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Azioni FILA (matite Giotto): dividendi e fiscalità

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Azioni FILA (matite Giotto): dividendi e fiscalità
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

Come aggiorniamo i contenuti
📅 Pubblicato il 14 Giugno 2026

F.I.L.A. (matite Giotto): un’azione di scuola e arte

F.I.L.A. – Fabbrica Italiana Lapis ed Affini è la società italiana delle matite, dei pastelli e dei colori: Giotto, Das, Lyra, Canson, Maimeri. Da non confondere con la Fila dello sportswear. Questa scheda spiega cosa fa l’azienda, perché vende prodotti meno ciclici della moda, come paga i suoi dividendi (anche straordinari), come vengono tassati e quali rischi corri con una mid cap italiana.

  • Matite, pastelli, colori: Giotto, Das, Lyra, Canson, Maimeri
  • NON la Fila sportiva: ticker FILA, ISIN IT0004967292
  • Mid cap italiana · Euronext Milan · sede Pero (Milano)
  • Ritenuta italiana del 26% · PIR-compatibile

Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Borsa Italiana – Euronext Milan (elenco dividendi) e F.I.L.A. Investor Relations. Contenuto informativo e didattico: non è una raccomandazione di acquisto o vendita.

Prima cosa, per evitare un equivoco diffuso: questa F.I.L.A. non c’entra nulla con la Fila dello sportswear (scarpe e tute). È la Fabbrica Italiana Lapis ed Affini, l’azienda delle matite, dei pastelli e dei colori — il marchio Giotto che hai usato a scuola, il Das per i lavoretti, i blocchi Canson per il disegno. Il ticker è FILA e l’ISIN IT0004967292: tienili a mente quando cerchi il titolo, perché il nome da solo trae in inganno.

Capito l’equivoco, questa è un’azione interessante da studiare per un motivo preciso: vende prodotti di consumo quotidiano legati alla scuola e all’arte, una domanda più stabile e meno «alla moda» di quella dell’abbigliamento. Qui trovi il profilo dell’azienda, la storia dei suoi dividendi (ordinari e straordinari), la fiscalità e i rischi tipici di una mid cap, in chiave didattica e senza giudizi di valore.

Carta d’identità: F.I.L.A. in breve

DenominazioneF.I.L.A. – Fabbrica Italiana Lapis ed Affini S.p.A.
TickerFILA (Euronext Milan)
ISINIT0004967292
MercatoEuronext Milan (ex Borsa Italiana)
SegmentoMid cap – beni di consumo (strumenti per scrittura, disegno e arte)
SettoreCancelleria, belle arti, modellazione
Sede e domicilio fiscalePero (Milano), Italia
ControlloFamiglia Candela tramite holding di riferimento
In Borsa dal2015 (quotazione a Milano)

F.I.L.A. è un gruppo industriale italiano specializzato in strumenti per la scrittura, il disegno, il colore, la modellazione e le belle arti. Possiede marchi noti — Giotto, Das, Lyra, Maimeri — e attraverso acquisizioni internazionali ne ha aggiunti altri molto forti all’estero, come Canson (carta per artisti), Daler-Rowney e i marchi americani della scrittura. È una mid cap italiana: più grande di una micro-impresa ma molto più piccola di una blue chip del FTSE MIB, con un’attività industriale vera e una presenza globale.

Il codice ISIN (IT0004967292) e il ticker FILA sono i riferimenti da usare nel tuo home banking per essere certo di comprare proprio questo titolo. La verifica qui è doppiamente importante, perché l’omonimia con il marchio sportivo Fila può facilmente trarre in inganno chi cerca «azioni Fila» pensando alle scarpe.

Attenzione: non è la Fila sportiva

Vale la pena fermarsi un attimo su questo, perché è l’errore più comune. Esistono due «Fila» nel mondo finanziario e non hanno nulla in comune:

  • F.I.L.A. – Fabbrica Italiana Lapis ed Affini — quella di questa scheda: matite, pastelli, colori e belle arti. Quotata a Milano, ticker FILA, ISIN IT0004967292.
  • FILA (sportswear) — il marchio di scarpe e abbigliamento sportivo, di tutt’altra proprietà e storia, con quotazioni e codici completamente diversi (oggi controllato da un gruppo estero).

Comprare l’una pensando all’altra è un classico esempio di perché si compra sempre verificando l’ISIN, non il nome. Su una piattaforma di trading il nome può apparire abbreviato o ambiguo: l’ISIN è la «targa» univoca che distingue uno strumento da un altro. Per la Fabbrica Italiana Lapis ed Affini, l’unico ISIN corretto è IT0004967292.

