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Azioni Fope (FOPE): cosa fa, dividendi e fiscalità

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Azioni Fope (FOPE): cosa fa, dividendi e fiscalità
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

Come aggiorniamo i contenuti
📅 Pubblicato il 14 Giugno 2026

Fope (FOPE): l’orafo di Vicenza in Borsa, dividendi e tasse spiegati

Fope è una storica casa orafa di Vicenza che produce gioielli d’oro di alta gamma e li esporta in tutto il mondo. È una delle poche manifatture del lusso italiano che si può comprare in Borsa, quotata sul mercato Euronext Growth Milan dedicato alle piccole e medie imprese. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega che cosa fa l’azienda, quanto e come ha pagato i dividendi nel tempo, come vengono tassati e quali rischi specifici porta una small cap come questa.

  • Settore: lusso · gioielleria orafa di alta gamma (Made in Italy)
  • Dividendo esercizio 2024: 0,85 €/azione (storico reale, incl. taglio 2020)
  • ISIN IT0005203424 · ticker FOPE · Euronext Growth Milan
  • Sede a Vicenza → ritenuta italiana del 26% + PIR/PIR Alternativi

Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Fope Investor Relations (dividendi per esercizio) e Borsa Italiana – Euronext Growth Milan (ISIN/elenco dividendi). Contenuto informativo: non è una raccomandazione di acquisto o vendita.

Quando si pensa al lusso italiano quotato vengono in mente le grandi maison. Fope è qualcosa di diverso e meno noto: una manifattura orafa di Vicenza — il distretto dell’oro più importante d’Italia — che lavora e vende gioielli di alta gamma, soprattutto all’estero. È quotata su Euronext Growth Milan (EGM), il mercato di Borsa Italiana pensato per le piccole e medie imprese in crescita. Qui la raccontiamo in chiave didattica e fiscale, senza giudizi di valore né target di prezzo.

Useremo Fope anche come «caso di scuola» per imparare a leggere una small cap che paga dividendi: come si legge uno storico di cedole con un taglio reale in mezzo (quello del 2020), che cosa cambia fiscalmente tra dividendo e plusvalenza, perché una PMI italiana come questa è proprio il tipo di titolo che i PIR cercano, e quali rischi specifici — liquidità e flottante ridotto — comporta investire su un titolo EGM. Se impari a leggere questa scheda, saprai leggere qualsiasi azione del mercato delle PMI.

Carta d’identità: Fope in breve

DenominazioneFope S.p.A.
TickerFOPE (Euronext Growth Milan)
ISINIT0005203424
MercatoEuronext Growth Milan (EGM) – mercato di Borsa Italiana per le PMI
SettoreLusso – gioielleria orafa di alta gamma
Sede e domicilio fiscaleVicenza, Italia
ControlloFamiglia Cazzola (azionista di riferimento)
In Borsa dal2016 (quotazione su EGM, ex AIM Italia)
ExportLarga maggioranza dei ricavi realizzata all’estero

Fope è una casa orafa fondata a Vicenza, nel cuore del principale distretto dell’oro italiano. Produce gioielli d’oro di alta gamma — collane, bracciali, anelli — riconoscibili per una lavorazione a maglia flessibile brevettata che è diventata la firma del marchio. È una di quelle aziende del Made in Italy che uniscono artigianato e industria: una manifattura di qualità che però è anche una società quotata, controllata dalla famiglia che l’ha costruita.

Il codice ISIN (IT0005203424) è la «targa» internazionale del titolo: il riferimento da usare nel tuo home banking o nella piattaforma del broker, più affidabile del solo nome. Il prefisso «IT» segnala una cosa che pesa sulla fiscalità: Fope è una società italiana, con tutto ciò che ne consegue in termini di tassazione semplice (niente doppia imposizione estera) e di possibile accesso ai PIR. Attenzione però al mercato: Fope non è sul FTSE MIB, ma su Euronext Growth Milan, il listino delle PMI, dove gli scambi sono più sottili e l’informativa societaria meno fitta che per una blue chip.

