Leonardo (LDO): profilo, dividendi e tasse, spiegati a chi investe
Leonardo è il primo gruppo italiano della difesa e dell’aerospazio, ed è diventato uno dei titoli più discussi di Piazza Affari da quando l’Europa ha rilanciato la spesa militare. Questa scheda non ti dice se comprarlo: ti spiega che cosa fa davvero l’azienda, come è cambiata la sua politica di dividendi, come viene tassata la cedola e quali rischi specifici corre chi mette in portafoglio un singolo titolo legato a budget pubblici e geopolitica.
- Settore: Aerospazio, Difesa e Sicurezza
- Dividendo esercizio 2024: 0,52 €/azione (in forte crescita)
- ISIN IT0003856405 · ticker LDO · FTSE MIB
- Sede a Roma → ritenuta italiana del 26%
Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Leonardo Investor Relations (dividendi per esercizio) e Borsa Italiana – Euronext Milan (dati di quotazione). Contenuto informativo: non è una raccomandazione di acquisto o vendita.
Per anni Leonardo (l’ex Finmeccanica) è stata vista come un’azienda «di Stato» complicata, con utili altalenanti e un dividendo modesto. Dal 2022 in poi qualcosa è cambiato: l’aumento dei budget per la difesa in tutta Europa ha trasformato il settore e, con esso, la percezione del titolo. Capire che cosa produce davvero Leonardo, da dove arrivano i suoi soldi e come è risalita la cedola è il modo serio di avvicinarsi all’azione, lontano dai titoli di giornale.
Useremo Leonardo per spiegare concetti che valgono per qualsiasi singola azione italiana: come si legge la storia di un dividendo che cresce in fretta, come funziona lo stacco della cedola, che differenza c’è tra tassare un dividendo e una plusvalenza, e quando il PIR permette di azzerare quelle imposte. È una scheda didattica e fiscale: niente target di prezzo, niente giudizi di valore.
Carta d’identità: Leonardo in breve
| Denominazione | Leonardo S.p.A. |
|---|---|
| Ticker | LDO (Euronext Milan) |
| ISIN | IT0003856405 |
| Mercato | Euronext Milan (ex Borsa Italiana) – segmento blue chip |
| Indice | FTSE MIB |
| Settore | Aerospazio, Difesa e Sicurezza |
| Sede e domicilio fiscale | Roma, Italia |
| Azionariato pubblico | Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), circa il 30% |
| Ex denominazione | Finmeccanica (fino al 2017) |
Leonardo è il principale gruppo industriale italiano nella difesa e nell’aerospazio, e una delle poche aziende europee in grado di presidiare contemporaneamente elicotteri, velivoli, elettronica per la difesa, cyber e spazio. È una delle realtà a maggiore capitalizzazione del FTSE MIB e ha la particolarità di avere come primo azionista lo Stato italiano, che attraverso il Ministero dell’Economia controlla circa il 30% del capitale. Questo la rende, a tutti gli effetti, un titolo «strategico» per il Paese.
Il codice ISIN (IT0003856405) è la «targa» internazionale del titolo: è il riferimento che usi quando cerchi l’azione nel tuo home banking o nella piattaforma del broker, ed è più affidabile del nome perché Leonardo, fino al 2017, si chiamava Finmeccanica. Capita ancora di trovare il vecchio nome nelle schede storiche o nei grafici a lungo termine: l’ISIN resta lo stesso e ti garantisce che stai guardando lo stesso titolo. Quando leggi una scheda come questa, il primo riflesso utile è proprio verificare ISIN e mercato di quotazione.
Che cosa fa Leonardo: i mestieri dietro l’azione
Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. Leonardo non vende un solo prodotto: opera in più domini tecnologici, ognuno con dinamiche e clienti diversi. Semplificando, i pilastri sono questi:
- Elicotteri — uno dei mestieri storici del gruppo, con macchine sia militari sia civili vendute in tutto il mondo. È un business a ciclo lungo, dove una commessa può durare anni.
