Biesse (BSS): le macchine per legno, vetro e pietra, tra dividendi e fiscalità
Biesse è una small cap marchigiana che costruisce le grandi macchine usate per tagliare, forare e lavorare legno, vetro, pietra e materiali compositi. È un classico produttore di «beni strumentali», uno dei settori più ciclici della Borsa. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega che cosa fa, perché il suo dividendo oscilla tanto, come viene tassato e quali rischi corri con questo titolo.
- Settore: Beni strumentali · macchine per lavorazione legno, vetro, pietra
- Controllata dalla famiglia Selci
- ISIN IT0003097257 · ticker BSS · Euronext STAR Milan
- Sede a Pesaro → ritenuta italiana del 26% + ammissibile ai PIR
Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Biesse Investor Relations (dividendi per esercizio) e Borsa Italiana – Euronext Milan. Contenuto informativo e didattico: non è una raccomandazione.
Biesse è una di quelle aziende che lavorano «a monte» dell’economia: non produce mobili, finestre o piani in marmo, ma le macchine con cui altre imprese li realizzano. Centri di lavoro per il legno, macchine per il vetro e la pietra, sistemi per i materiali compositi: i grandi impianti che riempiono i capannoni di chi produce arredi e serramenti. È una small cap marchigiana a controllo familiare, e un caso di scuola perfetto per capire un settore: i beni strumentali.
Vedremo che cosa fa davvero Biesse, perché un produttore di macchinari è uno dei titoli più ciclici in assoluto, perché il suo dividendo passa da un anno all’altro con grandi sbalzi, come viene tassata una società italiana, perché una piccola impresa come questa può entrare nel «cuore» di un PIR e quali rischi specifici porta. Nessun giudizio di valore, nessun target di prezzo.
Carta d’identità: Biesse in breve
| Denominazione | Biesse S.p.A. |
|---|---|
| Ticker | BSS (Euronext Milan) |
| ISIN | IT0003097257 |
| Mercato | Euronext STAR Milan (segmento delle medie imprese ad alti requisiti) |
| Settore | Beni strumentali – macchine per la lavorazione di legno, vetro, pietra |
| Sede e domicilio fiscale | Pesaro, Italia |
| Azionista di controllo | Famiglia Selci tramite la holding Bi.Fin. |
| In Borsa dal | 2001 |
Biesse è una società marchigiana che progetta e costruisce macchine e impianti per la lavorazione di legno, vetro, pietra, plastica e materiali compositi. I suoi clienti sono le imprese che producono mobili, serramenti, piani in marmo, componenti per l’edilizia e l’arredo: Biesse vende loro le macchine con cui tagliano, forano, levigano e assemblano. È quotata sul segmento STAR di Euronext Milan ed è controllata dalla famiglia Selci, che la guida storicamente.
Il codice ISIN (IT0003097257) è la «targa» internazionale del titolo: il riferimento da usare nel tuo home banking o nella piattaforma del broker per essere certo di comprare proprio l’azione ordinaria Biesse. Verificare ISIN e mercato è sempre il primo riflesso utile: il prefisso «IT» conferma subito che si tratta di un’azione italiana, con la fiscalità lineare che vedremo.
Che cosa fa Biesse: i mestieri dietro l’azione
Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. I ricavi di Biesse nascono da diverse linee di macchine, distinte per materiale lavorato, più un’importante componente di servizi:
- Macchine per il legno — centri di lavoro, sezionatrici, bordatrici e linee per chi produce mobili, cucine e arredi. È il cuore storico dell’azienda.
- Macchine per vetro e pietra — impianti per tagliare e lavorare lastre di vetro e materiali lapidei (marmo, granito, superfici tecniche).
- Macchine per materiali compositi e avanzati — soluzioni per settori come l’aerospazio, l’automotive e la nautica.
- Componenti meccatronici e software — le tecnologie che rendono «intelligenti» le macchine.
- Servizi e ricambi (aftermarket) — assistenza, manutenzione e pezzi di ricambio: una componente più stabile dei ricavi, perché continua anche quando si vendono meno macchine nuove.
I clienti di Biesse sono altre imprese manifatturiere di tutto il mondo: è un’azienda puramente B2B (business-to-business) che vende beni costosi e duraturi. Per l’azionista questo è il punto chiave: i ricavi dipendono dagli investimenti che le imprese fanno in nuovi macchinari, una spesa che le aziende rimandano facilmente quando l’economia rallenta o l’incertezza aumenta. La componente di servizi e ricambi attenua un po’ questa altalena, ma la vendita di macchine nuove resta fortemente legata al ciclo.
