Markbass (MKB): amplificatori per basso, dividendi e tasse
Markbass è un’azienda abruzzese nota nel mondo per i suoi amplificatori per basso elettrico: progetta e produce amplificazione, sistemi audio, strumenti musicali e corde, vendute in oltre 60 Paesi. È una matricola dell’Euronext Growth Milan, quotata da fine settembre 2025. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega che cosa fa, perché non ha ancora una storia di dividendi, come si tassa l’eventuale guadagno e quali rischi corri con una neo-quotata su EGM.
- Settore: amplificazione per basso/chitarra · sistemi audio · strumenti musicali · corde
- Dividendo: nessuna storia (matricola quotata da fine settembre 2025)
- ISIN IT0005670960 · Euronext Growth Milan (EGM) · con warrant 2025-2027
- Sede in Italia → ritenuta italiana del 26% + PIR possibile
Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: documenti di quotazione Markbass e Borsa Italiana – Euronext Growth Milan (debutto 30 settembre 2025, prezzo di collocamento 1,60 €). Contenuto informativo: non è una raccomandazione.
Markbass è un esempio interessante di matricola di Borsa: un marchio italiano apprezzato a livello internazionale — qui nell’amplificazione per basso — che ha scelto di quotarsi sull’Euronext Growth Milan, il listino delle PMI, per finanziare la propria crescita. Essendo arrivata in Borsa da poco (fine settembre 2025), è un titolo «giovane»: non ha ancora una storia di dividendi né un lungo track record come società quotata.
La usiamo per spiegare concetti validi per qualsiasi neo-quotata su EGM: perché una matricola in genere non paga (ancora) dividendi, che cosa sono i warrant abbinati alla quotazione, come si tassa la sola plusvalenza e quando un PIR può aiutare. Niente giudizi di valore o target di prezzo: solo gli strumenti per ragionare con la tua testa.
Carta d’identità: Markbass in breve
| Denominazione | Markbass S.p.A. |
|---|---|
| Ticker | MKB (Euronext Growth Milan) |
| ISIN | IT0005670960 |
| Mercato | Euronext Growth Milan (EGM) – mercato delle PMI |
| Settore | Amplificazione per basso/chitarra · sistemi audio · strumenti musicali · corde |
| In Borsa dal | 30 settembre 2025 (prezzo di collocamento 1,60 €) |
| Sede e domicilio fiscale | Italia (azienda abruzzese) |
| Dividendo | Nessuna storia (matricola recente) |
Markbass è un’azienda italiana, di radici abruzzesi, divenuta nel tempo un punto di riferimento internazionale nell’amplificazione per basso elettrico. Il gruppo progetta, produce e commercializza amplificatori per basso e chitarra, sistemi audio, strumenti musicali e corde, con il marchio Markbass e altri marchi collegati, vendendo in oltre 60 Paesi. È una matricola dell’Euronext Growth Milan, il segmento di Borsa Italiana riservato alle piccole e medie imprese, dove è approdata a fine settembre 2025.
Il codice ISIN (IT0005670960) è la «targa» internazionale del titolo: il riferimento da usare nel tuo home banking o nella piattaforma del broker, più affidabile del solo nome. Il prefisso «IT» segnala una cosa che pesa sulla fiscalità: è una società italiana, con tutto ciò che ne consegue in termini di tassazione semplice e di possibile accesso al PIR. La quotazione su EGM ti dice invece che stai guardando una small cap, per di più appena arrivata in Borsa, con liquidità e regole diverse rispetto alle grandi del FTSE MIB.
Che cosa fa Markbass: i mestieri dietro l’azione
Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. Markbass vende essenzialmente strumenti e apparecchi per i musicisti, con il basso al centro della sua identità:
- Amplificazione per basso — il cuore storico del marchio: testate, casse e combo per bassisti, apprezzati a livello professionale in tutto il mondo.
- Strumenti musicali e corde — bassi, chitarre, corde e accessori, che ampliano la gamma oltre la sola amplificazione.
- Sistemi audio e altri marchi — prodotti audio e marchi collegati, che diversificano l’offerta e i mercati di riferimento.