Che cosa fa Fope: i mestieri dietro l’azione

Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. I ricavi di Fope nascono dalla vendita di gioielli d’oro di alta gamma, con alcune caratteristiche che ne definiscono il profilo economico:

  • Gioielleria d’oro di alta gamma — collezioni in oro (spesso 18 carati) con la celebre maglia flessibile «Novecento» che è il marchio di fabbrica dell’azienda. È un prodotto di lusso «portabile», a metà tra il gioiello da occasione e l’accessorio quotidiano di valore.
  • Export come motore — la quota nettamente maggioritaria del fatturato è realizzata fuori dall’Italia. Fope vende attraverso una rete di gioiellerie multimarca selezionate e boutique nei principali mercati del lusso del mondo. Questo la rende un’azienda esposta alla domanda internazionale di lusso e ai cambi.
  • Manifattura integrata a Vicenza — la produzione resta concentrata in Italia, nel distretto orafo vicentino. È il cuore del «Made in Italy» che sostiene il posizionamento di prezzo del marchio.

La chiave per leggere Fope è capire che è insieme un’azienda del lusso e una manifattura. Come azienda del lusso, dipende dalla forza del marchio, dalla desiderabilità del prodotto e dalla salute della domanda mondiale di gioielli di fascia alta. Come manifattura orafa, è sensibile a una variabile in più rispetto a una griffe della moda: il prezzo dell’oro, che è la materia prima principale e incide direttamente sui costi e sui margini.

Questa doppia natura ha una conseguenza pratica per l’azionista. Da un lato, un marchio di nicchia ben posizionato e in crescita all’estero ha potenzialmente margini interessanti e una clientela meno sensibile ai prezzi. Dall’altro, è un’azienda relativamente piccola in un mondo dominato da colossi del lusso: la sua forza è la specializzazione, ma la sua scala resta quella di una PMI. Capire questo equilibrio aiuta a non leggere il titolo né come «una grande maison in miniatura» né come «una semplice fonderia d’oro».

Sul piano industriale, la forte vocazione all’export dà a Fope diversificazione geografica ma la espone a due rischi tipici: l’andamento dei cambi (un euro forte rende i gioielli più cari sui mercati esteri) e i cicli della domanda di lusso, che possono rallentare nelle fasi di incertezza economica. Su questi rischi torniamo nell’ultima sezione.

Lusso quotato: l’orafo che si compra in Borsa

Ecco l’angolo che rende Fope un titolo particolare: è uno dei rari modi per comprare in Borsa una manifattura del lusso italiano «vero», quello artigianale e di distretto, che di solito resta in mani familiari e fuori dai mercati. Le grandi maison quotate sono quasi tutte estere o di dimensioni enormi; una casa orafa di Vicenza che paga dividendi e si scambia su un listino regolamentato è un’eccezione che attira chi vuole esporsi al tema del lusso «di nicchia».

Va però messo subito un paletto, per onestà: investire in Fope non è come «possedere un pezzo di lusso». È possedere quote di un’azienda con i suoi conti, i suoi rischi e la sua liquidità di Borsa ridotta. Il fascino del marchio non deve far dimenticare che si tratta di una PMI quotata su un mercato di crescita, con tutto ciò che comporta: meno scambi, oscillazioni di prezzo più brusche e un’informativa più snella rispetto a una blue chip del FTSE MIB.

La lezione pratica è distinguere il valore del brand dal valore dell’azione. Un marchio amato e in crescita è una buona premessa, ma il prezzo a cui compri il titolo, i margini reali, la solidità dei conti e la liquidità degli scambi contano altrettanto. È il modo serio di avvicinarsi a un titolo del lusso quotato: lasciarsi attrarre dalla storia, ma decidere guardando i numeri.

Storia e politica dei dividendi

Dividendo Fope per azione, per esercizio (€) — storico reale20200.15 €20210.45 €20220.80 €20230.85 €20240.85 €
Dividendo per azione per esercizio (anno di competenza). Fonte: Fope Investor Relations / Borsa Italiana. Il 2020 risente del taglio legato alla pandemia.

A differenza di molte altre PMI di Euronext Growth Milan, Fope ha una storia di dividendi reale e continuativa. La cedola viene pagata una volta l’anno e, dopo il taglio del 2020, è tornata a crescere: 0,15 € per l’esercizio 2020, poi 0,45, 0,80 e 0,85 € per gli esercizi successivi, fino a confermare 0,85 € sull’esercizio 2024. Per l’esercizio 2025 il consiglio ha proposto un ulteriore aumento. Sono numeri tratti dai documenti societari e dall’elenco dividendi di Borsa Italiana: non importi «indicativi».

