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Azioni Datalogic (DAL): cosa fa, dividendi e fiscalità

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Azioni Datalogic (DAL): cosa fa, dividendi e fiscalità
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

Come aggiorniamo i contenuti
📅 Pubblicato il 14 Giugno 2026

Datalogic (DAL): profilo, dividendi e tasse di una small cap della tecnologia industriale

Datalogic è un nome poco noto al grande pubblico ma presente in milioni di gesti quotidiani: ogni volta che un codice a barre viene letto a una cassa o un pacco viene smistato in un magazzino, spesso c’è la sua tecnologia. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega che cosa fa, come e quanto paga di dividendo, come viene tassato e quali rischi corri con una singola small cap.

  • Settore: Tecnologia industriale · identificazione automatica e visione
  • Controllata dalla famiglia Volta (Hydra)
  • ISIN IT0004053440 · ticker DAL · Euronext STAR Milan
  • Sede a Bologna → ritenuta italiana del 26% + ammissibile ai PIR

Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Datalogic Investor Relations (dividendi per esercizio) e Borsa Italiana – Euronext Milan. Contenuto informativo e didattico: non è una raccomandazione.

Datalogic è una di quelle aziende «invisibili» che però toccano la vita di tutti: produce i lettori di codici a barre delle casse dei supermercati, i sistemi di visione che controllano i prodotti sulle linee di produzione e le tecnologie che fanno funzionare i grandi magazzini della logistica. È una small cap industriale italiana con una storia lunga e un azionariato di controllo familiare. Qui la usiamo come «caso di scuola» per capire come si legge una piccola azienda tecnologica quotata, in chiave didattica e fiscale.

Vedremo che cosa fa davvero Datalogic, come si è mossa la sua cedola negli anni (con un taglio importante dopo il 2022), come viene tassato il dividendo di una società italiana, perché una small cap come questa può entrare nel «cuore» di un PIR e quali rischi specifici porta con sé un titolo legato al ciclo degli investimenti industriali. Nessun giudizio di valore, nessun target di prezzo.

Carta d’identità: Datalogic in breve

DenominazioneDatalogic S.p.A.
TickerDAL (Euronext Milan)
ISINIT0004053440
MercatoEuronext STAR Milan (segmento delle medie imprese ad alti requisiti)
SettoreTecnologia industriale – identificazione automatica, visione e automazione
Sede e domicilio fiscaleLippo di Calderara di Reno (Bologna), Italia
Azionista di controlloFamiglia Volta tramite la holding Hydra S.p.A.
In Borsa dal2001

Datalogic è una società italiana attiva nell’identificazione automatica dei dati e nell’automazione industriale: in parole semplici, costruisce gli strumenti che permettono a macchine e computer di «leggere» il mondo fisico — codici a barre, etichette, oggetti su un nastro trasportatore. È quotata sul segmento STAR di Euronext Milan, riservato alle medie imprese che rispettano requisiti più stringenti di trasparenza e liquidità. Il controllo è saldamente in mano alla famiglia Volta, che la guida dalla fondazione: un tratto tipico di molte eccellenze industriali italiane quotate.

Il codice ISIN (IT0004053440) è la «targa» internazionale del titolo: è il riferimento che usi nel tuo home banking o nella piattaforma del broker per essere certo di comprare proprio l’azione ordinaria Datalogic e non un altro strumento. Quando leggi una scheda come questa, il primo riflesso utile è verificare ISIN e mercato: ti dicono quale strumento stai davvero comprando e con quali regole fiscali.

Che cosa fa Datalogic: i mestieri dietro l’azione

Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. I ricavi di Datalogic nascono da alcune famiglie di prodotti, tutte legate all’idea di «far leggere e capire i dati» alle macchine:

  • Lettori di codici a barre — i dispositivi manuali e fissi che leggono i codici alle casse, nei negozi e nelle linee di produzione. È il prodotto storico e più riconoscibile.
  • Sistemi di visione industriale — telecamere e software che ispezionano i prodotti su una linea, controllano la qualità e leggono codici complessi ad alta velocità.
  • Sensori e sistemi di rilevamento — componenti che misurano presenza, posizione e movimento degli oggetti nelle macchine automatiche.
  • Mobile computing — i terminali palmari usati nei magazzini e nella logistica per gestire scorte e spedizioni.
  • Marcatura laser — sistemi che incidono codici e diciture direttamente sui prodotti.

