Approfondimento

Azioni Poligrafici Printing (POPR): cosa fa, dividendi e fiscalità

in
Azioni Poligrafici Printing (POPR): cosa fa, dividendi e fiscalità
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

Come aggiorniamo i contenuti
📅 Pubblicato il 14 Giugno 2026

Poligrafici Printing (POPR): stampa, dividendi e tasse, spiegati

Poligrafici Printing è la società del gruppo Monrif che stampa quotidiani per conto terzi. È una piccola società quotata sull’Euronext Growth Milan che paga un dividendo trimestrale, in un settore — la carta stampata — in declino strutturale. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega che cosa fa davvero, come paga le cedole, come si tassano e quali rischi corri con una small cap così.

  • Settore: Stampa industriale · quotidiani conto terzi (gruppo Monrif)
  • Dividendo: trimestrale (0,03 € per es. 2024; 0,016 € per es. 2025)
  • ISIN IT0004587470 · ticker POPR · Euronext Growth Milan
  • Sede in Italia (gruppo Monrif) → ritenuta del 26% + PIR possibile

Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Borsa Italiana – elenco dividendi (ISIN IT0004587470) e Poligrafici Printing Investor Relations. Contenuto informativo: non è una raccomandazione.

Poligrafici Printing è un titolo che spiega bene un concetto importante: si può comprare un’azione con un buon dividendo dentro un settore in declino. La società stampa quotidiani per conto terzi — un business industriale, «infrastrutturale», molto diverso dall’editoria che fa i giornali — ed è controllata dal gruppo Monrif, lo stesso che pubblica testate storiche italiane. È una micro-cap dell’Euronext Growth Milan che distribuisce una cedola trimestrale.

Qui la usiamo per spiegare concetti validi per qualsiasi small cap «da dividendo»: come si legge una cedola spezzata in più rate, come si tassa, perché un dividendo generoso in un settore che si restringe va guardato con occhio critico e quando un PIR azzera le imposte. Niente giudizi di valore né target di prezzo: solo gli strumenti per ragionare con la tua testa.

Carta d’identità: Poligrafici Printing in breve

DenominazionePoligrafici Printing S.p.A.
TickerPOPR (Euronext Growth Milan)
ISINIT0004587470
MercatoEuronext Growth Milan (ex AIM Italia)
SettoreStampa industriale – quotidiani e periodici conto terzi
Sede e domicilio fiscaleItalia (gruppo Monrif)
Azionista di riferimentoGruppo Monrif (controllo di maggioranza)

Poligrafici Printing è la società del gruppo Monrif specializzata nella stampa di quotidiani e periodici per conto terzi. In altre parole, è la «tipografia industriale» del gruppo: gestisce gli stabilimenti dove fisicamente si stampano i giornali — non solo quelli del gruppo, ma anche di altri editori che le affidano la produzione. È quotata sull’Euronext Growth Milan, il mercato di Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese.

Il codice ISIN (IT0004587470) è la «targa» internazionale del titolo: il riferimento da usare nel tuo home banking o nella piattaforma del broker, più affidabile del solo nome. È importante non confondere Poligrafici Printing con le società editoriali del gruppo: qui non si fanno i contenuti dei giornali, si fa la stampa. È una distinzione che cambia completamente il modello di business, come vedremo. Il prefisso «IT» segnala che è una società italiana, con tassazione semplice e possibile accesso al PIR.

Che cosa fa Poligrafici Printing: i mestieri dietro l’azione

Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. Poligrafici Printing è un’azienda B2B (business to business): non vende ai lettori, vende un servizio industriale ad altri editori. I suoi ricavi nascono essenzialmente da qui:

  • Stampa conto terzi — produrre fisicamente quotidiani e periodici per gli editori che affidano a Poligrafici Printing la fase di stampa. Una quota rilevante deriva dai contratti con le testate del gruppo Monrif, ma il modello prevede anche commesse di editori esterni.
  • Servizi e lavorazioni accessorie — attività collegate alla stampa (stampa commerciale, lavorazioni grafiche, gestione degli impianti), che integrano i ricavi principali.

La chiave di lettura è che si tratta di un’azienda a forte intensità di capitale: possiede rotative e stabilimenti, asset costosi che vanno saturati di lavoro per essere redditizi. È un modello tipico delle attività infrastrutturali: margini che dipendono molto dai volumi stampati e dalla capacità di tenere gli impianti «pieni». Quando i volumi calano, i costi fissi pesano di più; quando salgono o quando si trovano nuove commesse, la redditività migliora.

