Marzocchi Pompe (MARP): l’oleodinamica di precisione, dividendi e tasse
Marzocchi Pompe è una storica azienda bolognese che produce pompe e motori a ingranaggi oleodinamici: il componente di precisione che muove i bracci di una macchina movimento terra, una pressa o un macchinario industriale. È quotata su Euronext Growth Milan e ha distribuito dividendi, ma in modo variabile, legato ai risultati. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega che cosa fa, quanto ha distribuito davvero e come si tassa.
- Settore: componentistica oleodinamica · pompe e motori a ingranaggi
- Dividendo variabile: 0,20 € (esercizio 2023), nessuno per il 2024, 0,06 € per il 2025
- ISIN IT0004376858 · ticker MARP · Euronext Growth Milan
- Sede in provincia di Bologna → ritenuta italiana del 26% + PIR possibile
Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Borsa Italiana – Euronext Growth Milan (ISIN e dividendi per esercizio) e Marzocchi Pompe Investor Relations. Contenuto informativo: non è una raccomandazione.
Marzocchi Pompe è un caso di scuola perfetto per imparare una cosa che molti investitori alle prime armi ignorano: un dividendo può essere variabile, e non «scendere dal cielo» ogni anno uguale. È un’azienda industriale solida e di lunga storia, ma la sua cedola dipende dai risultati dell’esercizio e dalle decisioni dell’assemblea, al punto che in un anno recente non è stata distribuita affatto. Capire questo è il modo serio di avvicinarsi al titolo.
Qui la usiamo per spiegare concetti validi per qualsiasi PMI quotata su Euronext Growth Milan: come si legge una storia di dividendi irregolare senza farsi ingannare, come funziona la fiscalità italiana del dividendo e della plusvalenza, quando un PIR azzera quelle imposte e quali rischi specifici porta una small cap industriale. Niente giudizi di valore né target di prezzo: solo gli strumenti per ragionare con la tua testa.
Carta d’identità: Marzocchi Pompe in breve
| Denominazione | Marzocchi Pompe S.p.A. |
|---|---|
| Ticker | MARP (Euronext Growth Milan) |
| ISIN | IT0004376858 |
| Mercato | Euronext Growth Milan (EGM) – mercato per le PMI in crescita |
| Settore | Oleodinamica · pompe e motori a ingranaggi |
| Sede e domicilio fiscale | Casalecchio di Reno (Bologna), Italia |
| In Borsa dal | 2019 (quotazione su AIM Italia, oggi Euronext Growth Milan) |
Marzocchi Pompe è un’azienda italiana con sede vicino a Bologna, nel cuore della «Motor Valley» e del distretto della meccanica emiliana. Produce pompe e motori a ingranaggi oleodinamici: componenti di precisione che trasformano l’energia di un motore in forza idraulica, per muovere bracci, pistoni e meccanismi di macchinari industriali e mezzi da lavoro. È un nome storico nell’oleodinamica, un settore poco visibile ma essenziale per tantissime applicazioni meccaniche.
Il codice ISIN (IT0004376858) è la «targa» internazionale del titolo: il riferimento da usare nel tuo home banking o nel broker, più affidabile del solo nome. Il prefisso «IT» segnala che è una società italiana, con tutto ciò che ne consegue in termini di tassazione semplice del dividendo e di possibile accesso al PIR. La quotazione su Euronext Growth Milan ti dice che parliamo di una PMI: un dettaglio che, come vedremo, conta molto sui rischi e sulla liquidità.
Che cosa fa Marzocchi Pompe: il componente dietro la forza
Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. Marzocchi Pompe ha un mestiere preciso: progettare e costruire componenti per l’oleodinamica, cioè quei sistemi che usano un fluido in pressione per trasmettere forza e movimento. I suoi prodotti principali sono:
- Pompe a ingranaggi — il cuore del business: dispositivi che mettono in pressione l’olio idraulico per azionare cilindri e attuatori di macchine e impianti.
- Motori a ingranaggi — il «verso opposto»: trasformano la pressione dell’olio in movimento rotatorio, per far girare componenti meccanici.
- Componenti e soluzioni speciali — versioni personalizzate per applicazioni specifiche, dove contano precisione, silenziosità e resistenza.