I clienti di Datalogic sono soprattutto altre imprese: catene della grande distribuzione, operatori della logistica e dell’e-commerce, costruttori di macchine e fabbriche automatizzate. È quindi un’azienda B2B (business-to-business), che vende a chi produce e movimenta merci, non al consumatore finale. Questo ha una conseguenza importante per l’azionista: i ricavi di Datalogic dipendono da quanto le altre aziende investono in automazione e logistica, una spesa che sale e scende con il ciclo economico.

La presenza geografica è internazionale: Datalogic vende in Europa, America e Asia, e una quota importante del fatturato è in dollari. Questa apertura ai mercati esteri è una forza — diversifica i clienti — ma introduce due elementi di cui tenere conto: l’esposizione al cambio euro/dollaro e la dipendenza dai cicli di investimento di settori come il retail e l’e-commerce, che negli ultimi anni hanno alternato fasi di forte spesa a fasi di brusca frenata.

Sul piano industriale, il punto di forza dichiarato di Datalogic è la tecnologia proprietaria: l’azienda investe in ricerca e sviluppo per restare competitiva in un mercato dove contano la velocità di lettura, l’affidabilità e l’integrazione con i software dei clienti. È un settore in cui la concorrenza internazionale è agguerrita (ci sono grandi gruppi americani e asiatici), e mantenere il margine richiede innovazione continua. Su questi temi torniamo nella sezione dedicata ai rischi.

L’angolo: vendere «picconi» alla logistica e all’automazione

C’è un modo efficace di inquadrare Datalogic: è un’azienda che vende «picconi e pale» a chi scava l’oro. Durante la corsa all’oro, spesso guadagnavano più i venditori di attrezzi che i cercatori. Allo stesso modo, Datalogic non gestisce magazzini né vende online: fornisce gli strumenti che rendono possibili la logistica moderna, l’e-commerce e l’automazione delle fabbriche. È un’esposizione «di secondo livello» a megatrend come la digitalizzazione dell’industria e la crescita delle consegne.

Questo angolo aiuta a capire sia il fascino sia il limite del titolo. Il fascino: quando il mondo investe in automazione e logistica, la domanda dei prodotti Datalogic cresce, qualunque sia la catena di negozi o il sito di e-commerce a spuntarla. Il limite: Datalogic è un fornitore in un mercato competitivo e ciclico, e quando i suoi clienti tagliano gli investimenti — come è accaduto dopo il boom dell’e-commerce pandemico — i suoi ricavi ne risentono subito. Non è quindi una scommessa «sicura» sul trend, ma un’esposizione condizionata alla capacità dell’azienda di restare tecnologicamente avanti.

Per l’investitore alle prime armi, questa è una lezione che vale ben oltre Datalogic: dietro a ogni grande tendenza ci sono aziende «abilitanti» meno visibili dei protagonisti, e capire dove un’azienda si colloca nella catena del valore aiuta a leggere i suoi numeri. Datalogic sta a monte: vende ai vincitori e ai perdenti della logistica, ma dipende dal fatto che, complessivamente, si continui a investire in quel campo. È un profilo diverso da quello di un’utility o di un titolo da dividendo «difensivo».

Storia e politica dei dividendi

Dividendo Datalogic per azione, per esercizio (€)20210.30 €20220.30 €20230.12 €20240.12 €
Dividendo per azione per esercizio. Fonte: Datalogic Investor Relations / Borsa Italiana.

Datalogic distribuisce un dividendo annuale, ma la sua storia recente racconta bene perché la cedola di una small cap industriale va guardata con prudenza. Negli esercizi 2021 e 2022 il dividendo è stato di 0,30 € per azione; poi, con il rallentamento dei mercati di sbocco e la frenata della redditività, è stato tagliato a 0,12 € per gli esercizi 2023 e 2024. In due anni la cedola si è quindi più che dimezzata.

