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Azioni Eprcomunicazione (EPRB): cosa fa, dividendi e fiscalità

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Azioni Eprcomunicazione (EPRB): cosa fa, dividendi e fiscalità
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

Come aggiorniamo i contenuti
📅 Pubblicato il 14 Giugno 2026

Eprcomunicazione (EPRB): PR, comunicazione, dividendi e tasse

Eprcomunicazione è un’agenzia indipendente di comunicazione, PR e relazioni pubbliche. È una micro cap dell’Euronext Growth Milan, quotata da poco, che ha iniziato a distribuire un dividendo. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega che cosa fa, come ha pagato la prima cedola, come si tassa e quali rischi corri con una piccolissima società da poco in Borsa.

  • Settore: Comunicazione · PR e relazioni pubbliche
  • Dividendo: avviata la distribuzione (0,035 €/azione nel 2025); storia breve
  • ISIN IT0005519837 · ticker EPRB · Euronext Growth Milan
  • Sede a Roma → ritenuta italiana del 26% + PIR possibile

Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Borsa Italiana – elenco dividendi (ISIN IT0005519837) e Eprcomunicazione Investor Relations. Contenuto informativo: non è una raccomandazione.

Eprcomunicazione è un caso utile per imparare a leggere una società da poco quotata: una micro cap dell’Euronext Growth Milan, attiva nelle relazioni pubbliche e nella comunicazione, sbarcata in Borsa solo da pochi anni e che ha mosso i primi passi nella distribuzione di un dividendo. È un profilo molto diverso da quello di una blue chip con decenni di storia: qui i dati sono ancora pochi, e proprio per questo vanno letti con prudenza.

Qui la usiamo per spiegare concetti validi per qualsiasi micro cap neo-quotata: perché un dividendo con una storia di un solo anno non si può ancora chiamare «politica», come si tassa la cedola, perché la dimensione minima e la scarsa liquidità contano e quando un PIR azzera le imposte. Niente giudizi di valore né target di prezzo: solo gli strumenti per ragionare con la tua testa.

Carta d’identità: Eprcomunicazione in breve

DenominazioneEprcomunicazione S.p.A. Società Benefit
TickerEPRB (Euronext Growth Milan)
ISINIT0005519837
MercatoEuronext Growth Milan (ex AIM Italia)
SettoreComunicazione – PR e relazioni pubbliche
Sede e domicilio fiscaleRoma, Italia
In Borsa daldicembre 2022 (quotazione recente)

Eprcomunicazione è un’agenzia indipendente di comunicazione e relazioni pubbliche (PR), con sede a Roma. In concreto aiuta aziende, istituzioni e organizzazioni a gestire la propria immagine e i rapporti con i media, l’opinione pubblica e gli stakeholder: ufficio stampa, comunicazione corporate, relazioni istituzionali, eventi e progetti digitali. È quotata sull’Euronext Growth Milan, il mercato di Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese, ed è una «Società Benefit».

Il codice ISIN (IT0005519837) è la «targa» internazionale del titolo: il riferimento da usare nel tuo home banking o nella piattaforma del broker, più affidabile del solo nome. Il prefisso «IT» segnala che è una società italiana, con tassazione semplice e possibile accesso al PIR. Due cose vanno sottolineate subito sul suo profilo: è una micro cap, cioè una società di dimensioni molto piccole, ed è quotata da poco (dal 2022). Entrambe le caratteristiche pesano sul modo in cui va letta.

Che cosa fa Eprcomunicazione: i mestieri dietro l’azione

Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. I ricavi di un’agenzia di comunicazione come Eprcomunicazione nascono dai servizi che offre ai clienti, in genere su base continuativa o a progetto:

  • PR e ufficio stampa — la gestione dei rapporti con i media e della reputazione del cliente: il mestiere d’origine delle agenzie di relazioni pubbliche.
  • Comunicazione corporate e istituzionale — strategie di comunicazione per aziende e istituzioni, relazioni con gli stakeholder, gestione della reputazione e delle crisi.
  • Eventi e comunicazione digitale — l’organizzazione di eventi e i progetti di comunicazione online, che ampliano l’offerta oltre la PR tradizionale.

La chiave di lettura è che si tratta di un’azienda di servizi professionali: il valore sta soprattutto nelle persone, nelle competenze e nelle relazioni del team, più che in impianti o brevetti. È un modello «leggero» sul piano degli investimenti, ma che dipende molto dalla capacità di mantenere i clienti e di acquisirne di nuovi, in un mercato dove la concorrenza è ampia e le barriere all’ingresso sono basse.

