsi al Brasile, e a che cambio). Il costo e’ un fattore legittimo, ma non dovrebbe mai essere il solo criterio.

ETF Brasile: il costo annuo (TER) a confrontoFranklin FTSE Brazil (indice diverso)0.19%Xtrackers MSCI Brazil (questo)0.25%iShares MSCI Brazil DE (stesso indice)0.31%Amundi MSCI Brazil (sintetico)0.65%
Costo annuo (TER) a confronto: l’Xtrackers e’ il piu’ economico sull’MSCI Brazil. Fonte: justETF (riga verificata) e factsheet Xtrackers (DWS), dati al 12 giugno 2026.
Costo (TER)qui piu’ basso (0,25% vs 0,31% dell’iShares stesso indice): un piccolo risparmio annuo
Dimensione/liquidita'qui molto piu’ piccolo (208 mln vs 3.937): spread potenzialmente piu’ larghi

5. Il contrappeso: la dimensione piu’ piccola

Ed eccoci al rovescio della medaglia, il vero contrappeso del costo basso: la dimensione. Con circa 208 milioni di dollari di patrimonio, questo Xtrackers e’ molto piu’ piccolo del gemello iShares (quasi 4 miliardi): meno di un diciottesimo. Su un mercato di nicchia, la taglia di un ETF non e’ un dato «cosmetico»: ha conseguenze concrete. Un fondo grande e molto scambiato ha spread denaro-lettera stretti (compri e vendi a prezzi efficienti) e grande liquidita’; un fondo piu’ piccolo tende ad avere spread piu’ larghi e una liquidita’ meno profonda, soprattutto in momenti di stress di mercato.

Questo crea una tensione precisa: il risparmio sul TER (circa sei euro l’anno ogni diecimila) puo’ essere eroso o annullato dal maggior costo di negoziazione (spread piu’ larghi) tipico di un fondo molto piu’ piccolo. Va detto, per equilibrio, che 208 milioni e’ comunque una dimensione rispettabile (ben sopra le soglie critiche di «sopravvivenza» di un ETF) e ampiamente sufficiente per l’investitore comune, con importi normali e orizzonte lungo. Il punto e’ di consapevolezza: chi sceglie questo Xtrackers «perche’ costa meno» dovrebbe sapere che, su un emergente, una parte di quel risparmio puo’ tornare indietro sotto forma di spread — e che il colosso iShares offre, in cambio dei sei euro l’anno in piu’, una liquidita’ nettamente superiore.

C’e’ anche un secondo profilo legato alla dimensione, piu’ «di lungo periodo»: la sostenibilita’ del prodotto. Un fondo da 208 milioni e’ ben lontano dalle soglie a rischio, ma e’ una frazione del colosso da 4 miliardi; in caso di disinteresse prolungato per il Brasile, e’ teoricamente piu’ esposto a una razionalizzazione di quanto non lo sia il gemello iShares. Non e’ uno scenario probabile (la dimensione e’ solida e l’emittente affidabile), ma e’ un ulteriore elemento che, sommato agli spread, fa pendere la bilancia «di sicurezza» verso il fondo piu’ grande. Il piccolo risparmio di TER, insomma, va sempre letto dentro questo quadro: e’ un vantaggio reale, ma non a costo zero.

ETF Brasile: il patrimonio (mln $) a confrontoiShares MSCI Brazil DE3937Amundi MSCI Brazil334Xtrackers MSCI Brazil (questo)208Franklin FTSE Brazil109
Patrimonio a confronto (dati riga CSV, al giugno 2026): l’Xtrackers e’ molto piu’ piccolo del colosso iShares.
Da ricordare: «piu’ economico» NON significa automaticamente «piu’ conveniente»: su un fondo piu’ piccolo, spread di negoziazione potenzialmente piu’ larghi possono erodere il risparmio di TER.

6. I rischi specifici: cambio (real) e Paese

Veniamo ai rischi specifici, che valgono per qualunque ETF sul Brasile. Il primo e’ il rischio di cambio: l’esposizione economica e’ al real brasiliano, perche’ le aziende operano in Brasile e in real. Il real e’ una valuta storicamente volatile, soggetta a forti oscillazioni legate all’inflazione interna, ai tassi locali (alti) e al sentiment verso gli emergenti. Un real debole puo’ erodere il rendimento in euro a prescindere dall’andamento delle azioni: anche un anno positivo per la borsa brasiliana puo’ tradursi in un rendimento mediocre se nel frattempo il real si e’ svalutato. Va sempre valutato «al netto del cambio».