È un esempio concreto del fatto che il dividendo di un’azione, a differenza della cedola di un titolo di Stato, non è un obbligo contrattuale: dipende dagli utili e dalle decisioni del consiglio. Una società che attraversa una fase difficile può ridurre o sospendere il dividendo per preservare la cassa, ed è esattamente ciò che è accaduto. Per chi compra una small cap puntando sulla cedola, è fondamentale mettere in conto questa variabilità: il rendimento da dividendo di un anno non garantisce quello dell’anno dopo.

Va anche detto che un taglio del dividendo non è di per sé una «cattiva notizia» per l’azienda: spesso significa che il management preferisce trattenere risorse per investire o ridurre il debito in una fase incerta. Quello che conta, per l’investitore consapevole, è capire perché la cedola si muove, non limitarsi a inseguire il rendimento più alto. Un dividendo che sembra generoso può nascondere un’azienda in difficoltà: è il fenomeno della «dividend trap». Per ragionare sulla scelta tra titoli da cedola e titoli da crescita vedi dividendi o accumulazione.

Stacco, record date e pagamento: come funziona

Per incassare un dividendo non basta «possedere l’azione»: conta possederla nei giorni giusti. Il calendario di ogni cedola ruota intorno a tre date che valgono per qualsiasi azione, non solo Datalogic:

  • Data di stacco (ex-date) — il giorno in cui l’azione inizia a quotare «senza» il dividendo. Da quel momento il prezzo teorico scende di un importo pari alla cedola: non esiste un «trucco» per incassare il dividendo e rivendere subito guadagnandoci.
  • Record date — il giorno in cui si fotografano gli azionisti aventi diritto, di norma il giorno lavorativo successivo allo stacco.
  • Data di pagamento — il giorno in cui il denaro arriva sul conto, già al netto della ritenuta del 26%.

Datalogic pubblica ogni anno il calendario con le date precise dello stacco, di solito in primavera dopo l’assemblea che approva il bilancio. Il punto da ricordare è concettuale: comprare l’azione il giorno prima dello stacco solo «per prendere il dividendo» non crea valore, perché il prezzo si aggiusta da solo. Il dividendo distribuisce utili reali nel tempo, non è un’occasione di guadagno immediato.

Quanto rende il dividendo e come si tassa

Il rendimento da dividendo (dividend yield) si calcola dividendo la cedola annua per il prezzo dell’azione: cambia ogni giorno con il prezzo, quindi qui non ne diamo uno «ufficiale». La formula passo-passo è spiegata nella guida al rendimento da dividendi.

Sul piano fiscale Datalogic è semplice, perché è una società italiana con sede a Bologna: il dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconta una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker. Non devi dichiarare nulla e ricevi l’importo già netto.

Esempio. Possiedi 500 azioni Datalogic e incassi un dividendo da 0,12 € ad azione: il lordo è 60 €. La ritenuta del 26% vale 15,60 €, quindi ti restano 44,40 € netti. Lo stesso meccanismo si applica a qualsiasi importo della cedola.

Il meccanismo tecnico si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo, così il dividendo non concorre al tuo reddito IRPEF e non va riportato in dichiarazione. È un vantaggio di semplicità, ma ha un risvolto: poiché la ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», non puoi recuperarla nemmeno se hai un’aliquota IRPEF più bassa. Il 26% è secco, uguale per tutti. Il quadro completo è in la tassazione dei dividendi italiani ed esteri.

Trattandosi di una società pienamente italiana, Datalogic non porta con sé i problemi di doppia imposizione tipici delle azioni domiciliate all’estero: niente ritenuta estera alla fonte, niente crediti d’imposta da recuperare. È uno dei vantaggi «nascosti» di molte small cap nazionali: la fiscalità del dividendo è lineare e prevedibile.

Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno

Se vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è una plusvalenza e viene tassata al 26%, come il dividendo. La buona notizia è che le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli.

