Approfondimento

Azioni Piquadro (PQ): pelletteria, dividendi e fisco

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Azioni Piquadro (PQ): pelletteria, dividendi e fisco
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

Come aggiorniamo i contenuti
📅 Pubblicato il 14 Giugno 2026

Piquadro (PQ): la pelletteria in Borsa, dividendi e tasse

Piquadro è la società italiana delle borse da lavoro, degli zaini hi-tech e della pelletteria, a capo anche dei marchi The Bridge e Lancel. Questa scheda non ti dice se comprare il titolo: ti spiega cosa fa il gruppo multi-marca, come legge il suo bilancio «spezzato» che chiude a marzo, come paga e tassa i dividendi e quali rischi corri con una small cap del lusso accessibile.

  • Pelletteria e business bag · marchi The Bridge e Lancel
  • Esercizio fiscale particolare: chiude il 31 marzo
  • ISIN IT0004240443 · ticker PQ · Euronext Milan
  • Sede in provincia di Bologna → ritenuta 26% · PIR-compatibile

Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Piquadro Investor Relations (dividendi per esercizio) e Borsa Italiana – Euronext Milan (dati di quotazione). Contenuto informativo e didattico: non è una raccomandazione di acquisto o vendita.

Piquadro è uno di quei marchi che molti conoscono per la borsa da lavoro o lo zaino con la porta USB, ma che in Borsa rappresenta qualcosa di più ampio: un gruppo della pelletteria che possiede anche The Bridge e Lancel. Capire come è fatto questo «mini-gruppo del lusso accessibile» è il modo serio di leggere il titolo, perché i ricavi non arrivano da un solo marchio.

Qui trovi il profilo dell’azienda, una particolarità contabile che spiazza chi è alle prime armi (l’esercizio che non coincide con l’anno solare), la storia del dividendo, la sua fiscalità e i rischi tipici di una small cap della moda e del lusso. Tutto in chiave didattica e senza giudizi di valore.

Carta d’identità: Piquadro in breve

DenominazionePiquadro S.p.A.
TickerPQ (Euronext Milan)
ISINIT0004240443
MercatoEuronext Milan (ex Borsa Italiana)
SegmentoSmall cap – beni di consumo (pelletteria e accessori)
SettoreLusso accessibile / pelletteria
Sede e domicilio fiscaleSilla di Gaggio Montano (Bologna), Italia
ControlloFamiglia Palmieri (azionista di riferimento)
Chiusura esercizio31 marzo (anno fiscale non coincidente con l’anno solare)

Piquadro è un gruppo italiano della pelletteria fondato dalla famiglia Palmieri, che ne resta l’azionista di riferimento. Il marchio omonimo è noto per le borse da lavoro, gli zaini e gli accessori che uniscono pelle e tecnologia; al gruppo fanno capo anche The Bridge (pelletteria artigianale fiorentina) e Lancel (maison francese di pelletteria). È una small cap italiana: un titolo piccolo, poco scambiato e tipicamente più volatile di una blue chip, ma con un’identità di marca precisa nel segmento del «lusso accessibile».

Il codice ISIN (IT0004240443) e il ticker PQ sono i riferimenti da usare nel tuo home banking per essere certo di comprare proprio l’azione Piquadro. Su una small cap, verificare ISIN e mercato è ancora più importante che su una grande azienda: ti assicura di stare acquistando lo strumento giusto, con le regole fiscali che vedremo.

Che cosa fa: pelletteria e business bag

Piquadro disegna, produce e vende pelletteria e accessori: borse, zaini, valigie, portafogli e piccola pelletteria, distribuiti attraverso negozi monomarca, corner nei grandi magazzini, rivenditori multimarca e l’e-commerce. Il posizionamento è quello del lusso accessibile: prodotti di qualità e prezzo medio-alto, ma non al livello delle grandi maison del lusso assoluto.

  • Marchio Piquadro — il cuore del gruppo: business bag, zaini hi-tech, accessori che uniscono pelle e funzionalità tecnologica.
  • Canali di vendita misti — negozi diretti, wholesale (rivenditori), travel retail (aeroporti) ed e-commerce: un mix che bilancia margini e volumi.
  • Presenza internazionale — oltre all’Italia, il gruppo vende in Europa e in altri mercati, il che lo espone anche all’andamento delle valute e del turismo.

Per l’azionista è utile capire che Piquadro vive del marchio e della sua desiderabilità: non vende un bene di prima necessità, ma un accessorio che il consumatore compra quando ha reddito e voglia di spendere. È un consumo discrezionale, sensibile al ciclo economico e al turismo: quando l’economia rallenta, gli acquisti di accessori di lusso accessibile sono tra i primi a frenare. Ne riparliamo nella sezione sui rischi.

