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Azioni Ferretti (YACHT): cosa fa, dividendi e fiscalità

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Azioni Ferretti (YACHT): cosa fa, dividendi e fiscalità
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 14 Giugno 2026

Ferretti (YACHT): profilo, dividendi e tasse, spiegati a chi investe

Ferretti è un gruppo nautico multimarca: dietro un solo titolo ci sono Riva, Pershing, Wally, CRN e altri marchi storici dello yacht di lusso. È quotata a Milano (mid cap) ma anche a Hong Kong, e questo la rende un caso particolare. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega che cosa fa davvero il gruppo, quanto e come paga i dividendi, come vengono tassati e quali rischi corri con una singola azione.

  • Settore: Lusso · Nautica multimarca (yacht e superyacht)
  • Dividendo esercizio 2024: 0,10 €/azione (annuale)
  • ISIN IT0005383291 · ticker YACHT · FTSE Italia Mid Cap
  • Sede a Forlì → ritenuta italiana del 26% + PIR-eligibile (doppia quotazione HK)

Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Borsa Italiana – Euronext Milan (storico dividendi, ISIN IT0005383291, indice FTSE Italia Mid Cap) e Ferretti Investor Relations. Ferretti è quotata anche alla Borsa di Hong Kong. Contenuto informativo: non è una raccomandazione di acquisto o vendita.

Quando si comprano «azioni Ferretti» non si compra un solo marchio, ma un intero gruppo: dietro il titolo ci sono Riva, Pershing, Wally, CRN, Custom Line e altri nomi tra i più prestigiosi della nautica di lusso mondiale. È un modello da «casa di marchi» applicato agli yacht, molto diverso da quello di un cantiere singolo. Capire questa architettura — e capire la fiscalità del dividendo e della plusvalenza — è il modo serio di avvicinarsi al titolo. Qui trovi tutto in chiave didattica e fiscale, senza giudizi di valore né target di prezzo.

Useremo Ferretti anche come «caso di scuola» per due peculiarità: la logica del gruppo multimarca nel lusso e la doppia quotazione a Milano e a Hong Kong, che riflette la sua storia di controllo cinese. Vedremo perché, malgrado questo, sul piano fiscale resta un titolo italiano semplice — con ritenuta del 26% e possibilità di PIR — purché lo si compri sul mercato di Milano.

Carta d’identità: Ferretti in breve

DenominazioneFerretti S.p.A.
TickerYACHT (Euronext Milan); quotata anche a Hong Kong (9638)
ISINIT0005383291
MercatoEuronext Milan; HKEX (Borsa di Hong Kong)
IndiceFTSE Italia Mid Cap
SettoreLusso – nautica multimarca
Sede e domicilio fiscaleForlì, Italia
Azionista di riferimentoGruppo Weichai (controllo cinese)
Marchi principaliFerretti Yachts, Riva, Pershing, Wally, CRN, Custom Line, Itama

Ferretti è un gruppo nautico multimarca: non un singolo cantiere, ma un insieme di marchi storici dello yacht di lusso — Ferretti Yachts, Riva, Pershing, Wally, CRN, Custom Line, Itama — ciascuno con la propria identità e la propria clientela. È controllata dal gruppo industriale cinese Weichai, ha la sede in Italia (Forlì) ed è quotata contemporaneamente a Milano e a Hong Kong.

Il codice ISIN (IT0005383291) è la «targa» internazionale del titolo: è il riferimento che usi quando cerchi l’azione nel tuo home banking o nella piattaforma del broker. Il prefisso «IT» ti dice una cosa fiscalmente importante: l’azione che compri a Milano è quella di una società italiana, con le conseguenze — semplici — che vedremo sulla tassazione del dividendo. Attenzione però a non confonderla con la linea quotata a Hong Kong: è la stessa società, ma su un mercato diverso e con regole diverse. Verificare ISIN e mercato di quotazione, qui, è più importante che mai.