Quel 2020 a 0,15 € non è un dettaglio da nascondere, ma la lezione più importante di tutta la storia. Nell’anno della pandemia, con il lusso bloccato e le vendite in calo, Fope ridusse fortemente la cedola: è la prova concreta che il dividendo di un’azione, a differenza della cedola di un titolo di Stato, non è un obbligo contrattuale. Dipende dagli utili e dalle decisioni dell’assemblea. Su una PMI questo è ancora più vero: i risultati possono oscillare di più, e con loro la cedola.

La ripresa successiva — da 0,15 a 0,85 € in pochi anni — racconta l’altra faccia: un’azienda che, passata la tempesta, è tornata a crescere e a remunerare gli azionisti. Ma il messaggio per chi investe resta duplice: i dividendi di Fope sono reali e in crescita, e proprio per questo è bene non darli per scontati. Un rendimento da dividendo molto alto, anzi, a volte è un campanello d’allarme più che un’occasione: è il fenomeno della «dividend trap». Per la logica di chi punta sulle cedole rispetto a chi preferisce far crescere il capitale, vedi dividendi o accumulazione.

Stacco, record date e pagamento: come funziona

Per incassare un dividendo non basta «possedere l’azione»: conta possederla nei giorni giusti. Il calendario di ogni cedola ruota intorno a tre date che è utile conoscere, perché valgono per qualsiasi azione:

  • Data di stacco (ex-date) — il giorno in cui l’azione comincia a quotare «senza» il dividendo. Da quel momento il prezzo si abbassa, in teoria, di un importo pari alla cedola: per questo non esiste un «trucco» per incassare il dividendo e rivendere subito guadagnandoci.
  • Record date — il giorno in cui si fotografa chi sono gli azionisti aventi diritto, tipicamente il giorno lavorativo successivo allo stacco.
  • Data di pagamento — il giorno in cui il denaro arriva sul conto, già al netto della ritenuta del 26%.

Fope pubblica ogni anno il calendario con le date precise dello stacco e del pagamento. Il punto da ricordare è concettuale: comprare l’azione il giorno prima dello stacco solo «per prendere il dividendo» non crea valore, perché il prezzo si aggiusta da solo. Su un titolo poco liquido come questo, anzi, il movimento intorno allo stacco può essere meno «pulito» che su una blue chip, ed è un motivo in più per non fare giochini di breve periodo sulla cedola.

Quanto rende il dividendo e come si tassa

Il rendimento da dividendo (dividend yield) si calcola dividendo la cedola annua per il prezzo dell’azione. È un valore che cambia ogni giorno con il prezzo, quindi qui non ne diamo uno «ufficiale»: trovi la formula spiegata passo-passo nella guida al rendimento da dividendi.

Sul piano fiscale Fope è semplice, perché è una società italiana: il dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconta una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker. Non devi dichiarare nulla e ricevi l’importo già netto.

Esempio. Possiedi 500 azioni Fope e incassi il dividendo da 0,85 € ad azione: il lordo è 425 €. La ritenuta del 26% vale 110,50 €, quindi ti restano 314,50 € netti. Lo stesso meccanismo si applica a qualsiasi importo di cedola.

Il meccanismo tecnico si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo, così il dividendo non concorre al tuo reddito IRPEF e non va riportato in dichiarazione. È un vantaggio di semplicità, ma ha un risvolto: poiché la ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», non puoi recuperarla nemmeno se hai un’aliquota IRPEF più bassa. Il 26% è secco, uguale per tutti.

Il caso si complica solo per le azioni di società con sede all’estero, dove entra in gioco anche una ritenuta estera e il tema della doppia imposizione. Per Fope, società vicentina, non è un problema: è uno dei motivi per cui — pur essendo una piccola azienda — è «fiscalmente semplice». Per il quadro completo vedi la tassazione dei dividendi italiani ed esteri.

Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno

Se un giorno vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è una plusvalenza e viene tassata al 26%, come il dividendo. Le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e quindi possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli.