Un gruppo a tre marchi: Piquadro, The Bridge, Lancel

Ecco l’angolo che distingue Piquadro da una small cap mono-marca: è un gruppo a più marchi, e questo cambia il profilo di rischio e di ricavi.

  • Piquadro — il marchio bolognese fondatore, identità tech-funzionale, business bag e zaini.
  • The Bridge — pelletteria artigianale toscana dal sapore «vintage» e made in Italy, acquisita per ampliare il portafoglio verso un pubblico diverso.
  • Lancel — storica maison francese di pelletteria, un marchio dal posizionamento e dalla storia internazionale, con le sfide tipiche del rilancio di un brand da riposizionare.

Avere più marchi ha un doppio volto. Da un lato diversifica: pubblici e geografie diverse riducono la dipendenza da un solo nome. Dall’altro aggiunge complessità: ogni marchio va gestito, posizionato e — nel caso di un brand acquisito da rilanciare come Lancel — riportato in salute, con i costi e i rischi che ciò comporta. Per chi studia il titolo, la qualità della gestione multi-marca è uno dei fattori da capire: un gruppo piccolo che gestisce più brand internazionali ha più leve ma anche più cose che possono andare storte.

L’esercizio che chiude a marzo: perché conta

Una particolarità contabile di Piquadro spiazza spesso chi guarda il titolo: l’esercizio fiscale non coincide con l’anno solare. Il bilancio chiude il 31 marzo, non il 31 dicembre. Così un «esercizio 2024/2025» copre il periodo da aprile 2024 a marzo 2025.

Non è un dettaglio da nerd: ha conseguenze pratiche per chi legge i dati e per chi vuole il dividendo. La prima è che i risultati e il dividendo escono in un calendario diverso da quello delle aziende «normali»: tipicamente i conti annuali e la proposta di cedola arrivano a giugno, e lo stacco cade più avanti nell’anno. La seconda è che confrontare Piquadro con un’azienda che chiude a dicembre richiede attenzione, perché i periodi coperti non sono allineati.

Perché un’azienda sceglie un esercizio «spezzato»? Di solito per allinearlo alla stagionalità del business. Per un’azienda di accessori legata anche al ciclo scolastico e alle stagioni commerciali, chiudere a marzo può rendere il bilancio più rappresentativo di un ciclo completo di vendite. Per l’investitore la lezione è semplice ma importante: prima di leggere i numeri di una società, controlla quando chiude l’esercizio — è il primo passo per non confrontare mele con pere.

Storia e politica dei dividendi

Dividendo Piquadro per azione, per esercizio (€)2022/230.1041 €2023/240.1483 €2024/250.1482 €
Dividendo per azione, per esercizio chiuso al 31 marzo. Fonte: Piquadro Investor Relations.

Piquadro distribuisce un dividendo annuale ordinario. Riferiti agli esercizi chiusi a marzo, gli importi recenti sono stati circa 0,104 € per azione sull’esercizio 2022/2023, salendo a circa 0,148 € su quelli 2023/2024 e 2024/2025. Sono cifre contenute in valore assoluto, ma il gruppo ha mostrato la volontà di remunerare gli azionisti in modo regolare, in alcuni casi affiancando anche programmi di riacquisto di azioni proprie (buyback).

Il buyback è un secondo modo di restituire valore: riducendo il numero di azioni in circolazione, aumenta la quota di utili che spetta a ciascuna azione rimasta. Per valutare quanto «rende» davvero il titolo conviene quindi guardare alla remunerazione complessiva — dividendo più eventuale buyback — e non solo alla cedola.

La cautela di sempre vale anche qui: il dividendo non è garantito. A differenza della cedola di un titolo di Stato, dipende dagli utili e dalle decisioni dell’assemblea, e su una small cap del consumo discrezionale gli utili possono oscillare. Un rendimento da dividendo molto alto a volte è un campanello d’allarme più che un’occasione — è il fenomeno della «dividend trap». Se ti interessa la logica di chi punta sulle cedole rispetto a chi preferisce far crescere il capitale, la mettiamo a confronto in dividendi o accumulazione.