Che cosa fa: matite, colori e arte

F.I.L.A. produce e vende strumenti per scrivere, disegnare, colorare e modellare. È un’azienda industriale: ha stabilimenti, marchi e una rete distributiva globale costruita anche per acquisizioni. I ricavi nascono da alcune grandi famiglie di prodotto:

  • Scrittura e colore per la scuola — matite, pastelli, pennarelli, tempere: il mondo Giotto, il più familiare in Italia.
  • Modellazione — paste da modellare come il Das, usate da bambini e nelle scuole.
  • Belle arti — colori, carta e materiali professionali per artisti (Maimeri, Canson, Daler-Rowney): una fascia di prodotto più «alta» e a margine potenzialmente migliore.
  • Mercati esteri — una quota molto rilevante del fatturato arriva da fuori Italia, in particolare Nord America, Europa e mercati emergenti, grazie alle acquisizioni internazionali.

Per l’azionista è utile capire due cose. La prima è che F.I.L.A. è ormai un gruppo internazionale, non un’azienda «solo italiana»: questo la espone ai cambi valutari (per esempio il dollaro) e alle economie estere, ma le dà anche dimensione e diversificazione geografica. La seconda è che la crescita per acquisizioni ha storicamente comportato debito: tenere d’occhio l’indebitamento è parte del capire questo titolo, perché un’azienda molto indebitata è più fragile nelle fasi difficili.

Un consumo meno «alla moda» degli altri

Ecco l’angolo che rende F.I.L.A. diversa dalle altre small e mid cap del lifestyle. La domanda dei suoi prodotti è in buona parte legata alla scuola e a usi quotidiani: ogni anno i bambini tornano in classe e servono matite, colori, quaderni e materiali. È un consumo più stabile e ricorrente di quello di una giacca o di un paio di sneaker, che dipendono dalle mode della stagione.

Questo non significa che F.I.L.A. sia immune dai cicli economici: quando le famiglie tagliano le spese anche la cancelleria ne risente un po’, i prezzi delle materie prime (legno, pigmenti) incidono sui margini, e le belle arti professionali sono più sensibili al reddito disponibile. Ma il «pavimento» della domanda — i prodotti scolastici di base — è più solido di quello della moda. È un esempio utile della differenza tra beni più difensivi e beni puramente discrezionali, un concetto spiegato in azioni difensive e cicliche.

Per chi studia il titolo, la lezione è non metterlo nello stesso cassetto delle altre «azioni della moda». Il rischio specifico di F.I.L.A. è più industriale (materie prime, debito, cambi, integrazione delle acquisizioni) che «di tendenza». Resta comunque una singola azione, con tutti i rischi di concentrazione che vedremo, ma la natura della sua domanda è un tratto distintivo da non perdere.

Storia e politica dei dividendi (ordinari e straordinari)

Dividendo ordinario F.I.L.A. per azione, per stacco (€)20210.12 €20220.23 €20230.12 €20240.12 €20250.40 €20260.24 €
Dividendo ordinario per azione, per anno di stacco. Esclude le componenti straordinarie. Fonte: Borsa Italiana – elenco dividendi.

F.I.L.A. distribuisce un dividendo, ma la sua storia recente è un ottimo caso per spiegare la differenza tra dividendo ordinario e dividendo straordinario. Il dividendo ordinario è quello «di routine», legato agli utili dell’esercizio: negli ultimi anni si è mosso tipicamente tra 0,12 e 0,40 € per azione a seconda dell’anno. Il dividendo straordinario, invece, è una distribuzione «una tantum» decisa in occasioni particolari — per esempio quando l’azienda incassa cassa da una cessione o vuole restituire liquidità in eccesso.

Nella storia recente di F.I.L.A. ci sono stati proprio momenti del genere: accanto alla cedola ordinaria, il gruppo ha pagato in alcuni anni componenti straordinarie aggiuntive. Per l’azionista la distinzione è importante perché lo straordinario non è ripetibile: un anno in cui il dividendo totale appare molto alto può dipendere da una componente eccezionale, e sarebbe un errore aspettarsi lo stesso importo l’anno dopo. Guardare solo al «numerone» di un singolo anno, senza distinguere ordinario da straordinario, porta a sopravvalutare il rendimento ricorrente.

Vale comunque la cautela di sempre: il dividendo non è garantito. A differenza della cedola di un titolo di Stato, dipende dagli utili e dalle decisioni dell’assemblea. Un rendimento da dividendo molto alto a volte è un campanello d’allarme più che un’occasione — è il fenomeno della «dividend trap» — e nel caso di F.I.L.A. può anche essere «gonfiato» da una componente straordinaria non ripetibile. Se ti interessa la logica di chi punta sulle cedole rispetto a chi preferisce far crescere il capitale, la mettiamo a confronto in dividendi o accumulazione.