Le minusvalenze restano utilizzabili per compensare guadagni futuri fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. Su un titolo volatile e poco liquido come una small cap, questo aspetto è particolarmente rilevante: se dovessi vendere in perdita, quella minusvalenza non andrebbe sprecata. In «regime amministrato» è la banca a fare i calcoli e i versamenti; in «regime dichiarativo» riporti tutto nel quadro RT (vedi capital gain al 26% e compensazione delle minusvalenze).

C’è un’asimmetria fiscale importante per chi compra singole azioni: i dividendi non possono essere usati per recuperare le minusvalenze, mentre le plusvalenze sì. Se hai accumulato perdite, le abbatti solo vendendo altri titoli in guadagno, non incassando cedole. Ricorda infine che, se compri lo stesso titolo in più momenti a prezzi diversi, il guadagno si calcola sul costo medio ponderato: tieni traccia dei prezzi di carico, perché determinano quanta plusvalenza emergerà alla vendita.

Fope dentro un PIR: il vantaggio della PMI

Fope può stare in un PIR? Sì, ed è qui che la sua natura di PMI italiana diventa un vantaggio fiscale. Un Piano Individuale di Risparmio «ordinario» deve investire almeno il 70% in strumenti di imprese italiane, e di quel 70% almeno il 30% in società non incluse nel FTSE MIB. Una piccola società quotata su Euronext Growth Milan come Fope è esattamente il tipo di titolo che riempie quel sotto-vincolo del 30%, e che i PIR Alternativi (dedicati proprio alle PMI) cercano.

Il vantaggio del PIR è doppio su un titolo come Fope, perché qui c’è sia un dividendo sia il potenziale di rivalutazione: se mantieni l’investimento per almeno 5 anni, sia le plusvalenze sia i dividendi sono esenti da imposta. L’esenzione del 26% sulla cedola, ripetuta per anni, e quella sull’eventuale guadagno alla vendita possono incidere in modo concreto sul rendimento netto.

Attenzione però: il PIR rende l’investimento più efficiente dal punto di vista fiscale, ma non riduce di un centesimo il rischio del titolo, che per una small cap del lusso resta elevato. Lo strumento ha inoltre regole stringenti: tetti annui e complessivi agli importi, il vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici) e va aperto presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale entro cui Fope può convivere con altri titoli italiani. Vantaggi e limiti nella guida ai PIR.

Come si compra Fope dall’Italia

Come si compra dall’Italia

Per comprare azioni Fope dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker con accesso a Euronext Growth Milan (la maggior parte lo offre, ma verifica: non tutti i broker danno accesso al mercato delle PMI). Cerchi il titolo con l’ISIN IT0005203424 o il ticker FOPE e invii un ordine: «a mercato» per eseguire subito al prezzo corrente, oppure «con limite» per fissare il prezzo massimo che sei disposto a pagare.

Su un titolo poco liquido come questo l’ordine con limite è quasi sempre la scelta più prudente: con pochi scambi, un ordine «a mercato» rischia di eseguire a un prezzo peggiore del previsto. Sui costi guarda due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo — qui per giunta una small cap: ne parliamo qui sotto.

Azione singola o ETF: come decidere il peso

È la domanda che si pone chiunque guardi un titolo come Fope: meglio la singola azione o un ETF che la contiene insieme a tante altre? Non c’è una risposta universale, e non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dal tuo orizzonte e da quanta concentrazione sei disposto a sopportare. Possiamo però mettere in fila le differenze che contano.

Con la singola azione scegli esattamente l’azienda su cui puntare — qui una specifica manifattura orafa del lusso — incassi il suo dividendo e non paghi commissioni di gestione annue. In cambio concentri tutto su un solo titolo, per di più una small cap poco liquida: se Fope attraversa una fase difficile, non c’è nulla in portafoglio che compensi. Con un ETF — per esempio sul lusso o sull’intero mercato — possiedi una piccola fetta di molte società: rinunci alla scommessa mirata e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma ottieni diversificazione automatica. In un ETF sul lusso, però, le grandi maison pesano molto più di una PMI come Fope.

Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una quota satellite di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati: una posizione contenuta, di cui conosci bene rischi e fiscalità, accanto a un nucleo più stabile. Su una small cap questa logica è quasi obbligata. Per ragionare sul peso e sulla dimensione di un titolo vedi large, mid e small cap; per leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.

I rischi di una small cap del lusso

Fope è una small cap quotata su Euronext Growth Milan. Rispetto a una blue chip, ha scambi più sottili (bassa liquidità), flottante ridotto, oscillazioni di prezzo più brusche e un’informativa societaria meno fitta. Comprare una sola azione, inoltre, non è diversificare: se va male, non c’è nient’altro a compensare.

Oltre al rischio generale di concentrazione e a quelli tipici dell’EGM, Fope porta con sé rischi specifici. Il primo è la ciclicità della domanda di lusso: nelle fasi di incertezza economica, la spesa per gioielli di alta gamma può rallentare, e i conti di un’azienda di nicchia ne risentono più rapidamente di quelli di un colosso diversificato.

Il secondo è il prezzo dell’oro: essendo la materia prima principale, le sue oscillazioni incidono su costi e margini. Il terzo è il rischio di cambio: poiché la maggior parte dei ricavi arriva dall’estero, l’andamento dei cambi (in particolare euro/dollaro) influenza il fatturato espresso in euro. Il quarto è il rischio liquidità: su un titolo EGM gli scambi ridotti possono rendere difficile comprare o vendere quantità rilevanti senza muovere il prezzo, e lo spread tra denaro e lettera può essere ampio.

Tutti questi fattori si sommano al rischio più banale ma più importante: quello di prezzo. Il valore di un’azione oscilla ogni giorno e può restare sotto il prezzo d’acquisto a lungo, e su una small cap i movimenti tendono a essere più ampi. Per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo vedi large, mid e small cap e, per distinguere i settori più o meno sensibili al ciclo, azioni difensive e cicliche. La regola di fondo resta una sola: una posizione su Fope va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse valore.

Domande frequenti

Che cosa fa Fope?

Fope è una casa orafa di Vicenza che produce gioielli d’oro di alta gamma, riconoscibili per la lavorazione a maglia flessibile brevettata. La gran parte del fatturato viene dall’export. È quotata su Euronext Growth Milan, il mercato di Borsa Italiana per le PMI.

Fope paga dividendi?

Sì, una volta l’anno, con una storia reale e continuativa: dopo il taglio del 2020 (0,15 € per la pandemia) la cedola è risalita a 0,85 € per gli esercizi 2023 e 2024, con un ulteriore aumento proposto sull’esercizio 2025. Sono importi tratti dai documenti societari, non stime.

Quante tasse si pagano sul dividendo Fope?

Il 26%, trattenuto direttamente dall’intermediario italiano come ritenuta a titolo d’imposta. Su 0,85 € lordi ti restano circa 0,63 € netti per azione. Essendo una società italiana, non c’è doppia imposizione estera.

Le azioni Fope si possono mettere in un PIR?

Sì, ed è un vantaggio: essendo una PMI italiana fuori dal FTSE MIB, riempie il sotto-vincolo del 30% di un PIR ordinario ed è adatta ai PIR Alternativi. Detenuta 5 anni, dividendi e plusvalenze sono esenti da imposta. Il PIR però non riduce il rischio del titolo.

Quali sono i rischi principali di Fope?

È una small cap quotata su Euronext Growth Milan: bassa liquidità, flottante ridotto, prezzo volatile e informativa più snella. A questo si aggiungono la ciclicità della domanda di lusso, il prezzo dell’oro e il rischio di cambio, dato l’alto export.

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Questa scheda ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria o fiscale, né una raccomandazione o un invito a comprare o vendere il titolo. Non contiene giudizi di valutazione, target di prezzo o segnali operativi. I dati societari e i dividendi sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo: verifica sempre i documenti aggiornati dell’emittente e di Borsa Italiana prima di qualsiasi decisione. Investire in singole azioni comporta rischi elevati, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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Avvertenza: i contenuti di Fisco Investimenti hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa. L’autore è un praticante commercialista in formazione, non iscritto all’albo: i contenuti non costituiscono consulenza professionale. Per decisioni operative su casi specifici rivolgersi a un professionista abilitato.