Va sottolineata anche la forma di Società Benefit: lo statuto impegna l’azienda a perseguire, accanto al profitto, finalità di beneficio comune. Per l’azionista non cambia la sostanza fiscale né il modo in cui guadagna, ma è un tratto del posizionamento del gruppo. Sul piano del modello di business, l’aspetto più rilevante resta che il valore di un’agenzia di PR è quasi tutto immateriale: non ha fabbriche o magazzini, ma persone, marchi-relazione e un portafoglio di clienti. Questo rende la società «leggera» e potenzialmente redditizia quando lavora bene, ma anche fragile, perché quel valore può uscire dalla porta — letteralmente — se se ne vanno i professionisti che lo incarnano. È un elemento che torna utile quando, più avanti, parliamo dei rischi specifici del titolo.

Il business delle PR: perché è particolare

Investire in un’agenzia di PR è diverso dal comprare un’azienda industriale, e vale la pena capire perché. Il business è basato su contratti di servizio: una parte dei ricavi è ricorrente (i mandati continuativi con i clienti), una parte è legata a progetti specifici. La fedeltà dei clienti e la capacità di rinnovare i mandati sono quindi cruciali: perdere un cliente importante può pesare in modo sensibile sui conti di una società piccola.

È anche un settore ciclico: quando l’economia rallenta, comunicazione e PR sono tra le spese che le aziende possono comprimere, anche se la comunicazione «istituzionale» e di reputazione tende a essere un po’ più stabile della pubblicità pura. A questo si aggiunge la dipendenza dalle persone chiave: in un’azienda di servizi professionali, l’uscita di figure di rilievo o di interi team può portare con sé i clienti collegati.

La lezione pratica è che i conti di un’agenzia così possono variare da un anno all’altro in base ai mandati acquisiti o persi, e che la visibilità sui risultati futuri è limitata. È un elemento da tenere presente quando si guarda un titolo come Eprcomunicazione: la crescita può esserci, ma dipende molto dall’esecuzione e dalla tenuta delle relazioni con i clienti.

Una società da poco quotata

Un aspetto che va sottolineato con chiarezza è che Eprcomunicazione è una società quotata da poco: è arrivata in Borsa solo nel 2022. Questo ha conseguenze concrete sul modo in cui va letta, soprattutto per quanto riguarda i dividendi e i conti.

Con una storia di Borsa così breve, ci sono ancora pochi dati su cui ragionare: pochi bilanci da società quotata, una sola distribuzione di dividendo, nessuna «politica» consolidata da poter osservare nel tempo. Una neo-quotata è per definizione un titolo con meno «track record»: non si può guardare a un decennio di comportamento per farsi un’idea, e questo aumenta l’incertezza. Non è un difetto in sé — tutte le società iniziano da qui — ma è una ragione in più di prudenza, perché le promesse dell’azienda non hanno ancora una lunga prova dei fatti alle spalle.

C’è anche un risvolto positivo, da non dimenticare: una società appena quotata raccoglie capitali per crescere, e i primi anni in Borsa possono essere quelli in cui mette a frutto le risorse raccolte. Il punto non è quindi che una neo-quotata sia «peggiore» di una società matura, ma che richiede un atteggiamento diverso: più attenzione ai conti via via che escono, più cautela nel proiettare nel futuro un singolo anno buono o cattivo, e la consapevolezza che la volatilità del prezzo, nelle prime fasi di vita di un titolo così piccolo, può essere particolarmente accentuata.

Il dividendo: una storia ancora breve

Veniamo al dividendo. Eprcomunicazione ha avviato la distribuzione di una cedola: secondo i dati di Borsa Italiana ha pagato un dividendo ordinario di 0,035 € per azione, con stacco a giugno 2025. È un segnale interessante per una micro cap così giovane: molte piccole società quotate non distribuiscono nulla, preferendo trattenere gli utili.

Attenzione però a non leggere troppo in questo dato. Una sola cedola non fa una «politica dei dividendi»: non sappiamo ancora se l’azienda intenda — e riesca — a ripeterla con regolarità negli anni successivi. Il dividendo di un’azione, a differenza di quello di un titolo di Stato, non è un obbligo contrattuale: dipende dagli utili e dalle decisioni dell’assemblea, e su una società piccola e in un settore ciclico può cambiare facilmente. Per questo qui non costruiamo un grafico storico: i dati sono troppo pochi per raccontare una tendenza, e mostrare un solo punto darebbe una falsa sensazione di continuità.