- Elettronica per la difesa e la sicurezza — radar, sensori, sistemi di comando e controllo, avionica. È la parte tecnologicamente più sofisticata e, oggi, una delle più richieste.
- Aeronautica — velivoli da combattimento e da addestramento e aerostrutture, anche tramite programmi internazionali. Leonardo partecipa a grandi progetti europei multi-Paese.
- Cyber & Security — protezione delle infrastrutture critiche e dei sistemi informativi, un’area in crescita per via delle minacce digitali agli Stati e alle aziende.
- Spazio — presidiato soprattutto attraverso le joint venture Telespazio e Thales Alenia Space, insieme al partner francese Thales.
A questi domini si aggiunge un pezzo che molti investitori sottovalutano: la presenza negli Stati Uniti attraverso la controllata Leonardo DRS, quotata separatamente a Wall Street. È un asset importante perché dà al gruppo accesso al più grande mercato della difesa al mondo, quello del Pentagono, con regole e barriere d’ingresso che pochi concorrenti europei riescono a superare.
Questa varietà ha una conseguenza pratica per l’azionista: gli utili di Leonardo non dipendono da una sola linea di prodotto, ma da un portafoglio di programmi a lungo termine. Una caratteristica tipica della difesa è il cosiddetto backlog, cioè il valore degli ordini già acquisiti ma non ancora consegnati: è un dato che dà visibilità sui ricavi futuri molto maggiore rispetto a un’azienda di consumo, perché i contratti militari coprono spesso più anni. Per questo, quando si parla di Leonardo, gli ordini contano spesso più del singolo trimestre.
Sul piano industriale, infine, Leonardo lavora moltissimo in cooperazione internazionale: programmi come quelli sui caccia di nuova generazione, sui missili (tramite MBDA) o sullo spazio coinvolgono più Paesi e più aziende. Questo riduce i costi e i rischi dei singoli progetti, ma lega il destino del titolo anche alle scelte politiche di Governi diversi da quello italiano. È il rovescio della medaglia di un settore in cui la committenza è quasi sempre pubblica.
Difesa, budget pubblici e geopolitica
C’è un elemento che rende Leonardo diversa da quasi tutte le altre blue chip italiane: il suo cliente principale non è il mercato, ma lo Stato, italiano ed estero. La difesa è un settore in cui la domanda dipende dai bilanci pubblici e dalle decisioni politiche, non dai consumi delle famiglie. Per l’azionista questo è insieme un punto di forza e un fattore di rischio.
Il punto di forza è la visibilità: i contratti militari sono lunghi, complessi e difficili da cancellare, e negli ultimi anni la spinta europea ad aumentare la spesa per la difesa (l’obiettivo del 2% del PIL fissato in ambito NATO, e le discussioni per superarlo) ha cambiato radicalmente le prospettive del settore. È in buona parte questo che ha trasformato Leonardo da titolo «lento» a titolo molto seguito. Il rovescio è la dipendenza dalla geopolitica: tensioni internazionali, conflitti, ma anche cambi di Governo o di priorità di bilancio possono spostare in fretta le aspettative. Un’azione della difesa incorpora, più di altre, l’incertezza del quadro politico globale: è un aspetto che un azionista consapevole deve mettere in conto, perché può muovere il prezzo molto più dei fondamentali industriali.
Storia e politica dei dividendi
La storia recente del dividendo di Leonardo racconta bene la trasformazione dell’azienda. Per anni la cedola è rimasta ferma a livelli contenuti: 0,14 € per azione sugli esercizi 2021 e 2022. Poi è iniziata la risalita: 0,28 € sul 2023, raddoppiati a 0,52 € sul 2024 — il dividendo più alto in oltre un decennio — e una proposta di 0,63 € sull’esercizio 2025, da mettere in pagamento nel 2026. A differenza di Eni o delle banche, Leonardo paga il dividendo in un’unica soluzione annuale, di norma nel mese di giugno.