La chiave per leggere Markbass è capire che è un’azienda di marchio e di prodotto di nicchia, esposta al mercato globale degli strumenti musicali. Il valore non sta tanto nei volumi quanto nella reputazione del brand presso i musicisti: in un settore in cui il «suono» e la qualità contano moltissimo, un marchio rispettato può vendere a prezzi e margini superiori. È un punto di forza, ma anche una dipendenza da un pubblico specifico e dai suoi gusti.
Essendo appena quotata, Markbass ha una storia pubblica molto breve come società di Borsa: ha raccolto capitale fresco con la quotazione (circa 6 milioni di euro tramite aumento di capitale) per finanziare la crescita, partendo da una capitalizzazione iniziale di circa 14 milioni e da un flottante intorno al 32%. Sono numeri tipici di una piccola matricola: il track record come società quotata è ancora tutto da costruire, e questo richiede prudenza nel valutare il titolo.
L’angolo marchio e quotazione recente
L’angolo che caratterizza Markbass è doppio: da un lato il marchio, dall’altro la quotazione recente. Sul fronte del marchio, Markbass gode di una reputazione internazionale tra i bassisti, un asset intangibile costruito in oltre vent’anni che rappresenta la sua principale barriera competitiva: non è facile, per un concorrente, conquistare la fiducia di una community di musicisti.
Sul fronte della quotazione recente, invece, sta il principale elemento di incertezza. Una matricola ha raccolto capitali con una storia di crescita da dimostrare: i piani presentati al mercato al momento dell’IPO vanno ancora realizzati, e i primi anni da società quotata sono spesso quelli in cui si capisce se le promesse reggono. Per l’investitore questo significa meno dati storici su cui basarsi e una maggiore incertezza rispetto a un’azienda quotata da tempo.
La lezione pratica è che Markbass unisce la solidità di un marchio affermato all’incertezza di una società appena arrivata in Borsa. Il brand è reale e riconosciuto; la storia come titolo quotato è ancora da scrivere. Distinguere il valore del marchio dall’incertezza tipica di una matricola è il modo serio di leggere il titolo, evitando sia l’entusiasmo eccessivo per il «nome» sia la sottovalutazione del rischio legato alla giovane età in Borsa.
Va anche ricordato che Markbass non è una start-up senza ricavi: è un’azienda con un prodotto reale, venduto in decine di Paesi e con una clientela consolidata di musicisti e rivenditori. La quotazione serve a finanziare una crescita, non a coprire un’attività ancora da inventare. Questo non elimina i rischi tipici di una matricola, ma li rende diversi: la scommessa è sull’esecuzione di un piano di sviluppo, non sulla sopravvivenza dell’azienda.
Perché non c’è (ancora) una storia di dividendi
Veniamo al punto più importante per chi guarda il titolo: Markbass non ha ancora una storia di dividendi, ed è del tutto normale. Una società appena quotata, che ha appena raccolto capitali per crescere, tipicamente reinveste le proprie risorse nello sviluppo — nuovi prodotti, nuovi mercati, rafforzamento della struttura — invece di distribuirle agli azionisti. È la fase in cui si usa la cassa per costruire, non per remunerare.
Il punto da portare a casa è concettuale: l’assenza di dividendo in una matricola non è un difetto, ma una scelta coerente con la fase di crescita. Per chi cerca una rendita periodica, però, Markbass oggi non è il titolo giusto: il motore di un eventuale guadagno è interamente la plusvalenza, cioè la rivalutazione del titolo se il piano di crescita verrà realizzato.
Non è escluso che un dividendo arrivi in futuro: molte aziende iniziano a distribuire quando la fase di forte crescita si stabilizza e la cassa generata supera i bisogni di investimento. Ma è uno scenario futuro, su cui oggi non c’è alcun dato. Per capire la differenza tra titoli da dividendo e titoli «da crescita», su cui si punta per la rivalutazione, è utile la guida dividendi o accumulazione.
Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno
In assenza di dividendo, l’unico modo per guadagnare con Markbass è venderla a un prezzo più alto di quello d’acquisto: la differenza è una plusvalenza, tassata al 26%. Su questo titolo, in pratica, tutta la fiscalità rilevante per l’investitore passa di qui.