Questo spiega perché i ricavi sono in larga parte legati al contratto di stampa con l’editore di riferimento del gruppo: la revisione di quel contratto può spostare il fatturato in modo sensibile, come è già accaduto in passato. Per l’azionista significa che una parte importante dei conti ruota attorno a poche grandi commesse, più che a una platea ampia e frammentata di clienti.

Stampa conto terzi: un business B2B in un settore in declino

Qui sta l’aspetto più delicato del titolo, ed è bene affrontarlo senza giri di parole: la stampa di quotidiani è un settore in declino strutturale. La diffusione dei giornali di carta diminuisce da anni, perché i lettori si sono spostati sul digitale, e questo riduce nel tempo i volumi da stampare. È una tendenza di fondo, non una crisi passeggera.

Per un’azienda come Poligrafici Printing questo è il contesto entro cui va letto tutto il resto. Da un lato, la società opera in un mercato che si restringe: meno copie stampate significano, a parità di tutto, meno ricavi potenziali. Dall’altro, proprio perché molti impianti chiudono, chi resta può consolidare volumi acquisendo le commesse di editori che rinunciano a stampare in proprio: la concentrazione del settore può, paradossalmente, dare ossigeno a chi sopravvive ed è efficiente.

La lezione pratica è importante e vale al di là di questo titolo: un’azione può pagare un buon dividendo anche in un settore in contrazione. Anzi, talvolta proprio le aziende mature di settori in declino distribuiscono molto, perché generano cassa ma hanno poche occasioni di crescita su cui reinvestirla. Il punto critico, per chi guarda il titolo, è chiedersi quanto è sostenibile quel dividendo nel tempo, se i volumi continuano a scendere. È la domanda giusta da porsi davanti a casi come questo.

Il gruppo Monrif e il controllo

Poligrafici Printing è controllata dal gruppo Monrif, una delle realtà storiche dell’editoria italiana, che possiede la maggioranza del capitale. È un elemento di continuità e di integrazione industriale: il principale committente della stampa è, in buona parte, lo stesso gruppo che controlla la società.

Per il piccolo azionista questo intreccio ha due facce. Da un lato dà visibilità e una base di ricavi relativamente stabile, perché i contratti di stampa con le testate del gruppo sono ricorrenti. Dall’altro introduce un tema di operazioni con parti correlate: i rapporti commerciali tra società dello stesso gruppo vanno gestiti a condizioni di mercato, e il flottante effettivamente scambiato è ridotto. Non è un giudizio di merito, ma un elemento di cui un azionista consapevole tiene conto: chi controlla la società è anche il suo principale cliente.

Storia e politica dei dividendi

Dividendo Poligrafici Printing per azione, per esercizio (€)20210.0195 €20220.0295 €20230.0300 €20240.0160 €
Dividendo per azione per esercizio di competenza; dal 2024 distribuito in quattro tranche trimestrali. Fonte: Borsa Italiana, elenco dividendi ISIN IT0004587470.

Poligrafici Printing distribuisce un dividendo regolare e, novità degli ultimi anni, lo ha spezzato in quattro tranche trimestrali. Per l’esercizio 2024 la cedola complessiva è stata di 0,03 € per azione (quattro rate da 0,0075 € pagate tra l’estate e l’autunno). Per l’esercizio 2025 il dividendo è stato ridotto a 0,016 € per azione (quattro rate da 0,004 €), in pagamento tra luglio e dicembre 2026.

La discesa della cedola da 0,03 a 0,016 € è un dato da leggere con attenzione: il dividendo di un’azione, a differenza di quello di un titolo di Stato, non è un obbligo contrattuale. Dipende dagli utili e dalle decisioni dell’assemblea, e in un settore in contrazione come la stampa può ridursi quando i volumi e i margini si comprimono. È esattamente il tipo di dinamica che spiega perché, in un settore in declino, conta più la sostenibilità del dividendo della sua generosità nel singolo anno.

Detto questo, una società che paga quattro cedole l’anno comunica una certa volontà di remunerare i soci e una generazione di cassa che lo consente. Per chi ragiona in ottica di rendita, il dividendo trimestrale distribuisce gli incassi nel tempo, ma non li rende più sicuri: la cautela resta d’obbligo. Se ti interessa la logica di chi punta sulle cedole, la mettiamo a confronto in dividendi o accumulazione, e il rischio dei rendimenti troppo alti in dividend trap.