Questi componenti finiscono dentro i prodotti di altri costruttori: macchine movimento terra, mezzi agricoli, presse industriali, attrezzature per il sollevamento. È un classico business B2B (business-to-business): Marzocchi non vende al consumatore finale, ma fornisce un pezzo critico ai grandi produttori di macchinari. Per l’azionista questo significa che il fatturato segue la domanda di macchinari e mezzi industriali, ed è quindi legato al ciclo degli investimenti delle aziende.
La conseguenza pratica è che Marzocchi Pompe è un titolo ciclico: quando l’economia tira e le aziende comprano nuove macchine, la domanda di componenti oleodinamici sale; quando l’industria rallenta, scende. Non è un’azienda «difensiva» che vende beni indispensabili a prescindere dal ciclo, ma un fornitore industriale la cui fortuna dipende dagli investimenti dei propri clienti. È un aspetto che torna utile anche per capire perché il dividendo è variabile.
Sul piano commerciale l’azienda è internazionale: esporta in molti Paesi e produce in parte anche fuori dall’Italia. Questo le dà diversificazione geografica, ma la espone all’andamento dell’industria globale e, per le vendite fuori dall’area euro, alle oscillazioni dei cambi. Sul tema dei rischi torniamo nell’ultima sezione.
L’oleodinamica di precisione e il mercato EGM
L’angolo che rende Marzocchi Pompe un titolo interessante da studiare è la sua natura di fornitore di componenti di precisione: un anello piccolo ma critico della catena della meccanica. In un macchinario complesso, la pompa oleodinamica è un componente che deve funzionare in modo affidabile e preciso, spesso in condizioni gravose. Chi lo produce bene si guadagna una reputazione e relazioni di lungo periodo con i costruttori: è un vantaggio competitivo fatto di know-how e fiducia, più che di marchio.
Il rovescio della medaglia è la posizione nella filiera. Essere un fornitore di componenti significa dipendere dalle scelte e dai volumi dei propri clienti: se i grandi costruttori di macchine rallentano la produzione, l’effetto si trasmette a monte. È una posizione che dà solidità tecnica ma lascia meno potere di prezzo rispetto a chi vende un prodotto finito con un proprio marchio forte.
C’è poi il fattore «mercato di quotazione». Marzocchi Pompe è su Euronext Growth Milan, il listino dedicato alle PMI in crescita: regole più snelle, ma anche minore liquidità e flottante più ridotto rispetto al mercato principale. Gli scambi giornalieri sono limitati, e questo va tenuto presente sia quando si compra sia quando si vende. È un tema che riprenderemo parlando dei rischi.
Storia e politica dei dividendi: un dividendo variabile
La storia recente dei dividendi di Marzocchi Pompe insegna più di mille teorie: non è una linea che sale ordinata. Dopo gli 0,15 € per azione sull’esercizio 2022 e gli 0,20 € sull’esercizio 2023, per l’esercizio 2024 l’azienda ha deciso di non distribuire alcun dividendo, destinando l’utile a riserva; per l’esercizio 2025 è poi tornata a una cedola, ma più contenuta, di 0,06 €. Questo è il ritratto di un dividendo variabile, legato all’andamento dei conti.
È esattamente il punto che molti fraintendono. Il dividendo di un’azione, a differenza della cedola di un titolo di Stato, non è un obbligo contrattuale: dipende dagli utili e dalle decisioni dell’assemblea, che può anche scegliere di trattenere i profitti in azienda invece di distribuirli, magari in un anno difficile o per rafforzare il patrimonio. Su una small cap industriale ciclica come Marzocchi Pompe questa variabilità è la norma, non l’eccezione: contare su una cedola «fissa» sarebbe un errore.
La lezione pratica è chiara: se cerchi una rendita regolare e prevedibile, un titolo con un dividendo così altalenante va guardato con occhi diversi rispetto a una grande utility. Qui il dividendo è una parte del ritorno, ma non una garanzia annuale: in alcuni anni può non esserci. Per ragionare sulla differenza tra titoli da reddito e titoli da crescita del capitale è utile la guida dividendi o accumulazione.
Stacco, record date e pagamento: come funziona
Quando un dividendo c’è, per incassarlo non basta «possedere l’azione»: conta possederla nei giorni giusti. Il calendario di ogni cedola ruota intorno a tre date che valgono per qualsiasi azione:
- Data di stacco (ex-date) — il giorno in cui l’azione comincia a quotare «senza» il dividendo. Da quel momento il prezzo si abbassa, in teoria, di un importo pari alla cedola.