La presenza geografica è globale: Biesse vende in Europa, America e Asia, con una quota rilevante di fatturato all’estero e una parte in dollari. Questa diffusione diversifica i clienti, ma significa anche essere esposti ai cicli industriali di mezzo mondo contemporaneamente e al cambio. Negli anni il gruppo ha alternato fasi di forte crescita a periodi di contrazione, riflettendo l’andamento degli investimenti industriali a livello mondiale.
Sul piano industriale, il punto di forza dichiarato di Biesse è la gamma ampia e la tecnologia: offre macchine per più materiali e per dimensioni d’impresa diverse, dal piccolo artigiano alla grande industria, con un crescente contenuto di software e automazione. È una posizione solida nella sua nicchia, ma in un settore dove la domanda è intrinsecamente irregolare: anche un’azienda ben gestita non può evitare che i suoi clienti riducano gli ordini nelle fasi di crisi. Su questo torniamo nella sezione rischi.
L’angolo: i beni strumentali, il settore più ciclico della Borsa
L’angolo per capire Biesse è uno solo, ma fondamentale: è un produttore di beni strumentali, cioè di macchine che servono ad altre aziende per produrre. Questo la colloca in quello che è, storicamente, uno dei settori più ciclici della Borsa. Il motivo è intuitivo: quando un’impresa è incerta sul futuro, la prima spesa che taglia o rimanda è proprio quella per un nuovo macchinario costoso. Si può aspettare un anno a comprare un centro di lavoro, non a pagare gli stipendi o le bollette.
Questo meccanismo produce il cosiddetto «effetto frusta»: quando l’economia accelera, gli ordini di macchine esplodono (tutti investono insieme); quando rallenta, crollano in modo brusco. Per questo i ricavi e gli utili di Biesse oscillano molto più del PIL: amplificano sia le fasi positive sia quelle negative. È il tratto distintivo dei beni strumentali, e spiega perché il titolo — e il suo dividendo — possano cambiare molto da un anno all’altro.
Per l’investitore alle prime armi, Biesse è il caso di scuola ideale per capire la ciclicità estrema. Un’azienda così non va letta come un’utility da reddito stabile: i suoi numeri vanno interpretati lungo l’intero ciclo, distinguendo gli anni di picco da quelli di valle. Comprare un titolo ciclico al culmine di una fase positiva, quando utili e dividendo sono ai massimi, è uno degli errori più frequenti: spesso è proprio lì che il ciclo sta per invertirsi. Capire dove ci si trova nel ciclo conta più del singolo dato di un anno.
Storia e politica dei dividendi
La storia recente del dividendo di Biesse illustra perfettamente la natura ciclica del titolo. Sull’esercizio 2022, anno favorevole, la cedola è stata di 0,33 € per azione; sull’esercizio 2023, con il rallentamento degli investimenti industriali e degli utili, è scesa a 0,14 € — meno della metà in un solo anno. Non è un’anomalia: è esattamente ciò che ci si deve aspettare da un produttore di beni strumentali, il cui dividendo segue da vicino utili che oscillano molto.
È la conferma plastica che il dividendo di un’azione non è un obbligo contrattuale: dipende dagli utili e dalle decisioni del consiglio, e su un titolo ciclico questa variabilità è la regola, non l’eccezione. Per chi compra Biesse pensando a una rendita stabile, questo è il punto più importante: la cedola di un produttore di macchine può raddoppiare o dimezzarsi a seconda della fase del ciclo. Un rendimento da dividendo molto alto, misurato in un anno di picco, è spesso ingannevole — è un caso classico di potenziale «dividend trap» ciclica.
La lezione, per l’investitore, è di non valutare un titolo ciclico come Biesse sul dividendo di un singolo anno, ma sulla sua capacità di attraversare l’intero ciclo. Negli anni buoni distribuisce di più, in quelli difficili molto meno (o nulla): è la fisiologia del settore. Sul confronto tra titoli da cedola e titoli da crescita, e sul perché un dividendo non vada mai guardato isolato dalla solidità dell’azienda, vedi dividendi o accumulazione.
Stacco, record date e pagamento: come funziona
Per incassare un dividendo non basta «possedere l’azione»: conta possederla nei giorni giusti. Il calendario di ogni cedola ruota intorno a tre date che valgono per qualsiasi azione, non solo Biesse:
- Data di stacco (ex-date) — il giorno in cui l’azione inizia a quotare «senza» il dividendo. Da quel momento il prezzo teorico scende di un importo pari alla cedola: non esiste un «trucco» per incassare il dividendo e rivendere subito guadagnandoci.
- Record date — il giorno in cui si fotografano gli azionisti aventi diritto, di norma il giorno lavorativo successivo allo stacco.
