Notorious Pictures (NPI): la library del cinema in Borsa
Notorious Pictures è una società italiana che produce, acquista e distribuisce film e contenuti audiovisivi per cinema, TV e streaming, quotata su Euronext Growth Milan. Il suo vero patrimonio è la «library» di diritti sui contenuti. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega come guadagna, qual è lo storico reale dei suoi dividendi e come si tassano cedola e plusvalenza.
- Settore: produzione e distribuzione di contenuti audiovisivi
- Asset chiave: la library di diritti su film e contenuti
- ISIN IT0005025355 · ticker NPI · Euronext Growth Milan
- Sede a Roma → ritenuta italiana del 26% + PIR possibile
Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Borsa Italiana – Euronext Growth Milan (elenco dividendi per ISIN) e Notorious Pictures Investor Relations. Contenuto informativo: non è una raccomandazione.
Notorious Pictures è un caso di scuola interessante per capire un’azienda dei contenuti: non vende un prodotto fisico, ma diritti sullo sfruttamento di film e contenuti audiovisivi attraverso cinema, TV, home video e piattaforme di streaming. Il suo valore sta in larga parte in un asset «immateriale»: la library, cioè il catalogo dei diritti che possiede e può rivendere nel tempo.
La useremo per spiegare concetti validi per qualsiasi small cap italiana dei contenuti: cos’è una library e perché conta, perché i ricavi possono essere irregolari da un anno all’altro, come si legge uno storico di dividendi che si interrompe, e come si tassano dividendi e plusvalenze. Riporteremo solo numeri reali, senza inventare cedole: nessun giudizio di valore, nessun target di prezzo.
Carta d’identità: Notorious Pictures in breve
| Denominazione | Notorious Pictures S.p.A. |
|---|---|
| Ticker | NPI (Euronext Growth Milan) |
| ISIN | IT0005025355 |
| Mercato | Euronext Growth Milan (ex AIM Italia) |
| Settore | Produzione e distribuzione di contenuti audiovisivi |
| Sede e domicilio fiscale | Roma, Italia |
| Asset chiave | Library di diritti su film e contenuti |
Notorious Pictures è un’azienda italiana, con sede a Roma, attiva nella produzione, acquisizione e distribuzione di film e contenuti audiovisivi. In pratica acquisisce o produce i diritti su opere audiovisive e li sfrutta lungo tutta la filiera: sala cinematografica, televisione, home video e piattaforme digitali di streaming. È quotata su Euronext Growth Milan.
Il codice ISIN (IT0005025355) è la «targa» internazionale del titolo: il riferimento da usare nel tuo home banking o nella piattaforma del broker, più affidabile del solo nome. Il prefisso «IT» segnala un dettaglio che pesa sulla fiscalità: è una società italiana, con tassazione semplice e possibile accesso al PIR. È una small cap dei contenuti: il suo business è fatto di diritti e di proprietà intellettuale più che di prodotti fisici.
Che cosa fa Notorious Pictures: i mestieri dietro l’azione
Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. Notorious guadagna acquisendo e sfruttando diritti su contenuti. Il suo modello mette insieme alcune componenti:
- Distribuzione cinematografica — l’uscita dei film nelle sale, con i ricavi legati agli incassi al botteghino.
- Sfruttamento su TV e streaming — la cessione o licenza dei contenuti a emittenti televisive e piattaforme digitali, una fonte di ricavi sempre più importante.
- Produzione di contenuti — la realizzazione di opere proprie, che arricchiscono la library e possono generare ricavi su più canali e per più anni.
La chiave per leggere il titolo è capire che i ricavi di un’azienda così sono per natura irregolari: dipendono da quanti e quali film escono in un dato anno, dal loro successo e dai contratti di cessione dei diritti. Un anno con un’uscita di grande richiamo può essere brillante, l’anno dopo — senza titoli di traino — più fiacco. È il contrario di un’utility dai ricavi regolari: qui la variabilità è strutturale.