Il dividendo trimestrale: come funziona lo stacco

Poligrafici Printing paga il dividendo in quattro tranche trimestrali. Per incassarle conta possedere il titolo nei giorni giusti, e ogni rata ruota intorno a tre date che valgono per qualsiasi azione:

  • Data di stacco (ex-date) — il giorno in cui l’azione comincia a quotare «senza» quella tranche di dividendo. Da quel momento il prezzo si abbassa, in teoria, di un importo pari alla cedola: non c’è un «trucco» per incassare la rata e rivendere subito guadagnandoci.
  • Record date — il giorno in cui si fotografa chi sono gli azionisti aventi diritto, di norma il giorno lavorativo successivo allo stacco.
  • Data di pagamento — il giorno in cui il denaro arriva sul conto, già al netto della ritenuta del 26%.

Con quattro rate l’anno, questo ciclo si ripete quattro volte. Il punto da ricordare è concettuale: comprare l’azione poco prima di uno stacco solo «per prendere la cedola» non crea valore, perché il prezzo si aggiusta. Su un titolo poco liquido come questo, entrare e uscire in fretta può tra l’altro costare caro in termini di spread.

Quanto rende il dividendo e come si tassa

Il rendimento da dividendo (dividend yield) si calcola dividendo la cedola annua per il prezzo dell’azione. È un valore che cambia ogni giorno con il prezzo, quindi qui non ne diamo uno «ufficiale»: trovi la formula spiegata passo-passo nella guida al rendimento da dividendi. Su titoli come questo, attenzione ai rendimenti apparentemente molto alti: possono nascere da un prezzo sceso più del dividendo, ed è il classico segnale della dividend trap.

Sul piano fiscale Poligrafici Printing è semplice, perché è una società italiana: il dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconta una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker. Non devi dichiarare nulla e ricevi l’importo già netto, su ciascuna delle quattro tranche.

Esempio. Possiedi 5.000 azioni e ricevi una tranche da 0,004 € ad azione: il lordo è 20 €. La ritenuta del 26% vale 5,20 €, quindi ti restano 14,80 € netti. Su un’intera annualità da 0,016 € il lordo sarebbe 80 €, con circa 59,20 € netti.

Il meccanismo si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo, così il dividendo non concorre al tuo reddito IRPEF e non va in dichiarazione. La ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», quindi è secca e non recuperabile con un’aliquota IRPEF più bassa. Trattandosi di una società italiana, niente doppia imposizione estera: per il quadro completo vedi la tassazione dei dividendi italiani ed esteri.

Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno

Se un giorno vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è una plusvalenza e viene tassata al 26%, come il dividendo. Le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli, fino al quarto anno successivo.

Questo aspetto conta molto su una small cap di un settore in contrazione: se dovessi venderla in perdita, quella minusvalenza non andrebbe sprecata, ma potrebbe abbattere guadagni futuri su altri titoli (vedi capital gain al 26% e compensazione delle minusvalenze). In «regime amministrato» è la banca a fare i calcoli; in «regime dichiarativo» riporti tutto nel quadro RT.

C’è un’asimmetria fiscale utile da conoscere: i dividendi non possono essere usati per recuperare le minusvalenze, mentre le plusvalenze sì. Ricorda infine che, se compri in più momenti a prezzi diversi, il guadagno si calcola sul costo medio ponderato: tenere traccia dei prezzi di carico è importante per sapere quanta plusvalenza emergerà alla vendita.

Poligrafici Printing dentro un PIR

Poligrafici Printing può stare in un PIR? Sì, ed è qui che la sua natura di small cap italiana diventa un possibile vantaggio fiscale. Un Piano Individuale di Risparmio «ordinario» deve investire almeno il 70% in strumenti di imprese italiane, e di quel 70% almeno il 30% in società non incluse nel FTSE MIB. Una piccola società dell’Euronext Growth Milan come Poligrafici Printing è proprio il tipo di titolo che riempie quel sotto-vincolo del 30%.

Il vantaggio del PIR è notevole proprio su un titolo da dividendo: se mantieni l’investimento per almeno 5 anni, le plusvalenze e i dividendi sono esenti da imposta. Su una società che paga quattro cedole l’anno, l’esenzione dal 26% ripetuta nel tempo può incidere parecchio. Attenzione però: il PIR rende l’investimento più efficiente dal punto di vista fiscale, ma non riduce di un centesimo il rischio del titolo, qui legato a un settore che si restringe.

Lo strumento ha regole stringenti: tetti annui e complessivi agli importi, il vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici) e va aperto presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale entro cui Poligrafici Printing può convivere con altri titoli italiani. Vantaggi e limiti nella guida ai PIR.