- Data di pagamento — il giorno in cui il denaro arriva sul conto, già al netto della ritenuta del 26%.
Biesse paga di norma un dividendo annuale, con lo stacco in primavera dopo l’assemblea che approva il bilancio (negli anni in cui viene distribuito). Il punto da ricordare è concettuale: comprare l’azione il giorno prima dello stacco solo «per prendere il dividendo» non crea valore, perché il prezzo si aggiusta da solo. Il dividendo distribuisce utili reali nel tempo, non è un’occasione di guadagno immediato.
Quanto rende il dividendo e come si tassa
Il rendimento da dividendo (dividend yield) si calcola dividendo la cedola annua per il prezzo dell’azione: cambia ogni giorno con il prezzo, quindi qui non ne diamo uno «ufficiale». Sui titoli ciclici come Biesse, per giunta, il rendimento di un singolo anno è poco indicativo. La formula è spiegata nella guida al rendimento da dividendi.
Sul piano fiscale Biesse è semplice, perché è una società italiana con sede a Pesaro: il dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconta una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker. Non devi dichiarare nulla e ricevi l’importo già netto.
Il meccanismo tecnico si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo, così il dividendo non concorre al tuo reddito IRPEF e non va riportato in dichiarazione. È un vantaggio di semplicità, con un risvolto: poiché la ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», non puoi recuperarla nemmeno con un’aliquota IRPEF più bassa. Il 26% è secco, uguale per tutti. Il quadro completo è in la tassazione dei dividendi italiani ed esteri.
Trattandosi di una società pienamente italiana, Biesse non porta con sé i problemi di doppia imposizione tipici delle azioni domiciliate all’estero: niente ritenuta estera alla fonte, niente crediti d’imposta da recuperare. La fiscalità del suo dividendo è lineare e prevedibile.
Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno
Se vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è una plusvalenza e viene tassata al 26%, come il dividendo. Le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli. Su un titolo ciclico come Biesse, dove le oscillazioni di prezzo sono ampie, questo gioco di plus e minus è particolarmente concreto.
Le minusvalenze restano utilizzabili per compensare guadagni futuri fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. In «regime amministrato» è la banca a fare calcoli e versamenti; in «regime dichiarativo» riporti tutto nel quadro RT. Dettagli ed esempi in guida al capital gain al 26% e in compensazione delle minusvalenze.
Conta anche per Biesse un’asimmetria fiscale: i dividendi non possono essere usati per recuperare le minusvalenze, mentre le plusvalenze sì. Se hai accumulato perdite in passato, le abbatti solo vendendo altri titoli in guadagno, non incassando cedole. È una delle differenze che rendono la gestione di un portafoglio di azioni più «manuale» rispetto a un ETF ad accumulazione, dove la tassazione scatta solo alla vendita.
Quando compri lo stesso titolo in più momenti a prezzi diversi, il guadagno si calcola sul costo medio ponderato. Tieni quindi traccia dei prezzi di carico: determinano quanta plusvalenza (e quindi quanta tassa) emergerà alla vendita. In regime amministrato ci pensa la banca, ma conoscere il meccanismo ti evita sorprese, tanto più su un titolo dalle escursioni ampie.
Biesse dentro un PIR: la quota delle piccole imprese
Il vantaggio del PIR è notevole sul piano fiscale: mantenendo l’investimento per almeno 5 anni, le plusvalenze e i dividendi sono esenti da imposta. Su un titolo ciclico come Biesse, in cui il rendimento può arrivare da forti oscillazioni di prezzo lungo il ciclo, l’esenzione del 26% sulla plusvalenza può incidere parecchio sul risultato finale, oltre a quella sui dividendi.
Lo strumento ha regole stringenti: un tetto annuo e complessivo agli importi investibili, il vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici, con recupero delle imposte) e l’obbligo di aprirlo presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Il vincolo dei 5 anni, su un titolo ciclico, va valutato con attenzione: impegna a restare investiti anche durante le fasi di valle del ciclo. Vantaggi e limiti nella guida ai PIR.
Come si compra Biesse dall’Italia
Come si compra dall’Italia
Per comprare azioni Biesse dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker che dia accesso a Euronext Milan (praticamente tutti). Cerchi il titolo con l’ISIN IT0003097257 o il ticker BSS e invii un ordine: «a mercato» per eseguire subito al prezzo corrente, oppure «con limite» per fissare il prezzo massimo. Su una small cap ciclica come questa il limite è particolarmente utile, perché gli scambi sono ridotti e il prezzo può muoversi sensibilmente tra un ordine e l’altro.
