Emak (EM): macchine per il giardino e pompe, tra dividendi e fiscalità
Emak è una small cap reggiana dietro a marchi noti del giardinaggio come Oleo-Mac ed Efco: decespugliatori, motoseghe, rasaerba, più una divisione di pompe industriali e una di componenti. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega che cosa fa il gruppo, perché il suo dividendo è piccolo e variabile, come viene tassato e quali rischi corri con questa small cap industriale.
- Settore: Macchine per giardinaggio/agricoltura · pompe · componenti
- Marchi Oleo-Mac, Efco · gruppo a controllo familiare (Bertasini/Yama)
- ISIN IT0001237053 · ticker EM · Euronext STAR Milan
- Sede a Bagnolo in Piano (Reggio Emilia) → ritenuta italiana del 26% + ammissibile ai PIR
Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Emak Investor Relations (dividendi per esercizio) e Borsa Italiana – Euronext Milan. Contenuto informativo e didattico: non è una raccomandazione.
Emak è un gruppo industriale reggiano poco noto come nome, ma dietro a marchi che molti riconoscono: Oleo-Mac ed Efco, sotto cui vende decespugliatori, motoseghe, rasaerba e macchine per la cura del verde e l’agricoltura. Accanto a questo, il gruppo ha una divisione di pompe industriali ad alta pressione e una di componenti. È una small cap a controllo familiare, e un buon caso di scuola in chiave didattica e fiscale.
Vedremo che cosa fa davvero Emak, perché un gruppo con più anime (giardinaggio, pompe, componenti) ha cicli diversi, perché il suo dividendo è piccolo e variabile, come viene tassata una società italiana, perché una piccola impresa come questa può entrare nel «cuore» di un PIR e quali rischi specifici porta. Nessun giudizio di valore, nessun target di prezzo.
Carta d’identità: Emak in breve
| Denominazione | Emak S.p.A. |
|---|---|
| Ticker | EM (Euronext Milan) |
| ISIN | IT0001237053 |
| Mercato | Euronext STAR Milan (segmento delle medie imprese ad alti requisiti) |
| Settore | Macchine per giardinaggio e agricoltura, pompe e componenti |
| Marchi principali | Oleo-Mac, Efco (più marchi delle divisioni pompe e componenti) |
| Sede e domicilio fiscale | Bagnolo in Piano (Reggio Emilia), Italia |
| Azionariato di controllo | Gruppo a controllo familiare (holding riconducibile alla famiglia Bertasini/Yama) |
| In Borsa dal | 1998 |
Emak è un gruppo industriale reggiano organizzato in tre divisioni: la principale è quella delle macchine per il giardinaggio e l’agricoltura (con i marchi Oleo-Mac ed Efco), affiancata da una divisione di pompe industriali ad alta pressione e da una di componenti. È quotata sul segmento STAR di Euronext Milan, riservato alle medie imprese con requisiti più stringenti di trasparenza e liquidità, ed è a controllo familiare.
Il codice ISIN (IT0001237053) è la «targa» internazionale del titolo: il riferimento da usare nel tuo home banking o nella piattaforma del broker per essere certo di comprare proprio l’azione ordinaria Emak. Verificare ISIN e mercato è sempre il primo riflesso utile: il prefisso «IT» conferma subito che si tratta di un’azione italiana, con la fiscalità lineare che vedremo.
Che cosa fa Emak: i mestieri dietro l’azione
Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. I ricavi di Emak nascono da tre divisioni distinte, ognuna con una propria logica di mercato:
- Outdoor power (giardinaggio e agricoltura) — la divisione storica e principale: decespugliatori, motoseghe, rasaerba, trattorini, atomizzatori e macchine per la cura del verde e per l’agricoltura, vendute con i marchi Oleo-Mac ed Efco.
- Pumping (pompe) — pompe a membrana e ad alta pressione per agricoltura, industria e pulizia: un business più tecnico e meno stagionale.
- Components (componenti) — accessori, ricambi e componenti per le macchine, con una componente di ricavi più ricorrente.
I clienti di Emak sono in parte i distributori e i rivenditori che vendono le macchine agli utilizzatori finali (privati con un giardino, professionisti del verde, agricoltori), e in parte altre imprese per le divisioni pompe e componenti. È quindi un gruppo con un’anima di marchio e una B2B. Per l’azionista, avere tre divisioni con cicli diversi è un fattore di parziale equilibrio: il giardinaggio è stagionale e sensibile al meteo, le pompe e i componenti seguono dinamiche più industriali.
