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Azioni Danieli (DAN): cosa fa, dividendi e fiscalità

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Azioni Danieli (DAN): cosa fa, dividendi e fiscalità
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 14 Giugno 2026

Danieli (DAN): profilo, dividendi e tasse, spiegati a chi investe

Danieli è una delle «multinazionali nascoste» italiane: uno dei tre grandi costruttori al mondo di impianti e macchinari per le acciaierie. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega che cosa fa davvero, come funziona la sua politica di dividendi (con una particolarità: l’esercizio chiude a giugno e la cedola si stacca a novembre), come viene tassata e quali rischi corre chi mette in portafoglio una mid cap industriale legata al ciclo dell’acciaio.

  • Settore: Beni strumentali · Impianti per la siderurgia
  • Dividendo esercizio 2023/24 e 2024/25: 0,31 €/azione ordinaria
  • ISIN IT0000076502 · ticker DAN · FTSE Italia Mid Cap
  • Sede a Buttrio (Udine) → ritenuta italiana del 26%

Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Danieli & C. Investor Relations e Borsa Italiana – Euronext Milan (storico dividendi dell’azione ordinaria ISIN IT0000076502 e dati di quotazione). Contenuto informativo: non è una raccomandazione di acquisto o vendita.

Danieli & C. Officine Meccaniche è il classico esempio di azienda che quasi nessuno conosce ma che è leader globale nel suo mestiere. Non produce acciaio: costruisce gli impianti e i macchinari con cui le acciaierie di tutto il mondo producono e lavorano l’acciaio — colate continue, laminatoi, forni elettrici. È uno dei pochissimi gruppi al mondo capaci di progettare e installare un’acciaieria «chiavi in mano». Capire questo mestiere, e capire la fiscalità del dividendo, è il modo serio di avvicinarsi al titolo.

Useremo Danieli per spiegare concetti che valgono per qualsiasi singola azione italiana, con due attenzioni particolari: il titolo non fa parte del FTSE MIB ma del FTSE Italia Mid Cap (con conseguenze sul PIR), e ha un calendario fiscale-societario insolito, con esercizio chiuso al 30 giugno e dividendo a novembre. È una scheda didattica e fiscale: niente target di prezzo, niente giudizi di valore.

Carta d’identità: Danieli in breve

DenominazioneDanieli & C. Officine Meccaniche S.p.A.
TickerDAN (azione ordinaria, Euronext Milan)
ISINIT0000076502 (ordinaria)
MercatoEuronext Milan (ex Borsa Italiana)
IndiceFTSE Italia Mid Cap (non FTSE MIB)
SettoreBeni strumentali – impianti e macchinari per la siderurgia
Sede e domicilio fiscaleButtrio (Udine), Italia
Esercizio socialeChiuso al 30 giugno (dividendo staccato a novembre)
ParticolaritàQuotate due classi: azione ordinaria (DAN) e azione di risparmio (DANR)

Danieli è una multinazionale industriale friulana, leader mondiale nella costruzione di impianti per la siderurgia: progetta e realizza le macchine e gli interi stabilimenti con cui si produce e si lavora l’acciaio. A differenza di Eni o Leonardo non è una big cap del FTSE MIB: è una mid cap, cioè una società di media capitalizzazione, controllata da decenni dalla famiglia fondatrice. È una delle poche aziende al mondo in grado di fornire un’acciaieria completa, dai forni ai laminatoi.

Un dettaglio tecnico da conoscere: di Danieli esistono due tipi di azione quotata, l’ordinaria (ticker DAN, ISIN IT0000076502) e quella di risparmio (DANR), che hanno diritti e dividendi leggermente diversi. In questa scheda parliamo dell’azione ordinaria, la più nota. Il codice ISIN è la «targa» internazionale del titolo: è il riferimento che usi nel tuo home banking, ed è più affidabile del nome perché distingue con precisione quale delle due classi stai comprando. Verificare ISIN e mercato di quotazione è sempre il primo riflesso utile.

Che cosa fa Danieli: i mestieri dietro l’azione

Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. Danieli vive di un mestiere molto specifico: vendere alle acciaierie di tutto il mondo gli impianti e i servizi per produrre acciaio. I suoi ricavi nascono da alcuni filoni principali:

  • Impianti per la siderurgia — il cuore del business: forni elettrici ad arco, colate continue, laminatoi per «prodotti lunghi» (tondi, vergella, profilati) e «prodotti piani» (lamiere, coils). Danieli è particolarmente forte nei prodotti lunghi, dove ha una quota di mercato mondiale elevatissima.
  • Macchinari e automazione — i sistemi di controllo, l’automazione e la digitalizzazione degli impianti, una parte sempre più importante perché aggiunge valore e servizi ricorrenti alla pura fornitura di acciaio meccanico.
  • Acciaio (Acciaierie Bertoli Safau – ABS) — qui Danieli fa una cosa insolita: produce direttamente acciai speciali nei propri stabilimenti, usando in parte la tecnologia che vende agli altri. È insieme un business e una «vetrina» tecnologica.