Per chi ragiona in ottica di rendita, quindi, il dividendo di Eprcomunicazione va visto come un primo passo gradito ma tutto da confermare, non come una rendita certa. Se ti interessa la logica di chi punta sulle cedole rispetto a chi preferisce far crescere il capitale, la mettiamo a confronto in dividendi o accumulazione.

Come funziona lo stacco del dividendo

Per incassare un dividendo non basta «possedere l’azione»: conta possederla nei giorni giusti. Il calendario di ogni cedola ruota intorno a tre date che valgono per qualsiasi azione, non solo per Eprcomunicazione:

  • Data di stacco (ex-date) — il giorno in cui l’azione comincia a quotare «senza» il dividendo. Da quel momento il prezzo si abbassa, in teoria, di un importo pari alla cedola: non esiste un «trucco» per incassare il dividendo e rivendere subito guadagnandoci.
  • Record date — il giorno in cui si fotografa chi sono gli azionisti aventi diritto, di norma il giorno lavorativo successivo allo stacco.
  • Data di pagamento — il giorno in cui il denaro arriva sul conto, già al netto della ritenuta del 26%.

Per la cedola distribuita, lo stacco è caduto a giugno, con il pagamento pochi giorni dopo. Il punto da ricordare è concettuale: comprare l’azione poco prima dello stacco solo «per prendere il dividendo» non crea valore, perché il prezzo si aggiusta. Su un titolo poco liquido come questo, entrare e uscire in fretta può tra l’altro costare caro in termini di spread.

Quanto rende il dividendo e come si tassa

Il rendimento da dividendo (dividend yield) si calcola dividendo la cedola annua per il prezzo dell’azione. È un valore che cambia ogni giorno con il prezzo, quindi qui non ne diamo uno «ufficiale»: trovi la formula spiegata passo-passo nella guida al rendimento da dividendi. Su una neo-quotata con una sola cedola, in più, un «rendimento» basato su un solo anno dice poco sul futuro.

Sul piano fiscale Eprcomunicazione è semplice, perché è una società italiana: il dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconta una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker. Non devi dichiarare nulla e ricevi l’importo già netto.

Esempio. Possiedi 1.000 azioni e incassi un dividendo da 0,035 € ad azione: il lordo è 35 €. La ritenuta del 26% vale 9,10 €, quindi ti restano 25,90 € netti. Lo stesso meccanismo si applica a qualsiasi importo della cedola.

Il meccanismo si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo, così il dividendo non concorre al tuo reddito IRPEF e non va in dichiarazione. La ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», quindi è secca e non recuperabile con un’aliquota IRPEF più bassa. Trattandosi di una società italiana, niente doppia imposizione estera: per il quadro completo vedi la tassazione dei dividendi italiani ed esteri.

Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno

Se un giorno vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è una plusvalenza e viene tassata al 26%, come il dividendo. Le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli, fino al quarto anno successivo.

Questo aspetto conta molto su una micro cap volatile come Eprcomunicazione: se dovessi venderla in perdita, quella minusvalenza non andrebbe sprecata, ma potrebbe abbattere guadagni futuri su altri titoli (vedi capital gain al 26% e compensazione delle minusvalenze). In «regime amministrato» è la banca a fare i calcoli; in «regime dichiarativo» riporti tutto nel quadro RT.

C’è un’asimmetria fiscale utile da conoscere: i dividendi non possono essere usati per recuperare le minusvalenze, mentre le plusvalenze sì. Ricorda infine che, se compri in più momenti a prezzi diversi, il guadagno si calcola sul costo medio ponderato: tenere traccia dei prezzi di carico è importante per sapere quanta plusvalenza emergerà alla vendita.

Eprcomunicazione dentro un PIR

Eprcomunicazione può stare in un PIR? Sì, ed è qui che la sua natura di micro cap italiana diventa un possibile vantaggio fiscale. Un Piano Individuale di Risparmio «ordinario» deve investire almeno il 70% in strumenti di imprese italiane, e di quel 70% almeno il 30% in società non incluse nel FTSE MIB. Una piccolissima società dell’Euronext Growth Milan come Eprcomunicazione è esattamente il tipo di titolo che riempie quel sotto-vincolo del 30%.

Il vantaggio del PIR è notevole: se mantieni l’investimento per almeno 5 anni, le plusvalenze e i dividendi sono esenti da imposta. Su un titolo che ha iniziato a pagare una cedola e che, se la scommessa andasse bene, potrebbe rivalutarsi, l’esenzione dal 26% può incidere nel lungo periodo. Attenzione però: il PIR rende l’investimento più efficiente dal punto di vista fiscale, ma non riduce di un centesimo il rischio del titolo, qui elevato.