Le minusvalenze restano utilizzabili per compensare guadagni futuri fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. In «regime amministrato» è la banca a fare calcoli e versamenti; in «regime dichiarativo» devi riportare tutto nel quadro RT. Dettagli ed esempi in guida al capital gain al 26% e in compensazione delle minusvalenze.

Attenzione a un’asimmetria fiscale che conta proprio per chi compra singole small cap come Datalogic, dove le oscillazioni di prezzo sono ampie: i dividendi non possono essere usati per recuperare le minusvalenze, mentre le plusvalenze sì. Se hai accumulato perdite in passato, le abbatti solo vendendo altri titoli in guadagno, non incassando cedole. È una delle differenze che rendono la gestione di un portafoglio di azioni più «manuale» rispetto a un ETF ad accumulazione.

Quando compri lo stesso titolo in più momenti a prezzi diversi, il guadagno si calcola sul costo medio ponderato. Tieni quindi traccia dei prezzi di carico: determinano quanta plusvalenza (e quindi quanta tassa) emergerà alla vendita. In regime amministrato ci pensa la banca, ma sapere come funziona ti evita sorprese, soprattutto su un titolo volatile.

Datalogic dentro un PIR: la quota delle piccole imprese

Datalogic può stare in un PIR? Sì, e qui c’è un vantaggio rispetto alle big cap. Un Piano Individuale di Risparmio «ordinario» deve investire almeno il 70% in strumenti di imprese italiane, e di quel 70% almeno il 30% deve andare a società non incluse nel FTSE MIB. Datalogic, essendo una small/mid cap fuori dal paniere principale, rientra proprio in questo sotto-vincolo del 30%: è esattamente il tipo di azienda che un PIR deve contenere.

Il vantaggio del PIR è notevole sul piano fiscale: se mantieni l’investimento per almeno 5 anni, le plusvalenze e i dividendi sono esenti da imposta. Su una small cap come Datalogic, dove il rendimento atteso passa più dalla crescita del valore che dalla cedola, l’esenzione del 26% sulla plusvalenza può fare una differenza importante sul risultato finale.

Lo strumento ha regole stringenti: un tetto annuo e complessivo agli importi investibili, il vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici, con recupero delle imposte) e l’obbligo di aprirlo presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale in cui titoli come Datalogic possono convivere con altri strumenti italiani. Vantaggi e limiti sono nella guida ai PIR.

Come si compra Datalogic dall’Italia

Come si compra dall’Italia

Per comprare azioni Datalogic dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker che dia accesso a Euronext Milan (praticamente tutti). Cerchi il titolo con l’ISIN IT0004053440 o il ticker DAL e invii un ordine: «a mercato» per eseguire subito al prezzo corrente, oppure «con limite» per fissare il prezzo massimo che sei disposto a pagare. Sulle small cap il limite è particolarmente utile, perché gli scambi sono meno fitti e il prezzo può muoversi di più tra un ordine e l’altro.

Sui costi fai attenzione a due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo, accentuato sulle piccole imprese: ne parliamo qui sotto.

Azione singola o ETF: come decidere il peso

È la domanda che si pone chiunque guardi un titolo come Datalogic: meglio la singola azione o un ETF che la contiene insieme a tante altre? Non c’è una risposta universale, e non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dall’orizzonte temporale e da quanta concentrazione sei disposto a sopportare. Possiamo però mettere in fila le differenze che contano.

Con la singola azione scegli esattamente l’azienda su cui puntare, incassi il suo dividendo specifico e non paghi commissioni di gestione annue. In cambio concentri tutto su un solo titolo: se Datalogic attraversa una fase difficile — come il taglio del dividendo del 2023 — non c’è nulla in portafoglio che compensi. Con un ETF (per esempio sull’automazione industriale o sull’intero mercato) possiedi una piccola fetta di centinaia di società: rinunci alla scommessa mirata e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma ottieni diversificazione automatica. Una small cap come Datalogic, da sola, pesa pochissimo dentro un indice ampio.

Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una quota satellite di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati: una posizione contenuta, di cui conosci bene rischi e fiscalità, accanto a un nucleo più stabile. Per ragionare sul peso di un titolo e sulla sua dimensione vedi large, mid e small cap; per imparare a leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.