La presenza geografica è internazionale: Emak vende in Europa e in molti mercati esteri, con una quota rilevante di fatturato fuori dall’Italia e stabilimenti in più Paesi. Questa diffusione diversifica i clienti, ma espone ai cicli dei diversi mercati e al cambio. Il gruppo è cresciuto anche per acquisizioni, allargando marchi e divisioni nel tempo, un percorso che ha contribuito a costruire l’attuale struttura a tre gambe.
Sul piano industriale, il punto di forza dichiarato di Emak è la combinazione di marchi noti e divisioni complementari: la forza dei brand Oleo-Mac ed Efco nel giardinaggio, unita a business più tecnici come le pompe, che bilanciano la stagionalità. È una struttura articolata per una small cap, che da un lato dà diversificazione, dall’altro richiede di gestire bene mercati molto diversi tra loro. Su questo torniamo nella sezione rischi.
L’angolo: un gruppo con tre anime, tra stagionalità e meteo
L’angolo per capire Emak è la sua natura di gruppo con tre anime, in cui la divisione principale — il giardinaggio — ha due caratteristiche che il consumatore non immagina ma che pesano sui conti: la stagionalità e la dipendenza dal meteo. Le macchine per il verde si vendono soprattutto in primavera ed estate; una stagione fredda e piovosa, o al contrario un’estate molto siccitosa, possono spostare la domanda di rasaerba, decespugliatori e atomizzatori in modo sensibile. È un fattore «esterno» che nemmeno il miglior management può controllare.
Le altre due divisioni — pompe e componenti — servono in parte proprio a bilanciare questa irregolarità: hanno cicli più industriali e una quota di ricavi più ricorrente (ricambi, forniture). Questo angolo aiuta a capire perché Emak non vada letta come un’azienda «mono-prodotto»: il suo profilo è quello di un piccolo gruppo diversificato, dove la divisione più visibile (il giardinaggio) è anche la più esposta a stagionalità e meteo, mentre le altre fanno da contrappeso.
Per l’investitore alle prime armi, Emak insegna una lezione utile: i ricavi di un’azienda possono dipendere da fattori del tutto esterni al suo controllo, come la stagione e il clima. Quando si legge un bilancio, è importante distinguere ciò che dipende dalla gestione (efficienza, scelte di prodotto) da ciò che dipende dal contesto (meteo, ciclo economico, cambi). Per un gruppo come Emak, una parte dell’andamento di un anno è semplicemente fortuna o sfortuna stagionale — e va messa in conto come tale.
Storia e politica dei dividendi
Emak distribuisce un dividendo piccolo e variabile, agganciato a un payout (la quota di utile distribuita) che il gruppo mantiene in una fascia contenuta. Negli ultimi esercizi la cedola si è mossa di pochi centesimi: 0,07 € (esercizio 2022), 0,04 € (2023), 0,025 € (2024) e 0,03 € (2025). Sono importi modesti, che riflettono utili contenuti e una politica prudente: ogni anno il dividendo viene calibrato su una percentuale del risultato effettivo.
È un esempio del fatto che il dividendo di un’azione non è un obbligo contrattuale: dipende dagli utili e dalle decisioni del consiglio. Quando il gruppo lega il dividendo a una percentuale dell’utile (come fa Emak, con payout intorno a un terzo del risultato), la cedola sale e scende con i conti: in un anno di utili più bassi, anche il dividendo è più basso. Per chi compra una small cap puntando sulla cedola, è fondamentale mettere in conto questa variabilità, tanto più su importi così piccoli, dove anche pochi millesimi cambiano molto in percentuale.
La lezione per l’investitore è di non valutare Emak come un titolo «da reddito»: il dividendo è troppo piccolo e variabile per essere il motore di un investimento. Su un titolo così, il rendimento atteso passa più dall’eventuale crescita del valore che dalla cedola. Attenzione anche a non farsi ingannare da un rendimento da dividendo che in qualche anno potrebbe apparire interessante: va sempre confrontato con la solidità dei conti, per non incorrere in una «dividend trap». Sul confronto tra titoli da cedola e da crescita vedi dividendi o accumulazione.