Che cosa fa Ferretti: i mestieri dietro l’azione

Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. I ricavi di Ferretti nascono da una famiglia di marchi che presidiano fasce diverse del lusso nautico:

  • Ferretti Yachts — il marchio fondatore, motoryacht di lusso «da crociera», il cuore storico del gruppo.
  • Riva — l’icona italiana per eccellenza, simbolo di eleganza senza tempo: uno dei marchi più ambìti e remunerativi del portafoglio.
  • Pershing — gli yacht sportivi ad alte prestazioni, per chi cerca velocità e design aggressivo.
  • Wally, CRN, Custom Line — la fascia più alta dei superyacht e delle imbarcazioni a vela innovative, costruzioni quasi interamente su misura del committente.
  • Servizi e refit — assistenza, ricambi e rinnovo delle imbarcazioni esistenti, una parte di ricavi più stabile.

La forza del modello multimarca è la diversificazione interna: ogni marchio si rivolge a un sotto-segmento del lusso e a una clientela distinta, dal motoryacht «entry» del lusso fino al superyacht su misura. Questo permette al gruppo di coprire fasce di prezzo diverse e di non dipendere da un solo prodotto. Per chi guarda all’azione, significa che Ferretti è più «un portafoglio di marchi» che un cantiere singolo: la salute di Riva può compensare un anno debole di un altro marchio, e viceversa.

Come Sanlorenzo, anche Ferretti lavora in buona parte su commessa: le imbarcazioni più grandi vengono costruite dopo l’ordine, con acconti versati dal cliente durante la lavorazione. Il portafoglio ordini (backlog) è quindi un indicatore-chiave: dice quanto il gruppo incasserà nei prossimi esercizi. Ferretti affianca però ai superyacht su misura anche modelli più «di serie» nelle gamme inferiori, il che le dà un mix tra prodotti standardizzati e su misura.

Sul piano industriale Ferretti investe nell’innovazione (anche nautica sostenibile) e nella valorizzazione di marchi che hanno un fortissimo valore evocativo, Riva su tutti. La sua forza è proprio la reputazione di questi nomi nel mondo dell’iper-lusso. Su rischi e crescita torniamo nell’ultima sezione.

Gruppo multimarca e doppia quotazione

Due caratteristiche rendono Ferretti un caso particolare. La prima è il modello multimarca: il gruppo controlla una famiglia di cantieri, ciascuno con la propria storia e clientela. È la stessa logica delle grandi «case» del lusso, applicata agli yacht: un solo titolo dà esposizione a più marchi complementari, riducendo la dipendenza da un singolo prodotto.

La seconda è la doppia quotazione: Ferretti è negoziata sia a Milano (ticker YACHT) sia alla Borsa di Hong Kong, dove si era quotata per prima, in coerenza con il controllo del gruppo cinese Weichai. Per l’investitore italiano questo è importante per un motivo pratico: ciò che conta, sul piano fiscale, è su quale mercato compri. Comprando le azioni a Milano detieni un titolo italiano, in euro, con ritenuta del 26% e potenzialmente PIR-eligibile; la presenza a Hong Kong non cambia la fiscalità della linea milanese, ma è bene non confondere i due strumenti. La doppia quotazione introduce inoltre un fattore di governance: l’azionista di controllo è estero, un elemento di cui un investitore consapevole tiene conto.

Storia e politica dei dividendi

Dividendo Ferretti per azione, per esercizio (€)20230.097 €20240.100 €20250.110 €
Dividendo annuale per azione per esercizio (pagato nel giugno successivo). Fonte: Borsa Italiana.

Ferretti è arrivata a Piazza Affari relativamente di recente (la quotazione a Milano risale al 2023, dopo quella di Hong Kong), e la sua storia di dividendi sul mercato italiano è quindi breve. Le prime cedole raccontano una politica di distribuzione regolare e in lieve crescita: 0,097 € per l’esercizio 2023, 0,10 € per l’esercizio 2024 e 0,11 € per l’esercizio 2025, pagate di norma nel giugno successivo all’esercizio di competenza.