La doppia natura — costruttore di impianti e produttore di acciaio — è la caratteristica più particolare di Danieli, al punto da meritare una sezione a parte. Per l’azionista significa che il titolo non dipende da un solo mercato: una parte dei conti segue il ciclo degli investimenti delle acciaierie (quando comprano nuovi impianti), l’altra segue il ciclo del prezzo dell’acciaio (quando ABS vende la sua produzione). Sono due dinamiche diverse, che a volte si compensano.

Una conseguenza pratica per chi investe è che Danieli è un titolo profondamente ciclico e legato a progetti di grandi dimensioni. Gli ordini per costruire un’acciaieria valgono centinaia di milioni e arrivano «a ondate»: il portafoglio ordini (il cosiddetto «backlog») è una delle voci che il mercato guarda con più attenzione, perché dà visibilità sui ricavi dei prossimi anni. Capire questo aiuta a non leggere un singolo trimestre come se fosse la fotografia definitiva dell’azienda.

Sul piano industriale Danieli è fortemente internazionale: realizza impianti in Asia, Medio Oriente, America e in tutti i grandi poli siderurgici. È la sua forza — l’accesso ai mercati dove l’acciaio cresce — ma anche un’esposizione: i suoi clienti sono spesso in aree soggette a tensioni geopolitiche, dazi e cicli economici locali. Su questi rischi torniamo nell’ultima sezione.

Acciaieria e impianti: due anime in un titolo

Quasi nessun’altra azienda al mondo fa contemporaneamente le due cose che fa Danieli: costruire impianti siderurgici e produrre acciaio. La divisione plant-making vende macchine e stabilimenti alle acciaierie; la divisione ABS (Acciaierie Bertoli Safau) usa quelle stesse tecnologie per produrre in proprio acciai speciali. È un modello a doppia anima che ha vantaggi precisi.

Il primo vantaggio è la credibilità tecnologica: un cliente che deve spendere centinaia di milioni per un’acciaieria si fida di più di un fornitore che quella tecnologia la usa anche per sé. Il secondo è la diversificazione del ciclo: quando gli investimenti in nuovi impianti rallentano, può sostenere i conti la produzione e vendita di acciaio, e viceversa. È un’attenuazione naturale della ciclicità che un puro costruttore di impianti non avrebbe.

C’è però anche un risvolto. Produrre acciaio significa esporsi direttamente al prezzo dell’acciaio e dell’energia: in fasi di rincari energetici o di prezzi deboli del prodotto, la divisione ABS può vedere i margini comprimersi. E significa essere, in parte, «concorrente» dei propri clienti. Per l’azionista la lezione è che Danieli non si valuta come un’unica attività omogenea: sono due business con logiche diverse dentro lo stesso titolo. Non è un giudizio di merito, ma un elemento di cui chi investe in modo consapevole tiene conto.

Storia e politica dei dividendi

Dividendo Danieli (azione ordinaria) per esercizio (€)2020/210.1400 €2021/220.1700 €2022/230.2793 €2023/240.3100 €2024/250.3100 €
Dividendo per azione ordinaria per esercizio (chiuso al 30 giugno; staccato a novembre dell’anno successivo). Fonte: Danieli Investor Relations / Borsa Italiana.

Il dividendo di Danieli ha un profilo «di crescita»: una cedola in valore assoluto contenuta, ma in aumento costante negli ultimi esercizi. Sull’azione ordinaria è passata da 0,14 € (esercizio 2020/21) a 0,17 €, poi 0,2793 €, fino a 0,31 € confermato sia sull’esercizio 2023/24 sia sul 2024/25. Danieli paga il dividendo una volta l’anno, in un’unica soluzione: per via dell’esercizio chiuso a giugno, lo stacco cade tipicamente a novembre.

La logica è quella di un’azienda industriale che reinveste gran parte degli utili — in ricerca, automazione e capacità produttiva — distribuendo solo una quota relativamente contenuta come dividendo. Il payout (la parte di utili distribuita) è quindi moderato. Per l’azionista questo significa che chi compra Danieli difficilmente lo fa «per la cedola»: storicamente il potenziale rendimento è venuto soprattutto dall’andamento del prezzo, legato al ciclo dell’acciaio e all’entità del portafoglio ordini, più che dal dividendo.