I rischi di una small cap industriale come Datalogic

Comprare una sola azione non è diversificare. Per quanto interessante, Datalogic resta una singola small cap: se va male, non c’è nient’altro a compensare, e le piccole imprese oscillano più delle grandi. Un ETF azionario contiene centinaia o migliaia di società e attutisce il colpo del singolo emittente.

Oltre al rischio di concentrazione, Datalogic porta con sé rischi specifici. Il primo è la ciclicità: i suoi prodotti dipendono dagli investimenti di retail, logistica e industria, una spesa che cresce nelle fasi positive e si contrae bruscamente nelle frenate. Dopo il boom dell’e-commerce pandemico, per esempio, molti clienti hanno rallentato gli ordini, con effetti su ricavi e dividendo. Chi compra il titolo deve essere consapevole di acquistare un’esposizione al ciclo degli investimenti, non un flusso stabile e garantito.

Il secondo è la concorrenza tecnologica: Datalogic compete con grandi gruppi internazionali americani e asiatici, in un mercato dove l’innovazione è continua. Restare competitivi richiede investimenti costanti in ricerca, e un eventuale ritardo tecnologico può erodere quote di mercato e margini. Il terzo è il rischio di cambio: con una parte rilevante dei ricavi in dollari, l’andamento del cambio euro/dollaro incide sui conti. Il quarto, tipico delle small cap, è la minore liquidità del titolo: meno scambi significano spread più ampi e oscillazioni di prezzo più marcate.

Tutti questi fattori si sommano al rischio più banale ma più importante: quello di prezzo. Il valore di una small cap oscilla molto e può restare sotto il prezzo d’acquisto per anni. Per capire la differenza tra azioni cicliche e difensive vedi azioni difensive e cicliche, e per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo large, mid e small cap. La regola di fondo resta una: una posizione su Datalogic va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse valore.

Domande frequenti

Che cosa fa Datalogic?

Datalogic produce tecnologie per l’identificazione automatica dei dati e l’automazione industriale: lettori di codici a barre, sistemi di visione, sensori, terminali per la logistica e marcatura laser. Vende soprattutto ad altre imprese (retail, logistica, fabbriche).

Quante tasse si pagano sul dividendo Datalogic?

Il 26%, trattenuto direttamente dall’intermediario italiano come ritenuta a titolo d’imposta. Essendo Datalogic una società italiana con sede a Bologna, non c’è alcuna ritenuta estera né doppia imposizione.

Il dividendo di Datalogic è stabile?

No. Negli esercizi 2021 e 2022 è stato di 0,30 € per azione, poi è stato tagliato a 0,12 € per gli esercizi 2023 e 2024. È un esempio di come il dividendo di una small cap industriale dipenda dagli utili e possa variare molto.

Le azioni Datalogic si possono mettere in un PIR?

Sì, e rientrano nella quota più «pregiata»: essendo una small/mid cap fuori dal FTSE MIB, soddisfano il sotto-vincolo del 30% riservato alle imprese più piccole. Detenute almeno 5 anni, beneficiano dell’esenzione fiscale del PIR.

Conviene di più l'azione Datalogic o un ETF?

Non è una scelta che possiamo consigliarti: dipende dai tuoi obiettivi. Sul piano del rischio, una singola small cap concentra tutto su un’azienda volatile, mentre un ETF distribuisce l’investimento su molte società.

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Questa scheda ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria o fiscale, né una raccomandazione o un invito a comprare o vendere il titolo. Non contiene giudizi di valutazione, target di prezzo o segnali operativi. I dati societari e i dividendi sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo: verifica sempre i documenti aggiornati dell’emittente e di Borsa Italiana prima di qualsiasi decisione. Investire in singole azioni comporta rischi elevati, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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Avvertenza: i contenuti di Fisco Investimenti hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa. L’autore è un praticante commercialista in formazione, non iscritto all’albo: i contenuti non costituiscono consulenza professionale. Per decisioni operative su casi specifici rivolgersi a un professionista abilitato.