Dietro questi numeri c’è una logica precisa: il dividendo è cresciuto perché sono cresciuti gli utili, trainati dagli ordini e dal nuovo scenario della difesa. È un esempio utile di come si legge una cedola in crescita: non è una promessa, ma il riflesso di un business che genera più cassa. Il concetto chiave è il payout, cioè la quota di utili distribuita: Leonardo l’ha aumentata gradualmente, segno di maggiore fiducia nella stabilità dei propri risultati. Restare però con i piedi per terra è doveroso.
Attenzione infatti all’idea che una cedola in rapida crescita sia «garantita per sempre». Nell’esercizio 2019 Leonardo distribuì un dividendo, ma con la pandemia del 2020 lo sospese del tutto per preservare la liquidità: per quell’anno gli azionisti non ricevettero nulla. È la prova concreta che il dividendo di un’azione, a differenza della cedola di un titolo di Stato, non è un obbligo contrattuale: dipende dagli utili e dalle decisioni del consiglio, e in un settore legato ai cicli di spesa pubblica può cambiare. Se ti interessa la differenza tra chi punta sulle cedole e chi preferisce far crescere il capitale, la mettiamo a confronto in dividendi o accumulazione.
Stacco, record date e pagamento: come funziona
Per incassare un dividendo non basta «possedere l’azione»: conta possederla nei giorni giusti. Il calendario di ogni cedola ruota intorno a tre date che è utile conoscere, perché valgono per qualsiasi azione, non solo per Leonardo:
- Data di stacco (ex-date) — il giorno in cui l’azione comincia a quotare «senza» il dividendo. Da quel momento il prezzo si abbassa, in teoria, di un importo pari alla cedola: per questo non esiste un «trucco» per incassare il dividendo e rivendere subito guadagnandoci. Per il dividendo sull’esercizio 2024, ad esempio, lo stacco è caduto a giugno 2025.
- Record date — il giorno in cui si fotografa chi sono gli azionisti aventi diritto. Cade tipicamente il giorno lavorativo successivo allo stacco.
- Data di pagamento — il giorno in cui il denaro arriva effettivamente sul conto, già al netto della ritenuta del 26%. Per Leonardo è di norma a fine giugno.
Trattandosi di un dividendo annuale unico, il calendario di Leonardo è più semplice di quello delle azioni che pagano in più tranche. Il punto da ricordare resta concettuale: comprare un’azione il giorno prima dello stacco solo «per prendere il dividendo» non crea valore, perché il prezzo si aggiusta da solo. Il dividendo è un modo per distribuire utili reali nel tempo, non un’occasione di guadagno immediato.
Quanto rende il dividendo e come si tassa
Il rendimento da dividendo (dividend yield) si calcola dividendo la cedola annua per il prezzo dell’azione. Su un titolo come Leonardo, che è salito molto di prezzo, il rendimento percentuale tende a essere relativamente basso anche quando la cedola in euro cresce: è un effetto matematico utile da capire, perché un dividendo che aumenta su un prezzo che aumenta ancora di più dà uno yield contenuto. Qui non diamo un valore «ufficiale», perché cambia ogni giorno: trovi la formula passo-passo nella guida al rendimento da dividendi.
Sul piano fiscale Leonardo è semplice, perché è una società italiana con sede a Roma: il dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconta una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker. Non devi dichiarare nulla e ricevi l’importo già netto.
Il meccanismo tecnico si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo, così il dividendo non concorre al tuo reddito IRPEF e non va riportato in dichiarazione. È un vantaggio di semplicità, ma ha un risvolto: poiché la ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», non puoi recuperarla nemmeno se hai un’aliquota IRPEF più bassa. Il 26% è secco, uguale per tutti.
Il caso si complica solo per le azioni di società con sede all’estero, dove entra in gioco anche una ritenuta estera e il tema della doppia imposizione. Per Leonardo, società romana controllata dallo Stato italiano, questo non è un problema: è uno dei titoli «fiscalmente più semplici» di Piazza Affari. Quando invece tratteremo azioni domiciliate all’estero, la sezione fiscale sarà diversa proprio per questo. Per il quadro completo vedi la tassazione dei dividendi italiani ed esteri e, per i casi esteri, i dividendi esteri e la doppia imposizione.
Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno
Se un giorno vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è una plusvalenza e viene tassata al 26%, come il dividendo. Per un titolo come Leonardo, che ha avuto una forte rivalutazione, questo aspetto è tutt’altro che teorico: chi avesse comprato anni fa potrebbe trovarsi con una plusvalenza importante e quindi con un’imposta significativa al momento della vendita. La buona notizia è che le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e quindi possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli.
Le minusvalenze restano utilizzabili per compensare guadagni futuri fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. Se usi un broker in «regime amministrato» è la banca a fare tutti i calcoli e i versamenti per te; in «regime dichiarativo» devi riportare tutto nel quadro RT della dichiarazione. I dettagli e gli esempi sono in guida al capital gain al 26% e in compensazione delle minusvalenze.
C’è un’asimmetria fiscale importante proprio per chi compra singole azioni come Leonardo: i dividendi non possono essere usati per recuperare le minusvalenze, mentre le plusvalenze sì. In altre parole, se hai accumulato perdite in passato, le abbatti solo vendendo altri titoli in guadagno, non incassando cedole. È una delle differenze tecniche che rendono la gestione di un portafoglio di azioni più «manuale» rispetto a un ETF ad accumulazione, dove la tassazione scatta solo al momento della vendita.
Va ricordato infine il criterio con cui si calcola il guadagno quando hai comprato lo stesso titolo in più momenti a prezzi diversi: si usa il costo medio ponderato. Su un titolo volatile come Leonardo, magari comprato a più riprese durante la sua corsa, tenere traccia dei prezzi di carico è particolarmente utile, perché determinano quanta plusvalenza (e quindi quanta tassa) emergerà alla vendita. In regime amministrato ci pensa la banca, ma sapere come funziona ti aiuta a non avere sorprese.
Leonardo dentro un PIR: quando l’esenzione è possibile
Il vantaggio del PIR è notevole sul piano fiscale: se mantieni l’investimento per almeno 5 anni, le plusvalenze e i dividendi sono esenti da imposta. Su un titolo come Leonardo, dove la rivalutazione del prezzo è stata forte, l’esenzione del 26% sulla plusvalenza può valere molto più dell’esenzione sulla cedola: è proprio sul capital gain che, in casi simili, il PIR mostra il suo lato più vantaggioso. Su orizzonti lunghi e su importi consistenti, è un risparmio tutt’altro che simbolico.
Lo strumento ha però regole stringenti: esiste un tetto annuo e complessivo agli importi investibili, il vincolo dei 5 anni va rispettato (vendere prima fa decadere i benefici, con recupero delle imposte), e va aperto presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è quindi un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale dentro cui Leonardo può convivere con altri titoli italiani. Per capire se fa al caso tuo, vantaggi e limiti sono spiegati nella guida ai PIR.
Come si compra Leonardo dall’Italia
Come si compra dall’Italia
Per comprare azioni Leonardo dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker che dia accesso a Euronext Milan (praticamente tutti). Cerchi il titolo con il codice ISIN IT0003856405 o il ticker LDO e invii un ordine: «a mercato» per eseguire subito al prezzo corrente, oppure «con limite» per fissare il prezzo massimo che sei disposto a pagare. Su un titolo volatile come questo, l’ordine «con limite» è uno strumento prezioso per non comprare in una fiammata di prezzo.
Sui costi fai attenzione a due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo: ne parliamo qui sotto.
Azione singola o ETF: come decidere il peso
È la domanda che si pone chiunque guardi un titolo come Leonardo: meglio comprare la singola azione o un ETF che la contiene insieme ad altre? Non c’è una risposta «giusta» universale, e soprattutto non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dal tuo orizzonte temporale e da quanta concentrazione sei disposto a sopportare. Possiamo però mettere in fila le differenze che contano davvero.