Vale il principio generale: il dividendo non è «garantito per definizione». Anche se Danieli ha uno storico di distribuzioni regolari e crescenti, la cedola di un’azione — a differenza di quella di un titolo di Stato — non è un obbligo contrattuale: dipende dagli utili, dalla cassa e dalle decisioni dell’assemblea. In un’azienda così ciclica, una fase debole degli ordini o del prezzo dell’acciaio può influenzare la politica di distribuzione. Se ti interessa la logica di chi punta sulle cedole rispetto a chi preferisce la crescita del capitale, la mettiamo a confronto in dividendi o accumulazione.

Stacco, record date e pagamento: come funziona

Per incassare un dividendo non basta «possedere l’azione»: conta possederla nei giorni giusti. Il calendario di ogni cedola ruota intorno a tre date che valgono per qualsiasi azione, non solo per Danieli — qui con la particolarità che cadono a novembre, dopo la chiusura dell’esercizio a giugno:

  • Data di stacco (ex-date) — il giorno in cui l’azione comincia a quotare «senza» il dividendo. Da quel momento il prezzo si abbassa, in teoria, di un importo pari alla cedola: per questo non esiste un «trucco» per incassare il dividendo e rivendere subito guadagnandoci. Per Danieli lo stacco è di norma a novembre.
  • Record date — il giorno in cui si fotografa chi sono gli azionisti aventi diritto. Cade tipicamente il giorno lavorativo successivo allo stacco.
  • Data di pagamento — il giorno in cui il denaro arriva sul conto, già al netto della ritenuta del 26%. Per Danieli è di norma pochi giorni dopo lo stacco, a novembre.

Trattandosi di un dividendo annuale contenuto, su Danieli l’effetto dello stacco sul prezzo è modesto in valore assoluto. Il punto da ricordare resta concettuale: comprare un’azione il giorno prima dello stacco solo «per prendere il dividendo» non crea valore, perché il prezzo si aggiusta da solo. Su un titolo industriale e ciclico come questo, la cedola è solo una piccola parte della storia complessiva.

Quanto rende il dividendo e come si tassa

Il rendimento da dividendo (dividend yield) si calcola dividendo la cedola annua per il prezzo dell’azione. Su Danieli, dove la cedola è bassa rispetto a un prezzo che riflette le aspettative di crescita, lo yield percentuale è storicamente modesto: coerente con il profilo di un titolo che remunera l’azionista più con il ciclo industriale che con la distribuzione. Qui non diamo un valore «ufficiale», perché cambia ogni giorno: trovi la formula passo-passo nella guida al rendimento da dividendi.

Sul piano fiscale Danieli è semplice, perché è una società italiana con sede a Buttrio, in provincia di Udine: il dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconta una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker. Non devi dichiarare nulla e ricevi l’importo già netto.

Esempio. Possiedi 500 azioni ordinarie Danieli e incassi il dividendo da 0,31 € ad azione: il lordo è 155 €. La ritenuta del 26% vale 40,30 €, quindi ti restano 114,70 € netti. È un buon esempio di come, su un titolo industriale, il dividendo netto sia una cifra contenuta: il «motore» del rendimento sta soprattutto altrove.

Il meccanismo tecnico si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo, così il dividendo non concorre al tuo reddito IRPEF e non va riportato in dichiarazione. È un vantaggio di semplicità, ma con un risvolto: poiché la ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», non puoi recuperarla nemmeno se hai un’aliquota IRPEF più bassa. Il 26% è secco, uguale per tutti.

Anche se Danieli realizza impianti in mezzo mondo, ciò che conta ai fini della tua tassazione sul dividendo non è dove l’azienda lavora, ma dove ha la sede legale: in Italia. Il suo dividendo è quindi a tutti gli effetti «italiano», senza ritenute estere o doppia imposizione. Il caso si complicherebbe solo per azioni di società domiciliate all’estero: per il quadro completo vedi la tassazione dei dividendi italiani ed esteri e, per i casi esteri, i dividendi esteri e la doppia imposizione.

Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno

Per un titolo come Danieli le plusvalenze sono, fiscalmente, la voce potenzialmente più importante. Se vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è una plusvalenza tassata al 26%. Trattandosi di un’azione che storicamente ha remunerato l’azionista soprattutto con l’andamento del prezzo, chi avesse comprato in una fase bassa del ciclo potrebbe trovarsi con una plusvalenza rilevante, e quindi con un’imposta consistente alla vendita. Le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli.

