EuroGroup Laminations (EGLA): il cuore dei motori elettrici, in Borsa
EuroGroup Laminations è un’azienda italiana che fa un pezzo invisibile ma essenziale dei motori elettrici: i «pacchi» di lamierini magnetici di statori e rotori. È quotata dal 2023 ed è uno dei modi più diretti, su Piazza Affari, per esporsi all’elettrificazione. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega cosa fa, come paga il dividendo e come viene tassato.
- Settore: componenti per motori elettrici · elettrificazione
- In Borsa dal 2023 (IPO a Piazza Affari)
- ISIN IT0005527616 · ticker EGLA · Euronext Milan
- Sede a Baranzate (MI) → ritenuta italiana del 26% + PIR possibile
Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: EuroGroup Laminations Investor Relations (dividendi per esercizio) e Borsa Italiana – Euronext Milan. Contenuto informativo: non è una raccomandazione.
EuroGroup Laminations è un classico esempio di azienda «hidden champion»: poco conosciuta dal pubblico, ma leader in una nicchia industriale precisa — i lamierini magnetici che formano il cuore di statori e rotori dei motori elettrici. Il suo destino è legato a un megatrend potente, l’elettrificazione, dall’auto elettrica agli elettrodomestici fino ai generatori industriali. Capire questo legame è la chiave per leggere il titolo.
Qui la usiamo anche come caso di scuola per concetti validi per qualsiasi azione italiana di recente quotazione: come si legge la breve storia di un dividendo, perché una IPO recente porta più incertezza, come si tassano dividendo e plusvalenza, e quando un PIR azzera quelle imposte. Niente giudizi di valore o target di prezzo: solo gli strumenti per ragionare con la tua testa.
Carta d’identità: EuroGroup in breve
| Denominazione | EuroGroup Laminations S.p.A. |
|---|---|
| Ticker | EGLA (Euronext Milan) |
| ISIN | IT0005527616 |
| Mercato | Euronext Milan (ex Borsa Italiana) |
| Settore | Componenti per motori elettrici e generatori · elettrificazione |
| Sede e domicilio fiscale | Baranzate (Milano), Italia |
| Controllo | Famiglia Bandini (azionariato di controllo) |
| In Borsa dal | 2023 (IPO a Piazza Affari) |
EuroGroup Laminations progetta, produce e distribuisce statori e rotori e i relativi «pacchi» di laminazioni magnetiche: i lamierini di acciaio al silicio, sottilissimi e impilati, che formano la parte magnetica di un motore elettrico o di un generatore. È un componente tecnico ed essenziale: senza un buon pacco di laminazioni, un motore elettrico non funziona bene. L’azienda serve clienti in tre grandi ambiti: l’automotive elettrico, gli elettrodomestici e i motori industriali, e le energie rinnovabili (generatori per eolico e idroelettrico).
Il codice ISIN (IT0005527616) è la «targa» internazionale del titolo: il riferimento da usare nel tuo home banking o nella piattaforma del broker, più affidabile del solo nome. Il prefisso «IT» ti dice subito una cosa che pesa sulla fiscalità: è una società italiana, con tutto ciò che ne consegue in termini di tassazione semplice e di possibile accesso al PIR, come vedremo.
Che cosa fa EuroGroup Laminations: i mestieri dietro l’azione
Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. EuroGroup vende lo stesso «mestiere» — le laminazioni magnetiche — a settori diversi, ognuno con una sua dinamica:
- Automotive elettrico (e-mobility) — componenti per i motori delle auto elettriche e ibride. È la parte legata al megatrend dell’elettrificazione dei trasporti, la più «di crescita» ma anche la più legata ai ritmi, oggi incerti, della transizione all’auto elettrica.
- Industrial & energy (motori e generatori) — laminazioni per motori industriali, elettrodomestici, pompe, compressori e generatori per le rinnovabili. È la parte più matura e stabile, che fornisce volumi e ricavi ricorrenti.
La doppia anima è la chiave per leggere il titolo: una gamba «di crescita» (l’auto elettrica) e una gamba «stabile» (l’industriale). Quando l’auto elettrica corre, EuroGroup beneficia del traino; quando la transizione rallenta, è la parte industriale a fare da cuscinetto. Per l’azionista, capire questo equilibrio aiuta a non leggere il titolo come una pura scommessa sull’auto elettrica: è esposto al tema, ma non solo a quello.