Trattandosi di una storia ancora corta, è prudente non trarre conclusioni affrettate sulla «stabilità» del dividendo: tre anni non fanno una tendenza consolidata, soprattutto in un settore ciclico come il lusso nautico. Per valutare quanto «rende» davvero un’azione conviene guardare alla storia completa dei dividendi e al contesto in cui matura, e su Ferretti questa storia è ancora in costruzione.

Vale anche qui il principio generale: il dividendo di un’azione, a differenza della cedola di un titolo di Stato, non è un obbligo contrattuale: dipende dagli utili e dalle decisioni del consiglio, e in un anno difficile può essere ridotto o sospeso. Un rendimento da dividendo molto alto, su un’azienda ciclica, può riflettere un anno particolarmente buono che non si ripeterà: è una variante del fenomeno della «dividend trap». Per il confronto tra chi punta sulle cedole e chi preferisce far crescere il capitale, vedi dividendi o accumulazione.

Stacco, record date e pagamento: come funziona

Per incassare un dividendo non basta «possedere l’azione»: conta possederla nei giorni giusti. Il calendario di ogni cedola ruota intorno a tre date che è utile conoscere, perché valgono per qualsiasi azione, non solo per Ferretti:

  • Data di stacco (ex-date) — il giorno in cui l’azione comincia a quotare «senza» il dividendo. Da quel momento il prezzo si abbassa, in teoria, di un importo pari alla cedola: per questo non esiste un «trucco» per incassare il dividendo e rivendere subito guadagnandoci.
  • Record date — il giorno in cui si fotografa chi sono gli azionisti aventi diritto. Cade tipicamente il giorno lavorativo successivo allo stacco.
  • Data di pagamento — il giorno in cui il denaro arriva effettivamente sul conto, già al netto della ritenuta del 26%.

Ferretti paga in genere un’unica cedola annuale, nel mese di giugno, dopo l’approvazione del bilancio. Il punto da ricordare è concettuale: comprare un’azione il giorno prima dello stacco solo «per prendere il dividendo» non crea valore, perché il prezzo si aggiusta da solo. Il dividendo è un modo per distribuire utili reali nel tempo, non un’occasione di guadagno immediato.

Quanto rende il dividendo e come si tassa

Il rendimento da dividendo (dividend yield) si calcola dividendo la cedola annua per il prezzo dell’azione: se per esempio il titolo valesse 3 € e il dividendo fosse 0,10 €, il rendimento lordo sarebbe circa il 3,3%. È un valore che cambia ogni giorno con il prezzo, quindi qui non ne diamo uno «ufficiale»: trovi la formula spiegata passo-passo nella guida al rendimento da dividendi.

Sul piano fiscale Ferretti, comprata a Milano, è semplice, perché è una società italiana: il dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconta una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker. Non devi dichiarare nulla e ricevi l’importo già netto.

Esempio. Possiedi 2.000 azioni Ferretti e incassi il dividendo da 0,10 € ad azione: il lordo è 200 €. La ritenuta del 26% vale 52 €, quindi ti restano 148 € netti. Lo stesso meccanismo si applica a qualsiasi importo della cedola.

Il meccanismo tecnico si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo, così il dividendo non concorre al tuo reddito IRPEF e non va riportato in dichiarazione. È un vantaggio di semplicità non da poco, ma ha anche un risvolto: poiché la ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», non puoi recuperarla nemmeno se hai un’aliquota IRPEF più bassa. Il 26% è secco, uguale per tutti.

Va sottolineato un punto: questa semplicità vale per le azioni della linea italiana, quelle che compri a Milano. Comprare invece la linea quotata a Hong Kong significherebbe trattare un titolo estero, con regole fiscali e operative diverse: per l’investitore retail italiano la strada naturale è Milano. Per il quadro completo vedi la tassazione dei dividendi italiani ed esteri e, per i casi esteri, i dividendi esteri e la doppia imposizione.

Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno

Se un giorno vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è una plusvalenza e viene tassata al 26%, come il dividendo. La buona notizia è che le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e quindi possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli.

Le minusvalenze restano utilizzabili per compensare guadagni futuri fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. Se usi un broker in «regime amministrato» è la banca a fare tutti i calcoli e i versamenti per te; in «regime dichiarativo» devi riportare tutto nel quadro RT della dichiarazione. I dettagli e gli esempi sono in guida al capital gain al 26% e in compensazione delle minusvalenze.