Le minusvalenze restano utilizzabili per compensare guadagni futuri fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. Se usi un broker in «regime amministrato» è la banca a fare tutti i calcoli e i versamenti per te; in «regime dichiarativo» devi riportare tutto nel quadro RT della dichiarazione. I dettagli e gli esempi sono in guida al capital gain al 26% e in compensazione delle minusvalenze.

C’è un’asimmetria fiscale importante, particolarmente rilevante per un titolo ciclico come Danieli: i dividendi non possono essere usati per recuperare le minusvalenze, mentre le plusvalenze sì. Poiché qui il grosso del potenziale rendimento è proprio la plusvalenza, questa è un’ottima notizia: il guadagno «principale» è di quelli compensabili con eventuali perdite pregresse. È una delle differenze tecniche che rendono la gestione di un portafoglio di azioni più «manuale» rispetto a un ETF ad accumulazione, dove la tassazione scatta solo al momento della vendita.

Va ricordato infine il criterio con cui si calcola il guadagno quando hai comprato lo stesso titolo in più momenti a prezzi diversi: si usa il costo medio ponderato. Tieni quindi traccia dei prezzi di carico, perché determinano quanta plusvalenza (e quindi quanta tassa) emergerà alla vendita. In regime amministrato ci pensa la banca, ma sapere come funziona ti aiuta a non avere sorprese.

Danieli dentro un PIR: il vantaggio della mid cap

Danieli e il PIR: qui c’è una differenza che conta. Un PIR «ordinario» deve investire almeno il 70% in imprese italiane, e di quel 70% almeno il 30% in società non incluse nel FTSE MIB. Danieli non fa parte del FTSE MIB (è una mid cap del FTSE Italia Mid Cap): rientra quindi proprio in quel sotto-vincolo del 30% riservato alle aziende più piccole. È esattamente il tipo di titolo che il legislatore voleva incentivare con i PIR.

Questa è una differenza tecnica rispetto a una big cap come Eni o Leonardo: quelle riempiono solo la quota principale del 70%, mentre Danieli può comporre anche la quota «difficile», quella riservata alle non-blue chip. Per chi costruisce un PIR, le mid cap come Danieli sono spesso più «preziose» proprio perché aiutano a rispettare il vincolo del 30%, che è la parte più ostica del regolamento.

Il vantaggio fiscale del PIR resta notevole: se mantieni l’investimento per almeno 5 anni, plusvalenze e dividendi sono esenti da imposta. Su un titolo di crescita ciclico come Danieli, dove il rendimento storico è venuto soprattutto dalla rivalutazione del prezzo, l’esenzione del 26% sulla plusvalenza è la voce che può pesare di più. Restano però le regole stringenti: tetto annuo e complessivo agli importi, vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici), apertura presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Vantaggi e limiti sono spiegati nella guida ai PIR.

Come si compra Danieli dall’Italia

Come si compra dall’Italia

Per comprare azioni Danieli dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker che dia accesso a Euronext Milan (praticamente tutti). Cerchi il titolo con il codice ISIN IT0000076502 (azione ordinaria) o il ticker DAN e invii un ordine: «a mercato» per eseguire subito al prezzo corrente, oppure «con limite» per fissare il prezzo massimo che sei disposto a pagare. Attenzione a non confondere l’ordinaria (DAN) con l’azione di risparmio (DANR): sono due strumenti diversi, con dividendi e diritti diversi.

Trattandosi di una mid cap, gli scambi possono essere meno fitti di quelli di una big cap: l’ordine «con limite» è particolarmente utile per controllare il prezzo di esecuzione. Sui costi fai attenzione a due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo: ne parliamo qui sotto.

Azione singola o ETF: come decidere il peso

È la domanda che si pone chiunque guardi un titolo come Danieli: meglio comprare la singola azione o un ETF che la contiene insieme ad altre? Non c’è una risposta «giusta» universale, e soprattutto non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dal tuo orizzonte temporale e da quanta concentrazione sei disposto a sopportare. Possiamo però mettere in fila le differenze che contano davvero.

Con la singola azione scegli esattamente l’azienda su cui puntare e non paghi commissioni di gestione annue. In cambio concentri tutto su un solo titolo: se Danieli attraversa una fase difficile — un ciclo dell’acciaio debole, un grande ordine che salta — non c’è nulla in portafoglio che compensi. Trattandosi di una mid cap ciclica, inoltre, la singola azione tende a essere più volatile di una big cap. Esistono ETF sulle medie capitalizzazioni italiane o europee, o sui beni strumentali, che includono Danieli insieme a tante altre aziende: rinunci alla scommessa mirata, paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma ottieni diversificazione.

Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una quota satellite di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati: una posizione contenuta, di cui conosci bene rischi e fiscalità, accanto a un nucleo più stabile. Per ragionare sul peso e sulla dimensione di un titolo — e sulla differenza tra large, mid e small cap, qui particolarmente pertinente — vedi large, mid e small cap; per imparare a leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.

I rischi specifici di una singola azione Danieli

Comprare una sola azione non è diversificare. Per quanto solida e leader nelle sue nicchie, Danieli resta un singolo titolo: se va male, non c’è nient’altro a compensare. Ed è una mid cap ciclica, quindi tipicamente più volatile di una grande blue chip.

Oltre al rischio generale di concentrazione, un’azione Danieli porta con sé rischi specifici. Il primo è la ciclicità della siderurgia: la domanda di nuovi impianti e il prezzo dell’acciaio prodotto da ABS dipendono dal ciclo industriale globale. In una fase debole, gli ordini rallentano e i margini dell’acciaio si comprimono più di quanto accada per un’azienda difensiva. Il secondo è la concentrazione su grandi progetti: poche commesse molto grandi possono far oscillare fatturato e portafoglio ordini da un anno all’altro.

Il terzo è il rischio geopolitico e di esecuzione: gli impianti vengono realizzati spesso in Paesi soggetti a instabilità politica, dazi sull’acciaio o tensioni commerciali, e la realizzazione di un’acciaieria «chiavi in mano» comporta rischi tecnici e di tempistica. Il quarto è il rischio di cambio e dei costi energetici: parte dei contratti è in valute diverse dall’euro, e la divisione acciaio è esposta al prezzo dell’energia. C’è infine un tratto di governance familiare: la società è controllata dalla famiglia fondatrice, con il flottante (la parte di azioni liberamente scambiata) più ridotto rispetto a una public company.

Tutti questi fattori si sommano al rischio più banale ma più importante: quello di prezzo. Il valore di un’azione oscilla ogni giorno e, su una mid cap, le oscillazioni tendono a essere più ampie che su una big cap. Danieli è un’azione ciclica e di media capitalizzazione: per capire la differenza con le azioni difensive vedi azioni difensive e cicliche, e per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo large, mid e small cap. La regola di fondo resta una sola: una posizione su Danieli va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse valore.

Domande frequenti

Ogni quanto Danieli paga il dividendo?

Una volta l’anno, in un’unica soluzione. Poiché l’esercizio sociale chiude al 30 giugno, lo stacco cade tipicamente a novembre dell’anno successivo. Sull’azione ordinaria il dividendo è stato di 0,31 € sia per l’esercizio 2023/24 sia per il 2024/25.

Quante tasse si pagano sul dividendo Danieli?

Il 26%, trattenuto direttamente dall’intermediario italiano come ritenuta a titolo d’imposta. Su 0,31 € lordi ti restano circa 0,229 € netti per azione ordinaria.

Che differenza c'è tra azione Danieli ordinaria e di risparmio?

Sono due classi di azioni quotate distinte: l’ordinaria (ticker DAN, ISIN IT0000076502) e quella di risparmio (DANR), con diritti e dividendi diversi. Questa scheda si riferisce all’azione ordinaria: verifica sempre l’ISIN per sapere quale stai comprando.

Danieli fa parte del FTSE MIB?

No. Danieli è una mid cap: fa parte del FTSE Italia Mid Cap, non del FTSE MIB delle 40 maggiori società. Questo ha effetti concreti sul calcolo dei vincoli di un PIR, perché rientra nella quota del 30% riservata alle aziende fuori dal listino principale.

Conviene Danieli per il dividendo?

Non diamo consigli. Va però detto che Danieli ha storicamente un dividendo contenuto e un payout moderato: è un titolo industriale ciclico, che ha remunerato l’azionista soprattutto con la rivalutazione del prezzo più che con la cedola.

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Azioni · Industria e meccanica · Indice «Azioni e dividendi»

Questa scheda ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria o fiscale, né una raccomandazione o un invito a comprare o vendere il titolo. Non contiene giudizi di valutazione, target di prezzo o segnali operativi. I dati societari e i dividendi sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo: verifica sempre i documenti aggiornati dell’emittente e di Borsa Italiana prima di qualsiasi decisione. Investire in singole azioni comporta rischi elevati, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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Avvertenza: i contenuti di Fisco Investimenti hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa. L’autore è un praticante commercialista in formazione, non iscritto all’albo: i contenuti non costituiscono consulenza professionale. Per decisioni operative su casi specifici rivolgersi a un professionista abilitato.