EuroGroup è inoltre un gruppo fortemente internazionale e verticale: produce in diversi Paesi e controlla buona parte della propria filiera, dalla lavorazione dell’acciaio al prodotto finito. Questo le dà scala e vicinanza ai grandi clienti globali, ma la espone all’andamento del costo delle materie prime — l’acciaio in primo luogo — e alla salute dei suoi grandi committenti, in particolare i costruttori di auto. È un’azienda «business-to-business»: vende ad altre aziende, non al consumatore finale, e questo ne lega i risultati al ciclo degli investimenti industriali.
Va ricordato infine il profilo di una società giovane in Borsa ma con una storia industriale lunga alle spalle: EuroGroup nasce da un gruppo familiare consolidato e si è quotata nel 2023 per finanziare la crescita e dare visibilità al valore costruito negli anni. La famiglia di controllo resta il principale azionista, un elemento di stabilità ma anche di concentrazione del potere decisionale. Su questi aspetti torniamo nell’ultima sezione sui rischi.
L’angolo elettrificazione e l’auto elettrica
Ecco l’angolo che rende EuroGroup diversa da una blue chip tradizionale. Il titolo è uno dei modi più diretti, su Piazza Affari, per esporsi al tema dell’elettrificazione: il passaggio da motori a combustione a motori elettrici, non solo nelle auto, ma anche negli elettrodomestici, nelle pompe, nei macchinari industriali e nei generatori per le rinnovabili. Ogni motore elettrico contiene laminazioni magnetiche, e EuroGroup è uno dei principali fornitori globali di questo componente.
Il rovescio della medaglia è che il pezzo più «di moda» di questo trend — l’auto elettrica — è anche il più volatile. I ritmi di adozione dipendono da incentivi, prezzi delle batterie, scelte dei costruttori e umore dei consumatori, e negli ultimi anni hanno conosciuto frenate e accelerazioni impreviste. Un titolo legato all’auto elettrica può quindi muoversi non solo con i propri conti, ma anche con l’ottimismo o il pessimismo del mercato verso l’intero settore. È un esempio di come una storia affascinante non coincida automaticamente con un investimento tranquillo: la narrazione e i numeri vanno tenuti distinti.
Per l’investitore la lezione pratica è duplice. Primo: comprare EuroGroup «per l’auto elettrica» significa accettare la volatilità di quel mercato. Secondo: il gruppo non vive solo di auto elettrica — la parte industriale e dei generatori dà una base più stabile. Distinguere la componente di crescita da quella ricorrente è il modo serio di avvicinarsi a un’azione legata a un megatrend.
Storia e politica dei dividendi
EuroGroup è una società giovane in Borsa, quotata solo dal 2023, e la sua storia di dividendi è quindi breve. Fin dal primo esercizio da società quotata ha però scelto di distribuire una cedola, mantenendola stabile: circa 0,042 € per azione sia sull’esercizio 2023 sia sul 2024, per un esborso complessivo dell’ordine dei 6-7 milioni di euro l’anno. Sono importi contenuti, coerenti con un’azienda che vuole remunerare gli azionisti ma trattenere risorse per finanziare la crescita e gli investimenti produttivi.
Attenzione a non leggere questi numeri come una «regola» consolidata: una storia di due anni non è una politica di dividendo provata nel tempo come quella di una grande utility. Per una società industriale che reinveste molto e dipende dal ciclo dei suoi clienti, il dividendo può variare a seconda degli utili e delle scelte di investimento. A differenza della cedola di un titolo di Stato, il dividendo azionario non è mai un obbligo contrattuale: dipende dai risultati e dalle decisioni del consiglio. Chi compra EuroGroup dovrebbe farlo guardando soprattutto alla crescita potenziale, non al rendimento da dividendo, che resta modesto.
Per inquadrare la differenza tra puntare sulle cedole e puntare sulla crescita del capitale è utile la guida dividendi o accumulazione: EuroGroup appartiene chiaramente alla seconda famiglia, quella dei titoli in cui il «succo» dell’investimento sta più nell’eventuale rivalutazione che nella rendita periodica.