Stacco, record date e pagamento

Per incassare un dividendo non basta «possedere l’azione»: conta possederla nei giorni giusti. Il calendario di ogni cedola ruota intorno a tre date — su Piquadro spostate più avanti nell’anno per via dell’esercizio che chiude a marzo:

  • Data di stacco (ex-date) — il giorno in cui l’azione comincia a quotare «senza» il dividendo: il prezzo si abbassa, in teoria, di un importo pari alla cedola.
  • Record date — il giorno in cui si fotografano gli azionisti aventi diritto, di norma il giorno lavorativo successivo allo stacco.
  • Data di pagamento — quando il denaro arriva sul conto, già al netto della ritenuta del 26%.

Piquadro pubblica ogni anno il calendario con le date precise. Il punto da ricordare è concettuale: comprare l’azione il giorno prima dello stacco solo «per prendere il dividendo» non crea valore, perché il prezzo si aggiusta da solo. Il dividendo distribuisce utili reali, non è un’occasione di guadagno immediato — un automatismo che su un titolo poco liquido come una small cap conviene conoscere bene.

Quanto rende il dividendo e come si tassa

Il rendimento da dividendo (dividend yield) si calcola dividendo la cedola annua per il prezzo dell’azione: cambia ogni giorno, quindi qui non ne diamo uno «ufficiale». La formula è nella guida al rendimento da dividendi.

Sul piano fiscale Piquadro è semplice, perché è una società italiana con sede in provincia di Bologna: il dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconta una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker. Non devi dichiarare nulla e ricevi l’importo già netto.

Esempio. Possiedi 2.000 azioni Piquadro e incassi un dividendo da 0,148 € ad azione: il lordo è 296 €. La ritenuta del 26% vale 76,96 €, quindi ti restano 219,04 € netti. Lo stesso meccanismo si applica ogni anno alla cedola.

Il meccanismo tecnico si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo, così il dividendo non concorre al tuo reddito IRPEF e non va riportato in dichiarazione. La ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto»: il 26% è secco e non si recupera neppure con un’aliquota IRPEF più bassa. Essendo una società italiana, Piquadro non sconta alcuna ritenuta estera né doppia imposizione: è fiscalmente semplice (vedi la tassazione dei dividendi italiani ed esteri).

Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno

Se vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è una plusvalenza tassata al 26%, come il dividendo. Le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) su altri titoli entro il quarto anno successivo. In «regime amministrato» la banca fa i calcoli; in «regime dichiarativo» riporti tutto nel quadro RT (vedi capital gain al 26% e compensazione delle minusvalenze).

L’asimmetria da ricordare: i dividendi non recuperano le minusvalenze, le plusvalenze sì. E conta il costo medio ponderato quando compri lo stesso titolo in più momenti a prezzi diversi: determina quanta plusvalenza emergerà alla vendita. Su una small cap volatile come Piquadro, tenerne traccia è essenziale per non avere sorprese fiscali.

Piquadro dentro un PIR: il sotto-vincolo del 30%

Piquadro può stare in un PIR? Sì, ed è un punto a suo favore. Un Piano Individuale di Risparmio «ordinario» deve investire almeno il 70% in imprese italiane, e di quel 70% almeno il 30% in società non incluse nel FTSE MIB. Una small cap italiana come Piquadro rientra proprio nel sotto-vincolo del 30% riservato alle aziende più piccole: è il tipo di titolo che un PIR cerca per riempire quella quota.

Il vantaggio fiscale è rilevante: se mantieni l’investimento per almeno 5 anni, le plusvalenze e i dividendi sono esenti da imposta. Su un titolo che paga la cedola come Piquadro, l’esenzione del 26% ripetuta nel tempo può incidere, ed è uno dei motivi per cui le small cap italiane sono «materia prima» naturale dei PIR.

Le regole restano stringenti: tetto annuo e complessivo agli importi, vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici), apertura presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale dentro cui Piquadro può convivere con altri titoli italiani (vedi la guida ai PIR).

Come si compra dall’Italia

Come si compra dall’Italia

Per comprare azioni Piquadro dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker con accesso a Euronext Milan (praticamente tutti). Cerchi il titolo con l’ISIN IT0004240443 o il ticker PQ e invii un ordine «a mercato» o «con limite». Su una small cap poco liquida, l’ordine con limite è di solito la scelta più prudente, perché il prezzo può muoversi parecchio tra un ordine e l’altro.

Sui costi guarda due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo — più alto su una small cap.

Azione singola o ETF: come decidere il peso

Meglio la singola azione Piquadro o un ETF che la contiene? Non c’è una risposta universale e non possiamo darla noi: dipende dai tuoi obiettivi, dall’orizzonte e da quanta concentrazione accetti. Mettiamo però in fila le differenze che contano.