Stacco, record date e pagamento: come funziona
Per incassare un dividendo non basta «possedere l’azione»: conta possederla nei giorni giusti. Il calendario di ogni cedola ruota intorno a tre date che valgono per qualsiasi azione, non solo Emak:
- Data di stacco (ex-date) — il giorno in cui l’azione inizia a quotare «senza» il dividendo. Da quel momento il prezzo teorico scende di un importo pari alla cedola: non esiste un «trucco» per incassare il dividendo e rivendere subito guadagnandoci.
- Record date — il giorno in cui si fotografano gli azionisti aventi diritto, di norma il giorno lavorativo successivo allo stacco.
- Data di pagamento — il giorno in cui il denaro arriva sul conto, già al netto della ritenuta del 26%.
Emak paga di norma un dividendo annuale, con lo stacco a inizio estate dopo l’assemblea che approva il bilancio. Il punto da ricordare è concettuale: comprare l’azione il giorno prima dello stacco solo «per prendere il dividendo» non crea valore, perché il prezzo si aggiusta da solo. Il dividendo distribuisce utili reali nel tempo, non è un’occasione di guadagno immediato — tanto più con cedole così piccole.
Quanto rende il dividendo e come si tassa
Il rendimento da dividendo (dividend yield) si calcola dividendo la cedola annua per il prezzo dell’azione: cambia ogni giorno con il prezzo, quindi qui non ne diamo uno «ufficiale». La formula è spiegata nella guida al rendimento da dividendi.
Sul piano fiscale Emak è semplice, perché è una società italiana con sede in provincia di Reggio Emilia: il dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconta una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker. Non devi dichiarare nulla e ricevi l’importo già netto.
Il meccanismo tecnico si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo, così il dividendo non concorre al tuo reddito IRPEF e non va riportato in dichiarazione. È un vantaggio di semplicità, con un risvolto: poiché la ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», non puoi recuperarla nemmeno con un’aliquota IRPEF più bassa. Il 26% è secco, uguale per tutti. Il quadro completo è in la tassazione dei dividendi italiani ed esteri.
Trattandosi di una società pienamente italiana, Emak non porta con sé i problemi di doppia imposizione tipici delle azioni domiciliate all’estero: niente ritenuta estera alla fonte, niente crediti d’imposta da recuperare. La fiscalità del suo dividendo è lineare e prevedibile.
Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno
Se vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è una plusvalenza e viene tassata al 26%, come il dividendo. Le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli. Su un titolo come Emak, dove il dividendo è piccolo, è proprio la plusvalenza il «motore» principale di un eventuale rendimento.
Le minusvalenze restano utilizzabili per compensare guadagni futuri fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. In «regime amministrato» è la banca a fare calcoli e versamenti; in «regime dichiarativo» riporti tutto nel quadro RT. Dettagli ed esempi in guida al capital gain al 26% e in compensazione delle minusvalenze.
Conta anche per Emak un’asimmetria fiscale: i dividendi non possono essere usati per recuperare le minusvalenze, mentre le plusvalenze sì. Se hai accumulato perdite in passato, le abbatti solo vendendo altri titoli in guadagno, non incassando cedole. È una delle differenze che rendono la gestione di un portafoglio di azioni più «manuale» rispetto a un ETF ad accumulazione, dove la tassazione scatta solo alla vendita.
Quando compri lo stesso titolo in più momenti a prezzi diversi, il guadagno si calcola sul costo medio ponderato. Tieni quindi traccia dei prezzi di carico: determinano quanta plusvalenza (e quindi quanta tassa) emergerà alla vendita. In regime amministrato ci pensa la banca, ma conoscere il meccanismo ti evita sorprese.
Emak dentro un PIR: la quota delle piccole imprese
Il vantaggio del PIR è notevole sul piano fiscale: mantenendo l’investimento per almeno 5 anni, le plusvalenze e i dividendi sono esenti da imposta. Su un titolo come Emak, dove il dividendo è piccolo e il rendimento atteso passa più dalla crescita del valore, l’esenzione del 26% sulla plusvalenza è la voce che può incidere di più sul risultato finale.
Lo strumento ha regole stringenti: un tetto annuo e complessivo agli importi investibili, il vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici, con recupero delle imposte) e l’obbligo di aprirlo presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale in cui small cap come Emak possono convivere con altri strumenti italiani. Vantaggi e limiti nella guida ai PIR.
Come si compra Emak dall’Italia
Come si compra dall’Italia
Per comprare azioni Emak dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker che dia accesso a Euronext Milan (praticamente tutti). Cerchi il titolo con l’ISIN IT0001237053 o il ticker EM e invii un ordine: «a mercato» per eseguire subito al prezzo corrente, oppure «con limite» per fissare il prezzo massimo. Su una small cap come questa il limite è particolarmente utile, perché gli scambi sono ridotti e il prezzo può muoversi sensibilmente tra un ordine e l’altro.