Con la singola azione scegli esattamente l’azienda su cui puntare, incassi il suo dividendo specifico e non paghi commissioni di gestione annue. In cambio, però, concentri tutto su un solo titolo: se Leonardo attraversa una fase difficile, non c’è nulla in portafoglio che compensi. Esistono ETF tematici sulla difesa e l’aerospazio europei che contengono Leonardo insieme ai grandi gruppi tedeschi, francesi e americani del settore: con uno strumento simile rinunci alla «scommessa mirata» sulla singola azienda, paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma ottieni diversificazione dentro lo stesso tema.
Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una quota satellite di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati: una posizione contenuta, di cui conosci bene rischi e fiscalità, accanto a un nucleo più stabile. Per ragionare sul peso di un titolo vedi large, mid e small cap; per imparare a leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.
I rischi specifici di una singola azione Leonardo
Oltre al rischio generale di concentrazione, un’azione Leonardo porta con sé rischi specifici del settore. Il primo è la dipendenza dai budget pubblici: i ricavi nascono in larga parte da commesse di Stati. Se i Governi tagliano la spesa militare, o se cambiano le priorità di bilancio, i programmi possono rallentare. Negli ultimi anni la spinta è stata al rialzo, ma è una spinta che dipende da decisioni politiche e può invertirsi.
Il secondo è il rischio geopolitico ed etico: parte del valore del titolo si muove con le tensioni internazionali, e questo significa che eventi drammatici possono paradossalmente sostenere il prezzo, mentre fasi di distensione possono pesare. È anche un settore escluso da molti fondi «sostenibili» (ESG), il che può limitare la base di investitori. Il terzo è il rischio di esecuzione: i programmi della difesa sono enormi, pluriennali e tecnicamente complessi, e ritardi o problemi su una grande commessa possono incidere sui conti. Il quarto, legato alla controllata americana e ai contratti esteri, è il rischio di cambio euro/dollaro.
Tutti questi fattori si sommano al rischio più banale ma più importante: quello di prezzo. Il valore di un’azione oscilla ogni giorno e, dopo una forte corsa come quella vissuta dal titolo, può anche correggere bruscamente. Leonardo è un’azione ciclica e molto sensibile alle notizie: per capire la differenza con le azioni difensive (quelle dei settori meno sensibili al ciclo e alle notizie) vedi azioni difensive e cicliche, e per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo large, mid e small cap. La regola di fondo resta una sola: una posizione su Leonardo va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse valore.
Domande frequenti
Ogni quanto Leonardo paga il dividendo?
Una volta l’anno, di norma a giugno, in un’unica soluzione. Sull’esercizio 2024 il dividendo è stato di 0,52 € per azione, in forte crescita rispetto agli 0,28 € dell’esercizio 2023.
Quante tasse si pagano sul dividendo Leonardo?
Il 26%, trattenuto direttamente dall’intermediario italiano come ritenuta a titolo d’imposta. Su 0,52 € lordi ti restano circa 0,385 € netti per azione.
Le azioni Leonardo si possono mettere in un PIR?
Sì, rientrano nella quota del 70% di imprese italiane di un PIR ordinario, ma non nel sotto-vincolo del 30% riservato alle società fuori dal FTSE MIB. Detenute 5 anni, beneficiano dell’esenzione fiscale su dividendi e plusvalenze.
Il dividendo di Leonardo è garantito?
No. Dipende dagli utili e dalle decisioni del consiglio: nel 2020 Leonardo lo sospese del tutto per la pandemia. A differenza di una cedola obbligazionaria, il dividendo azionario non è un obbligo contrattuale.
Perché le azioni Leonardo sono salite così tanto?
Non diamo giudizi di valore né previsioni. Sul piano dei fatti, l’aumento dei budget per la difesa in Europa ha migliorato le prospettive del settore e gli utili del gruppo, e questo si è riflesso anche sulla crescita del dividendo.
Esplora il settore
Questa è una delle schede del settore Industria e meccanica: vedi tutte le aziende del comparto a confronto, con dividendi e fiscalità.
→ Azioni · Industria e meccanica · Indice «Azioni e dividendi»