C’è poi la trasformazione del settore: l’ascesa dello streaming ha cambiato il modo in cui i contenuti vengono distribuiti e monetizzati. Per un distributore questo è insieme un’opportunità (nuovi acquirenti per i diritti, le piattaforme) e una sfida (il peso delle sale cinematografiche è cambiato, e i grandi player globali dello streaming producono molto in proprio). La capacità di posizionarsi in questo ecosistema in evoluzione è una delle variabili che muovono il titolo.
Infine, essendo una piccola azienda, Notorious dipende da un numero limitato di titoli e accordi: la concentrazione su poche opere o pochi partner è un tratto del modello, che amplifica sia i risultati positivi sia quelli negativi. Per l’azionista significa che i conti vanno letti su più anni, non su un singolo esercizio.
La library: il catalogo di diritti come asset
Vale la pena soffermarsi sull’angolo che rende Notorious un titolo particolare: la library. È il catalogo dei diritti sui contenuti che l’azienda possiede — i film e le opere su cui ha acquisito o prodotto i diritti di sfruttamento. È un asset «immateriale» ma molto concreto, perché può generare ricavi ricorrenti negli anni: un film acquisito oggi può essere venduto e rivenduto a TV e piattaforme diverse nel tempo.
Per questo la library è il vero patrimonio nascosto di un distributore. A differenza di un magazzino di merci, che si consuma vendendo, un catalogo di diritti può essere monetizzato più volte e su più canali. Il suo valore dipende dalla qualità dei titoli, dalla durata e dall’ampiezza dei diritti posseduti, e dalla domanda di contenuti da parte di emittenti e piattaforme. Una library ricca dà stabilità; una povera o «invecchiata» vale meno.
La lezione pratica è che, per leggere un’azienda come Notorious, conta guardare non solo i ricavi di un singolo anno (irregolari per natura) ma anche la solidità della library e la capacità di alimentarla con nuovi contenuti di valore. È un esempio concreto di come, in certe aziende, il patrimonio vero non sia nei numeri immediati ma in un asset che produce valore nel tempo — e che, proprio per la sua natura immateriale, è anche più difficile da valutare con precisione.
Lo storico dei dividendi (e perché si è interrotto)
Lo storico dei dividendi di Notorious è reale ma discontinuo. La società ha distribuito cedole in diversi anni — ad esempio 0,08 € per azione nel 2016, 0,0529 € nel 2017, 0,0543 € nel 2018, poi 0,082 € nel 2022 e 0,115 € nel 2023 — ma con interruzioni e importi variabili. È importante essere chiari: secondo i dati di Borsa Italiana, non risultano dividendi distribuiti nel 2024 e nel 2025.
Questa discontinuità non è un dettaglio, ma il riflesso del modello: i ricavi irregolari di un distributore di contenuti rendono difficile sostenere una cedola stabile anno dopo anno. A differenza di una cedola obbligazionaria, il dividendo azionario non è un obbligo contrattuale: dipende dagli utili e dalle decisioni dell’assemblea, e su un’azienda dai conti «a singhiozzo» la distribuzione può saltare. Non inventiamo importi «indicativi» per gli anni senza cedola: dove non c’è stato dividendo, non c’è.
Per l’azionista la conseguenza è netta: oggi Notorious non va considerata un titolo da rendita regolare. Chi cerca cedole prevedibili guarda altrove. Qui, in assenza di una distribuzione stabile, il «motore» di un eventuale guadagno è in larga parte la plusvalenza — cioè la rivalutazione del titolo — di cui parliamo nella prossima sezione. Per il confronto tra titoli da cedola e titoli da crescita del capitale, vedi dividendi o accumulazione.
Plusvalenze: il motore del guadagno se non c’è cedola
Se non c’è una cedola regolare, il modo principale per guadagnare con Notorious è venderla a un prezzo più alto di quello d’acquisto: la differenza è una plusvalenza, tassata al 26%. Su questo titolo, in assenza di dividendi stabili, è qui che si concentra la fiscalità rilevante per l’investitore.