Il secondo e’ il rischio Paese, rilevante per il Brasile: instabilita’ politica, rischio fiscale e di bilancio dello Stato, e il rischio «politico» specifico su Petrobras (in parte statale, soggetta a interferenze su prezzi, investimenti e governance). A cio’ si aggiunge la concentrazione: l’indice e’ dominato da poche grandi aziende (Vale, Petrobras, le banche), quindi il destino del fondo dipende da una manciata di titoli. E’ un mercato iper-ciclico: capace di rialzi spettacolari (in certi anni il Brasile e’ tra i migliori al mondo) ma anche di crolli violenti. La «purezza» single-country amplifica sia i guadagni sia le perdite rispetto a un’esposizione emergente diversificata. Sono rischi del mercato, identici per qualunque ETF sull’MSCI Brazil: la scelta tra Xtrackers e iShares non li cambia di una virgola, riguarda solo costo e liquidita’.

Da capire bene: rischio di cambio sul REAL (valuta volatile), rischio PAESE (politica, bilancio, interferenze su Petrobras), concentrazione su pochi titoli. Mercato iper-ciclico. Valuta sempre «al netto del cambio».

7. Il lato buono: la decorrelazione «value/commodity»

C’e’ un rovescio positivo di questa natura «da materie prime»: la decorrelazione rispetto ai mercati sviluppati, in particolare alla tecnologia americana. Mentre l’S&P 500 e gli indici globali sono dominati dai giganti tech «growth», il Brasile e’ un mercato «value» e di commodity, che tende a comportarsi diversamente. In alcuni anni in cui la tecnologia USA ha corretto e le materie prime sono salite, il Brasile ha brillato, andando in controtendenza. Per l’investitore consapevole, questo lo rende un possibile diversificatore: una componente che, aggiunta a un portafoglio globale sbilanciato sul «growth», puo’ ridurre la dipendenza da un unico tema.

Attenzione, pero’: la decorrelazione e’ incostante e non garantita. In una crisi globale acuta, gli emergenti tendono a soffrire piu’ dei mercati sviluppati (fuga verso la qualita’). Il Brasile, insomma, e’ un diversificatore «ciclico», non un porto sicuro: puo’ attutire certi colpi e amplificarne altri. Va dosato come scommessa tematica deliberata (su commodity/value/emergenti), in quota piccola, dentro un portafoglio gia’ diversificato — mai come pilastro «tutto-in-uno». E questa logica vale a prescindere da quale ETF sul Brasile si scelga: e’ una caratteristica del mercato, non del singolo fondo. In altre parole, scegliere l’Xtrackers anziche’ il gemello iShares non aumenta ne’ riduce il potenziale di decorrelazione: cambia solo quanto paghi di costo annuo e quanta liquidita’ ottieni in cambio.

Da sapere: il Brasile (value/commodity) tende a comportarsi diversamente dalla tech USA → possibile diversificatore. Ma incostante: in una crisi globale gli emergenti soffrono di piu’. Vale per il mercato, non per il singolo fondo.

8. Per chi ha senso (e per chi no)

Per chi ha senso, dunque, questo Xtrackers? Ha senso per l’investitore consapevole e attento ai costi che: 1) ha una tesi sul Brasile (ciclo commodity favorevole, banche redditizie, valutazioni convenienti) e vuole il fondo sull’MSCI Brazil al TER piu’ basso; 2) preferisce reinvestire i dividendi (accumulazione, differimento); 3) accetta — conoscendolo — il contrappeso della dimensione minore (spread potenzialmente piu’ larghi); 4) usa lo strumento come quota «satellite» contenuta, consapevole dei rischi (cambio sul real, rischio Paese, concentrazione).

Ha invece poco senso per chi da’ la priorita’ alla massima liquidita’ sul Brasile (meglio il colosso iShares, molto piu’ grande); per chi muove importi importanti (gli spread larghi pesano di piu’); e — come per tutti gli ETF sul Brasile — per chi cerca un mattone «tutto-in-uno» (servono indici globali o, per gli emergenti, il pillar emergenti, dove il Brasile e’ gia’ contenuto, diversificato). La domanda pratica si riduce a questa: il risparmio di sei euro l’anno ogni diecimila vale la minore liquidita’?. Per chi e’ molto sensibile al costo e con importi contenuti, puo’ valerne la pena; per chi privilegia la solidita’ operativa su un emergente volatile, il colosso iShares resta piu’ indicato.