- Record date — il giorno in cui si fotografa chi sono gli azionisti aventi diritto, tipicamente il giorno lavorativo successivo allo stacco.
- Data di pagamento — il giorno in cui il denaro arriva sul conto, già al netto della ritenuta del 26%.
Marzocchi Pompe pubblica il calendario con le date precise solo negli anni in cui distribuisce. Il punto da ricordare è concettuale: comprare un’azione il giorno prima dello stacco solo «per prendere il dividendo» non crea valore, perché il prezzo si aggiusta da solo. E su un titolo dal dividendo incerto, fondare la decisione di acquisto sull’attesa di una cedola è doppiamente rischioso, perché quella cedola potrebbe non arrivare.
Quanto rende il dividendo e come si tassa
Il rendimento da dividendo (dividend yield) si calcola dividendo la cedola annua per il prezzo dell’azione. È un valore che cambia ogni giorno con il prezzo e, su un titolo dal dividendo variabile, va preso con particolare cautela: un rendimento «storico» alto non si ripete necessariamente. Trovi la formula spiegata passo-passo nella guida al rendimento da dividendi.
Sul piano fiscale Marzocchi Pompe è semplice, perché è una società italiana: il dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconta una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker. Non devi dichiarare nulla e ricevi l’importo già netto.
Il meccanismo tecnico si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo, così il dividendo non concorre al tuo reddito IRPEF e non va riportato in dichiarazione. La ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», quindi è secca e non recuperabile con un’aliquota IRPEF più bassa: il 26% è uguale per tutti. Per il quadro completo vedi la tassazione dei dividendi italiani ed esteri.
Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno
Se un giorno vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è una plusvalenza e viene tassata al 26%, come il dividendo. Le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli, fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate.
Su un titolo ciclico come Marzocchi Pompe, dove il dividendo può mancare, una parte rilevante del ritorno atteso passa proprio dalla rivalutazione del prezzo — quindi dalla plusvalenza. E se un giorno lo vendessi in perdita, quella minusvalenza non andrebbe sprecata, ma potrebbe abbattere guadagni futuri su altri titoli. In «regime amministrato» è la banca a fare i calcoli; in «regime dichiarativo» riporti tutto nel quadro RT. Dettagli in guida al capital gain al 26% e in compensazione delle minusvalenze.
Ricorda l’asimmetria fiscale che conta per chi compra singole azioni: i dividendi non possono essere usati per recuperare le minusvalenze, mentre le plusvalenze sì. E se compri in più momenti a prezzi diversi, il guadagno si calcola sul costo medio ponderato: tenere traccia dei prezzi di carico ti aiuta a sapere quanta plusvalenza (o minusvalenza) emergerà alla vendita.
Marzocchi Pompe dentro un PIR: il sotto-vincolo del 30%
Il vantaggio del PIR è notevole sul piano fiscale: se mantieni l’investimento per almeno 5 anni, le plusvalenze e i dividendi sono esenti da imposta. Su un titolo dal dividendo variabile come questo, dove parte del ritorno atteso è nella rivalutazione del prezzo, è soprattutto l’esenzione sulla plusvalenza a poter pesare, ma vale anche per le cedole quando ci sono.
Lo strumento ha però regole stringenti: tetti annui e complessivi agli importi, il vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici, con recupero delle imposte) e va aperto presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Attenzione: il PIR rende l’investimento più efficiente sul piano fiscale, ma non riduce di un centesimo il rischio del titolo. Vantaggi e limiti nella guida ai PIR.
Come si compra Marzocchi Pompe dall’Italia
Come si compra dall’Italia
Per comprare azioni Marzocchi Pompe dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker con accesso a Euronext Growth Milan. La maggior parte degli intermediari italiani lo consente, ma è bene verificarlo: alcuni broker limitano l’operatività sui mercati di crescita. Cerchi il titolo con l’ISIN IT0004376858 o il ticker MARP e invii un ordine: «a mercato» per eseguire subito, oppure «con limite» per fissare il prezzo massimo. Su una small cap poco liquida, l’ordine con limite è quasi sempre la scelta più prudente.
Sui costi guarda due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). E tieni d’occhio lo spread tra prezzo di acquisto e di vendita, che su un titolo a bassa liquidità può essere ampio e rappresentare un costo implicito non trascurabile.