Stacco, record date e pagamento

Per incassare un dividendo non basta «possedere l’azione»: conta possederla nei giorni giusti. Il calendario di ogni cedola — ordinaria o straordinaria — ruota intorno a tre date:

  • Data di stacco (ex-date) — il giorno in cui l’azione comincia a quotare «senza» il dividendo: il prezzo si abbassa, in teoria, di un importo pari alla cedola.
  • Record date — il giorno in cui si fotografano gli azionisti aventi diritto, di norma il giorno lavorativo successivo allo stacco.
  • Data di pagamento — quando il denaro arriva sul conto, già al netto della ritenuta del 26%.

F.I.L.A. pubblica ogni anno il calendario con le date precise per ciascuna distribuzione. Il punto da ricordare è concettuale: comprare l’azione il giorno prima dello stacco solo «per prendere il dividendo» non crea valore, perché il prezzo si aggiusta. Questo vale anche per uno straordinario apparentemente generoso: non è un’occasione di guadagno immediato, ma la distribuzione di cassa che l’azienda già possedeva.

Quanto rende il dividendo e come si tassa

Il rendimento da dividendo (dividend yield) si calcola dividendo la cedola annua per il prezzo dell’azione: cambia ogni giorno, quindi qui non ne diamo uno «ufficiale», e su F.I.L.A. va calcolato distinguendo la parte ordinaria da quella straordinaria. La formula è spiegata nella guida al rendimento da dividendi.

Sul piano fiscale F.I.L.A. è semplice, perché è una società italiana con sede a Pero (Milano): il dividendo — ordinario o straordinario — incassato tramite un intermediario italiano sconta una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker. Non devi dichiarare nulla e ricevi l’importo già netto.

Esempio. Possiedi 500 azioni F.I.L.A. e incassi un dividendo da 0,40 € ad azione: il lordo è 200 €. La ritenuta del 26% vale 52 €, quindi ti restano 148 € netti. La stessa aliquota del 26% si applica sia alla cedola ordinaria sia a un’eventuale componente straordinaria.

Il meccanismo tecnico si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo, così il dividendo non concorre al tuo reddito IRPEF e non va riportato in dichiarazione. La ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto»: il 26% è secco, uguale per tutti, e non si recupera anche se hai un’aliquota IRPEF più bassa. Essendo una società italiana, F.I.L.A. non sconta alcuna ritenuta estera né doppia imposizione. Il quadro completo è in la tassazione dei dividendi italiani ed esteri.

Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno

Se vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è una plusvalenza e viene tassata al 26%, come il dividendo. Le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli entro il quarto anno successivo. In «regime amministrato» la banca fa tutti i calcoli; in «regime dichiarativo» riporti tutto nel quadro RT (vedi capital gain al 26% e compensazione delle minusvalenze).

L’asimmetria utile da ricordare: i dividendi non possono recuperare le minusvalenze, mentre le plusvalenze sì. Conta poi il costo medio ponderato quando hai comprato in più momenti a prezzi diversi: determina quanta plusvalenza emergerà alla vendita. Su una mid cap, dove il prezzo può oscillare parecchio, tenerne traccia evita sorprese.

F.I.L.A. dentro un PIR: il sotto-vincolo del 30%

F.I.L.A. può stare in un PIR? Sì, ed è uno dei suoi punti a favore. Un Piano Individuale di Risparmio «ordinario» deve investire almeno il 70% in imprese italiane, e di quel 70% almeno il 30% in società non incluse nel FTSE MIB. Una mid cap italiana fuori dal paniere principale come F.I.L.A. rientra proprio nel sotto-vincolo del 30% riservato alle aziende più piccole: è il tipo di titolo che un PIR cerca per riempire quella quota.

Il vantaggio fiscale è rilevante: se mantieni l’investimento per almeno 5 anni, le plusvalenze e i dividendi — ordinari e straordinari — sono esenti da imposta. Su un titolo che distribuisce cedole come F.I.L.A., l’esenzione del 26% ripetuta nel tempo può incidere parecchio, soprattutto in un anno con componente straordinaria.

Le regole restano stringenti: tetto annuo e complessivo agli importi, vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici), apertura presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale dentro cui F.I.L.A. può convivere con altri titoli italiani (vedi la guida ai PIR).

Come si compra dall’Italia

Come si compra dall’Italia

Per comprare azioni F.I.L.A. dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker con accesso a Euronext Milan (praticamente tutti). Cerchi il titolo con l’ISIN IT0004967292 o il ticker FILA — non il nome «Fila», che potrebbe rimandarti al marchio sportivo — e invii un ordine «a mercato» o «con limite». Su una mid cap meno liquida di una blue chip, l’ordine con limite è spesso la scelta più prudente.