C’è un’asimmetria fiscale che è importante conoscere proprio per chi compra singole azioni come Ferretti: i dividendi non possono essere usati per recuperare le minusvalenze, mentre le plusvalenze sì. In altre parole, se hai accumulato perdite in passato, le abbatti solo vendendo altri titoli in guadagno, non incassando cedole. È una delle differenze tecniche che rendono la gestione di un portafoglio di azioni più «manuale» rispetto a un ETF ad accumulazione, dove la tassazione scatta solo al momento della vendita.

Va ricordato infine il criterio con cui si calcola il guadagno quando hai comprato lo stesso titolo in più momenti a prezzi diversi: si usa il costo medio ponderato. Tieni quindi traccia dei prezzi di carico, perché determinano quanta plusvalenza (e quindi quanta tassa) emergerà alla vendita. In regime amministrato ci pensa la banca, ma sapere come funziona ti aiuta a non avere sorprese.

Ferretti dentro un PIR: il sotto-vincolo del 30%

Ferretti può stare in un PIR? Sì, ed è un caso «forte». Un Piano Individuale di Risparmio «ordinario» deve investire almeno il 70% in strumenti di imprese italiane, e di quel 70% almeno il 30% deve andare a società non incluse nel FTSE MIB. Ferretti, essendo una mid cap italiana fuori dal FTSE MIB, rientra in linea di principio in quel sotto-vincolo del 30%: è quindi uno dei titoli che possono contribuire alla quota più difficile da riempire di un PIR. Trattandosi però di una società a controllo estero e con doppia quotazione, è opportuno verificare con l’intermediario che la specifica linea milanese rispetti i requisiti PIR.

Il vantaggio del PIR è notevole sul piano fiscale: se mantieni l’investimento per almeno 5 anni, le plusvalenze e i dividendi sono esenti da imposta. Su un titolo da dividendo come Ferretti l’esenzione del 26% sulla cedola, ripetuta per anni, può incidere: è la differenza tra incassare 0,10 € lordi e vederne arrivare 0,074 € netti. Su orizzonti lunghi e su importi consistenti, è un risparmio tutt’altro che simbolico.

Lo strumento ha però regole stringenti: esiste un tetto annuo e complessivo agli importi investibili, il vincolo dei 5 anni va rispettato (vendere prima fa decadere i benefici, con recupero delle imposte), e va aperto presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Per un titolo come Ferretti, a controllo estero e doppia quotazione, l’eleggibilità PIR va confermata caso per caso, e in ogni caso l’azione resta una tessera dentro un mosaico diversificato. Per capire come funziona l’agevolazione, vedi la guida ai PIR.

Come si compra Ferretti dall’Italia

Come si compra dall’Italia

Per comprare azioni Ferretti dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker che dia accesso a Euronext Milan (praticamente tutti). Cerchi il titolo con il codice ISIN IT0005383291 o il ticker YACHT — facendo attenzione a selezionare la linea di Milano e non quella di Hong Kong — e invii un ordine: «a mercato» per eseguire subito al prezzo corrente, oppure «con limite» per fissare il prezzo massimo che sei disposto a pagare. Trattandosi di una mid cap, l’ordine «con limite» è spesso la scelta più prudente.

Sui costi fai attenzione a due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo: ne parliamo qui sotto.

Azione singola o ETF: come decidere il peso

È la domanda che si pone chiunque guardi un titolo come Ferretti: meglio comprare la singola azione o un ETF che la contiene insieme a tante altre? Non c’è una risposta «giusta» universale, e soprattutto non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dal tuo orizzonte temporale e da quanta concentrazione sei disposto a sopportare. Possiamo però mettere in fila le differenze che contano.