Come si compra Poligrafici Printing dall’Italia

Come si compra dall’Italia

Per comprare azioni Poligrafici Printing dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker con accesso all’Euronext Growth Milan (la quasi totalità). Cerchi il titolo con l’ISIN IT0004587470 o il ticker POPR e invii un ordine: «a mercato» per eseguire subito, oppure «con limite» per fissare il prezzo massimo. Su un titolo poco liquido come questo, l’ordine con limite è quasi sempre la scelta più prudente.

Sui costi guarda due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo — qui una micro-cap di un settore in contrazione: ne parliamo qui sotto.

I rischi di una small cap in un settore in contrazione

Poligrafici Printing è una micro-cap di un settore in declino, poco liquida. Il flottante è ridotto, gli scambi sono limitati e lo spread può essere ampio. Opera nella stampa di quotidiani, un mercato che si restringe da anni: è un titolo di nicchia con un orizzonte di settore in contrazione, non una blue chip.

I rischi specifici sono marcati. Il primo è il declino del settore: la diffusione dei giornali di carta diminuisce, e con essa i volumi da stampare. È la sfida di fondo del modello di business, che incide sulla sostenibilità di lungo periodo dei ricavi e del dividendo. Il secondo è la concentrazione delle commesse: una parte importante del fatturato dipende dai contratti di stampa con poche grandi controparti, a partire dalle testate del gruppo; la revisione di quei contratti può spostare i conti in modo sensibile.

Il terzo è l’intensità di capitale: con stabilimenti e rotative da mantenere e saturare, un calo dei volumi fa pesare di più i costi fissi. Il quarto è il controllo di gruppo e il tema delle operazioni con parti correlate, in un titolo dal flottante ridotto e poco liquido. A questi si aggiunge la scarsa liquidità tipica di una micro-cap dell’Euronext Growth Milan.

Tutti questi fattori si sommano al rischio più banale ma più importante: quello di prezzo. Il valore di una small cap oscilla anche bruscamente e può restare sotto il prezzo d’acquisto per anni. Per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo vedi large, mid e small cap e, per leggere i conti, l’analisi fondamentale. La regola di fondo resta una sola: una posizione su Poligrafici Printing va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse valore.

Domande frequenti

Che cosa fa Poligrafici Printing?

È la società del gruppo Monrif che stampa quotidiani e periodici per conto terzi: è la «tipografia industriale» del gruppo, non l’editore che produce i contenuti. È un’attività B2B, quotata sull’Euronext Growth Milan.

Poligrafici Printing paga dividendi?

Sì, e dal 2024 in quattro tranche trimestrali. Per l’esercizio 2024 la cedola complessiva è stata di 0,03 € per azione; per l’esercizio 2025 è scesa a 0,016 € (in pagamento nel 2026). La cedola non è garantita e dipende dagli utili.

Quante tasse si pagano sul dividendo Poligrafici Printing?

Il 26%, trattenuto direttamente dall’intermediario italiano come ritenuta a titolo d’imposta su ciascuna tranche. Essendo una società italiana, non c’è doppia imposizione estera.

Le azioni Poligrafici Printing si possono mettere in un PIR?

Sì. Essendo una small cap italiana fuori dal FTSE MIB, riempie il sotto-vincolo del 30% di un PIR ordinario. Detenuta 5 anni beneficia dell’esenzione fiscale su dividendi e plusvalenze. Il PIR però non riduce il rischio del titolo.

Conviene comprare Poligrafici Printing per il dividendo?

Non è una scelta che possiamo consigliarti. Va però ricordato che opera nella stampa di quotidiani, un settore in declino strutturale: un dividendo generoso in un mercato che si restringe va valutato soprattutto per la sua sostenibilità nel tempo, non solo per il rendimento del singolo anno.

Esplora il settore

Questa è una delle schede del settore Media e intrattenimento: vedi tutte le aziende del comparto a confronto, con dividendi e fiscalità.

Azioni · Media e intrattenimento · Indice «Azioni e dividendi»

Questa scheda ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria o fiscale, né una raccomandazione o un invito a comprare o vendere il titolo. Non contiene giudizi di valutazione, target di prezzo o segnali operativi. I dati societari e i dividendi sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo: verifica sempre i documenti aggiornati dell’emittente e di Borsa Italiana prima di qualsiasi decisione. Investire in singole azioni comporta rischi elevati, inclusa la possibile perdita del capitale.
AM
Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

Scopri di più → · LinkedIn

Avvertenza: i contenuti di Fisco Investimenti hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa. L’autore è un praticante commercialista in formazione, non iscritto all’albo: i contenuti non costituiscono consulenza professionale. Per decisioni operative su casi specifici rivolgersi a un professionista abilitato.