La buona notizia è che le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli, fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. Su un titolo volatile come questo l’aspetto è importante: se dovessi venderlo in perdita, quella minusvalenza non andrebbe sprecata, ma potrebbe abbattere guadagni futuri su altri titoli (vedi capital gain al 26% e compensazione delle minusvalenze).
In «regime amministrato» è la banca a calcolare e versare l’imposta sulle plusvalenze e a gestire le minusvalenze; in «regime dichiarativo» riporti tutto nel quadro RT. Se compri lo stesso titolo in più momenti a prezzi diversi — frequente su un titolo volatile — il guadagno si calcola sul costo medio ponderato: tenere traccia dei prezzi di carico è essenziale per sapere quanta plusvalenza (o minusvalenza) emergerà alla vendita.
C’è un’asimmetria fiscale importante da tenere a mente proprio quando il dividendo manca: i dividendi, se e quando ci fossero, non potrebbero comunque essere usati per recuperare le minusvalenze, mentre le plusvalenze sì. Su un titolo come Notorious, dove oggi il guadagno atteso è tutto nella rivalutazione, questo significa che la leva fiscale principale — la compensazione delle perdite — è perfettamente allineata al «motore» del titolo: la plusvalenza. È un dettaglio tecnico che, su un titolo volatile e senza cedola, vale la pena conoscere prima di operare.
Se tornasse un dividendo: come si tasserebbe
Immaginiamo che, in un anno favorevole, Notorious decida di tornare a distribuire un dividendo, come ha già fatto in passato. Come si tasserebbe? Esattamente come per qualsiasi azione italiana: con una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dall’intermediario italiano. Non dovresti dichiarare nulla e riceveresti l’importo già netto.
Il meccanismo si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo, così il dividendo non concorre al tuo reddito IRPEF e non va in dichiarazione. La ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto»: è secca e non recuperabile con un’aliquota IRPEF più bassa. Trattandosi di una società italiana, non c’è alcuna doppia imposizione estera (vedi la tassazione dei dividendi). Resta inteso che, oggi, questa sezione descrive uno scenario eventuale, non una cedola in essere.
Vale la pena ribadire un principio di metodo che questa scheda applica con rigore: dove un dividendo non è stato distribuito, non si inventano «importi indicativi» né si simulano cedole inesistenti. Lo storico riportato contiene solo numeri realmente pagati e tratti da Borsa Italiana; gli anni senza distribuzione (come il 2024 e il 2025) restano vuoti, perché così sono. È il modo onesto di leggere un titolo dai ricavi irregolari: la trasparenza sui numeri conta più di una falsa apparenza di continuità.
Notorious Pictures dentro un PIR: il sotto-vincolo del 30%
Il vantaggio del PIR è particolarmente calzante per un titolo come questo: poiché qui, oggi, il risultato atteso è tutto nella plusvalenza (in assenza di cedola regolare), l’esenzione dal 26% sul capital gain dopo 5 anni è il beneficio più rilevante. Se la rivalutazione arrivasse, l’esenzione fiscale potrebbe valere molto. Attenzione però: il PIR rende l’investimento più efficiente, ma non riduce il rischio del titolo, che qui è elevato.
Lo strumento ha regole stringenti: tetti annui e complessivi agli importi, il vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici — un vincolo che su un titolo volatile va valutato con attenzione) e va aperto presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale entro cui Notorious può convivere con altri titoli italiani. Vantaggi e limiti nella guida ai PIR.
Come si compra Notorious Pictures dall’Italia
Come si compra dall’Italia
Per comprare azioni Notorious Pictures dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker con accesso a Euronext Growth Milan (la quasi totalità lo offre). Cerchi il titolo con l’ISIN IT0005025355 o il ticker NPI e invii un ordine: «a mercato» per eseguire subito, oppure «con limite» per fissare il prezzo massimo. Su una small cap a liquidità ridotta come questa, l’ordine con limite è quasi sempre la scelta più prudente.
