Approfondimento

Il rischio emittente nei certificati: cosa succede se la banca fallisce

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Il rischio emittente nei certificati: cosa succede se la banca fallisce
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 10 Giugno 2026🔄 Aggiornato il 12 Giugno 2026


C’è un rischio che accomuna tutti i certificati, qualunque sia la loro struttura, e che spesso passa in secondo piano dietro cedole e barriere: il rischio emittente. Un certificato è un titolo di debito della banca che lo emette, e se quella banca fallisce, la protezione, le cedole e il capitale possono svanire.

Vediamo cos’è davvero questo rischio, perché è diverso da quello di un conto, e come tenerne conto.

In sintesi

  • Un certificato è un titolo di debito dell’emittente: dipende dalla sua solvibilità.
  • Non è coperto dalla garanzia sui depositi (FITD): non è un conto.
  • In caso di default, il certificato è soggetto alle regole di risoluzione bancaria (bail-in).
  • Si riduce diversificando gli emittenti e scegliendo banche solide: non si elimina.

Cos'è il rischio emittente

Quando compri un certificato, dal punto di vista giuridico stai prestando denaro alla banca emittente, che si impegna a pagarti secondo le regole del prodotto. Tutta la «magia» del certificato — la protezione del capitale, il bonus, le cedole — è una promessa dell’emittente, non un diritto su attività reali. Se l’emittente diventa insolvente, quella promessa vale quanto la sua capacità di onorarla. È un rischio strutturale, presente anche nel certificato a «capitale protetto» più prudente: la protezione protegge dal mercato, non dal fallimento di chi l’ha emessa.

Non è un deposito: niente garanzia FITD

È l’equivoco più pericoloso. I soldi su un conto corrente o un conto deposito sono coperti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a 100.000 euro per depositante e per banca. I certificati non godono di questa garanzia: sono strumenti finanziari, non depositi. In caso di crisi della banca, chi detiene certificati non viene rimborsato dal FITD, ma è esposto come un qualsiasi creditore. Confondere la solidità percepita di una grande banca con una garanzia che non c’è è un errore che può costare caro.

Bail-in: cosa significa

Dal 2016 le crisi bancarie europee si gestiscono con il bail-in: a sostenere le perdite sono prima azionisti e obbligazionisti, secondo una gerarchia. I certificati, come titoli dell’emittente, rientrano tra gli strumenti che possono essere coinvolti. Sapere dove si colloca il proprio strumento nella gerarchia dei crediti aiuta a capire il rischio reale.

Come valutarlo e ridurlo

Il rischio emittente non si elimina, ma si gestisce. Primo: guardare la solidità dell’emittente (rating creditizio, reputazione, solidità patrimoniale), tenendo presente che un rating più alto va spesso insieme a cedole più basse — di nuovo, il rendimento è il prezzo del rischio. Secondo: diversificare gli emittenti, non concentrare tutti i certificati sulla stessa banca, esattamente come si diversificano gli investimenti. Terzo: considerare l’orizzonte: più lungo è il certificato, più a lungo si è esposti alla solvibilità dell’emittente. Sono accorgimenti semplici ma spesso trascurati da chi guarda solo la cedola.

Mettere il rischio nella decisione

La conclusione pratica è che il rischio emittente va pesato insieme a tutto il resto, non trattato come una formalità. Un certificato con una cedola allettante emesso da una banca fragile può essere, a conti fatti, peggiore di uno con cedola più bassa di un emittente solido. E nessuna struttura — per quanto «protetta» — mette al riparo dal fallimento di chi l’ha emessa. Per il quadro completo su quando i certificati hanno senso, costi e liquidità inclusi, vedi l’articolo dedicato; per la loro fiscalità, l’approfondimento sul recupero delle minusvalenze.

Errori da evitare

  • Credere che il «capitale protetto» protegga anche dal fallimento dell’emittente.
  • Pensare che i certificati siano garantiti dal FITD come i depositi: non lo sono.
  • Concentrare tutti i certificati su un solo emittente.
  • Guardare la cedola ignorando la solidità della banca che la promette.

Quando conviene farsi seguire

Valutare la solidità di un emittente e diversificare il rischio richiede un minimo di analisi.

Un professionista può aiutarti a non concentrare il rischio e a leggere la gerarchia dei crediti.

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La fiscalità degli investimenti si gioca sui dettagli: aliquote, compensazioni, adempimenti esteri e scadenze si sommano in modo poco visibile. Un professionista può leggere la tua situazione e dirti cosa ottimizzare.

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Domande frequenti

Cos'è il rischio emittente di un certificato?

È il rischio che la banca che ha emesso il certificato diventi insolvente: poiché il certificato è un suo titolo di debito, in caso di default protezione, cedole e capitale possono andare persi. Esiste in tutti i certificati.

I certificati sono garantiti come i conti deposito?

No: non sono coperti dal Fondo Interbancario (FITD) fino a 100.000 euro come i depositi. Sono strumenti finanziari e, in caso di crisi della banca, possono essere coinvolti nel bail-in.

Come si riduce il rischio emittente?

Scegliendo emittenti solidi (rating, solidità patrimoniale), diversificando gli emittenti invece di concentrare tutto su una banca, e considerando l’orizzonte temporale. Non si elimina, si gestisce.

Fonti ufficiali

Le regole fiscali cambiano con le leggi di bilancio: verifica sempre la norma vigente nell’anno d’imposta che ti interessa sulle fonti ufficiali.

Contenuto informativo, non sostituisce la consulenza di un professionista abilitato sul tuo caso concreto.

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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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Avvertenza: i contenuti di Fisco Investimenti hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa. L’autore è un praticante commercialista in formazione, non iscritto all’albo: i contenuti non costituiscono consulenza professionale. Per decisioni operative su casi specifici rivolgersi a un professionista abilitato.