La buona notizia è che le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli, fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. Su una matricola volatile come questa l’aspetto non è secondario: se dovessi venderla in perdita, quella minusvalenza non andrebbe sprecata, ma potrebbe abbattere guadagni futuri su altri titoli (vedi capital gain al 26% e compensazione delle minusvalenze).
In «regime amministrato» è la banca a calcolare e versare l’imposta sulle plusvalenze e a gestire le minusvalenze; in «regime dichiarativo» riporti tutto nel quadro RT. Ricorda che, se compri in più momenti a prezzi diversi, il guadagno si calcola sul costo medio ponderato: tenere traccia dei prezzi di carico è importante per sapere quanta plusvalenza (o minusvalenza) emergerà alla vendita. Attenzione anche all’eventuale esercizio dei warrant, che può modificare il numero di azioni in circolazione.
Se un giorno arrivasse un dividendo: come si tasserebbe
Immaginiamo che, stabilizzata la crescita, Markbass decida un giorno di iniziare a distribuire un dividendo. Come si tasserebbe? Esattamente come per qualsiasi azione italiana: con una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dall’intermediario italiano. Non dovresti dichiarare nulla e riceveresti l’importo già netto.
Il meccanismo si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo. La ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», quindi è secca e non recuperabile con un’aliquota IRPEF più bassa. Trattandosi di una società italiana, non ci sarebbe alcuna complicazione da doppia imposizione estera. Per il quadro generale vedi la tassazione dei dividendi. Ma, ripetiamolo, oggi su Markbass questa sezione è solo una nozione per il futuro.
Markbass dentro un PIR: il sotto-vincolo del 30%
Il vantaggio del PIR è particolarmente calzante per un titolo come questo: poiché qui — in assenza di dividendo — il risultato atteso è tutto nella plusvalenza, l’esenzione dal 26% sul capital gain dopo 5 anni è il beneficio più rilevante. Se il piano di crescita riuscisse e il titolo si rivalutasse, l’esenzione fiscale potrebbe valere molto. Attenzione però: il PIR rende l’investimento più efficiente dal punto di vista fiscale, ma non riduce di un centesimo il rischio del titolo, che su una matricola è particolarmente elevato.
Lo strumento ha regole stringenti: tetti annui e complessivi agli importi, il vincolo dei 5 anni (vendere prima fa decadere i benefici) e va aperto presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale entro cui Markbass può convivere con altri titoli italiani. Vantaggi e limiti nella guida ai PIR.
Il mercato EGM e i warrant: cosa cambia
Markbass è quotata sull’Euronext Growth Milan (EGM), il mercato di Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese, e alla sua quotazione sono abbinati dei warrant. Capirne le caratteristiche è importante, perché cambiano il profilo di rischio rispetto a un titolo del FTSE MIB.
- Liquidità ridotta — gli scambi quotidiani sono pochi: comprare o vendere quantità significative può muovere il prezzo, e lo «spread» tra denaro e lettera è spesso ampio.
- Flottante contenuto — la quota di azioni davvero in circolazione è piccola (intorno a un terzo del capitale); i fondatori e i soci storici controllano la maggioranza.
- Warrant — sono strumenti che danno il diritto di sottoscrivere nuove azioni a un prezzo stabilito entro una certa data: il loro esercizio può aumentare il numero di azioni e «diluire» chi già le possiede. Sono tipici delle quotazioni su EGM e vanno compresi prima di operare.
Tradotto per l’investitore: un titolo EGM, per di più appena quotato e con warrant, può offrire opportunità ma comporta una volatilità e un rischio superiori. Su questi mercati l’ordine «con limite» è quasi sempre più prudente dell’ordine «a mercato».
Come si compra Markbass dall’Italia
Come si compra dall’Italia
Per comprare azioni Markbass dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker con accesso all’Euronext Growth Milan (la maggior parte lo offre, ma è bene verificarlo). Cerchi il titolo con l’ISIN IT0005670960 o il ticker MKB e invii un ordine. Su una matricola poco liquida, l’ordine con limite è quasi sempre la scelta più prudente, per non rischiare di eseguire a un prezzo molto diverso da quello atteso.