9. Xtrackers vs colosso iShares vs Amundi vs Franklin vs emergenti

Distinguiamo questo ETF dai «cugini». Il confronto centrale e’ con il gemello iShares sullo stesso indice MSCI Brazil: stessa esposizione, stesso fisco, ma l’Xtrackers costa meno (0,25% vs 0,31%) ed e’ molto piu’ piccolo (208 mln vs 3.937). La scelta tra i due e’ il classico trade-off costo vs liquidita’: risparmio annuo da una parte, solidita’ e spread stretti dall’altra. Il secondo confronto e’ con l’Amundi MSCI Brazil (stesso indice, ma a replica sintetica e molto piu’ caro, 0,65%): l’Xtrackers e’ fisico e nettamente piu’ economico. Il terzo e’ con il Franklin FTSE Brazil, che replica un indice diverso (FTSE invece di MSCI): pur essendo entrambi «Brasile», i due panieri non sono identici.

Il quarto confronto, di fondo, e’ con gli ETF sui mercati emergenti (vedi il pillar emergenti): quelli contengono decine di Paesi, con l’Asia dominante, e il Brasile che pesa appena il 5-6%; questo ETF e’ solo Brasile, una scommessa concentrata. E con gli ETF sulle materie prime (vedi il pillar materie prime): quelli sono settoriali globali; questo ti da’ l’economia brasiliana nel suo insieme. In un portafoglio, l’Xtrackers MSCI Brazil ha un ruolo preciso: l’opzione economica per una scommessa concentrata sul Brasile, ad accumulazione — con il contrappeso della dimensione minore. La scelta vs il colosso iShares e’ una questione di costo contro liquidita’.

10. Tassazione italiana

Sul piano fiscale, l’Xtrackers MSCI Brazil e’ un ETF azionario UCITS armonizzato (domiciliato in Lussemburgo). Per l’investitore italiano valgono le regole standard degli ETF azionari: le plusvalenze alla vendita sono tassate al 26%. Non si applica il 12,5%, riservato ai titoli di Stato white-list: qui siamo nel pieno dell’azionario emergente. Un punto importante per chi sceglie tra i gemelli: il fisco e’ identico tra Xtrackers e iShares (e anche rispetto all’Amundi sintetico) — la scelta del fondo, dal punto di vista fiscale, e’ del tutto indifferente.

Vale la consueta asimmetria fiscale: i guadagni sono «redditi di capitale», le perdite «redditi diversi». Una minusvalenza realizzata con questo ETF non compensa la plusvalenza di un altro ETF armonizzato; finisce nello «zainetto fiscale» e si recupera solo contro «redditi diversi» (azioni singole, certificati, ETC) entro quattro anni. Su un mercato volatile come il Brasile, dove le minusvalenze sono probabili, e’ un limite da conoscere bene.

La accumulazione offre il consueto vantaggio del differimento, prezioso su un mercato dai dividendi generosi: i dividendi sono reinvestiti internamente e non generano tassazione durante il possesso; il 26% si applica solo alla vendita finale. Sul fronte operativo: con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca (26% + bollo 0,2% annuo), niente quadro RW; con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu, con quadro RW e IVAFE (0,2%). Il rischio di cambio sul real incide sul rendimento in euro ma non e’ una voce fiscale a se’.

Esempio: il trade-off costo/liquidita’

Un esempio per capire il trade-off costo/liquidita’. Immagina due investitori, entrambi con 10.000 euro sull’MSCI Brazil. Anna sceglie il colosso iShares (TER 0,31%, quasi 4 miliardi); Marco sceglie questo Xtrackers (TER 0,25%, 208 milioni). Sul costo annuo, Marco risparmia: lo 0,06% in meno su 10.000 euro sono circa 6 euro l’anno. Ma quando comprano e vendono, Anna — sul fondo piu’ grande e liquido — paga uno spread denaro-lettera piu’ stretto, mentre Marco, sul fondo piu’ piccolo, puo’ pagare uno spread un po’ piu’ largo. Su poche operazioni nell’arco di anni, quel maggior spread puo’ mangiarsi buona parte dei sei euro l’anno risparmiati di TER. La convenienza del «piu’ economico», su un emergente, e’ quindi piu’ sfumata di quanto il solo TER suggerisca.