Sui costi guarda due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo.

Azione singola o ETF: come decidere il peso

Meglio la singola azione F.I.L.A. o un ETF che la contiene? Non c’è una risposta universale e non possiamo darla noi: dipende dai tuoi obiettivi, dall’orizzonte e da quanta concentrazione accetti. Possiamo però mettere in fila le differenze che contano.

Con la singola azione scegli esattamente l’azienda, incassi il suo dividendo specifico e non paghi commissioni di gestione annue, ma concentri tutto su un titolo. Con un ETF — per esempio sul mercato italiano o globale — possiedi una piccola fetta di centinaia di società: rinunci alla scommessa mirata e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma ottieni diversificazione automatica. Essendo una mid cap, F.I.L.A. pesa poco negli indici ampi: se la vuoi in portafoglio, di norma la compri direttamente.

Una via di mezzo diffusa è considerare la singola azione come quota satellite di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati: una posizione contenuta, di cui conosci rischi e fiscalità, accanto a un nucleo più stabile. Per ragionare sul peso e sulla dimensione vedi large, mid e small cap; per leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.

I rischi di una mid cap industriale

Comprare una sola azione non è diversificare. Per quanto la domanda scolastica sia più stabile della moda, F.I.L.A. resta un singolo titolo: se va male, non c’è nient’altro a compensare. Un ETF azionario contiene centinaia o migliaia di società e attutisce il colpo del singolo emittente.

I rischi specifici di F.I.L.A. sono soprattutto industriali e finanziari. Il primo è il debito: la crescita per acquisizioni ha storicamente comportato indebitamento, e un’azienda indebitata è più fragile quando i tassi salgono o gli utili rallentano. Il secondo è il prezzo delle materie prime (legno, pigmenti, carta) e dei trasporti, che incide sui margini. Il terzo è il cambio: con una quota importante di ricavi all’estero, l’andamento del dollaro e delle altre valute pesa sui conti.

Si aggiungono il rischio di integrazione delle società acquisite (far funzionare insieme marchi e stabilimenti comprati in giro per il mondo non è automatico), la minore liquidità tipica di una mid cap rispetto a una blue chip, e la governance con un azionista di riferimento forte. E resta, come per ogni titolo, il rischio di prezzo: il valore oscilla ogni giorno e può restare sotto il prezzo d’acquisto per anni.

La regola di fondo è sempre la stessa: una posizione su F.I.L.A. va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse valore. Per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo vedi large, mid e small cap, e per la differenza tra titoli ciclici e difensivi azioni difensive e cicliche.

Domande frequenti

Le azioni FILA sono quelle del marchio sportivo?

No. F.I.L.A. – Fabbrica Italiana Lapis ed Affini è l’azienda delle matite e dei colori (Giotto, Das, Lyra, Canson, Maimeri), non ha nulla a che vedere con il marchio di scarpe e abbigliamento Fila. Verifica sempre l’ISIN: IT0004967292.

Quanto dividendo paga F.I.L.A.?

Distribuisce un dividendo ordinario che negli ultimi anni si è mosso tipicamente tra 0,12 e 0,40 € per azione, talvolta accompagnato da componenti straordinarie «una tantum» non ripetibili. Non è garantito: dipende dagli utili e dall’assemblea.

Che differenza c'è tra dividendo ordinario e straordinario?

L’ordinario è la cedola «di routine» legata agli utili dell’esercizio; lo straordinario è una distribuzione eccezionale, spesso legata a cassa in eccesso o cessioni, che non ci si deve aspettare ogni anno. Entrambi sono tassati al 26%.

Quante tasse si pagano sul dividendo F.I.L.A.?

Il 26%, trattenuto dall’intermediario italiano come ritenuta a titolo d’imposta, sia sulla cedola ordinaria sia su quella straordinaria. Essendo una società italiana, non c’è ritenuta estera o doppia imposizione.

F.I.L.A. si può mettere in un PIR?

Sì, ed è particolarmente adatta: come mid cap italiana fuori dal FTSE MIB rientra nel sotto-vincolo del 30% del PIR. Detenuta 5 anni, beneficia dell’esenzione fiscale su dividendi e plusvalenze.

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Questa è una delle schede del settore Lusso e moda: vedi tutte le aziende del comparto a confronto, con dividendi e fiscalità.

Azioni · Lusso e moda · Indice «Azioni e dividendi»

Questa scheda ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria o fiscale, né una raccomandazione o un invito a comprare o vendere il titolo. Non contiene giudizi di valutazione, target di prezzo o segnali operativi. I dati societari e i dividendi sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo: verifica sempre i documenti aggiornati dell’emittente e di Borsa Italiana prima di qualsiasi decisione. Investire in singole azioni comporta rischi elevati, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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