Lo strumento ha regole stringenti: tetti annui e complessivi agli importi, il vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici) e va aperto presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale entro cui Eprcomunicazione può convivere con altri titoli italiani. Vantaggi e limiti nella guida ai PIR.

Come si compra Eprcomunicazione dall’Italia

Come si compra dall’Italia

Per comprare azioni Eprcomunicazione dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker con accesso all’Euronext Growth Milan (la quasi totalità). Cerchi il titolo con l’ISIN IT0005519837 o il ticker EPRB e invii un ordine: «a mercato» per eseguire subito, oppure «con limite» per fissare il prezzo massimo. Su una micro cap poco liquida come questa, l’ordine con limite è quasi sempre la scelta più prudente, perché evita di pagare troppo quando gli scambi sono sottili.

Sui costi guarda due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo — qui una micro cap da poco quotata: ne parliamo qui sotto.

I rischi di una micro cap neo-quotata

Eprcomunicazione è una micro cap neo-quotata, molto poco liquida. Le dimensioni sono minime, il flottante è ridotto, gli scambi giornalieri sono sottili e lo spread può essere ampio: anche ordini piccoli possono muovere il prezzo. Con una storia di Borsa breve, c’è poco track record su cui basarsi. È un titolo di nicchia ad alto rischio, non una blue chip.

I rischi specifici sono marcati. Il primo è il rischio dimensionale e di liquidità: su una società così piccola, comprare o vendere può essere difficile a prezzi ragionevoli, e il prezzo può oscillare molto. Il secondo è la brevità del track record: con pochi anni di Borsa alle spalle e una sola cedola distribuita, le promesse dell’azienda hanno ancora poca prova dei fatti.

Il terzo è il rischio di business: in un’agenzia di servizi professionali i conti dipendono dai mandati con i clienti e dalle persone chiave, e la perdita di un cliente o di un team importante può pesare. Il quarto è la ciclicità: comunicazione e PR risentono dell’andamento dell’economia. A questi si aggiunge l’incertezza sulla continuità del dividendo, ancora tutta da verificare.

Tutti questi fattori si sommano al rischio più banale ma più importante: quello di prezzo. Il valore di una micro cap oscilla anche bruscamente e può restare sotto il prezzo d’acquisto per anni. Per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo vedi large, mid e small cap e, per leggere i conti, l’analisi fondamentale. La regola di fondo, qui più che mai, è una sola: investi su Eprcomunicazione solo la parte di portafoglio che saresti sereno di vedere oscillare bruscamente — o dimezzarsi.

Domande frequenti

Che cosa fa Eprcomunicazione?

È un’agenzia indipendente di comunicazione e relazioni pubbliche (PR): ufficio stampa, comunicazione corporate e istituzionale, eventi e comunicazione digitale per aziende e istituzioni. È una Società Benefit quotata sull’Euronext Growth Milan dal 2022.

Eprcomunicazione paga dividendi?

Ha avviato la distribuzione: secondo i dati di Borsa Italiana ha pagato un dividendo ordinario di 0,035 € per azione, con stacco a giugno 2025. È una sola cedola, però: con una storia di Borsa così breve non si può ancora parlare di una politica dei dividendi consolidata.

Quante tasse si pagano sul dividendo Eprcomunicazione?

Il 26%, trattenuto direttamente dall’intermediario italiano come ritenuta a titolo d’imposta. Su un dividendo di 0,035 € lordi ti restano circa 0,0259 € netti per azione. Essendo una società italiana, non c’è doppia imposizione estera.

Le azioni Eprcomunicazione si possono mettere in un PIR?

Sì. Essendo una micro cap italiana fuori dal FTSE MIB, riempie il sotto-vincolo del 30% di un PIR ordinario. Detenuta 5 anni beneficia dell’esenzione fiscale su dividendi e plusvalenze. Il PIR però non riduce il rischio del titolo.

Quali sono i rischi di Eprcomunicazione?

È una micro cap molto piccola e poco liquida, quotata da poco e quindi con uno scarso track record. Opera in un settore (comunicazione e PR) ciclico e dipendente dai mandati con i clienti e dalle persone chiave. La continuità del dividendo è ancora tutta da verificare.

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Questa scheda ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria o fiscale, né una raccomandazione o un invito a comprare o vendere il titolo. Non contiene giudizi di valutazione, target di prezzo o segnali operativi. I dati societari e i dividendi sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo: verifica sempre i documenti aggiornati dell’emittente e di Borsa Italiana prima di qualsiasi decisione. Investire in singole azioni comporta rischi elevati, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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