Con la singola azione scegli esattamente l’azienda su cui puntare, incassi il suo dividendo specifico e non paghi commissioni di gestione annue. In cambio, però, concentri tutto su un solo titolo legato a un settore di nicchia: anche se Ferretti è un gruppo multimarca, resta esposta al solo lusso nautico. Con un ETF — per esempio un fondo sul lusso, sulle mid cap italiane o sull’intero mercato — possiedi una piccola fetta di molte società: rinunci alla «scommessa mirata» e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma ottieni diversificazione automatica.

Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una quota satellite di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati: una posizione contenuta, di cui conosci bene rischi e fiscalità, accanto a un nucleo più stabile. Per ragionare sul peso di un titolo e sulla sua dimensione vedi large, mid e small cap; per imparare a leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.

I rischi specifici di una singola azione Ferretti

Comprare una sola azione non è diversificare. Per quanto ampio sia il portafoglio di marchi, Ferretti resta un singolo titolo legato a un settore specifico: se va male, non c’è nient’altro a compensare. Un ETF azionario contiene centinaia o migliaia di società e attutisce il colpo del singolo emittente.

Oltre al rischio generale di concentrazione, un’azione Ferretti porta con sé rischi specifici. Il primo è la ciclicità del lusso nautico: la domanda di yacht dipende dalla ricchezza e dalla fiducia di una clientela facoltosa, e può raffreddarsi in fasi di crisi finanziaria o di tensione geopolitica. Il secondo è la governance e l’azionista di controllo estero (il gruppo cinese Weichai): le scelte strategiche e la stessa quotazione risentono di equilibri esterni, ed è un fattore che un investitore consapevole valuta.

Il terzo è il rischio geopolitico e commerciale: una clientela e una catena di fornitura globali espongono il gruppo a dazi, sanzioni e tensioni internazionali. Il quarto è la doppia quotazione stessa, che può generare differenze di prezzo e di liquidità tra le due Borse e richiede attenzione a comprare e vendere sulla linea giusta. A questi si aggiunge la liquidità tipicamente inferiore di una mid cap rispetto alle grandi blue chip.

Tutti questi fattori si sommano al rischio più banale ma più importante: quello di prezzo. Il valore di un’azione oscilla ogni giorno e può restare sotto il prezzo d’acquisto per anni, e su una mid cap meno liquida i movimenti possono essere più ampi. È un titolo ciclico: per capire la differenza con le azioni difensive vedi azioni difensive e cicliche, e per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo large, mid e small cap. La regola di fondo resta una sola: una posizione su Ferretti va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse valore.

Domande frequenti

Ogni quanto Ferretti paga il dividendo?

Di norma una volta l’anno, in giugno, dopo l’approvazione del bilancio. Per l’esercizio 2024 la cedola è stata di 0,10 € per azione.

Quante tasse si pagano sul dividendo Ferretti?

Sulla linea italiana di Milano, il 26%, trattenuto direttamente dall’intermediario come ritenuta a titolo d’imposta. Su 0,10 € lordi restano 0,074 € netti per azione.

Le azioni Ferretti si possono mettere in un PIR?

In linea di principio sì, perché è una mid cap italiana fuori dal FTSE MIB e rientra nel sotto-vincolo del 30% di un PIR ordinario. Trattandosi di società a controllo estero con doppia quotazione, conviene verificare l’eleggibilità con l’intermediario.

Ferretti è quotata anche fuori dall'Italia?

Sì. Ferretti è quotata sia a Milano (ticker YACHT) sia alla Borsa di Hong Kong, dove si era quotata per prima. Sul piano fiscale conta su quale mercato compri: a Milano detieni un titolo italiano in euro.

Il dividendo di Ferretti è garantito?

No. Dipende dagli utili e dalle decisioni del consiglio, e la storia dei dividendi a Milano è ancora breve. A differenza di una cedola obbligazionaria, il dividendo azionario non è un obbligo contrattuale.

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Questa scheda ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria o fiscale, né una raccomandazione o un invito a comprare o vendere il titolo. Non contiene giudizi di valutazione, target di prezzo o segnali operativi. I dati societari e i dividendi sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo: verifica sempre i documenti aggiornati dell’emittente e di Borsa Italiana prima di qualsiasi decisione. Investire in singole azioni comporta rischi elevati, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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