Sui costi guarda due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo: ne parliamo qui sotto.
Azione singola o ETF: come decidere il peso
È la domanda che si pone chiunque guardi un titolo come questo: meglio la singola azione o un ETF che la contiene insieme a tante altre? Non c’è una risposta universale, e non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dall’orizzonte e da quanta concentrazione sei disposto a sopportare.
Con la singola azione scegli esattamente l’azienda su cui puntare e non paghi commissioni di gestione annue. In cambio concentri tutto su un solo titolo, per di più una small cap dei contenuti dai ricavi irregolari e senza cedola stabile: se un’annata è debole, non c’è nulla in portafoglio che compensi. Con un ETF — per esempio sui media, sull’intrattenimento o sull’intero mercato — possiedi una fetta di molte società: rinunci alla scommessa mirata e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma diluisci il rischio del singolo emittente.
Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una quota satellite di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati: una posizione contenuta, di cui conosci bene rischi e fiscalità. Per ragionare sul peso e sulla dimensione di un titolo vedi large, mid e small cap; per leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.
I rischi di una small cap dei contenuti
I rischi specifici sono marcati. Il primo è il rischio sui ricavi: dipendono dal successo dei film distribuiti e dai contratti sui diritti, per natura irregolari e difficili da prevedere. Il secondo è la trasformazione del settore: l’ascesa dello streaming e il peso dei grandi player globali ridisegnano il modo in cui i contenuti vengono monetizzati. Il terzo è la concentrazione su pochi titoli e partner, tipica di una piccola azienda.
A questi si aggiunge la scarsa liquidità e alta volatilità di una small cap su EGM: gli scambi sono pochi, lo spread può essere ampio e il mercato è meno regolamentato del segmento principale. Va ricordata anche l’assenza, oggi, di una cedola che premi l’attesa: chi compra punta sulla rivalutazione, non su una rendita. Tutto questo si somma al rischio di prezzo, che può restare sotto il valore d’acquisto per anni.
La regola di fondo resta una sola: una posizione su Notorious va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse valore. Per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo vedi large, mid e small cap.
Domande frequenti
Che cosa fa Notorious Pictures?
È una società italiana di Roma che produce, acquista e distribuisce film e contenuti audiovisivi per cinema, TV, home video e piattaforme di streaming. Il suo asset chiave è la library, cioè il catalogo dei diritti sui contenuti. È quotata su Euronext Growth Milan.
Notorious Pictures paga dividendi?
Ha pagato dividendi in passato in modo discontinuo (ad esempio 0,082 € nel 2022 e 0,115 € nel 2023), ma secondo i dati di Borsa Italiana non risultano dividendi distribuiti nel 2024 e nel 2025. Oggi non va considerata un titolo da rendita regolare.
Cos'è la library di Notorious Pictures?
È il catalogo dei diritti sui film e i contenuti che l’azienda possiede. È un asset immateriale ma concreto, perché può essere monetizzato più volte e su più canali (sale, TV, streaming) negli anni: è il vero patrimonio di un distributore.
Come si tassa il guadagno su Notorious Pictures?
In assenza di una cedola stabile, soprattutto tramite la plusvalenza: la differenza tra prezzo di vendita e di acquisto è tassata al 26% e può essere compensata con minusvalenze su altri titoli. Un eventuale futuro dividendo sconterebbe anch’esso il 26%, senza doppia imposizione estera.
Le azioni Notorious Pictures si possono mettere in un PIR?
Sì. Essendo una small cap italiana fuori dal FTSE MIB, riempie il sotto-vincolo del 30% di un PIR ordinario. Detenuta 5 anni beneficia dell’esenzione fiscale, qui rilevante soprattutto sulla plusvalenza. Il PIR però non riduce il rischio, elevato, del titolo.
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