Con la singola azione scegli esattamente l’azienda, incassi il suo dividendo specifico e non paghi commissioni di gestione annue, ma concentri tutto su un titolo. Con un ETF — per esempio sul consumo discrezionale o sul mercato italiano — possiedi una piccola fetta di centinaia di società: rinunci alla scommessa mirata e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma ottieni diversificazione automatica. Essendo una small cap, Piquadro negli indici ampi pesa pochissimo o non compare: se la vuoi in portafoglio, di norma la compri direttamente.

Una via di mezzo diffusa è considerare la singola azione come quota satellite di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati: una posizione contenuta, di cui conosci rischi e fiscalità, accanto a un nucleo più stabile. Per ragionare sul peso e sulla dimensione vedi large, mid e small cap; per leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.

I rischi di una small cap del lusso

Comprare una sola azione non è diversificare, e una small cap del lusso accessibile lo è ancora meno. Piquadro è un singolo titolo piccolo e legato ai consumi discrezionali: se va male, non c’è nient’altro a compensare. Un ETF azionario contiene centinaia o migliaia di società e attutisce il colpo del singolo emittente.

I rischi specifici di Piquadro. Il primo è la ciclicità dei consumi: borse e accessori di fascia medio-alta sono beni discrezionali, tra i primi su cui le famiglie tagliano quando l’economia rallenta; pesa anche l’andamento del turismo, che muove molte vendite del settore. Il secondo è la concorrenza intensa nel lusso accessibile, dove grandi gruppi e nuovi marchi si contendono lo stesso cliente. Il terzo è la gestione multi-marca: rilanciare un brand come Lancel o far crescere The Bridge richiede investimenti e non garantisce risultati.

Si aggiungono la minore liquidità tipica di una small cap (scambi più sottili, spread più ampi, difficoltà a vendere in fasi di nervosismo senza muovere il prezzo) e la governance con un azionista di riferimento forte, che dà stabilità ma riduce il peso dei piccoli soci. E resta, come per ogni titolo, il rischio di prezzo: il valore oscilla ogni giorno e può restare sotto il prezzo d’acquisto per anni.

La regola di fondo è sempre la stessa: una posizione su Piquadro va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse valore o diventasse difficile da vendere. Per la differenza tra titoli ciclici e difensivi vedi azioni difensive e cicliche, e per il peso da dare a un singolo titolo large, mid e small cap. Un ultimo promemoria: il fascino di un marchio che conosci e magari possiedi non è un criterio d’investimento. Affezionarsi al prodotto può portare a sopravvalutare l’azienda e a tenere in portafoglio una posizione più grande di quanto la prudenza suggerirebbe. La simpatia per una borsa o uno zaino è una cosa; la valutazione fredda di una small cap, con i suoi conti, la sua liquidità e i suoi rischi, è un’altra.

Domande frequenti

Che cosa fa Piquadro oltre alle borse Piquadro?

È un gruppo a più marchi: oltre a Piquadro (business bag e zaini hi-tech) possiede The Bridge (pelletteria artigianale toscana) e Lancel (storica maison francese). Opera nel segmento del lusso accessibile.

Perché il bilancio di Piquadro chiude a marzo?

Piquadro ha un esercizio fiscale che non coincide con l’anno solare: chiude il 31 marzo. È una scelta legata alla stagionalità del business, e fa sì che conti e dividendo escano in un calendario diverso da quello delle aziende che chiudono a dicembre.

Quanto dividendo paga Piquadro?

Una cedola annuale ordinaria di importo contenuto: circa 0,104 € per azione sull’esercizio 2022/2023 e circa 0,148 € su quelli 2023/2024 e 2024/2025, a volte affiancata da buyback. Non è garantita: dipende dagli utili e dall’assemblea.

Quante tasse si pagano sul dividendo Piquadro?

Il 26%, trattenuto dall’intermediario italiano come ritenuta a titolo d’imposta. Essendo una società italiana, non c’è ritenuta estera o doppia imposizione.

Piquadro si può mettere in un PIR?

Sì, ed è adatta: come small cap italiana fuori dal FTSE MIB rientra nel sotto-vincolo del 30% del PIR. Detenuta 5 anni, beneficia dell’esenzione fiscale su dividendi e plusvalenze.

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Questa scheda ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria o fiscale, né una raccomandazione o un invito a comprare o vendere il titolo. Non contiene giudizi di valutazione, target di prezzo o segnali operativi. I dati societari e i dividendi sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo: verifica sempre i documenti aggiornati dell’emittente e di Borsa Italiana prima di qualsiasi decisione. Investire in singole azioni comporta rischi elevati, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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