Sui costi fai attenzione a due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo, accentuato dalla bassa liquidità e dalla forte ciclicità: ne parliamo qui sotto.
Azione singola o ETF: come decidere il peso
Meglio la singola azione Biesse o un ETF che la contiene insieme a tante altre? Non c’è una risposta universale, e non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dall’orizzonte e da quanta concentrazione sei disposto a sopportare. Possiamo mettere in fila le differenze che contano.
Con la singola azione scegli esattamente l’azienda, incassi il suo dividendo specifico — qui molto variabile — e non paghi commissioni di gestione annue. In cambio concentri tutto su un solo titolo, per giunta in un settore tra i più volatili: se il ciclo degli investimenti industriali si gira, non c’è nulla in portafoglio che compensi. Con un ETF (per esempio sulle small cap italiane o sull’intero mercato) possiedi una piccola fetta di centinaia di società: rinunci alla scommessa mirata e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma ottieni diversificazione automatica. Una small cap ciclica come Biesse, da sola, pesa pochissimo dentro un indice ampio.
Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una quota satellite di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati: una posizione contenuta, di cui conosci bene rischi e fiscalità, accanto a un nucleo più stabile. Per ragionare sul peso di un titolo e sulla sua dimensione vedi large, mid e small cap; per imparare a leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.
I rischi di una small cap dei beni strumentali come Biesse
Il rischio dominante di Biesse è la ciclicità estrema dei beni strumentali: i suoi ricavi dipendono dagli investimenti che le imprese fanno in nuovi macchinari, una spesa che viene rimandata per prima quando l’economia rallenta. Ne deriva un «effetto frusta» che amplifica sia le fasi positive sia quelle negative: utili, dividendo e prezzo del titolo possono cambiare molto da un anno all’altro. Chi compra Biesse deve essere consapevole di acquistare un’esposizione amplificata al ciclo industriale mondiale.
Si aggiungono altri rischi: il rischio di cambio, data la forte presenza estera e la quota in dollari; il costo delle materie prime e dei componenti, che incide sui margini; e la minore liquidità del titolo, tipica delle small cap, con scambi ridotti, spread più ampi e oscillazioni di prezzo più marcate. C’è poi la concorrenza internazionale di altri costruttori di macchine, in particolare tedeschi e asiatici, e la sensibilità alla domanda dei settori serviti (arredo, edilizia, serramenti).
Tutti questi fattori si sommano al rischio più banale ma più importante: quello di prezzo. Il valore di una small cap ciclica oscilla molto e può restare sotto il prezzo d’acquisto per anni, soprattutto se si compra vicino al picco del ciclo. Per capire la differenza tra azioni cicliche e difensive vedi azioni difensive e cicliche, e per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo large, mid e small cap. La regola di fondo resta una: una posizione su Biesse va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse valore.
Domande frequenti
Che cosa fa Biesse?
Biesse progetta e costruisce macchine e impianti per la lavorazione di legno, vetro, pietra, plastica e materiali compositi. I suoi clienti sono le imprese che producono mobili, serramenti, piani in marmo e componenti per l’edilizia e l’arredo: è un produttore di beni strumentali, puramente B2B.
Quante tasse si pagano sul dividendo Biesse?
Il 26%, trattenuto direttamente dall’intermediario italiano come ritenuta a titolo d’imposta. Essendo una società italiana con sede a Pesaro, non c’è alcuna ritenuta estera né doppia imposizione.
Perché il dividendo di Biesse cambia così tanto?
Perché Biesse è un produttore di beni strumentali, uno dei settori più ciclici della Borsa: i suoi utili oscillano molto con il ciclo degli investimenti industriali, e il dividendo li segue. Sull’esercizio 2022 è stato 0,33 € per azione, sul 2023 è sceso a 0,14 €, meno della metà.
Le azioni Biesse si possono mettere in un PIR?
Sì, e rientrano nella quota più «pregiata»: essendo una small cap fuori dal FTSE MIB, soddisfano il sotto-vincolo del 30% riservato alle imprese più piccole. Detenute almeno 5 anni, beneficiano dell’esenzione fiscale del PIR; va però valutato il vincolo dei 5 anni su un titolo ciclico.
Biesse è un titolo adatto a chi cerca una rendita stabile?
Questa scheda non dà consigli, ma sul piano dei fatti Biesse è un titolo ciclico, con dividendo e utili molto variabili da un anno all’altro: il suo profilo è diverso da quello di un’utility o di un titolo da reddito stabile.
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Questa è una delle schede del settore Industria e meccanica: vedi tutte le aziende del comparto a confronto, con dividendi e fiscalità.
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