Sui costi guarda due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo — qui una matricola con warrant: ne parliamo qui sotto. Verifica sempre l’ISIN aggiornato su Borsa Italiana prima di operare.
Azione singola o ETF: come decidere il peso
È la domanda che si pone chiunque guardi un titolo come Markbass: meglio la singola azione o un ETF che la contiene insieme a tante altre? Non c’è una risposta universale, e non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dal tuo orizzonte e da quanta concentrazione e rischio sei disposto a sopportare. Possiamo però mettere in fila le differenze che contano.
Con la singola azione scegli esattamente la scommessa su cui puntare — qui, una matricola di marchio del mondo degli strumenti musicali — senza pagare commissioni di gestione annue. In cambio concentri tutto su un solo titolo, per di più appena quotato: se la crescita non si materializza, non c’è nulla in portafoglio che compensi. Con un ETF — per esempio sui beni di consumo, sulle small cap o sull’intero mercato — possiedi una piccola fetta di molte società: rinunci alla scommessa mirata e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma diluisci il rischio del singolo emittente.
Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una quota satellite, anzi una piccola quota ad alto rischio, di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati. Su una matricola come Markbass questa logica è quasi obbligata: una posizione contenuta, che puoi permetterti di vedere oscillare bruscamente. Per ragionare sul peso e sulla dimensione di un titolo vedi large, mid e small cap; per leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.
I rischi di una matricola su EGM
I rischi specifici di Markbass sono marcati. Il primo è il rischio da matricola: con una storia di Borsa molto breve, mancano i dati storici per valutare il titolo, e i piani presentati all’IPO vanno ancora realizzati. Il secondo è il rischio di diluizione: i warrant abbinati alla quotazione, se esercitati, aumentano il numero di azioni e riducono la quota dei soci esistenti.
Il terzo è il rischio di mercato: gli strumenti musicali sono beni di consumo discrezionali, legati al reddito disponibile e ai gusti, ed esposti alla concorrenza internazionale. Il quarto è il rischio dimensionale e di liquidità tipico delle micro-cap su EGM: scambi ridotti, prezzo che reagisce in modo violento alle notizie e difficoltà a vendere in fretta.
Tutti questi fattori si traducono nel rischio più concreto: la possibilità di perdere una quota rilevante del capitale investito. Su una matricola con warrant non è uno scenario teorico, ma una possibilità reale da mettere in conto. La regola di fondo, qui più che mai, è una sola: investi su Markbass solo la parte di portafoglio che saresti sereno di vedere oscillare bruscamente. Per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo vedi large, mid e small cap.
Domande frequenti
Che cosa fa Markbass?
È un’azienda italiana di radici abruzzesi nota nel mondo per l’amplificazione per basso elettrico: produce amplificatori, sistemi audio, strumenti musicali e corde, venduti in oltre 60 Paesi. È quotata sull’Euronext Growth Milan da fine settembre 2025.
Markbass paga dividendi?
No, e non ha ancora una storia di dividendi: è una matricola, quotata da pochi mesi, che tipicamente reinveste le risorse nella crescita invece di distribuirle. Oggi il guadagno passa solo dall’eventuale rivalutazione del prezzo.
Cosa sono i warrant Markbass?
Sono strumenti abbinati alla quotazione che danno il diritto di sottoscrivere nuove azioni a un prezzo stabilito entro una certa data. Se esercitati, aumentano il numero di azioni in circolazione e possono diluire chi già possiede il titolo: vanno compresi prima di operare.
Come si tassa il guadagno su Markbass?
Tramite la plusvalenza: la differenza tra prezzo di vendita e di acquisto è tassata al 26% e può essere compensata con eventuali minusvalenze su altri titoli. Essendo una società italiana, non c’è doppia imposizione estera.
Le azioni Markbass si possono mettere in un PIR?
Sì. Essendo una small cap italiana fuori dal FTSE MIB, riempie il sotto-vincolo del 30% di un PIR ordinario. Detenuta 5 anni beneficia dell’esenzione fiscale, qui rilevante soprattutto sulle plusvalenze. Il PIR però non riduce il rischio, alto, di una matricola con warrant.
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