Sul piano fiscale, per entrambi vale lo stesso schema: 26% sulle plusvalenze, asimmetria sulle minusvalenze, differimento con l’accumulazione, tutto gestito dalla banca in regime amministrato. Se Marco vende 10.000 euro diventati 13.000, la plusvalenza di 3.000 euro e’ tassata al 26% (780 euro), esattamente come per Anna: la scelta del fondo non cambia un centesimo di imposta. E il risultato in euro di entrambi dipende anche dal cambio sul real del periodo. La morale: tra i gemelli sullo stesso indice, la scelta e’ costo contro liquidita’, non fisco — e su un emergente la liquidita’ pesa piu’ di quanto si pensi.

Da ricordare: il fisco e’ identico al gemello iShares (la scelta del fondo non cambia l’imposta). 26% sulle plusvalenze, asimmetria sulle minusvalenze (4 anni), differimento grazie all’accumulazione. Bollo 0,2% con intermediario italiano; RW/IVAFE con broker estero.

11. Conclusione

L’Xtrackers MSCI Brazil UCITS ETF 1C e’ l’opzione piu’ economica per investire nell’indice MSCI Brazil (TER 0,25%, contro lo 0,31% del gemello iShares), ad accumulazione e a replica fisica. Il suo tratto distintivo e’ proprio il costo: sullo stesso identico indice, con esposizione e fisco identici, paga meno. Ma il rovescio e’ la dimensione molto piu’ piccola (208 milioni contro quasi 4 miliardi del colosso iShares): il risparmio di TER va soppesato contro spread di negoziazione potenzialmente piu’ larghi e una liquidita’ inferiore, fattori non banali su un emergente volatile.

Va capito per quello che e’: come tutti gli ETF sul Brasile, una posizione satellite e tematica, concentrata e volatile (emergente «da materie prime» con Vale e Petrobras, banche, rischio cambio sul real e rischio Paese), capace di forti rialzi ma anche di crolli — con, in piu’, la questione costo/liquidita’ rispetto al gemello. Chi privilegia la massima liquidita’ preferira’ il colosso iShares; chi vuole l’esposizione emergente diversificata deve guardare al pillar emergenti (dove il Brasile e’ gia’ contenuto). Sul piano fiscale e’ un normale ETF azionario armonizzato (26%, asimmetria sulle minusvalenze, differimento grazie all’accumulazione, rischio di cambio sul real, quadro RW solo con broker estero). Per inquadrare il peso giusto del Brasile nel tuo portafoglio, vedi il nostro confronto tra i migliori ETF sul Brasile o un professionista. La sintesi: il Brasile MSCI al costo piu’ basso — con il contrappeso della dimensione, da valutare con consapevolezza.

Domande frequenti

Che differenza c'e' tra l'Xtrackers e l'iShares MSCI Brazil?

Replicano lo STESSO indice (MSCI Brazil), con esposizione e fisco identici. La differenza: questo Xtrackers costa meno (TER 0,25% vs 0,31%) ma e’ molto piu’ piccolo (208 mln vs quasi 4 miliardi). La scelta e’ un trade-off tra risparmio di costo e liquidita’/solidita’: il colosso iShares e’ molto piu’ liquido.

Conviene scegliere il piu' economico?

Dipende. Il risparmio (lo 0,06% in meno, circa 6 euro l’anno ogni 10.000) e’ reale ma piccolo, e su un fondo molto piu’ piccolo puo’ essere eroso da spread di negoziazione piu’ larghi. Su un emergente volatile, la liquidita’ del colosso iShares spesso vale i pochi euro di TER in piu’. Il costo non e’ l’unico criterio.

Cosa contiene? È diverso dall'iShares?

No, e’ identico: entrambi replicano l’MSCI Brazil. Quindi le stesse aziende, concentrate su materie prime (Vale/ferro, Petrobras/petrolio) e banche, piu’ consumi e utility. E’ un emergente «da materie prime», ciclico e generoso di dividendi (qui reinvestiti, grazie all’accumulazione).

Quali sono i rischi?

1) Cambio sul real brasiliano (valuta volatile); 2) rischio Paese (politica, bilancio, interferenze statali su Petrobras); 3) concentrazione su pochi titoli/settori → mercato iper-ciclico. A questi, per questo fondo, si aggiunge la minore liquidita’ dovuta alla dimensione piu’ piccola.

Come e' tassato in Italia?

Come un normale ETF azionario armonizzato: plusvalenze al 26% (niente 12,5%), con l’asimmetria sulle minusvalenze (redditi diversi, 4 anni). Il fisco e’ identico all’iShares: la scelta del fondo non cambia l’imposta. Con l’accumulazione l’imposta si paga solo alla vendita (differimento). Con intermediario italiano fa tutto la banca (26% + bollo 0,2%); con broker estero servono RW e IVAFE.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.
AM
Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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