Sui costi fai attenzione a due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo, accentuato dalla bassa liquidità tipica delle piccole imprese: ne parliamo qui sotto.
Azione singola o ETF: come decidere il peso
Meglio la singola azione Emak o un ETF che la contiene insieme a tante altre? Non c’è una risposta universale, e non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dall’orizzonte e da quanta concentrazione sei disposto a sopportare. Possiamo mettere in fila le differenze che contano.
Con la singola azione scegli esattamente l’azienda, incassi il suo dividendo specifico — qui piccolo — e non paghi commissioni di gestione annue. In cambio concentri tutto su un solo titolo: se il mercato del giardinaggio rallenta o una stagione va male, non c’è nulla in portafoglio che compensi. Con un ETF (per esempio sulle small cap italiane o sull’intero mercato) possiedi una piccola fetta di centinaia di società: rinunci alla scommessa mirata e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma ottieni diversificazione automatica. Una small cap come Emak, da sola, pesa pochissimo dentro un indice ampio.
Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una quota satellite di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati: una posizione contenuta, di cui conosci bene rischi e fiscalità, accanto a un nucleo più stabile. Per ragionare sul peso di un titolo e sulla sua dimensione vedi large, mid e small cap; per imparare a leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.
I rischi di una small cap industriale come Emak
Oltre al rischio di concentrazione, Emak porta con sé rischi specifici. Il primo è la stagionalità e la sensibilità al meteo della divisione giardinaggio: una stagione sfavorevole può pesare sui ricavi, indipendentemente dalla qualità della gestione. Il secondo è la ciclicità complessiva, legata ai consumi delle famiglie (per il verde) e agli investimenti industriali e agricoli (per pompe e componenti). Chi compra il titolo deve mettere in conto queste oscillazioni.
Si aggiungono il costo delle materie prime e dei componenti, che incide sui margini; il rischio di cambio, data la presenza estera; e la minore liquidità del titolo, tipica delle small cap, con scambi ridotti, spread più ampi e oscillazioni di prezzo più marcate. C’è poi la concorrenza internazionale dei grandi gruppi del giardinaggio e dell’outdoor power, spesso più grandi e con marchi globali, e i rischi legati all’integrazione delle acquisizioni.
Tutti questi fattori si sommano al rischio più banale ma più importante: quello di prezzo. Il valore di una small cap oscilla molto e può restare sotto il prezzo d’acquisto per anni. Per capire la differenza tra azioni cicliche e difensive vedi azioni difensive e cicliche, e per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo large, mid e small cap. La regola di fondo resta una: una posizione su Emak va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse valore.
Domande frequenti
Che cosa fa Emak?
Emak è un gruppo industriale organizzato in tre divisioni: macchine per giardinaggio e agricoltura (marchi Oleo-Mac ed Efco: decespugliatori, motoseghe, rasaerba), pompe industriali ad alta pressione e componenti. Vende in Italia e in molti mercati esteri.
Quante tasse si pagano sul dividendo Emak?
Il 26%, trattenuto direttamente dall’intermediario italiano come ritenuta a titolo d’imposta. Essendo una società italiana con sede in provincia di Reggio Emilia, non c’è alcuna ritenuta estera né doppia imposizione.
Il dividendo di Emak è alto?
No, è piccolo e variabile: negli ultimi esercizi si è mosso tra 0,07 € (2022), 0,04 € (2023), 0,025 € (2024) e 0,03 € (2025) per azione. Emak lega il dividendo a una percentuale dell’utile, quindi la cedola sale e scende con i conti e non è il motore di un investimento.
Le azioni Emak si possono mettere in un PIR?
Sì, e rientrano nella quota più «pregiata»: essendo una small cap fuori dal FTSE MIB, soddisfano il sotto-vincolo del 30% riservato alle imprese più piccole. Detenute almeno 5 anni, beneficiano dell’esenzione fiscale del PIR.
Conviene di più l'azione Emak o un ETF?
Non è una scelta che possiamo consigliarti: dipende dai tuoi obiettivi. Sul piano del rischio, una singola small cap concentra tutto su un’azienda esposta a stagionalità e ciclo, mentre un ETF distribuisce l’investimento su molte società.
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