Azione singola o ETF: come decidere il peso
È la domanda che si pone chiunque guardi un titolo come Marzocchi Pompe: meglio la singola azione o un ETF che la contiene insieme a tante altre? Non c’è una risposta universale, e non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dal tuo orizzonte e da quanta concentrazione e rischio sei disposto a sopportare.
Con la singola azione scegli esattamente l’azienda su cui puntare e non paghi commissioni di gestione annue. In cambio concentri tutto su un solo titolo, per di più una small cap industriale ciclica e poco liquida: se Marzocchi Pompe attraversa una fase difficile, non c’è nulla in portafoglio che compensi. Con un ETF — per esempio sulle small cap o sull’industria — possiedi una piccola fetta di molte società: rinunci alla scommessa mirata e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma diluisci il rischio del singolo emittente.
Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una quota satellite, anzi una piccola quota «ad alto rischio», di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati. Su una small cap questa logica è quasi obbligata. Per ragionare sul peso e sulla dimensione di un titolo vedi large, mid e small cap; per leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.
I rischi specifici di una small cap ciclica
I rischi specifici di Marzocchi Pompe sono quelli tipici di una PMI industriale. Il primo è la ciclicità: la domanda di componenti oleodinamici segue gli investimenti in macchinari, che salgono e scendono con l’economia. In una fase di rallentamento industriale i conti — e con essi il dividendo — possono soffrire, come mostra l’anno in cui la cedola non è stata distribuita. Il secondo è la posizione di fornitore: dipendere dai volumi dei grandi costruttori lascia meno potere di prezzo e meno controllo sui propri ricavi.
Il terzo è il rischio di cambio, per la quota di vendite fuori dall’area euro. Il quarto, e forse il più concreto per chi opera, è la bassa liquidità tipica dell’EGM: il flottante è ridotto, gli scambi giornalieri sono limitati e lo spread può essere ampio. In condizioni di mercato nervose, vendere una quantità non piccola di azioni può non essere immediato o avvenire a un prezzo penalizzante.
Tutti questi fattori si sommano al rischio più banale ma più importante: quello di prezzo. Il valore di un’azione oscilla ogni giorno e può restare sotto il prezzo d’acquisto per anni, e un titolo ciclico tende ad amplificare gli alti e bassi dell’economia. Per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo vedi large, mid e small cap e, sulla differenza tra titoli ciclici e difensivi, azioni difensive e cicliche. La regola di fondo resta una sola: una posizione su Marzocchi Pompe va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse valore.
Domande frequenti
Che cosa fa Marzocchi Pompe?
Marzocchi Pompe è una storica azienda bolognese che produce pompe e motori a ingranaggi oleodinamici: componenti di precisione che trasformano l’energia di un motore in forza idraulica per muovere macchine movimento terra, mezzi agricoli, presse e macchinari industriali. È un fornitore B2B di componentistica.
Marzocchi Pompe paga il dividendo ogni anno?
No, il dividendo è variabile e legato ai risultati: dopo 0,15 € (esercizio 2022) e 0,20 € (esercizio 2023), per l’esercizio 2024 non è stato distribuito alcun dividendo, mentre per il 2025 è tornata una cedola di 0,06 €. Non è una rendita garantita.
Quante tasse si pagano sul dividendo Marzocchi Pompe?
Il 26%, trattenuto direttamente dall’intermediario italiano come ritenuta a titolo d’imposta. Su un dividendo di 0,20 € lordi restano 0,148 € netti per azione.
Le azioni Marzocchi Pompe si possono mettere in un PIR?
Sì. Essendo una PMI italiana su Euronext Growth Milan, fuori dal FTSE MIB, riempie il sotto-vincolo del 30% di un PIR ordinario. Detenuta 5 anni beneficia dell’esenzione fiscale su dividendi e plusvalenze. Il PIR però non riduce il rischio del titolo.
Quali sono i rischi delle azioni Marzocchi Pompe?
È una small cap industriale ciclica su un mercato a liquidità ridotta: dipende dal ciclo degli investimenti in macchinari, ha un dividendo che può mancare, una posizione di fornitore con meno potere di prezzo ed è esposta al cambio e alla bassa liquidità dell’EGM. Investire in una sola azione non è diversificare.
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