Stacco, record date e pagamento: come funziona
Per incassare un dividendo non basta «possedere l’azione»: conta possederla nei giorni giusti. Il calendario di ogni cedola ruota attorno a tre date che vale la pena conoscere, perché valgono per qualsiasi azione:
- Data di stacco (ex-date) — il giorno in cui l’azione comincia a quotare «senza» il dividendo. Da quel momento il prezzo si abbassa, in teoria, di un importo pari alla cedola.
- Record date — il giorno in cui si fotografa chi sono gli azionisti aventi diritto, di norma il giorno lavorativo successivo allo stacco.
- Data di pagamento — il giorno in cui il denaro arriva sul conto, già al netto della ritenuta del 26%.
EuroGroup pubblica ogni anno, con l’approvazione del bilancio, le date precise dello stacco e del pagamento. Il punto da ricordare è concettuale: comprare un’azione il giorno prima dello stacco solo «per prendere il dividendo» non crea valore, perché il prezzo si aggiusta da solo. Il dividendo distribuisce utili reali nel tempo, non è un’occasione di guadagno immediato.
Quanto rende il dividendo e come si tassa
Il rendimento da dividendo (dividend yield) si calcola dividendo la cedola annua per il prezzo dell’azione. È un valore che cambia ogni giorno con il prezzo, quindi qui non ne diamo uno «ufficiale»: trovi la formula nella guida al rendimento da dividendi. Su EuroGroup, vista la cedola contenuta, il rendimento è in genere modesto: il titolo non è pensato per chi cerca una rendita.
Sul piano fiscale EuroGroup è semplice, perché è una società italiana: il dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconta una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker. Non devi dichiarare nulla e ricevi l’importo già netto.
Il meccanismo tecnico si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo, così il dividendo non concorre al tuo reddito IRPEF e non va riportato in dichiarazione. È un vantaggio di semplicità, ma con un risvolto: poiché la ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», non la recuperi nemmeno se hai un’aliquota IRPEF più bassa. Il 26% è secco, uguale per tutti. Niente complicazioni da doppia imposizione estera, perché EuroGroup è una società italiana a tutti gli effetti fiscali: per il quadro completo vedi la tassazione dei dividendi.
Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno
Se un giorno vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è una plusvalenza e viene tassata al 26%, come il dividendo. Per una società di crescita come EuroGroup, in cui il «motore» dell’investimento è soprattutto la rivalutazione del titolo, questa è la voce fiscale più rilevante: il guadagno, se arriva, arriva soprattutto qui.
La buona notizia è che le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli, fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. In «regime amministrato» è la banca a fare i calcoli; in «regime dichiarativo» riporti tutto nel quadro RT. I dettagli sono in capital gain al 26% e in compensazione delle minusvalenze.
C’è un’asimmetria importante per chi compra singole azioni: i dividendi non possono essere usati per recuperare minusvalenze pregresse, mentre le plusvalenze sì. Su un titolo come EuroGroup, dove la cedola è piccola e il grosso del risultato è atteso dalla rivalutazione, questa regola conta meno che su un titolo da dividendo, ma è bene conoscerla. Ricorda infine che, se compri in più momenti a prezzi diversi, il guadagno si calcola sul costo medio ponderato: tieni traccia dei prezzi di carico.
EuroGroup dentro un PIR: il sotto-vincolo del 30%
Il vantaggio del PIR è notevole: se mantieni l’investimento per almeno 5 anni, le plusvalenze e i dividendi sono esenti da imposta. Su un titolo di crescita come EuroGroup, dove il risultato atteso è soprattutto la rivalutazione, l’esenzione del 26% sulla plusvalenza può valere molto: è esattamente il tipo di azione per cui il «contenitore» PIR è stato pensato.
Lo strumento ha però regole stringenti: tetti annui e complessivi agli importi, il vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici) e va aperto presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale entro cui EuroGroup può convivere con altri titoli italiani. Vantaggi e limiti nella guida ai PIR.
Come si compra EuroGroup dall’Italia
Come si compra dall’Italia
Per comprare azioni EuroGroup dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker con accesso a Euronext Milan (praticamente tutti). Cerchi il titolo con l’ISIN IT0005527616 o il ticker EGLA e invii un ordine: «a mercato» per eseguire subito, oppure «con limite» per fissare il prezzo massimo che sei disposto a pagare. Su un titolo meno scambiato di una big cap, l’ordine con limite è spesso più prudente.
Sui costi guarda due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo, per giunta di dimensioni medio-piccole: ne parliamo qui sotto.
Azione singola o ETF: come decidere il peso
È la domanda che si pone chiunque guardi un titolo come EuroGroup: meglio la singola azione o un ETF che la contiene insieme a tante altre? Non c’è una risposta universale, e non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dal tuo orizzonte e da quanta concentrazione sei disposto a sopportare. Possiamo però mettere in fila le differenze che contano.
Con la singola azione scegli esattamente l’azienda su cui puntare — qui una scommessa mirata sull’elettrificazione e l’auto elettrica — e non paghi commissioni di gestione annue. In cambio concentri tutto su un solo titolo: se EuroGroup attraversa una fase difficile, non c’è nulla in portafoglio che compensi. Con un ETF — per esempio sull’auto elettrica, sui semiconduttori e componenti, o sull’intero mercato — possiedi una piccola fetta di molte società: rinunci alla scommessa mirata e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma ottieni diversificazione automatica.
Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una quota satellite di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati: una posizione contenuta, di cui conosci bene rischi e fiscalità, accanto a un nucleo più stabile. Per ragionare sul peso di un titolo e sulla sua dimensione vedi large, mid e small cap; per imparare a leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.
I rischi di una small/mid cap industriale
Oltre al rischio di concentrazione, EuroGroup porta con sé alcuni rischi specifici. Il primo è la dipendenza dai grandi clienti: vendendo componenti ai costruttori di auto e ai produttori di motori, i suoi ricavi seguono le decisioni e i volumi di pochi committenti importanti. Se un grande cliente riduce gli ordini o cambia fornitore, l’impatto può essere rilevante.
Il secondo è il rischio «tematico» dell’auto elettrica: i ritmi di transizione sono incerti, e un rallentamento delle vendite di veicoli elettrici può pesare sulla parte di crescita dell’azienda. Il terzo è il costo delle materie prime, l’acciaio in primo luogo, che incide direttamente sui margini. Il quarto è la minore liquidità tipica delle mid e small cap: gli scambi sono meno intensi che su una big cap, e questo può ampliare lo spread tra prezzo di acquisto e di vendita e rendere più bruschi i movimenti. A questi si aggiunge il rischio, comune alle IPO recenti, di una storia di Borsa ancora breve da analizzare.
Tutti questi fattori si sommano al rischio più banale ma più importante: quello di prezzo. Il valore di un’azione oscilla ogni giorno e può restare sotto il prezzo d’acquisto per anni, e su una mid cap industriale le oscillazioni tendono a essere più ampie che su una blue chip. Per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo vedi large, mid e small cap. La regola di fondo resta una: una posizione su EuroGroup va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse valore.
Domande frequenti
Che cosa fa EuroGroup Laminations?
Progetta e produce statori, rotori e laminazioni magnetiche: i lamierini che formano la parte magnetica dei motori elettrici e dei generatori. Serve l’automotive elettrico, l’industria e le energie rinnovabili.
EuroGroup paga dividendi?
Sì, ma in misura contenuta: circa 0,042 € per azione sia sull’esercizio 2023 sia sul 2024. È un titolo di crescita più che da rendita: la cedola può variare di anno in anno.
Quante tasse si pagano sul dividendo EuroGroup?
Il 26%, trattenuto direttamente dall’intermediario italiano come ritenuta a titolo d’imposta. Essendo una società italiana, non c’è doppia imposizione estera.
Le azioni EuroGroup si possono mettere in un PIR?
Sì. Essendo una società italiana fuori dal FTSE MIB, può rientrare nel sotto-vincolo del 30% di un PIR ordinario riservato alle società più piccole. Detenuta 5 anni, beneficia dell’esenzione fiscale su dividendi e plusvalenze.
Comprare EuroGroup è investire nell'auto elettrica?
In parte. La gamba automotive è legata all’elettrificazione dei trasporti, ma il gruppo serve anche l’industria, gli elettrodomestici e i generatori per le rinnovabili: è esposto al tema, ma non solo a quello.
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Questa è una delle schede del settore Industria e meccanica: vedi tutte le aziende del comparto a confronto, con dividendi e fiscalità.
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